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DON
CARLO CAVALLIN

DON
CARLO CAVALLIN, GIOVANE PARROCO E CANTAUTORE
«Ho
una mia idea: che la musica sia una grande medicina che serve a
migliorare l'uomo, a consolare, a esprimere rabbia, amore e
sentimenti, con il grande potere che essa ha. La ritengo la forma
artistica più elevata». Così pensa don Carlo Cavallin, giovane
parroco e cantautore con già due album alle spalle.
Il
rapporto tra don Carlo Cavallin e la musica inizia da bambino ed
è qualcosa che cresce con lui, accompagnandolo nella crescita e
nelle scelte importanti della vita. Un rapporto di coesistenza
legato da una predisposizione naturale nutrita con grande
passione.
Don Carlo, come
è nato il desiderio di fare musica? «È
un giorno molto lontano. La musica è cresciuta dentro di me com'è
cresciuta la mia vita. Diciamo che ho sempre masticato musica fin
da piccolino. Una passione che all'inizio era una delle tante, poi
nel tempo si è affinata ed è diventata forse la passione più
grande che ho. A parte quello che faccio di solito nella vita,
l'altra cosa che faccio è quella di cantare e di suonare».
ANGELI
STONATI
Nel
1996 porta a termine un progetto nato quasi per caso, grazie
all'aiuto di tante persone: il suo primo album "Angeli
stonati" . Lo definisce "frutto della
provvidenza" , nato dall'esigenza di raccontare qualcosa
di personale, per testimoniare le proprie esperienze. L'album
contiene 10 brani. Nei testi c'è uno studio della complessità e
i limiti dell'uomo, che trova completamento attraverso la propria
dimensione spirituale. In molte tappe c'è una forte
introspezione, un guardarsi dentro con la disinvoltura di chi lo
fa spesso. In altre c'è uno stacco, sia dal punto di vista
artistico che da quello tematico. La canzone che dà il titolo
all'album è il momento più toccante, dedicato ai "meninos
de rua" brasiliani. Brano di denuncia, l'autore lo scrive
dopo aver vissuto in prima persona un problema simile:
l'accoglienza ai nomadi dell'ex Jugoslavia.
Don
Carlo ha il dono di una voce dal timbro giovane e gradevole,
sostenuta da azzeccate melodie. Ne risultano vibrazioni che si
sposano coi temi trattati, centrando in pieno gli obiettivi
emotivi dell'opera.
A
PIEDI NUDI
Due
anni dopo il primo album ecco "A piedi nudi" ,
opera concepita nell'esperienza di animazione del Gruppo Giovani e
nella scuola di preghiera organizzata nella parrocchia di cui era
vicario, Thiene (VI).
Cosa
rappresenta il titolo dell'album "A piedi nudi"? «E'
stato preso dalla canzone-guida che è "Danzando a piedi
nudi" . E' un episodio biblico: quando Mosé nel roveto
ardente incontra Dio, Questi gli dice "Togliti i
sandali" . Gli ebrei dicono che per avvicinarsi a Dio
bisogna togliersi i sandali, fatti di cuoio: il cuoio è pelle di
animale morto. Dobbiamo liberarci delle cose morte per poter
incontrare Dio, liberarci dalle molte cose materiali a cui siamo
attaccati, che non riescono a darci la felicità piena. Abbiamo
studiato un anno col Gruppo Giovani quel versetto "Togliti i
sandali" , e l'ho scelto anche per lanciare il messaggio
di un ritorno all'essenzialità, alla semplicità ma non al
semplicismo».
L'opera
inizia con "In principio fu la musica" ,
brano-slogan che identifica l'amore e l'importanza di don Carlo
per questa forma di comunicazione. Poi i testi prendono varie
strade. Ecco "Ora" , che dipinge la bellezza, ma
nel contempo i risvolti profondi, di un momento d'incontro e di
condivisione trascorso insieme, parlando e cantando, a cui succede
"Danzando a piedi nudi", che contiene il
messaggio-chiave dell'album. Sono presenti momenti di preghiera
vera e propria, con la dolcissima "Madre Maria" e
"Cantate" . C'è poi l'appello dal mondo degli
adulti a quello dell'infanzia, sviluppato nel brano più lungo
dell'opera, "Per i bimbi" , che, contrariamente al
titolo, serve a far riflettere i grandi. Si conclude con "Si,
sarà così" , pezzo con un minuto e mezzo di
introduzione strumentale, che fotografa un momento indimenticabile
e surreale vissuto a Parigi nella Giornata Mondiale della Gioventù
del '97, dove pareva materializzarsi la venuta del Padre.
Le
melodie avvicinano alla riflessione, da cui probabilmente questi
versi provengono e che sono destinati a portare. Per ogni canzone
don Carlo ha preso spunto dai versetti delle Sacre Scritture,
indicati a cappello dei singoli testi che sono anche
accompagnati dagli accordi musicali per favorire una libera
interpretazione dei brani.
Promosso
nel 1999 parroco nella parrocchia di Grumolo Pedemonte (VI), don
Carlo continua a scrivere musica testimoniando senza paura le sue
convinzioni, come canta in un pezzo dell'album "A piedi
nudi" : «Ti ho cercato e ti ho cantato senza
vergognarmi mai».
Per
informazioni e contatti:
Parrocchia
di Grumolo Pedemonte
Zugliano
(Vi) 36016
tel.
0445/362907
ccavallin@libero.it
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