LA MUSICA CRISTIANA E' SEMPRE STATA PRESENTE E OPERANTE NEI SECOLI

 

A - Diventando in certe sue forme “Musica Sacra” vera e propria, e qui mi rifaccio alla definizione datale da Paolo VI: “La musica è, per natura sua, destinata al duplice compito di suscitare ed esprimere i più bei sentimenti del cuore umano. Quando ha la forza di elevare il cuore dell’uomo fino ad attingere qualche riflesso della bellezza e della bontà di Dio, la musica diventa Sacra”.

Tali possono essere considerate anche le Laude che i laudesi cantavano nelle piazze per l’edificazione spirituale degli ascoltatori, rifacendosi a episodi della vita di Cristo, della Madonna e dei Santi.

“Canti Sacri” perché dedicati esclusivamente a Cristo, alla Madonna, ai Santi: a loro “consacrati”, “sacri”. Le loro arie, quindi, non potevano essere usate per accompagnare testi profani.

 

B - Diventando in altre sue forme “Musica Liturgica”. Infatti, continua Paolo VI: “Quando è anche capace di far vibrare all’unisono il popolo cristiano per cantare le lodi di Dio, e per proclamare la propria fede, la musica acquista carattere liturgico e missionario”. (Paolo VI all’Arcivescovo di Napoli Card. Ursi per il XXII Congresso di Musica Sacra settembre 1976)

 

- Anche qui ci troviamo di fronte a musica cristiana, ma con una profondità particolare perché dovrebbe evocare e illustrare il mistero della liturgia: riservata quindi al momento liturgico.

 

C - Erano “Canti Cristiani” quelli che cantavano gli antichi martiri nelle arene affrontando le belve per esprimere con forza, al di sopra delle grida degli spettatori, la loro fede.

 

D - Erano “Canti Cristiani” anche quelli che cantavano i protestanti millequattrocento anni dopo, e che assumevano quasi un simbolo patriottico, nella lotta che conducevano, tanto che un Gesuita ebbe a dire che: “Dannarono più anime i cantici di Lutero (i famosi corali) che non le sue prediche e le sue parole”.

 

E - “Canti Cristiani” erano quelli che San Vincenzo de Paoli, quando fu fatto schiavo dai musulmani e portato a Tunisi, cantava ai suoi padroni con le lacrime agli occhi, e che li facevano esclamare: “Quei canti, quei canti ti entrano nel cuore e ti senti trasportare in un’altra dimensione. Quei canti cristiani!”.

 

F - Erano «Canti Cristiani” anche i Negro Spirituals e certi Blues.

Louis Armstrong, la tromba d’oro del jazz, un giorno, pranzando con il nostro connazionale Carlo Mazzarella (1971) gli disse con molta affabilità: “Sai? E’ da tempo che volevo dirtelo, perché è da tempo che me ne sono accorto. E anche oggi, a tavola, ti ho guardato bene, ti ho studiato. Io ho capito purtroppo: tu non sei credente. No, non voglio farti una predica, e poi, io rispetto tutte le opinioni, ma con te è un’altra cosa. Tu mi dici di amare il jazz, ci hai dedicato anni della tua vita, la tua casa di Roma è piena di dischi della musica mia e della vecchia New Orleans. E allora, ti devo dire lealmente che tu di questa musica hai capito ben poco. E come puoi capirla, questa musica, se non credi, se non credi in Lui? E cosa credi che fossero gli Spirituals, i Blues, e tutto il resto, se non il nostro inno, la nostra lode al Signore? E come credi che allora avrebbero potuto resistere i negri delle piantagioni senza di Lui, senza fede, senza la speranza in Lui? Si sarebbero suicidati tutti, credimi, se non avessero ascoltato la Sua voce. Ecco, soltanto questo è il jazz!”.

 

Erano “Canti Cristiani” quelli che Duke Euington ha fatto cantare in due Concerti sacri, nel 1965 e nel 1968.

Il primo, del 1965, accomuna brani originali ad altri presi a prestito da vecchi lavori, e in esso convivono a fianco composizioni tratte dal patrimonio musicale nero americano con altre di estrazione eurocolta; il “Concert Of Sacred Music” è insomma un eterogeneo assemblaggio di musiche dalle più disparate origini e interpretazioni.

L’opera risulta convincente, benché disuguale, proprio per la sua fondamentale sincerità, e non manca di suggestione l’ascoltare, né di dargli un genuino senso del sacro. La religiosità di Ellington viene lumeggiata in tutta la sua pittoresca approssimazione, ma l’approccio è autentico: per il Duca perfino Dio è una festa di luci, un soggetto talmente sfaccettato da autorizzare qualunque genere di interpretazione musicale, ivi comprese le più audaci; e persino quando il pezzo è sfacciatamente profano nella sua veste esteriore, conserva dentro di sé una forza vitale di profonda ispirazione sacra.

Il successo ottenuto dal primo Concerto, e l’ultima partecipazione con la quale l’autore l’aveva vissuto, spinsero il Duca a proseguire su questa strada e mettersi al lavoro per comporne un secondo che completerà nel 1968. Opera quasi monumentale e straordinariamente ricca. Il «Second Sacred Concert” rappresenta un notevole passo avanti rispetto al primo: il Duca, evidentemente, ha ritenuto fosse giunto il momento di comporre, anche in campo religioso, qualcosa di originale e ha messo insieme un corpus musicale che può considerarsi sufficientemente unitario: l’ascolto dell’opera nella sua interezza dà un’impressione complessiva di omogeneità pur nella diversità degli approcci; domina su tutto un senso di ottimismo e di speranza nella vita futura e non manca il puro e semplice divertimento, pur essendoci momenti di intensa riflessione.

In conclusione, si può considerare questo secondo concerto non soltanto l’espressione più alta della musica “ellingtoniana” di ispirazione sacra, ma una delle più genuine opere lunghe firmate dal Duca.

 

H - Erano «Canti Cristiani” quelli che Père Duval, Padre Cocagnac, in Francia, cantavano negli anni ‘58 / 60 alle assemblee dei cristiani e dei non cristiani (provenienti dall’Algeria francese).

 

I - Erano “Canti Cristiani” quelli che don Stefano Varnavà (degli stessi anni ‘58/60 in avanti) portava in giro con la sua piccola ‘band”, sfidando lo stupore e talvolta la resistenza di chi pensava che di Dio si potesse parlare e cantare solo in Chiesa.

 

L - Erano “Canti Cristiani” quelli che suor Sorriso, dal 1960 in avanti, cercava di portare addirittura nei locali pubblici o nei night.

 

M - Erano “Canti Cristiani” quelli che Adriana Mascagni e Claudio Chieffo, dal 1962, proponevano alle Comunità Cielline.

 

N - Erano “Canti Cristiani” quelli che la Pro Civitate Cristiana selezionava ogni anno, dal 1960, per presentarli poi alla Saga di Assisi, Saga della canzone Nova, cioè cristiana.

 

O - Erano “Canti Cristiani” quelli che Marcello Giombini aveva composto sotto forma di “Salmi Moderni” (150! come i Salmi ebraici) dal 1962 al 1977 per la Pro Civitate Cristiana di Assisi.

P - Erano «Canti Cristiani” quelli che i Mnogaja Leta cantavano (tipo: “Passeranno i Cieli, la Messa Beat”), insieme alla loro poderosa interpretazione dei Negro Spiritual, dal 1965 in avanti.

 

- Erano “canti Cristiani” i Negro Spirituals cantati in italiano per la prima volta in Italia nel 1965 con i testi di Adriana Costa e Stefano Varnavà, e con le elaborazioni orchestrali e vocali del Maestro Ceragioli e Eugenio Consonni.

 

R - Erano “Canti Cristiani” quelli del Gruppo internazionale “Viva la Gente” (canti come: “Di che colore è la pelle di Dio?”) che ha percorso l’Italia dal 1968 in avanti.

 

Come si vede gli anni ‘60 non furono produttivi solo per la musica profana, ma anche per la musica cristiana, e hanno messo le basi e aperto le porte alla musica cristiana degli anni ’70 dapprima, e degli anni ’80 dopo.

 

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