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A
PROPOSITO DI ROBERTO
BIGNOLI
di
Laura Rabini
Di
Roberto circa un anno fa non sapevo neanche l'esistenza, eppure
sono di Milano, ma tant'è. Paradosso vuole che proprio qui
dove abita siamo in meno a conoscerlo. L’ ho conosciuto un
vacanza. In un paesino scelto proprio perché sperduto: per un
mese volevo solo mare e pecore.Invece la sera del secondo giorno
-lo scirocco era caduto per poco- ho incontrato lui, che si
aggirava inquieto sotto il palco che stavano montando. Non sapevo
che fosse l'artista della serata, anzi all’inizio devo aver
pensato che fosse un elettricista o un tecnico, da come si
impicciava di tutto. Mi colpì il suo modo di camminare, ma
badate: non per le stampelle, no. Piuttosto per l'intensità che
si intuiva nel suo stare, nel suo muoversi, nel suo esser lì. Così
che ho pensato: cosa può meritare una tale serietà, una tale
dedizione? Mi è venuta questa domanda e la risposta: solo Dio,
solo per Dio uno può appassionarsi così.
Tante altre cose dovrei dire, ma le dirò altrove."La musica
umana è il palco dove tutto accade" aveva scritto un grande
prete appena un mese avanti e questa frase mi percorreva la mente
in lungo e in largo. Ed è vero, è proprio così.
Corriamo dunque.
Non mi sono fermata al concerto, da scema che sono.
Il giorno dopo vado a Messa nella cappella dell'ospedale di un
paese vicino.Credete sia facile in vacanza trovare una Messa? Alla
messa c'era Roberto (ma non sapevo neanche il nome) che cantava
con la sua voce bellissima, i capelli lunghi un po’a cespuglio,
la faccia che resta impressa.
Ha testimoniato, anche, raccontando la sua storia. Ha cantato
quella bellissima "Canzone per Maria" che gli è valsa
in altri tempi il soprannome di "veggente"(invece lo
disse che quello sguardo, quel sorriso di cui parla la canzone, li
aveva visti sul volto degli amici).E poi ancora quella
strabiliante verità -si capiva da lontano che era la verità -
eppure così incredibile : "io sono contento di aver avuto le
mie stampelle".E pensare che io ci passo la vita a schivare
le difficoltà, anzi le più grosse sciocchezze le ho fatte
proprio per questo. Perché lui no? Adesso lo so: il suo singolare
rapporto con la Croce...adesso si, lo so. Persino le stampelle
diventano una circostanza privilegiata di testimonianza, di
offerta.
Questa dedizione totale di Roby alla testimonianza di Ciò che ha
incontrato, questa offerta di sé, io allora non la potevo se non
intuire, ma la riconoscevo, la percepivo.Infatti mi ha attirato ad
imitarlo, mi ha fatto ripartire. Da quel momento credo di avergli
dedicato con slancio tutta la mia amicizia, in segno di
gratitudine.
Dopo due mesi, il concerto lo avevo “messo su” io.
Milano, zona "proibita" fino a poco tempo fa.Anzi a dire
il vero lo hanno messo su alcuni amici, colpiti dal vedermi così
presa e cambiata rispetto a come stavo due mesi prima.La
preparazione è stata un incubo a causa della nostra inesperienza
e dei nostri caratteri anarchici e bastiani, comunque si diventa
amici con il personaggio e questo è essenziale, perché un seme
non deve cadere sulla strada.
Ebbene, arriva il giorno atteso e temuto, una pioggia
torrenziale. Sapete che succede?
Roberto si mette a letto la mattina con una colica renale e
chissà che altro ancora..
La sera però si alza e raggiunge il teatro, solo che lungo il
tragitto riprende a star peggio, così arriva alle prove che non
si regge quasi in piedi.
Ma il concerto lo vuole fare, si impone, sembra di avere davanti
un pilastro tanto è irremovibile. Puoi spostare un pilastro
dell’autostrada? Eppure era ben fragile quel giorno, si capiva
anche questo. E come poteva essere diverso?.
Per farlo distrarre parliamo e parliamo, ma la vedo grigia, penso
che devo riportarlo a casa incassando il panico degli altri. Ma
lui, niente da fare.
Ad un certo punto si alza in piedi e prova la sua "Ho bisogno
di Te".Dice "mai come in questo momento è stata
vera!" e poi "questa è la mia offerta ".Il tempo
passa : “Adesso è ora, andiamo”. E fa il concerto più duro e
tosto che potessi mai aspettarmi
Non è che tutto sia andato poi perfettamente liscio, chi ha avuto
una colica renale, sa di che stiamo parlando: sulla sua faccia
passava di tutto .
Ma io quella sera -lo devo dire per forza perché forse è
questo il vero motivo per cui sono qui a raccontare- ho avuto come
dispiegato davanti agli occhi lo spettacolo che la Croce porta
Bellezza, che il sacrificio è la condizione della felicità, che
Gesù Cristo dice il vero. Che Roberto ha la ragione dalla sua.
Difficile da rendere? Eppure è così, è davanti ai miei occhi.
Se in questo istante sono qui a scrivere è per testimoniare che
vedo in questo mio amico un dono, che è quello di essere uno
spettacolo vivente di Verità. E’ per ringraziare. Che ognuno di
noi possa essere così.
Dopo questo noi si è parlato e parlato, si sono fatte tante altre
cose...ma io un altro concerto non ho potuto più vederlo ,
fino all'estate. Ancora un'altra volta nello stesso posto, il
piccolo paese che dicevo all'inizio.Adesso però lo seguo, cerco
di andare dove va lui, di essere partecipe come posso del suo
gesto di testimonianza.
Alla messa degli ammalati, all'ospedale, come un anno fa.
Ricordo che si lamentava per non avere voce,"la mattina non
si canta" diceva. Invece tira fuori una voce fantastica, come
sempre.
Allora lo prendo in giro, gli dico “Roby, meno male che non
avevi voce, se ce l'avevi veniva giù il tetto”. Mi spiega che
è a prezzo di un sovraffaticamento della gola e di tutto il
fisico provato dal viaggio. E’ da pazzi per un cantante. Ma io
so, adesso, perché lo fa.
La sera una testimonianza, dopo aver animato una Messa in riva al
mare.Ricordo tanti occhi sgranati e tanti visi commossi, ma
sopratutto il "discorso del cuore" (il titolo è mio).In
sostanza si tratta del fatto che quando la strada della sua vita
lo porta fino a Medjugorie, lui racconta di non aver chiesto la
guarigione fisica, buttar viale stampelle, no. Non ha chiesto mai
una volta questa cosa.Chiese invece che gli si guarisse il cuore,
che guarisse la tristezza di tante sofferenze della sua vita che
apparivano senza scopo, la pesantezza di tanti fallimenti, che
guarissero le mille ferite.
Chiese dunque "un cuore generoso, un cuore coraggioso e
forte, un cuore umile, capace di commuoversi, un cuore grande”.
Insomma purtroppo non avevo da registrare ne da scrivere, ma più
o meno ha detto così. Ne ha dette tante altre. Ma io, tra tutte,
ho fissato questa descrizione del cuore -dono di una nuova umanità.
Corriamo.
Le ferie sono finite da un pezzo e siamo di nuovo a Milano in un
grande oratorio, grande struttura vuota di giovani, dove un prete
amico ha cominciato da poco a rimboccarsi le maniche, in mezzo
all’ignavia grigia sedimentata negli anni. C'è stato prima un
gran darsi da fare, la gente arriva.Ma di ragazzi pochi, perché
pare che chi si occupa dell'oratorio abbia lasciato passare la
cosa sotto silenzio. Chissà, dimenticanza. Mi capite?
Ma se questa è la realtà, non c’è altra scelta se non starci.
Il concerto riesce molto intenso, Roberto ribolle di cose da dire.
Mi limito a riferire pochi passaggi.Lo prendo dal punto dove
spiega, a più riprese, come è arrivato a quello che avete letto
sopra.
Parla lui, tra una canzone e l’altra: ”Che cosa è la Carità
di cui si sente parlare nelle omelie? Guardate che noi non abbiamo
capito una mazza di cosa sia la carità! Per anni io ho
considerato la mia condizione come una maledizione ed ero
arrabbiato con Dio, ce l’avevo con Lui perché lo ritenevo
responsabile.
Ma sapete l’importanza di un incontro? Ho incontrato dei
ragazzi, prima, che mi hanno parlato di Gesù.
Poi Maria, questa donna straordinaria..
E Gesù è cominciato ad entrare nella mia vita e mi ha dato la
pace,la gioia che per anni ho cercato lungo le strade della droga,
della politica, del successo. Invece trovavo solo delusioni,
amarezze, confusione, sofferenza.
Ma Lui entrando nella mia vita mi ha fatto capire… questa Carità
cos’ è: amore totale - perché è totale!
Noi abbiamo costruito un Dio a nostra immagine e somiglianza, ma
Gesù non è solo un fatto storico lontano, è una realtà che è
presente in mezzo a noi. La risposta alle nostre domande, ai mali
del mondo, non slogan o bandiere che non servono a niente.
Si tratta di crederci, di rischiare, di andar contro corrente.
Grazie a Maria ho avuto il coraggio di guardarmi allo specchio e
di lasciarmi cambiare, perché Gesù ormai stava entrando nella
mia vita dandomi la forza di essere protagonista, il coraggio di
essere grande!Grande! Il successo, la carriera… chi se ne frega?
Ormai la felicità stava entrando nella mia vita, grazie a questo
incontro.Io ci sono stato, sono cambiato.
Adesso voglio cantare finché ne avrò la forza, perché in ogni
uomo lei ti fa vedere un Cristo che soffre e che ha bisogno di te.
Per questo adesso Lui mi fa sentire davvero importante, con la mia
storia, le mie contraddizioni…e quindi è ora che tutti ci
muoviamo, perché basta poco per cambiare la vita, basta starci a
questo incontro.
E poi, guardate. Non si può seguire Cristo senza portare anche
noi la croce. Non è facile. Ma credetemi, con Lui e con i
fratelli che ti fa incontrare, la nostra piccola croce che ci
sembra tanto pesante, diventa sempre più leggera e bella ”.
Che ve ne pare?
Ma queste cose è molto più bello vederle e sentirle da lui:
perché il gesto della testimonianza è tale che porta con sé la
totalità della persona,così che uno non può fare a meno di dire
quello che è, la verità di sé.
Alla fine quel pugno di giovani che erano capitati lì, gli si
stringono attorno e non lo vogliono più lasciare.
Questa strana grandezza, quando la si incontra, non la si vorrebbe
più lasciare.
Che la Madonna ci scampi dal tornare a dormire
nell’indifferenza.
Un’altra volta vi racconterò come va avanti questa
storia. Vi racconterò anche i momenti duri ed avventurosi. Ma per
ora, vi lascio con le parole di Roberto.
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