"CERCU IABRI"

Simenti di Teobambarãn



Cercu Iabri – Il cerchio si apre è un progetto musicale di riflessione biblico-teologica sui problemi della pace e della riconciliazione in Africa. E' stato concepito per realizzare una campagna di sensibilizzazione alla Pace ed alla Riconciliazione partendo dalla Guinea-Bissau, ma con l'intento di estenderla a tutto il Mondo; lo ha avviato, il 22 gennaio scorso, la Fondazione Bispo Settimio, un omaggio alla memoria del compianto Mons. Settimio Arturo Ferrazzetta, in stretta collaborazione con la Diocesi di Bissau.

L'Africa è il continente culla dell'umanità e pertanto culla della vita e della morte-vitale. Il corollario della cultura tradizionale africana è la cultura della vita ed i diversi riti di iniziazione tradizionali hanno come principale obbiettivo educare alla cultura del trionfo della vita sulla morte. La vita è considerata come un dono gratuito di Dio e come tale essa è sacra. Insomma la vita è grosso modo, una lettera di amore scritta da Dio ed inviata alla sua amata, il mondo per significargli qualcosa : il trionfo della vita sulla morte. Da questo punto di vista parlare della sacralità della vita significa riaffermare che solo Dio può e ha l'esclusivo diritto di "dare e togliere" la vita. I diversi riti di purificazione a cui erano sottomessi i guerrieri quando ritornavano dai campi di battaglia - e molto prima di entrare nei loro villaggi - avevano precisamente il compito di coscientizzare i guerrieri sull'anomalia delle loro battaglie : la guerra è una realtà anormale, un male necessario appunto perchè "toglie vite" e nessuno ha il diritto di "togliere vita" agli altri. In questo modo i combattenti prendevano coscienza del fatto che la propria lotta restava nonostante tutto, qualcosa di contrario alla vita.
Ora uno dei fenomeni che ha caraterizzato il fine millennio in Africa è stato precisamente l'aumento delle guerre fratricide e quindi il ritorno del trionfo della cultura di morte sulla vita. Ma allo stesso tempo è cresciuta anche la "prise de conscience" circa l'urgenza e la necessità di una autentica cultura della pace e riconciliazione nazionale, regionale, continentale e perchè no anche, universale: difatti, le guerre fratricide che si combattono oggi in tanti paesi africani sono anche frutto di errori ereditati dal passato storico del continente : schiavitù, colonizzazione, decolonizzazione mancata, neocolonialismo che si attua attraverso programmi di aggiustamenti strutturali e via discorrendo. Insomma il problema della necessità della cultura di pace e riconciliazione deve essere considerato una questione planetaria e non soltanto nazionale, regionale e continentale.
Fortunatamente c'è una maggior "prise de conscience" in questo senso. Si nota a livello mondiale, un pò da tutte le parti, un maggior impegno in favore della pace e riconciliazione fra i popoli, nella diffesa dei valori inalienabili della vita, nella promozione di una cultura di pace ecc.: lo scenario della cultura di morte sta cambiando. Lentamente sta sorgendo una nuova speranza. Questa speranza si radica ad un livello di coscienza che, a sua volta, si fonda su una nuova esperienza: l'esperienza che formiamo, come umanità, una grande famiglia e che, come dice Martin Luther King Junior, <<o impariamo a vivere insieme come fratelli e sorelle oppure siamo condannati a morire insieme come matti>>. Ciò significa che a dispetto di tutti gli inconvenienti abbiamo, in quanto comunità totale, comunità umana, un unico destino: vivere insieme in pace e riconciliazione. Perciò aumenta anche la coscienza planetaria della co-responsabilità per l'esistenza e la vita di tutti, per l'impegno a favore della cultura di pace e riconciliazione.
E' vero che questo processo planetario avviene all'interno di grandi contraddizioni. Predomina ancora la visione degli Stati-nazione, e tuttavia l'ecologia ha già "cancellato" tutte le frontiere. Le società restano ostaggi di antichi paradigmi che riducono l'esperienza umana ad etnie, classi, ideologie e religioni, proprio quando queste istanze devono essere "relativizzate", ovvero devono essere messe in relazione al processo più ampio di planetarizzazione e alla costruzione di una umanità come unica nel rispetto della diversità. Le culture si stanno irrigidendo nelle proprie logiche interne. Si stanno balcanizzando . Per paura di perdere ciò che hanno costruito nei secoli, o per ragioni di semplici manipolazioni politiche tipiche del fenomeno del tribalismo del secolo XX, stanno diventando aggressive e incentrate su se stesse. Divengono conservatrici e perfino reazionarie. E' in questo modo che si può leggere il fenomeno dell'integralismo e delle esclusioni che esso produce in varie regioni e paesi dell'Africa e del mondo in generale.
Tocca perciò alla riflessione teologica africana il compito di aiutare i diversi popoli africani a comprendere che la semplice logica dell'identità e delle differenza non possiede forza sufficiente per salvaguardare le culture. Queste hanno bisogno di incorporare la logica del dialogo, la logica della "palabre africaine" attraverso la quale si aprono alle altre, ne ascoltano i messaggi, apprendono lezioni di saggezza interiore, ma soprattutto insieme alle altre culture trovano meccanismi adeguati per combattere la logica della strumentalizzazione politica delle etnie e culture in voga. La logica dialogale così intesa, presuppone certamente - come dice Leonardo Boff - il logos pericoretico: il logos che vive dell'inter-relazione con tutti e per tutti. Infatti il logos pericoretico è adeguato alla complessità della realtà. E' quello che permette di vedere il contrario, e persino il contradditorio, come complementari dentro al grande sistema della vita e dell'umanità. E' attraverso di lui che si impedisce la generalizzazione di un particolare più forte con il pretesto di rappresentare l'universalità. L'universalità si ha solamente nella coniugazione dei particolari concreti, che si rispettano, si valutano ed entrano in dialogo, scoprendo insieme il mistero della vita e del mondo e mettendosi al suo servizio in spirito di inter - indipendenza.
All'interno quindi di queste contraddizioni, cresce inesorabilmente la realtà della planetarizzazione della cultura di pace e riconciliazione fra tutti i popoli e un livello più alto di coscienza collettiva. Coloro che adducono perciò l'esistenza di contraddizioni per porre in questione le novità hanno certamente ragione per quel che dicono, ma non ne hanno per ciò che nascondono, cioè il nuovo che sta emergendo. Il fenomeno del realismo nella descrizione della brutalità dei fatti di cultura di morte che afflige l'Africa non è perciò sufficientemente realista proprio perchè all'interno del reale vi è anche il potenziale e l'utopico, come dimensione del reale non captata dal realismo. Il puro realismo ci condanna al fatalismo, all'afro-pessimismo e quindi alla rassegnazione, alla disperazione. Il potenziale utopico, come dimensione del reale, e non come sua negazione, ci aprono la prospettiva del futuro e costituiscono quell'orizzonte utopico che genera forze per costruire ed accogliere il nuovo e il non ancora sperimentato.
Il presente Album vuol dunque animare questo orizzonte utopico della cultura di pace e riconciliazione. Aldilà della crisi continentale e mondiale si annunciano nuove promesse originate dalla croce di Gesù Cristo Liberatore, Egli che è stato il Modello dell'Oppresso Liberatore degli altri oppressi. Concepire la speranza di una vera pace e riconciliazione fra popoli a partire dalla croce di Gesù Cristo Liberatore significa teologare nell'ottica dell'eppur si muove! E' precisamente in quest'ordine di idee che abbiamo optato per una riflessione teologica cantata, poichè il canto è il linguaggio più appropriato per parlare della speranza in tempi di disperazione e di morte ... eppur si muove!
Le otto canzoni che compongono questo album corrispondono esattamente a questo intento: sensibilizzare la chiesa africana sulla necessità di elaborare una "teologia do pano materno" precisamente sul tema della pace e riconciliazione. Inizialmente avevamo pensato di scrivere un libro su questo tema e abbiamo difatti iniziato a dividere il tema in otto capitoli. Ma dopo, pensando al fatto che nella Guinea - Bissau e anche negli altri paesi africani di lingua ufficiale portoghese non esiste tuttora un dibattito teologico allargato e soprattutto tenendo conto che la maggior parte dei destinatari del messaggio salvifico del Vangelo sono "analfabeti" (nel senso occidentale del termine), abbiamo deciso in ultima istanza di trasformare il contenuto degli iniziali otto capitoli in otto canzoni: sono pertanto riflessioni teologiche sul tema della pace e riconciliazione. La durata di alcune canzoni dimostra che non si tratta di "cantare per cantare" ma "cantare sviluppando" un tema in forma più dettagliata possibile. Non è un album di canzoni liturgiche. Al contrario vuol essere un tentativo di obbligare il messaggio evangelico ad "uscire dal Tempio" per incontrare le persone nei luoghi dove si incontrano, nei luoghi dove la guerra le obbliga a stare: nelle strade, nei rifugi oppure abbandonati al "riparo del vento" e sensibilizzarle, parlare al loro cuore sulla speranza, sulla possibilità effettiva della pace e riconciliazione nonostante tutto : eppur si muove! Si tratta di un aspetto che fino ad oggi è stato poco esplorato in Africa: utilizzare la musica come strumento di riflessione teologica e non di mero canto liturgico come è di costume.
Il nostro augurio è che questo album possa essere utilizzato per gli stessi fini: servire di punto di riferimento per la riflessione nelle diverse campagne di sensibilizzazione sulla pace e riconciliazione in corso non solo in Guinea-Bissau ma anche in tutto il continente e nel mondo in generale.


Filomeno Lopes e Tommaso Pallottino

Tommaso Pallottino

LE CANZONI :

Kyrios Crucificado (Kyrios Crocifisso)

Questa canzone concentra l'attenzione sulla realtà dell'Africa Crocifissa ed in modo particolare sulle diverse forme di cultura di morte che prendono il sopravvento oggi in Africa e nel mondo in generale. Nel caso dell'Africa guardando al fenomeno delle guerre fratricide come una realtà di crocifissione della stessa Africa, l'autore cerca di fare sua la preghiera di S. Ignazio di Loyola: <<Signore che cosa abbiamo fatto perchè la nostra gente finisca crocifissa?, cosa dobbiamo fare per toglierli dalla cima della croce?>>.
In effetti, l'Africa è considerata la culla dell'umanità, Madre della Vita. L'immagine che oggi invece ha acquisito è quella di una Madre che è entrata nel cimitero per seppellire i suoi figli vittime delle guerre fratricide e non riesce più ad uscire perchè ogni volta che arriva alla porta del cimitero trova altre madri che arrivano incessantemente con i loro figli da seppellire. E lei per solidarietà deve di nuovo ritornare dentro e insieme piangere i nuovi morti. Ecco allora la domanda angosciosa che attraverso questa canzone l'autore rivolge all'Africa e all'intera umanità: quando decideremo di far uscire le nostre mamme dal cimitero?
Infatti mai avrei immaginato di vedere in vita mia tante guerre, tanta crudeltà, tanta cultura militaresca, praticata anche da coloro che ci avevano detto di appartenere ormai ad una società civilizzata. La potenza delle nazioni purtroppo si fonda a partire dalla capacità bellica di distruzione e di uccisione della vita propria e altrui. Allo stesso tempo più del 70% della popolazione mondiale vive in condizione di estrema povertà, sotto il peso della struttura della lazzarizzazione: si tratta di una struttura che produce sempre più poveri e consente che i ricchi diventino sempre più ricchi. La distanza che separa i due è sempre più abissale: si verifica una netta inversione del Vangelo di Luca.
Ecco allora che andando contro alle tesi di Thomas Hobbes la canzone intende ricordarci che le nazioni non si fondono solo perchè noi rappresentiamo un potenziale pericolo gli uni per gli altri. Allo stesso tempo interrogarci su quale alternativa vogliamo dare alla cultura militaresca ed esclusionista del nostro tempo all'alba del terzo millennio? Qualunque risposta si voglia dare non dobbiamo dimostrare apatia nei confronti di queste questioni e soprattutto non dobbiamo dimenticare che la cultura delle armi è sempre - come dice il Papa Giovanni Paolo II - una avventura senza ritorno.


Amor
       
Questa canzone racchiude in sintesi il messaggio evangelico di pace e riconciliazione racchiuso in tutto l'Album. Si tratta di ricordarci che nonostante tutto, la pace e la riconciliazione fra i popoli è possibile... poichè alla sera di ogni vita l'importante è aver amato. Noi siamo lettere di amore scritte da Dio ed inviate alla sua amata - il mondo - per significarle qualcosa: il trionfo della vita sulla morte e quindi il trionfo dell'amore sull'odio. Il nostro unico destino è quindi l'amore-liberatore, il solo il quale - dice Hans Urss von Balthasar - è credibile. Ecco allora che - come dice Martin Luther King Junior - <<o impariamo a vivere insieme come fratelli e sorelle oppure siamo condannati a morire insieme come matti>>. Ciò significa che a dispetto di tutti gli inconveniente che attualmente si registrano nel mondo abbiamo, in quanto lettere di amore di Dio al mondo, un unico destino: vivere insieme in pace e riconciliazione con Dio, con l'universo e con gli altri da noi stessi. La canzone vuole perciò essere un messaggio biblico-teologico di coscientizzazione alla co-responsabilità per l'esistenza e la vita di tutti, per l'impegno a favore della cultura di pace, giustizia e riconciliazione fra i popoli. Insomma, si tratta di dire ad ognuno di noi: la pace e la riconciliazione fra i popoli è possibile; l'unica cosa che siamo chiamati a fare è - come dice il proverbio Bambara - <<desidera il benessere del tuo vicino altrimenti i suoi lamenti ti impediranno di dormire>> e ricordare che alla sera della vita l'importante è aver amato.


Djorçon di Madalena

Il segreto di un combattente non sta nella sua abilità di sfoderare o di mantenere nel fodero la sua spada. Ma nella consapevolezza che quando egli decida di uccidere egli stesso deve morire: <<Se il seme non muore non dà frutto>>. Ecco allora che questa canzone intende ricordarci che se vogliamo la Sacra Pace dobbiamo imparare a ripercorrere la via della "Verità e Riconciliazione" con lo stradario del rapporto "Gesù Cristo-Maria Madalena": è lo stradario del principio-misericordia, il solo capace di verità e di giustizia che non si fonda sul desiderio della vendetta, dei tornaconti personali, del complesso di superiorità e del disprezzo dell'altro da sè stessi: <<Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei>> (Gv 8,7). L'educazione alla pace richiede il recupero del senso del femminile primordiale nella storia. Da questo punto vista la canzone si presenta anche come un tributo alla figura di "Maria Madalena" e allo stesso tempo un invito alla rilettura teologica della figura di questa donna nel piano della salvezza dell'umanità chiamata a riconciliarsi con Dio e con se stessa.
In un contesto di oppressione e di guerre fratricide dove le donne ed i bambini sono le prime vittime (lo stupro ed in alcuni casi la prostituzione in cambio della vita di qualche parente, amico o marito) la figura di "Maria Madalena" ci sembra più idonea come modello di riconciliazione con Dio, con se stessi e con gli altri più di quanto lo possa essere la figura di Maria, la Madre di Cristo. Difatti, la Maria dei Vangeli ci appare una donna estremamente semplice e molto vicina ai drammi dell'umanità. Purtroppo la Mariologia contemporanea ha reso questa figura così modesta forse troppo "Santa" e quindi troppo lontana da chi ha perso "la propria dignità" con la guerra, lontana comunque dai misfatti della storia umana, mentre invece Ella era sempre presente.
Senza nulla togliere quindi alla Mariologia e senza nemmeno voler presentare "Maria Madalena" come alternativa alla figura di Maria, la canzone intende solamente invitare ad una rilettura più coraggiosa e rispettosa della figura di questa donna, "Maria Madalena" - l'unica persona a cui il proprio Cristo affidò i suoi momenti più intimi perfino subito dopo la Resurrezione, quindi prima che incontrasse Sua Madre Maria ed i Suoi discepoli - che vada al di là dell'etichetta sul suo essere "adultera". L'adulterio così come le guerre sono realtà sociali e non possono essere compresi al di fuori di questa motivazione sociale. Per questo l'evangelista Giovanni termina il suo racconto dicendo: <<Ma quelli, udite tali parole, se ne andarono, uno ad uno, a cominciare dai più anziani fino agli ultimi: e rimasero solo Gesù e la donna(...)>>: tutti si sono resi conto che in fondo - soprattutto davanti a Dio - siamo tutti adulteri ed è con questa consapevolezza che possiamo evincere questo malessere sociale e non diversamente, vale a dire accusando l'altro considerato l'inferno. <<Allora Gesù, alzatosi, le disse: "Donna, dove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condanata?". Ed ella rispose: "Nessuno, Signore!". E Gesù le disse: "Neppure Io ti condanno: và, e d'ora innanzi non voler più peccare">>. E' difatti questo atteggiamento del femminile primordiale del Cristo che risveglia in lei il vero pentimento, e quindi il senso anche del perdono e della riconciliazione con Dio, con se stessa e con gli altri e quindi la permette di ritrovare la Sacra Pace e Riconciliazione attraverso la presa di coscienza della verità sulle fragilità-potenzialità umane: è quando sono debole che sono forte, dicono le sacre Pagine.


No Papé

<<Bussate e vi sarà aperto>> disse il Signore. Inserito in questo contesto, No Papé - l'unica preghiera insegnata da Cristo - appare come il "viatico" e lo stradario autentico che conduce alla speranza nel raggiungimento della Pace e Riconciliazione "nonostante tutto": l'unica chiave capace di sfondare le porte della caverna del cuore di Dio e degli uomini ed implorare la pace e la riconciliazione. Allo stesso tempo si presenta come il segno visibile della presenza del Dio di Gesù Cristo Liberatore nei drammi dell'umanità: Dio ascolta il nostro grido di pace e riconciliazione e ci chiede di perseverare nel <<bussare le porte...>>.


Shalom

<<Shalom>> è il nome sacro della Pace e Riconciliazione. La canzone intende fare riflettere sul fatto che la Sacra Pace esige - da parte di onguno di noi - la riscoperta dell'alterità sinfonica antropo-cosmologica.


Na Caminho di Emaus

E' sulla strada di Emaus che si svolge il dialogo autentico tra il Cristo Risorto ed i suoi discepoli stanchi, delusi, e soprattutto in balia della "speranza dimenticata". E' sulla strada di Emaus che finalmente gli occhi dei discepoli si schiudono, che essi comprendono le Sacre Scritture annunciato dal Maestro. Ecco l'Emaus è l'evocazione della strada sofferta, della possibilità del dialogo-duologale autentico anche nella disperazione, nella stanchezza, nella delusione...Eppur si muove! L'Emaus è la riscoperta dell'autenticità della comunicazione come conditio sine qua non nella ricerca della Sacra Pace e Riconciliazione. Allo stesso tempo è un invito all'uscire dal "Tempio delle parate Militari belliche" per organizzare la <<March for Jesus>>, le "parate militare" per Gesù Cristo Liberatore.


Maçãn di Eva

Senza negare l'importanza e l'esigenza della ricerca della verità e della giustizia nei processi in corso sulla "Verità e Riconciliazione" la canzone vuole fare riflettere su quanto dice il salmista: e cioè che <<giustizia ci sarà solo quando la nostra legittima sete di Verità riuscirà a baciare la Misericordia>>. Ciò richiede la riscoperta della femminilità primordiale insita in ogni essere umano e allo stesso tempo una rilettura del senso profetico della Chiesa - e quindi la sua credibilità - in questi momenti drammatici della storia del continente africano e della storia dell'umanità in generale. La verità e la giustizia quando sono private della misericordia possono divenire una potenziale fonte per ulteriori inguistizie....


Sperança bida Homi

Nonostante tutto la Pace e la Riconciliazione fra i popoli è possibile appunto perchè la nascita del Gesù Cristo Liberatore è l'incarnazione più autentica della <<gloria nei cieli e della pace in terra>>. Non siamo più votati alla dannazione ma al trionfo della vita sulla morte simboleggiata in quel bambino che giace sulla mangiatoia. Ecco allora che ogni bambino che nasce in questo continente martoriato è un segno che nonostante tutto il Dio di Gesù Cristo Liberatore non è ancora stanco di quest'Africa e della sua creazione. Il Verbo si fa carne e si presenta a noi oggi come il Modello dell'Oppresso Liberatore degli altri oppressi. Cristo ha vinto la morte: la pace e la riconciliazione è possibile nonostante tutto. Cosa dire di bambini rifugiati, dei baby-killer, bambini-soldato, bambini denutriti e via discorrendo?

 
   

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