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SEMPLICE FOLKLORE RELIGIOSO
di
Paolo Castellina
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Tecniche pubblicitarie…
I pubblicitari, tecnici e specialisti della pubblicità,
conoscono e cercano di utilizzare le migliori tecniche,
tecniche sempre più raffinate, per imprimere nella mente
della gente il nome dei prodotti che vogliono vendere e
spingerla così all'acquisto. Essi sanno che per raggiungere
la mente, la strada maestra è quella del cuore, dei
sentimenti, delle impressioni sensoriali, dell'umorismo... Per
vendere un prodotto, infatti, ben poco effetto avrebbe
un'erudita esposizione di quanto un prodotto sia valido,
importante, utile, sano e genuino (ammesso che lo sia
veramente). Il mondo della pubblicità, infatti, non è quello
della ragione, ma delle impressioni sensoriali!
A volte basta utilizzare un simbolo grafico o un disegno
azzeccato, che questo ti rimane impresso nella coscienza in
modo indelebile. La più grande trovata della ditta Microsoft
di Bill Gates, per poter vendere il sistema operativo
Windows95 era stata quella di identificare questo marchio con
un luminoso cielo blu con gradevoli nuvole bianche, tanto che
ogni qual volta
uno vede un cielo blu con nuvole, subito il pensiero vada alla
ditta Microsoft. Vi assicuro che funziona! Una volta guardare
il cielo doveva far sovvenire la maestà e la grandezza di
Dio. Oggi vogliono che, guardando il cielo, noi si pensi a …Bill
Gates, che, in effetti, pare che abbia una qualche aspirazione
a diventare Dio!
A volte basta un "jingle", una filastrocca che,
gradevole e ripetuta abbastanza spesso, "ti si appiccica
alla mente", e quando vedi il nome del prodotto che la
filastrocca canta e che tu stesso ti ritrovi a canticchiare,
ecco che vieni spinto ad acquistare proprio quello. Certe
filastrocche pubblicitarie sono state fatte così bene che
ancora te le ricordi a distanza di anni, anche quando magari
quel prodotto nemmeno esiste più!
Dio e …gli audiovisivi
Iddio conosce il potere che le immagini possono avere sulla
mente umana, per questo il secondo comandamento proibisce,
nell'ambito del culto, ogni rappresentazione pittorica e
scultorea. Egli sa come tutto questo possa ben presto condurci
all'idolatria. La stessa cosa vale per la danza. Il Nuovo
Testamento non prescrive e non ne abbiamo esempio alcuno,
dell'uso della danza nel culto (anche se in certe culture lo
si vorrebbe fare e lo si fa, pure nell'ambito cristiano).
Iddio sa che la danza, per la sua fisicità, potrebbe avere
implicazioni e "effetti collaterali" pericolosi alla
necessaria purezza del culto che a Dio è dovuto. Oltre al
battesimo ed alla Cena del Signore, Iddio non prescrive altri
simboli da usarsi nel culto. Se è così ci sarà un buon
motivo e noi non vorremmo considerarci più saggi di Dio
ritenendo "più vantaggioso" usare ciò che Dio non
ha ritenuto dovesse essere usato.
Iddio, però, ha ritenuto importante che noi, nel culto che a
Lui è dovuto, usassimo il mezzo della musica e del canto, un
canto il cui contenuto fosse la Parola ispirata di Dio, in
particolare, quella dei Salmi.
Leggiamo così un testo biblico, tratto dalla lettera
dell'apostolo Paolo ai Colossesi, capitolo tre, attraverso il
quale Iddio ci vuole insegnare, a questo riguardo, qualcosa di
importante.
"Vestitevi dunque come eletti di Dio santi e diletti, di
viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di
mansuetudine e di pazienza, sopportandovi gli uni gli altri e
perdonandovi, se uno ha qualche lamentela contro un altro, e
come Cristo vi ha perdonato, così fate pure voi. E sopra
tutte queste cose, rivestitevi dell'amore, che è il vincolo
della perfezione. E la pace di Dio, alla quale siete stati
chiamati in un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate
riconoscenti. La parola di Cristo abiti in voi copiosamente,
in ogni sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri
con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei
vostri cuori al Signore. E qualunque cosa facciate, in parola
o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù,
rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui" (Cl.
3:12-17).
Il contesto del brano
In questo testo ci troviamo di fronte ad esortazioni
dell'apostolo Paolo in cui egli mette in evidenza diverse
cose:
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1)
Il cristiano è una persona che è stata scelta e chiamata
dall'amore di Dio ad appartenergli in modo speciale.
Apparteniamo a Dio ed è nostra gioia, privilegio, dovere e
responsabilità quello di riflettere in noi stessi le virtù,
le caratteristiche che Dio ci ha rivelato di Sé stesso, in
modo particolare in Cristo.
2) L'immagine che l'apostolo usa è quella dell'abito che
dobbiamo portare. Questo "abito" è fatto del
seguente "materiale": Sentimenti di misericordia e
simpatia, benignità, umiltà, mansuetudine, pazienza,
tolleranza, disposizione al perdono. Tutti questi sono
aspetti, manifestazioni, della grazia dominante, cioè
l'amore, "vincolo della perfezione". Inoltre la pace
di Dio deve regnare nel nostro cuore, così pure come la
riconoscenza.
3) Come nascono in noi queste virtù? Certamente dall'opera
rigeneratrice dello Spirito Santo che ci converte e ci
rigenera, infondendo in noi vita spirituale, aprendoci la
mente, rinnovando in noi volontà e facoltà, affinché noi
ubbidiamo di tutto cuore ai Suoi comandi. Tutto questo però
Iddio lo opera attraverso dei mezzi quali: la Parola di Dio, i
sacramenti, il governo della Chiesa e la preghiera. Si, la
Parola di Dio è lo strumento principe dell'opera che Dio
compie quando applica ai Suoi eletti la redenzione che è in
Cristo Gesù.
4) La Parola di Dio, però, non è limitata alla "fase
iniziale" della conversione. Essa ispira e sostiene
l'intera vita del credente per far nascere, consolidare e
crescere in lui le virtù di Cristo. Essa, infatti, in tutta
la sua ricchezza, deve abitare, dimorare, essere sempre
presente, in noi con abbondanza, copiosamente, per poter avere
autentica sapienza ed
essere in grado noi stessi di istruire e di esortare gli
altri.
5) Uno dei modi in cui si può essere "impregnati"
della sapienza della Parola di Cristo, oltre alla quotidiana
lettura e meditazione della Parola di Dio scritta, è quello
di cantare salmi, inni e cantici che esprimano la verità
rivelata, testi ispirati in grado di "parlare al
cuore". Dobbiamo cantare di tutto cuore e con
gratitudine, volentieri e con riconoscenza,
"con grazia" (o "sotto l'impulso della
grazia") cioè consapevoli della grazia di Dio che ci è
stata fatta.
Ecco allora così che la Parola di Dio letta, meditata, ed
anche cantata, sia un mezzo per condizionare, influenzare, noi
stessi egli altri a pensare, parlare ed agire, nello spirito
di Cristo. Il canto, quindi, come condizionamento della mente
e del cuore, come "mezzo pubblicitario", autorizzato
e comandato da Dio, per conformare la nostra vita alla Sua
volontà!
Condizionati da che cosa?
Vediamo ora meglio, più da vicino il versetto che dice:
"La parola di Cristo abiti in voi copiosamente, in ogni
sapienza, istruendovi ed esortandovi gli uni gli altri con
salmi, inni e cantici spirituali, cantando con grazia nei
vostri cuori al Signore".
Equivalenza Spirito - Parola. Vorrei confrontare questo testo
con il brano strettamente ad esso connesso di Efesini 5:18,19,
in cui è scritto: "Non vi inebriate di vino, nel quale
vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito, parlandovi
gli uni gli altri con salmi inni e cantici spirituali,
cantando e lodando col vostro cuore il Signore".
C'è uno stretto parallelo fra "La parola di Cristo abiti
in voi copiosamente" e "siate ripieni di
Spirito". Proprio per questo siamo portati a concluderne
che "essere ripieni di Spirito" e la copiosa
presenza in noi della Parola di Cristo, siano funzionalmente
equivalenti.
L'esigenza che la Parola di Dio dimori in noi abbondantemente
non è una qualche verità specializzata o ristretta,
accordata, nella comunità cristiana, ad alcune persone
soltanto, perché tutto ciò che Cristo ci ha comandato deve
essere fedelmente creduto ed ubbidito da ogni cristiano degno
di questo nome.
Lo Spirito Santo opera sempre, dall'inizio della conversione
di una persona, lungo tutta la sua vita, attraverso la Parola
di Dio rivelata, tanto che si può dire che più un cristiano
si nutre della Parola di Dio lasciando che essa determini la
sua esistenza, più potrà dire di essere ripieno di Spirito
Santo. Qualcuno magari dirà: "io non voglio lasciarmi
condizionare "troppo" da questa Parola, non voglio
diventare un "fanatico" e fissarmi troppo sulla
Bibbia, io voglio essere padrone di me stesso, libero di
ricevere ciò che è buono anche da altre fonti".
Il problema è che, oggi più che mai, nella nostra società,
noi non siamo veramente liberi. Se noi non ci lasciamo
condizionare e determinare dalla Parola di Cristo che, secondo
le Sue stesse parola, ci dona autentica libertà, saranno
"altri spiriti", altre idee, altre
"canzoni" che ci condizioneranno con "i loro
motivetti", che ci rimarranno impressi portandoci (per
altro molto abilmente) a "canticchiarli" anche noi,
e quindi a pensare e ad agire secondo criteri molto diversi da
quelli di Cristo.
Cercare parole diverse da questa Parola, ora resa Scrittura
per il Suo popolo, significa cercare ed accogliere nella
nostra vita spiriti diversi dallo Spirito Santo. Che cos'è
che oggi noi "assorbiamo" maggiormente, anche fra
coloro che professano la fede cristiana? Che cos'è che
determina e condiziona i nostri pensieri ed i nostri
comportamenti? La verità di Dio in Cristo, oppure le idee di
questo mondo? Le canzonette profane e ostili ai criteri morali
che Dio ha stabilito per la nostra vita, oppure ciò che è
santo e pulito? Le cultura priva di Dio e ribelle a Lui, le
idee devianti ed estranee a ciò che Dio ha rivelato nella
Scrittura? I "valori" delle telenovelas e delle soap
opera, oppure quelli di Dio? L'immoralità che
traspare dalle riviste popolari, femminili o maschili che
siano, oppure la rettitudine che la Bibbia insegna? Certo,
bisogna interessarci a questo mondo, alla sua cultura in tutte
le sue espressioni, ma sempre in modo critico verificando
l'affidabilità e la verità di ciò che udiamo con il metro
della Parola di Dio, parola che dobbiamo ben conoscere in
tutte le
sue implicazioni per la nostra vita. La triste verità è che
tanti che pur si professano cristiani, lo sono solo di nome,
perché pensano, parlano ed agiscono non come Cristo insegna,
ma come hanno appreso dai moderni mass media dai quali si sono
lasciati acriticamente condizionare. Esempio tipico è il
martellamento di musica a cui molti giovani si sottopongono
praticamente in modo costante. Che cosa può venire fuori di
buono da tutto questo? Ci sorprendiamo poi se i loro valori
siano antitetici a quelli di Cristo e fondamentalmente ostili
a Lui?
Qual è la percentuale di "esposizione" che noi e i
nostri figli abbiamo alla Parola di Dio, nel corso di una
tipica settimana, rispetto al tempo in cui siamo esposti a ben
altre influenze? Nessuno si faccia illusioni pensando di
essere libero, perché oggi più che mai siamo schiavi delle
"canzoni" di questo mondo che ci
"instillano" 16 ore al giorno, salvo poi a
sentircele ancora risuonare in testa mentre dormiamo la notte
per le restanti 8 ore. Magari saranno anche "belle
canzoni" ma …che cosa c'è sotto? …e non sto parlando
solo di musica!
Quando Dio ci comanda: " La parola di Cristo abiti in voi
copiosamente", sa che cosa ci sta dicendo, e se lo dice,
è soprattutto per il nostro bene? Oseremmo affermare il
contrario?
Diverse espressioni di canto
…e uno dei mezzi con i quali ci dobbiamo lasciare
condizionare dalla Parola di Dio è attraverso il canto della
verità rivelata, i canti che onorano Dio, le cui parole sono
le espressioni ispirate della Bibbia, canzoni che cantiamo
come espressione di lode e di riconoscenza verso di Lui.
Infatti non sarà mai una melodia agli orecchi di Dio ciò che
non è cantato di tutto cuore e sospinto dalla grazia di Dio
in noi. Quante volte si sente cantare in Chiesa in modo
strascicato, non solo senza sentimento, ma senza neanche
comprendere ciò che stiamo cantando! Non è questione di
essere stonati o non saper cantare. Una stonatura fatta di
tutto cuore è meglio di un "Pavarotti" che canta in
modo ipocrita!
L'importanza del canto nel culto della Chiesa delle origini è
illustrato in una lettera scritta dallo storico Plinio
all'imperatore Traiano nell'anno 112 circa. Plinio, storico
pagano, riferisce che i cristiani della sua provincia si
raccoglievano regolarmente in un giorno fissato prima
dell'alba per cantare, per antifone, "un inno a Cristo
come a un Dio". L'antifona, dal greco "che suona in
risposta" è l'alternarsi di due voci o di due gruppi di
strumenti. È il sistema per il quale il celebrante canta una
strofa del Salmo e la comunità canta la seconda strofa come
risposta, e così via, oppure lo stesso salmo cantato da due
gruppi della comunità riunita.
Quando Paolo dice: "istruendovi ed esortandovi gli uni
gli altri con salmi, inni e cantici spirituali, cantando con
grazia nei vostri cuori al Signore" non è chiara la
differenza fra salmi, inni, e cantici spirituali. Di che cosa
si tratta?
"Salmi" può indicare il fatto che la Chiesa
cristiana praticasse l'usanza israelita di cantare i Salmi
della Bibbia. La cosa è evidente anche dalla storia della
Chiesa. I cristiani di ogni tipo hanno sempre cantato i Salmi
della Bibbia. Solo noi, fra le altre cose che stiamo perdendo,
a nostro danno, preferiamo "altre canzoni". Eppure i
Salmi ci sono stati dati da Dio
come il nostro libro di canto per eccellenza. Canzoni ispirate
da Dio! Che ci potrebbe essere di meglio? Come impallidiscono
davanti ad essi i nostri cantici religiosi, magari belli, ma
certo non dotati del marchio dell'ispirazione. A volte i
nostri canti religiosi portano in sé una teologia discutibile
e persino eresie!
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Gli "inni" erano probabilmente simili agli esempi di
lode cristiana che sembrano essere stati incorporati nel Nuovo
Testamento (ad es. Ef. 5:14; 1 Ti. 3:16), e certamente questi
pure Iddio li aveva ispirati e desidera che noi li utilizziamo
preferendoli ad altre parole. Oltre ai Salmi, mi sembra
evidente che Dio vuole che noi cantiamo le parole più
vibranti, ed a questo adatte, del resto delle Scritture.
"Cantiamo la Bibbia", porta per titolo una raccolta
di canti cristiani. È assolutamente corretto e certamente da
preferirsi ad altre composizioni.
I "cantici spirituali" vengono così designati per
mostrare la fonte della loro ispirazione: quanto spesso degli
autori cristiani hanno composto dei canti per esprimere la
loro fede, il loro amore per Dio, la loro lode e la loro
adorazione per la meravigliosa grazia di cui sono stati fatti
oggetto da Dio. …e possono essere spirituali solo quando
esprimono esperienze
autentiche e riflettono fedelmente ciò che la Scrittura
afferma. In ogni caso l'aggettivo "spirituali" può
essere attribuito a tutt'e tre: Salmi, inni e cantici. Se è
così, la ricchezza del culto delle chiese delle origini era
attribuito tutto all'impulso dello Spirito Santo. Paolo
insiste sul fatto che tale lode dovrebbe ascendere a Dio da
cuori riconoscenti, perché il vero culto esige sempre la
risposta dell'intero nostro essere.
L'opera redentrice di Cristo ha sempre causato una grande
effusione, da parte del Suo popolo, di inni di lode, spesso
adattati alle canzoni dell'Antico Testamento (1). Lo stesso
Paolo usava la musica nel suo culto personale (At. 16:25), ed
è stato lungamente osservato come le sue lettere contengano
porzioni dei primi inni cristiani (2). Anche gli scritti di
Pietro e Giovanni pare contengano canti di lode (3). I
"cantici nuovi" dell'Apocalisse sono essi stessi
evidenza di quanto vibrante fosse il culto della Chiesa delle
origini (4).
Conclusione
Noi cantiamo con gioia e riconoscenza, quindi, la Parola di
Dio come è stata messa in musica nel corso dei secoli, e come
ha suscitato la risposta spontanea di lode e di adorazione di
tanti e tanti credenti che ci hanno lasciato le loro
composizioni memorabili. Il canto fa parte integrante del
culto che Dio ha stabilito, e, da parte nostra, dovremmo
renderlo sempre più ricco e significativo. Sarà
significativo quando non solo sarà espressione autentica di
fede e di adorazione, ma soprattutto quando rifletterà la
Parola di Dio. Esso è infatti uno degli strumenti che Iddio
ci ha donato affinché si radichi in noi la verità rivelata,
autentico "mezzo pubblicitario" nelle mani di Dio.
…e non c'è nulla di male nella
pubblicità, anima del commercio, quando è veritiera e non
manipolativa. Che il Signore dunque ci benedica, quando noi
canteremo la Sua Parola, perché anche così Egli vuole
toccare il nostro cuore con il Suo tocco di guarigione.
(Paolo Castellina, venerdì 12 marzo 1999. Tutte le citazioni
bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla
versione Nuova Diodati, ediz. La Buona Novella, Brindisi,
1991).
(1) Es. Luca 1:46-53; 67-79; 2:14; 29-32.
(2) Ef. 5:14; Fl. 2:6-11; Cl. 1:15-20; 1 Ti. 3:16.
(3) 1 Pi. 1:18-21; 2:21-25; 3:18-22.
(4) Ap. 4:8,11; 5:9,10,12,13; 7:10m12; 11:15,17,18; 12:10-12;
15:3,4; 19:1-8; 21:3,4.
Paolo Castellina
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