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Napoli,
punto esclamativo.
di
Vittorio Zeccone
La città di Napoli, da tempo ormai sotto il fuoco dei clan, diventa
sempre più un focolaio di insicurezza, paura e apatia. L'insicurezza
si radica in ampie fette di popolazione, specie di quella che vive
nelle zone periferiche, laddove più sfrontata è la guerra tra i clan
della camorra per la spartizione del territorio e lo svolgimento dei
traffici illeciti. La tracotanza dei clan produce come primo effetto
una chiusura a riccio nelle già vacillanti forze reattive che pur in
ogni territorio vi sono. Si è detto, ed è vero, che Napoli, è città
civile e che non merita questo; ma è altrettanto vero che il clima di
connivenza culturale malavitosa è un tarlo ben iscritto al punto da
paralizzare tutte le possibili vie di uscita.
La paura è l'altro prodotto di questo stato di vuoto morale presente
nella nostra città. Oltre alla paura di essere coinvolti in
sparatorie ed omicidi, come è capitato al piccolo tredicenne ferito
perchè insieme allo zio Vincenzo De Gennaro, oggetto dei killer a
Secondigliano, c'è l'altra faccia della medaglia: con 'paura'
giustifichiamo tantissimi altri atteggiamenti di disimpegno,
disinteresse e menefreghismo sociale con cui stiamo riducendo Napoli,
o parte di essa, a città chiusa.
Infine l'apatia: essa è la conseguenza di uno stato di cose i cui
segnali di reazioni sono episodici, senza vero radicamento sul
territorio e affidati a pochi blitz, piuttosto che a un lavoro
sistematico sul territorio da parte delle istituzioni nel loro
insostituibile compito di fornire sicurezze e entrare in questi
territori di nessuno da di dentro. E' forte l'impressione che lo
Stato, le istituzioni in questi quartieri periferici sono visti come
degli intrusi. Colpa è anche dell'incoscienza civile di molti; ma
altrettanto significativa mi sembrano le lacune di chi invece deve
essere segno di impegno quotidianamente sul territorio.
Si parla tanto in questi giorni dei clan di Scampia e delle loro
suddivisioni (scissionisti, ecc...). A me pare che la vera scissione
già consumatasi sia all'interno della stessa città di Napoli, dove
il tessuto connettivo tra un centro (ormai ridotto all'osso)
salvaguardato in ogni forma, e la periferia, dove vive la gran parte
della popolazione, è già esistente. Nelle dinamiche partiamo dalla
convinzione che quello sia territorio di tutti; bisognerebbe invece
essere coerenti e affermare che lì lo Stato è solo un retaggio sia
nella mente che nell'immaginario collettivo della popolazione.
Napoli, non può essere un punto esclamativo, una città in cui ci si
sorprende ogni giorno di più del livello di micro e macro delinquenza
esistenti. Napoli è una città da definire e progettare con un forte
interrogativo: cosa fare in concreto e con perseveranza per
riconquistare quello che era di tutti?
Vittorio Zeccone
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