| |
|
VIAGGIO
FLASH NEL MONDO DEL ROCK
di Fabio
Pasqualetti -
Università
Pontificia Salesiana di Roma da un articolo apparso su
"Note di Pastorale Giovanile" Gennaio 2002
Eccoci di nuovo
in cammino alla ricerca di punti di riferimento per comprendere la
costellazione musica-giovani. La musica può essere a ragione
considerata come una grande narratrice della vita dei giovani.
Dietro i suoi messaggi e la sua ambiguità, si celano come codici
le loro esperienze, delusioni, speranze, angosce, amori,
illusioni, insomma la loro persona e personalità. In questo
articolo vorremmo ripercorrere ciò che accadde dagli anni '50 ad
oggi sulla scena musicale. E' evidente che sarà un viaggio
incompleto, impreciso e fatto a colpi di flash. La speranza,
nonostante tutti questi limiti, è quella di far intravedere la
trama, spesso aggrovigliata, della galassia giovani-musica
cercando di indicare alcuni punti chiave di lettura.
Gli anni Cinquanta
Diversi studiosi di musica rock concordano nel riconoscere come
data significativa da cui partire per raccontate la storia del
rock il 1954. In quell'anno uscì il disco singolo Rock around the
clock di Bili Haley. Una sola canzone però non da ragione di
quello che sarebbe successo nel mondo giovanile e musicale di
quegli anni.
L'America era uscita dalla Seconda Guerra Mondiale indenne e
godeva di uno sviluppo economico notevole. In questa situazione
economica un molo da protagonisti l'ebbero i giovani che proprio
in quegli anni costituivano una fetta privilegiata del marketing:
il mondo giovanile diventava importante per l'industria. Erano
anche gli anni dei proibizionismo e del "maccaritismo",
la caccia alle streghe "comuniste". In questo clima, i
giovani erano da una parte sollecitati al consumo e al
divertimento, dall'altra sottoposti ad un'educazione formale,
rigida, tradizionale e puritana.
Quando il rock'n'roll comparve sulla scena trovò quindi una
gioventù con molti soldi in tasca, con tanta voglia di divertirsi
e stufa delle solite cose che il mondo adulto gli imponeva
attraverso la famiglia e la scuola.
La figura mito che sintetizzò questo periodo fu Elvis Presley. Da
povero ragazzo, ignorante e un po' naif, diventò in poco tempo
stella e genio della scena musicale giovanile. Con Elvis la musica
non fu più solamente ascoltata ma anche vista (in USA la
televisione era giù molto diffusa). In quegli anni diventa
importante lo stile di vestire e comportarsi: il suo taglio di
capelli, le sue giacche, gli stivaletti, ma soprattutto il suo
modo di muovere il corpo, la bocca, gli occhi, il suo modo di
cantate trasformarono la sua musica in evento.
Oggi possiamo dire che la sua era una performance multimediale.
Bianco, ribelle, spudorato, critico, rappresenta la miscela
esplosiva che venne sintetizzata con l'espressione "sesso,
droga e rock'n'roll" e che l'America puritana stigmatizzò
come la "musica del diavolo", ovvero la musica rock. La
risposta entusiasta dei giovani a quel tipo di musica che li
faceva dimenare e che sapeva troppo di musica nera, spaventò il
mondo adulto. L'America della tradizione insorse e anestetizzò il
fenomeno Presley. Nel 1958 gli fece fare il servizio militare.
Elvis rinunciò ad ogni privilegio diventando così anche lui un
patriota. Al suo ritorno l'industria discografica si era
attrezzata e in grado di controllare il rock'n'roll. Molti,
infatti, considerano il '58 come la fine del rock'n'roll.
L'Italia invece, non solo usciva dal dopoguerra, ma passava da una
condizione rurale a quella industriale. Il simbolo di questo
passaggio fu l'automobile di massa.
Di fronte alla musica che arriva dall'America e dall'Inghilterra,
l'Italia rispose a modo suo, suggestionata da una parte dalle
ballate folk di Dylan che parlavano di pace e libertà, e
dall'altra dal più spensierato beat inglese. Si moltiplicarono i
gruppi musicali che inizialmente suonano quasi tutti cover (pezzi
stranieri rifatti). Ciò che è importante notare è che al
nascere di questi gruppi c'era già anche un pubblico pronto ad
identificarsi.
Punti chiave
I tratti salienti
di questo periodo si possono sintetizzare con: nascita sociale dei
giovani immediatamente avvertita dal mondo dell'industria come
territorio di marketíng; sviluppo da parte dei giovani di un modo
di essere ed esprimersi che tenderà sempre più a contrapporsi al
mondo adulto; l'uso della musica come linguaggio di
identificazione e come spazio di esplorazione di territori tabù.
Il rock'n'roll era la musica che parlava direttamente al corpo
mettendone in evidenza la sensualità e la sessualità.
L'ostentazione corporea attraverso il ballo metteva in crisi lo
zoccolo duro della tradizione religiosa e culturale americana e in
seguito anche quella europea, L'America bianca vedeva inoltre la
minaccia dell'avanzamento della "negritudine" Il clima
dominante era quello del divertimento, del sogno di una vita
diversa da quella degli adulti. Il film che forse meglio di tanti
altri rappresenta la generazione americana degli anni '50 è
"The wild one" (il selvaggio) di Laszlo Benedeck.
Marlon Brando, attore principale, divenne un simbolo per un
universo di giovani senza ideali e "senza causa".
Le dimensioni della corporeità, della sessualità e del
divertimento saranno costanti che accompagneranno sempre la musica
rock assumendo di volta in volta connotazioni diverse. Mentre gli
anni '50 erano dominati da una voglia edonistica e di svago, la
scena degli anni '60, pur mantenendo la voglia di esprimersi
attraverso una musica totalizzante, assumerà un impegno più
idealistico e politico.
Gli anni Sessanta
Questi anni si caratterizzano per il rifiuto della guerra in
Vietnam anche attraverso gesti simbolici come quello di David
Miller che nel 1965 bruciò per protesta la sua cartolina di
richiamo alle armi. Questo gesto fu imitato da migliaia di
giovani. Furono anche gli anni delle religioni orientali e della
ricerca di una vita alternativa. Tutto sommato il rock'n'roll
aveva scioccato il perbenismo del ceto medio americano, ma non
aveva messo in discussione l'establishment. La novità della
cultura hippy di questi anni, quindi, è che per la prima volta si
mise in discussione il sistema di consumo capitalistico. Il look
da straccione che divenne presto una moda era all'inizio una presa
di posizione radicale. La vita semplice, povera, il vivere in
comune in una sorta di radicalismo sociale al di fuori delle
metropoli, si poneva come alternativa al modello dominante.
I giovani seguivano da una parte le visioni pacifiste di Martin
Luther King e dall'altra i sogni di rivoluzione di Malcolm X.
Nasceva il Free Speech Movement di Mario Savio e il Black Power di
Stokeley Carmichael. Tra i giovani circolavano le poesie di
Ginsberg e Ferlinghetti, i sogni ribelli di Rubin e Hoffman, il
mito dell'"on the road" di Kerouac. Tuttavia, è a San
Francisco che si svilupparono le tematiche rivoluzionarie del
movimento giovanile: la vita comune, l'idealismo di una vita
semplice e pacifica sganciata dalle regole del mercato economico,
la ricerca di nuove percezioni attraverso l'uso di droghe.
I gruppi musicali divennero presto dei laboratori di
sperimentazione di questi nuovi ideali. In quegli anni iniziò
l'uso della droga come un mezzo di conoscenza, di espansione dei
normali confini psichici. Questo sogno-illusione non durò a lungo
e molto presto emersero i segni evidenti della tossicodipendenza.
La musica assorbì tutte le istanze della comunità giovanile e
venne denominata psichedelica, proprio per questa sua connessione
con l'uso della droga (LSD). L'enfasi era sulla sperimentazione.
Si privilegiò l'album anziché il 45 giri proprio perché più
adatto ad esprimere e contenere le interminabili improvvisazioni.
La musica in quegli anni era un infuso di atmosfere, tappeti
sonori creati con le prime tastiere elettroniche, generatori di
eco, chitarre filtrate, il tutto per riprodurre l'esperienza
cerebrale che si aveva usando le droghe. La psichedelia permeava
anche il mondo delle arti decorative e visuali, e rappresenta
ancora oggi un'icona della subcultura hippy.
Si può dire che con la psichedelia si diede avvio a ciò che poi
prese il nome di rock. Dove rock, più che identificare un genere
preciso, indica un'attitudine verso la musica, un tentativo di
inventare nuove forme musicali e creative. Non era più rock'n'roll,
non più beat, non più folk, ma qualcosa di nuovo: era musica
rock.
La West Coast aveva come massimi esponenti i Jefferson Ariplane e
The Greateful Dead. In Inghilterra questa tendenza musicale
era legata alla scena londinese degli anni '60, dove gli artisti
di maggior spicco erano Jimi Hendrix e Cream; si fuse inoltre in
quello che sarà il rock progressive, un tipico fenomeno europeo
al quale si legano i nomi di King Crimson, Gentle Giant, Van
Der Graaf Generator, Pink Floyd, Yes, ELP, e gli italiani Banco
del Mutuo Soccorso, PFM, New Trolls, il primo Battiato, Le Orme,
Il Rovescio della Medaglia, The Trip.
Altre due figure di importanza eccezionale cavalcano in quegli
anni la scena californiana, diventando punto di riferimento per le
generazioni successive. Una, mitica, Jim Morrison, grande sciamano
della ritualità perversa e incontenibile: con il suo gruppo i
Doors il concerto diventa un evento dove si mescola pathos,
tragedia, lirismo e tribalità. L'altra figura, geniale e
sarcastica, è quella di Frank Zappa (italo-greco-califomiano):
alchimista dei generi più svariati, sofisticato, dissacrante,
sperimentatore - da un punto di vista musicale - non
classificabile. Non gradito al sistema, Zappa ha sempre lavorato
con massima serietà, ma anche con estrema libertà e rimane un
punto di riferimento per chi vuole far musica non banale.
Tra il 1963 e il 1969 si consumarono pagine di speranza, di lotta,
di sogni che trovarono nel concerto di Woodstock l'icona degli
anni Sessanta. Non fu l'unico raduno musicale giovanile, ma fu
sicuramente quello che diventò il paradigma e il mito di tutti i
raduni musicali.
Fu anche un grande incontro di musicisti Joan Baez, Tim Hardin,
Grateful Dead, Canned Heat, Jefferson Airplane, Jeff Beck, Joe
Cocker, Arlo Guthrie, Contry Joe McDonald, Ravi Shankar, Richie
Havens, Sly & The Family Stone, Crosby, Stills, Nash &
Young, Incredible String Band, Santana, Credence Clearwater, The
Who, Revival Mountain, The Band, Bert Bomer, Ten Years After, Jimi
Hendrix. Sha Na Na, Janis Joplin, John Sebastian, Wavy Gravy,
Melaine, Keef Hartley, Blood Sweat & Tears, Butterfiled Blues
Band, Johnny Winter.
Woodstock, rimane nel bene e nel male, il simbolo del mega-raduno
giovanile. Nel 1994 si tentò di ripetere il grande evento, ma
ormai i tempi erano troppo cambiati. Il risultato fu quello, sì,
di un grande raduno, molto cosmopolita, ma anche molto più
distratto e superficiale, volto più al divertimento che
all'ascolto o all'impegno sociale e politico.
Nell'Italia degli anni '60, l'immaginario dei giovani venne
segnato da concerti come quelli degli Who e degli Stones. Al Piper
di Roma si esibirono i Pink Floyd, i Genesis, i Solt Machine, per
molti sconosciuti. La situazione sociale e politica però non era
delle più tranquille come nel resto d'Europa.
Il '67 è l'anno della grande vigilia, l'anno del malessere,
l'anno dei segni premonitori. Nel novembre di quell'anno infatti
venne occupata la facoltà di Sociologia a Trento, e a metà dello
stesso mese si mise in agitazione la Cattolica di Milano. Cresceva
la domanda di partecipazione e maggior democrazia nelle fabbriche
e nella scuola. Esce in quest'anno "Lettera a una
professoressa", scritto dagli studenti della scuola di
Barbiana sotto la guida di don Lorenzo Milani. La lettera denuncia
la falsa neutralità della scuola rispetto alle tensioni e ai
fermenti sociali. Come in America la ribellione viene identificata
con ciò che ostacola la ricerca di libertà dei giovani, era
logico che dopo i genitori fosse il turno della scuola.
L'Italia musicalmente si trovava divisa in due: da una parte il
bel canto e la canzonetta che procedevano indifferenti di fronte
agli sconvolgimenti sociali e politici in atto basti ricordare il
colpo di stato dei colonnelli in Grecia, la "guerra dei sei
giorni" di Israele. e soprattutto la guerra del Vietnam,
dall'altra, il lavoro dei Cantacronaca, il Nuovo Canzoniere
Italiano, Sonny Six, Equipe '84, Guccini, Lucio Dalla, ed altri...
aprirà la strada ad una stagione musicale di impegno politico che
caratterizzerà soprattutto gli anni '70.
Punti chiave
Gli anni Sessanta americani sono caratterizzati da una coscienza
sociale giovanile intrisa di pacifismo, idealismo, voglia di
alternativo e sperimentazione. Ancora una volta la musica diventa
veicolo dei nuovo sentire e sperimentare dei giovani. La musica
psichedelica mette in risalto il triste esperimento dell'uso della
droga che se in primo momento viene usata come sperimentazione e
ricerca, in poco tempo si rivela come una trappola che mieterà
migliaia di vittime tra i giovani. Il sogno di una società
diversa, pacifica e fraterna non durò molto e con Woodstock
finisce il sogno giovanile americano.
In Europa inizia invece la stagione della protesta e della
rivoluzione dietro l'angolo. La canzone italiana non ha i toni
duri come quella delle prime ballate di Dylan. I primi cantautori
italiani appartengono alla scuola genovese (Paoli, Bindi, Endrigo
fino al successivo De Andrè) e sono fortemente influenzati dalla
scuola francese che canta i malesseri "esistenziali" (Brei,
Brassen, Ferrè). Nascono nuove canzoni e arrivano anche le prime
censure. "Dio è morto" scritta da Guccini e cantata dai
Nomadi viene sospesa dalla programmazione Rai. Problemi analoghi
l'avrà la canzone "C'era un ragazzo che come me amava i
Beaties e i Rolling Stones" scritta da Mauro Lusini e portata
al successo da Gianní Morandi
Gli anni Settanta
Se gli anni Sessanta avevano dato ai giovani la vertigine del
sogno, l'illusione di poter cambiare tutto, l'ebbrezza dello
sperimentare nuove forme, gli anni Settanta ebbero invece come
prospettiva sociale ed esistenziale lo slogan "no
future". I giovani si trovavano tra il desiderio di evasione
e la disperazione. I primi si espressero più attraverso la disco
music, gli altri attraverso il punk e i suoi derivati.
Da un punto di vista musicale, gli anni Settanta, spesso vengono
indicati come gli anni della decadenza del rock. La prima metà fu
dominata dalla creatività del rock progressive e sinfonico di
gruppi come Genesis, Pink Floyd, Yes, ELP, King Crinison, ecc.
Questo rock, nel bene e nel male, rappresenta certamente uno dei
momenti di sperimentazione più spinta e innovativa. Bisogna
ricordare che anche a livello elettronico si stavano facendo
notevoli innovazioni. Grazie a strumenti come il melletron e il
Moog, nuove sonorità entravano a far parte della scena
musicale, aumentando così "la palette" di sonorità
disponibili. I concerti divennero sempre più tecnologicamente
perfetti e complessi.
Parallelamente però si venne a creare una notevole distanza tra
il pubblico e i musicisti; veniva sacrificato il rapporto
immediato e carismatico a favore della perfezione esecutiva.
Nell'aria c'era quindi voglia di cambiamento, di qualcosa che
potesse rispondere in modo più immediato alle nuove generazioni
più disincantate tese tra la voglia di evasione e la rabbia di un
orizzonte sociale che non lasciava molte prospettive di futuro ai
giovani.
Da una parte c'era quindi la disco music legata all'ambiente dei
club e delle discoteche. La disco riportò alla ribalta una delle
dimensioni importanti della stessa musica, che il rock impegnato e
progressivo aveva dimenticato, il ballo. La Febbre del Sabato Sera
non era un colpo di testa, ma una necessità che rispondeva al
bisogno di una generazione che voleva stordirsi nel weekend per
dimenticare il grigiore della settimana. Questa fame di ballo
divenne un fenomeno globale. L'apice di questo genere viene
identificato nel film Saturday Night Fever (1977). Fra i nomi più
famosi: Bee Gees, Donna Summer, Abba.
Dall'altra gli anni '70 registrano la svolta punk, espressione di
una generazione disillusa, svuotata e arrabbiata forse perché
cosciente che comunque, anche se avesse voluto cambiare il mondo,
non avrebbe potuto. I segni di una società sempre più complessa
e soggetta a norme economiche e intrallazzi internazionali, non
lasciavano più spazio a visioni naif e semplici. Questa parte di
popolazione però non vuole ballare in discoteche, vuole qualcosa
di più forte, più aggressivo, più tribale. Lo stile punk è
"DIY": do-it-yourself. Viene abbandonato ogni interesse
stilistico, l'importante è produrre un suono istintivo,
primitivo, tribale e recuperare un contatto istantaneo, immediato
con il pubblico.
Il punk usa vecchie uniformi scolastiche, spille da balia, vecchi
anfibi, capelli colorati, si perfora il corpo con spille generando
un'immagine scioccante, una caricatura di se stesso e del mondo
che lo circonda. Un esercito dei seguaci del punk è formato in
gran parte da disoccupati ed emarginati che vivono nelle periferie
delle metropoli.
Nel loro modo di fare musica danno sfogo alla loro rabbia, alla
loro disperazione e visione nichilista della vita. Ultima follia
che avrebbe potuto commettere un punk era quella di vestirsi da
persona "normale". Il punk è un urlo che se la prende
con tutto e con tutti, forse non abbastanza con se stessi, ma
certamente denuncia l'ipocrisia di un mondo che vuole apparire ciò
che non è. Fra i nomi maggiormente conosciuti sulla scena
inglese: Sex Pistols, Damned, Stranglers, Buzzocks, The Clash
Siouxie And The Banshees, P.I.L., Slits, Subway Sect. Mentre sulla
scena americana: Patti Smith, Television, Ramones, Devo, Dead
Kenney, Suicide, Human League,
Gang Of Four, Echo And The Bunnymen, Joy Division.
Contemporaneamente alla musica Disco e al Punk vi erano altri
fenomeni musicali come la New wave. Per capire da dove venga il
nome bisogna rifarsi al cinema francese degli anni '50, alla
cosiddetta avant garde, sinonimo di radicale rottura con le
convenzioni. La new wave raccoglie quindi musicisti innovativi e
progressisti, ma non necessariamente aggressivi come quelli del
punk. La new wave inglese si esprimeva attraverso gruppi come i
Police (con delle contaminazioni reggae), XTC, Elvis Costello and
the Attractions. Mentre negli USA c'erano gruppi come: Devo, Cars,
B-52s, Talking Heads.
In questo periodo si assiste anche a sofisticate contaminazioni
come quella fatta da Miles Davis con il jazz rock fusion. Si
trattava appunto di fusione di stili. Alcuni dei personaggi più
rappresentativi: Return to Forever, Weather Report, Chick Corea,
John McLaughlin. Da questa stessa radice si svilupperà l'acid
jazz, una forma popolare di danza in voga tra la fine degli anni
'80 e gli anni '90 che combina elementi jazz, hip hop, funk e
R&B.
La difficoltà di mappare in modo lineare il continuo evolvere
della musica è dovuta anche al fatto che gli stili si
contaminano, dando origine a generi vicini ma diversi,
riconoscibili a volte solo dagli esperti.
In Italia dal '71 la musica diventa il grande teatro della
controcultura giovanile, in modo tale da spiazzare completamente
le istituzioni tradizionali. L'happening all'italiana ha
l'atteggiamento utopico americano della vecchia Woodstock, ma
suona all'inglese, è uno dei tipici paradossi italiani di questo
periodo. I concerti di Parco Lambro e Licola 1975 segnano il punto
più alto di fusione tra musica e impegno, tra rock italiano e
nuova sinistra, inseguendo il sogno dell'immaginazione della
creatività al potere. Con Venditti, De Gregori, Dalla, Ivan
Cattaneo, Claudio Rocchi, BMS, PFM, Area, Perigeo, le cantautrici
femministe ed Enzo del Re. L'edizione di Parco Lambro del 1976 fa
esplodere in pieno le contraddizioni di un movimento morente,
pressato da un nuovo e più cinico che sta per sorgere, prima cioè
che gli anni di piombo e i simulacri del riflusso cominciassero a
cancellare i segni di questa diffusa sperimentazione politica
iniziata nel '68.
Punti chiave
La divisione in decenni presenta i suoi limiti e nel caso degli
anni '70 già si inizia ad intravedere come la scena musicale e
giovanile si frantumi ulteriormente sia in generi musicali sia in
situazioni sociali che si diversificano specialmente tra America
ed Europa. Il voler trovare punti chiave quindi diventa difficile,
perché mentre il '68 segna per l'Europa la nascita dell'anticonformísmo,
della contestazione e della ricerca dell'alternativa, per
l'America siamo già in fase di riflusso, di ritorno alla normalità
anche se allo stesso tempo la scena urbana delle grandi metropoli
preannuncia nuovi scenari musicali e giovanili che inquieteranno
il perbenismo della cultura ufficiale. Musicalmente la prima metà
degli anni Settanta è denominata dal rock progressive dei Genesis,
Pink Floyd, Yes, ELP, King Crimson.
In Italia si fanno strada una canzone militante e politica come
quella di Paolo Pietrangeli e di Giovanna Marini, una canzone
musicalmente più interessante, ma tipicamente disimpegnato come
quella dì Mogol-Battisti, e un rock finalmente made in Italy come
quello della Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso e
degli AREA.
Anche in Europa comunque dopo il '68 inizia un lento, ma
inesorabile processo di riflusso. Il '77 segna li cambio di
guardia sia a livello generazionale sia a livello di situazione
sociale, politica e culturale. I nuovi giovani non lottano più
contro il consumismo; formano invece un agglomerato di
contraddizioni tra autonomia, marginalità e omologazione.
Tra i fenomeni di emarginazione o auto emarginazione i gruppi punk
inglesi, ma anche il moltiplicarsi di gruppi e sette religiose che
accolgono giovani esasperatamente soggettivisti incapaci sia di
ribellarsi alla società, sia di viverci pienamente
integrati. Sono anni anche di creatività e critica che portano il
mondo giovanile in molte sue manifestazioni e campi di azione come
la moda, il design, la grafica, la pubblicità a ricevere sempre
più attenzione dei mondo del mercato che non può fare a meno di
conoscere gli umori e gusti e le idee dei giovani. Il commento
musicale di questo periodo rispecchia la complessificazione
sociale con un paesaggio artistico ormai sempre più variegato
dall'istintività ribelle punk alla sincronizzazione omologante
della disco.
Gli anni Ottanta
Gli anni Ottanta accelerano le contraddizioni già presenti negli
anni Settanta. A livello musicale è difficile far riferimento a
generi puri o a filoni omogenei. Questo pluralismo musicale genera
anche un pluralismo di pubblici. C'è posto per tutti, dallo
sballo all'impegno. In questi anni si nota un certo rifiorire
dell'impegno sociale e della solidarietà anche nel mondo
musicale. Lo testimonia, per esempio, il gigantesco concerto Live
Aid e il ritorno del binomio musica-militanza nei gruppi musicali
underground inglesi.
Gli anni '80 mostrarono in tutta evidenza il logorio delle
ideologie e la crisi delle istituzioni. In questa crisi dell'uomo
occidentale, in questa spersonalizzazione delle coscienze, in
questa trasformazione tecnologica delle società e della cultura,
la musica, come altre volte, anticipa e proietta immagini di
futuro sullo "schermo" culturale. Mettono in scena l'artificialità
della vita, l'alienazione di massa gruppi come Dead Kennedys,
Kraftwerk, Suicide e Devo. In particolare i Kraftwerk, usando
esclusivamente strumenti elettronici, divennero punto di
riferimento per forme come l'hip-hop e la tecno.
Anche il rock sembra risvegliarsi dal sonno e sulla scena appaiono
figure come Springsteen, gli U2 e i R.E.M. che restituiscono al
rock l'energia perduta nel corso degli anni Settanta. Il rock
riacquista così credibilità espressiva e passione grazie a nuovi
eroi che, una volta ancora, provengono dalla cosiddetta working
class. Sono eroi puliti, lontano dall'uso delle droghe: le loro
canzoni sono positive e contengono fiducia.
In questi anni si celebra un rinnovato connubio tra immagini e
musica. Con il famoso video "Thriller", tratto
dall'omonimo album di Michael Jackson, si afferma il genere
videoclip, e immagini e musica dilagano sugli schermi.
Nel 1981 nasce MTV, il primo canale televisivo specializzato in
musica pop ed ha un successo istantaneo. Per i musicisti c'è ora
a disposizione un nuovo modo di presentarsi in pubblico.
Interessanti e insieme inquietanti sono i due personaggi, Madonna
e Michael Jackson, espressione della potenza e dell'efficienza del
business musicale, prodotto perfetto della società della
tecnologia e dell'immagine. Per quanto dura possa essere la
critica nei loro confronti in quanto prodotti artificiali, non si
può negare la loro genialità nel costruire un'immagine di sé
che ha saputo incidere nella fantasia e nei desideri di milioni di
giovani.
La scena musicale alternativa offre il rap, considerato
comunemente la più importante forma di musica afro-americana
degli anni '80 e '90. Già dal 1976 il rap incontrava una risposta
favorevole da parte della comunità nera soprattutto nella
versione di intrattenimento offerta da gruppi come Africa
Bambaataa e Grandinaster Flash. Abilissimi D.J., manipolavano la
musica fino a creare un proprio mix, in particolare parlando sulla
musica - rapping - in una sorta di declamazione improvvisata di
poesie. Ma è dal 1983 che il rap diventa una vera e propria
tendenza, capace di calamitare su di sé l'attenzione dei media.
Gli studi svolti attorno a questo fenomeno hanno rilanciato
l'importanza della comunità nera americana. Mettendo in evidenza
come il rap si serva di uno stile di collage e bricolage, l'hanno
indicato come espressione massima delle tendenze culturali
postmoderne. Il rap ha radici però più profonde nella tradizione
orale africana, nel blues e nel gospel. Queste radici si sono poi
contaminate con il funk, il jazz, il reggae, il rock, e tanti
altri generi musicali. Notevole è stato anche l'influsso
dell'elettronica che grazie a campionatori, sequenze, mixer e
altre diavolerie elettroniche ha amplificato le potenzialità di
assemblaggio e i montage della musica rap.
Con il termine hip-hop si indica uno stile di vita che è tipico
dell'ambiente nero americano; fanno parte di questo stile il rap,
l'arte di fare graffiti, la brake-dancing e gli M.C. (Master of
Cerimony). Hip-hop viene spesso considerato cultura di frontiera,
sia perché nasce nelle periferie, South Bronx, Lower East Side di
Manhattan, sia perché è musica di massa e di élite allo stesso
tempo. Non sono mancate polemiche sul fatto che questa cultura e
questa musica, nate e create per la comunità nera, abbiano
trovato un impatto immediato anche nella classe media bianca.
Sulla spinta del rap americano anche in Europa si inizia a fare
rap.
Diventa punto di incontro non tanto per gente della stessa razza e
colore come in USA, quanto per tutti coloro che vivono le stesse
problematiche spesso legate all'emarginazione della vita delle
periferie metropolitane. Come per tante altre tendenze, anche in
questo caso si verifica una costante: all'inizio si tratta di
un'imitazione, poi poco alla volta si sviluppa un rap originale e
locale.
In Italia tra il trionfo della disco e un pubblico giovanile
sempre più attento al proprio look intriso di narcisismo e
solitudine, rimangono delle roccaforti di giovani che non si
adattano ma che fanno sempre più fatica a capire e trovare la
propria identità. Vasco Rossi è probabilmente quello che
interpreta meglio la nuova situazione emergente giovanile. La
canzone "Siamo solo noi" si può considerare un
manifesto che tratteggia in modo sintetico ma preciso il tipo di
giovani di questo periodo, e con "Vita spericolata"
descrive molto bene un tempo in cui non c'è più molto da
sognare, ma almeno si può pensare ad avere un proprio stile di
vita personale. Ma la realtà giovanile non è solo quella
rappresentata da Vasco, ma anche da Claudio Baglioni, Renato Zero,
Pino Daniele, Lucio Dalla. In generale si può dire che si delinea
sempre più chiaramente la spinta centrifuga dei generi musicali
che pur facendo riferimento alle radici rock ormai si contaminano
con mille altri generi e stili.
Punti chiave
Si potrebbe dire che la parola chiave che caratterizza gli anni
'80 è crisi, sintomo di continui cambiamenti sia sulla scena
politica sia sulla scena sociale. Nel 1989, la caduta dei muro di
Berlino diventerà l'icona della caduta delle ideologie, o
perlomeno si pensava che così fosse. Parlare di giovani è sempre
più problematico. Varie indagini sono state condotte in Italia
dagli Ottanta ad oggi sui giovani, ed ognuna li ha descritti in
tono negativo e perdente: "senza padri, né maestri" (Ricolfi,
Sciolla 1980): "una generazione del quotidiano" (Garelli
1984); "generazione ripiegata sul privato" (Scanagatta
1984); "generazione senza ricordi" (Sciolla, Ricolfi
1989); "ragazzi senza tempo" (Canevacci et al. 1993):
"suoni nel silenzio" (Baraldi 1994)- "ragazzi senza
tutela" (Bisi, Brunello 1995); "una generazione di
sprecati" (Pistolini 1996); "una generazione in
ecstasy" (Bagozzi 1996).
Musicalmente il panorama si avvia verso una giungla dì generi e
gusti, si può ,dire che mentre sotto le ceneri di un certo rock
ardevano i tizzoni più forti di gruppi come Litfiba e CCCP, la
massa del pubblico giovanile e non più si abituava a delle
alchimie rock attraverso i vari Vasco, Zucchero, Pino Daniele
Nannini, Battiato, ecc. all'interno di uno spettro di
contaminazioni musicali che, andavano dal blues al jazz, dal punk
alla disco. Da questo scenario emerge, una nuova generazione di
musicisti particolarmente interessante, che porta alla riscoperta
della pratica collettiva della musica: Avion Travel, Kunsertu,
Pitura Freska, Elio e le storie Tese, Jovanotti.
Gli anni Novanta
Gli anni Novanta si possono definire come gli anni dell'anonimato
e del mimetismo giovanile. I giovani scompaiono nella società
complessa e globale. Alle nuove generazioni appartengono i figli
del computer, di Internet. Si nutrono di videogiochi e i loro
generi musicali esprimono bene il nuovo environment culturale.
Sono gli anni di Internet, di Bill Gates, della Realtà Virtuale,
della Play Station, dei DVD e di Napster. Si prepara una
generazione occidentale ipermediatica che si interfaccia
naturalmente con la tecnologia. Sensibili ai nuovi problemi della
globalizzazione mettendo in crisi il G8, ma anche quelli che
nell'agosto 2000 hanno stupito Roma e il mondo venendo etichettati
come i Papa's boys. Ma la loro vita non è semplice. Il terzo
Rapporto sulla condizione giovanile elaborato dalla Consulta delle
Forze Sociali Giovanili del CNEL mette in evidenza che negli anni
Novanta i giovani in Italia tendono a prolungare la permanenza
all'interno del nucleo familiare. Vivono una specie di sindrome di
Peter Pan caratterizzata da un'incapacità di crescere
intraprendendo percorsi autonomi di affermazione e di integrazione
sociale.
Da un punto di vista musicale mi limiterò a compilare una specie
di glossario dei generi, che cavalcano la scena degli anni '90,
conscio del rischio di incompletezza e parzialità.
Il Grunge nasce a Seattle, nello stato di Washington. Musicalmente
è figlio della commistione tra il punk e l'heavy metal, una
specie di acid punk; tuttavia è difficile definirlo, tante sono
le sonorità che lo formano. Il grunge si può considerare un
movimento in quanto raccoglie i sentimenti di disperazione, di
gioia, di voglia di cambio e di riscatto della cosiddetta X
Generation (generazione sconosciuta), passata inosservata o
ignorata dalle telecamere dei mondo adulto. Le band: Nirvana,
Pearl Gream, Soundgarden, Offspring, Raricid, Red Hot Chili
Peppers.
L'Electronica mescola il rock, la techno e la sperimentazione
elettronica. Le band: Prodigy, Apollo Fourforty, Chemical Brothers,
Gus Gus, Letfleld, Photek, Primal Scream, Underworld.
L'House music. Detta musica fatta in casa perché inizialmente
suonata in abitazioni private, è nata a Chicago nella metà degli
anni Ottanta. Al suo interno si divide in House Funky, Bleep
House, Ambient House, Afro House e Post Houst. Le band: Coldcut,
Dimitri From Paris, Etienne De Crecy, Finger Inc., Jamie Principle,
Jungle Worz, Laurent Garnier, Marrs, Technotronics.
Il Jungle/druim'n'bass nasce dall'incontro tra l'hip hop e i ritmi
più gravi e accelerati dell'acid house music. Altri sottogeneri
derivanti sono l'Etno-jungle, l'Hard-step (veloce e aggressiva),
l'Intelligentjungle (contaminazioni ambient), la Jazzy-jungle, la
Mellow (contan-únazioni di soul). Le band: Alex Reece, Eat Static,
Fila Brazilla, Fluke, Goldie, Howie B, Lamb, Orimi Trio, Roni Size,
e artisti come Bjórk, David Bowie, Everything But The Girl, U2,
in Italia: 99 Posse e Casino Royale, che hanno contaminato la loro
musica con quest'ultima tendenza.
La Techno Music nasce a Detroit alla fine degli anni '80 ed è
tutta basata sui bassi, sulle percussioni e su una ripetitività
ipnotica. Moltissimi i sottogeneri, dall'underground al
progressive, dalla technorock alla goa-trance. Le band: Banco De
Gaia, Govinda, East Static, Future Loop Foundation, Human Resource,
LFO, Loop Guru, Trans-lobal Underground.
Il Trip hop fonde suoni eterei e psichedelici (Trip) a quelli
dell'hip hop (hop). Le band: Archive, Massive Attack, Morcheeba,
Portishead, Sneaker Pimps, Statik Sound System, Tricky. E in
Italia: 99 Posse, Casino Royale, Ustmamo'
Punti chiave
Gli anni novanta presentano una generazione di giovani per molti
aspetti radicalmente diversa da quella degli anni '50 e da quelle
generazioni che sono venute dopo. Generazione ipermediatica, vive
la complessità e la globalizzazione con apparente disinvoltura.
Tesa fra virtuale e reale, naviga in Internet. La rete è metafora
della loro comunicazione, collegati fra loro da cellulari
ombelicali vivono continuamente connessi. Non è tanto importante
ciò che ci si dice negli sms, l'importante è stare nel flusso.
Ma è anche generazione generosa che si esprime nel volontariato e
partecipo alla lotta a favore dell'ambiente.
Siamo ormai lontano dagli anni '50, dal tipo di giovane che aveva
iniziato in modo semplice e naive la costruzione della galassia
giovani-musica.
Tuttavia, rimane una costante che è stata riportata anche dal
Quinto Rapporto Iard sulla condizione giovanile in Italia, e cioè
che la musica riveste un ruolo centrale nella vita quotidiana dei
giovani.
Si potrebbe dire che la musica è una colonna sonora permanente
delle loro giornate, capace di commentarle, esaltarle, addolcirle,
incitarle, ecc. collaborando a quel faticoso processo di
socializzazione a cui sono chiamati.
P.S.
Dopo l'11 settembre anche la musica si è mobilitata, e tramite
artisti come Bono (leader degli U2), Bruce Springsteen, Paul
McCarney ed altri, diventa memoria, sostegno e voglia di rinascere
da quelle stesse macerie che hanno scosso le coscienze dei popoli.
Mi piace concludere con il testo della canzone degli U2 Peace on
Earth dall'alburn uscito nel 2000 All that you can't leave behind.
La canzone fa riferimento all'attentato Omagh nel 1998 dove
un'autobomba uccise 29 persone e che fermò il processo di pace in
Irlanda del Nord. Nessuno avrebbe pensato che il dolore e la
speranza espressi in questa canzone avrebbero di nuovo vibrato
dopo l'11 settembre diventando dolore e speranza per altre
migliaia di persone.
|