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INTERVISTE
Pierre
Giacomini DAL ROCK AL ... CARMELO
Pierre
Giacomini, di origine italiana, è nato a Nancy il 23 di agosto
del 1955. In questa città francese studiò lettere, partecipò in
vari circoli artistici. Debuttò come solista in un complesso
rock. Cantautore affermato registrò sei CD. Concerti, applausi,
consensi di critica, varie interviste sui media secolari. Ha
vissuto il classico successo da rockstar. Nel 1987 fece
l'esperienza di Paolo sul cammino di Damasco."Non sapendo
cosa fare e a chi dirigermi parlai con il domenicano P.Molinè.
Non mi ha detto grandi cose. Mi ha proposto la lettura di un
libro, e mi raccomandò di pregare in ginocchio….." Entrò
nel convento carmelitano di Montpellier e fu ordinato sacerdote
nel 1996. Nella veste di carmelitano ha publicato quattro CD:
"Thérèse songs". Attualmente Pierre Eliane, questo è
il nome d'arte, partecipa come animatore in vari incontri di
giovani, veglie di preghiera e riunioni teresiane. Avremmo voluto
fargli molte domande, però ci siamo limitati a due.
Pierre,
che cosa significa nella tua vita Santa Teresina? Sono
entrato nell'ordine pensando di lasciare la mia attività
musicale. Un giorno mi chiesero di cantare una canzone dedicata a
S. Teresina, nonostante avessi visto il film di Alain Cavalier
"Therèse" che mi affascinò, la mia idea rimaneva
ancorata a una persona frutto della mentalità di un convento,
sapeva a naftalina, una figura semplice. Mi appariva tutta
contraria ai miei sogni di spazio, di orizzonti dilatati e di
luce. E' stata Teresina che è venuta a me. Nel carmelo ho
scoperto Santa Teresina. Le sue poesie mi hanno affascinato.In
questi poemi io ascolto una musica di parole. non leggo, ascolto.
L'ascolto e lei riempie questo universo della canzone, da dove
provengo.Ciò che mi affascina in lei è l'audacia amorosa. Nelle
sue parole, incarnate nel contesto culturale di una giovane di un
secolo fa, si ascolta la radicalità totale, Questo corrisponde
allo stato di urgenza ed estremismo confuso del rock. Nel fondo
della dolcezza teresiana, tanti fioretti, tanti piccoli sacrifici,
il cammino…..c'è il fuoco divoratore. Questo fuoco è ciò che
ho preteso comunicare con l'espressione musicale dalla quale
provengo, che vuole gridare questa stessa esigenza d'amore, Però
in senso inverso…quasi in penombra. La musica attuale canta:
"Dio mio, non ti voglio…" Sono convinto che questo
grido confuso, annebbiato è una chiamata a Dio. Recentemente
esaminavo I titoli delle canzoni de Jacques Brel. No si direbbe
che fosse un cristiano, però le sue canzoni parlano sempre di
Dio, manifestano una sete di Dio. Il nostro mondo infermo ha sete
di Dio. Mi arrischio a dire che, se non fosse infermo, non avrebbe
bisogno di essere curato. I miei quattro dischi di Teresina si
dirigono ai giovani, ai miei amici atei e agnostici, che lontani
dalla chiesa, non conoscono Teresina, che non leggono I suoi
scritti. Come cantante carmelitano cerco di unire per quanto sia
possibile, questa divisione tra cultura attuale e cultura
criatiana. E lì sono testimone dell'incontro di Teresina con la
musica contemporanea.
Ti
sembra che Teresina si avvicini allo spirito del rock? Posso
parlare solo per me: Quando conobbi Teresina, mi sembrò
d'incontrare una luce, un orientamento. Teresina resiste allo
choc. Solo gli innamorati possono capire questa radicalità. Vengo
da una cultura meno serena di quella religiosa e ecclesiale, però
canto con la stessa passione il gregoriano (conventuale) con la
chitarra. Sono le due facce della stessa medaglia. Sogno il fatto
che Teresina possa aiutarci a realizzare la sintesi della cultura
del Figliol Prodigo e del fratello maggiore. I miei nuovi dischi
seguono la traiettoria precedente. Quello che mi interessa e
cerco, è che Teresina parli comunque…..anche se ciò fosse
attraverso la mia musica.
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