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Il
regista polacco: con le nostre opere abbiamo il dovere di
alimentare la sete dei valori autentici e rifiutare la banalità
«Artisti cristiani, fate un passo avanti»
Zanussi: dobbiamo far sentire la nostra voce nelle lettere e nel
cinema
«Oggi c'è grande sete di spiritualità Tocca a noi indirizzarla»
Mimmo Muolo
Avvenire
..da Catholica - Domenica 17 Marzo 2002
Roma.
L'Europa delle istituzioni comunitarie corre il rischio di
essere svuotata della sua anima cristiana? Secondo Krzysztof
Zanussi non c'è da stupirsi. «È il punto di arrivo di una
evoluzione che è iniziata con la frattura tra fede e cultura -
afferma - E allora se vogliamo salvaguardare il passato del nostro
continente, non possiamo estraniarci dal presente».
Il regista polacco ha appena ultimato il suo ultimo film, Il
supplemento, «la storia di una vocazione contrastata», come
anticipa egli stesso. Ed è in questi giorni a Roma per
partecipare ai lavori della plenaria del Pontificio Consiglio
della Cultura.
Ha seguito il dibattito sulla nuova Costituzione europea?
Sì, certo. E mi piacerebbe incontrare i costituenti europei per
chieder loro di ripensare ai motivi che hanno ispirato la grande
creatività dell'Europa negli ultimi duemila anni. Lo sviluppo di
cui godiamo oggi non è forse conseguenza diretta della
liberazione che si trova nel messaggio cristiano? Perciò, se
vogliamo restare creativi, dobbiamo rimanere legati alle nostre
radici culturali.
Il fatto è che nel campo delle arti, ad esempio, mentre in
passato nascevano i Dante, i Manzoni, i Michelangelo oggi non si
può dire lo stesso.
Ed è per questo che non possiamo restare a guardare. Come
credenti dobbiamo tornare a far sentire la nostra voce anche nella
letteratura, nella musica, nelle arti figurative, nel cinema.
Perché lasciare che scrittori, sceneggiatori, registi, musicisti
e cantanti siano solo di estrazione laica? Il Vangelo può essere
annunciato anche in questo modo.
Insomma, parafrasando Moretti, "Credenti, dite qualcosa di
cristiano".
Di più. "Credenti, create l'attesa perché gli artisti
cristiani possano esprimersi al meglio veicolando con le loro
opere il messaggio di Cristo". Un grande romanzo, un grande
film non possono nascere se non c'è questa attesa, questa fame e
sete di valori. Si finisce per rassegnarsi al banale, al negativo,
alla violenza fine a se stessa, cioè a un divertimento
completamente pagano.
E guardando il panorama attuale, lei coglie qualche segno di
questa attesa?
Sì, sono fiducioso. L'epoca dello scientismo è finita. Il
problema è però che il ritorno dell'elemento spirituale è
spesso di matrice new age, cioè tende a separare etica e
metafisica. Ma i cristiani questo ritorno è anche una chance. Sta
a noi coglierla e inserirvi dentro l'autentico spirito evangelico.
Ha dei suggerimenti da offrire?
Una cura maggiore nella formazione dei giovani talenti che ci sono
anche nelle nostre comunità e che vogliono intraprendere
l'attività artistica e culturale. Oggi, purtroppo, in certi
ambienti, se un giovane si dichiara cattolico, non lavora e il
guaio è che la comunità ecclesiale spesso non fa niente per
sostenerti.
Qual è il contributo di Zanussi a questo tipo di impegno?
Nel mio ultimo film, che sta per uscire in Polonia e spero anche
in Italia, ho volutamente affrontato un tema poco frequentato
nella cinematografia contemporanea, come quello della vocazione.
C'è un giovane che è combattuto tra il desiderio di entrare in
convento e quello di trascorrere l'esistenza nel mondo. Torniamo a
raccontare la vita anche dal nostro punto di vista.
Mimmo Muolo
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