COSE
CHE NON SI VEDONO (CD - MC)
"Cose
che non si vedono": un mondo di piccole cose
Ascoltando l'ultimo lavoro di Mariuccia Sutti, "Cose che
non si vedono", la prima impressione è quella di trovarsi
davanti ad un mondo di piccole cose. La realtà è più dura dei
sogni, la vita non si lascia prendere dalla magia delle favole e
la fatica è quella di trovare motivi buoni per andare avanti:
"Io, presa in questa città spietata, io "chi"
posso aspettare che mi venda a liberare?" - cita infatti la
prima canzone - . La risposta però è già nel titolo: ci sono
cose che non si vedono, che non fanno scalpore, ma che riescono
a dare senso al nostro camminare nelle vie di questa storia
confusa. "Cerca, cerca i segni della speranza".
L'invito si fa pressante, un invito a cercare nella storia
motivi sempre nuovi per sperare, perché il mistero della
creazione non finirà mai di stupire, soprattutto il mistero
della libertà dell'uomo, fatta di cambiamenti grandi e piccolo.
"Siamo bambini che nasceranno" , cita un'altra
canzone: questa è la scoperta che riempie il cuore di gioia, se
riusciamo ad apprezzarla nella sua sconvolgente semplicità.
Ma non sarebbe corretto chiudere nell'orizzonte della storia i
motivi della speranza; l'esperienza della fede, pur mediata
dalla sensibilità e considerata dal punto di vista del vissuto
esistenziale, emerge con prepotenza tra le righe delle canzoni
di Mariuccia Sutti. C'è un Principe forte e più vero dei
principi delle favole, alla cui sequela diventa possibile
camminare.
L'esperienza di Maria - tratteggiata nella canzone "Il tuo
non capire" - diventa allora modello proposto ad ogni
credente: "il tuo stupore, il tuo non capire, li chiudi
dentro il cuore….anche il dolore e il tuo non capire, li
chiudi dentro il cuore…Dio non si sbaglia, Dio non
imbroglia".
Nel percorso musicale dell'album, Mariuccia ci presenta anche
alcune dure realtà dei nostri giorni: dai ragazzi di strada
brasiliani, prime vittime della violenza, ai drammi dell'aborto
e dell'eutanasia. Ma dove la voce dell'autrice si fa più ferma
ed originale, a mio parere, è quando canta proprio di quei
segni di speranza, di quelle cose che non si vedono: dalle scie
argentate di semplici lumache, alle onde che trasmettono in
tutto il mondo segnali positivi. L'ultima canzone dell'album
riprende il tema che collega tutti i pezzi: "C'è
speranza"! Nonostante tutti i segni che dicono altro, non
ci può, non ci deve essere spazio per la rassegnazione perché
"un seme che muore, a qualcosa da vita".
Gli arrangiamenti sono ben curati e suggestivi; le musiche,
aderenti alle parole, si rivelano ricche di melodie e colori
nostrani e ben si adattano alla voce delicata ed emozionante
dell'autrice, tanto che riesce difficile pensare ad un'altra
voce per queste canzoni.
Un buon prodotto, quindi, e un gradito ritorno.
Don Gigi Bavagnoli