P.MARCELO ROSSI

si ritira temporaneamente dalle scene per consiglio di Roberto Carlos.

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RIO DE JANEIRO.Padre Marcelo Rossi conosciuto per le sue messe molto participate e per i CD che superano ogni record di vendita in Brasile, ha dichiarato che accoglierà il consiglio del cantante Roberto Carlos e non si presenterà in televisione fino a settembre quando lancerà il suo nuovo disco, per dedicarsi ai suoi lavori pastorali.

"Sono un sacerdote, non un artista", ha affermato Padre Rossi e ha riconosciuto che il suo amico Roberto Carlos aveva ragione quando gli consigliò di ritirarsi dalle scene pechè molte persone "confondevano la mia immagine con quella di una pop star" per il successo dei suoi dischi di ispirazione cristiana.

Roberto Carlos è uno dei cantautori più amati e conosciuti in Brasile e in molte parti dell'America Centrale e Latina. Fra i suoi successi internazionali figurano canzoni come "Un milione di amici",
"I'uomo che sa amare" e "Lady Laura". Nonostante, la sua canzone più famosa sia una canzone di ispirazione cristiana con la quale tanta gente si 'identifica, "Jesucristo".

Secondo Padre Rossi, il fatto di registrare dei CD non lo trasforma in un cantante che cerca l'attenzione dei mezzi di comunicazione. "Durante tutto l'anno, faccio tanto lavorodi evangelizzazione. I CD sono solo una maniera di portare la parola di Dio ai fedeli".

 

Padre Marcelo: cantante, ballerino, scrittore e ...sacerdote!

Padre Marcelo Rossi6.jpg (16805 byte)Si chiama Padre Marcelo Rossi, ed ha 31 anni. E' lui la nuova popstar del Brasile. Dice la messa a ritmo di aerobica, ed è divenuto profeta di un modo tutto nuovo di fare religione. La sua missione è quella di sconfiggere la concorrenza nel nome di Gesù Cristo Nostro Signore e per conto della Chiesa cattolica romana, ovvero gli odiati pastori evangelici della Igreja Universal do Reino de Deus, che vantano più di sei milioni di adepti in 46 paesi. Infatti in Brasile, la setta Igreja Universal, può contare su 2000 templi, una ventina di stazioni radio, un network televisivo, e decine di deputati in parlamento. Per assicurare la pace eterna, ai fedeli chiedono una tassa fissa, regolare, un decimo di stipendio, ogni mese e per sempre, con la garanzia che un domani riceveranno la Grazia. La setta, inutile dirlo, continua a crescere nonostante gli svariati scandali che non sono riusciti ad intaccare la fede dei suoi seguaci. Padre Marcelo rappresenta quindi la risposta della Conferenza episcopale brasiliana, partita tre anni fa, all'aggressività degli evangelici. Ed è per questo che Padre Marcelo sta ovunque, scrive libri, registra cassette, video, Cd, predica alla radio, in tv e via Internet. E' riuscito a creare anche un'impresa a gestione familiare che vende tutto ciò che riguarda il divino: rosari, crocifissi, candele e medagliette. Gli introiti, assicurano i fedeli, vengono utilizzati per la manutenzione di un santuario. A chi lo giudica un po' troppo scatenato, il sacerdote risponde che "le messe avevano bisogno di un soffio di aria nuova, rispettando comunque sempre la liturgia". Infatti oltre alle prediche che sono rapidissime per non annoiare, meno di cinque minuti la loro durata, Padre Marcelo canta e balla. Per adesso le stramberie di Padre Marcelo sono accettate dalla gerarchia religiosa, probabilmente perché la perdita dei fedeli a causa delle sette evangeliche è stata enorme.

Beatrice Bernabei/GRTV

Si fa presto a dire amore

L'indivisibile amore..

Marcelp Rossi.jpg (22006 byte)Giunge notizia dal Brasile di una Messa record a San Paulo. Due milioni e mezzo di fedeli brasiliani hanno partecipato alla messa per i defunti celebrata nell'autodromo di Interlagos, dal sacerdote carismatico brasiliano Marcelo Rossi (nella foto), famoso come cantante di canzoni religiose e per le sue Messe aerobiche. Alla Missa pela Vida (Messa per la Vita) hanno partecipato in veste di cantores i maggiori nomi della musica sertaneija (country brasiliano). «Abbiamo trasformato in allegria e salute quello che prima era tristezza - ha detto padre Marcelo - La gente sta ritornando alla religione».

Contemporaneamente altri mi scrivono dal Brasile: «Soltanto durante quest'anno, 10 appartenenti al Movimento dei Senza-Terra sono stati assassinati, mentre sono stati aperti processi contro 180 dirigenti del movimento. Non contento di questo, il governo federale ha appena condannato alla miseria 250.000 famiglie di lavoratori già insediati, ossia, più di un milione di persone, rifiutandosi di concedere l'indispensabile credito per la produzione del 2000/2001, secondo quanto previsto dalla Legge di Riforma Agraria». Sospetto che i due milioni e mezzo di fedeli magnetizzati all'autodromo fossero, nel frattempo, un po' distratti. A chi era diretto il tifo da stadio? Al Gesù friabile e martire, ai propri pruriginosi estetismi religiosi o all'angelico padre Marcelo intento a far tornare le masse alla religione? Già: tornare alla religione o all'amore? «Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi» (Deuteronomio 6,2-6; Marco 12,28-34).

Scriveva David Maria Turoldo[1]: «L'Amore vero, profondo, il misterioso amore non ha parole. E invece noi parliamo, parliamo. Signore, Ti abbiamo sempre sulle labbra, mentre il Tuo santuario è il cuore dell'uomo. Allora se non amo mi muoia la parola sulla bocca. Chi non ama non predichi da nessun pulpito, da nessuna cattedra. Senza amore non c'è magistero. E Dio rimane senza epifania». Se non amo, queste mie parole moriranno sulla tastiera. C'è chi ha scheletri negli armadi; io temo di trovarne nei miei pulpiti come chi, anche in buona fede, inflaziona il nome di Dio e il suo cognome, l'amore.

La questione del legame tra l'amore a Dio e l'amore agli uomini è vecchia come la religione. La storia delle tre principali religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam), registra vistosi sbandamenti tra santità mistico-carismatiche o integralismi politico-sociali. I termini del problema sono tanto chiari e accettabili nella loro formulazione teorica, quanto problematici ed instabili nella loro traduzione pratica. Molti di noi sono tratti in inganno dall'ovvia indiscutibilità del teorema giudaico-cristiano «amerai il Signore Dio tuo e il tuo prossimo»; altre proposte evangeliche le sentiamo estranee ai nostri istinti e l'atto di fede-adesione arriva (se arriva) dopo una lotta con Dio, una morte sul duro legno di una decisione contrastata. Detto in altri termini: il giovane ricco "se ne va triste" dopo la proposta del radicalismo della sequela, mentre l'intellettuale del brano evangelico di oggi trova modo di consentire con Gesù "Hai detto bene, Maestro!". Chi dei due prevale in noi e tra noi? Spesso questi facili consensi teorici sull'unico amore a Dio e al prossimo nascondono il troppo facile trucco esistenziale dell'eliminazione della tensione tra i due termini dell'amore. Non riconoscere il sostanziale sostegno reciproco dei due amori conduce a deformazioni striscianti o palesi che compromettono l'equilibrio della fede e creano lacerazioni all'interno della chiesa ed in ogni nostra storia personale. Ed il problema non si risolve semplicisticamente nel giusto rapporto tra attività di culto ed attività sociale. La liturgia odierna affonda il bisturi fino alle radici e parla di "amore"; dunque si tratta di orientamento esistenziale prima ancora che di equilibrismi organizzativi sul filo delle varie attività giornaliere. Riconosco che nella mia vita religiosa non è ancora risolta una certa schizofrenia e che nella pletora di attività e sentimenti sto ancora cercando la coordinata unificante. Rileggendo Erich Fromm[2]mi sono sentito sul collo il fiato di idoli che impongono il loro imprinting: «Ci domandiamo se la struttura sociale della civiltà occidentale e lo spirito che ne deriva siano propizi allo sviluppo dell'amore. La risposta è negativa. Nessun osservatore obiettivo della nostra vita occidentale può dubitare che l'amore sia un fenomeno relativamente raro e che il suo posto sia stato preso da tante forme di pseudo-amore che in realtà sono altrettante forme della disintegrazione dell'amore».

Ascolta Israele!

Gli ebrei recitano mattina e sera la preghiera dello Shemà Israèl (Ascolta Israele!)[3]. Durante la recita si pone una mano davanti agli occhi: il mistero di fede proclamato è accessibile all'ascolto e non alla visione. In essa si proclamano quattro principi della fede ebraica: prima di amare Dio, si è amati da Lui in modo liberante e gratuito; amare Dio significa non rendere culto ad altre divinità[4]; l'amore a Dio non è un sentimentalismo del cuore, ma una prassi delle mani verso coloro che ci sono stati resi consanguinei da Lui; questo amore deve essere integrale (con tutto il cuore, la mente e le forze). Uno dei problemi posti dall'esegesi giudaica dello Shemà è quello della ricerca del significato delle tre facoltà richieste per amare Dio. La risposta a questo problema è stata codificata dai maestri della Mishnà (2°sec. d.C.)[5] «con tutta l'anima» significa «perfino se Egli ti strappa l'anima chiedendoti il martirio»; e «con tutte le forze» significa «anche con tutti i tuoi beni». Si forma, dunque, un'esperienza religiosa che è sia teologica che antropologica. Si alimenta un "circolo virtuoso" tra uomo e Dio per cui è proibito costruire immagini di Jahwè in quanto l'unica immagine tollerabile di Dio è uomo-donna[6]. L'uomo diventa il "roveto ardente" entro cui Dio abita per essere adorato e da cui Dio parla per essere ascoltato (Esodo 3).

Un secondo presupposto biblico che ci serve per entrare nello Shemà lsrael è capire il circuito «fare-ascoltare-fare»: come esiste un indissolubile rapporto tra Dio e uomo, così la stessa indissolubilità si estende al rapporto tra ascoltare e fare. Già nel termine ebraico THORA' si fondono tutti gli elementi dell'ascolto e della prassi in quanto con tale termine si intende tradurre congiuntamente legge, insegnamenti, precetti, parole, comandi, giudizi, promesse. In Deuteronomio 5,27 il popolo dice a Mosè: «Noi ascolteremo e faremo tutte le Parole che Dio ci avrà rivelato per tuo tramite». In Esodo 24,7 il popolo dice: «Tutto ciò che il Signore ha detto, noi lo faremo e lo ascolteremo». In ambedue i casi, ascoltare e fare la Parola di Dio vengono associati, ma la dichiarazione del testo di Esodo opera una sorprendente inversione di termini quasi a sottolineare che la prassi precede l'ascolto. Da questo testo dell'Esodo è nato un racconto ebraico edificante secondo cui Dio offrì la sua Legge a tutti i popoli del mondo prima che ad Israele; alla domanda se fossero disposti ad accoglierla, tutti i popoli risposero di voler prima conoscere ciò che vi era scritto per sapere se avrebbero potuto impegnarsi. Senonchè, una volta saputolo, si sentirono come schiacciati dal peso di esigenze troppo radicali e respinsero al mittente la proposta. Soltanto Israele non pose a Dio alcuna condizione preliminare di conoscenza, non volle misurare in anticipo le proprie forze, accettò tutto il rischio di quel dono a caro prezzo e rispose <Noi lo faremo> ancor prima di conoscere e di ascoltare. Martin Buber, un famoso autore ebraico, traduce la frase di Esodo così: «Noi lo faremo al fine di saper ascoltare». Un insegnamento rabbinico dice: «Colui la cui conoscenza supera le sue azioni, si può paragonare ad un albero che ha molti rami e poche radici e quando viene il vento lo sradica e lo abbatte. Ma colui le cui azioni superano la sua conoscenza è paragonabile ad un albero che ha pochi rami ma molte radici e potrebbero venire tutti i venti del mondo senza riuscire a sradicarlo».

L'evangelista Marco oggi ci presenta Gesù che interpreta lo Shemà. Una serie di controversie con i gruppi emergenti fa da contesto di questo dialogo con uno scriba sul grande comandamento. Siamo di fronte ad un insegnamento fondamentale di Gesù che si inserisce coerentemente nel tracciato della tradizione giudaica ma con alcune novità. Il porre quesiti ai rabbini apparteneva all'uso comune. Nella somma di precetti tramandati dalla morale ufficiale del tempo ( 613 precetti di cui 365 negativi e 248 positivi ) era invalsa non solo la distinzione tra precetti grandi e piccoli, facili e difficili, ma anche il tentativo di individuare un precetto unitario. L'amore è costitutivamente legato al culto e alla prassi: «Nessuno ha mai visto Dio: se ci amiamo scambievolmente Dio dimora in noi e l'amore di Lui giunge a perfezione...Se qualcuno dicesse <Io amo Dio> e odiasse il proprio fratello, è un bugiardo; poichè chi non ama il proprio fratello che continuamente vede, non può amare Dio che non ha veduto[7]» . L'amore del prossimo è costitutivamente legato all'amore di Dio: «Vi dono un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Poichè io ho amato voi, amatevi gli uni gli altri. Da questo riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri»[8]."Come io ho amato voi" così dice Gesù. Logicamente ci aspetteremmo : "Così voi amate me". E invece no:"amatevi gli uni gli altri". Il suo amore non accaparra il discepolo ma al contrario è un dinamismo che lo spinge verso gli altri. E' amando i fratelli che si ricambia Gesù. In altri termini direbbe l'apostolo Giovanni[9]: «Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui».

Il monaco Enzo Bianchi commenta: «In questo senso l'amore è il carisma fontale: solo da Dio trae origine ma non è tanto un «amore di ritorno» quanto invece di ampliamento e propagazione. Noi diamo troppo per scontato di essere capaci di amare. L'agape è fuori dalla possibilità dell'umano ed è iniziativa di Dio. L'ascolto è l'esperienza di fede che significa fare un'esperienza passiva dell'amore di Dio su di noi. Paolo scrive: «La fede che opera attraverso la carità[10]». L'agape nasce da una sophìa, da una conoscenza che nascono da un ascolto»[11]

«Un amore senza misura, senza le nostre misure. Soltanto la preghiera ci fa perdere le nostre misure e ci dà la misura di Dio» scrive Madeleine Delbrêl[12], una cristiana controcorrente.

Per non stare «lontani dal Regno di Dio».

1.Mantenere la tensione

E' vero che l'Evangelo non ama gli equilibrismi , tuttavia stimola a mantenere aperta la tensione tra poli apparentemente in contraddizione tra loro: tempo presente e tempo escatologico futuro, amore a Dio e amore agli uomini, culto e giustizia sociale, corpo e spirito, preghiera e azione. Bisogna saper stare crocifissi sui bracci di queste croci resistendo alla tentazione di scendere o di fare opzione preferenziale. Di fatto non siamo crocifissi tra due pali paralleli ma su pali incastrati uno sull'altro.

2Svuotare le tasche dagli idoli. Il Padre è l'Unico

Noi siamo vergognosamente politeisti e il nostro peccato è ancora più grave in quanto non abbiamo ancora individuato la legione di idoli a cui offriamo culto. Il fatto grave è che gli idoli determinano scelte sociali e modalità di rapporto umano. E' stato detto che l'uomo è ciò che mangia. Io preferirei dire che l'uomo è il Dio che adora.

3-Dio e uomo si danno appuntamento in Gesù Cristo

Optare per un rapporto personalissimo con Gesù il vivente, significa scoprire che Dio e noi abbiamo trovato in Lui l'appuntamento delle nostre tenerezze. Come dice il Cantico dei Cantici "il tuo braccio è sotto il mio capo e il mio braccio è sotto il tuo". Gesù faceva i "miracoli" per dimostrare la tenerezza di Dio. Dio non ama più l'uomo direttamente ma attraverso la carne di Cristo-Chiesa. Non sono più io che amo, è Cristo che ama in me.§L'uomo è capace di eros, cioè di amore per complementarietà; Dio è capace di Agape, cioè di amore per sovrabbondanza. «Ama e fa quel che vuoi», così disse S. Agostino per defibrillare l'immonda dispersione in cui la vita ci butta. E' meglio sbagliare per amore che agire bene senza amore.

_____Note________________________________________________________

[1] D.M.Turoldo Amare, Edizioni Paoline, 1989, pag. 25.

[2]E.Fromm L'arte di amare, Mondadori, 2000.

[3]Deuteronomio 6,4-9; 11,13-21; Numeri 15,37-41.

[4]Deut. 6,14-15; 11,13-17; 13,2-3; 30,16-18.

[5]La Mishnah costituisce la fonte della tradizione della Torah orale rivelata agli uomini della Grande Congregazione che sono gli antenati dei maestri farisei.Solo i Sadducei ritenevano infatti che la Torah rivelata fosse solo quella scritta. I farisei, invece, ritenevano che la Torah non può limitarsi al testo scritto che, invece, deve essere ascoltato, interpretato, attualizzato attraverso la Tradizione orale

[6]Genesi 1,26:"Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza"

[7] Prima Lettera di Giov. 4,12 e 20

[8] Giovanni 13, 34-35. Il termine greco kathòs può essere tradotto sia con "COME" e sia con "POICHE'; è il fatto di essere amati da Gesù che diventa motivo, norma, conseguenza per l'amore ai fratelli.

[9]1 Giovanni, 4, 16

[10] ai Galati 5,6

[11] E.Bianchi Il Vangelo della carità. Aspetto spirituale in Caritas Italiana Il Vangelo della carità per le nostre chiese EDB, 1992.

[12] M. Delbrêl Indivisibile amore, Piemme, 1998. Madeleine nasce in Borgogna nel 1904 e muore nel 1964. E' già stata introdotta Causa di beatificazione per la gioia e la passione con cui ha vissuto -dopo una stagione di ateismo convinto - un'esistenza semplicemente cristiana in una comunità laicale da lei fondata ad Ivry. Coinvolta da Padre Loew - prete scaricatore di porto – spenderà la sua vita per animare la missione operaia e sanare la frattura tra cattolici e comunisti.

 

Agenzia Adista n°88 6 dicembre 1999

DALLA MASSA ALLA COMUNITÀ: UN RITORNO AL FUTURO PER LE COMUNITÀ ECCLESIALI DI BASE BRASILIANE. DOC-912. SAN PAOLO-ADISTA.

Per molti sono una "cosa del passato". Per altri, uno spazio ecclesiale tra tanti: le comunità ecclesiali di base non rappresentano più, in Brasile, un progetto dell’Istituzione; non ricevono più, come prima, impulso dai vescovi. È questo il quadro tracciato, in un documento interno in vista del decimo Incontro interecclesiale del prossimo luglio (v. notizia precedente), da p. José Marins e da altri due assistenti delle CEBs, Teolide Trevisan e Philippe Van Den Bogaard. Nonostante "le molte cose positive" che è possibile individuare nella realtà attuale delle comunità (e che sono ampiamente illustrate anche nel testo base dell’incontro interecclesiale), le CEBs, sottolinea la "Lettera-sfogo" di p. Marins, sono in decisa controtendenza rispetto all’attuale linea pastorale. Questa, infatti, "privilegia la dimensione di massa e non quella comunitaria", attraverso la "convocazione di moltitudini che riempiono chiese, santuari, stadi, piazze"; riafferma il protagonismo dei sacerdoti e dei vescovi; punta sullo spirituale più che sul sociale; "offre una religione light, allegra, celebrativa, senza la croce e senza impegni strutturali sistematici".

Padre Marcelo Rossi41.jpg (9653 byte)Di questa tendenza pastorale offre un esempio significativo la "showmessa" che ha riunito a San Paolo, il 2 novembre, 600.000 persone, sotto la direzione del prete-cantante Marcelo Rossi, esponente di punta del Rinnovamento carismatico. Un evento che, a quanto pare, è servito solo a riscaldare i muscoli: p. Marcelo Rossi e il vescovo di Santo Amaro mons. Fernando Figueiredo hanno già annunciato la loro intenzione di celebrare nei prossimi mesi una messa ancora più grande, che riesca a radunare un milione di persone. Ma il loro vero obiettivo è più ambizioso: quello di aumentare il numero di cattolici che frequentano la chiesa, attraverso un uso massiccio dei mass media e soprattutto della televisione. La showmessa di San Paolo, seguita sulla Rede Globo da circa 2 milioni e mezzo di telespettatori, è apparsa anche una prova di forza nei confronti degli evangelici neopentecostali della Chiesa Universale del Regno di Dio, che pochi giorni prima avevano riunito più di 180.000 persone allo stadio del Maracanã a Rio de Janeiro. La somiglianza tra i cattolici carismatici e la Chiesa Universale diventa, del resto, sempre più forte. Come ha dichiarato alla "Folha de S. Paulo" del 3 novembre una ex evangelica della Chiesa Universale presente alla showmessa di Marcelo Rossi, "la Chiesa cattolica sta cambiando, diventando simile all’Universale. Con il vantaggio che non chiede tanto denaro".

È questa Chiesa - quella delle grandi moltitudini, dei preti cantanti, delle danze, delle coreografie, dei discorsi rivolti unicamente al lato spirituale della fede - che oggi appare vincente. "La Chiesa che danza", secondo l’espressione del teologo e monaco benedettino Marcelo Barros, che sottrae sempre più spazio alla "Chiesa che cammina": alle origini, scrive Barros, "i discepoli riunirono una moltitudine (...). Ma dopo, perseguitati dall’Impero, si organizzarono in piccole comunità domestiche. La fede diventò per loro impegno di vita. Chi seguiva Gesù condividendo la vita nella comunità era del "cammino", termine che designava le persone e le Chiese profetiche. Oggi, forse, sembra più importante riunire moltitudini che essere fedeli alla profezia del Vangelo". È un bene, continua Barros, raggiungere le masse, ma "non è un bene rendere la comunicazione un’impresa commerciale o un atto di propaganda per attirare i fedeli, più nello stile della società del consumo che del Vangelo. Peggio ancora se, per garantire tale risultato, si diluisce la predicazione della Parola di Dio e della giustizia del Regno". Barros ricorda che "in tutto il Brasile, migliaia di comunità preparano il decimo Incontro interecclesiale delle Comunità di base": comunità che "danzano, celebrando la resistenza e la vita" Ma che, "perché la danza sia coerente, si impegnano nel cammino. La fede, esperienza di incontro con il divino, si esprime nell’impegno per la vita e per la giustizia. Nelle comunità popolari, la Chiesa danza e cammina".

Sono loro, dunque, le comunità ecclesiali di base, a rappresentare, come scrive Marins, il "germe di un nuovo modello ecclesiale, in cui i laici assumono il proprio protagonismo (...), la relazione con la realtà è ineludibile, il ruolo dei ministri ordinati passa per un cambiamento nello stile del loro esercizio, ecc.". E, ancora, "uno spazio di misericordia e di comunione, con meno dottrina e più esperienza di Dio, meno moralismo e più amore, meno disciplina e più dialogo, meno timore e più allegria, meno insistenza sul dovere e più proposte attraenti, meno burocrazia e più libertà per accogliere la vita e risponderle in modo vitale, personalizzato e diretto". Di seguito il documento interno di Trevisan, Van Den Bogaard e Marins in una nostra traduzione dal portoghese.


Canto e Vangelo la testimonianza di Padre Marcelo Rossi
LA CHIESA CATTOLICA E….MUSICALE DEL BRASILE

di Licurgo Tamiozzo S.I. - Popoli N° 6-7 giugno luglio 2001

R2.jpg (31850 byte)Le chiese brasiliane, nelle cittadine come nelle megalopoli di Rio de Janeiro e Sào Paulo. non sono molto spaziose. Non sono nemmeno sufficienti per accogliere tutta la popolazione che si dichiara cattolica; 135 milioni, il 90% dei brasiliani. Non così i luoghi di culto delle altre professioni cristiane non cattoliche, in particolare delle comunità protestanti di orientamento carismatico o pentecostale, che negli ultimi decenni hanno costruito vere e proprie cattedrali, spaziose, funzionali, ultra moderne (non tutte) per riunire un grande numero di fedeli nelle celebrazioni religiose. Pensate che esistono strutture in grado di raccogliere 5 o 6mila persone.

Ingrandire le chiese
Purtroppo la Chiesa cattolica è partita dal principio che era meglio creare chiese numerose, ma piccole, per soddisfare l'esigenza di comunità dove tutti si conoscono. Nel passato i centri urbani non avevano molti abitanti e allora le chiese, piccole ma ben lavorate artisticamente, soddisfacevano tutti. Oggi ci sono parrocchie in città con 10, 20,40, 60 cappelle, e un unico parroco che a malapena riesce a celebrare in ciascuna di esse almeno una volta al mese. Per questo gli stranieri che visitano il Brasile, trovano i nostri luoghi di culto troppo minuscoli per l'esigenza delle odierne città e si sorprendono.
Le nostre intenzioni e intuizioni non hanno previsto la concorrenza delle altre comunità non cattoliche che, per raggiungere masse sempre maggiori, hanno realizzato edifici funzionali. Se rimarremo fermi su una pastorale attuata solo nelle nostre chiesette, non riusciremo mai a svolgere un'evangelizzazione che raggiunga più del 5% dei cattolici. Per fortuna i mezzi di comunicazione ci permettono di riguadagnare assemblee e masse umane, impossibilitate altrimenti ad accedere alla nostra pastorale. Radio (ogni diocesi e molte parrocchie ne hanno per lo meno una), reti televisive, in particolare le tre nate in ambiente cattolico, riescono a divulgare la dottrina e la spiritualità.
Ma la riscoperta della forza ammaliante e persuasiva del canto religioso è quella che più impressiona per la rapidità con cui ha ripristinato il contatto con la Chiesa. Sempre più numerosi sono i sacerdoti e i laici, molti di loro artisti di fama mondiale come Roberto Carlos, che affascinano e conquistano l'attenzione e l'ascolto popolare. I padri Zeca e Nabib, tra i sacerdoti, assieme ad altri artisti giovani hanno la simpatia di innumerevoli telespettatori come pure di comunità parrocchiali molto influenti.
Marcelo Rossi, un giovane sacerdote della diocesi di Santo Amaro di Sào Paulo, professore di aerobica prima di studiare teologia, da tempo raccoglie grandi successi per le sue doti di cantautore. Sostenuto da don Fernando, vescovo della diocesi di Santo Amaro, s'è presentato nei programmi televisivi della Rede Vida, vicina al movimento carismatico, con interviste, testimonianze e canti, e ha saputo dapprima attirare l'attenzione popolare, e successivamente anche del pubblico più colto, grazie alle altre televisioni brasiliane che lo hanno proposto nei programmi culturali.
Successo strepitoso
In poco tempo nessuna chiesa è stata sufficiente ad accogliere le nuove assemblee che, sempre più numerose, si concentravano nei luoghi di culto. Terreni, piazze e spazi pubblici furono sperimentati finché, con l'adesione di molti fedeli, sono stati affittati una serie di capannoni collegati fra loro vicino al fiume Tietè, adattati a diventare una chiesa capace di contenere 40mila persone. All'inizio si celebrava una Messa alla settimana, poi varie volte alla settimana. I fedeli partecipavano sempre numerosissimi; in alcune occasioni altre decine di migliaia di persone restavano fuori e così richiamavano l'attenzione dei vari mezzi di comunicazione che non fossero in concorrenza con la fede cattolica. La celebrazione della messa si svolgeva sempre in modo ordinato e rispettoso della liturgia; il vescovo don Fernando la presiedeva e teneva l'omelia e la catechesi. Lo spirito del popolo latino-americano ha espresso tutta la sua creatività: movimenti e gesti accompagnati da un ritmo in sintonia con la celebrazione. Poi sono seguite altre celebrazioni, con numerosi sacerdoti e vescovi, che sono state indirizzate a spazi ancora più estesi per 200mila, 350mila, 400mila persone: piazze, incroci di strade, stadi. A Joào Pessoa sono state superate le previsioni: 650mila fedeli, insieme con molti altri non presenti nello spazio pubblico riservato, che partecipavano dai grattacieli e palazzi circostanti, dai pianerottoli, dai rami delle piante, dalle piccole navi ancorate a distanza ridotta. Cantavano e applaudivano, pregavano insieme, negli abbigliamenti propri del luogo. Da parte sua, padre Marcelo è stato sempre molto riservato attribuendo le proprie doti e il successo alla fede ricevuta come dono per sé e per gli altri, senza autocompiacimento. In molte occasioni, negli orari più diversi, intervistatori come Bruna Lombardi della rete Bandeirante, con domande alle volte polemiche o insinuanti, anche tendenziose, hanno voluto mettere a nudo il prete, e un prete per di più così in voga. Egli ha accettato serenamente di parlare su ciò che lo muoveva a essere sacerdote e cantante allo stesso tempo. Molte critiche sono state espresse, non sempre serene, da parte di cattolici contrari all'"invasione carismatica".
Malgrado molti temano che la fama del padre Marcelo diventi un pericolo per la sua vocazione e possa far cambiare bandiera a lui e ai nuovi apostoli del canto e della musica, niente di tutto questo finora è avvenuto, e l'anno scorso, durante il Giubileo, maree di giovani brasiliani hanno seguito le funzioni religiose sorprendendo per la loro partecipazione spirituale.

 
   

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