RITORNO AL NULLA

di Martino Clericetti

Apparso su "Tracce" (Luglio/Agosto 1999)

All'improvviso, dopo lo sconvolgente massacro avvenuto all'inizio di maggio in una tranquilla scuola statunitense del Colorado, giornali e televisioni hanno incominciato a occuparsi di lui, Marilyn Manson, inquietante rockstar americana tutta Satana e heavy metal. Sembra infatti che i due studenti killer responsabili della folle strage tra i loro compagni di liceo fossero accaniti fans – anche se forse sarebbe meglio dire "adepti" dell'orrofico cantante e della sua celebre band, e che l'ispirazione a compiere il loro assurdo gesto criminale l'avessero tratta proprio dalle deliranti canzoni di Manson. E a leggere i testi di quei brani o le dichiarazioni che Manson rilascia durante le interviste non c'è da stupirsi, come invece fanno i giornalisti: incitazioni alla violenza, ai comportamenti animaleschi, all'uso incondizionato di stupefacenti, all'odio razziale simil-nazista e chi più ne ha più ne metta. Il tutto condito con una buona dose di satanismo , look da film horror e messe nere, che diventano vere e proprie liturgie durante gli affollati concerti del gruppo, perennemente picchiettati da polizia, associazione cristiane di ogni tipo e benpensanti inferociti. Ma chi "diavolo" è questo Marilyn Manson?

Due icone per un leader

Marilyn da Marilyn Monroe, Manson da Charlie Manson, celebre guru anni '70 coinvolto con la sua setta satanica in un tremendo massacro californiano, ma che oggi in America è per molti una sorte di eroe. Dalla fusione di queste due opposte icone dell'immaginario comune nasce Mailyn Manson, leader di un gruppo rock che porta il suo stesso nome: il loro disco più venduto si intitola "AntiChristSuperstar" , perché proprio nei panni dell'anticristo Manson usa presentarsi ai suoi seguaci: "Sono contro, lo sono sempre stato e lo sarò sempre, la religione cristiana. Il punto di partenza dell'espiazione della colpa del battesimo è già alla base marcia. Tutto il mondo della cristianità è basato sul pentimento, sulla condanna e la rinuncia. Per questo io sono l'Anticristo. Perché voglio combatterli, voglio annientare la loro mentalità (...) Ho sempre creduto che il vero Dio fosse in noi stessi, che il superuomo esistesse davvero (...). Per questo, secondo me, la religione spaventa: perché distrae l'uomo dalla sua origine e dalla sua natura".

Ed ecco che, dopo la spaventosa strage in quel liceo del Colorado, l'opinione pubblica si accorge di questo sgradevole personaggio. Mentre i ragazzi che comprano i suoi dischi e visitano come discepoli i suoi demoniaci siti su Internet, di Manson se ne sono già accorti da un pezzo, e hanno trovato in lui e nei suoi pazzeschi messaggi qualcosa che vale la pena ascoltare, qualcosa in cui credere, se non addirittura - come quei due studenti killer - da realizzare.

Coi bootleg non entri

Naturalmente Manson non è altro che un prodotto - congegnato a regola d'arte - dell'industria discografica. Il trucco si svela scoprendo, ad esempio, che non si è veri membri della setta di Manson se si acquistano i dischi dell'artista non ufficiali, i bootleg, quelli cioè che costano un terzo e non fanno guadagnare niente alla casa discografica e all'artista. Ma i ragazzi di oggi di tutto questo cosa ne sanno? Che li aiuta ad ascoltare la musica che amano ascoltare? Chi insegna loro a valorizzare il testo di una canzone, il senso di una frase, la serietà o gli ammiccamenti che possono nascondersi tra parole anche suggestive di un pezzo trascinante? Spesso l'atteggiamento degli adulti - genitori e non - è piuttosto semplicistico: o se ne infischiano di cosa fanno i ragazzi nella loro stanza, basta che abbassino il volume dello stereo e arrivino puntuali all'ora di cena, oppure, se proprio devono esprimersi, sentenziano che il rock 'n' roll è tutto da condannare, perché fa rumore ed è la musica del diavolo! Toppo facile, ma anche molto stupido: non è tutta satanica e iconoclasta la musica pop, anzi! Spesso e volentieri riesce a trasmettere meglio di qualunque forma espressiva quello che si agita nel cuore dei più giovani: i loro desideri, le loro delusioni, le angosce e le speranze. È inutile fare esempi: da Bob Dylan a Bruce Springsteen, dai Guns 'n Roses a Nirvana e Pearl Jam, la musica rock ha saputo raccontare tanto dei giovani e della loro vita, dei loro rapporti, delle loro piccole o grandi storie quotidiane. Non è azzardo sostenere che da 50 anni a questa parte è questa la vera letteratura delle ultime generazioni. Allora è inutile bollare in modo negativo quel che non si conosce, e che invece i ragazzi adoperano "positivamente" per dirsi le cose. Piuttosto bisognerebbe imparare ad ascoltare le canzoni insieme a loro, perché "vagliare ogni cosa e trattenerne il valore" vale anche per la musica rock.

Soltanto in questo modo è possibile un incontro, la costruzione di un rapporto dentro il quale educarsi: altrimenti c'è solo il distacco, l'incomprensione, la separazione dei mondi. Non sono i Marilyn Manson metallari, pazzi e sanguinanti che ci devono far paura, quanto piuttosto il fatto che due studenti qualunque, nel segreto della loro stanza, anche sulla spinta di cere canzoni ascoltate, potessero meditare massacri e folli crimini; e che i loro genitori, qualche stanza più in là, ne fossero completamente all'oscuro. Cioè che non conoscessero i loro figli per davvero

 
   

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