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INTERVISTE
FRATE
MAGO
Lo
vediamo al Maurizio Costanzo Show, a Domenica In, ma anche sulle
copertine delle scatole dei giochi di magia. Padre Gianfranco
Priori Ë ormai diventato per tutti "Frate Mago". Ha 45
anni, ha celebrato la sua prima messa a 25, vive a Recanati, nel
convento dei Frati Cappuccini, e da circa15 anni fa anche
spettacoli. "Ho coniugato sempre nella mia vita l'aspetto del
sacerdote che anima, e fa camminare oltre le speranze, con la
nobile arte di giocare, di divertirsi e far pensare nel
sorriso".
Che accoglienza riceveva, quindici anni fa, un frate mago
se ancora oggi fa scalpore che un rappresentante della Chiesa si
presti a spettacoli... "No, i mass media hanno
travisato questo discorso. Io sono un illusionista nel senso che
uso questa arte per un incontro, per rompere dei muri, per
radunare dei giovani, anche per fare un discorso missionario,
unito al divertimento. Il protettore dei maghi Ë San Giovanni
Bosco, che era un bravissimo illusionista e che traeva a se i
giovani. Con l'estro del gioco riusciva a fare discorsi molto più
seri, di formazione. Se hai questa capacità, Ë una strada che
hai in mano. Sia ben chiaro, il Signore vuole che i mezzi li
adoperiamo, tutto concorre per il bene. Se sai cantare, canta! Se
hai un buon carattere buttati in mezzo alla gente! Se sai
comunicare anche perchè c'Ë un immagine che riesci a comunicare,
usa il mezzo televisivo! Sono cose tutte buone. La manipolazione,
il fare entrare in certi discorsi solo limitandoli, può
distorcere la realtà". Poi, quasi anticipando la nostra
domanda, aggiunge, sorridendo "Io, a Furore non sono andato,
anche se ero stato invitato, perché da buon mago avevo previsto
le polemiche".
Va bene utilizzare i mezzi di cui si dispone, ma forse ci
vorrebbe un limite. "Senz'altro. La polemica Ë
stata comunque esagerata.Sono stato cinque volte al Maurizio
Costanzo, varie volte a Domenica In, in altre trasmissioni della
Rai, e non è successo mai niente".
Di sicuro alla gente fa piacere vedervi in queste nuove
vesti. Vi sente più vicini. L'immagine del prete sul pulpito Ë
un po' superata."Certamente Occorre anche il carico
di umanità che ognuno di noi possiede. E' lo strumento che tu
hai, dopo aver rotto dei muri, per entrare nel cuore e tirare
fuori il meglio dalle persone. Se tu fai tabula rasa della tua
umanità, certo è difficile poi ... Se parli sempre dal pulpito,
se sei lontano... Non dobbiamo esagerare nemmeno credendo che se
c'è l'immagine televisiva sono risolti tutti i problemi!"
Parliamo dell'Africa?"Varie volte sono stato
già e ... mi ha preso il mal d'Africa" ci risponde con un
lungo, amaro, sospiro. "Sono cinque anni che mi interesso dei
problemi africani, da quando ho iniziato a lavorare in questo
settore. Da due anni sono segretario delle missioni estere dei
Cappuccini. Aiuto i Cappuccini nel mondo ad esprimere la loro
vocazione e quindi, se sono missionari, ad avere quelle strutture
atte a fare una chiesa, un laboratorio, per portare un sorriso e
una speranza laddove queste cose languono".
Che cosa portate voi a questa gente, non solo a livello di
strutture e di religione, ma anche a livello di prospettive di
lavoro, di crescita. "Questa è una domanda che mi
piace. Ci abbiamo riflettuto spesso. Non il pesce, ma l'amo, non
il soldo, non il pane direttamente, ma strutture capaci di far sì
che il ragazzo cresca e ami la sua terra, non sogni di partire, di
emigrare ma possa trovare la ragione per vivere. La cosa
essenziale per un ragazzo Ë la scuola che forma la cultura, di un
mestiere, dei criteri per affrontare la realtà e il mondo.
Dopo 14-15 anni, puoi camminare con le tue gambe e essere tu il
protagonista del tuo paese. Non noi bianchi".
In questo senso, l'aiuto pi importante qual Ë, quello
economico o quello umano, di persone che si impegnano?
"Non c'è paragone. L'aiuto economico Ë secondario rispetto
alla persona. Quante strutture ho visto in Africa, fatte dalle
grandi organizzazioni, belle, finite e poi fatiscenti perchè nel
momento in cui andiamo via noi, il popolo del luogo non ha la
capacità manageriale per portare avanti un discorso. Bisogna
lavorare sulle persone, investire nell'ampliamento della
personalità della coscienza a livello universitario. Sono 3.000
le famiglie marchigiane che hanno dei bimbi che vanno a scuola,
tramite l'adozione a distanza. I genitori possono venire a
trovarli e verificare che le 400 mila lire (all'anno) sono
investite in ambulatori, scuole. Faccio l'illusionista e faccio
anche spettacoli che sono sempre veicolati ad animare i giovani o
alla carità e la solidarietà nei paesi in via di sviluppo".
Da cosa nasce questa tua passione per la magia?
"Il gioco di prestigio Ë un'anima gemella che ho. Fin da
piccolo volevo diventare frate. Piano piano ho scoperto questa mia
seconda inclinazione. 'Mi piace il gioco di prestigio', mi dicevo
e via a studiare. Tutti i giochi che faccio sono "farina del
mio saio" perché li produco io. Quando mi hanno visto alcuni
prestigiatori, a livello nazionale, mi hanno invitato al Club
Magico Italiano. A Bologna, ho perfezionato la mia arte e adesso
la presento in un modo anche leggiadro. Prima ero un dilettante,
ora sono un professionista. Faccio scuola di magia a tanti club
magici, soprattutto cartomagia. Le carte non sono del diavolo,
sono di Dio. Come ogni cosa, se le usi male, ti puoi rovinare, ti
puoi distruggere. Io le ho amate sempre. Ho due anime che mi si
sono appiccicate fin da ragazzo: volevo fare il frate, ma volevo
anche diventare mago. Nel mio cammino ho iniziato a lavorare con i
ragazzi, facevo campi scuola. Proponevo dei giochi di prestigio.
Dopo due anni ero padrone di un mazzo di carte, di un fazzoletto.
Mi son trovato, da sacerdote, a saper fare questa cosa. Ho notato
che ai ragazzi piaceva, li faceva sognare. Quando mi accorgevo che
erano stanchi della catechesi, avevo un asso nella manica, tiravo
fuori un mazzo di carte e se iniziavano a dormire, si
risvegliavano subito! Io credo nell'arte, ma mi piace l'arte
dell'illusionista perché l'arte non Ë aliena da te stesso.
Nell'arte comunichi te stesso, la tua passione, la voglia di
vivere, le tue paure, la speranza, il sorriso. Comunichi il
bagaglio che hai nella tua esistenza. Se sei sacerdote, comunichi
anche questo. Essere maghi Ë raro: nelle Marche siamo appena
trenta. A farlo in pubblico siamo solo in tre o quattro".
Chi ti chiama per gli spettacoli? "Tutta
l'Italia, le parrocchie, feste patronali, teatri,
discoteche".
Qual è l'accoglienza nelle discoteche?
"Festosa, trascinante. Sono tutti bloccati lì e alla fine c'è
l'applauso caloroso e tutti a stringermi le mani e a dirmi: 'Bravo
frate che sei venuto, torna ancora!' Il giovane percepisce se gli
vuoi bene".
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