Avvenire  da Catholica -

 Martedi 09 Aprile 2002 

TRAPANI Il giovane è stato ordinato domenica in duomo. «La Chiesa? Per me
era roba vecchia, al massimo ci andavo per suonare»
Don Fabiano, dal pianobar all'altare

Una sola passione: la musica. Ma un giorno a Trapani venne il Papa...

di Lilli Genco 

TRAPANI. Chi lo ha conosciuto fino a pochi anni fa non riesce ancora a credere che quel ragazzo cresciuto nei vicoli del centro storico di Trapani a pane e musica oggi sia un prete. Domenica sera, durante il rito di ordinazione di Fabiano Castiglione nella cattedrale San Lorenzo però c'erano tutti: i ragazzi del quartiere, i  colleghi di conservatorio, gli Azimut, il gruppo musicale di cui è stato per anni voce solista nei locali e nei pianobar della città. Lui, 33 anni, si schermisce e ripete: la vocazione «è stata una chiamata avvenuta  nell'ordinario della vita quotidiana, a poco a poco, senza cadute da cavallo», anche se «certo, di Chiesa non ne volevo sapere niente, mi sembrava qualcosa di ammuffito, al massimo ci andavo ogni tanto per suonare». Fino a sette anni fa il suo unico pallino era la musica. Dopo il diploma di conservatorio aveva rinunciato a un posto in banca per seguire il suo sogno: diventare un concertista e girare il mondo. Le pareti della sua stanza sono tappezzate di attestati di partecipazione a corsi di alto perfezionamento, diplomi, premi e foto che lo ritraggono al seguito di cantanti lirici, nei concerti, perfino una col Mago Zurlì. Fabiano infatti è stato il primo siciliano a partecipare nel '72 allo Zecchino D'Oro. «Sono stato sempre curioso, appassionato, inquieto. Passavo da un'esperienza all'altra: la mia passione era Chopin, studiavo filosofia per conoscere il pensiero dei grandi, ma la sera mi scatenavo in pub e locali con il mio gruppo. Dio era una realtà come tante altre». Poi nel 1993 è grazie alla sua passione per la musica che viene coinvolto nel coro per la visita del Papa a Trapani.«Dio mi aspettava dietro l'angolo... In quei giorni ho scoperto una Chiesa viva in cui i giovani erano protagonisti. Quando ho visto il Papa avvicinarsi ai malati mi è balenato nella mente che servire la Chiesa doveva essere bellissimo. Subito dopo sono partito per Assisi per cercare di capire cosa mi stava succedendo. Sentivo il desiderio di donarmi agli altri: ma un frate mi disse che amare genericamente tutti voleva dire non amare nessuno. Ho capito che dovevo andare in profondità. Ed è iniziato il mio cammino vocazionale».
Un cammino durato un paio d'anni «Mi sono chiesto: se non io, chi per me?  Anche se era difficile tagliare i ponti con i miei interessi, i miei studi e con mia madre che - vedova da vent'anni - viveva solo per me. Quando le dissi che volevo entrare in seminario, tutta la notte sentii il suo pianto sordo e per un mese mi tolse la parola. Ma ero deciso, felice, senza rimpianti, anche quando - proprio il giorno prima dell'ammissione agli ordini - ho ricevuto il telegramma con la nomina di docente al conservatorio. Mi è sembrato che Dio mi chiedesse ancora un sì libero e incondizionato». Accarezza la tastiera della suo Schimmel a coda nero: «Prima suonavo per esprimere solo qualcosa di mio, ora nella Chiesa, non sono più un solista».

 

 

   

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