VINO NUOVO in OTRI NUOVI

di Don Stefano Varnavà

"Vino Nuovo in otri nuovi", diceva Gesù.

Dopo il Concilio, uno stuolo di persone "vecchie di dentro" si sono affannate a mantenere i "vecchi contenitori", e così le cose nuove si sono guastate. Questo soprattutto nelle azioni liturgiche: si sono mantenute le tradizionali rubriche non adattandovi anche una dottrina nuova , nuova non per il contenuto ma per la forma d'espressione, adeguata alla forma mentis della gente che ormai dopo la 2° guerra mondiale era mutata. 
I "vecchi contenitori" sono stati ridipinti ma la loro forma, la loro struttura è rimasta tale e quale. La misura del cappello era sempre quella: era la testa degli altri che doveva adattarsi!
Nella liturgia non è riuscito a entrare il concetto di partecipazione, non solo nella struttura, ma nella costruzione, nell'assemblaggio dell' azione liturgica.
Liturgia è, nella sua etimologia, azione del popolo. Bisognava interpretare la forma più semplice e più significativa per una partecipazione vera dei fedeli.
All'uopo sono molto indicati i canti a risposta: un coretto o il direttore canta un versetto del corale e l'assemblea lo ricanta tale e quale.
Si sono tradotte in italiano le vecchie formule di preghiera. Non si sono costruite delle preghiere d'attualità che esprimessero il vero stato d'animo dell'uomo d'oggi. Sono state riproposte in italiano delle traduzioni di preghiere strutturate ancora nella forma latina antica, lontana dalla nostra mentalità d'oggi.

Le letture:

1° lettura: troppa insistenza sulle letture d'origine ebraica. Il centro psicologico è sempre Gerusalemme come se non esistesse altro. Il contesto è sempre quello ebraico coi fatti ricorrenti dell'esodo e dei 40 anni nel deserto. Mai una prima lettura di scrittori cristiani dei primi secoli, o anche attuali!

2° lettura: San Paolo la fa da padrone! Ma certi testi e relativi discorsi vengono spesso interrotti: non seguono un'esposizione organica. 

N. B.: gli ortodossi utilizzano testi classificati come apocrifi, sia del Nuovo che dell'Antico Testamento. 

N. B.: certe letture si prestano ad essere drammatizzate, quindi potrebbero essere lette a più voci favorendo così la loro memorizzazione. 

Come raccomandava il Card. Martini ogni testo (la 2 ° lettura) dovrebbe essere spiegato anche in forma succinta. Dopo la lettura bisognerebbe fare alcuni momenti di riflessione dettata, e poi passare al responsoriale.

Salmo responsoriale: la scelta:
quasi sempre non è in armonia con le letture. In genere è organizzato in forma salmodica. Cui vale quanto si osserva per i salmi: il ritornello o responsorio dovrebbe essere cantata dal popolo, ricalcando dei moduli ritmici facilmente memorizzabili. 

L' Alleluia
L' Alleluia canto tipicamente ebraico, era ed e ancora oggi danzato da tutta la comunità. Danza che potrebbe essere eseguita da un gruppo di chierichetti, o addirittura da persone adulte, davanti all'Altare.

I Vangeli:
quelli domenicali sono stati scelti tra i più accessibili e comprensibili, mentre Vangeli feriali presentano a volte argomenti che richiederebbero spiegazioni approfondite e che vengono invece regolarmente omesse.

Offertorio:
ci sono momenti nella Santa Messa (ricordo e riattualizzazione dell'ultima cena) che non sono stati messi in sufficiente evidenza: offerta del pane e del vino insieme a tanti altri generi di aiuto ai meno abbienti.

II Santo:
è un momento di lode: lode cosmica. Dovrebbe coinvolgere tutta l'assemblea; dove coinvolgimento non è necessariamente canto. Alcuni gesti possono supplire.

II Padre nostro:
é una preghiera che coinvolge. Chi non si sente di perdonare, non può recitarla e quindi deve stare zitto.

La Comunione:
é un momento di raccoglimento. Chi va a ricevere la Comunione deve poter stare raccolto. Qualcun atro potrà cantare un canto adatto, ma l'assemblea deve stare in raccoglimento, mentre, di solito. è l'assemblea che canta. Forma sbagliata.

Finale della S. Messa:
la gente se ne va. Bisognerebbe, che prima dell'inizio della S. Messa, la gente fosse accolta con un saluto cordiale che stabilisse un rapporto di familiarità in concomitanza del raduno domenicale.


 

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