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QUALE
MUSICA PER CELEBRARE LA FEDE
di Paolo
Iotti
Da
gennaio a oggi abbiamo ricevuto diverse lettere, e-mail e fax.
Molti
scrivono per fare i complimenti e per incoraggiarci nel lavoro,
qualcuno scrive per dare suggerimenti e per consigliare
l'inserimento di questo o di quel canto, qualcuno per suggerirci
piste e strategie.
A
tutti e a ciascuno grazie di cuore: le vostre indicazioni per noi
sono una ricchezza notevole e per certi aspetti insostituibile. Ad
alcune abbiamo risposto personalmente, soprattutto via e-mail, ad
altre cerchiamo di rispondere qui.
Gabriele
Capovani, da Montecchio Emilia e B. S. da Pistoia hanno fatto
pervenire alla redazione le loro idee diametralmente opposte:
scrive Capovani nella sua lunga lettera: "c vorrei porre alla
tua attenzione l'eccessivo incedere di brani moderni, molti per
sola chitarra, con un accompagnamento organistico pleonastico o
forzato, nei quali la polifonia seria È andata in ferie...
personalmente ritengo opportuno sia giunto il momento di riportare
la musica liturgica ad un livello degno del fine a cui È
destinata... di Celebrare Cantando si fidano tutti per la
dimostrata serietà, quindi chiedo il tuo aiuto per salvare la
'vera' Musica Sacra...".
Scrive
B. S.: "... in qualche numero ci sono pochi canti per la
nostra parrocchia: ma certi canti a più voci che proponete, oggi,
chi li canta più? Celebrare Cantando dovrebbe darci più canti da
giovani: il nostro parroco si fida di Celebrare Cantando: se certi
canti li prendiamo da lì non ha il coraggio di
bocciarceli...".
Bench‚
le lettere siano così diverse, la risposta può essere una sola:
facciamo tutti un passo in avanti: non si tratta di scegliere
questo o quel repertorio musicale, non c'È una musica che a
priori, in liturgia, sia migliore di altre. Lo stesso Concilio (SC
112), laddove sottolinea e ripropone il valore del Gregoriano,
aggiunge subito "a parità di condizioni", vale a dire,
purch‚ sia percepito come un linguaggio adeguato alla propria
sensibilità espressiva.
E
questa non si impone; si educa, semmai, ma col tempo e nel
rispetto delle persone.
Allo
stesso modo, non È semplicemente sostituendo l'organo a canne con
la chitarra che i giovani sono invogliati a pregare. Attenzione:
questa È una falsa soluzione, che in passato ha prodotto
parrocchie capaci di fare musica, ma a prezzo di rotture, di
lacerazioni interne.
Lo
sforzo di chi anima la liturgia deve guardare avanti: usare la
musica e gli altri elementi della regia liturgica per creare un
clima di accoglienza. Accoglienza per tutti, accoglienza nella
carità, non rottura di qualche relazione interpersonale per colpa
di un genere musicale da salvare.
L'esperienza
insegna che laddove si parte dalla rivendicazione di supremazia di
questo o quel genere musicale, si va verso la lite e la divisione.
Facciamo
tutti un passo in avanti!
L'idea
di "vera" musica sacra È un po' da rivedere: già
all'inizio degli anni '80 si È iniziato a parlare di "Musica
rituale dei cristiani" 1: se esistesse una musica
"sacra" in se stessa, dovrebbe essere questa e solo
questa a essere utilizzata per la preghiera, in tutte le culture,
a tutte le latitudini. Il problema, molto più profondamente, va
posto in questi termini: con quale musica riesco oggi, in questa
cultura, a celebrare, vivere e annunciare la presenza di Gesù
Cristo risorto e vivo? Quale musica mi aiuta a vivere i riti della
liturgia con piena consapevolezza? Quale musica mi può aiutare a
condividere la mia fede, il mio tempo, il mio denaro?
E
allora, cari Gabriele, B. S., non si tratta di difendere questo o
quel genere, ma di lasciarci trasformare dal di dentro alla
ricerca di un fare musica a servizio della comunità, con
atteggiamenti e modi di fare che prima, durante e dopo la
celebrazione dicano la nostra fede in Gesù risorto e la voglia di
annunciarlo, al di fuori della celebrazione.
Già,
al di fuori della celebrazione: se al nostro coro insegniamo uno
splendido canto del Gen Rosso o uno straordinario brano di
Palestrina, ma non ci curiamo di offrire loro dei momenti per
crescere nella consapevolezza del loro servizio (con un ritiro
spirituale del coro, ad esempio), siamo sicuri che stiamo proprio
offrendo il meglio?
Paolo
Iotti
Red.
Celebrando e Cantando
COMMENTO
A
commento e integrazione di quanto ha scritto Paolo Iotti per o con
la
redazione di CELEBRANDO E CANTANDO
A
commento e integrazione di quanto ha scritto Paolo Iotti per o con
la redazione di CELEBRANDO E CANTANDO, suggerisco di prendere in
visione i tre volumi recentemente editi dalla RUGGINENTI EDITORE:
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| NEL
NOME DI GESU |
VERO
AMORE E' GESU |
TU
SEI DEL TUO DIO |
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| 12 corali di
J.S. Bach trascritti a 3 voci dispari e a 4 voci dispari
con relative variazioni per organo |
48 canti
antichi e moderni a Gesù e a Mariatrascritti a 3 voci
di media estensione e di facile esecuzione per Soprani,
Contralti / Tenori e Bassi. |
49 canti
antichi e moderni a Gesù e a Mariatrascritti a 3 voci
di media estensione e di facile esecuzione per Soprani,
Contralti / Tenori e Bassi.
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I canti in lingua italiana, latina o entrambe, sono di vari
autori antichi (Arcadelt, Carissimi, Bach, Haendel, Mozart) e di
autori più recenti (Gounod, Franck, Saint-Saens, Bruckner,
Perosi, Kodali) e anche contemporanei. La maggior parte dei
brani può essere imparata e cantata, nella sua linea melodica,
anche dall'Assemblea, guidata e sorretta dalla stessa Cantoria,
che ovviamente parteciperà eseguendo tutte e tre le voci. Ciò
è reso possibile dalla trascrizione a tre voci in cui la prima
voce non è estesa come nella trascrizione a 4 voci (dove la
linea melodica dei Soprani raggiunge il Sol e il La sopra il
rigo) ma è trascritta in una tonalità più bassa e quindi più
accessibile, non solo alla Cantoria parrocchiale ma anche
all'Assemblea. Mi sembra che con questa soluzione (Trascrizione
a tre voci con testo ritmico anche italiano) già collaudata
nella Parrocchia - dove l'Assemblea canta accompagnata e
sorretta dalla Schola Cantorum - si possano rendere più
accessibili e più eseguibili tanti canti della tradizione
cristiana, e contemporaneamente prendere atto di quanto alcuni
autori cristiani moderni abbiano composto per una liturgia non
accademica ma adeguata al sentire musicale attuale (testi più
caldi e accessibili, e non criptici perché solo in latino -
armonie più evolute e più consonanti all'atmosfera musicale di
oggi).
N.B. 1. - Nel Volume dei 12 Corali di J.S. Bach ho aggiunto a
ciascun brano la sua relativa variazione per organo (trascritta
non a tre ma a due pentagrammi, per render più semplice la
lettura), così che si possa riportare i Corali di Bach alla
loro vera esecuzione liturgica, così distribuita:
-
a) 1° strofa eseguita dal Coro (e
dall'Assemblea);
b) Variazione per organo eseguita
dall'organista;
c) 2° strofa eseguita dal Coro, e così via.
N.B. 2. - Per quanto riguarda i mottetti di Palestrina, è
curioso quanto ha scritto Berlioz (1803-1869):
Considerazioni sulla musica "sacra". Il
"mito" di Palestrina. Berlioz trova modo di inanellare
qualche considerazione a proposito dello stato dell'arte vocale
in Italia, e della musica sacra in genere. La pointe dell'ironia
è dedicata al mito palestriniano e all'aura di perfezione
musicale e mistica in cui è avvolta la vocalità sacra
coltivata dalla celebre Cappella Sistina. "… quell'armonia
pura e calma immerge certamente in un fantasticare non privo di
fascino. Ma questo fascino è insito nello stile, è proprio
all'armonia stessa, non ne è causa certo il preteso genio dei
compositori, se poi si possa mai dare il nome di compositori a
dei musicisti che passan la vita a compilare delle successioni
di accordi del genere di questa che fa parte degli Irnproperia
di Palestrina (vedi illustrazione sotto). In queste salmodie a
quattro parti, ove melodia e ritmo non sono impiegati affatto, e
delle quali l'armonia si limita all'impiego degli accordi
perfetti inframmezzati da qualche ritardo, si può pure
ammettere che il gusto e una certa qual scienza abbiano guidato
il musicista che le scrisse; ma il Genio! Via, stiamo
scherzando! Inoltre, coloro che credono ancora sinceramente che
Palestrina componesse a questo modo di proposito sui testi
sacri, mosso solo dall'intenzione di avvicinarsi il più
possibile a una pia idealità, s'ingannano stranamente. Senza
dubbio essi non conoscono i suoi madrigai, le cui frivole e
galanti parole sono da lui congiunte a un genere di musica del
tutto simile a quella con la quale rivestiva le parole sacre
(… ). Non sapeva fare altra musica, ecco la verità: ed era
tanto lontano dall'inseguire un celeste ideale, che nei suoi
scritti si ritrovano una montagna di quelle specie di logogrifi
che i contrappuntisti che lo precedettero avevan messo in voga e
di cui egli passa per essere stato l'ispirato antagonista (…)
Ora, in che cosa queste difficoltà di contrappunto, per quanto
abilmente superate le si supponga, contribuiscono
all'espressione del sentimento religioso? In cosa questa prova
di pazienza del tessitore di accordi annuncia in lui una
semplice preoccupazione per il vero oggetto del suo lavoro?
(H. Berlioz, Memorie, cit., pp. 449-450).
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Don Stefano Varnavà
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