L'auspicio di monsignor Timothy Verdon
«Artisti e Chiesa ritornino alleati»


(C.U.) Nella sua relazione su «Arte cristiana e mistero dell'uomo» monsignor Timothy Verdon (nella foto), docente alla Facoltà teologica dell'Italia centrale ha cercato di rispondere alla domanda «è possibile un'arte cristiana contemporanea?». E per questo è partito da una premessa: «comunicare nell'arte un sacro non generico, ma specificamente cristiano, è una vocazione paragonabile al sacerdozio». Un'affermazione, ha ricordato, fatta da Paolo Vi e Giovanni Paolo II, ma prima ancora dal cardinal Lercaro. C'è dunque, ha detto monsignor Verdon, un rapporto fra Chiesa e artisti che parte dalle origini cristiane e si è prolungato nel tempo, e che oggi la Chiesa sta riscoprendo, come dimostrano numerosi documenti fra i quali soprattutto la «Lettera agli artisti» del Papa attuale. Questo perché «la Chiesa ha bisogno dell'arte per rendere significativo ed eloquente l'Ineffabile». Non solo: l'arte sacra, ha detto, è intimamente legata alla Liturgia, quindi è estensione nel tempo della Chiesa del progetto del Padre in Cristo: perché nella Liturgia c'è la continua presenza e visibilità di Cristo. Monsignor Verdon ha poi fatto un'importante distinzione fra «santo» e «sacro», basandosi sulla «Santa Cecilia» di Raffaello: «santa è la persona, Cecilia, sacra la cosa, la musica e gli strumenti con i quali la esegue». L'«arte santa» è quindi quella che è posta al servizio della santificazione della persona, direttamente collegata all'atto liturgico nel quale è presente il solo Santo, Cristo; «sacra» è l'arte alla quale la persona dà un significato sacro. Un tempo, ha ricordato monsignor Verdon, queste due dimensioni si sovrapponevano; ora invece sono spesso distanti, e gli artisti non sono sulla «lunghezza d'onda» della tradizione cristiana."È vero infatti che essi appaiono attratti dal sacro, ma la loro ricerca di esso è confusa: come farla confluire con la santità di Colui che è presente nella Liturgia? è possibile cioè un'arte cristiana contemporanea? Secondo monsignor Verdon, è possibile, anche se non è facile. Esempi di arte astratta e non figurativa ci sono stati anche in passato nella Chiesa: e del resto ogni autentica esperienza estetica, ha ricordato recentemente il Papa, può diventare espressione del Santo. Il linguaggio dell'arte contemporanea dunque può essere usato anche nell'arte sacra, perché «il sacro non è solo la storia sacra, ma ciò che esprime la verità dell'uomo». Questo però si scontra con una tradizione che ha sempre preferito la narrazione dell'arte figurativa, e con l'indole necessariamente conservatrice del credente e del clero, che vogliono e devono rimanere legati alla tradizione. Occorre quindi coraggio: bisogna, ha detto monsignor Verdon, «scegliere il bene estetico anche se non si accontentano tutti; e non badare a spese», e poi ci vuole chiarezza: sapere quale messaggio si vuole comunicare, quale Chiesa far vedere». E anche l'arte contemporanea può aprirsi alla pur necessaria dimensione figurativa; così da produrre una nuova «feconda alleanza» fra Chiesa e artisti.

Bologna sette - Avvenire
Martedì 27 novembre 2001

 
   

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