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La
Parola a Don Vittorio Zeccone
Nel
weekend appena trascorso ,nel quartiere Scampia, uno dei più
degradati della periferia di Napoli, in una normale operazione di
controllo alcuni poliziotti mentre cercavano di trarre in arresto uno
spacciatore sono stati assaliti e ostacolati nella loro operazione. Il
fatto non è nuovo per quelle zone, dove è in corso una feroce guerra
tra i clan per il controllo del territorio e soprattutto delle attività
legate allo spaccio della droga. Già in passato le forze
dell’ordine erano state bloccate in operazioni simili. Come pure
hanno subito gravi affronti quando hanno rimosso cancelli e altre
costruzioni abusive con cui i camorristi cercavano di rendere sempre
più sicure le loro abitazioni.
Teatro di queste vicende è una zona tristemente famosa da
alcuni mesi. Qui la guerra tra il clan di Lauro e gli
‘scissionisti’ ha provocato decine di morti, diversi attentati a
locali e gettato ancor più nell’angoscia tutta la zona.
Ma quando si giunge ad attaccare le forze dell’ordine, che pur
tra notevoli difficoltà di mezzi e di uomini, cercano di mantenere un
clima di convivenza in queste zone, mi sembra che davvero la coscienza
civica e personale sia profondamente oscurata. E si sa, quando tutto
è buio ognuno fa quel che gli pare!
Conosco bene quelle zone e indubbiamente insiste su quel territorio
una delle più alte concentrazioni di problematiche sociali e
strutturali: disoccupazione, povertà materiale e morale, assenza di
progetti istituzionali convincenti e non semplicemente di argine. A
Scampia, che pur non vorrei demonizzare, ma che risulta essere il tipo
di ogni periferia degradata delle nostre grandi città, cova quel
senso di distacco dallo Stato che fa paura. Quando attraversi queste
zone ti accorgi che non c’è alcuna regola che conti, che tutto
potrebbe accaderti e nell’immaginario collettivo si è giunti ad una
sorta di assuefazione: se è accaduto a Scampia è normale…, nulla
di nuovo.
Eppure, proprio simili episodi contro le forze dell’ordine, debbono
indurre ad una riflessione a doppio senso. Da un lato va ripensato il
ruolo educatore verso queste fasce di popolazione lasciate sempre più
al loro destino. E non è poi vero che tutti a Scampia siano
delinquenti o camorristi. Sembra opportuno investire coraggiosamente
in formazione, educazione, proposte tese anche a dare chiari segnali
ad un tessuto sociale saturo di povertà. In questo senso la periferia
va messa al centro della politica locale.
Allo stesso tempo non può tralasciarsi un ruolo di interdizione più
forte e continuo da parte di tutte le forze dell’ordine, non
riducibile a diverse campagne. La camorra è trasformista e sa
adattarsi in maniera straordinariamente veloce. A Scampia, come in
tante altre parti, sanno fin troppo bene che qualche ora di presenza
non serve a nulla, ma dà luogo a nuove trasformazioni in seno agli
apparati malavitosi.
In conclusione: fatti come quelli accaduti l’altra sera richiamano
ad un ruolo di primo piano le periferie trattate nella maggioranza dei
casi come deposito di tanto malessere, piuttosto che come indicatori
chiari e precisi di ciò che non va nella direzione politica.
Don Vittorio Zeccone
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