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INTERVISTE
DON MIMMO
IERVOLINO - Cantautore : PRETE ROCK
Altre
News su Don Mimmo Iervolino
Domenico
Iervolino (don) nasce a S. Gennarello di Ottaviano (NA) il 23
dicembre del 1964. Compone fin da giovanissimo e a 18 anni vince
il "primo festival della gioventù" come interprete ed
autore con la canzone "brividi di agosto". Con la stessa
partecipa al "Talent-scout" di Gianni Ravera per
Sanremo. A 20 decide di entrare in seminario ed appende al chiodo
tutto il background musicale pensando che la vocazione al
sacerdozio fosse inconciliabile con la musica leggera e rock.
Completando gli studi di seminario e sostituendo alla ispirazione
laica quella cristiana, succede che la musica rimane
"laica" ma i testi fervono di profondità spirituali
alle quali ha abituato la sua anima. Amici diversi e in diverse
occasioni lo spinsero ad incidere alcune canzoni per la sua
ordinazione sacerdotale. Nacque il primo lavoro discografico:
"Innamorami di Te" che uscì nel '94. Nel '96 realizzò
"Fatti per essere" in seguito alla composizione di una
canzone che venne scelta da Chiara Lubich, fondatrice del
Movimento dei Focolari, come inno del congresso internazionale del
movimento "Parrocchie Nuove", diramazione del Movimento
dei Focolari, la canzone era: "Uno per essere Chiesa".
Nello stesso disco è presente la canzone "Maria poesia"
con la quale vinse il festival della canzone mariana organizzato
da Peppino Piacente. Con altre canzoni compare in diverse
compilations: "Magnificat 95" (Rugginenti
ed.),"Aprite a Gesù Cristo" (Monfortane ed.), "Maria
la via a Cristo 2000" (Boom ed.) A dicembre '97
partecipa alla II edizione dell'ANKON festival, ad Ancona.
Festival pubblicizzato da Arancia network e Radio Latte e miele,
organizzato da E.Fratini. Vince la manifestazione e riceve anche
il premio come miglior testo dalla giuria composta da Mogol,
Migliacci, M.Pecora, e diversi altri discografici e produttori di
grandi artisti italiani. Per l'ultimo lavoro discografico:"Buonenuove",
si è affidato per la direzione artistica a Tony Bungaro e C.
Passavanti reduci dal successo di Sanremo '98 con la canzone
"Senza confini", che ebbe il premio della critica.
Quest'estate accompagnato da una band semplicemente favolosa ed
esplosiva ha dato il via con successo ad una serie di concerti dal
vivo. I commenti che spesso don Mimmo raccoglieva erano di questo
genere: "Non me lo aspettavo. Quando ho letto il manifesto ho
pensato subito alla predica che un prete può fare, invece fin
dalla prima canzone mi son dovuto ricredere... ha grinta, voce,
capacità comunicative...complimenti e speriamo di vederlo a
Sanremo".
Musica
e Religiosità oggi: come vedi queste due realtà? La
musica la trovi nel creato, nel fiume che scorre, nel vento che
smuove la foglie e dentro di te e qui c'è anche questo sentire di
far parte di un tutto e la consapevolezza d'essere un frammento
che può esprimere quel tutto. Per me, dunque, fare musica ed
esprimere nei testi la musica ed arricchirli dell'immenso che ci
sovrasta e possiede... è un tutt'uno. È un'unica canzone.
È possibile, oggi, far sì che i giovani scoprano o
ritrovino la fede attraverso la canzone e la musica? La
canzone è un veicolo, un mezzo "effimero" (se
vogliamo), che può però dare qualcosa e tutto, perché racchiude
frammenti di vita, di verità, di gioia di dolore e dunque è un
mezzo immediato per dire quello che senti, quello che vedi, quello
che credi... I giovani sono sintonizzati sul “sentire” perché
stanno scoprendo i loro sensi e si affacciano alla vita, e dunque
le canzoni possono dire molto al loro mondo in modo immediato. Ad
un concerto un ragazzo mi ha detto: "nda n'ora Dio
lavora" (in un ora Dio lavora). Voleva dire che mille
prediche non avrebbero aperto il suo udito nel cuore, come quella
sera quelle canzoni.
La canzone può servire per evangelizzare? Può cambiare
una vita? Prima parlavo di canzone come mezzo
"effimero". Infatti una canzone non è un'opera di Verdi
o chissà chi. È un mezzucolo, efficacissimo però. D'altronde il
linguaggio del Vangelo è il più semplice che c'è, La Parola:
Gesù, per dirsi e darsi al mondo, ha scelto ciò che è
estremamente semplice. Ma quella Parola è l'unica che ti
trasforma la vita, te la fa passare dalla morte alla vita (cfr. Gv
5,24). Certo una cosa è annunciare la Parola, e un'altra cosa
farla passare attraverso delle canzoni che prendono spunto dal
viverla. Sono convinto che l'efficacia delle canzoni passi per il
VIVERE la PAROLA. Se esprimono la vita sono efficacissime. Se si
vive si diventa incandescenti e comunicanti anche senza parlare o
cantare, se poi si canta essendo incandescenti si comunica molto
di più e si può arrivare a far riflettere gli interlocutori...
si evangelizza in modo nuovo. Potrei raccontare tante cose, tante
impressioni… “La musica non può cambiare il mondo, solo
la gente può farlo, ma la musica può cambiare la gente” (Vaclaf
Havel) ed io sono convinto che una canzone può farti cambiare
strada e magari aiutarti a prendere decisioni importanti, ma che
possa cambiare addirittura una vita, non saprei.
Puoi raccontare qualche esperienza significativa nata
attraverso una canzone? Un signore di mezza età mi diede
un foglietto con sopra scritto una poesia in napoletano, ma tutta
al negativo, senza speranza. La leggevo e la rileggevo finché non
incominciarono ad uscire altri versi in risposta al negativo.
Nacque così la possibilità di dialogare e di farlo riflettere
sulla speranza che viene dal far entrare Dio nelle nostre storie
quotidiane. La canzone "O' tiempo" fa parte, ora, del
mio CD. Tenendo presente la tua esperienza, qual è la forza,
l'impatto, l'incisività della musica soprattutto in ambito
giovanile? Dalla mia piccola esperienza, sono infatti cinque anni
che vado in giro per concerti, con un gruppo di musicisti
professionisti, posso dire che l'impatto lo crea la musica che è
"laica". Per capirci è quella che si ascolta dai Pooh,
Claudio Baglioni, Eugenio Finardi... e le parole sono di
ispirazione cristiana curate in modo da evitare frasi fatte o
"clericali". I giovani masticano molta musica e sono
specialisti con gusti sopraffini, bisogna infatti coniugare musica
particolare e testi coerenti intrisi di novità. Dai concerti
fatti e dalle critiche sembra che questa alchimia sia riuscita e
riesca abbastanza bene.
Riguardo l'aspetto "live", c'è un progetto
interessante per il tuo prossimo futuro? Concerti,
concerti, concerti col gruppo e sempre meno da solo con le basi.
Costa di più ma ne vale la pena. Costa non solo economicamente,
ma in tempo (le prove); in fantasia (le coreografie); in rapporti
da tenere sempre al massimo tra tutti. Ci vuole molta fatica,
energia... non è tutto scontato, oro e fiori. I risultati però
ti incoraggiano a fare meglio, di più e tutto quello che è
possibile.
Molti giornali secolari ti hanno definito il "prete
rock", cosa pensi vogliano dire con questa definizione?
Probabilmente è l'impatto, la meraviglia, lo stupore di vedere un
prete che canta e suona cose antiche, ma in modo nuovo. Il genere
rock non è l'unico. Per mediare il MESSAGGIO, mi servo del rap,
del funky, del blues. Qualcuno mi ha detto che devo sceglierne uno
e basta, ma di pizze ce ne sono già tante in giro. Mi piace
variare perché mi interessa il messaggio da dare. La dicitura
prete-rock non rende tutto quello che esprimo musicalmente. Mi
dovrebbero piuttosto chiamare il prete-buonenuove.
Che cosa augureresti alla canzone di ispirazione
cristiana? Un futuro nel panorama musicale italiano,
l'entrata in classifica dei nostri dischi accanto a quelli di
Jovannotti, Pino Daniele ecc.
Tu
oltre ad essere cantautore, sei anche parroco. So che qualche
volta hai invitato altri cantautori nella tua parrocchia per
concerti testimonianza. Pensi che la risposta dei giovani a questo
tipo di apostolato sia efficace e perché? Si,
sono parroco, ed è dalla vita quotidiana che vengono fuori storie
da raccontare e da cantare. La nostra musica e la nostra
testimonianza, non penso che sia efficace solo coi giovani. Oggi
le canzoni sono sulle labbra di tutti e le mie canzoni quasi mai
mi nascono mirate a qualche fascia di età. Mi escono e basta, poi
vedo che qualcuna fa presa di più sui ragazzi, un'altra sui
giovani, un'altra su persone di una certa età. Altre piacciono a
tutti. Se organizzo un concerto non lo organizzo solo per i
giovani, anche se sono i primi ad essere interessati, e se
continuo ad organizzare concerti è perché vedo dei ritorni
spirituali notevoli, e poi i concerti spezzano la monotonia delle
nostre sacrestie spesso frequentate sempre dalle stesse persone.
Invece ai concerti trovi gente nuova in cerca di stimoli nuovi e
le canzoni sono degli ottimi stimolanti.
Parlaci del tuo ultimo lavoro. Il titolo è
"Buonenuove", edito dalle Paoline, contiene quattordici
canzoni. Vengono fuori tutte dalla vita, dal contatto con la gente
e con Dio. Alcune hanno ricevuto anche apprezzamenti da valenti
artisti. “Un cielo c’è” fu premiata da Mogol, come miglior
testo al II Ankon festival di Ancona e vinsi anche la
manifestazione; “Tempo che ritorna” si è classificata terza
al concorso nazionale di canzoni mariane “Inedito per Maria”organizzato
dalla diocesi di Terni (il 30 maggio 1998) ed il cui direttore
artistico è stato Eugenio Bennato; “Insieme a te” è stata
scelta da don Giosy Cento e Piergiorgio Bussani, per il “Sanremo
cristiano”. Il 26 e il 27 Novembre 1999, infatti, all’Ariston
di Sanremo si è svolta questa manifestazione a cui hanno
partecipato anche il Gen Rosso ed il Gen Verde. Inoltre ho
partecipato ad una grossa manifestazione a Schio (VI) con altri
cantautori ed è andato in mondovisione su Telepace il 5 giugno
1999 alle 20,45 e su KTV in Austria.
“BUONENUOVE”, dunque, è un lavoro che è costato tempo,
fantasia, ponti tra Roma e Napoli, tra il Lunatico e l'Intelsoft
studio. Minuziosamente pensato fin nei minimi particolari e
suonato da valenti musicisti che hanno dato il tocco finale. Sono
per davvero BUONE E NUOVE e speriamo arrivino ad un pubblico
sempre più vasto.
Riesci a conciliare l'essere prete con il cantautorato?
Sono nato con la musica dentro ed è venuta fuori prima che Dio mi
facesse capire altre strade. In seguito Dio si è infilato al
primo posto e, siccome la natura investita dalla Grazia viene
nobilitata, è successo che la musica ha preso una piega nuova.
Dare Dio attraverso la musica è diventata così un'occasione
ulteriore, un modo ulteriore di proclamare, di annunciare l'Evento
Salvifico. Non sono disgiunte le due cose. Certamente c'è da fare
ancora chiarezza su come andare avanti per conciliare l'essere
parroco e cantautore, quando si sente che la propria parrocchia è
tutto il mondo. Chi vivrà vedrà. Stiamo sotto al cielo e tutto
può sparire o amplificarsi in un attimo. Sto a vedere cosa
succederà. Qualsiasi cosa accadrà la leggerò in quest'ottica:
"Dio è Amore e mi ama immensamente ed io lo voglio riamare
come sono e come posso".
Scrivete
a Don Mimmo Iervolino 
Parroco
e cantante
Intervista
a Mimmo lervolino, sacerdote in uno dei quartieri più difficili
di Pomigliano D'Arco, in provincia di Napoli. Usa chitarra e
canzoni come strumenti per far passare un messaggio.
«Il momento più emozionante l'ha vissuto a Sanremo, nel 1999,
quando ha cantato al teatro Ariston. I suoi pezzi vanno dal genere
melodico, al rap, alla christian dance, repertorio vasto seguito
da molti giovani. Il suo sogno è quello di creare "un posto
per Dio" nella musica leggera contemporanea. Cerchiamo di
capire come».
Don
Mimmo, musica e religione: come Convivono?
«La musica è sempre stata presente nella mia vita, fin da
ragazzo. La trovi nel creato, nel fiume che scorre, nel vento che
smuove le foglie, dentro di te dove senti di far parte di un tutto
e scopri di essere un frammento che può esprimere quel tutto. Non
c'è quindi contrasto tra religiosità e musica. Fare musica ed
arricchire i testi dell'immenso che ci sovrasta è un tutt'uno. E
un'unica canzone».
La
tua gente, gente anche semplice che vive una vita non sempre
facile o giovani a cui manca il lavoro e che sono spesso vittime
della droga e della malavita organizzata, come reagisce a questa
tua vocazione religiosa e artistica insieme?«Sono
contenti, sia gli adulti che i giovani, almeno quelli con i quali
fino ad oggi sono entrato in rapporto. Anche perché la canzone è
un veicolo che può dare qualcosa, in quanto racchiude frammenti
di vita, di verità, di gioia, di dolore. È un mezzo immediato
per donare quello che sperimenti; quello che vedi, quello che
senti. E in particolare i giovani sono sintonizzati sul
"sentire" perché sono in quel momento della vita in cui
stanno scoprendo i loro sensi, e dunque le canzoni possono dire
molto. Ad un concerto un ragazzo mi ha detto: «Nda n'ora Dio
lavora" (in un'ora Dio lavora). Mille prediche, forse, non
avrebbero aperto il suo cuore, come quelle canzoni».
Ami
spesso citare una frase di Vaclav Havel: «La musica non può
cambiare il mondo, solo la gente può farlo, ma la musica può
cambiare la gente».«Sono
convinto di questo. Una canzone può farti cambiare strada,
suscitare nuovi sentimenti, aiutarti a prendere decisioni
importanti. Se continuo a organizzare concerti è perché vedo dei
"ritorni spirituali" notevoli, e poi i concerti spezzano
la monotonia delle nostre sacrestie. Ai concerti si avvicinano in
tanti, trovi gente nuova con grandi esigenze, si instaurano tanti
rapporti. È da questi rapporti che si costruisce una nuova realtà
, nella parrocchia, nella società, nel mondo».
Ultimamente
hai raccolto anche successi nazionali. Il grande paroliere Mogol
si è interessato alle tue canzoni, e le Edizioni Paoline hanno
pubblicato il tuo Cd "Buonenuove ». Come è nato questo
disco?«E una
raccolta di quattordici canzoni nate dalla vita, dal contatto con
la gente e dal mio rapporto con Dio. Tra queste, la canzone Un
cielo c'é è stata particolarmente apprezzata da Mogol che ha
voluto premiarla come miglior testo al festival di Ancona. Poi
Tempo che ritorna si è classificata terza al festival di canzoni
mariane "Inedito per Maria" organizzato dalla diocesi di
Terni per la direzione artistica di Eugenio Bennato. Inoltre
Insieme a te è stata scelta da Giosy Cento e Piergiorgio Bussani
per il "Sanremo cristiano" a cui ho partecipato insieme
al Gen Rosso e al Gen Verde. Tutta la preparazione del disco,
sulla cui promozione le Paoline puntano molto, è stata
un'esperienza bella, un lavoro che è costato tempo, fantasia,
ponti tra Roma e Napoli, tra il "Lunatico" lo "Intelsoft"
studio». Valenti musicisti mi hanno dato il loro insostituibile
contributo. Voglio augurarmi che arrivi ad un pubblico sempre più
vasto.
Ami spesso citare una frase di Vaclav Havel: «La musica non può
cambiare il mondo, solo la gente può farlo, ma la musica può
cambiare la gente».«Sono convinto di questo. Una canzone può
farti cambiare strada, suscitare nuovi sentimenti, aiutarti a
prendere decisioni importanti. Se continuo a organizzare concerti
è perché vedo dei "ritorni spirituali" notevoli, e poi
i concerti spezzano la monotonia delle nostre sacrestie. Ai
concerti si avvicinano in tanti, trovi gente nuova con grandi
esigenze, si instaurano tanti rapporti. È da questi rapporti che
si costruisce una nuova realtà , nella parrocchia, nella società,
nel mondo».
Ultimamente
hai raccolto anche successi nazionali. Il grande paroliere Mogol
si è interessato alle tue canzoni, e le Edizioni Paoline hanno
pubblicato il tuo Cd "Buonenuove ». Come è nato questo
disco? «E una
raccolta di quattordici canzoni nate dalla vita, dal contatto con
la gente e dal mio rapporto con Dio. Tra queste, la canzone Un
cielo c'é è stata particolarmente apprezzata da Mogol che ha
voluto premiarla come miglior testo al festival di Ancona. Poi
Tempo che ritorna si è classificata terza al festival di canzoni
mariane "Inedito per Maria" organizzato dalla diocesi di
Terni per la direzione artistica di Eugenio Bennato. Inoltre
Insieme a te è stata scelta da Giosy Cento e Piergiorgio Bussani
per il "Sanremo cristiano" a cui ho partecipato insieme
al Gen Rosso e al Gen Verde. Tutta la preparazione del disco,
sulla cui promozione le Paoline puntano molto, è stata
un'esperienza bella, un lavoro che è costato tempo, fantasia,
ponti tra Roma e Napoli, tra il "Lunatico" lo "Intelsoft"
studio. Valenti musicisti mi hanno dato il loro insostituibile
contributo. Voglio augurarmi che arrivi ad un pubblico sempre più
vasto».
Hai
in cantiere qualcosa di nuovo? Sì.
Uscirà presto un altro lavoro, che si chiamerà "Jesus on
line" che raccoglierà 6 canzoni "christian dance"
con una traccia interattiva che si apre inserendo il CD nel
computer. In questa traccia sarà possibile trovare i testi delle
canzoni, con accordi per poterle suonare con la chitarra, dei
commenti, che fanno capire il senso dei testi e poi ci saranno dei
video. Infine ci si potrà connettere ed interagire tramite
internet ».
Che
significa "christian dance"?Il
genere musicale col quale mi esprimerò nelle canzoni del nuovo CD
sarà quello "dance", da discoteca. E' il linguaggio
musicale più vicino ai ragazzi, soprattutto i giovanissimi. Sarà
però una dance cristiana, nel senso che i testi avranno come
sfondo il Vangelo, i valori. Abbiamo voluto fare un esperimento e
a gennaio scorso è nata "Jesus on line". Un giornalista
poi, che lavora per Rai 2, ha sentito il pezzo e m?ha fatto
inserire per una diecina di giorni su Kataweb Video, il portale
forse più famoso in Italia, la cosa è piaciuta e giocoforza, mi
sono ritrovato a fare altri brani su quel genere?
Se
ti volgi un attimo indietro e risenti la musica di prima e la
metti a confronto con quella che componi adesso, trovi una
differenza?«Sono
nato con la musica dentro e questa è venuta fuori presto, prima
che Dio mi facesse capire quello che voleva da me. In seguito Dio
ha preso il primo posto e siccome la natura investita dalla grazia
viene nobilitata, è avvenuto che anche la musica ha preso una
piega nuova. Oggi dare Dio attraverso la musica è un fatto che
nasce dalla mia vita, un modo quindi per "annunciare".
Certamente c'è da fare ancora chiarezza su come conciliare
l'essere parroco e cantautore, soprattutto quando si è scoperto
che la propria parrocchia è il mondo. Qualsiasi cosa accadrà la
leggerò in quest'ottica: Dio è amore e mi ama immensamente ed io
voglio restare in questo amore, come sono e come posso».
So
che vivi un'esperienza di vita con altri sacerdoti. Mettete in
comune i vostri beni, il progetto pastorale, abitate nella stessa
casa. Che rapporto c'è tra questa esperienza e il tuo impegno
artistico? «Un
rapporto strettissimo. Sono convinto che un sacerdote è credibile
nella misura in cui la sua parola è testimonianza di una vita
vissuta nel comandamento nuovo di Gesù dell' amore scambievole.
Questo rapporto nuovo con altri sacerdoti con i quali condivido
l'economia, l'abitazione, le scelte, mi aiuta moltissimo a
rimanere fedele alla mia chiamata. Insieme è maturata la
decisione che io coltivassi il talento artistico. E con loro che
verifico ogni idea. Anche se non sono artisti sento che la mia
arte deve passare attraverso la loro sensibilità, affinché le
mie canzoni non siano solo frutto di un talento, ma qualcosa di più,
espressione di questa esperienza di vita che portiamo avanti.
Infatti loro sono quelli che per primi sentono le mie canzoni, che
mi suggeriscono un cambiamento, una parola diversa».
Quando è
cominciata questa esperienza?«Sono
entrato in seminario a 21 anni nel momento in cui iniziavo a
lavorare come perito elettrotecnico. Avevo girato in lungo e in
largo la provincia con ilmio gruppo musicale. Poi questo invito
misterioso e forte di Gesù a seguirlo, a lasciar tutto per Dio.
In seminario ho incontrato don Peppino Gambardella, un sacerdote
la cui testimonianza di vita mi colpiva, come se ci fosse
qualcosa di speciale nella sua vita. E così lui mi ha parlato
della spiritualità dei Focolari. Ho voluto condividere con lui
questa scelta. Ho sperimentato che la mia stessa chiamata
diventava più viva e forte in un impegno nuovo a vivere il
Vangelo».
Questo impegno a vivere il Vangelo entra molto nelle tue
canzoni e questo le rende anche strumento di evangelizzazione.
«La canzone non è un'opera di Verdi, ma un mezzo semplice ed
efficace. Anche il linguaggio del Vangelo è semplice. Gesù per
dirsi e darsi al mondo ha scelto una Parola estremamente
semplice. Ma quella Parola è l'unica che ti trasforma la vita,
ti fa passare "dalla morte alla vita". Sono convinto
che l'efficacia delle canzoni passi per questo impegno a vivere
la Parola. Se infatti esprimono la vita sono efficacissime... si
evangelizza in modo nuovo».
Pasquale Lubrano
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