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INTERVISTE
INTERVISTA
A DON PAOLO SPOLADORE
a
cura di G. Petrucci e Pierluigi Vito
Sacerdote
su 7 note
Esprimere
la gioia, la vita, la fede con un grande canto. Ecco il talento di
don Paolo Spoladore, un altro degli amici (nonché autore
dell'inno "E chissà") dell'incontro Nazionale del
maggio '97.
Chi
è don Paolo Spoladore? Innanzitutto
un uomo e poi un prete. Sono nato un bel pò di anni fa e fin da
piccolo la mia strada è stata segnata dalla musica e da una
dedizione interiore a far si che questa vita fosse il più utile
possibile. Per cui prima è partita la musica e poi la strada di
vivere per la gente attraverso la scelta del sacerdozio.
In
che maniera ti sei avvicinato alla musica e come hai coltivato
questa tua passione all'inizio? La
musica è stata il primissimo modo di comunicare che ho avuto fin
da piccolo: già a quattro anni sentivo il bisogno di suonare
attraverso gli strumenti che mi regalava mio padre. E vedevo che
riuscivo a esprimermi molto meglio suonando che non parlando. Poi
ho fatto anche degli studi: ho imparato le regole del gioco per
poterle poi superare. C'è stata un pò di preparazione tecnica,
ma soprattutto la scoperta di un modo profondo di sentimenti a cui
la musica è legata.
Quando
e come hai capito che questo tuo "talento" poteva essere
inquadrato nell'orizzonte della tua scelta vocazionale? Io
sono entrato in seminario a 12 anni. Fin da piccolo la musica mi
ha sempre sostenuto anche nei momenti difficili, di solitudine,
finché ho visto che, come dicevo, riuscivo esprimere meglio
i miei sentimenti e anche la mia fede attraverso delle canzoni.
Allora il sabato sera con gli amici, portavo la chitarra, buttavo
giù due righe per una persona cara. Era come quando vuoi
comunicare un pensiero a un amico e scrivi una lettera: ecco, io
scrivevo canzoni. Poi da qui casualmente, le canzoni hanno
cominciato a girare una parrocchia, poi l'altra, le feste
diocesane e mi son trovato che nell' 89 (senza che io sapessi
niente) un editore ha fatto un disco con le mie canzoni. A quel
punto ho detto: "Vabbé, piuttosto che me li facciano gli
altri i dischi me li faccio io". E da qui...
Quali
sono i tuoi riferimenti musicali? Io
sono nato ascoltando Bach (La passione secondo Matteo), Mozart,
Verdi e poi più avanti Deep Purple, Led Zeppelin, U2, Eurythmics,
Pink Floyd (li adoro!). Non mi piace la musica disco perché non
la capisco, secondo me è un ballo un pò isterico, e il liscio
che non riesco proprio ad ascoltare! Per il resto sento di tutto.
Si
parla tanto di musica, cultura in generale, spazi delle
comunicazioni sociali&come terreni da evangelizzare (pensiamo
a chi per esempio si sta sforzando di portare il vangelo su
Internet). Tu che ne pensi? Ciò
che fa la società non sono le strutture: ma è l'uomo. Dietro ad
ogni organizzazione, ogni macchina che corre, ogni contatto
internet ci sono delle persone. Per cui il problema non è
evangelizzare un luogo o una struttura, perché questo si fa
attraverso conferenze, slogan, pubblicità-progresso (ma come può
una pubblicità essere progresso? A me sembra una contraddizione
in termini). Credo che il vero progresso si sviluppi nella mente e
nel cuore delle persone: sono questi da evangelizzare. Dieci
uomini che hanno una visione evangelica della vita, informano di
vangelo l'ambiente in cui vivono. In questo senso anche la musica
non è il fine, ma è il mezzo per riuscire a parlare, visto che
è un canale molto potente, per arrivare all'anima della gente. Le
piccole ruote del carrello di un grande boeing servono per far
decollare e far atterrare l'aereo; poi quando è in volo non
servono più. Io penso che la musica sia così: 7 piccole note che
servono a far partire sentimenti, emozioni, collegamenti una volta
che sei partito verso il creato, verso la vita, verso te stesso
(per conoscerti), la musica non ti serve più. Ti serve poi per
ritornare a vivere più tranquillamente la tua vita.
Bisogna
allora cercare di sfuggire alle etichette, come quella di
"Cantautori Cristiani" Certo.
Lo diceva già Gesù 2000 anni fa: "E' arrivato il momento ed
è questo in cui non adorerete più Dio a Gerusalemme, che vuol
dire nelle religioni rivelate, né su questo monte, le religioni
ispirate alla sacralità e alla ricerca dell'uomo, ma adorerete
Dio nello Spirito e nella Verità". Al di là di etichette,
paletto e decreti.
Pensando
a te e alla tua attività di parroco vengono in mente quei tanti
giovani e meno giovani che animano le nostre liturgie. C'è spesso
il rischio che l'animazione diventi fine a se stessa trasformando
la messa in un palco per le performance dei nostri cori. Tu quale
pensi che sia il vero ruolo dell'animazione liturgica (in
particolare musicale)? La
prendo un pò alla larga. Noi siamo fatti di pelle e spirito.
Quando vuoi comunicare, alla tua fidanzata, a un amico, a un
fratello, un sentimento di gioia, di pace, di amore cosa fai: lo
tocchi, gli dai una carezza, un bacio, una pacca sulla spalla.
Quel contatto va su quel tamburo esterno che è la pelle, e suona!
Quel sono va ad acquietare, esaltare o intimidire un altro battito
ritmico che è quello del nostro cuore. Quando due o tre cuori
rilassati vanno a esprimere la loro gioia cantano, si abbracciano,
saltano. Se fanno questo ritmicamente insieme diventa armonia,
diventa liturgia. Gesù diceva: "Dove due o più cantano, si
trovano a pregare nel mio nome, io sono in mezzo a loro".
Dove c'è quest'armonia in Suo nome, Dio non può essere da
un'altra parte. Ecco allora lo scopo di strumenti che amplificano
la nostra pelle: se batto su un tamburo il battito del mio cuore
viene amplificato molte volte. Quando la liturgia diventa una cosa
estranea da questa espressione del cuore, diventa burocrazia
liturgica. E' da chiederci se le nostre liturgie solenni, che
hanno secoli di autorità, per carità, esprimano veramente il
cuore delle persone che sono li presenti. Mi domando: se un
marziano capitasse li in occasioni del genere, davvero riuscirebbe
a cogliere la gioia della nostra fede?
Cosa
ti ricordi dell'incontro nazionale di Roma il 10/05/97?
L'energia di quelle 30.000 persone! Le avevo tutte davanti ed è
stato emozionante sentire che cantavano tutte. Non per un senso di
privilegio, ma piuttosto di miracolo; pensavo: guarda una canzone
nata da una chitarra anni fa che energia può sviluppare nel cuore
e nella bocca di questa gente! E ancora: pensa se questi giovani
riuscissero insieme a credere a qualcosa e ad esprimese con gesti
la loro speranza e la loro forza, se solo facendo festa insieme
sono così travolgenti! Questo è il ricordo meraviglioso di quel
giorno.
Da
Graffiti - Aprile 2000
E-mail
: 
Paolo
Spoladore, prete padovano, ma anche compositore e cantautore, ha
sempre privilegiato la musica come strumento per comunicare con i
giovani e con la gente, per sentire ed esprimere la vita.
Studioso autodidatta di Scienze della Comunicazione, ha
frequentato in Italia e all'estero corsi di specializzazione,
diventando a sua volta ricercatore ed insegnante: ha seguito con
particolare attenzione la ricerca e lo studio dei rapporti che si
instaurano tra parole e musica, ha approfondito in modo
particolare il complicato e delicatissimo sistema della
comunicazione umana (è stato chiamato come "freelance"
ad insegnare le tecniche della comunicazione).
Le sue canzoni, cantate e diffuse in tutto il
mondo, pubblicate in sei diversi Cd, sono tutte raggruppate sotto
un unico progetto musicale che prende il nome di La Musica del
Cuore.
Don Paolo, come è nata la tua vocazione di sacerdote e
cantautore? L'unica grande vocazione, l'unica realtà che
io conosco è VIVERE, ESISTERE, ESSERCI. E visto che ci sei ti
puoi giocare la vita in due modi: o cercando di possederla
facendoti gli affari tuoi e sentendoti sempre addosso la paura che
ti manchi qualcosa (e nulla cambia se sei un prete, un
consacrato); oppure puoi fare un salto di fiducia e ti abbandoni
completamente a Chi ti ha creato e cerchi con tutte le forze di
renderti utile per il bene degli altri. Allora con tutte le tue
forze cominci a cercare il tesoro che hai dentro, a cercare Dio.
Il modo, la strada con cui ciascuno può servire al meglio e con
gioia questa vita, viene da sé. Ah dimenticavo la musica... Cosa
c'entra la musica in tutto questo? Posso dire che non ho mai
vissuto niente senza sentire una musica vibrare dentro di me: da
sempre ogni esperienza, ogni volto, ogni passo, io li sento
suonare, li riconosco dalla loro musica. Seguendo la musica delle
cose tutto è accaduto da solo, mi sono lasciato portare dalla
musica.
Cos'è per te la musica? La Musica è energia,
una delle più potenti, è capace di trasportare storie, idee,
valori... Anche se si muove su sette piccole note, la musica è il
linguaggio per eccellenza, perché è un linguaggio universale,
parla a tutti, e colpisce senza ferire. La musica mi ha stretto
con dolcezza e mi ha fatto fare le scelte che ho fatto. La
musica accompagnata da buoni testi luminosi è un ottimo mezzo per
predisporre le persone all'incontro con se stessi e con Dio.
Perché chiami la tua musica La Musica del Cuore?
Non si tratta solo della musica delle sette note. Se ti metti una
mano all'altezza del petto, senti che si muove qualcosa: è il
cuore con il suo battito. Come si muove il cuore, così si muove
anche il sole, i pianeti e ogni cosa nel creato: e questo
movimento è musica. E' la musica della vita, la musica
dell'universo. Mi sono chiesto se non era possibile su questa
terra trasmetterci lo stupore per la vita, trasmetterci quello che
ho sentito ascoltandomi. Facendo musica tentiamo di risvegliare
nella gente l'ASCOLTO della musica che ognuno ha dentro e che Dio
gli ha messo nell'anima
Che genere di musica è? Questa musica parte dal
silenzio: non posso dirti dove arriva ma da dove parte. A volte ha
un volto gospel, a volte è una ballata, a volte è musica etnica,
ma assolutamente non può essere definita secondo le
schematizzazioni classiche perché vive e si nutre dei mondi
musicali più diversi. I sei Cd che abbiamo pubblicato sono molto
diversi tra loro, alcuni sono per celebrare le feste, la gioia e
l'incontro (Così, Come in cielo così in terra, Tu sei), Outback
che significa "entroterra", è un rientrare in se
stessi, nella vita interiore, al di là di terminologie e temi
religiosi; Dacci pace è viaggio emozionante tra le preghiere
austere e antichissime della tradizione cristiana; Hermano mio è
un Cd multimediale in lingua spagnola che traduce le canzoni più
famose e conosciute come San Francesco, Tu sei, Signora della
Pace. E' musica per cantare, per ringraziare, per stare insieme
pregando, per fare festa e ballare.
Come nascono le tue canzoni? Quali sono le tue fonti di
ispirazione? Le suggestioni da dove vengono?Il silenzio,
la montagna, i punti elevati. Tutto quello che ti succede, la
realtà che sei, lo senti solo nel silenzio, facendo tacere la
mente: è l'unico modo per intuire bene, senza perdere troppo
tempo, anche quello che accade nel cuore delle persone. Alcune
canzoni nascono da lunghi silenzi davanti alla natura, ai
ghiacciai e ai boschi, davanti al Vangelo e alla Bibbia nel
tentativo di tradurre per le menti e i cuori di oggi, il messaggio
sempre nuovo di Gesù. Altri testi prendono vita dalle paure,
dalle gioie e dai sogni della gente. Non potrei mai fare musica se
non nascesse dai sentimenti, dalle speranze, dal cuore di chi
incontro e con cui vivo. Molte idee o testi nascono dalle lettere
che mi arrivano da tutta Italia: sono proprio i ragazzi che a
volte mi danno lo spunto, mi dettano le parole... "La mano
della vita", dedicata a tutti i bambini non nati, e che canta
quanto bella sia la vita, nasce dall'esperienza di una mamma che
mi ha raccontato il disagio di quest'esperienza, la paura e la
nostalgia... Insieme ai testi, la scelta dei suoni, degli
arrangiamenti, delle soluzioni sonore, tutto è a servizio di un
unico messaggio: Chi Ama non Teme.
Cosa ti prefiggi con le tue canzoni? Predisporre
il cuore delle persone ad incontrare la vita e Dio. Far smettere
alla gente di aver paura. Non temere è il nostro punto di
riferimento, il nostro punto di luce. Chi vive in qualche modo
l'amore, non teme, e chi non teme è libero.
Cosa significa Usiogope, parola che "sigilla"
tutti i tuoi lavori musicali? Due cose puoi provare nella
vita, e mai nello stesso momento: o Amore o Paura. E' proprio
questo il messaggio del Vangelo che mi ha "sedotto" e
che cerco di portare a chi incontro: "Chi ama non teme".
Gesù ripete con insistenza di non temere perché è Lui che ci ha
scelti chiamandoci a vivere, quindi nonostante tutto siamo sempre
Amati, Liberi ed Eterni. Alla luce di questo, anche se molte cose
ci possono sembrare incomprensibili e fastidiose, nulla è senza
senso, nulla è per caso. Usiogope è una parola in lingua Swahili,
lingua dell'Africa, e significa appunto "non temere".
Questo è il nostro messaggio e il nome che abbiamo scelto per le
edizioni che pubblicano i nostri lavori. All'Usiogope lavoriamo
non solo con la musica. Mensilmente proponiamo dei corsi sulla
comunicazione umana per conoscere meglio se stessi e gli altri.
Com'è cominciato tutto? Tutto è cominciato come
è nata la vita: un respiro alla volta. All'inizio tutto è
partito quasi costretto perché io avevo composto i primi brani e
li cantavo tra i giovani, in parrocchia, nelle loro feste. I brani
si sono diffusi e un editore, ascoltandoli ma non sapendo di chi
erano, li ha fatti cantare da altri cantanti e li ha registrati
facendone un disco. Be' a questo punto mi sono detto: prendo io in
mano le mie canzoni e le propongo come voglio io. Poi piano piano,
un passo alla volta, accompagnato da Lorenzo Castelli (che suona e
compone, e segue anche tutta la parte grafica) e da Fabiola
Berloso (che segue tutto il nostro lavoro dal punto di vista
manageriale ed editoriale in Italia e all'estero) con sacrifici e
fatica, è nato anche lo studio di registrazione e tutto il resto.
Hemano mio, l'ultimo Cd, è un Cd interattivo: come mai la
decisione di utilizzare un linguaggio multimediale
all'avanguardia? Per facilitare le persone sulla via
dell'incontro con questa musica e con i testi del Vangelo e della
Bibbia, perché questo stiamo cercando di cantare tradotto in un
modo o nell'altro. Una volta i nostri avi, leggevano e si
tramandavano la sapienza con i manoscritti. Non avremo la Bibbia
se la gente non si fosse passata le conoscenze attraverso lo
scritto. Ora ci si passa le conoscenze in tempo reale e a livello
mondiale attraverso un filo telefonico, un computer, un Cd, allora
abbiamo pensato di aiutare la lettura di una canzone anche dal
punto di vista didattico, anche per capirla per conoscerla meglio,
per impararla. E' un tentativo, una prova un esperimento per
aiutare la gente ad ascoltare la musica anche attraverso
l'utilizzo del computer.
In questo senso abbiamo messo testi, notizie e un piccolo mix
virtuale con cui puoi ascoltare la canzone "Tu sei"
divisa con un banco di mixaggio con la base, le voci, i
controcanti, ecc.
Quanto è efficace, ancora oggi, il linguaggio musicale
per comunicare con i giovani? E'' un mezzo molto potente
per parlare loro e raccoglierli insieme. Prima di tutto però
bisogna avere qualcosa da dire veramente. Poi ogni mezzo di
comunicazione è efficace finché resta un mezzo. Infatti quando
il mezzo supera il fine e diventa l'obiettivo stesso da ricercare,
si cade nel fanatismo e nell'impostura.
La Musica è certamente un mezzo straordinario per comunicare, ma
nel momento in cui viene strumentalizzata può diventare un grande
imbroglio.
Cosa consigli a chi come te, desidera evangelizzare
attraverso la musica?
- Molto silenzio, silenzio interiore.
Le parole e i suoni che non nascono dal silenzio e dalla pace
interiori, non arrivano più in là del naso di chi li pronuncia.
- Grande preparazione e professionalità nel
curare ogni pezzo e ogni parola che si usa. Cose semplici ma non
banali. Possibilmente sfruttare al massimo i mezzi e gli strumenti
che la tecnica ci offre, per proclamare un messaggio di speranza e
di fede.
- Anche se i giovani autori di musica di
ispirazione cristiana sono abbandonati a se stessi o a possibilità
editoriali nulle e non competitive, non mollare mai, credere a
quello che si sta facendo e sempre secondo le proprie possibilità,
farlo al meglio. Poi, se qualche strada si deve aprire, si aprirà.
I concerti sono momenti molto particolari e suggestivi.
Da quasi vent'anni siamo chiamati un po' in tutta Italia (ma anche
all'estero), nelle diocesi, nei meeting di movimenti religiosi, in
manifestazioni nazionali, a proporre la mia esperienza musicale
attraverso i concerti: sono momenti particolari, di festa, di
incontro, di condivisione. Qui la musica diventa anche dialogo ed
esperienza: non vengono usati tanti effetti scenografici, la forza
è nella comunicazione! C'è un microfono in mezzo alla gente e
ognuno può interagire, interpellare, chiedere qualcosa, esprimere
un dubbio, raccontare una sua esperienza. Non siamo ancora
riusciti a trovare un nome sostitutivo alla parola
"concerto". Per noi è un'esperienza, una serata
trascorsa intorno e dentro la Vita: la musica è solo un mezzo
perché la gente stacchi dal chiasso e trovi la sua voce
interiore. Negli anni la metodologia del concerto è cambiata, ma
l'obiettivo è rimasto quello che hanno le canzoni stesse: creare
un momento per cui la gente si ascolti, come tutto vive, esiste,
di come Dio è presente in tutto e in tutti. La musica, i momenti
di dialogo, la visione dei filmati che accompagnano e sottolineano
le canzoni, sono al servizio di questo unico obiettivo.
Particolarmente significativi sono stati alcuni incontri musicali:
allo Stadio Olimpico a Roma, nell'incontro Nazionale dell'Azione
Cattolica (1997); in Spagna al Multifestival David (Luglio 2000) -
; a Tor Vergata (18 Agosto 2000), durante le Giornate Mondiali per
la Gioventù; ad Assisi (Autunno 2000) al Festival Internazionale
per la Pace.
Programmi e progetti futuri? Quest'estate abbiamo
in programma un'intensa settimana in Spagna per interviste
radiofoniche e televisive e per partecipare al Multifestival
David; poi saremo in America Latina (Colombia, Puerto Rico, …)
per presentare in alcune serate il CD in spagnolo Hermano mio. A
Natale 2001 dovrebbe uscire il nuovo CD in Italiano e spagnolo a
cui stiamo lavorando ormai da 2 anni.
INTERVISTA
A CURA DI SANDRO SARTORI
La Difesa del Popolo 10-02-2002
Un
solo respiro universale, quello che pervade tutte le cose : don
Paolo Spoladore, parroco di San Lazzaro e cantautore
La conversazione con don Paolo Spoladore parte dalla domanda più
ovvia: come è nato il titolo del cd, Unanima? "E' stato
un titolo cercato a lungo: era difficile esprimere a parole quello
che avevamo già detto con la musica. La radice della parola
"Unanima" significa "un solo spirito, un solo
respiro vitale" e il disco vorrebbe rappresentare questo
respiro universale che comunque pervade tutte le cose,
indipendentemente dalla cultura, dalla storia, dalla provenienza
sociale e geografica di ognuno di noi":
Per
la prima volta sulla copertina c'è la sua foto. "Anche
la scelta di questa copertina è stata difficile, ci ha fatto
discutere, ed è stata decisa poco prima che partisse la fase di
stampa. Vorrebbe rappresentare anche un po' il titolo. Di solito
in copertina si mette l'artista o chi canta e suona. Anche se non
tutte e tre le persone fotografate sono artisti, ognuno a modo suo
rende possibile questo progetto e questo modo di cantare, di
proporre la fede e i valori della vita, nato ormai vent'anni fa e
seguito in particolare modo da queste persone, perché gli altri
collaboratori lo seguono a un diverso livello. Ci piaceva l'idea
di rappresentare con qualcosa di diverso dal solito
"l'anima" di questa musica".
C'è
una storia o un filo conduttore nelle canzoni di Unanima?
"C'è una storia ben precisa, anche se
non è immediatamente comprensibile. Bisogna partire dal fondo del
cd, con l'Ave Maria e l'Altissimo, Veni Creator, Il Signore è il
mio pastore e il Magnificat. Sono testi molto solenni, importanti,
e a parte l'Altissimo, fanno parte della liturgia cattolica e sono
il "depositum" della nostra fede e della nostra vita.
Questo è il nucleo da cui tutto è nato, da cui parte tutto
quello che io scrivo".
E dove arriva? "Bisogna salire nell'elenco delle
canzoni: questa stessa potenza di vita, questa gioia, questa unità
detta con forza nel linguaggio biblico e nel Cantico delle
Creature la troviamo anche nella filosofia di vita e nel credo dei
nativi d'America. Ecco Dimmi fratello, che parla del loro modo di
vedere l'armonia. Quel loro dire "Dimmi fratello, se non
basta quel che c'è" è un modo "liturgico", non
nel senso ecclesiale ma di "celebrazione", di
ringraziare la vita. Andando ancora più su , troviamo altri testi
che, con filosofie di vita ma anche con arrangiamenti e sonorità
diverse, spiegano la stessa potenza vitale e gioia di vivere. Tu
non andare è un testo ripreso dal vangelo di Luca con la
richiesta degli apostoli che Gesù resti con loro. Un altro canto,
Padre degli uomini, è un invito al Padre e un richiamo all'uomo
che se ne va, che coglie e non coglie la bellezza della vita. E
poi si sale su fino ad arrivare a Siamo nati liberi che dice che
tutto questo dono te lo puoi vivere bene soltanto se ti rendi
conto che sei libero".
Sembra quasi uno slogan. " Prima che uno slogan è un
dato di fatto. Viviamo in un mondo dove dobbiamo fin da piccoli
adattarci a un mucchio di cose, piacevoli o meno. A tutti noi è
sostanzialmente impedito per molti motivi, giustificati o meno, di
essere ciò che siamo. La canzone parla di questo: Dio ci ha dato
la possibilità d'essere qui, vivi, su questa terra, e di vivere
liberi. Non ci sono prigioni, ideologie, idee che possono fermare
la libertà d'un uomo. Il tutto cantato in modo festoso e
divertente".
C'è una canzone "preferita"? "Ce n'è una
un po' particolare dell'album Outback, s'intitola Solo Tu. E'
unica nel suo modo di farmi "vibrare".
A CUORE APERTO Incontri illuminanti
La musica del cuore
di don Paolo Spoladore
E'
parroco della chiesa padovana di San Lazzaro e ha fatto della sua
missione un inno alla vita e all'amore. L'incontro con lui ci ha
donato qualcosa di cui gli siamo veramente grati.
Don Paolo Spoladore è parroco della chiesa di San Lazzaro, a
Padova: è nato negli anni sessanta, ed evitiamo di precisare la
data, preferendo lasciarlo totalmente in quell'aura di poetica
giovinezza che ha trasmesso anche al nostro cuore: ed è autore di
un libro che non ha voluto firmare, ove è raccolta una serie di
riflessioni evangeliche con il titolo: Non abbiate paura,
pubblicato da Usiogope nel novembre 2001.
Fino a questo punto, tutto o quasi tutto è regolare. Ma c'è
un'altra circostanza, che va oltre, anzi arricchisce la
"regolarità", Don Paolo è anche compositore e
cantautore, che può vantare un ricco patrimonio di canzoni,
raccolte in un progetto emblematico:"La Musica del
Cuore". E richiamiamo la maiuscola di questa
"Musica",
poiché ne è veramente degna per la sua ricchezza, per la sua
spiritualità e per la sua suggestiva eloquenza. Quando siamo
entrati nel suo studio presso Usiogope Edizioni, che ha sede a
Dolo in provincia di Venezia, non c'è voluto molto a fare
conoscenza. Don Paolo è un giovane prete, intanto, e perciò
disposto alla più cordiale accoglienza; è uomo di affabile
condiscendenza; ma è anche un artista: e questo titolo nulla
toglie al precedente anzi lo rafforza, e sicuramente ne rende più
efficace la missione. Sapevamo che, fra le sue innumerevoli
canzoni, c'era la trasposizione musicale del francescano Cantico
delle creature, raccolto nell'ultimo Cd intitolato: Unanima (Usiogope
Edizioni, 2001); e gli abbiamo chiesto il favore di ascoltarlo.
"Vuoi proprio sentire la musica, prima...", disse quasi
con ironia. "Non sentirla...- risposi - risentirla!":
Convinto dalla compiacenza ma forse anche un Po dalla
soddisfazione, sempre legittima in ogni autore, esaudì la mia
richiesta. Non indugiamo nel racconto, poiché il nostro compito
è quello di raccogliere informazioni. Comunque, chi desidera
condividere la nostra silenziosa ammirazione, altro non ha da fare
che rifornirsi del Cd, reperibile nei negozi del settore in Italia
e pure all'estero.
Alla fine dell'ascolto iniziò la conversazione, che durò
parecchio tempo e accumulò una prolungata registrazione, della
quale purtroppo non abbiamo la possibilità di riferire tutto.
Quanto manca lo riprenderemo in un prossimo futuro, poiché sia il
"prete" sia l'"artista" meritano di essere
conosciuti interamente.
-
Come è avvenuto il suo incontro con la musica?"
Ho cominciato a suonare da bambino e a sentirla come elemento
determinante, per me e per la mia vita insieme agli altri. Ho
scelto di fare il prete e poi sono stato in giro per il mondo,
allo scopo di imparare e capire la realtà del nostro tempo , ma
anche di verificare mie idee sulle reali aspettative dell'uomo.
Maturai così la convinzione che la musica può essere uno
strumento prezioso per comunicare, ma ancor più prezioso per far
del bene alla gente, per lenire il dolore...Cominciai scrivendo
canzoni per i ragazzi delle parrocchie dell'Azione Cattolica; poi
nacque San Francesco, che presentai al campo sportivo Appiani nel
1982, in occasione della visita a Padova di Giovanni Paolo II.
quel giorno senz'altro memorabile per il ragazzo che ero allora,
cantai dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio davanti a
venticinquemila persone....Le mie canzoni cominciarono a
diffondersi nelle parrocchie delle varie diocesi, finché un
editore di Milano ne raccolse alcune, facendone un disco. A me non
interessava il business: interessava far cantare i ragazzi
perché allontanassero i tristi pensieri, i dubbi e le malinconie
della loro età: Poi si costituì un gruppetto di persone, decise
a cooperare su questa via di amore cristiano, cominciammo a fare
le prime edizioni per conto nostro e nacque Usiogope Edizioni: la
nostra editrice. Per inciso, la parola "usiogope" in
lingua swahili significa "Non temere". Un bel motto per
noi, che con le nostre canzoni ci proponiamo di diffondere la
gioia e la speranza, ineffabili doni di Dio. A quindici anni di
distanza dalla fondazione, Usiogope è conosciuta in tutta Italia
e ha contatti con molti Paesi del Pianeta: dalla Svizzera
all'Inghilterra, dall'Australia alla Guinea dagli Stati Uniti a
Israele".
-
Don Paolo, lei è autore e insieme sacerdote. La sua Musica del
cuore, dove trova la motivazione prioritaria: nella espressione
della sua poetica spiritualità oppure in quella della sua carità
cristiana? "In entrambe poiché, appunto, sono
"autore e insieme sacerdote"; però ritengo che sia
anche uno sfogo del cuore: Quando sei contento per qualche cosa,
è difficile tenerla nascosta agli altri; desideri trasmetterla
anche a loro, con la speranza che possano trarne un effetto
benefico. La musica costringe la gente ad ascoltare e,
ascoltandola, è costretta anche ad ascoltare sé stessa. Almeno
un po'. La musica ha voce per tutti coloro che vogliono ascoltare
veramente: per chi è sereno e per chi è arrabbiato, per chi
vuole stimolare i suoi sentimenti e per chi desidera ringraziare
Dio. Cioè: cantare Dio".
-
Quali sono le sue "strategie" nell'uso della musica?
"Per me è una specie di ponte, attraverso il quale ho la
possibilità di entrare nel cuore di chi mi ascolta, e perciò di
stare insieme con tutti: giovani, adulti e anziani. Ai nostri
concerti ci sono le tre età: nei primi anni venivano solo i
ragazzi, oggi vengono tutti. Io canto e suono, loro battono le
mani: ma io ho l'ambizione di pensare che non si tratti di un
applauso, bensì di una partecipazione al coro. Ci sono sempre
diversi microfoni in giro per la sala, perché la gente possa
intervenire, raccontare di sé, trarre considerazioni dalla
propria storia...Si parla, quindi, si ride e si scherza; magari ci
si arrabbia e si protesta contro il male del mondo...Ma si sta
insieme e i cuori, attraverso la loro musica, si avvicinano".
-
Ci racconti e ci spieghi la sua musica... "Intanto
essa nasce per la maggior parte in montagna, poiché io amo la
montagna quasi quanto amo la musica. Mi piace arrampicarmi sulla
roccia e sul ghiaccio; quando poi sono in cima, guardo il mondo
dall'alto e le sue pene mi sembrano più lievi. Forse perché sono
un pò più vicino a Dio? mi chiedo. Ma nasce pure dalla Bibbia,
dallo spirito e dalla poesia di san Francesco, dalla grande musica
del Settecento e anche dal gospel e dal rap, poiché vorrei che la
mia musica fosse polifonica e poliglotta...Comunque essa produce
in me una vibrazione enorme: se non facessi musica, potrei anche
ammalarmi. Quando ero bambino, avevo problemi per parlare: la
gente non riusciva a capire quanto dicevo. Poi è venuta la
musica; e di colpo il mio linguaggio è diventato chiaro,
esplicito e, se posso dire, anche invitante. Non vorrei essere
tacciato di presunzione, ma penso che nessuna cosa dia soltanto
nostra....Noi possiamo soltanto propiziare, con la nostra fiducia
e con la nostra speranza, i doni che ci vengono dall'alto".
-
Qual'è stato il momento, l'episodio più importante nella sua
vita di sacerdote e di artista? "...una
circostanza che le ha messe insieme tutte e due: Una volta fui a
un concerto con un migliaio di handicappati. Cominciai dicendo:
"Ciao ragazzi, va tutto bene?". Si misero a borbottare,
straniti e assenti: alcuni addirittura irritati. A un certo punto
uno alzò la mano e gridò quasi con ira: "Non parlare,
canta". E allora io ci ho messo tutta l'anima, e sono state
due ore da perdere i sensi...Hanno cantato tutti, con una allegria
che mi fece piangere: forse avevano capito che volevo farli star
bene e mi ringraziavano. ricordo la rapida preghiera di quel
momento: "Signore, fa che la mia musica produca sempre questo
effetto". E quando riaprii gli occhi, vidi che tutti
ballavano e si erano stretti intorno a me".
da: IL SANTO DEI MIRACOLI Aprile 2002
a cura di Albreto Frasson
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