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Vita
Pastorale giugno 2003

I CANTI MODERNI ITALIANI NON SONO
ALLA PARI CON QUELLI GREGORIANI?
Mi sono trovato in una parrocchia durante la settimana santa.
Delusione, irritazione, perplessità hanno preso la mia anima. Ai
severi canti (sconosciuti anche ai novelli sacerdoti) si sono
sovrapposti i canti... moderni che nulla avevano a che fare con la
sacra liturgia. Il gregoriano non è più cantato, ma questo non
giustifica lo scempio liturgico. Mai come oggi le diverse case
editrici ci forniscono i preziosi libri per la liturgia. Libri in
tutte le forme ma aderenti ai testi liturgici. Per evitare lo
scempio basterebbe che si leggessero ad alta voce i testi italiani
del Pueri ebreorum alle Palme, i testi della lavanda dei piedi,
gli inni per l’adorazione della croce, i lamenti del venerdì
santo. Ne uscirebbe una celebrazione dignitosa, piena di soavità
e di aderenza al culto.
Mi sono permesso di esprimere un desiderio e mi è stato concesso
di cantare l’Exultet, in lingua italiana, secondo la bella
traduzione fatta dai Benedettini di Cava dei Tirreni, seguendo il
vecchio canto gregoriano. La meraviglia dei fedeli è stata
grande. Sono innamorato dei canti dei fratelli orientali. La
bellezza di quei corali sta nel fatto che i canti si tramandano di
padre in figlio e vengono insegnati anche nelle scuole. Il mio
augurio (sono un prete con oltre 52 anni di messa) è che i
confratelli si riforniscano dei testi per una liturgia bella che
porterà a una conoscenza più profonda del mistero di Cristo e
della Chiesa. Vi confesso, cari sacerdoti, che dei canti moderni
non se ne salvano più di una decina. Tutto il resto, semmai, è
da cantare fuori della liturgia, nei convegni.
monsignor Vito
Forlenza
Potenza
Risponde don Antonio Parisi
Dalla sua lettera
traspare molta pena e molta tristezza. Io le vorrei sottoporre
alcune considerazioni e dei dati, in modo da poter osservare e
giudicare la musica liturgica attuale con animo più sereno e
paziente.
1. Tenga conto che la riforma liturgica ha introdotto l’uso
della lingua italiana e, conseguentemente, sono stati tradotti e
composti nuovi testi in italiano. Lei ben comprende che è un
lavoro difficile, che richiede tempo e impegno. Non esiste una
bacchetta magica per creare subito una lingua liturgica italiana
già adulta e perfetta; e quindi anche i testi dei canti in
italiano hanno bisogno di tempo per raggiungere la piena maturità.
Lei ricorderà, dai suoi studi, che il gregoriano (anche se mi
domando: qual è il vero gregoriano?) non è sorto in pochi anni,
ma ci sono voluti secoli per la sua formazione e sedimentazione.
2. La situazione italiana si sta evolvendo, lentamente, in
positivo. Non si assiste più a liturgie sciatte e improvvisate,
tanti testi dei nostri canti attingono sempre più a temi e
argomenti biblici, la poeticità e la bellezza di tanti testi da
musicare è una bella conquista di alcuni autori viventi.
3. La colpa di alcune situazioni, che lei denuncia, non è anche
nostra? Non abbiamo, forse, abbandonato giovani e ragazzi, preti
giovani compresi, a un "fai da te" pericoloso e povero?
I giovani, anche i musicisti, vanno formati, seguiti, perché
possano comprendere il mistero che celebrano, operando le scelte
musicali più adatte e appropriate.
4. Infine le assicuro che "i canti moderni che si
salvano" sono molto di più dei dieci che lei conosce. Il
Repertorio nazionale di canti per la liturgia, contiene 322 canti,
parole e musica, per i vari tempi liturgici. Tale Repertorio
ufficiale è stato approvato dalla Commissione episcopale per la
liturgia della Cei il 6.1.2001.
– Esiste il repertorio Nella casa del Padre (Elle Di Ci), che
contiene tanti canti dignitosi e liturgicamente pertinenti. E
questo repertorio è il più diffuso in Italia (quinta edizione
1997).
– Nella diocesi di Como e in altre diocesi del nord Italia e
della Svizzera di lingua italiana, è in uso Lodate Dio, un
repertorio che opera una scelta di testi di alto profilo
letterario, poetico e liturgico, attingendo alla fonte perenne
della Parola biblica.
– Parecchi fascicoli pubblicati in questi ultimi anni, dalle
Edizioni Paoline – chiamati familiarmente la serie degli amboni,
a motivo delle foto di copertina che riproducono gli amboni più
belli delle nostre basiliche e cattedrali – contengono testi di
un buon livello poetico, con forme letterarie varie, e ricchi di
contenuto biblico. A tale pubblicazione hanno lavorato autori noti
e apprezzati a livello liturgico: G. Poma, A.M. Galliano, T.
Ladisa, L. De Simone, F. Rainoldi.
– Vorrei ancora evidenziare il lavoro di ricerca di nuovi testi
per la liturgia che sta portando avanti la rivista Armonia di voci
(Elle Di Ci).
Bisogna guardare avanti con speranza, impegnarsi per raggiungere
livelli di eccellenza nelle nostre liturgie, fare un serio esame
di coscienza, come ci invitava ultimamente il Papa, ma non
dimentichiamo che il rinnovamento iniziato 40 anni fa sta dando
buoni frutti e che la primavera liturgica è già sbocciata.
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