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LA
CHIESA IN ROCK
di
Maria Pucci
Nel
primo CD ROM "cattolico" della storia del rock,
intitolato HOPE MUSIC, c'è la canzone "OLTRE QUEL
CANCELLO", musicata da un cooperatore salesiano, Lorenzo
Angelini, scritta e cantata da una cooperatrice salesiana, Simona
Paolella, ambedue animatori all'oratorio salesiano di Ancona
Hope
music, rock in chiesa? Rock della Chiesa? In molti si allarmarono,
quando cominciarono a serpeggiare voci incontrollate di una
mobilitazione dei vescovi per il rock. "Nientemeno!".
"Non c'è più religione!". Ora si sono acquietati.
Pare. Avranno capito? Chi lo sa? Comunque, lo ribadiamo noi: non
esiste un rock della Chiesa o per la chiesa, esiste un linguaggio
della musica che parla a vaste platee: la Chiesa, madre
universale, non può precludersi la possibilità di parlare a
parti importanti di umanità.
Non
si tratta dunque di fare un rock cattolico in contrapposizione a
un rock satanico o giù di lì (si è parlato molto anche di
questo), si tratta invece di assumere un linguaggio capace di
cantare tutte le domande dei giovani, anche quelle religiose. Chi
ha mai detto che per esprimere l'anelito religioso bisogna usare
il gregoriano? Se abbiamo capacità di vivere da aquile è un
delitto razzolare come polli! E questo non per dire che il
gregoriano sia musica da polli… Figuriamoci!
Ho
ancora nelle orecchie la polemica di un notissimo cantante, che è
riuscito anche stavolta, guarda caso, a parlare di
strumentalizzazione. Parole al vetriolo, non certo allo
"zucchero". Come sempre: se la Chiesa non si muove è
retriva, se si muove strumentalizza. Chi ha paura della Chiesa? Al
cantante in questione, dal nome dolce e le parole amare, un
pretino giovane giovane che ha colto con humor poco inglese la
battuta sulla strumentalizzazione ha risposto: "Per fortuna
io non sono diabetico!".
Dunque
la Chiesa si aggiorna, si modernizza, si… mondanizza? Niente di
tutto questo: la Chiesa consacra il tempo; il "tempo della
Chiesa" è tempo dedicato, è sempre "tempo per" .
Scrive Armido Rizzi che "tempo per significa insieme i doni
che esso porta e i compiti che affida, gli uni legati agli altri,
perché i compiti consistono nel mettere a frutto i doni". Su
questa linea crediamo sia HOPE MUSIC. Il fermento "rocckettaro"
- come l'ha definito qualcuno - che oggi attraversa la Chiesa non
è mania di modernità e non nasce dalla paura di perdere
definitivamente le giovani generazioni. E' semplicemente ancora
una volta fremito dello Spirito, che da quando è sceso nel mondo
non l'ha più lasciato e forza per mettere a frutto i suoi doni
nelle varie epoche della storia, seguendo le curve del tempo.
Ecco
dunque il primo disco rock, ecco la CEI-TV, ecco il papa che
ascolta, in margine a un congresso eucaristico - o tempora o mores!
- Celentano, Morandi, Dalla, Baccelli e il "divo dei
divi" Bob Dylan. Ma ecco anche giovani che inventano e
cantano un rock a contenuti di fede. Perché è vero che "la
religione non è fatta soltanto di elemosina", come
felicemente scriveva in quei giorni Pietro Citati.
"Oltre
quel cancello" - brano di Simona e Lorenzo - tutti possiamo
avventurarci, perché "è impossibile credere nei sogni è
poi lasciarli andare". E' l'esortazione a rivivere i sogni
degli anni verdi, quando ancora ci si credeva ai sogni!… E'
l'anelito mai sopito a concretizzare le cose belle che si sono
sempre desiderate, a riprenderle se si sono smarrite, a cantarle
se si sono affievolite, a ridargli parola se hanno perduto la
voce, perché "è impossibile credere nei sogni e poi
lasciarli andare". La convinzione di Simona e di milioni di
altri giovani come lei è che la musica sia un canale privilegiato
per arrivare al cuore. Ora parlare al cuore è tanto importante
quanto parlare alla testa. Ben venga dunque questa iniziativa del
"Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile",
emanazione della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che può
anche avere tutta l'aria di una sfida - e forse lo sarà pure - ma
che prima di ogni altra cosa è semplicemente una risposta,
dovuta, a una domanda che c'era, c'è e ci sarà sempre nel cuore
e nella mente dei giovani.
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