ANIMAZIONE

a cura di Don Stefano Varnavà

varnava@tin.it

A titolo informativo, da anni per conto dell’Ufficio Catechistico Diocesano di Milano tengo lezioni e laboratori per i futuri insegnanti di religione e catechisti, su come animare l’insegnamento della religione e la catechesi con il canto gestualizzato, le letture drammatizzate e i giochi catechistici.
Su queste tipologie di animazione ci sono da tempo fascicoli e sussidi musicali reperibili presso il sottoscritto, oltre che presso l’Ufficio Diocesano e presso l’editore RUGGINENTI di Milano.
Se a qualcuno interessasse un aggiornamento decisamente moderno sulla cosiddetta "Animazione" della catechesi e del tempo libero, sono disposto ad illustrarlo di persona.
Tale aggiornamento, con il mio piccolo staff, è già stato fatto agli animatori di diverse diocesi d’Italia (Torino, Ivrea, Lucera, Forlì, Aceno, Palermo, Arona etc…)

Riporto qui di seguito un esempio di corso sulla drammatizzazione e dizione:

1 INTRODUZIONE ALLA DRAMMATIZZAZIONE


A - Fase preparatoria:

Acuire il senso dell’osservazione in generale. Guardarsi attorno per vede re come agiscono e si Muovono i personaggi più comuni: fattorino, lattaio, panettiere, tranviere, portinaia, etc.
Analizzare e fissare la caratterizzazione del personaggio: chi è? dove va? quando avviene il fatto? (giorno, notte?) — come fa? — perché?
Caratterizzare il rivestimento del personaggio con:
maschera - persona intera
- solo faccia (cartapesta, gomma, etc.)
- solo mezza faccia (mascherina, etc.)
costume - realistico (che riproduce il più fedelmente possibile il vero abbigliamento del personaggio dal punto di vista storico, geografico, professionale.
- essenziale (riducendo a pochi elementi essenziali - cappello, spada, etc.- il costume realistico).
- di base (uguale per tutti, con un elemento particolare per caratterizzare ogni singolo personaggio).
Trucco - in base alla luce (diurna o artificiale)
- suoi elementi : tinte di fondo
- dettagli per il viso: allegro—triste—iroso— sofferente.

Corollario: - Il baule del tesoro.

Sistemazione della scena - all’aperto: ellisse mozza
- al chiuso : ellisse mozza
in platea
davanti alla platea
alternativa: la pedana - cubi e pannelli
- scena a vista
- solo il necessario
- faretto a fianco.

il palcoscenico - fondale neutro (poi si dà l’idea di stanza o giardino o piazza).
- Fare uno schema scritto e disegnato, con piantina in scala, prendendo come unità di misura il proprio passo.
- controllare a passi le distanze e le ubicazioni di tutti gli oggetti dell’arredamento scenico.

B - Fase esecutiva (Laboratorio)

a) Azione ed espressione individuale
Reale tendente al teatrale (fatto che diventa idea)
Registrata: fissare le voci degli interpreti su nastro magnetico e mimarli, caratterizzandoli volta per volta.
Elementi di mimo
b) Azione ed espressione corale
Creare l’armonia o il contrasto cjei gesti
Usare l’espressione corale come parte integrante, coreografica, ma non esclusiva.
Elementi di coreografia.
c) Azione teatrale
Non basta la semplice imitazione della realtà quotidiana: non si può far solo della cronaca visiva.
Bisogna trasformare i fatti della vita reale in idee polarizzate ed espresse in ordine al fine prefissato.
Ciò che sembrerebbe gesto naturale e modo naturale di parlare, in realtà à preparato e studiato in antecedenza.
Per questo non sarà bastato il senso d’osservazione ma ci vorrà l’applicazione e la verifica, almeno allo specchio.
Per questo ci vuole anche il senso creativo per trasformare un fatto in una idea, in un elemento spirituale umano che si vuoi trasmettere e che intanto si sta vivendo.


2 METODOLOGIA DELLA DRAMMATIZZAZIONE
a) Analisi
b) Laboratorio.
La situazione drammatica
La situazione limite e conflittuale (la follia)
L’ "individuo": antagonista — protagonista —seguace.
La tecnica improvvisa — azione.
I personaggi (reali, simbolici, mitici)
Le azioni e relazioni fisiche(individuali — a piccoli gruppi — di massa)
Lo spazio (scena — campo — fuori campo)
I ritmi della drammatizzazione


Testi per l’animatore:
Animazione ed espressione di S. Varnavà — FOM
Schede pratiche per l’espressione. Suppl. Nr. 2 di S. Varnavà
Vangeli e Antico Testamento drammatizzati

Testo per i ragazzi:
Sessioni pratiche di espressione di L. Ferraris — LDC

IL MIMO (prof. Chiara Landi — don Stefano Varnavà — prof. Missaglia)

1 LA CONOSCENZA

A) Conoscenza e presa di coscienza dei proprio corpo attraverso: a) tecniche yoga — b) la vista — c) il tatto (dita-mano-braccio-piede). N.B. per la manualità: gli origami.
B) Conoscenza e presa di coscienza dello spazio e di tutte le possibilità che il nostro corpo ha di occupare lo spazio o di essere da lui limitato:
a) tecniche di occupazione — b) tecniche di esplorazione — c) limitazione di spazio.
C) Conoscenza dell’altro:
a) per quello che è (voce, atteggiamento, presenza)
b) per quello che esprime (attraverso lo sguardo e la reazione del corpo).


2 L’ESPRESSIONE

L’espressione facciale
Gli impulsi e i riflessi
l’energia
La respirazione - voce
Il ritmo
La situazione immaginaria
La memoria sensitiva: emozionale, muscolare
La concentrazione
Gli stati d’animo
L’atmosfera.

Testi per l’animatore:
Animazione ed espressione di S. Varnavà — FOM
Schede pratiche per l’espressione — suppl. Nr.2 di S. Varnavà
Origami facili di Kasahara — ed Il Castello.

Testi per i ragazzi:
Sessioni pratiche di espressione di L. Ferraris — LDC
Impariamo a mimare di P. Richy — LDC

LA DIZIONE
Impostazione della voce: a) timbro — b) altezza — c) intensità
La dizione: il saper parlare in pubblico. Differenza tra: a) la recitazione — b) la dizione.
La pronuncia: a) la corretta pronuncia (ortoepia) — b) problemi e difetti nella fonazione.
Il saper improvvisare in pubblico: a) il fraseggio — b) gli accenti, le cadenze, il ritmo, la cantilena nelle frasi — c) le pause e le sospensioni.

Testi per l’animatore:
— Animazione ed espressione di S. Varnavà — FOM
— Animazione musicale nel tempo libero e nella catechesi di S. Varnavà — FOM
— Ortoepia di Bertelli — FOM




Lezioni di lettura testi
tenute da Don Stefano Varnavà

Come segnare i testi per procedere a una lettura drammatizzata
Sottolineatura: individuare il verbo o il sostantivo più importante della frase
Ondeggiatura: individuare la parola o il verbo di secondaria importanza

Come sottolineare con la voce: - tre modi:
Dare una maggiore intensità
Fare una pausa dopo il verbo o la parola più importante
Alzare il tono e l’altezza della voce
La stanghetta (verticale): indica separazione, intervallo, tra due movimenti, azioni (di luogo o di tempo).
La stanghetta viene evidenziata con un intervallo (di voce)

La forcella: indica, in apertura (<) : intensità di voce più forte,
in chiusura (>) : intensità di voce più sommessa
Le interpunzioni:
- al punto si ripete mentalmente l’ultima sillaba della parola precedente
- alla virgola, l’ultima lettera della parola precedente
- i due punti (:) e il punto e virgola (;) vanno trattati come il punto.

Tono - Intonazione:
6.1 Dopo una battuta di un altro attore, non cominciare mai con la stessa nota lasciata dal predecessore.
6.2 Alternare, se il testo lo consente, a un tono deciso uno tranquillo, a un tono alto e stentoreo, un tono soffuso e sommesso, tenendo presente che:
con i toni alti - le parole devono susseguirsi con una certa scioltezza e velocità.
nei toni bassi (o nel sottovoce) - le parole devono essere ben scandite.


di don Augusto Fontana
..da Agorà - Venerdi 26 Gennaio 2001
ROMA Il card. Poupard al convegno «Tradizione e innovazione della musica sacra»
La musica è un luogo d'incontro

Il proficuo dibattito fra compositori e responsabili della animazione
liturgica

Virgilio Celletti


Giovanni Paolo II ha espresso in più di un'occasione il proprio pensiero sulla musica. "...la Chiesa ritiene e insiste perché nel momento più alto della sua attività l'arte musicale entri come elemento di glorificazione a Dio, come espressione e sostegno della preghiera, come segno di solennità". Concetti basilari, che il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha richiamato come presupposti imprescindibili, aprendo il congresso internazionale che si svolge con la collaborazione dell'Accademia di Santa Cecilia ed è dedicato al tema "Tradizione e innovazione della musica sacra nelle chiese cristiane". Tema importante e attuale. La musica sacra - ha ricordato il Cardinale - oggi vive una stagione di grande interesse da parte di tutti: è uno dei luoghi privilegiati dell'incontro fecondo e creativo tra la fede cristiana e la cultura dei diversi popoli". E una dimostrazione viene proprio dall'ampia partecipazione a questo congresso di uomini di chiesa ma anche di studiosi, compositori e musicologi di estrazione laica, perché oltretutto la musica sacra per riconoscimento unanime è fondamento di tutta la musica. Così se un compositore-sacerdote come Marco Frisina manifesta l'esigenza che le melodie da eseguire in chiesa siano in linea con gli insegnamenti del Vaticano II e non esulino mai dal fine di aiutare l'anima a raggiungere Dio (indicando anche una serie di criteri), un musicista come Lorenzo Ferrero, che non si è mai misurato con il genere sacro, pure si preoccupa che esso venga incrementato e che il cristiano andando ad ascoltare queste composizioni le senta come proprie e ne sia orgoglioso. Mentre Luciano Berio, presidente di Santa Cecilia, definisce argomento complesso il tema del congresso per una sorta di conflittualità fra gli aspetti diversi della musica sacra.  Già nella prima giornata il congresso è stato un susseguirsi di relazioni sicuramente importanti e che sarà utile rileggere quando verranno pubblicati gli atti; ma una serie di considerazioni e di proposte sono fiorite anche in un dibattito che è appena all'inizio. In considerazione dell'alto valore della musica sacra per educare il popolo dei fedeli, don Pablo Colino, che da vent'anni è maestro di cappella in San Pietro, ha chiesto al cardinal Poupard di intercedere perchè nei seminari venga previsto lo studio obbligatorio della musica. Una liturgia senza canto - ha notato Flavio Colusso, compositore e direttore - non può essere una vera liturgia; e Irma Ravinale, che per decenni ha insegnato composizione e diretto conservatori come Napoli e Roma, ha ricordato quanto fosse utile, prima degli anni Ottanta, l'insegnamento di musica sacra impartito da Domenico Bartolucci: serviva a far conoscere la liturgia agli studenti. Ora della sua cattedra non v'è traccia: forse perché nelle chiese (è stato anche affermato) alla severità che veniva riservata anche ad autori come Rossini, Cherubini e Verdi, si è sostituito un certo permissivismo.

 

   

bignoli banner miriam.gif (17883 byte)