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Nel
conflitto ideologico che in questi giorni coinvolge la vita politica
italiana, quanti stanno con il Papa?
UNA CHIESA SENZA CATTOLICI
L’assedio
al Papa e alle gerarchie ecclesiastiche per la questione dei Pacs e
delle coppie di fatto è diventato massiccio. Da destra e da sinistra
piovono attacchi violenti. Sembra che tutte le forze politiche si
siano coalizzate con la prospettiva di dare la fatidica “spallata”
a una resistenza che ritengono assurda e ridicola. Da ogni parte si
esige che la Chiesa ceda e dia la sua benedizione a questo progetto di
legge. Ogni parola contraria sull’argomento, che esce dalla
bocca del Papa o di qualche altro suo autorevole rappresentante, viene
giudicata una inammissibile ingerenza nello Stato laico, un
atteggiamento di intransigente crudeltà della Chiesa verso
certe categorie di persone. Con roventi espressioni di
disprezzo, qualche giornale ha paragonato la Chiesa cattolica
all’Islam.
E
tutto avviene in una coralità di consensi totale. Tra i media, solo i
pochi e poveri organi di comunicazione di proprietà dal Vaticano si
schierano dalla parte del Papa. Sembra proprio che la Chiesa cattolica
in Italia, in questo momento, sia quasi totalmente priva di aderenti.
Nessuno
si fa illusioni. Anche questa è una battaglia che la Chiesa perderà
sicuramente. Come ha perduto le battaglie per l’aborto e per
il divorzio. Sul tema di Pacs ha già perduto anche in altri Paesi,
compresa la Spagna, che per secoli era chiamata la
“Cattolicissima”. Ma non sarà una sconfitta del Papa e
delle autorità ecclesiastiche, quanto invece dei cattolici. Sono loro
che, con il Papa e le autorità ecclesiastiche, formano la
Chiesa, e sono loro che mancano all’appello, che rinunciano a
difendere i principi e i valori della loro fede “non
negoziabili” come Papa Ratzinger li ha chiamati con tanta concreta
chiarezza.
Ancora
una volta, i cattolici dimostrano di non sapere “chi sono”, quale
siano la loro identità e la loro fede, e perché hanno scelto
di aderire alla Religione cattolica. La Chiesa non è un partito
politico, una società per azioni e neppure una congregazione di
volontariato. E’ una società istituita da Cristo con lo scopo di
conservare, proteggere la Verità rivelata che è la strada per
realizzare il fine ultimo delle persone e del creato, un fine che
guarda lontano, alla vita eterna.
Il
Papa, i cardinali, i vescovi non sono dei leader, ma sono dei
“pastori”, cioè delle persone incaricate di guidare il popolo dei
credenti verso quel fine ultimo. Non hanno una loro verità di
proporre e da difendere. Sono “custodi” della Verità rivelata da
Dio, e hanno il compito di vigilare perché le applicazioni pratiche
non siano in contraddizione con la Verità stessa. Tocca a loro, che
sono assistiti direttamente da Dio proprio perché sono guide della
sua Chiesa, indicare percorsi corretti, limiti invalicabili, e
quali siano i “valori non negoziabili”. Non esiste una verità
del Papa, di un cardinale o di un altro cardinale, di un vescovo o di
un altro vescovo. Esiste la Verità rivelata da Dio e affidata alla
custodia della Chiesa.
Nel
corso della sua storia, la Chiesa non ha mai tradito questa missione.
I “valori non negoziabili” che la Chiesa difende oggi, sono
quelli di sempre, che hanno radici nella Rivelazione. Pensare di
ottenere dalla Chiesa approvazioni di idee, convinzioni e opinioni
solo perché hanno il consenso universale, è assurdo. Se contrastano
con la Verità rivelata, di cui la Chiesa è solo custode, non saranno
mai accolte. E’ compito specifico del Papa e delle autorità della
Chiesa indicare ai credenti quali applicazioni pratiche della
Verità siano corrette nel vivere quotidiano. E i credenti hanno il
diritto di “esigere” dalle loro guide spirituali, cioè dalle
autorità della Chiesa, di avere quelle indicazioni, perché per il
credente, la Verità rivelata è al di sopra di tutto, in quanto
proviene da Dio. Poi, ognuno è libero e responsabile delle proprie
scelte. In certi Paesi ci sono credenti che muoiono per la loro fede.
In altri ci sono credenti che della loro fede non gliene interessa
niente. In Italia, secondo il rapporto Eurispes 2006, i
cittadini che si dichiarano cattolici sarebbero il 90 per cento: i
praticanti solo il 36 per cento. L’Italia, dunque, è un Paese che,
in pratica, solo eufemisticamente può chiamarsi cattolico. Ma fossero
anche solo il 5 per cento i cattolici in Italia, Il Papa non potrà
mai tradire quella “Verità rivelata” di cui è soltanto custode.
Quindi, si facciano le leggi ma non si pretenda di avere la
benedizione del Papa.
Renzo Allegri
renzo@editorialegliolmi.it
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