Don Giosy Cento

25 anni di attività

a cura di Giampaolo Mattei

Mi piacciono le canzoni, di mestiere faccio il giornalista, cerco di essere cristiano. A mettere insieme le tre cose va da sé che l'incontro con don Giosy Cento è inevitabile. Da 25 anni questo sacerdote attraversa l'Italia, e non solo, con lo stile del menestrello medievale. Va in giro, nelle chiese, per le strade e nelle piazze, a raccontare storie di uomini e di donne del nostro tempo. E in ognuna di queste storie carnali di vita, storie di strada, si nasconde per essere riconosciuta la Storia di una Persona: Giosy, il prete Giosy, è innamorato di questa Persona Viva il cui nome è Gesù. Senza di Lui qui staremmo a parlare di nulla.  È la fede in Gesù che Giosy comunica con le sue canzoni, con la sua vita. È di Gesù che si finisce a parlare con Giosy anche se inizi a discutere di
musica. Queste mie parole non sono un'omelia di canonizzazione, ma una constatazione. Le cifre sono impressionanti: 1000 canzoni, quasi 2000 concerti. Un numero incalcolabile di chilometri percorsi. Ecco il "dono" che in occasione del suo "giubileo" nel ministero della canzone don Giosy ha fatto alla sua Chiesa. Il suo nome è singolare ma non è "nome d'arte": Giosy sta per Giuseppe, il suo patrono è dunque il Patrono della Chiesa. Cento è il cognome di suo padre a sua volta figlio, etrusco, della terra sanguigna di Tuscia.
Questi 25 anni di missione con la canzone hanno portato, ogni giorno, al prete Giosy la gioia di aver celebrato tante Messe, di aver scritto tante canzoni e di aver fatto tanti concerti. Ha avuto la gioia quotidiana di incontrare il Signore nell'Eucaristia ("ho toccato il fuoco con le mani" è un suo verso) e di riconoscerlo poi nei volti di quelle persone con le quali ha costruito, attraverso le canzoni, un dialogo schietto, cristiano.
Ha posto la sua vita al servizio della gente offrendo speranza, gioia, provocazioni per pensare. Ha offerto Cristo.
Giosy è "il parroco della canzone", il curato di questo sconfinato "luogo" della fantasia e della creatività. Ha cantato nei grandi palasport e nei prestigiosi teatri con le stessa passione che ha messo quando ha presentato le sue canzoni in scalcinati oratori, persino senza microfono. Non si è fatto irretire da facili proposte di successo perché non ha perso mai di vista il suo obiettivo unico, essenziale: annunciare Gesù Cristo. Ha cantato davanti al Papa. Ha cantato davanti alle persone malate di mente che se anche non hanno capito le sue parole hanno riconosciuto il suo amore. La sua preoccupazione non è la hit parade delle vendite. Ma la hit parade del cuore. C'è qualcosa dell'instancabile "furia evangelizzatrice" di san Paolo in questa sua ininterrotta tournée che dura da  25 anni. In realtà è un ininterrotto pellegrinaggio verso il santuario di Dio che è ogni uomo. Le  sue canzoni sono tutte preghiere, anche quelle che raccontano storie di vita, anche quelle dove Dio non  è mai nominato. Ma senti che c'è. Giosy ha aiutato tante persone con la sua testimonianza. Ha la virtù dell' ascolto.
L'ascolto della Parola di Dio, l'ascolto degli uomini. Nelle sue canzoni c'è la memoria di innumerevoli volti, di persone che si sono aperte, che gli hanno parlato di loro e che lo hanno reso partecipe della loro vita.
Tra queste persone la parte del leone l'hanno fatta i giovani. Le canzoni sono il pane quotidiano dei giovani. Giosy si è rivolto anche ai giovani non cristiani, quelli che storcono il naso se vedono la tonaca di un prete. Li ha interpellati, senza sconti, senza scorciatoie. Ha presentato loro Gesù Cristo attraverso il linguaggio della musica. Tante conversioni sono state provocate dai suoi concerti: puntualmente alla fine dello spettacolo il palco si trasforma in confessionale. Giosy dal palco non giudica i giovani, anche quelli che stanno commettendo errori. Li aiuta, si schiera dalla loro parte, propone Cristo e loro si accorgono che parla, canta, per esperienza diretta. Non è un caso se la sua canzone più conosciuta - ("Prendimi per mano Dio mio...") - l'ha scritta dopo un confronto con alcuni ragazzi tossicodipendenti. Ha usato il loro linguaggio ("viaggio") per parlare di Dio. Le sue canzoni hanno accompagnato la storia di fede di diverse generazioni di cristiani. Sono cantate in tutte le parrocchie anche se forse in pochi conoscono il nome dell'autore. Sono cantate alla presenza dell'Eucaristia e questo, per un autore cristiano, è un dono e una responsabilità. Come inviato dell' "Osservatore Romano" ho ascoltato le sue canzoni in tante
parti del mondo, tradotte e entrate a far parte della storia dei cristiani della Russia e dell'America Latina, dell'India e dell'Africa. A Sarajevo, città simbolo del ventesimo secolo, sotto i bombardamenti una ragazza ha dato speranza a se stessa, e a quanti le stavano vicino, cantando in lingua croata una canzone di Giosy, proprio quel "prendimi per mano Dio mio". A Cuba ho sentito cantare, con il fascino travolgente dei ritmi caraibici: "Tomame de la mano, Dios mio".
Giosy svolge da 25 anni il ministero della canzone e la sua è anche una pastorale vocazionale impressionante. Conosco personalmente giovani che sono divenuti sacerdoti e ragazze che hanno scelto la vita religiosa perché le canzoni di Giosy hanno dato voce alla vocazione che portavano nel loro cuore. Questo prete, con il suo stupore e la sua gioia di vivere, sta lì a testimoniare la freschezza del Vangelo, il coraggio della radicalità della scelta cristiana. Del resto il suo "segreto" non è una particolare tecnica compositiva o interpretativa. È la preghiera. Ha iniziato a scrivere canzoni pregando. Ecco, la preghiera è un elemento fondamentale per comprendere l' arte di Giosy.
Per i giovani cristiani di oggi che non hanno fatto esperienza diretta del Concilio Vaticano II la testimonianza di Giosy consente anche di rivivere la gioia e la speranza di quell'evento fondamentale nella storia della Chiesa. È un servizio ecclesiale di grande importanza: nella missione di Giosy si riconoscono gli elementi del Concilio e la passione di attuarli. Sono orgoglioso di avere il privilegio di dire "grazie" a Giosy per questi 25 anni di missione, a nome di quanti lo hanno conosciuto e hanno conosciuto le sue canzoni. Quante storie hanno accompagnato a braccetto queste canzoni sulle strade della vita.
Un grazie di cuore a questo Don Camillo della canzone. Già, pensando a Giosy viene in mentre proprio Don Camillo nella felice interpretazione dell'attore Fernandel. E forse una battuta del Cristo di Guareschi ben sintetizza anche la missione di Giosy. A Don Camillo che agitatamente si lamenta dei suoi parrocchiani - "Chi li capisce?" - il Crocifisso risponde pacatamente: "Io". Grazie, prete Giosy, perché capisci noi, tuoi parrocchiani della canzoni, e continui a cantare le nostre storie. E cantando le presenti al Signore. Un abbraccio

 

E' Cristo l'autentico protagonista di ogni canzone
Giampaolo Mattei
 

Da 25 anni un sacerdote attraversa l'Italia, e non solo, con lo stile del menestrello medievale e annuncia Cristo attraverso le canzoni. Nelle chiese, negli oratori, per le strade e nelle piazze, ovunque lo chiamino, racconta storie di uomini e di donne del nostro tempo. E in ognuna di queste storie carnali di vita si nasconde per essere riconosciuta la Storia di una Persona: il prete cantautore Giosy Cento è innamorato di questa Persona Viva il cui nome è Gesù. Senza di Lui qui staremmo a parlare di nulla. E' la fede in Gesù che don Giosy Cento, 56 anni, sacerdote della Diocesi di Viterbo, comunica con le canzoni, con la vita. E' di Gesù che si finisce a parlare con don Giosy anche se inizi a discutere di musica. Le cifre sono impressionanti: 1000 canzoni, 2000 concerti. Un numero incalcolabile di chilometri percorsi.
L'ultimo compact disc è uscito proprio in questi giorni. S'intitola «Lazzaro G» (Paoline). Lazzaro è il povero che sta sotto la tavola dei ricchi. La lettera «G» sta per Gesù, giovani, giustizia... Il cd contiene 14 canzoni e, tra queste, una suggestiva rivisitazione del primo brano che ha composto: «Sei grande Dio». Le canzoni nuove fanno respirare l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù («Giovani day»); la vita della gente («Il bambino di Anna» e «Telefona se puoi»). Esprimono la fede appassionata di questo sacerdote: «Pescatore tu», «Uomo Dio Gesù», «Lazzaro», «Lo sposo e la sposa», «E' Gesù la sorgente», «Sale e luce». Ecco il «dono» che in occasione del suo «giubileo» nel ministero della canzone don Giosy ha fatto alla sua Chiesa. Ha sistematicamente rifiutato ogni proposta di «successo», per esempio partecipazioni al Festival di Sanremo o l'inserimento nei canali commerciali. Ha scelto di essere sacerdote e basta. Il suo essere cantautore ha senso solo perché sacerdote di Cristo.
Non si è fatto irretire da proposte di successo perché non ha perso mai di vista il suo obiettivo unico, essenziale: annunciare Gesù Cristo. La sua è una missione nella Chiesa. Canta nell'ultimo cd: «Se tu canti per Dio non cercare il successo... un cantautore è il messaggero dei suo Signore». Questi 25 anni di missione con la canzone hanno portato ogni giorno al prete Giosy Cento la gioia di aver celebrato tante Messe, di aver scritto tante canzoni e di aver fatto tanti concerti. Ha avuto la grazia quotidiana di incontrare il Signore nell'Eucaristia («ho toccato il fuoco con le mani» è un suo verso) e di riconoscerlo nei volti di quelle persone con le quali ha costruito, attraverso le canzoni, un dialogo schietto, cristiano. Ha posto la sua vita al servizio della gente offrendo speranza, gioia, provocazioni per pensare. Ha offerto Cristo. Don Giosy è «il parroco della canzone», il curato di questo sconfinato «luogo» della creatività. Ha cantato nei grandi palasport, negli stadi e nei prestigiosi teatri con le stessa passione che ha messo quando ha presentato le sue canzoni in scalcinati oratori, persino senza microfono.
Ha cantato davanti al Papa. E per dire «grazie» a Giovanni Paolo II ha scritto una splendida canzone su richiesta dei giovani di Ischia che volevano accoglierlo nel migliore dei modi il 5 maggio nella loro isola.
Martedì scorso a Roma don Giosy ha cantato davanti alle persone malate di mente che se anche non hanno capito le sue parole hanno riconosciuto il suo amore. La sua preoccupazione non è la «hit parade» delle vendite. Ma la «hit parade» del cuore.
La sua è una ininterrotta tournée che dura da 25 anni. Per i suoi concerti non chiede compensi. In tante occasioni lo accompagna il gruppo dei «Parsifal». In realtà è un ininterrotto pellegrinaggio verso il santuario di Dio che è ogni uomo. Le sue canzoni sono tutte preghiere, anche quelle che raccontano storie di vita, «raccolte» tra la gente della sua parrocchia, anche quelle dove Dio non è mai nominato. Ma senti che c'è. Ha aiutato tante persone con la sua testimonianza. Nelle sue canzoni c'è la memoria di innumerevoli volti, di persone che gli hanno parlato di loro e che lo hanno reso partecipe della loro vita.
Tra queste persone la parte del leone l'hanno fatta i giovani. Le canzoni sono il pane quotidiano dei giovani. Don Giosy si rivolge anche ai giovani non cristiani, quelli che storcono il naso se vedono la tonaca di un prete.
Li ha interpellati. Ha presentato loro Gesù Cristo attraverso il linguaggio della musica. Tante conversioni sono state provocate dai suoi concerti: puntualmente alla fine dello spettacolo il palco si trasforma in luogo di dialogo. Propone Cristo e i giovani si accorgono che parla, canta, per esperienza diretta. La sua canzone più conosciuta - («Prendimi per mano Dio mio... ») - l'ha scritta dopo un confronto con alcuni ragazzi tossicodipendenti. Ha usato il loro linguaggio («viaggio») per parlare di Dio.
Le canzoni di don Giosy hanno accompagnato la storia di fede di diverse generazioni di cristiani. Sono cantate in tutte le parrocchie anche se in pochi conoscono il nome dell'autore. Sono cantate alla presenza dell'Eucaristia e questo, per un autore cristiano, è un dono e una responsabilità. Sono canzoni tradotte ed entrate a far parte della storia dei cristiani della Russia e dell'America Latina, dell'India e dell'Africa.
A Sarajevo, città simbolo del XX secolo, sotto i bombardamenti una ragazza ha dato speranza a se stessa, e a quanti le stavano vicino, cantando in lingua croata proprio quel «prendimi per mano Dio mio». A Cuba si sente intonare con il fascino travolgente dei ritmi caraibici: «Tomame de la mano Dios mio».
Don Giosy svolge da 25 anni il ministero della canzone e la sua è anche una pastorale vocazionale impressionante. Tanti giovani hanno scelto la vita religiosa anche perché queste canzoni hanno dato voce alla vocazione che portavano nel cuore. Sono state una «provocazione». Nell'ultimo cd un brano s'intitola: «Fatevi preti». E questo prete, con il suo stupore e la sua gioia di vivere, sta lì a testimoniare la freschezza del Vangelo, il coraggio della radicalità della scelta cristiana. Del resto il suo «segreto» non è una particolare tecnica compositiva o interpretativa. Ha iniziato a scrivere canzoni pregando. Ecco, la preghiera è un elemento fondamentale per comprendere l'arte di Giosy Cento.
Per i giovani cristiani di oggi che non hanno fatto esperienza diretta del Concilio Vaticano II la testimonianza di don Giosy consente anche di rivivere la gioia e la speranza di quell'evento fondamentale nella storia della Chiesa. E' un servizio ecclesiale di grande importanza: nella missione di don Giosy si riconoscono gli elementi del Concilio e la passione di attuarli.

Giampaolo Mattei
giornalista inviato dell'"Osservatore Romano", dal 1990 si occupa dell'attività del Santo Padre. Ha scritto 15 libri-inchiesta sulla fede (8 incentrati sulla canzone). Nel 1990 ha scritto il libro "Silenzio e tu" sulle canzoni di Don Giosy.

 


 

 

   

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