LUCIANO SOMMA

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MOMENTI DI VERSI

copertina momenti di versi.jpg (27158 byte)Poesie di Luciano Somma

L'essenza dell' ispirazione di Luciano Somma risiede nella sua capacità di osservare il mondo e di partecipare attivamente ai fatti della vita , siano essi materiali o spirituali . Da questa raccolta di poesie emerge , infatti , una grande capacità d'introspezione . Lo stile poetico adottato è sublime nell'espressione di sentimenti che diventano saggezza , di emozioni che diventano capacità di affrontare la vita con la pacatezza necessaria per renderla degna di essere vissuta .

Il poeta accosta la profondità del proprio io a una quotidianità che appare infettata da mali e ingiustizie senza farsi travolgere ma , al contrario , lasciando l'impronta del suo pensiero che , se ben meditato , aiutano a diventare più consapevoli della realtà in cui viviamo .

(Montedit-Pagine 32, L.10.000) Rosanna Scalfaro da CLUB di latina .

 

MEMORIE D'ALBA

Otma Edizione -Milano 1999

pp.80 L.15.000

Memorie alba.gif (10200 byte)Luciano Somma , poeta tra i più attivi e conosciuti d'oggi (grazie anche ad una fitta presenza all'interno di svariati siti internet ma soprattutto per l'incisività delle sue pagine)torna a due anni di distanza dal precedente libro MOMENTI DI VERSI con una raccolta che conferma totalmente le ottime qualità della sua vocazione letteraria . Un'opera , lo ribadiamo , innanzitutto importante ,mai superflua,mai vanagloriosa,:bene lo individua il prefatore Otmaro Maestrini quando nota che <poesia significa volontà di fare>  e che questa silloge di Somma , come del resto le precedenti ,intende <migliorare la coscienza senza falsarla>. L'autore insomma scrive ben sapendo di compiere un gesto forse di retroguardia ,in un mondo come il nostro che poco credito attribuisce ai poeti , ma questa condizione non autorizza nessuno - e tantomeno il poeta stesso - a perdere di vista le potenzialità ,personali ma anche civili , della propria azione creativa , Il disincanto e la disillusione , di conseguenza , portano sì a favorire il malinconico ripiego all'interno delle proprie emozioni private , ma non per questo inducono a smemorare(o peggio ignorare)"la rabbia dei vinti " e il loro dolore "se tra il cielo e la terra c'è il vuoto /se la croce è una croce d'acciaio/se le labbra rimangono mute".

E' un mondo , quello di Somma , in cui riappare spesso la parola " inferno " ,ugualmente evocata per i tormenti dovuti alla solitudine come per lo strazio che procura la constatazione dell'ingiustizia:di conseguenza ,immagini bellissime e serene-  si pensa ai bambini che ,guardano il volo dei gabbiani,"additano alle mamme/quel gioco di aquiloni senza fili"- tramano un dettato riflessivo e amaro ,nel quale il vero protagonista è il tempo che è fuggito trascinando con sè illusioni e attese.E la stessa inquieta  amarezza, mai acre però,si applica al proprio destino di scrittore , se "la mia condanna è questo mio riflettere/tra carte e libri invasi dalla polvere",subito tuttavia contraddicendosi invocando ,in una intensa preghiera ,la compassione del Signore cui chiede " punisci pure me dei miei peccati /però ti prego di non maledirmi /di aver tentato d'essere un poeta " . L'ispirazione è sempre alta e prodiga di risultati ,in particolar modo là dove canta la donna con accenti intensamente ma dolcemente carnali e armoniche invenzioni(citiamo almeno "Neve"tra le molte)perchè in fondo proprio l'amore rappresenta -pur con tutte le sue contraddizioni - una delle poche certezze che ci restano assieme alla terra delle radici , quel Meridione che il napoletano Somma vive e ama con tutto se stesso(si consideri , al riguardo "Effetto Napoli").

Pagine tutte , comunque , da leggere e rileggere , una sorta di guida attraverso le insidie legate allo scorrere dei giorni , un segno tangibile di cosa significhi porsi da poeti di fronte ai mille momenti dell'esistenza .

STEFANO VALENTINI   da LA NUOVA TRIBUNA LETTERARIA

 

 

Cristo Napulitano

Cristo Napulitano.JPG (120508 byte)Chest'è ancor'oggi Napule,
'o mare, 'o sole, 'a vita assaie luntano
e 'a croce ch'è pesante
p''o Cristo senza Dio Napulitano.

È stata una forte emozione, da non napoletano ( ma pur sempre da buon conoscitore e da amante del sud ), lasciarsi scivolare sulle punte delle note disegnate da Luciano. Perché a mio parere è proprio di note che si deve parlare, prima ancora che di poesie. Tantissime, quasi infinite note che tramano un corpo di melodiosa poesia, recitata dalla svenevole voce di un dialetto - quello napoletano, appunto - che, soprattutto se espresso così, con tanta e tale maestria e sensibilità anche formale, già di per sé possiede il dono prezioso di sapersi ( e potersi ) infilare fra le pieghe più recondite e sconosciute del cuore. Parlare della poesia di Luciano, comunque sia, non è facile. Su di lui, infatti, è già stato scritto tanto e ancora tanto, ne sono convinto, sarà scritto in futuro. D'altra parte chi meglio di lui, oggi, in Italia, sa raccontare 'o sole e 'o vico, e le milioni di espressioni di uno stesso Cristo Napulitano, un Cristo tutto fatto di umori, e passioni, e di gente comune? Di gente, soprattutto di gente... perché Luciano oggi è rimasto davvero uno dei pochi poeti ancora in grado di rivelarci come la vera poesia - l'unica forma di poesia possibile - nasce necessariamente dalla fonte inesauribile del proprio quotidiano, e quindi fuor d'ogni retorico artificio, e di come essa parli solo e soltanto con le parole che gli occhi le hanno insegnato, di oggetti semplici che ha intorno a sé, le immagini misere, magre e dimesse che l'umore del giorno corrente le ha nel caso destinato. Luciano insomma è uno dei pochi poeti contemporanei che attraverso questa sorta di complicata semplicità - semplicità tutta fatta di slanci e di tristezze improvvise (com'è improvviso e allucinante il viaggio di un uomo ) - riesce ancora a tenere stretta al proprio petto la dimensione popolare del verso, il rapporto - oggi più che mai viscido e sfuggente - con l'oralità del sentimento, con la storia. Ed è proprio attraverso la storia che Luciano qui raccoglie tutta o quasi la sua gente ('A penzione, Roccamorfina, etc...), forte di un denso e quasi cocciuto realismo, nutrito spesso di immagini vive, corpose, comunque sempre intagliate sullo sfondo di sentimenti pregni, traboccante, a tratti addirittura impensabilmente coinvolgenti - dalla tristezza d'amore

Mo ca tra nuje,
ce ne stammo accurgenno
juorno pe' ghiuorno,
è addiventata cennere
l'estate
e fa paura
'a maschera 'e ll'autunno!

alla malinconia degli attimi che sfilano lisi nel tempo

...E guardo 'o mare
'nnanze all'uocchie
'a tristezza

e a veri e propri slanci lirici tesi e penetranti (e penso subito si memorabili versi de "L'artista" ), attratti dai toni cupi e onnubilati ( "è arrossata pure l'acqua santa" ) - spesso quasi senza accenni di quietanza, margine di ripartenza, di quasi assenza di Dio - a tratti invece dai toni decisamente più luminosi e confortanti di un imminente riscatto, sia divino che formale (e penso ai giochi di parole, alle trame ordite dalle rime, e così via ). Dunque perché commentare la poesia di Luciano? Corre marenaro, faccella nera, munno artificiale - tutte poesie che a mio parere, occorre leggere e basta - vuoi per il raffinato e flessuoso dialetto che le danza, vuoi per la grazia adolescenziale dei suoni - vuoi infine per L'Universalità dell'approdo - quel cuore aperto, cioè, che in presenza del resto è matrice di pura poesia.  Emiliano Cribari

 

 

 

 

   

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