La messa elettronica del sacerdote musicista I MAESTRI Don Luigi, lo spartito di Dio

di Patrizia valduga

Lei è sacerdote, compositore, organizzatore di concerti e committente. Come si diventa tutto questo contemporaneamente? Sono entrato in seminario a 14 anni. Immagini un quattordicenne con pochi amici, chiuso, molto emotivo, amante della musica, che la domenica pomeriggio il padre portava a suonare gli organi nelle chiese del Varesotto. E' la mia educazione. Poi ci si evolve, anche nella vocazione, grazie alla fiducia accordatami da persone e istituzioni.

Suo padre è musicista? E' un musicista che è finito a lavorare in ospedale. E... mi inibisce un po' questo registratore, e il pensiero di apparire su un giornale.

Lei è fra i pochissimi che fanno qualcosa per la musica contemporanea. Perché è così poco seguita? Forse è dagli anni '70 che musica contemporanea è diventato sinonimo di musica inascoltabile. La politica culturale poi è più per il recupero che per la promozione del contemporaneo. Ed è cambiato anche il tipo di fruizione, non si è più abituati ad andare a un concerto considerando la musica come un movimento di conoscenza. Oggi la musica o è rassicurante o corrisponde soltanto a degli stereotipi dei sentimenti. Ma c'è anche una difficoltà oggettiva. Forse la colpa è anche di personaggi come Luigi Nono, che hanno strumentalizzato la musica contemporanea, quando la definivano per esempio "opposizione alla struttura", applicando i concetti marxiani. Penso che oggi ci si debba chiedere a chi ci si rivolge. La musica scritta per se stessa, autoreferenziale, è difficile che possa trovare un pubblico. Anche quella che non è autoreferenziale non ha un gran pubblico. Non è un fenomeno di massa, per fortuna.

Disprezza forse le masse? Non mi appartiene il disprezzo. San Tommaso dice "Quidquid recipitur ad modum recipientis". La forma di conoscenza di ciascuno, e quindi la sua forma di ascolto, sono determinate dalla sua storia, dalla sua educazione e formazione. Mi sembrano sempre più imprecisi i confini tra musica leggera e musica "pesante". Non capisco più niente. E' sulla buona strada. La contaminazione dei generi fa parte della tradizione. Anche Gershwin usa qualcosa di molto leggero per costruire una musica colta. Però non approvo che nelle categorie del mercato discografico, tra i compositori contemporanei, ci sia finito anche Franco Battiato, per esempio.

E' contento della sua attività di organizzatore? Spero di aver mostrato con il mio Laboratorio che all'interno del rito la musica contemporanea può aiutare a sviluppare i registri essenziali della nostra vita: la spiritualità, il mondo degli affetti è espresso meglio e più compiutamente. Credo di essere uscita dalle chiese quando sono entrate le chitarre. Quell'aspetto poetico, quella ricerca del sacro legati alla forma latina del testo, a un certo modo di scandire i suoni, sono stati polverizzati dal Concilio Vaticano II in nome della funzionalità, che è un concetto del design. Non c'è niente di più antifunzionale della vita cristiana e il design in chiesa non ce lo vedo. Lì ci sono le panche che hanno una loro simbologia sacrale. In casa di un miliardario le sentirei fuori luogo.

Wagner diceva: "Credo in Dio, in Mozart, in Beethoven. E lei? Citerei Mauricio Kagel: "Forse non tutti i compositori credono in Dio, ma tutti credono in Bach". Vuole altri due nomi? Monteverdi e Brahms.

E di Milano, dove vive da 8 anni, cosa dice? Forse l'avevo idealizzata: la Mondadori degli anni '50 e 60, Vittorio Sereni, le idee e la passione letteraria che permeavano la città. Oggi non le vedo. E le opportunità che mi immaginavo sono poco realistiche. E' un luogo di merce e di scambio. E via Spiga, quando diffonde l' Aida tra le boutiques, ne è l'emblema. Perfino la musica, qui, può diventare retorica funzionale al mercato.

Ama Sereni? Il lago, i boschi, le strade del confine, quei luoghi mi sono familiari. C'è una nostalgia che fa parte del mio temperamento.

Qual è la strada di Milano che le piace di più? Via Ampère, l'unica che mi sembra europea. Sa cosa vorrei a Milano, in centro, in un bel palazzo storico? Un posto per i barboni, tipo il Million Dollar Hotel di Los Angeles. E un bosco in piazza della Scala: il reticolato fitto degli alberi permetterebbe finalmente alle persone di incontrarsi e di vedersi in faccia.

Il sacerdozio non è privazione di molti piaceri, di una pienezza della vita? Posso dirle che la cosa fondamentale per me è l'incontro con le persone. Che mi piace leggere. In confessionale ho gli interventi di Pasolini sul cinema, quel Meridiano che assomiglia a un breviario, così sembra che stia pregando. Sto cercando di essere vero e sincero con me stesso. E' come se cercassi spazio per me nella lettura, per riflettere sull'agire.

Non le sembra che, per la giustizia nel mondo, sia più utile la politica del sacerdozio? Vorrei nella società civile la costruzione di una giustizia che non dovesse mutuare la propria dignità dal cattolicesimo, che avesse una sua vera identità laica. Il peso economico, e anche quello politico, gravitano ancora troppo sull'organizzazione cui appartengo, che rischia di smarrire il suo rapporto alternativo con tutti quei valori che dice di negare. Questo mi crea dei problemi.

Con che cosa ci sorprenderà la sua passione musicale adesso? Il 25 maggio al Dal Verme faccio la "Messa elettronica". E' il mio progetto più ambizioso e più bello: tre anni di laboratorio con quattro compositori Tadini, BaboniSchilingi, Giuliano e Melchiorre che risucchieranno le parole della messa e le rielaboreranno in suoni attraverso il live elettronico.

Bene. Non ho più domande. Per fortuna. Guardi questi occhiali: sono dei vecchi Persol. Vede la cerniera sulla stanghetta? Ce n'è che ne hanno anche tre, di cerniere. Non riesco a trovarli. Mi piacerebbe saper scrivere un romanzo, sugli occhiali. Sono importanti, ti cambiano la faccia.

Don Luigi Garbini (1967) è stato ordinato sacerdote a Milano nel 1994 dal cardinale Martini. E' incaricato diocesano per i concerti nelle chiese e dal 1999 dirige il LmcsL (laboratorio di musica contemporanea al servizio della liturgia), che ha coinvolto più di venti compositori, tra cui Petrassi, Donatoni, Pennisi e Pablo.
La casa discografica "Stradivarius" ha prodotto un disco del LmcsL nel 2000 e ne ha in preparazione un secondo per il settembre prossimo

 

 

   

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