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È Cristo
l'autentico protagonista di ogni canzone
di Giampaolo Mattei/ gia-mattei@libero.it
Da più di 25
anni un sacerdote attraversa l'Italia, e non solo, con lo stile
del menestrello medievale e annuncia Cristo attraverso le canzoni.
Nelle chiese, negli oratori, per le strade e nelle piazze, ovunque
lo chiamino.
Racconta storie di uomini e di donne del nostro tempo. E in
ognuna di queste storie carnali di vita si nasconde per essere
riconosciuta la Storia di una Persona: il prete cantautore Giosy
Cento è innamorato di questa Persona Viva il cui nome è Gesù.
Senza di Lui qui staremmo a parlare di nulla.
È la fede in Gesù che don Giosy Cento, 56 anni, sacerdote della
Diocesi di Viterbo, comunica con le canzoni, con la vita. È di
Gesù che si finisce a parlare con don Giosy anche se inizi a
discutere di musica. Le cifre sono impressionanti1000 canzoni,
2000 concerti. Un numero incalcolabile di chilometri percorsi.
Ha sistematicamente rifiutato ogni proposta di «successo», per
esempio partecipazioni al Festival di Sanremo o l'inserimento nei
canali commerciali. Ha scelto di essere sacerdote e basta. Il suo
essere cantautore ha senso solo perché sacerdote di Cristo. Non
si è fatto irretire da proposte di successo perché non ha perso
mai di vista il suo obiettivo unico, essenziale: annunciare Gesù
Cristo. La sua è una missione nella Chiesa. Canta in «Lazzaro G»
(Paoline): «Se tu canti per Dio non cercare il successo ... un
cantautore è il messaggero dei suo Signore».
Questi più di 25 anni di missione con la canzone hanno portato
ogni giorno al prete Giosy Cento la gioia di aver celebrato tante
Messe, di aver scritto tante canzoni e di aver fatto tanti
concerti. Ha avuto la grazia quotidiana di incontrare il Signore
nell'Eucaristia («ho toccato il fuoco con le mani» è un suo
verso) e di riconoscerlo nei volti di quelle persone con le quali
ha costruito, attraverso le canzoni, un dialogo schietto,
cristiano. Ha posto la sua vita al servizio della gente offrendo
speranza, gioia, provocazioni per pensare. Ha offerto Cristo.
Don Giosy è «il parroco della canzone», il curato di questo
sconfinato «luogo» della creatività. Ha cantato nei grandi
palasport, negli stadi e nei prestigiosi teatri con le stessa
passione che ha messo quando ha presentato le sue canzoni in
scalcinati oratori, persino senza microfono.
Ha cantato davanti al Papa. E per dire «grazie» a Giovanni Paolo
II ha scritto una splendida canzone su richiesta dei giovani di
Ischia che volevano accoglierlo nel migliore dei modi nella loro
isola. Don Giosy ha cantato davanti alle persone malate di mente
che se anche non hanno capito le sue parole hanno riconosciuto il
suo amore. La sua preoccupazione non è la «hit parade» delle
vendite. Ma la «hit parade» del cuore.
La sua è una ininterrotta tournée che dura da più di 25 anni.
Per i suoi concerti non chiede compensi. In tante occasioni lo
accompagna il gruppo dei «Parsifal». In realtà è un
ininterrotto pellegrinaggio verso il santuario di Dio che è ogni
uomo. Le sue canzoni sono tutte preghiere, anche quelle che
raccontano storie di vita, «raccolte» tra la gente della sua
parrocchia, anche quelle dove Dio non è mai nominato. Ma senti
che c'è. Ha aiutato tante persone con la sua testimonianza. Nelle
sue canzoni c'è la memoria di innumerevoli volti, di persone che
gli hanno parlato di loro e che lo hanno reso partecipe della loro
vita.
Tra queste persone la parte del leone l'hanno fatta i giovani. Le
canzoni sono il pane quotidiano dei giovani. Don Giosy si rivolge
anche ai giovani non cristiani, quelli che storcono il naso se
vedono la tonaca di un prete. Li ha interpellati. Ha presentato
loro Gesù Cristo attraverso il linguaggio della musica. Tante
conversioni sono state provocate dai suoi concerti: puntualmente
alla fine dello spettacolo il palco si trasforma in luogo di
dialogo. Propone Cristo e i giovani si accorgono che parla, canta,
per esperienza diretta. La sua canzone più conosciuta - («Prendimi
per mano Dio mio... ») - l'ha scritta dopo un confronto con
alcuni ragazzi tossicodipendenti. Ha usato il loro linguaggio («viaggio»)
per parlare di Dio.
Le canzoni di don Giosy hanno accompagnato la storia di fede di
diverse generazioni di cristiani. Sono cantate in tutte le
parrocchie anche se in pochi conoscono il nome dell'autore. Sono
cantate alla presenza dell'Eucaristia e questo, per un autore
cristiano, è un dono e una responsabilità. Sono canzoni tradotte
ed entrate a far parte della storia dei cristiani della Russia e
dell'America Latina, dell'India e dell'Africa.
A Sarajevo, città simbolo del XX secolo, sotto i bombardamenti
una ragazza ha dato speranza a se stessa, e a quanti le stavano
vicino, cantando in lingua croata proprio quel «prendimi per mano
Dio mio». A Cuba si sente intonare con il fascino travolgente dei
ritmi caraibici «Tomame de la mano Dios mio».
Don Giosy svolge da più di 25 anni il ministero della canzone e
la sua è anche una pastorale vocazionale impressionante. Tanti
giovani hanno scelto la vita religiosa anche perché queste
canzoni hanno dato voce alla vocazione che portavano nel cuore.
Sono state una «provocazione». Nel cd «» un brano s'intitola
«Fatevi preti». E questo prete, con il suo stupore e la sua
gioia di vivere, sta lì a testimoniare la freschezza del Vangelo,
il coraggio della radicalità della scelta cristiana.
Del resto il suo «segreto» non è una particolare tecnica
compositiva o interpretativa. Ha iniziato a scrivere canzoni
pregando. Ecco, la preghiera è un elemento fondamentale per
comprendere l'arte di Giosy Cento.
Per i giovani cristiani di oggi che non hanno fatto esperienza
diretta del Concilio Vaticano II la testimonianza di don Giosy
consente anche di rivivere la gioia e la speranza di quell'evento
fondamentale nella storia della Chiesa. È un servizio ecclesiale
di grande importanza: nella missione di don Giosy si riconoscono
gli elementi del Concilio e la passione di attuarli.
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