| |
|
TONY BUNGARO
TORNO AL
FESTIVAL GRAZIE A DIO
di Matteo
Mignolli
Il Gazzettino
Padova
NOSTRO SERVIZIO
Bungaro
, vero nome Antonio Calò, originario della Puglia, si appresta a
vivere la sua ennesima esperienza sanremese. Sfogliando infatti i
polverosi archivi del festival di Sanremo, si scopre una sua prima
partecipazione nel lontano 1988, quando cantando "Sarà
Forte" conquistò una speciale menzione della critica.
Ottenne lo stesso premio altre due volte in veste di autore nel
1998 con il brano "Senza Confini", interpretato dal duo
Eramo e Passavanti, e l'anno scorso con "Lividi e
Fiori", cantata dalla vicentina Patrizia Laquidara.
La sua partecipazione a Sanremo arriva in un momento particolare
della sua vita e in un periodo favorevole della musica italiana
verso un certo di tipo di discografia d'autore. «Più che di un
ritorno, personalmente sto vivendo il mio rientro al Festival come
la più ovvia e naturale delle esperienze - esordisce Bungaro - A
trentanove anni non partecipi per dimostrare chi sei o quanto
vali, quello che ti interessa di più è emozionare e trasmettere
al pubblico il bello di una vita passata nella musica».
Dopo Sanremo di fine anni Ottanta si sono perse le sue tracce,
a cosa si è dedicato?
«Negli ultimi dieci anni ho lavorato trasversalmente dalla musica
leggera al teatro e ho anche passato molto tempo dietro le quinte
dedicandomi all'attività didattica e scoprendo
diversi giovani talenti. Da qualche mese è uscito il mio nuovo
singolo "Occhi belli", canzone dei titoli di coda di
"Io no", il film di Ricky Tognazzi e Simona Izzo, e ora
ho voglia di comunicare ancora con il pubblico per raccontare
questi bellissimi anni passati dietro le quinte».
Il brano con
cui si presenterà a Sanremo si intitola "Guardastelle":
qualche riferimento autobiografico? «È un brano dedicato a
tutti quelli che non smettono mai di sognare e in questo senso io
mi ritengo uno di loro, smettere vorrebbe dire morire. Nel testo
una frase famosa invoca "una libera preghiera per una pace da
inventare", che io interpreto come un grido corale di
speranza da parte di tutti gli uomini per un'unica pace nella
vita, oltre le differenze di razza e di religione».
Si è occupato
spesso in passato di musica cristiana, collaborando con
l'associazione "Spirit in Dance" di Padova e come
presidente di giuria in altri festival di ispirazione cristiana.
Perché questo impegno?
«In ognuno di noi c'è una grande forza che ti fa vedere le cose
con un occhio più trasparente e sincero rispetto alla realtà che
ti circonda. Questa forza per me è Dio, lui mi ha dato la fortuna
di cantare bene e io ho cercato di utilizzare questo meraviglioso
e naturale strumento tirando fuori la parte migliore di me stesso
e di tanti altri giovani».

|