INTERVISTE

 

INTERVISTA A DON PAOLO SPOLADORE

a cura di G. Petrucci e Pierluigi Vito

F_DONPA.jpg (29738 byte)Sacerdote su 7 note

Esprimere la gioia, la vita, la fede con un grande canto. Ecco il talento di don Paolo Spoladore, un altro degli amici (nonché autore dell'inno "E chissà") dell'incontro Nazionale del maggio '97.

Chi è don Paolo Spoladore? Innanzitutto un uomo e poi un prete. Sono nato un bel pò di anni fa e fin da piccolo la mia strada è stata segnata dalla musica e da una dedizione interiore a far si che questa vita fosse il più utile possibile. Per cui prima è partita la musica e poi la strada di vivere per la gente attraverso la scelta del sacerdozio. 

In che maniera ti sei avvicinato alla musica e come hai coltivato questa tua passione all'inizio? La musica è stata il primissimo modo di comunicare che ho avuto fin da piccolo: già a quattro anni sentivo il bisogno di suonare attraverso gli strumenti che mi regalava mio padre. E vedevo che riuscivo a esprimermi molto meglio suonando che non parlando. Poi ho fatto anche degli studi: ho imparato le regole del gioco per poterle poi superare. C'è stata un pò di preparazione tecnica, ma soprattutto la scoperta di un modo profondo di sentimenti a cui la musica è legata. 

Quando e come hai capito che questo tuo "talento" poteva essere inquadrato nell'orizzonte della tua scelta vocazionale? Io sono entrato in seminario a 12 anni. Fin da piccolo la musica mi ha sempre sostenuto anche nei momenti difficili, di solitudine, finché ho visto che,  come dicevo, riuscivo esprimere meglio i miei sentimenti e anche la mia fede attraverso delle canzoni. Allora il sabato sera con gli amici, portavo la chitarra, buttavo giù due righe per una persona cara. Era come quando vuoi comunicare un pensiero a un amico e scrivi una lettera: ecco, io scrivevo canzoni. Poi da qui casualmente, le canzoni hanno cominciato a girare una parrocchia, poi l'altra, le feste diocesane e mi son trovato che nell' 89 (senza che io sapessi niente) un editore ha fatto un disco con le mie canzoni. A quel punto ho detto: "Vabbé, piuttosto che me li facciano gli altri i dischi me li faccio io". E da qui... 

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Io sono nato ascoltando Bach (La passione secondo Matteo), Mozart, Verdi e poi più avanti Deep Purple, Led Zeppelin, U2, Eurythmics, Pink Floyd (li adoro!). Non mi piace la musica disco perché non la capisco, secondo me è un ballo un pò isterico, e il liscio che non riesco proprio ad ascoltare! Per il resto sento di tutto. 

Si parla tanto di musica, cultura in generale, spazi delle comunicazioni sociali&come terreni da evangelizzare (pensiamo a chi per esempio si sta sforzando di portare il vangelo su Internet). Tu che ne pensi? Ciò che fa la società non sono le strutture: ma è l'uomo. Dietro ad ogni organizzazione, ogni macchina che corre, ogni contatto internet ci sono delle persone. Per cui il problema non è evangelizzare un luogo o una struttura, perché questo si fa attraverso conferenze, slogan, pubblicità-progresso (ma come può una pubblicità essere progresso? A me sembra una contraddizione in termini). Credo che il vero progresso si sviluppi nella mente e nel cuore delle persone: sono questi da evangelizzare. Dieci uomini che hanno una visione evangelica della vita, informano di vangelo l'ambiente in cui vivono. In questo senso anche la musica non è il fine, ma è il mezzo per riuscire a parlare, visto che è un canale molto potente, per arrivare all'anima della gente. Le piccole ruote del carrello di un grande boeing servono per far decollare e far atterrare l'aereo; poi quando è in volo non servono più. Io penso che la musica sia così: 7 piccole note che servono a far partire sentimenti, emozioni, collegamenti una volta che sei partito verso il creato, verso la vita, verso te stesso (per conoscerti), la musica non ti serve più. Ti serve poi per ritornare a vivere più tranquillamente la tua vita. 

Bisogna allora cercare di sfuggire alle etichette, come quella di "Cantautori Cristiani" Certo. Lo diceva già Gesù 2000 anni fa: "E' arrivato il momento ed è questo in cui non adorerete più Dio a Gerusalemme, che vuol dire nelle religioni rivelate, né su questo monte, le religioni ispirate alla sacralità e alla ricerca dell'uomo, ma adorerete Dio nello Spirito e nella Verità". Al di là di etichette, paletto e decreti. 

Pensando a te e alla tua attività di parroco vengono in mente quei tanti giovani e meno giovani che animano le nostre liturgie. C'è spesso il rischio che l'animazione diventi fine a se stessa trasformando la messa in un palco per le performance dei nostri cori. Tu quale pensi che sia il vero ruolo dell'animazione liturgica (in particolare musicale)? La prendo un pò alla larga. Noi siamo fatti di pelle e spirito. Quando vuoi comunicare, alla tua fidanzata, a un amico, a un fratello, un sentimento di gioia, di pace, di amore cosa fai: lo tocchi, gli dai una carezza, un bacio, una pacca sulla spalla. Quel contatto va su quel tamburo esterno che è la pelle, e suona! Quel sono va ad acquietare, esaltare o intimidire un altro battito ritmico che è quello del nostro cuore. Quando due o tre cuori rilassati vanno a esprimere la loro gioia cantano, si abbracciano, saltano. Se fanno questo ritmicamente insieme diventa armonia, diventa liturgia. Gesù diceva: "Dove due o più cantano, si trovano a pregare nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Dove c'è quest'armonia in Suo nome, Dio non può essere da un'altra parte. Ecco allora lo scopo di strumenti che amplificano la nostra pelle: se batto su un tamburo il battito del mio cuore viene amplificato molte volte. Quando la liturgia diventa una cosa estranea da questa espressione del cuore, diventa burocrazia liturgica. E' da chiederci se le nostre liturgie solenni, che hanno secoli di autorità, per carità, esprimano veramente il cuore delle persone che sono li presenti. Mi domando: se un marziano capitasse li in occasioni del genere, davvero riuscirebbe a cogliere la gioia della nostra fede?

 Cosa ti ricordi dell'incontro nazionale di Roma il 10/05/97? L'energia di quelle 30.000 persone! Le avevo tutte davanti ed è stato emozionante sentire che cantavano tutte. Non per un senso di privilegio, ma piuttosto di miracolo; pensavo: guarda una canzone nata da una chitarra anni fa che energia può sviluppare nel cuore e nella bocca di questa gente! E ancora: pensa se questi giovani riuscissero insieme a credere a qualcosa e ad esprimese con gesti la loro speranza e la loro forza, se solo facendo festa insieme sono così travolgenti! Questo è il ricordo meraviglioso di quel giorno.

Da Graffiti - Aprile 2000

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Inconcertoweb.jpg (12405 byte)Paolo Spoladore, prete padovano, ma anche compositore e cantautore, ha sempre privilegiato la musica come strumento per comunicare con i giovani e con la gente, per sentire ed esprimere la vita.
Studioso autodidatta di Scienze della Comunicazione, ha frequentato in Italia e all'estero corsi di specializzazione, diventando a sua volta ricercatore ed insegnante: ha seguito con particolare attenzione la ricerca e lo studio dei rapporti che si instaurano tra parole e musica, ha approfondito in modo particolare il complicato e delicatissimo sistema della comunicazione umana (è stato chiamato come "freelance" ad insegnare le tecniche della comunicazione).
    Le sue canzoni, cantate e diffuse in tutto il mondo, pubblicate in sei diversi Cd, sono tutte raggruppate sotto un unico progetto musicale che prende il nome di La Musica del Cuore.

Don Paolo, come è nata la tua vocazione di sacerdote e cantautore? L'unica grande vocazione, l'unica realtà che io conosco è VIVERE, ESISTERE, ESSERCI. E visto che ci sei ti puoi giocare la vita in due modi: o cercando di possederla facendoti gli affari tuoi e sentendoti sempre addosso la paura che ti manchi qualcosa (e nulla cambia se sei un prete, un consacrato); oppure puoi fare un salto di fiducia e ti abbandoni completamente a Chi ti ha creato e cerchi con tutte le forze di renderti utile per il bene degli altri. Allora con tutte le tue forze cominci a cercare il tesoro che hai dentro, a cercare Dio. Il modo, la strada con cui ciascuno può servire al meglio e con gioia questa vita, viene da sé. Ah dimenticavo la musica... Cosa c'entra la musica in tutto questo? Posso dire che non ho mai vissuto niente senza sentire una musica vibrare dentro di me: da sempre ogni esperienza, ogni volto, ogni passo, io li sento suonare, li riconosco dalla loro musica. Seguendo la musica delle cose tutto è accaduto da solo, mi sono lasciato portare dalla musica.

Cos'è per te la musica? La Musica è energia, una delle più potenti, è capace di trasportare storie, idee, valori... Anche se si muove su sette piccole note, la musica è il linguaggio per eccellenza, perché è un linguaggio universale, parla a tutti, e colpisce senza ferire. La musica mi ha stretto con dolcezza e mi ha fatto fare le scelte che ho fatto.  La musica accompagnata da buoni testi luminosi è un ottimo mezzo per predisporre le persone all'incontro con se stessi e con Dio.

Perché chiami la tua musica La Musica del Cuore? Non si tratta solo della musica delle sette note. Se ti metti una mano all'altezza del petto, senti che si muove qualcosa: è il cuore con il suo battito. Come si muove il cuore, così si muove anche il sole, i pianeti e ogni cosa nel creato: e questo movimento è musica. E' la musica della vita, la musica dell'universo. Mi sono chiesto se non era possibile su questa terra trasmetterci lo stupore per la vita, trasmetterci quello che ho sentito ascoltandomi. Facendo musica tentiamo di risvegliare nella gente l'ASCOLTO della musica che ognuno ha dentro e che Dio gli ha messo nell'anima

Che genere di musica è? Questa musica parte dal silenzio: non posso dirti dove arriva ma da dove parte. A volte ha un volto gospel, a volte è una ballata, a volte è musica etnica, ma assolutamente non può essere definita secondo le schematizzazioni classiche perché vive e si nutre dei mondi musicali più diversi. I sei Cd che abbiamo pubblicato sono molto diversi tra loro, alcuni sono per celebrare le feste, la gioia e l'incontro (Così, Come in cielo così in terra, Tu sei), Outback che significa "entroterra", è un rientrare in se stessi, nella vita interiore, al di là di terminologie e temi religiosi; Dacci pace è viaggio emozionante tra le preghiere austere e antichissime della tradizione cristiana; Hermano mio è un Cd multimediale in lingua spagnola che traduce le canzoni più famose e conosciute come San Francesco, Tu sei, Signora della Pace. E' musica per cantare, per ringraziare, per stare insieme pregando, per fare festa e ballare.

Come nascono le tue canzoni? Quali sono le tue fonti di ispirazione? Le suggestioni da dove vengono?Il silenzio, la montagna, i punti elevati. Tutto quello che ti succede, la realtà che sei, lo senti solo nel silenzio, facendo tacere la mente: è l'unico modo per intuire bene, senza perdere troppo tempo, anche quello che accade nel cuore delle persone. Alcune canzoni nascono da lunghi silenzi davanti alla natura, ai ghiacciai e ai boschi, davanti al Vangelo e alla Bibbia nel tentativo di tradurre per le menti e i cuori di oggi, il messaggio sempre nuovo di Gesù. Altri testi prendono vita dalle paure, dalle gioie e dai sogni della gente. Non potrei mai fare musica se non nascesse dai sentimenti, dalle speranze, dal cuore di chi incontro e con cui vivo. Molte idee o testi nascono dalle lettere che mi arrivano da tutta Italia: sono proprio i ragazzi che a volte mi danno lo spunto, mi dettano le parole... "La mano della vita", dedicata a tutti i bambini non nati, e che canta quanto bella sia la vita, nasce dall'esperienza di una mamma che mi ha raccontato il disagio di quest'esperienza, la paura e la nostalgia... Insieme ai testi, la scelta dei suoni, degli arrangiamenti, delle soluzioni sonore, tutto è a servizio di un unico messaggio: Chi Ama non Teme.

Cosa ti prefiggi con le tue canzoni? Predisporre il cuore delle persone ad incontrare la vita e Dio. Far smettere alla gente di aver paura. Non temere è il nostro punto di riferimento, il nostro punto di luce. Chi vive in qualche modo l'amore, non teme, e chi non teme è libero.

Cosa significa Usiogope, parola che "sigilla" tutti i tuoi lavori musicali? Due cose puoi provare nella vita, e mai nello stesso momento: o Amore o Paura. E' proprio questo il messaggio del Vangelo che mi ha "sedotto" e che cerco di portare a chi incontro: "Chi ama non teme". Gesù ripete con insistenza di non temere perché è Lui che ci ha scelti chiamandoci a vivere, quindi nonostante tutto siamo sempre Amati, Liberi ed Eterni. Alla luce di questo, anche se molte cose ci possono sembrare incomprensibili e fastidiose, nulla è senza senso, nulla è per caso. Usiogope è una parola in lingua Swahili, lingua dell'Africa, e significa appunto "non temere". Questo è il nostro messaggio e il nome che abbiamo scelto per le edizioni che pubblicano i nostri lavori. All'Usiogope lavoriamo non solo con la musica. Mensilmente proponiamo dei corsi sulla comunicazione umana per conoscere meglio se stessi e gli altri.

Com'è cominciato tutto? Tutto è cominciato come è nata la vita: un respiro alla volta. All'inizio tutto è partito quasi costretto perché io avevo composto i primi brani e li cantavo tra i giovani, in parrocchia, nelle loro feste. I brani si sono diffusi e un editore, ascoltandoli ma non sapendo di chi erano, li ha fatti cantare da altri cantanti e li ha registrati facendone un disco. Be' a questo punto mi sono detto: prendo io in mano le mie canzoni e le propongo come voglio io. Poi piano piano, un passo alla volta, accompagnato da Lorenzo Castelli (che suona e compone, e segue anche tutta la parte grafica) e da Fabiola Berloso (che segue tutto il nostro lavoro dal punto di vista manageriale ed editoriale in Italia e all'estero) con sacrifici e fatica, è nato anche lo studio di registrazione e tutto il resto.

Hemano mio, l'ultimo Cd, è un Cd interattivo: come mai la decisione di utilizzare un linguaggio multimediale all'avanguardia? Per facilitare le persone sulla via dell'incontro con questa musica e con i testi del Vangelo e della Bibbia, perché questo stiamo cercando di cantare tradotto in un modo o nell'altro. Una volta i nostri avi, leggevano e si tramandavano la sapienza con i manoscritti. Non avremo la Bibbia se la gente non si fosse passata le conoscenze attraverso lo scritto. Ora ci si passa le conoscenze in tempo reale e a livello mondiale attraverso un filo telefonico, un computer, un Cd, allora abbiamo pensato di aiutare la lettura di una canzone anche dal punto di vista didattico, anche per capirla per conoscerla meglio, per impararla. E' un tentativo, una prova un esperimento per aiutare la gente ad ascoltare la musica anche attraverso l'utilizzo del computer.
In questo senso abbiamo messo testi, notizie e un piccolo mix virtuale con cui puoi ascoltare la canzone "Tu sei" divisa con un banco di mixaggio con la base, le voci, i controcanti, ecc.

Quanto è efficace, ancora oggi, il linguaggio musicale per comunicare con i giovani? E'' un mezzo molto potente per parlare loro e raccoglierli insieme. Prima di tutto però bisogna avere qualcosa da dire veramente. Poi ogni mezzo di comunicazione è efficace finché resta un mezzo. Infatti quando il mezzo supera il fine e diventa l'obiettivo stesso da ricercare, si cade nel fanatismo e nell'impostura.
La Musica è certamente un mezzo straordinario per comunicare, ma nel momento in cui viene strumentalizzata può diventare un grande imbroglio.

Cosa consigli a chi come te, desidera evangelizzare attraverso la musica?
-    Molto silenzio, silenzio interiore. Le parole e i suoni che non nascono dal silenzio e dalla pace interiori, non arrivano più in là del naso di chi li pronuncia.
-    Grande preparazione e professionalità nel curare ogni pezzo e ogni parola che si usa. Cose semplici ma non banali. Possibilmente sfruttare al massimo i mezzi e gli strumenti che la tecnica ci offre, per proclamare un messaggio di speranza e di fede.
-    Anche se i giovani autori di musica di ispirazione cristiana sono abbandonati a se stessi o a possibilità editoriali nulle e non competitive, non mollare mai, credere a quello che si sta facendo e sempre secondo le proprie possibilità, farlo al meglio. Poi, se qualche strada si deve aprire, si aprirà.
I concerti sono momenti molto particolari e suggestivi.
Da quasi vent'anni siamo chiamati un po' in tutta Italia (ma anche all'estero), nelle diocesi, nei meeting di movimenti religiosi, in manifestazioni nazionali, a proporre la mia esperienza musicale attraverso i concerti: sono momenti particolari, di festa, di incontro, di condivisione. Qui la musica diventa anche dialogo ed esperienza: non vengono usati tanti effetti scenografici, la forza è nella comunicazione! C'è un microfono in mezzo alla gente e ognuno può interagire, interpellare, chiedere qualcosa, esprimere un dubbio, raccontare una sua esperienza. Non siamo ancora riusciti a trovare un nome sostitutivo alla parola "concerto". Per noi è un'esperienza, una serata trascorsa intorno e dentro la Vita: la musica è solo un mezzo perché la gente stacchi dal chiasso e trovi la sua voce interiore. Negli anni la metodologia del concerto è cambiata, ma l'obiettivo è rimasto quello che hanno le canzoni stesse: creare un momento per cui la gente si ascolti, come tutto vive, esiste, di come Dio è presente in tutto e in tutti. La musica, i momenti di dialogo, la visione dei filmati che accompagnano e sottolineano le canzoni, sono al servizio di questo unico obiettivo.
Particolarmente significativi sono stati alcuni incontri musicali: allo Stadio Olimpico a Roma, nell'incontro Nazionale dell'Azione Cattolica (1997); in Spagna al Multifestival David (Luglio 2000) - ; a Tor Vergata (18 Agosto 2000), durante le Giornate Mondiali per la Gioventù; ad Assisi (Autunno 2000) al Festival Internazionale per la Pace.

Programmi e progetti futuri? Quest'estate abbiamo in programma un'intensa settimana in Spagna per interviste radiofoniche e televisive e per partecipare al Multifestival David; poi saremo in America Latina (Colombia, Puerto Rico, …) per presentare in alcune serate il CD in spagnolo Hermano mio. A Natale 2001 dovrebbe uscire il nuovo CD in Italiano e spagnolo a cui stiamo lavorando ormai da 2 anni.

INTERVISTA A CURA DI SANDRO SARTORI
La Difesa del Popolo 10-02-2002

Un solo respiro universale, quello che pervade tutte le cose : don Paolo Spoladore, parroco di San Lazzaro e cantautore

La conversazione con don Paolo Spoladore parte dalla domanda più ovvia: come è nato il titolo del cd, Unanima? "E' stato un titolo cercato a lungo: era difficile esprimere a parole quello che avevamo già detto con la musica. La radice della parola "Unanima" significa "un solo spirito, un solo respiro vitale" e il disco vorrebbe rappresentare questo respiro universale che comunque pervade tutte le cose, indipendentemente dalla cultura, dalla storia, dalla provenienza sociale e geografica di ognuno di noi": 

Per la prima volta sulla copertina c'è la sua foto. "Anche la scelta di questa copertina è stata difficile, ci ha fatto discutere, ed è stata decisa poco prima che partisse la fase di stampa. Vorrebbe rappresentare anche un po' il titolo. Di solito in copertina si mette l'artista o chi canta e suona. Anche se non tutte e tre le persone fotografate sono artisti, ognuno a modo suo rende possibile questo progetto e questo modo di cantare, di proporre la fede e i valori della vita, nato ormai vent'anni fa e seguito in particolare modo da queste persone, perché gli altri collaboratori lo seguono a un diverso livello. Ci piaceva l'idea di rappresentare con qualcosa di diverso dal solito "l'anima" di questa musica". 

C'è una storia o un filo conduttore nelle canzoni di Unanima? "C'è una storia ben precisa, anche se non è immediatamente comprensibile. Bisogna partire dal fondo del cd, con l'Ave Maria e l'Altissimo, Veni Creator, Il Signore è il mio pastore e il Magnificat. Sono testi molto solenni, importanti, e a parte l'Altissimo, fanno parte della liturgia cattolica e sono il "depositum" della nostra fede e della nostra vita. Questo è il nucleo da cui tutto è nato, da cui parte tutto quello che io scrivo".

E dove arriva? "Bisogna salire nell'elenco delle canzoni: questa stessa potenza di vita, questa gioia, questa unità detta con forza nel linguaggio biblico e nel Cantico delle Creature la troviamo anche nella filosofia di vita e nel credo dei nativi d'America. Ecco Dimmi fratello, che parla del loro modo di vedere l'armonia. Quel loro dire "Dimmi fratello, se non basta quel che c'è" è un modo "liturgico", non nel senso ecclesiale ma di "celebrazione", di ringraziare la vita. Andando ancora più su , troviamo altri testi che, con filosofie di vita ma anche con arrangiamenti e sonorità diverse, spiegano la stessa potenza vitale e gioia di vivere. Tu non andare è un testo ripreso dal vangelo di Luca con la richiesta degli apostoli che Gesù resti con loro. Un altro canto, Padre degli uomini, è un invito al Padre e un richiamo all'uomo che se ne va, che coglie e non coglie la bellezza della vita. E poi si sale su fino ad arrivare a Siamo nati liberi che dice che tutto questo dono te lo puoi vivere bene soltanto se ti rendi conto che sei libero".

Sembra quasi uno slogan. " Prima che uno slogan è un dato di fatto. Viviamo in un mondo dove dobbiamo fin da piccoli adattarci a un mucchio di cose, piacevoli o meno. A tutti noi è sostanzialmente impedito per molti motivi, giustificati o meno, di essere ciò che siamo. La canzone parla di questo: Dio ci ha dato la possibilità d'essere qui, vivi, su questa terra, e di vivere liberi. Non ci sono prigioni, ideologie, idee che possono fermare la libertà d'un uomo. Il tutto cantato in modo festoso e divertente".

C'è una canzone "preferita"? "Ce n'è una un po' particolare dell'album Outback, s'intitola Solo Tu. E' unica nel suo modo di farmi "vibrare".



A CUORE APERTO Incontri illuminanti
La musica del cuore
di don Paolo Spoladore

E' parroco della chiesa padovana di San Lazzaro e ha fatto della sua missione un inno alla vita e all'amore. L'incontro con lui ci ha donato qualcosa di cui gli siamo veramente grati.

Don Paolo Spoladore è parroco della chiesa di San Lazzaro, a Padova: è nato negli anni sessanta, ed evitiamo di precisare la data, preferendo lasciarlo totalmente in quell'aura di poetica giovinezza che ha trasmesso anche al nostro cuore: ed è autore di un libro che non ha voluto firmare, ove è raccolta una serie di riflessioni evangeliche con il titolo: Non abbiate paura, pubblicato da Usiogope nel novembre 2001.
Fino a questo punto, tutto o quasi tutto è regolare. Ma c'è un'altra circostanza, che va oltre, anzi arricchisce la "regolarità", Don Paolo è anche compositore e cantautore, che può vantare un ricco patrimonio di canzoni, raccolte in un progetto emblematico:"La Musica del Cuore". E richiamiamo la maiuscola di questa "Musica",
poiché ne è veramente degna per la sua ricchezza, per la sua spiritualità e per la sua suggestiva eloquenza. Quando siamo entrati nel suo studio presso Usiogope Edizioni, che ha sede a Dolo in provincia di Venezia, non c'è voluto molto a fare conoscenza. Don Paolo è un giovane prete, intanto, e perciò disposto alla più cordiale accoglienza; è uomo di affabile condiscendenza; ma è anche un artista: e questo titolo nulla toglie al precedente anzi lo rafforza, e sicuramente ne rende più efficace la missione. Sapevamo che, fra le sue innumerevoli canzoni, c'era la trasposizione musicale del francescano Cantico delle creature, raccolto nell'ultimo Cd intitolato: Unanima (Usiogope Edizioni, 2001); e gli abbiamo chiesto il favore di ascoltarlo.
"Vuoi proprio sentire la musica, prima...", disse quasi con ironia. "Non sentirla...- risposi - risentirla!": Convinto dalla compiacenza ma forse anche un Po dalla soddisfazione, sempre legittima in ogni autore, esaudì la mia richiesta. Non indugiamo nel racconto, poiché il nostro compito è quello di raccogliere informazioni. Comunque, chi desidera condividere la nostra silenziosa ammirazione, altro non ha da fare che rifornirsi del Cd, reperibile nei negozi del settore in Italia e pure all'estero.
Alla fine dell'ascolto iniziò la conversazione, che durò parecchio tempo e accumulò una prolungata registrazione, della quale purtroppo non abbiamo la possibilità di riferire tutto. Quanto manca lo riprenderemo in un prossimo futuro, poiché sia il "prete" sia l'"artista" meritano di essere conosciuti interamente.

- Come è avvenuto il suo incontro con la musica?" Ho cominciato a suonare da bambino e a sentirla come elemento determinante, per me e per la mia vita insieme agli altri. Ho scelto di fare il prete e poi sono stato in giro per il mondo, allo scopo di imparare e capire la realtà del nostro tempo , ma anche di verificare mie idee sulle reali aspettative dell'uomo. Maturai così la convinzione che la musica può essere uno strumento prezioso per comunicare, ma ancor più prezioso per far del bene alla gente, per lenire il dolore...Cominciai scrivendo canzoni per i ragazzi delle parrocchie dell'Azione Cattolica; poi nacque San Francesco, che presentai al campo sportivo Appiani nel 1982, in occasione della visita a Padova di Giovanni Paolo II. quel giorno senz'altro memorabile per il ragazzo che ero allora, cantai dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio davanti a venticinquemila persone....Le mie canzoni cominciarono a diffondersi nelle parrocchie delle varie diocesi, finché un editore di Milano ne raccolse alcune, facendone un disco. A me non interessava il business:  interessava far cantare i ragazzi perché allontanassero i tristi pensieri, i dubbi e le malinconie della loro età: Poi si costituì un gruppetto di persone, decise a cooperare su questa via di amore cristiano, cominciammo a fare le prime edizioni per conto nostro e nacque Usiogope Edizioni: la nostra editrice. Per inciso, la parola "usiogope" in lingua swahili significa "Non temere". Un bel motto per noi, che con le nostre canzoni ci proponiamo di diffondere la gioia e la speranza, ineffabili doni di Dio. A quindici anni di distanza dalla fondazione, Usiogope è conosciuta in tutta Italia e ha contatti con molti Paesi del Pianeta: dalla Svizzera all'Inghilterra, dall'Australia alla Guinea dagli Stati Uniti a Israele".

- Don Paolo, lei è autore e insieme sacerdote. La sua Musica del cuore, dove trova la motivazione prioritaria: nella espressione della sua poetica spiritualità oppure in quella della sua carità cristiana? "In entrambe poiché, appunto, sono "autore e insieme sacerdote"; però ritengo che sia anche uno sfogo del cuore: Quando sei contento per qualche cosa, è difficile tenerla nascosta agli altri; desideri trasmetterla anche a loro, con la speranza che possano trarne un effetto benefico. La musica costringe la gente ad ascoltare e, ascoltandola, è costretta anche ad ascoltare sé stessa. Almeno un po'. La musica ha voce per tutti coloro che vogliono ascoltare veramente: per chi è sereno e per chi è arrabbiato, per chi vuole stimolare i suoi sentimenti e per chi desidera ringraziare Dio. Cioè: cantare Dio".

- Quali sono le sue "strategie" nell'uso della musica? "Per me è una specie di ponte, attraverso il quale ho la possibilità di entrare nel cuore di chi mi ascolta, e perciò di stare insieme con tutti: giovani, adulti e anziani. Ai nostri concerti ci sono le tre età: nei primi anni venivano solo i ragazzi, oggi vengono tutti. Io canto e suono, loro battono le mani: ma io ho l'ambizione di pensare che non si tratti di un applauso, bensì di una partecipazione al coro. Ci sono sempre diversi microfoni in giro per la sala, perché la gente possa intervenire, raccontare di sé, trarre considerazioni dalla propria storia...Si parla, quindi, si ride e si scherza; magari ci si arrabbia e si protesta contro il male del mondo...Ma si sta insieme e i cuori, attraverso la loro musica, si avvicinano".

- Ci racconti e ci spieghi la sua musica... "Intanto essa nasce per la maggior parte in montagna, poiché io amo la montagna quasi quanto amo la musica. Mi piace arrampicarmi sulla roccia e sul ghiaccio; quando poi sono in cima, guardo il mondo dall'alto e le sue pene mi sembrano più lievi. Forse perché sono un pò più vicino a Dio? mi chiedo. Ma nasce pure dalla Bibbia, dallo spirito e dalla poesia di san Francesco, dalla grande musica del Settecento e anche dal gospel e dal rap, poiché vorrei che la mia musica fosse polifonica e poliglotta...Comunque essa produce in me una vibrazione enorme: se non facessi musica, potrei anche ammalarmi. Quando ero bambino, avevo problemi per parlare: la gente non riusciva a capire quanto dicevo. Poi è venuta la musica; e di colpo il mio linguaggio è diventato chiaro, esplicito e, se posso dire, anche invitante. Non vorrei essere tacciato di presunzione, ma penso che nessuna cosa dia soltanto nostra....Noi possiamo soltanto propiziare, con la nostra fiducia e con la nostra speranza, i doni che ci vengono dall'alto".

- Qual'è stato il momento, l'episodio più importante nella sua vita di sacerdote e di artista? "...una circostanza che le ha messe insieme tutte e due: Una volta fui a un concerto con un migliaio di handicappati. Cominciai dicendo: "Ciao ragazzi, va tutto bene?". Si misero a borbottare, straniti e assenti: alcuni addirittura irritati. A un certo punto uno alzò la mano e gridò quasi con ira: "Non parlare, canta". E allora io ci ho messo tutta l'anima, e sono state due ore da perdere i sensi...Hanno cantato tutti, con una allegria che mi fece piangere: forse avevano capito che volevo farli star bene e mi ringraziavano. ricordo la rapida preghiera di quel momento: "Signore, fa che la mia musica produca sempre questo effetto". E quando riaprii gli occhi, vidi che tutti ballavano e si erano stretti intorno a me".

da: IL SANTO DEI MIRACOLI Aprile 2002
a cura di Albreto Frasson

 

 

 

   

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