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INTERVISTE
CHIARA
AMIRANTE

GESÙ
CRISTO È LA VITA CHE VINCE OGNI MORTE
di Tonino Palmese
Chiara Amirante, giovane fondatrice della comunità "Nuovi
Orizzonti" e straordinaria testimone all'ultima edizione del
Meeting dei Giovani di Pompei, ci racconta la sua esperienza di
fede e di servizio a favore dei giovani emarginati nel nome del
Cristo Risorto, pace e gioia per tutti.
Chiara Amirante: una ragazza come tante, decide di fare
dell'ospitalità uno stile di vita, anzi lo scopo della sua vita.
Chiara andava in giro per i posti meno raccomandabili della città
e avvicinava i "rifiuti" della società: barboni,
prostitute, drogati, si sedeva accanto a loro e li ascoltava perché
era ben contenta dell'opportunità che gli davano di entrare nel
loro mondo per condividere momenti preziosi della loro vita.!
Quante volte, percorrendo le strade della città, le capitava di
incrociare sguardi spenti, persi nel vuoto; giovani raggomitolati
al bordo di qualche marciapiede, fieri di una chitarra sgangherata
e dei loro jeans sdruciti! E quante volte avrebbe voluto fermarsi
ad ascoltare il loro canto, il loro silenzio, per poter entrare in
punta di piedi nel mondo di ciascuno! La solitudine che poteva
scorgere in tanti di quei volti le pareva un ottimo biglietto
d'invito e il desiderio di poter condividere con quante più
persone possibili la gioia profonda che da tempo sperimentava,
diventò la spinta decisiva per avvicinare quei volti. Fu così
che iniziò il suo viaggio nel mondo della strada. Nessuna
ricetta, nessun giudizio, nessuna pretesa di cambiare le cose…
solo la voglia di CONDIVIDERE. Così sul suo cammino, un giorno
Chiara incontrò una ragazza: era triste, trasandata, il suo
sguardo sembrava quasi implorare aiuto. Chiara le si avvicinò per
accertarsi che stesse davvero bene e lei cominciò ad aprirsi, a
confidarsi. Era tanto semplice parlare con Chiara dei suoi
problemi per i suoi modi così gentili, per la voglia che
dimostrava di ASCOLTARE, per il suo sguardo sereno. La ragazza si
chiamava Luciana, aveva 15 anni ed era nata da una famiglia molto
ricca e conosciuta. Sin da piccola le era stata imposta
un'educazione rigida e i genitori pretendevano da lei il massimo:
doveva essere la prima della classe, al corso di pianoforte e
danza doveva essere la più brava e la più elegante. I suoi
genitori si preoccupavano così tanto di "apparire" che
non si accorgevano di quanto Luciana avesse bisogno di loro: si
guardava allo specchio e vedeva una persona con mille difetti, non
riusciva ad accettare il suo carattere introverso e questo la
portava ad estraniarsi dal resto del gruppo. Non andava alle feste
perché pensava di non piacere ai suoi compagni di classe: come
avrebbero potuto accettare lei, così piena di difetti? E così,
questo suo "non-accettarsi" l'aveva portata al vero e
proprio isolamento. Ora si trovava li, per la strada e non sapeva
più che fare: non voleva tornare dai suoi genitori che non la
capivano, né aveva amici che la potessero aiutare. Chiara, con le
parole giuste, la aiutò ad avere più fiducia in se stessa, ad
accettare i suoi difetti… insomma, ad AMARSI perché Dio ci
insegna che non possiamo amare gli altri se prima non amiamo noi
stessi. Così Chiara, senza ostilità né pregiudizi, continuò ad
aiutare la gente che incontrava sul suo cammino. Aveva tanti amici
e fra questi molti immigrati. Aveva capito che la DIVERSITA' è un
dono e non bisogna averne paura. Aveva capito che ACCOGLIERE
L'ALTRO non vuol dire stare solo con il più simpatico, con quello
che ci fa divertire di più, ma significa amare in primo luogo
quelli che nessuno ama. Oggi Chiara Amirante è conosciuta come la
fondatrice della "Comunità Nuovi Orizzonti", che
gestisce varie case di accoglienza che si ispirano alla comunità
dei primi cristiani: si chiede solo di provare a vivere il Vangelo
e di "pensare positivo".
Chiara, raccontaci come hai incontrato il Signore.
C'è sempre un momento della vita di ognuno in cui nasce il
desiderio di conoscerlo e di incontrarlo. Pensavo che Dio fosse
irraggiungibile. Poi l'incontro con dei giovani sul cui volto
vedevo una gioia esplosiva. Ho chiesto quale fosse il loro
segreto. Mi hanno risposto semplicemente: "Il segreto di
questa gioia che tu vedi sui nostri volti è l'incontro con Cristo
Risorto". Domando: "Come, con Cristo Risorto?". Mi
hanno spiegato: "Sì, perchè Cristo si fa presente in mezzo
a noi. La Scrittura ci ricorda che dove due o più sono uniti nel
Suo nome, Lui ancora oggi si fa presente e noi l'abbiamo
incontrato, ed è Lui che ci ha cambiato la vita. Tu prova a
vivere il Vangelo, prova ad amare e capirai". Allora ho
raccolto questa sfida e mi sono detta: "Anch'io voglio
incontrare Gesù, accipicchia!" E due frasi del Vangelo mi
hanno colpito particolarmente: "A chi mi ama mi manifesterò"
e "Come fai ad amare Dio che non vedi se non ami il fratello
che vedi?". Ho capito che questa era la strada da
intraprendere. E devo dire che questo incontro c'è stato, ed è
stato sconvolgente, travolgente, come può essere il passaggio di
Cristo nella nostra vita. Ho veramente scoperto che Lui è la Via:
in Lui trovavo tutto quello che il mio cuore cercava, in Lui
trovavo la pace, in Lui trovavo la gioia, in Lui trovavo un senso
alla mia esistenza, in Lui trovavo quei colori capaci di riempire,
di colorare di cielo la mia piccola vita.
La tua vita quando è cambiata veramente? L'esperienza
che mi ha segnato fortemente è stato il passaggio nel "mondo
della strada". Non avevo in mente di aprire Comunità di
Accoglienza. Avevo altri progetti. Mi ero laureata in Scienze
Politiche e pensavo di fare giornalismo. A 21 anni, poi, una
malattia improvvisa agli occhi, fino a perdere otto decimi di
vista e il responso dei medici che mi diagnosticavano, di lì a
poco, la cecità totale. Che situazione paradossale: trovarsi a 21
anni nel pieno della giovinezza e con una voglia esplosiva di fare
mille cose, ma con la prospettiva della cecità! Quello che mi ha
impressionato di più in questa esperienza di sofferenze e dolori
è stato la presenza di Cristo Risorto, che rendeva possibile
quello che io chiamo il miracolo nella mia vita.
Scusami, come si fa a parlare di miracolo in una
condizione di totale sofferenza e perciò di disagio? Stavo
per diventare cieca eppure sperimentavo profondamente nel mio
cuore la gioia e la pace che Gesù aveva promesso: "Vi lascio
la pace, vi dono la pace, non come il mondo Io la dono a
voi". La scoperta che Cristo mi aveva amato fino al punto da
prendere su di sé tutta la mia sofferenza, per trasformarla, mi
ha portato a dire: "Ma se tu, Dio mi hai amato fino a questo
punto da dare la tua vita per me, perché io possa essere risorta,
possa anch'io essere nella gioia della risurrezione nonostante una
malattia così grave. Voglio dare la mia vita per Te, affinché
tutti i disperati della terra possano sapere che Tu sei la gioia,
che Tu sei la pace".
E questa gioia interiore, cosa ti ha spinto a fare?
È da questa consapevolezza di comunione con il Risorto che è
nato il desiderio di andare per le strade ad incontrare tanti
giovani che avevo visto abbandonati e "buttati" alla
Stazione Termini di Roma. Li avevo visti con la disperazione sul
volto, con la siringa nel braccio, con le lacrime fermate
dall'eroina. Avevo un po' di perplessità ma il desiderio si
faceva sempre più prepotente. Mi sono detta: "Voglio vivere
perché tutti i disperati del mondo possano scoprire che Cristo è
la gioia che vince ogni sofferenza, che Cristo è la vita che
vince ogni morte, che Cristo è la pace che vince ogni
angoscia". Ed allora ho fatto una semplice preghiera a Gesù,
dicendo: "Guarda Gesù, non so se sei tu che mi metti in
cuore questo desiderio un po' matto di andare a cercare di notte
questi nostri fratelli, però se per caso sei Tu, sappi che io ti
dono il mio sì. Tu mettimi nelle condizioni di poterlo
realizzare". La risposta c'è stata. Il giorno dopo vado in
ospedale per fare un'iniezione agli occhi, come indicava la
terapia. Ad un tratto, si crea un fitto brusìo tra i medici. Mi
chiedo cosa sarà successo? I medici sempre più agitati, dopo una
lunga consultazione con il loro primario, mi dicono: "Guarda,
non sappiamo spiegare che cosa è successo, ma la tua malattia è
scomparsa. Per chi crede è un miracolo. Noi non abbiamo
spiegazioni per quanto è successo". E così ho
riacquistato una vista perfetta, anzi superiore alla norma. La
spiegazione non poteva non essere che nella conferma di ciò che
avevo chiesto nella preghiera del giorno prima a Gesù: "Tu
puoi tutto, mettimi nelle condizioni di..., se credi". E
quindi è iniziata questa che io chiamo "l'avventura nel
mondo della strada".
C'è un fatto che ha segnato particolarmente questa tua
esperienza? Un giorno, era di Venerdì Santo, avevo
deciso di consacrare la mia vita a Dio. Volevo essere una risposta
di amore al suo amore pazzesco donatoci sulla Croce. Sono andata
alla Stazione a festeggiare con i miei amici dove ho incontrato
una di queste ragazze che avevo indirizzato ad una comunità. È
venuta da me tutta infangata per la pioggia. Piangeva e mi ha
abbracciato con uno sguardo disperato, dicendomi: "Ti cerco
da tutta la settimana, Chiara, non ne posso più". Le chiedo:
"Ma non sei entrata in comunità", mi risponde:
"No, non ce l'ho fatta, la fila era troppo lunga, non mi
hanno preso". Mi ha riabbracciato e mi ha detto: "Ti
prego io questa sera non ce la faccio a prostituirmi, portami via,
portami via da questo inferno".
In quell'abbraccio ho sentito l'abbraccio del mio Cristo, quel
Cristo crocifisso cui avevo consacrato la mia vita, che mi
chiedeva: "Ho sete, ho sete del tuo amore. Portami via da
questo inferno". Allora ho detto non basta venire qui la
notte alla Stazione, non basta stare qui in mezzo a questi nostri
fratelli, bisogna trovare un posto dove vivere insieme questo
incontro con Cristo. Ed è iniziata la ricerca di una casa, anche
se dubbiosa ed incerta: "Come farò a mantenerli? Che cosa
gli farò fare a questi ragazzi? Come faccio a mettere insieme una
ragazza che viene dalla prostituzione, l'altro che viene dalla
droga, l'altro che viene dal crimine? Avevo, però, la certezza
che tutto è possibile a Dio.
Ebbene,
cosa hai fatto per dare a Dio la possibilità di salvare i giovani
dall'inferno? Ci siamo buttati in questa avventura ed è
arrivata la casa. Di giorno in giorno sperimentavamo in mille modi
i segni dell'amore di Dio Padre. Per esempio, mi avevano detto che
per mantenere 15 persone occorrevano 15 milioni, ma io non avevo
una lira e già eravamo in 25. Mi chiedevo: "come farò, a
fine mese, a reperire questi milioni?". Ero preoccupata, ma
ricordavo che Gesù aveva detto: "Cercate il regno di Dio e
la sua Giustizia, tutto il resto arriva in aggiunta";
"Non vi affannate, i gigli del campo non tessono e non
filano, ma neppure Salomone in tutta la sua gloria fu rivestito
come uno di loro". Tutto quello che è avvenuto è stato
semplicemente stupendo: c'era la bolletta di 362.000 lire da
pagare? arrivava una persona mai vista e conosciuta con una busta
di 363.000 lire; serviva una macchina perché eravamo rimasti
senza macchina? in settimana tre telefonate e tre macchine in
regalo; era il compleanno di una delle ragazze che amava
pazzamente i gelati? suonano alla porta ed arriva un camion di
gelati. Tutti fatti che ci facevano toccare con mano l'amore di un
Dio che si manifestava come Padre. Allora, servivano circa 15
milioni per arrivare a fine mese, adesso i ragazzi accolti nelle
comunità sono 150, quindi i milioni necessari sono un po' di più.
Ci sono centri che stanno nascendo in varie parti d'Italia, adesso
anche in Colombia, Brasile, Africa. Per la Regione noi avremmo
bisogno di 150 milioni al mese, ma non riceviamo niente dalla
Regione e dai genitori, eppure non ci manca niente, perché c'è
un Padre che pensa a noi.
Regalaci un messaggio di speranza guardando tutto il bene
che lasci alle tue spalle. La cosa più incredibile
in questi anni per me è stata veramente vedere centinaia e
centinaia di giovani arrivare disperati, arrivare morti, con la
morte nell'anima, e vedere la meravigliosa gioia di vivere che è
scoppiata nel loro cuore grazie all'incontro con Cristo Risorto.
Non abbiamo grandi terapie, ma chiediamo a tutti di vivere il
Vangelo. Cristo ha segnato la Storia, ha sconvolto la nostra
storia, ha dato risposte al nostro cuore. Provate a vivere il
Vangelo, è meraviglioso: sono centinaia i giovani che ho visto
passare dalla morte alla vita e diventare testimoni. Con alcuni di
loro andiamo in giro per l'Italia proponendo un musical di
testimonianza: eravamo morti e grazie a Cristo siamo risorti. Le
canzoni di questo musical sono state raccolte in un CD che porta
il titolo della nostra Comunità: "Nuovi Orizzonti". Chi
volesse riceverlo può richiederlo al nostro numero telefonico:
0775 502353.
Casa accoglienza "Nuovi Orizzonti
via Prenestina, 95 - 03010 Piglio (FR)
Tel.: 0775.502353
E-mail: nuovi_orizzonti@libero.it
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