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SPIRITUALITA'
PREGHIERA
PER LA PACE
Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace
e della vita, Padre di tutti. Tu hai progetti di pace e non di
afflizione, condanni le guerre e abbatti l' orgoglio dei violenti.
Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini
e ai lontani, a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe
in una sola famiglia. Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,
supplica accorata di tutta l'umanità: mai più la guerra, spirale
di lutti e di violenza;minaccia per le tue creature in cielo, in
terra e in mare. In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora
ti supplichiamo: parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei
popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove, gesti generosi ed
onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa più fecondi
delle affrettate scadenze della guerra. Concedi al nostro tempo
giorni di pace. Mai più la guerra. Amen.
Giovanni Paolo II
Un
nuovo santo da conoscere on-line. E' il Venerabile Don Giustino
Russolillo, fondatore dei Padri e Suore Vocazionisti. Don
Giustino ha speso la sua vita per cercare, aiutare, sostenere e
incoraggiare le Vocazioni al Sacerdozio e alla Vita Consacrata. Il
suo carisma, particolarmente attuale, è denso di spiritualità.
Puoi conoscere la figura di questo fondatore cliccando il sito www.dongiustino.org.
.Nel sito troverai un profilo biografico accompagnato da
raffigurazioni dei momenti salienti della sua vita; le opere
princiapali, una sezione di testi, la possibilità di effettuare
la visita virtuale alla tomba e alla stanza del Venerabile.La
redazione di: www.parrocchiasangiorgio.net

IL PADRE PARLA
AI SUOI FIGLI
Presentazione
"Dio è mio Padre!": è questo il grido che oggi si fa
sempre più frequente nel mondo, gli uomini riconoscono Dio come
Padre.
Sentiamo
perciò il dovere di dare alla stampa questo messaggio che Dio
Padre ha donato al mondo per mezzo di una creatura che tanto Lo ha
amato, Suor Eugenia Elisabetta Ravasio, Messaggio riconosciuto
valido dalla Chiesa.
Ci è parso opportuno pubblicare anche la
testimonianza che S.E. Mons. Alexandre Caillot, Vescovo di
Grenoble, ha fornito a conclusione dei lavori della Commissione di
esperti convocati da varie parti della Francia per il processo
diocesano da lui stesso avviato nel 1932 e che durò dieci anni.
Fra gli altri fecero parte della commissione:
il Vicario del Vescovo di Grenoble Mons. Guerry, teologo; i
fratelli gesuiti Alberto e Augusto Valencin, tra le massime
autorità in campo filosofico e teologico ed esperti in
valutazione di casi simili; due dottori in medicina, uno dei quali
psichiatra.
Affidiamo alla Vergine Maria la diffusione di
questo Messaggio e con Lei invochiamo lo Spirito Santo perchè
aiuti gli uomini a comprendere e a riconoscere la profonda
tenerezza che il Padre nutre per ogni uomo.
Padre Andrea D'Ascanio o.f.m. capp.
Brevi cenni sulla vita di
Madre Eugenia Elisabetta Ravasio
Chi era Madre Eugenia? Chi era questa creatura
che il Padre chiamava "la figlia prediletta ... la mia
pianticella"?
Riteniamo che Madre Eugenia sia stata una delle
più grandi Luci di questi tempi: il piccolo profeta di una Chiesa
nuova, in cui il Padre è al centro e al vertice di ogni fede e
l'unità è il massimo ideale di ogni spiritualità. E' la luce
che il Padre ha donato al mondo in questo tempo di caos e di buio
perchè si conosca la via da seguire.
Nacque a San Gervasio d'Adda (ora Capriate San
Gervasio), piccolo centro in provincia di Bergamo, il 4 settembre
1907, da famiglia di origini contadine.
Frequentò solo la scuola elementare e dopo
alcuni anni di lavoro in fabbrica entrò a vent'anni nella
Congregazione di Nostra Signora degli Apostoli, ove si sviluppò
la sua grande personalità carismatica che la fece eleggere, a
soli 25 anni, Madre Generale della Congregazione stessa. Ma,
prescindendo dalla sua dimensione di spirito, per farla entrare
nella Storia basterebbe la sua azione in campo sociale: in dodici
anni di attività missionaria
ella aprì oltre settanta centri - con infermeria, scuola, chiesa
- nei luoghi più abbandonati dell'Africa, dell'Asia e
dell'Europa.
Scoprì la prima medicina per curare la lebbra,
ricavandola dal seme di una pianta tropicale, medicina poi
studiata ed elaborata dall'Istituto Pasteur di Parigi.
Lanciò nell'apostolato Raoul Follereau, che
sulla scia e sulle basi da lei poste viene considerato l'apostolo
dei lebbrosi.
Progettò e realizzò ad Azoptè (in
Costa d'Avorio), negli anni 1939-41, la "Città dei
Lebbrosi": un immenso centro di raccolta per questi malati,
articolato su una superficie di 200.000 metri quadri e che tuttora
resta un centro d'avanguardia in Africa e nel mondo. Per questa
realizzazione la Francia concesse alla Congregazione delle Suore
Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli - di cui Madre
Eugenia era stata Superiora generale dal 1935 al 1947 - la massima
onoreficenza nazionale per opere a carattere sociale.
Madre Eugenia è tornata al Padre il 10 agosto
1990. La cosa più importante che ella ci ha lasciato è il
Messaggio che qui presentiamo ("Il Padre parla ai Suoi
figli"), l'unica rivelazione fatta personalmente da Dio Padre
e riconosciuta autentica dalla Chiesa dopo dieci anni di
rigorosissimi esami. E' degno di nota il fatto che il Padre - nel
1932 - dettò a Madre Eugenia il Messaggio in latino, lingua a lei
totalmente sconosciuta. nel 1981 siamo riusciti ad avere - in modo
miracoloso - tale messaggio e nel 1982 - 50° anniversario - lo
abbiamo pubblicato in lingua italiana.
I tanti prodigi di Grazia che da esso sono
scaturiti ci hanno spinti a diffonderlo gratuitamente,
specialmente nelle carceri, nelle caserme, negli ospedali. grazie
ai collaboratori che il Signore ci ha donato abbiamo potuto curare
la stampa in francese, inglese, tedesco, spagnolo, albanese. Sono
in elaborazione l'edizioni polacca, cinese, giapponese, araba ed
altre.
Ecco ora, prima del Messaggio, la Testimonianza
di S.E. Mons. Alexandre Caillot, Vescovo di Grenoble.
Pace e Bene a Voi.
Testimonianza del Vescovo di Grenoble,
S.E. Mons. Caillot, a conclusione dell'inchiesta canonica,
condotta in merito a Madre Eugenia
Sono passati dieci anni da quando, come Vescovo
di Grenoble, ho deciso l'apertura di un'inchiesta sul caso di
Madre Eugenia. Possiedo ora elementi sufficienti per portare alla
Chiesa la mia testimonianza di Vescovo.
1. Una prima certezza si pone in piena luce dall'inchiesta: quella
delle solide virtù di Madre Eugenia.
Fin dai primi tempi della sua vita religiosa la
Suora aveva attirato l'attenzione delle Superiore per la sua pietà,
la sua obbedienza, la sua umiltà.
Le Superiore, turbate dal carattere
straordinario dei fatti che si erano verificati durante il suo
noviziato, erano intenzionate a non tenerla in convento. Esse
esitarono e dovettero rinunciare al loro progetto, data la vita
esemplare della Suora.
Durante l'inchiesta, Suor Eugenia dette prova
di grande pazienza e di perfetta docilità, sottomettendosi a
tutti gli esami medici senza lamentarsi, rispondendo agli
interrogatori, spesso lunghi e penosi, delle Commissioni
teologiche e mediche, accettando le contraddizioni e le prove.
Tutti gli inquirenti hanno lodato soprattutto
la sua semplicità.
Parecchie circostanze hanno permesso anche di scoprire che la
Suora era capace di praticare le virtù in modo eroico, come
testimoniano i teologi, specialmente l'obbedienza nel corso
dell'inchiesta del rev. p. Auguste Valencin, nel giugno 1934, e
l'umiltà, come nella dolorosa giornata del 20 dicembre 1934.
Per quanto riguarda le sue funzioni di
Superiora Generale, posso attestare che l'ho trovata molto dedita
al dovere, consacrata al suo compito - che doveva tuttavia
sembrarle molto più difficile poichè non vi era preparata -
piena di grande amore per le anime, la sua Congregazione e la
Chiesa. Quelli che le vivono vicino sono colpiti, come lo sono io
stesso, dalla sua forza d'animo nelle difficoltà.
Non sono soltanto le virtù che mi
impressionano, sono le qualità che la Madre rivela nell'esercizio
dell'autorità ed il fatto che una suora, poco istruita giunga ad
essere designata per la più alta funzione della sua
Congregazione. C'è già in questo qualcosa di straordinario e, da
questo punto di vista, l'inchiesta fatta dal mio Vicario Generale
Mons. Guerry il giorno dell'elezione è molto suggestiva. Le
risposte delle capitolari, tutte, superiori e delegate delle
diverse missioni, hanno mostrato che - nonostante la giovane età
della candidata e gli ostacoli canonici che normalmente avrebbero
indotto a scartare la sua nomina - esse sceglievano Suor Eugenia
come Superiora Generale in considerazione delle sue qualità di
giudizio, di equilibrio, di energia e di fermezza. la realtà
sembra aver di gran lunga sorpassato le aspettative che le
elettrici ponevano in colei che esse designavano.
Ciò che ho maggiormente notato in lei è
innanzi tutto la sua intelligenza luminosa, viva, penetrante. Ho
detto che la sua istruzione era stata carente, ma ciò per delle
ragioni estranee alla sua volontà: la lunga malattia di sua madre
l'aveva obbligata, giovanissima, a prendersi cura della casa e a
rimanere molto spesso assente dalla scuola. Seguirono poi, fino
alla sua entrata in convento, i duri anni della vita in fabbrica
come tessitrice. Nonostante queste lacune di base, le cui
conseguenze sono evidenti nel suo modo di scrivere e
nell'ortografia, Madre Eugenia tiene numerose conferenze alla sua
Comunità. Da notare che ha redatto lei stessa le circolari alla
sua congregazione e i contratti conclusi con i municipi o Consigli
d'amministrazione per gli istituti ospedalieri affidati alle Suore
di Nostra Signora degli Apostoli. Ha composto un lungo direttorio.
Vede chiaro e giusto in ogni situazione, anche
nei casi di coscienza. Le sue direttive sono nette, precise,
particolarmente pratiche. Conosce singolarmente ognuna delle sue
1400 figlie, le loro attitudini e le loro virtù, e così,
nell'attribuire i diversi compiti, riesce a scegliere quelle tra
loro che sono le più qualificate. Ha anche una esatta e personale
conoscenza dei bisogni, delle risorse della sua Congregazione e
della situazione di ogni casa. Ha visitato tutte le sue missioni.
Vogliamo sottolineare anche il suo spirito di
lungimiranza. Ella ha adottato tutte le disposizioni necessarie
perchè nell'avvenire ogni Istituto ospedaliero o scolastico abbia
le suore diplomate e quanto occorre per vivere e svilupparsi.
Infine mi sembra particolarmente interessante far notare: Madre
Eugenia sembra dotata di spirito di decisione, realismo e volontà
realizzatrice. In sei anni ha dato vita a 67 fondazioni e ha
saputo apportare dei miglioramenti veramente utili alla
Congregazione.
Se metto in evidenza le sue qualità di
intelligenza, di giudizio, di volontà, le sue attitudini di
amministrazione, è perchè esse mi sembrano tali da fugare
definitivamente tutte le ipotesi formulate nel corso
dell'inchiesta e risultate quindi insoddisfacenti e insostenibili:
ipotesi di allucinazione, di illusione, spiritismo, isterismo,
delirio.
La vita della Madre è una costante conferma e
manifestazione del suo equilibrio mentale e generale e, anche agli
stretti osservatori, questo equilibrio sembra essere la nota
dominante della sua personalità. Le altre ipotesi di
suggestionabilità, di maneggiabilità, che avevano spinto gli
inquirenti a domandarsi se non fossero in presenza di una natura
molto impressionabile, come uno specchio sfaccettato che risente
di tutte le influenze e le
suggestioni, sono state ugualmente smentite dalla realtà
quotidiana. Madre Eugenia, benchè dotata di una natura sensibile
e di un temperamento emotivo, ha dato prova che non usava
preferenze riguardo a nessuno, e che, lungi dal lasciarsi
influenzare dalle considerazioni umane, sapeva sostenere i suoi
progetti, la sua attività, le sue realizzazioni e imporsi agli
altri per il suo fascino personale. Un semplice racconto val più
che ogni apprezzamento: l'indomani della sua elezione a Superiora
Generale ella dovette procedere alla nomina di alcune Superiore;
ebbene, non esitò a sostituirne una che pur aveva votato per lei
e che, sbarcando in Egitto, apprese la revoca dell'incarico
notificatole per via aerea.
2. Sull'oggetto della Missione:
L'oggetto della Missione che sarebbe stato
affidato a Madre Eugenia è preciso, e, dal punto di vista
dottrinale, mi pare legittimo ed opportuno.
Oggetto preciso: far conoscere ed onorare il
Padre, soprattutto con l'istituzione di una festa speciale,
chiesta alla Chiesa. L'inchiesta ha stabilito che una festa
liturgica in onore del Padre ben si collocherebbe nella linea di
tutto il culto cattolico, conforme al movimento tradizionale della
preghiera cattolica, che è un'ascensione verso il Padre, mediante
il Figlio, nello Spirito, come lo provano le orazioni della Messa
e l'oblazione liturgica al Padre nel Santo Sacrificio. D'altra
parte, tuttavia, è strano che non esiste nessuna festa speciale
in onore del Padre: la Trinità è onorata come tale, il verbo e
lo Spirito Santo sono onorati nella loro missione e nelle loro
manifestazioni esteriori, solo il Padre non ha una festa propria,
che attirerebbe l'attenzione del popolo cristiano sulla sua
Persona. Come risulta da una inchiesta abbastanza estesa compiuta
presso numerosi fedeli delle diverse classi sociali e perfino
presso numerosi preti e religioni, questa assenza di una festa
liturgica in Suo onore è attribuibile al fatto che: "il
Padre non è conosciuto, non lo si prega, non si pensa a
Lui". Chi ha condotto la ricerca scopre anche, con stupore,
che un gran numero di cristiani si allontanano dal Padre perchè
vedono in Lui un Giudice terribile. Preferiscono rivolgersi
all'umanità del Cristo, e quanti domandano a Gesù di proteggerli
contro la collera del Padre!
Una festa speciale avrebbe dunque come primo
effetto di ristabilire l'ordine nella pietà di molti cristiani e
di ricondurli alla consegna del divin Salvatore: "Tutto ciò
che chiederete al Padre, nel mio nome ...", e ancora:
"Voi dunque, pregerete così: Padre nostro ...".
Nello stesso tempo, una festa liturgica in
onore del Padre li aiuterebbe anche ad elevare lo sguardo verso
Colui che l'apostolo san Giacomo chiamava: "Il Padre di Luce,
dal quale ci vengono tutti i doni ...". Abituerebbe le anime
a considerare la Bontà divina, i benefici di Dio, la sua
Provvidenza paterna, e che questa Provvidenza è proprio quella di
Dio Trinità; ed è per la sua natura divina, comune alle tre
Persone, che Dio spande sul mondo i tesori ineffabili della sua
Misericordia infinita.
Sembrerebbe dunque, a prima vista, che non ci
sia nessuna ragione speciale per onorare il Padre in particolare,
tuttavia, non è forse il Padre che ha mandato Suo Figlio nel
mondo? Se è sommamente giusto rendere un culto al Figlio e allo
Spirito, per le loro manifestazioni esteriori, non sarebbe giusto
e doveroso rendere grazie a Dio Padre, come lo domandano i prefazi
della Messa, per il dono che Egli ci ha fatto di Suo Figlio?
L'oggetto proprio di questa festa speciale si
delinea allora in maniera netta: onorare il Padre, ringraziarLo,
lodarLo per averci dato Suo Figlio; in una parola, come dice
esattamente il Messaggio, onorarLo, ringraziarLo e lodarLo quale
Autore della Redenzione. Rendere grazie a Colui che ha tanto amato
il mondo da dare il Suo unico Figlio perchè tutti gli uomini,
riuniti nel Corpo Mistico del Cristo, in questo Figlio, divengano
figli in Lui. Nel momento in cui il mondo, turbato dalle dottrine
del laicismo, dell'ateismo e delle filosofie moderne, non conosce
più Dio, il vero Dio, questa festa non farebbe conoscere a molti
il Padre vivente che Gesù ci ha rivelato, il Padre di
misericordia e di bontà? Non contribuirebbe ad accrescere il
numero di quegli adoratori del Padre "in spirito e verità"
che
Gesù ha annunciato? Nel momento in cui il mondo, sconvolto dalle
guerre micidiali, va provando il bisogno di cercare un principio
solido di unione, per un riavvicinamento tra i popoli, questa
festa porterebbe una grande luce, insegnando agli uomini che essi
hanno tutti nel cielo lo stesso Padre: Colui che ha donato loro
Gesù, verso il quale li attira, come membra del suo Corpo
Mistico, nell'unità dello stesso Spirito d'Amore! Nel momento in
cui tante anime, sfinite o stanche dalle prove della guerra,
potrebbero bramare di volgersi verso una vita interiore profonda,
non sarebbe questa festa capace di muoverle "dal di
dentro", per adorare il Padre che è nel segreto, e per
offrirsi in una oblazione filiale e generosa al Padre, sorgente
unica della vita della Trinità Santa in loro? Una tale festa non
conserverebbe il bel movimento di vita soprannaturale che trascina
logicamente le anime verso l'infanzia spirituale e verso la vita
filiate con il Padre, mediante la confidenza, l'abbandono alla
Volontà Divina, lo spirito di fede?
D'altra parte, distinto da questa questione di
una festa speciale e qualunque sia la decisione della Chiesa su
questo punto, vi è un problema di dottrina che si pone. Illustri
teologi pensano che la dottrina dei rapporti dell'anima con la
Trinità debba essere approfondita e che essa potrebbe essere, per
le anime, una sorgente di luce sulla vita di unione tra il Padre
ed il Figlio, di cui parla S. Giovanni, e sulla partecipazione
alla vita di Gesù, Figlio del Padre, e specialmente al suo amore
filiale per Lui.
Qualunque cosa ne sia di questi problemi
teologici, ciò che voglio qui sottolineare, è questo fatto: una
povera ignorante in teologia dichiara di avere comunicazioni
divine, che potrebbero essere molto ricche di dottrina.
Le costruzioni immaginarie di una
visionaria sono povere, sterili, incoerenti. Al contrario, il
Messaggio che Madre Eugenia dice esserle stato affidato dal Padre
è fecondo, contrassegnato da un incrocio armonioso di due
caratteri che lo rendono più sicuro: da una parte esso si pone
nella tradizione della Chiesa, senza un aspetto di novità che
potrebbe farlo tracciare di sospetto, poichè esso ripete
incessantemente che è stato già detto tutto, mediante la
rivelazione del Cristo su Suo Padre, e che tutto è nel Vangelo.
Ma, d'altra parte esso rende chiaro che questa grande Verità,
sulla conoscenza del Padre, necessita di essere ripensata,
approfondita, vissuta.
La sproporzione tra la debolezza dello
strumento - incapace esso stesso di scoprire una dottrina di
questa natura - e la profondità del Messaggio che la Suora
trasmette, non lascia intravedere che un'altra causa superiore,
soprannaturale, divina è intervenuta per affidarle questo
Messaggio?
Io non vedo come, umanamente, si potrebbe
spiegare la scoperta, da parte della Suora, di un'idea di cui gli
inquisitori teologi hanno intravisto soltanto a poco a poco
l'originalità e la fecondità.
Un altro fatto mi sembra ugualmente molto
suggestivo: quando Suor Eugenia ha annunciato che aveva avuto
delle apparizioni del Padre, gli inquisitori teologi le hanno
replicato che le apparizioni del Padre erano in se stesse
impossibili, che esse non si erano mai verificate nella storia; a
queste obiezioni la Suora ha resistito, dichiarando
semplicemente:"Il Padre mi ha detto di descrivere quello che
io vedevo. Egli chiede ai suoi figli teologi di cercare". La
Suora non ha mai cambiato niente nelle sue spiegazioni, ha
ribadito le sue affermazioni per lunghi mesi. Fu solo nel gennaio
1934 che i teologi, nello stesso s. Tommaso d'Aquino, la risposta
all'obiezione che essi sollevavano.
La risposta del grande dottore, sulla
distinzione tra l'apparizione e la missione, fu luminosa. Essa
superò l'ostacolo che paralizzava tutta l'inchiesta. Contro
sapienti teologi, la piccola ignorante aveva avuto ragione. Come
spiegare umanamente, anche in questo caso, la luce, la saggezza,
la perseveranza della Suora? Una falsa visionaria avrebbe cercato
di adattarsi alle spiegazioni dei teologi. La Suora ha tenuto
duro; ecco le nuove ragioni per le quali la sua testimonianza ci
sembra degna di essere sostenuta con fiducia.
In ogni caso, ciò che mi sembra degno di nota
è questo atteggiamento di riservo assunto a riguardo del
meraviglioso. Mentre le false mistiche fanno passare in primo
piano, anzi non vedono che le cose straordinarie, queste sono, nel
caso della Suora, messe in secondo piano, a titolo di prove e di
mezzi. C'è un'assenza di esaltazione, un equilibrio di valori che
fanno buona impressione.
Dell'inchiesta dei teologi dirò solo poche
cose. I reverendi pp. Alberto e Augusto Valencin sono stimati per
la loro conoscenza nel campo della vita spirituale. Già in altre
circostanze essi hanno dovuto intervenire per fatti del genere di
quelli sottomessi, questa volta, al loro esame.
Sappiamo che l'avevano fatto con molta
prudenza. Queste sono le ragioni per cui, nella nostra scelta,
abbiamo designato loro.
Siamo loro riconoscenti per una collaborazione
che fu devota e veramente coscienziosa. La loro testimonianza a
favore della Suora e a credito di una spiegazione soprannaturale
dei fatti nel loro insieme ha ancor più valore in quanto essi,
per tanto tempo, avevano indugiato, dapprima ostili e scettici,
poi esitanti. Si sono convinti poco a poco, dopo aver sollevato
ogni tipo di obiezione e imposto alla Suora delle dure prove.
C o n c l u s i o n i
Secondo la mia anima e la mia coscienza, con
vivissimo senso della mia responsabilità davanti alla Chiesa,
dichiaro:
che l'intervento soprannaturale e divino mi
sembra il solo capace di dare una spiegazione logica e
soddisfacente all'insieme dei fatti.
Privo di tutto ciò che lo circonda, questo
fatto essenziale mi sembra pieno di nobiltà, di elevazione, di
fecondità soprannaturale.
Un'umile religiosa ha richiamato le anime al
vero culto, quello del Padre, tale come Gesù lo ha insegnato e
come la Chiesa l'ha fissato nella sua liturgia. Non c'è in questo
niente di allarmante, niente altro che di molto semplice e
conforme ad una solida dottrina.
I fatti meravigliosi che accompagnano questo
messaggio potrebbero essere dissociati da quell'avvenimento
centrale e questo conserverebbe tutto il suo valore. La Chiesa dirà
se l'idea della Festa speciale può essere accolta al di là del
fatto particolare legato alla Suora, e per delle ragioni
dottrinali.
Io credo che la grande prova dell'autenticità
della Missione della Suora ci è fornita dal modo in cui le
applica alla vita reale la bella dottrina che ella sarebbe venuta
a ricordare. Reputo conveniente lasciarle continuare la sua opera.
Credo che lì ci sia il dito di Dio e, dopo dieci anni di ricerca,
di riflessione e di preghiera, benedico il Padre di essersi
degnato di scegliere la mia diocesi, come luogo di manifestazioni
così toccanti del suo Amore.
ALEXANDRE CAILLOT
Vescovo di Grenoble all'epoca in cui è stato rivelato il
Messaggio

SANTA
TERESINA DEL BAMBINO GESU' - ITINERANTE
L'
urna della santa arriverà direttamente da Lisieux a Padova nella
Parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino la sera del 5 Maggio,
e qui resterà fino al 7 Maggio; poi sarà portata nei vari
monasteri di Padova (Carmelitane a Monselice, Clarisse a Mezzavia,
Clarisse a Camposampiero, Parrocchia dellArcella a Padova,
Monastero delle Eremite a Padova) e le ultime ore dell 11 Maggio
sarà esposta nella basilica di Sant' Antonio. Da qui inizierà un
viaggio lungo tutta l' Italia: la Parrocchia di Santa Teresa, è
quindi il primo anello di una lunga catena. Divenuta
carmelitana giovanissima, Teresina, morì il 30 settembre 1897 a
soli 24 anni con il grande desiderio di raggiungere finalmente l'
amato Gesù e di "trascorrere tutto il cielo a fare del bene
sulla terra". Dopo 26 anni fu proclamata beata e solo due
anni dopo santa. Il suo grande carisma è stato di vivere l'amore
nella Chiesa; è quanto emerge in "Storia di un' anima"
(diario scritto per obbedienza e giunto a noi come suo testamento
spirituale), cercò di vivere questo amore ogni giorno, attraverso
piccolissimi passi, accettando coscientemente e deliberatamente
continui sacrifici. Malata gravemente sopportò con gioia dolori e
debolezze, stremata nelle forze e affaticata offrì ogni
sacrificio "per le anime dei peccatori, per i bisogni della
Chiesa", e infine, come disse con parole che sono diventate
il suo emblema "per gettare rose su tutti, giusti o
peccatori".
DOMENICA 11 GIUGNO:
20 KM DI SPERANZA PER ...
In
marcia con Ernesto Olivero attraverso Verona.
Durante
questa marcia verranno toccati luoghi simbolo della nostra città,
di schiavitù e sofferenza ma anche di servizio e impegno attivo
verso gli altri, luoghi della cui esistenza forse non ci siamo mai
accorti. Cammineremo insieme ad Ernesto in una tappa del suo
pellegrinaggio di 1000 km in giro per l'Italia, che ormai da più
di 10 anni compie nei mesi di maggio-giugno. Questa marcia
non sarà una critica o una polemica contro ciò che sentiamo
sbagliato, ma piuttosto una dimostrazione che qualcuno che si
impegna c'è già e un voler condividere questa certezza con più
gente possibile.
Se volete saperne di più visitate questo sito:
http://web.tiscalinet.it/centuplo
...
o telefonate allo 045585479 oppure 03498473190

PICCOLA
STORIA DI UNA GRANDE ANIMA ...
...Così
si intitolava un piccolo blocco di storia, appunti, foto e
immagini varie, che il 27 dicembre del 90 –giorno della mia
professione solenne- le mie consorelle più piccole della
formazione mi fecero trovare, descrivendo la mia storia
vocazionale.
Nacqui nel lontano
febbraio del 66, freddo e gelido, -mercoledì alle ore 13.10-, in
casa. Dopo dieci giorni –sabato- fui battezzata nel mio paesino
nativo Arcinazzo Romano (Rm) –detto Ponza perché fino al 1892
si chiamava così-, diocesi di Subiaco. Mi chiamarono Franca.
Trascorsi la mia infanzia e adolescenza abbastanza tranquilla, con
mio fratello maggiore, Giorgio e mia sorella minore, Sonia -a dire
dei miei sono stata la più irrequieta e tremenda dei tre!- ...e
posso solo confermare che era vero. Finite le scuole medie nel mio
paese, per le superiori facevo –come tutti- la pendolare a
Subiaco, dove mi iscrissi all’Istituto Tecnico Commerciale
“ragioneria”. Già dal primo anno capii che avevo
sbagliato indirizzo...ma “coriacea” come sono sempre stata,
non mi sono voluta tirare indietro, ma ho perseverato pur tra
mille difficoltà e ostacoli. Andando
a Subiaco cominciai a frequentare i Monaci Benedettini e a pregare
con la Liturgia delle Ore; sempre lì a Subiaco cominciai a
partecipare a ritiri mensili che si tenevano alla Casa di
Preghiera “San Biagio” tenuta allora e ancora oggi, dalle
Salesiane, in particolare da suor Maria Pia Giudici, zia di uno
degli attuali vicari generali della diocesi di Milano, sua ecc.za
Mons. Giudici; in paese invece frequentavo il gruppo giovanile
della parrocchia...e tutte queste cose non senza il parere
contrario soprattutto del mio papà, che non vedeva di buon occhio
questa mia partecipazione attiva alla chiesa. Oltre a questi miei
impegni cristiani...facevo parte della banda musicale del mio
Paese e suonavano già da quando avevo dieci anni il clarino...-e
questo l’ho fatto fino al mio ingresso al Carmelo. A dire il
vero il clarino è qui...ma da quando sono stata operata alla
mandibola e anche prima, non lo suono più e mi limito a
guardarlo! In compenso però qui al Carmelo ho imparato a suonare
–male!- l’armonium-.
Gli anni dell’adolescenza mi sono trascorsi abbastanza
normali, con alti e bassi tipici dell’età, ma senza tanti
sbandamenti anche grazie a questi impegni cristiani che avevo e
anche grazie a una “grande” amicizia che ho avuto.
A questo punto non posso non parlare di una grande
amicizia, di questo grande amore che in questi anni mi ha
accompagnata e sostenuta: Maurizio. Questa amicizia incominciò
sui banchi di scuola in prima media...
Questo
rapporto ha segnato profondamente la mia vita e mi ha evitato
crisi, esperienze negative, deviazioni. Ci confrontavamo,
vedendoci tutti i giorni, ci raccontavamo le esperienze spirituali
fatte...fino a pochi giorni prima della sua morte, nel dicembre
’83 –lui aveva 18 anni ed io ne avevo 17-. Di lui mi ricordo
l’affetto, la stima, la grande amicizia, le cose dette, i
segreti scritti sul cuore...le promesse che ci siamo fatte e che
finora io ho mantenuto.
Il
dispiacere mio grande fu alla sua morte, un dolore atroce sia per
lui che per me, e neanche la gioia di poterlo rivedere perché sua
madre e mio padre –che sono fratelli- si opposero. E così lo
ricordo vivo, sempre a me vicino, sempre presente nella mia
vita...
Quando
cominciai a capire che la sua fine era prossima il mio rendimento
scolastico subì un calo...fino alla bocciatura al terzo anno di
ragioneria, con mia grande sorpresa, nonostante tutto.
Con la
sua morte la mia vita cambiò radicalmente e nel giro di pochi
mesi intensificai i miei impegni cristiani fino al mio ingresso al
Carmelo il 13 luglio ’84.
Un’altra
figura che ha segnato la mia vita è stata quella del mio nonno
paterno, Felice: un montanaro schietto, pastore di una mandria di
mucche che non superava mai le 20/25, con cani, asino...Mi ricordo
questo nonno sempre “vecchio”...essendo nata quando lui aveva
già superato quasi i 55 anni. Lo vedevo tornare dalla montagna e
lo aspettavo sempre con gioia, e la sera quasi sempre cenavo con
lui, che era vedovo da quando io avevo sei anni. D’inverno
quando “svernava” in paese perché in alta montagna c’era
neve e le mucche non potevano starci...andavo sempre con lui alla
stalla...e sulla porta osservavo quello che faceva –avevo paura
delle mucche, delle loro lunghe e affilate corna!-. Crescendo mi
abituai a loro e cominciai a star loro vicina, legarle,
accarezzarle, ci correvo dietro o loro correvano dietro di me per
giocare...e mi divertivo da morire.
Da
adolescente mi facevo grosse scorribande in montagna per
raggiungere questo nonno sempre taciturno, ma sereno, simpatico,
che mi raccontava le storie e mi insegnava le preghiere, mi
insegnava a riconoscere i venti, le ore del giorno dall’altezza
del sole. E mi facevo ore di cammino leggendo libri spirituali e
pregando. Andare in montagna mi piaceva ma ero “ossessionata”
dai serpenti e dai cani degli altri pastori che appena mi
avvistavano cominciavano a ringhiare...ed io più veloce di una
lepre mi arrampicavo su alberi altissimi per la paura...Poi
fischiavo al pastore e cominciavo a scendere... Mi abituai anche
ai serpenti...e mentre all’inizio avevo paura e mi mettevo le
gambe in spalle e correvo come un siluro...poi mi abituai a
“ripulire” la montagna...e li ammazzavo! –crudele ma lo
facevo-.
Questo
vecchio nonno è morto quando io ormai ero al Carmelo, nel
febbraio del 1990 e aveva quasi 89 anni...Sempre uguale a se
stesso, sempre lucido fino alla fine, sempre tenero e buono con
me.
Torno
alla mia storia vocazionale.
Frequentando
i miei ritiri mensili capii che dovevo cominciare a
“stringere” per la mia scelta vocazionale, che si delineava
sempre più chiaramente nella mia mente e nel mio cuore: la
consacrazione al Signore. L’idea dell’università...si
allontanava sempre di più dal mio cuore e intraprenderla per fare
studi giuridici e canonici mi allettava sempre meno...
Fu così
che venni al Carmelo, senza dire niente a nessuno, nemmeno ai miei
di casa, per un’esperienza di vita monastica, prima di decidere
diversamente ma soprattutto prima di orientarmi per la vita attiva
tra le Salesiane, o tra le Sorelle della Misericordia del mio
paese, o altrove.
Approfittai
dell’assenza di mio padre, che era in ospedale, per farmi questa
prova al Carmelo.
I
primi giorni sentivo una stanchezza tremenda “da scuola” e non
riuscivo a stare al passo con le monache...che all’epoca erano
solo 7, cinque solenni, e due juniores...
Poi
quando si trattò di ripartire...cominciarono i
“dolori”...perché sentivo che il Signore si aspettava da me
una risposta ed io non mi sentivo di darla sia per i miei soli 18
anni, sia anche per tanti impegni che avevo fuori...-come quelli
della parabola del Vangelo che dovevano andare chi a provare i buoi, chi a
vedere il campo, chi si doveva sposare...., le mie scuse non erano
così, ma ci provavo!-. Cominciai il mio grande travaglio con
lacrime a non finire...secchi e fiumi... in pochissime ore...
E
dissi: “sì, Signore, resto!”. E non tornai più a casa.
Iniziai il postulandato il 6 agosto 84; noviziato 10
dicembre 84.
(foto
del 6 agosto 84 inizio del mio Postulandato...non sembro molto
allegra!)
Il
27 dicembre dell’85 emisi i voti temporanei, festa di san
Giovanni Apostolo ed Evangelista, che io scelsi anche come cognome
religioso al Carmelo. Fin da ragazzina avevo sempre avuto un
debole per questo discepolo...arrivata al Carmelo mi accorsi che
la chiesa era dedicata a questo Santo...e quindi, per continuare
questo mio amore al “discepolo che Gesù amava” me lo scelsi
come cognome. Il 27 dicembre
del 90 emisi i voti solenni.

(foto...27
dicembre 90) Questa in sintesi o in largo la piccola storia della
mia vita, “piccola storia di una grande anima”...che non è
certo la mia.
Nel blocco delle
sorelle del mio noviziato...c’erano anche alcuni dettagli della
mia vita: “Dal Vangelo ha preso il Cuore e l’Amore (in
riferimento a Gesù e a San Giovanni evangelista); le mie amicizie
particolari sono: S. Gregorio Nazianzeno, S.Anselmo, S. Bernardo,
Guglielmo di S. Thierry, Paolo VI, ecc.”...in generale la
patristica antica. Da
allora –dal mio ingresso al Carmelo- sono trascorsi ben sedici
anni –quasi metà della mia vita...18 al mondo, e ora già 16 al
Signore-. Che mistero grande! Non
posso non ringraziare di tutto il Signore, prima cosa del dono
della vita, seconda cosa della chiamata a seguirlo...
Termina così la storia di questa piccola grande anima...
Suor
Maria Noemi

MONS.
PAOLO MARIA HNILICA
Vescovo
Titolare di Rusado
Presidente
dell'Associazione di Fedeli di diritto Pontificio
Pro
Deoet Fratribus - Famiglia di Maria Corredentrice
Via
Monte Santo 14
00195
ROMA
Tel.
06 37513783 - 37515482
Fax.
06 37351549
Cari
Amici Mariani
come
avrete già saputo la statua originale della Vergine di Fatima sarà
a Roma per il Giubileo dei Vescovi, il prossimo 7 e 8 ottobre.
Con
grande gioia vi chiedo di partecipare a questo avvenimentoche è
il più importante Evento Mariano del Grande Giubileo. Coloro che
non possono venire a Roma, sono invitati ad unirsi spiritualmente
con il Santo Padre e con tutti i Vescovi presenti in Piazza San
Pietro per il loro Giubileo.
Il Santo
Padre, Domenica 8 ottobre, alla presenza della Madonna di Fatima,
venuta appositamentedal Portogallo, pregherà unito a tutti i
Vescovi l'Atto di Affidamento a Maria del Nuovo Millennio.
Tutti noi
siamo chiamati ad unirci spiritualmentea questo straordinario Atto
che sarà pregato a San Pietro per consacrare alla Madre di Dio il
NUovo Millennio.
Il Papa
<<Totus tuus>> con la guida del Signore e di Maria
Santissima ci introduce nel Nuovo Millennio. Questo abbiamo
pregato e desiderato si realizzasse tutto questo!!!
Partecipiamo
tutti a questo importante Atto che sarà pregato l'8 ottobre :
unitevi dalle vostre case, dalle vostre comunità , dalle vostre
parrocchie, dai vostri Santuari, per fare o rinnovare la vostra
consacrazione a Maria insiema al Santo Padre e ai Vescovi.
Vi invio
, qui di seguito, il Comunicato del Comitato Centrale del Grande
Giubileo reso pubblico alcuni giorni fa, per questo atto che è
stato giustamente definito : il Sigillo Mariano dell'Anno
Giubilare, con il programma ufficiale dello straordinario
pellegrinaggio della Madonna di Fatima a Roma.
Unito a
Voi tutti nella preghiera,
+
Paolo Maria Hnilica S.I.
Vescovo
Titolare di Rusado
Città
del Vaticano 12 settembre 2000
P.zza
della Città Leonina 9
00193
ROMA
Tel.
06 69882258 - 69881227
e-mail:
vati011@jubilee-2000.va
COMUNICATO
STAMPA
GRANDE
GIUBILEO DELL' ANNO 2000
La
Madonna di Fatima a Roma per il Giubileo dei Vescovi
Un
sigillo mariano all'intero Anno Santo: sarà questo il significato
dello straordinario pellegrinaggio della statua della Madonna di
Fatima in Vaticano nei giorni del Giubileo dei vescovi in
programma dal 6 al 8 ottobre 2000.
L'atto
di affidamento a Maria, già previsto nel calendario giubilare per
Domenica 8 ottobre 2000, avrà così carattere particolarmente
significativo, quasi un coronamento al Grande Giubileo : la
Vergine di Nazareth, al cui "FIAT" si deve l'evento
dell'Incarnazione, stende le sue braccia materne e protettrici
sull'intera Chiesa che fa memoria della nascita di Gesù e
sperimenta i frutti della Redenzione.
La
veneranda icona della Vergine di Fatima resterà a Roma per tre
giorni, da Venerdì 6 ottobre a domenica 8 ottobre 2000; e
ripartirà per il Portogallo lunedì mattina dopo aver ricevuto
l'omaggio del Santo Padre e dei pellegrini del Giubileo, ai quali
Maria si è proposta lungo l'intero Anno Santo come "modello
di fede vissuta" (TMA, 43), Di fatto, la Vergine di Nazareth
è presente all' attenzione dei fedeli fin dal primo annuncio del
Giubileo, quando Giovanni Paolo II la indicò alla Chiesa come
"la Stella che ne guidacon sicurezza i passi incontro al
Signore" (TMA, 59); così che, oggi, l'Atto di Affidamento a
Maria assume il senso di un naturale compimento, secondo quanto
scritto nell'introduzione al Calendario dell' Anno Santo 2000, che
vede uniti insieme il Giubileo di Cristi e il "Giubileo...della
Madre" (n.12).
Il
Calendario della presenza a Roma della statua della Madonna di
Fatima prevede per venerdì 6 ottobre l'arrivo dell' immagine a
Ciampino e il successivo trasferimento, in forma privata, nella
Cappella dell' Appartamento Pontificio in Vaticano.
Sabato
mattina, Memoria della Beata Vergine Maria del Rosario,
processionalmente, la statua verrà trasferita nella Basilica di
San Pietro dove resterà esposta alla venerazione dei fedeli. Nel
pomeriggio l'immagine sarà portata sul sagrato, dove il Santo
Padre si unirà a tutti i vescovi presenti per la celebrazione del
loro Giubileo nella recita del Santo Rosario mediato. In serata,
nuovo trasferimento, questa volta nel monastero delle suore di
Clausura "Ecclesia Mater" in Vaticano.
La
mattina di domenica 8 ottobre il Papa celebrerà la Santa Messa
sul sagrato di San Pietro insieme ai Vescovi; e alla presenza
della Vergine di Fatima verrà letto l'Atto di Affidamento a Maria,
con il quale si intende impetrare la protezione della Madre di
Cristo sulla Chiesa e sul Mondo all'inizio del Terzo Millennio.
Successivamente la stauta farà ritorno alla Cappella Privata del
Santo Padre.
Lunedì
mattina il Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano presiederà
la cerimonia di congedo nel cortile di San Damaso. Poi la statua
sarà accompagnata all'aeroporto di Fiumicino da dove ripartirà
per il Portogallo.
Monika Waldhier
Novena
in onore del Padre Celeste e brani tratti dal
Messaggio di Dio Padre a Madre Eugenia Ravasio, distribuito in
Italia con il titolo "Il Padre parla ai suoi
figli"
Stampa
ed Editore A. Ruhland Rudolf-Diesel-Straße
5 D - 84503 Altötting
Al mio
caro Padre Celeste, con amore e gratitudine
Monika
Waldhier
La
redattrice, Monika Waldhier, conclusi gli studi di Diritto
ad Heidelberg, Parigi e Monaco, ha collaborato a lungo presso
quest’ultima
Università , divenendo più tardi avvocato. Purificata da una
malattia, ha sentito svilupparsi nel suo cuore una relazione
sempre più profonda con il Padre celeste.
L’11
febbraio 1999 - nell’anno del Padre - ha fondato, insieme ad
alcuni sacerdoti e laici, l’Opera "Werk des Himmlischen
Vaters e.V.", intitolata al Padre celeste, con lo scopo di
far conoscere sempre più la misericordia di Dio Padre.
La
presente Novena vuol essere testimonianza del suo amore filiale
per il Padre del Cielo.
Premessa
Il padre
gesuita Jean Galot pubblicò nel 1962 un libro dal titolo:
"Dio nostro Padre". Nella sua introduzione egli ebbe a
scrivere, giustamente, che molti Cristiani non hanno mai
seriamente considerato di avere un Padre in Cielo. "Sentendo
la parola ‘Dio’ essi pensano ad un Essere superiore, che
incute rispetto, ma non gli si rivolgono con il nome di ‘Padre’.
Tantomeno riconoscono a quest’Essere onnipotente la dolce
tenerezza di un Padre e non comprendono di poter vivere con lui un
profondo rapporto di fiducioso abbandono."
La
redattrice ha incluso nella presente Novena alcuni passi tratti
dal Messaggio che Dio Padre ha donato al mondo nel 1932,
attraverso Madre Eugenia Elisabetta Ravasio. Ecco allora che
attraverso tali parole sarà lo stesso Padre Celeste a parlare
direttamente all’anima orante. Ognuno, nel pregare, si sentirà
accarezzato personalmente ed arricchito dal suo amore.
La
redattrice si rivolge al buon Padre del Cielo con le semplici
parole di una figlia che vuole amarlo mostrandogli la propria
gioia.
Ed anche
noi, pregando la Novena, non possiamo non avvertire la sicurezza
di questa figlia che - pur confessando la propria inadeguatezza -
si dice certa dell’amore del Padre.
Questo é
anche il mio desiderio: che chiunque prega questa Novena, mi
auguro tutti, possa credere nello smisurato amore del Padre
Celeste e trovare presso di lui riparo.
Con la
benedizione sacerdotale
Karl
Maria Harrer,
Asten/Tittmoning
Introduzione
Quasi
ogni preghiera della S.Messa é diretta al Padre Celeste e
tuttavia - anche se ogni giorno lo invochiamo espressamente nel
Padre Nostro - non di rado ci manca nei suoi confronti quella
relazione profonda ed amorosa, propria dei veri figli. Questa
Novena ci invita allora ad instaurare con nostro Padre Celeste una
relazione di fede più filiale, semplice e fiduciosa.
E’ Dio
Padre che, in quest’epoca di cuori confusi e freddi, ci invita
ad aprirci al suo amore misericordioso, a trovare in lui il
soddisfacimento di quanto agognamo ed il rimedio ad ogni nostra
paura e dubbio.
Mi auguro
quindi che questa Novena, che fin dall’inizio ho sostenuto ed
incoraggiato, possa ulteriormente diffondersi, a maggior gloria e
ad onore del nostro amatissimo Padre Celeste.
Vi saluto
e benedico da Birkenstein
P. Alfred
Hahn
Curato
per i pellegrini
Preghiera
introduttiva
Appena
sveglio, al mattino di buon’ora,
già
mi accoglie, o Padre, il tuo sorriso;
ti
lodo e benedico allora:
da
Te, io figlio, mai non sia diviso.
Tu
mi sei l’ABBA carissimo,
per
sempre ti voglio amare,
nessuno
é al par tuo dolcissimo,
dalle
tue mani mi fo’ guidare.
Benedicimi
dunque, stammi vicino,
sol
per te, ti son piccino.
1.
giorno: la volontà di Dio
Il mio
cibo é fare la volontà di Colui
che mi ha
mandato. (Gv 4, 32)
Padre
Celeste amatissimo!
All’inizio
della mia Novena, pienamente consapevole, mi rimetto totalmente
alla tua santa volontà. Tu sei il Padre mio, infinitamente buono,
il tuo cuore é pieno d’amore. Che debbo dunque temere? Quante
volte ho già sperimentato la tua bontà, la tua misericordia,
soprattutto la tua dolcezza. Mi hai preservato da tanti dolori e
da tante sventure, note e sconosciute. Sempre hai provveduto per
me, sei stato dalla mia parte, mi hai rincuorato quando c’era il
buio nella mia anima. Mi hai già donato mille segni del tuo amore
paterno ed ancora, ogni giorno, me ne regali altri. Nel tuo
Messaggio dici:
"Vedete,
o uomini, che da tutta l’eternità non ho che un desiderio,
quello di farmi conoscere dagli uomini e di farmi amare,
desiderando stare incessantemente presso di loro.
…Per
farvi conoscere la necessità nella quale siete di soddisfare la
mia volontà su voi e perché io sia d’ora in avanti più
conosciuto e meglio amato, voglio segnalarvi… alcune delle
innumerevoli prove del mio amore verso di voi!
Finché
l’uomo non é nella verità, non prova affatto la vera libertà:
credete di essere nella gioia, nella pace, voi, miei figli che
siete al di fuori della vera legge per la cui obbedienza vi ho
creati, ma in fondo al vostro cuore sentite che in voi non c’è,
nè la vera pace, nè la vera gioia e che non siete nella vera
libertà di colui che vi ha creati e che è vostro Dio, vostro
Padre!
Ma voi,
che siete nella vera legge o meglio che avete promesso di seguire
questa legge che io vi ho dato per assicurarvi la vostra salvezza,
ecco che siete stati condotti al male dal vizio. Vi siete
allontanati dalla legge con la vostra condotta malvagia. Credete
di essere felici? No. Voi sentite che il vostro cuore non è
tranquillo. Pensate forse che cercando il vostro piacere ed altre
gioie umane il vostro cuore si sentirà infine soddisfatto? No,
lasciate che vi dica che non sarete mai nella vera libertà, nè
nella vera felicità, finché non mi riconoscerete come Padre e
non vi sottometterete al mio giogo, per essere dei veri figli di
Dio vostro Padre! Perché? Perché vi ho creati per un sol fine
che è quello di conoscermi, di amarmi e di servirmi, come il
bambino semplice e fiducioso serve suo padre!"
Dio,
Padre mio, vengo ancora a te con il desiderio sincero di
ringraziarti e di compiacerti. Donami la grazia di riconoscere e
fare in tutto la tua santa volontà.
Decina
del Rosario:
Gesù, il
cui Padre Celeste governa ogni figlio.
2.
giorno:
la
preghiera di ringraziamento
"In
ogni cosa rendete grazie,
poiché
questa è la volontà di Dio" (1 Ts 5, 18).
Padre
Celeste amatissimo!
Con tutto
il cuore tu accogli le nostre preghiere di ringraziamento e ne
lasci scaturire fiumi di grazia e benedizioni, quale pioggia su di
noi.
Il grazie
che ti doniamo, o Padre, può essere il silenzioso contributo al
compimento della tua volontà e alla diffusione della
"Benedizione delle anime immolate" (in fondo a questo
libretto), già fatta propria da molti.
Nel tuo
Messaggio dici infatti (pag. 34):
"Certo
occorrerà del tempo per arrivare ad una completa realizzazione di
questi desideri che ho concepito sull’umanità e che ti ho fatto
conoscere! Ma un giorno con le preghiere ed i sacrifici delle
anime generose che si immoleranno per questa opera del mio amore,
sì, un giorno sarò soddisfatto."
La
preghiera di ringraziamento, tra tutte le forme di preghiera,
occupa una posizione preminente poiché con essa ri riconosciamo
poveri davanti a te, l’ autore di ogni bene: nulla possiamo
senza te. Allora il grazie diviene umiltà, così cara al tuo
cuore paterno. La mia vita sia un unico grazie a te, il migliore
dei Padri, la cui bontà non conosce limiti.
Decina
del Rosario:
Contempliamo
Gesù, al cui Padre Celeste spetta ogni grazie.
3.
giorno: l’adorazione
"Ma
viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il
Padre in ispirito e verità, chè tali sono appunto gli adoratori
che il padre domanda." (Gv 4, 23)
Padre
Celeste amatissimo!
Nel tuo
Messaggio dici:
"…Io
vorrei vedere l’uomo onorare il Padre suo ed il suo Creatore con
un culto speciale."
Con tutto
il mio cuore desidero adorarti, di continuo, giorno e notte: adoro
la tua potenza, la tua volontà, la tua grandezza, la tua
misericordia, la tua bontà, soprattutto la tua divinità. Voglio
adorarti per mezzo del Cuore santissimo del Figlio tuo Gesù, con
Maria e tutti gli Angeli e i Santi. Voglio unirmi al loro coro di
lode, ma avverto chiara la mia debolezza e la mia pochezza. Perciò
ti invoco, con tutto il cuore, manda i tuoi Angeli in mio aiuto,
soprattutto quelli che sono prostrati in adorazione davanti al tuo
trono. Che mi uniscano alla loro santa schiera e mi insegnino ad
adorarti, in ispirito e verità, Te Dio santo ed immortale.
Decina
del Rosario:
Gesù, al
cui Padre Celeste è dovuta ogni adorazione.
4.
giorno: innocenza filiale
In quel
momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendogli: "Chi
è il più grande nel regno dei cieli?".
E Gesù,
chiamato un fanciullino, lo pose in mezzo a loro, e disse: ‘In
verità vi dico: se voi non vi cambierete e non diventerete come i
pargoli non entrerete nel regno dei cieli.; Chi dunque si farà
piccolo come questo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei
cieli.
E chi
riceve un fanciullo come questo in nome mio, riceve me." (Mt
18, 1-5)
Nel tuo
Messaggio ti rivolgi agli uomini chiamandoli sempre figli tuoi.
Noi, tue creature, - così dici - siamo divenuti figli del tuo
amore per mezzo di tuo Figlio.
Ed
ancora: "Certo, so ben capire la debolezza dei miei figli!
Perciò ho chiesto a mio Figlio di donar loro dei mezzi per
rialzarsi dalle loro cadute. Questi mezzi li aiuteranno a
purificarsi dal loro peccato, affinché siano ancora i figli del
mio amore.
Sono
principalmente i sette sacramenti e, soprattutto, il grande mezzo
per salvarvi, nonostante le vostre cadute, è il Crocifisso, è il
sangue del Figlio mio che ad ogni istante si riversa su di voi,
purché voi lo vogliate, sia con il Sacramento della penitenza,
sia anche con il santo sacrificio della Messa."
Padre
Celeste amatissimo!
Com’è
grande il tuo amore per i bambini ed in essi per tutte le anime
innocenti: sono davvero i tuoi eletti.
Noi
uomini, amatissimo Padre, vogliamo essere come bambini, da te
creati per immenso amore, da te guidati con dolcezza e premura, in
ogni nostra imperfezione e smarrimento. Quanto più deboli, tanto
più grande la tua sollecitudine!
Se ci
poniamo quali veri figli davanti a te, possiamo sentire e vivere
già in Terra la tua vicinanza, la tua premura, il tuo amore. Il
santo Curato d’Ars ci insegna: "Quando Dio ci vede
arrivare, noi sue creaturine, egli si china come un padre, in
ascolto del figlio suo che gli vuole parlare."
Tu li
ami, i bambini, per il loro candore, la loro naturalezza, la loro
purezza. Nella loro innocenza essi sono semplici come colombe (Mt
10, 16), non conoscono paura alcuna del futuro, giacché si
sentono assolutamente protetti dall’amore del loro padre e della
loro madre, nè si lasciano prendere da pena o dubbi: il loro
cuore semplice vive in totale fiducia.
Decina
del Rosario:
Gesù, il
cui Padre Celeste ama tutti i bambini.
5.
giorno: la gioia
"Siate
lieti sempre nel Signore;
lo
ripeto, siate lieti." (Fil 4, 4)
Padre
amatissimo!
Com’è
bello, per un padre ed una madre di questo mondo, vedere che i
loro figli sono felici. Forse che tu sei diverso? No, tu hai
creato i figli tuoi per amore, per gioire di loro, come tu stesso
dici:
"…Il
mio amore per le mie creature è così grande che io non provo
nessuna gioia pari a quella di essere tra gli uomini.
La mia
gloria in cielo è infinitamente grande, ma la mia gloria è
ancora più grande quando mi trovo tra i miei figli: gli uomini di
questo mondo. Il vostro cielo, mie creature, è in Paradiso con i
miei eletti, perché è lassù, nel cielo, che mi contemplerete in
una visione perenne e che godrete di una gloria eterna. Il mio
cielo è sulla Terra, con voi tutti, o uomini! Sì, è sulla Terra
e nelle vostre anime che cerco la mia felicità e la mia gioia.
Potete darmi questa gioia ed è per voi anche un dovere verso il
vostro Creatore e Padre che da voi lo desidera e lo attende."
La gioia
di cui parla l’apostolo Paolo è tuttavia la gioia che tu
desideri dalle tue creature. "E’ mia premura, ora, farmi
trovare sempre irreprensibile, ed in questo provo le mie gioie, e
quanto più esse sono umili, tanto più recheranno gioia",
scrive la piccola santa Teresa in una sua lettera.
Concedimi,
amato Padre Celeste, la vera umiltà, che sola mi può rendere
felice e donare la tua vicinanza. Amen.
Decina
del Rosario:
Gesù, il
cui Padre celeste allieta ogni suo bambino.
6.
giorno: la supplica
"In
verità, in verità vi dico: Se voi domanderete qualcosa al Padre
mio in mio nome, Egli vi darà…
Domandate
e riceverete, affinché la vostra gioia si piena."
(Gv 16,
23 ss)
Amatissimo
Padre!
Tu dici,
nel tuo Messaggio a madre Eugenia Ravasio, che nel ricevere la s.
Comunione tu stesso vieni in noi, in modo tutto speciale, e che
per noi diventa più facile presentarti le nostre richieste.
In
quest’attimo di unione con te, la nostra anima si fonde col tuo
amore paterno. Allora possiamo chiederti ogni cosa, soprattutto
una sempre maggiore bellezza interiore e la santità dell’anima.
Così, beatitudine e luce aumentano in noi …
Padre
Celeste, fa’ ch’io riconosca cos’è opportuno chiederti.
Donami le grazie di cui ho maggiormente bisogno, donamele - ti
prego - in nome di Gesù e per intercessione della santa Madre di
Dio. Amen.
Decina
del Rosario:
Gesù, il
cui Padre celeste provvede per ogni bambino.
7.
giorno: la gloria
"E
in quell’istante si raccolse presso l’angelo uno
stuolo
dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
‘Gloria
a Dio nei luoghi altissimi
e pace in
terra
agli
uomini di buona volontà.’ " (Lc 2, 13 - 14)
Padre
Celeste amatissimo!
"Se
gli uomini potessero penetrare il cuore di Gesù con tutti i sui
desideri e la sua gloria, riconoscerebbero che il suo desiderio più
ardente è di glorificare il Padre…con una gloria totale come
l’uomo può e deve darmela, come Padre e Creatore, e ancora di
più come Autore della loro redenzione!…
Non è
Perché ho bisogno della mia creatura e delle sue adorazioni che
desidero essere conosciuto, amato ed onorato; è unicamente per
salvarla e farla partecipe della mia gloria…
Di tutto
ciò che voi farete per la mia gloria, io farò il doppio per la
vostra salvezza e la vostra santificazione."
Padre
Celeste, grazie per la tua infinita pietà per noi uomini, per la
tua pazienza e per il tuo smisurato amore chè ci preservano da
ogni sventura e fanno sì che nessuna delle tue creature sia
triste. Aiutami a riconoscere sempre più chiaramente la tua
dolcezza paterna, la tua sapienza onnipotente affinché almeno io
possa tributarti l’onore che spetta a te, Creatore e Autore di
ogni cosa.
Decina
del Rosario:
Gesù, al
cui Padre celeste è dovuto ogni onore.
8.
giorno: la fiducia
"Accostiamoci
dunque con fiducia al trono della grazia, per ottenere
misericordia e trovar grazia per opportuno soccorso." (Eb 4,
16)
Padre
Celeste amatissimo!
Niente ti
dà maggiore onore della fiducia filiale e profonda. Tu vuoi da
noi il dono della nostra fiducia quale risposta al tuo sconfinato
amore. La nostra fiducia ti deve mostrare che noi crediamo nel tuo
amore e che gli facciamo spazio nel nostro cuore, così da
lasciarci prendere interamente da esso. Tu dici nel tuo Messaggio:
"Quanto ai mezzi per onorarmi come io desidero, non vi chiedo
altro che una grande confidenza." La nostra confidenza è al
tempo stesso la chiave per accedere al tuo cuore di Padre.
Perché,
Padre Celeste, brami così tanto la completa fiducia delle tue
creature? Perché tu sei il più amoroso, misericordioso e dolce
dei padri, colui che non vuole che i suoi figli siano preoccupati,
pensierosi, impauriti da mille cose. No, tu vuoi che noi si viva
nella pace. Ma questo è possibile solo se abbiamo
un’incondizionata fiducia in te.
Perciò
anche Sant’Alfonso Maria de’ Liguori disse:
"Non
si può amare Dio nostro Padre meglio che con una fiducia senza
limiti."
Donami
questa fiducia in te, mio buon Padre, poiché nessuno la merita
come te.
Decina
del Rosario:
Gesù, al
cui Padre celeste è dovuta ogni fiducia.
9.
giorno: l’amore
"Dio
è amore: e chi sta nell’amore, sta in Dio e Dio in lui."
(1 Gv 4,
16)
Padre
Celeste amatissimo!
Tu sei
origine e fonte di ogni amore. Sì, tu sei l’amore stesso. Nel
tuoi Messaggio dici persino: "Io sono un oceano
d’amore," un padre che ama le sue creature a tal punto ed
intensità da avvolgerle continuamente col suo amore, come nessun
padre, nè madre terreni ne sono capaci. Tantomeno cessi di amare
una creatura quand’essa smette di pensare a te: il tuo amore
rimane fedele.
Tu dici:
"Come Creatore e Padre dell'uomo sento il bisogno di
amarlo… vivo dunque vicino all’uomo, lo seguo ovunque, lo
aiuto in tutto, supplisco a tutto.
Vedo i
suoi bisogni, le sue fatiche, tutti i suoi desideri e la mia
felicità più grande è di soccorrerlo e di salvarlo… Vorrei
che tutte le mie creature avessero la convinzione che c’è un
Padre che veglia su di loro e che vorrebbe far pregustare, anche
quaggiù, la vita eterna… vi amo così teneramente… Se mi
amate e mi chiamate con confidenza con questo dolce nome di Padre,
voi cominciate a conoscere, fin da quaggiù, l’amore e la
fiducia che faranno la vostra felicità nell’eternità…".
Padre
amatissimo, per mezzo di Madre Eugenia tu hai donato a tutte le
creature questa tua Promessa:
"Tutti
quelli che mi chiameranno con il nome di Padre, non fosse che una
volta sola, non periranno, ma saranno sicuri della loro vita
eterna in compagnia degli eletti."
Ti invoco
allora, e in nome di Gesù ti chiedo la grazia di poter amarti così
come tu desideri da me e con questo amore ti reco in dono, nello
spirito, tutti coloro che si chiudono al tuo amore.
Decina
del Rosario:
Gesù, al
cui Padre celeste è dovuto ogni amore.
Benedizione
delle anime immolate
Dio, tuo
Padre, ti ha scelta, o Anima, per essere sacrificio per la sua
opera.
Mediante
l’imposizione delle mie mani sacerdotali, ti rafforzi Egli in
questa tua decisione.
Riversi
in Te lo Spirito Santo, lo Spirito della sapienza e
dell’intelletto, del consiglio e della fortezza, della scienza e
della pietà e del timore di Dio e ti renda così testimone
coraggioso della sua operare. Ti doni la grazia della perseveranza
fino alla fine e poi la corona della vita eterna. Amen.
I.
Rosario in onore del Padre Celeste
1.
Gesù, il cui Padre Celeste ama tutti i bambini.
2.
Gesù, il cui Padre Celeste protegge tutti i bambini.
3.
Gesù, il cui Padre Celeste provvede per tutti i bambini.
4.
Gesù, il cui Padre Celeste guida tutti i bambini.
5.
Gesù, il cui Padre Celeste gioisce per tutti i bambini.
II.
Rosario in onore del Padre Celeste
1.
Gesù, al cui Padre Celeste é dovuta ogni adorazione.
2.
Gesù, al cui Padre Celeste è dovuta ogni lode.
3.
Gesù, al cui Padre Celeste é dovuto ogni ringraziamento.
4.
Gesù, al cui Padre Celeste é dovuto ogni onore.
5.
Gesù, al cui Padre Celeste é dovuto ogni amore.
Consacrazione
a Dio Padre
Dio,
Padre Nostro,
con
profonda umiltà e grande riconoscenza ci apprestiamo al tuo
cospetto e mediante quest’atto speciale di affidamento e di
consacrazione poniamo la nostra vita, le nostre opere, il nostro
amore sotto la tua paterna protezione.
Ardentemente
desideriamo poterti conoscere ed amare sempre più. Umilmente
aneliamo poter accogliere in noi la tua bontà ed il tuo infinito
paterno amore e di donarli ad altri.
Concedici,
te ne preghiamo, la grande grazia di imparare ad amare sempre più
il divin Cuore del tuo amatissimo Figlio e, così rafforzati dal
tuo santo Spirito, poter glorificare sempre la tua paterna ed
eterna bontà, o Padre infinitamente buono.
Santa
Maria, figlia del Padre e nostra Madre Celeste,
prega per
noi. Amen.
STORIA DI LAURA
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LA
PRIMAVERA DI LAURA
Episodi della vita di Laura Degan
ricordati da nonna Assunta
introduzione di P. Andrea D'Ascanio
|

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Introduzione
"Maria!"
Un
giorno mi è giunto un piccolo plico contenente le foto di una
bambina, la sua originale partecipazione di morte e due fogli con
piccoli episodi della sua vita, scritti dalla nonna Assunta.
Ho
letto più volte quelle due pagine, senza riuscire a contenere le
lacrime, provando nel cuore un’infinita tenerezza per questa
piccola che sentivo tanto grande e tanto vicina nello spirito.
Pubblicai su "I Nidi di Preghiera dell’Armata Bianca"
per intero quello che avevo ricevuto e chiesi a nonna Assunta di
mettere per iscritto tutti i ricordi che aveva nel cuore.
Intanto
cominciai a fare delle mie riflessioni sulla personalità
interiore di Laura, avendo sempre presenti le parole di due Sommi
Pontefici che sono alla base del mio apostolato tra i piccoli:
"Avremo
dei bambini santi!" (San Pio X)
"Avremo
apostoli tra i fanciulli!" (Giovanni Paolo II)
Qualche
mese dopo la mia richiesta, ho avuto la gioia di poter accogliere,
a L’Aquila, la mamma, la nonna e il fratellino di Laura.
Mi
ero messo con loro intorno ad un tavolo, pronto a registrare
quanto mi avrebbero detto. Nonna Assunta tirò fuori un grande
album un cui aveva scritto tutte le sue riflessioni, unite a tante
foto della bimba. Me lo offrì dicendo: "Ho già scritto
tutto qui, mi scusi se la forma non è perfetta …".
Ho
sfogliato con attenzione quei fogli, scritti con la
"forma" dell’amore, e ho deciso di pubblicarli così
com’erano usciti dal cuore di nonna Assunta: non me la sono
sentita di manipolarli per non incorrere nel rischio di sciupare
la loro freschezza.
Ho
pregato la cara Cristina Gatti di rivederli solo per ordinare il
contenuto: il risultato è questa pubblicazione che abbiamo la
gioia di presentarvi. Non abbiamo voluto apporvi alcuna
riflessione: non si possono mettere "note" ad un diario
di una donna due volte mamma.
Pubblicheremo
al più presto anche le nostre riflessioni su Laura e quanto lei a
detto al nostro cuore. Chiedo alla "mia" piccola Laura
di darmi Luce per realizzare questo proposito che mi urge dentro
dal momento che l’ho incontrata per la prima volta in quella
lettera inviatami da nonna Assunta.
Non
è facile, perché ogni volta mi invade una commozione mai provata
… ma insieme una grande gioia mi esplode nel cuore.
Che
sia questo il segno della piccola Laura in un mondo ormai incapace
di sorprendersi e commuoversi?
Padre
Andrea
PARTE I
Domenica
13 dicembre 1987, festa di S. Lucia, all’ospedale di Padova
viene alla luce una bellissima bambina. Sei tu, mia adorata
nipotina Laura! 1 tuoi genitori, Paolo Degan e Paola Franceschetto,
sono raggianti: sei arrivata dopo due anni e sei giorni dal loro
matrimonio.
Sei
accolta con immensa gioia anche dai nonni Regina e Camillo,
Damiano e Assunta, dagli zii e dalle zie: sei la prima nipotina.
Il
nonno Damiano ti sa riconoscere tra i tanti neonati, dice che sei
la più bella! Hai un bel visetto roseo e paffuto, capelli lunghi
e neri e due occhioni bellissimi.
Per
il tuo arrivo a casa ti preparo la carrozzina morbida e calda
perché tu non prenda freddo, piccolo esserino indifeso!
La
scelta del nome
Alcuni
giorni dopo la tua nascita il Parroco Don Rino Brasola viene a
casa tua per conoscerti e darti il benvenuto nella nostra comunità
di Cervarese S. Croce. In questa occasione chiede alla mamma perché
desiderano chiamarti "Laura": sul calendario non compare
nessuna santa che porti questo nome. Io ora penso che un giorno ci
sarai tu, "Santa Laura Martire".
Chi
leggerà quanto sto scrivendo su dite o conoscerà per altre vie
la tua storia, capirà che sei arrivata su questa terra come un
Angelo, per risvegliare la fede nel cuore di moltissime persone.
Il
giorno del Battesimo
Cara
Laura, vieni battezzata dal Parroco Don Rino, domenica 7 febbraio,
festa della vita. Zia Marcolina e zio Giorgio sono i tuoi padrini.
Don
Rino inizia la S. Messa con queste parole: "Come sapete, in
questa prima domenica successiva alla Presentazione di Gesù al
Tempio, si celebra ogni anno la festa della vita. I Vescovi, in
questa occasione, ci invitano a meditare la Parola che troviamo
nel Vangelo di Luca, 'Benedetto il frutto del tuo grembo'. Con
questo saluto che Elisabetta rivolse a Maria noi diamo il
benvenuto a Laura, la bambina che ora, mediante il Battesimo,
entrerà a far parte della nostra famiglia parrocchiale e
dell'intera comunità cristiana.
Facciamo
festa anche alla nostra sorella Augusta Pepato che compie oggi 90
anni. Queste due vite, una appena sbocciata e l'altra già
avanzata, devono essere entrambe accolte e protette con amore e
con gioia."
La
signora Augusta ora ha 98 anni e prega anche lei vicino alla tua
piccola tomba.
Una
bambina vivace
Cara
nipotina, come dimenticare la tua vivacità e la tua voglia di
vivere? Amavi molto la musica e le feste. Eri tanto birichina. ti
piaceva cantare, ballare, giocare, correre.
Avevi
appena un anno e mezzo quando la tua mamma, svegliatasi
all'improvviso durante la notte a causa di rumori provenienti
dalla cucina, ti trovò, seduta sopra la credenza intenta a
sgranocchiare dei' biscotti.
Qualche
anno più tardi, con la tua biciclettina, sei scappata via di
corsa: ti ho raggiunta ad uno "stop", proprio mentre
sopraggiungeva una macchina. Siamo cadute e tu eri molto
dispiaciuta poiché mi ero procurata delle ferite: mi hai chiesto
perdono piangendo.
Un
altro giorno sei scappata in mezzo ad un campo di grano ed un
altro ancora ti sei nascosta nello stanzino del bruciatore di
nonna Regina: tante persone ti cercavano, ma ti hanno trovata solo
quando tu hai deciso di uscire dal tuo nascondiglio.
Ti
piaceva arrampicarti sulle piante e salire più in alto che
potevi. Eri tanto felice quando potevi andare al mare, in montagna
e al parco giochi: "Quando eravamo all'asilo lei andava
sempre sull'altalena" scrive un tuo piccolo amico. E un'altra
compagna aggiunge: "Laura per me è una persona
insostituibile. Era amica di tutti, simpatica, sempre allegra; mi
manca molto e vorrei fosse ancora qui".
Cara
Laura, ti piaceva tanto la vita, ma il Signore Gesù ti ha voluta
con sé a soli 6 anni.
Ora
gioca felice con tutti i bambini che ti hanno preceduta, con gli
Angioletti, con Gesù Bambino e con la Mamma Celeste!
La
diagnosi della terribile malattia non cancella la fede e la
speranza
Era
il 25 febbraio del 1990 e avevi solo due anni quando i medici
dissero ai tuoi genitori che avevi un male molto molto grave.
Mamma
e papà e noi nonni ti abbiamo subito portata al Santuario di S.
Leopoldo dove un Padre, commosso dal nostro racconto, ha aperto la
vetrinetta dove è custodita la veste del Santo: la mamma ne ha
preso un lembo e l'ha appoggiato sul tuo visetto dove si sarebbe
manifestato il male.
Tu,
piccola gioia, ti sei inginocchiata e hai baciato le sue sante
pantofole. Hai tanto pregato dicendo con grande confidenza:
"Nonno Poldo, aiutami a guarire!".
Al
ritorno ci siamo fermati al S. Cuore di Saccolongo da Padre
Daniele, un santo sacerdote, infermo da molti anni, che ti è
sempre stato vicino, dalla tua nascita fino alla fine dei tuoi
giorni terreni.
Quel
giorno, però, Padre Daniele non poté riceverti poiché stava
tanto male.
Storia
di due palloncini
Cara
Laura, il giorno dopo la diagnosi sono arrivati dal cielo due
palloncini colorati che portavano appeso un semplice bigliettino
con un indirizzo: erano stati lasciati liberi durante una festa di
carnevale dai bambini di Borgoforte, un piccolo paese in provincia
di Mantova. Avevano percorso più di 100 chilometri in una sola
notte! Noi abbiamo accolto questi palloncini come un grande
messaggio mandato dal Signore Gesù e abbiamo scritto a quel
piccolo paese del grande dolore che aveva colpito la nostra
famiglia: in quella Parrocchia ti hanno subito amata e in te hanno
amato tutti i bambini ammalati. Il Parroco, Don Ernesto Lara, ha
celebrato subito una Messa e ha deciso di far pregare per te la
sua comunità tutte le domeniche: come gioivano quando arrivavano
notizie di un tuo miglioramento!
Nonno
Damiano, zia Daniela ed io siamo andati a Borgoforte una domenica
del 1991. Don Ernesto ci ha accolto con tanta gioia e,
consegnataci una lettera, ci ha detto: "Mettetela via per
ricordo, un giorno vi servirà". Che profezia, cara Laura!
Il
Vescovo di Mantova, Monsignor Egidio Caporello, fu molto sorpreso
per questo legame tra le nostre Parrocchie. Ci scrisse tra
l'altro: "Ho ricevuto da tempo la sua lettera e la
documentazione sulla sua nipotina ( ... ). Ho letto con viva
partecipazione spirituale, sorpreso anche per il singolare
rapporto con la nostra Borgoforte, con il suo parroco, le suore e
i parrocchiani(...). Tutto ci parla di una testimonianza sofferta
eppure misteriosa e lieta."
La
prima operazione
Cara
Laura, il giorno 27 febbraio 1990 sei entrata per la prima volta
in sala operatoria nel reparto di chirurgia pediatrica
dell'Ospedale di Padova.
Ricordo
quella mattina con molta commozione. Eri tanto agitata e non
riuscivi ad addormentarti con l'anestesia tanto che i medici
permisero alla tua mamma di esserti vicina, vestita anche lei come
loro, con il grembiule verde, la cuffia, i calzari sterili e la
mascherina.
In
sala d'attesa, insieme al tuo papà e a me, c'era anche l'amico
Don Dino Breggion, ex parroco di Cervarese S. Croce.
Quando
la tua mamma uscì, aveva le lacrime agli occhi e ci raccontò
che, prima di addormentarti, ti eri voltata verso di lei e le
avevi detto: "Mamma, cantami l'Ave Maria". Anche i
medici si erano commossi. La tua mamma ti aveva cantato l'Ave
Maria sorridendo, ma il suo cuore piangeva. Coccolata dalla voce
soave della mamma ti eri addormentata serenamente: certamente
vicino a te avevi la Madonnina che amavi tanto.
Laura
e il Santo Padre
Cara
Lauretta, nel 1991 scrivo in Vaticano per far conoscere la tua e
la nostra sofferenza e per chiedere al Santo Padre una preghiera e
una benedizione. Da allora ci sono arrivati dal Vaticano diversi
messaggi, uniti anche a coroncine del S. Rosario.
Anche
tu hai mandato al Papa letterine e piccoli disegni insieme a
offerte per i bimbi più poveri.
Sappiamo
da fonti sicure che il Santo Padre si è molto commosso nel
leggere la tua storia, Lui che, il 17 agosto 1994, venticinque
giorni prima che tu ci lasciassi, mentre stavi molto soffrendo, ha
detto: "Ci saranno apostoli tra i fanciulli".
Cara
Laura, questo Papa che ama molto i bimbi ha poi scritto una
lettera indirizzata a loro proprio il 13 dicembre 1994, mentre tu
festeggiavi in Cielo il tuo settimo compleanno. Che bella
"coincidenza"!
Lunghe
sofferenze
Ricordo
con molta commozione i giorni passati accanto a te durante uno dei
numerosi ricoveri per radioterapia. Tu, piccina, avevi un tubicino
infilato dentro il nasetto ed eri costretta a stare in quella
stanza tutta piena di raggi. Fra il tuo letto e il mio c'era un
pannello che ci teneva divise: il medico mi aveva raccomandato di
avvicinarmi a te il meno possibile per evitare le radiazioni.
A
volte avevi paura e così io ti tenevo la mano, ti leggevo le
fiabe e pregavo con te.
Ricordo
che in un momento di tristezza mi hai detto: "Nonna vorrei
tanto vederti, ma so che non puoi perché ti prendi i raggi."
In quel momento, non curandomi più delle raccomandazioni del
medico, ti sono venuta vicina e ti ho abbracciato forte, forte.
Piccolo
angelo, quanti aghi hanno trafitto il tuo corpicino in più punti,
sul viso, sulle braccia, sulle mani, sulla schiena! Eri tu che
dicevi alle infermiere
dove
pungerti. Una volta, stanca di tutto questo, hai preso le forbici
e hai tagliato il tubicino della flebo. Che paura abbiamo avuto!
Una
tua cara amica scrive pensando a te in questi momenti: "Laura
era la mia migliore amica: mi dispiace che ha molto sofferto, ma
ora non soffrirà più!".
Da
parte mia molte volte ho detto al Signore Gesù: 'Prendi me e
salva la mia cara nipotina!".
Un
nuovo intervento: il trapianto del midollo
Ricordo
il lungo periodo in cui sei stata in camera sterile in seguito al
trapianto del midollo, avvenuto l'8 gennaio 1993.
Eri
stata ricoverata il giorno precedente. Ricordo che la tua mamma
aveva cercato per tutta la casa un'immagine di Padre Pio che
desiderava portare con sé. Risultando vana la sua ricerca, si era
rivolta a me. Anch'io, però, pur avendo molte immagini del caro
Padre, non riuscivo a trovarne. Ormai rassegnata, Poco prima di
partire per accompagnarti in ospedale, ho aperto, senza apparente
motivo, un cassetto della scrivania: sopra tutte le scartoffie
c'era l'immagine desiderata. Essa fu di grande conforto per la tua
mamma e anche per te, che pregavi sempre Padre Pio per la tua
guarigione.
L'intervento
di trapianto si svolse senza problemi. Ricordo che potevamo
vederti solo attraverso i vetri e comunicare con te solo per mezzo
del citofono o del telefono, ma tu eri ugualmente contenta perché
avevi sempre vicino la mamma che ti raccontava la favole, ti
faceva giocare e pregava con te.
L'1
febbraio, festa della Madonna di Lourdes, pochi giorni dopo il tuo
ritorno a casa, la mamma ti ha portata nella basilica di S.
Antonio: in quel giorno si pregava in modo particolare per gli
ammalati. Era presente anche il Vescovo, Monsignor Antonio
Mattiazzo, che ti ha accarezzata e benedetta.
Laura
frequenta la scuola
Nei
brevi periodi in cui la tua malattia ti ha dato un po' di tregua,
hai frequentato, con buon profitto, la scuola materna, il
catechismo e la scuola elementare. Nonostante tu abbia partecipato
alle lezioni per meno di tre mesi, hai imparato a leggere e a
scrivere molto bene, come dice un tuo compagno: "Laura è
venuta poche volte a scuola, ma quando veniva era veloce a
scrivere. Era molto simpatica e gentile. "Laura era sempre
contenta perché prendeva bei voti" aggiunge un'altra bimba.
La
tua diligenza è stata notata anche da questa amichetta che
afferma: "Anche se era in ospedale Laura faceva lo stesso i
compiti'.
Mentre
eri ricoverata per un piccolo intervento di chirurgia plastica, il
16 maggio 1994, hai scritto una poesia intitolata "La
primavera" che, musicata da zia Daniela e imparata da tanti
bambini, è ormai destinata a diventare molto famosa:
La
primavera è bella
la
primavera è un fiore
la
primavera conta i giorni
la
primavera è un saluto
la
primavera è una giostrina
la
primavera sarà contenta
la
primavera è tutto il mio cuoricino.
La
Prima Comunione
Cara
nipotina, con molta commozione ricordo la sera in cui hai fatto la
Prima Comunione. Desideravi tanto ricevere Gesù. La mamma,
sapendo questo e vedendo le tue condizioni di salute, ha ottenuto
dal parroco di anticipare il tuo Primo Incontro con Gesù
Eucarestia. Avevi quasi sei anni. Era la sera di mercoledì 6
luglio 1994, festa di S. Maria Coretti. Avevi un bel vestitino
bianco e blu e un grazioso cappellino bianco: eri vestita come il
giorno del Corpus Domini del 1993 quando, durante la processione,
spargevi petali di rose per le vie del paese dove passava Gesù.
Quel 6 luglio hai detto alla mamma: "Quando faranno la Prima
Comunione i miei compagni, posso farla anch'io con la tunichetta
bianca?". Cara Laura, quando i tuoi compagni hanno ricevuto
Gesù per la prima volta, tu eri già in Cielo e noi ti abbiamo
pensata presente in mezzo a loro, tutta vestita di bianco!
Laura
desidera ricevere Gesù tutti i giorni
Cara
Lauretta, dal giorno della tua Prima Comunione hai desiderato
ricevere Gesù tutti i giorni.
Hai
fatto il tuo secondo incontro con l'Eucarestia a Chiampo (VI),
presso la piccola grotta di Lourdes dove riposa il Beato Fra
Claudio che abbiamo invocato per la tua guarigione. Era una
mattina molto
calda
e tu hai percorso tutte le stazioni della Via Crucis fra le
braccia della mamma: ti spiegava le tappe del Calvario di Gesù e
tu, piccina, eri molto attenta e desideravi sapere tutto.
Ti
piaceva molto partecipare alla S. Messa e ricevere Gesù nella
chiesa del Sacro Cuore di Saccolongo: quel luogo era per te la
seconda casa, andavi sempre a salutare la Madonnina.
Poi,
quando la tua malattia non ti ha più permesso di alzarti dal
letto, il nostro parroco o quello del vicino paesello di S. Maria
venivano a portarti Gesù tutte le sere. Quando tardavano tu eri
impaziente e dicevi: "Ieri sera a quest'ora era già
arrivato!". Ma come potevi saperlo dal momento che i tuoi
occhi già non vedevano più?
Ricordo
che una sera hai detto al sacerdote: "Mi porti la Comunione
anche domani sera?". Poi hai aggiunto: "Se io fossi Gesù
farei guarire tutti i bambini ammalati'.
Quando
fu celebrata la S. Messa nella tua cameretta, tu l'hai seguita con
molta attenzione e con le mani giunte.
Appena
ricevevi Gesù ti mettevi tranquilla e stringevi fra le tue manine
una piccola statua della Madonna. Solo una volta ti ho sentita
dire: "Ora che ho ricevuto Gesù ho più male di prima'.
Quella sera il parroco è uscito piangendo. Lo stesso Don Rino
scrive di te: "Quello che mi sorprendeva sempre in questa
bambina di pochi anni non era tanto l'atteggiamento raccolto e
consapevole che assumeva nel ricevere l'Eucarestia, quanto invece
il silenzio e la solitudine che voleva attorno a sé: chiedeva di
rimanere sola, di non essere disturbata. Certe cose non si
percepiscono se non nel silenzio e con gli occhi del cuore.
Non
per nulla Gesù, in un impeto di commozione, lodò il Padre con le
parole: Ti benedico,
o Padre, perché hai rivelato i misteri del Regno di Dio ai
piccoli e non ai sapienti! ".
Laura
e l'Angioletto
Cara
Lauretta, un giorno che non dimenticherò mai è il 18 luglio
1994. La tua mamma aveva intuito che stavi per perdere la vista,
così ti portò con l'auto sui Colli Euganei e sul Monte della
Madonna. C'ero anch'io e il tuo fratellino Marco. La tua mamma
guidava piano e ti parlava dei paesi che stavamo attraversando. Ti
diceva: "Vedi, Laura, quelle luci laggiù?"; oppure:
"Laura, guarda lassù in alto!".
Siamo
poi andati ad Abano per prendere un gelato nella migliore
gelateria, ma tu hai preferito non entrare: era una sofferenza per
te accorgerti degli sguardi della gente che si posavano sul tuo
visetto sfigurato e sui tuoi occhi che si spegnevano.
Al
ritorno ci siamo fermati a Montemerlo. Era la festa del paese e la
tua mamma evitò di passare per il centro: c'erano le giostre che
tu amavi tanto, ma
sulle
quali, questa volta, non saresti potuta salire. Gli amici
Meggiorin ci hanno ospitato: come tutti i lunedì stavano
recitando il S. Rosario con il loro gruppo e chiedevano la grazia
della tua guarigione. Mentre eri nel loro giardino con la mamma,
Marco, la zia Marcolina, me e altri due amici, ad un tratto hai
alzato gli occhi verso il cielo e hai esclamato forte:
"Guarda, un Angioletto! Vedo un Angelo!" .Noi presenti
non lo vedevamo e tu ne eri molto meravigliata. Ricordo che ti sei
chinata un po' e hai detto ancora: "Ma come non lo vedete, se
io lo vedo? Guardatelo!" e facevi segno con la manina verso
l'alto. Poi ce lo hai descritto dicendo: "E' piccolo come il
mio fratellino Marco, biondo come il cucinotto Gabriele, tutto
ricciolino , vestito di bianco e con le ali trasparenti.
Da
allora, cara Laura, Lo hai visto altre volte e hai parlato con
Lui. Alla mamma che ti chiedeva che cosa vi dicevate, rispondevi:
"Tu parla con il tuo Angelo; io parlo con il mio!".
Cara
nipotina, ora tu sei sempre insieme a Lui: ti prego, prendilo per
mano e, insieme, custodite il tuo fratellino Marco, il cuginetto
Gabriele e tutti noi!
Preghiera
incessante
Cara
Laura, prima di ogni tuo ricovero o controllo all'ospedale, dopo
essere passati a salutare Padre Daniele e a ricevere la sua
benedizione, andavamo al santuario di S. Leopoldo e tu accendevi
sempre una grossa candela davanti alla Madonna.
L'ultima
volta che sei entrata nella celletta di "nonno Poldo"
hai scritto sul grande libro che si trova lì: "Sono Laura,
fammi guarire, grazie!". Era il luglio del 1994.
Laura
e Medjugorje
Cara
Laura, desideravi così tanto andare dove appare la Madonna, che
la mamma, nel giro di poche settimane, nei mesi di giugno e luglio
del 1994, ti ha accompagnata due volte a Medjugorje. Ricordo che,
la sera precedente la tua seconda partenza, ti sei affacciata alla
finestra e hai detto che c'era l'Angioletto; quindi ti sei rivolta
a Lui e Gli hai chiesto: "Vieni anche tu domani a Medjugorje
con me?". Ti disse "sì!".
Durante
il viaggio di ritorno dicevi di vederlo attraverso i vetri del
pullman.
In
quell'ultimo viaggio hai desiderato portare con te una bella
statuina della Madonna di Fatima, che ti era stata donata da una
cara amica: ora quell'immagine si trova vicino al tuo lettino,
circondata da fiori freschi e con accanto un piccolo lume sempre
acceso.
A
Medjugorje hai incontrato la veggente Vicka, che ci ha scritto e
telefonato dicendo che tu sei un Angelo del Paradiso. Sei anche
salita sul monte dove hai abbracciato la grande Croce: allora il
tuo visetto era già sfigurato come quello di Gesù Crocifisso.
Ultimo
canto alla Madonna
Come
non ricordare la sera del primo agosto 1994!
Eri
a letto sola e molto sofferente quando, verso le 22.30, ti abbiamo
sentita cantare. La mamma ed io siamo salite per verificare: ci
sembrava impossibile che, nelle tue condizioni, avessi ancora
voglia di cantare. Eppure cantavi! Cantavi l'Inno alla Madonna di
Czestochowa ripetendo spesso: "Lascia che io viva vicino a
Te!".
Cara
stellina, non ti sei accorta subito della nostra presenza e hai
continuato fino alla fine del canto. Sembravi in estasi. Quando
poi ci hai notate, hai detto: 'Uscite e lasciatemi sola".
Quanto
deve aver gradito quel canto la Mamma Celeste, anche se la tua
voce non era più melodiosa come quando stavi bene. Sei sempre
stata molto brava a cantare le lodi della Madonna!
La
reliquia di Sant'Antonio
Cara
Laura, anche la sera del 2 agosto è stata molto particolare,
senz'altro un momento da ricordare e meditare.
Un
Padre della basilica di Sant'Antonio è venuto a farti visita e ti
ha portato una reliquia del Santo. Tu, piccola martire, quella
sera hai voluto che tutte le persone che si trovavano in famiglia
in quel momento salissero nella tua cameretta, per pregare e
baciare la reliquia: la stanza si è subito riempita. Eppure già
da diversi giorni non desideravi visite. Dicevi: "Verranno
quando starò meglio.". Era doloroso per te mostrare il tuo
visetto sfigurato dal male.
Quella
sera hai anche scherzato con Padre Gianmarco, chiedendogli di
indovinare il nome del tuo cuginetto.
Cara
Laura, la tua sofferenza ci ha ottenuto il grande dono di avere,
nella nostra povera e indegna famiglia, la reliquia di Sant'Antonio.
Quante
volte lo hai pregato in basilica, appoggiando le tue manine sul
marmo dell'arca dove riposano le sue sante spoglie!
Grazie
Laura!
La
Cresima
Cara
stellina, la sera del 6 agosto 1994, giorno della Trasfigurazione,
hai ricevuto il Sacramento della Cresima. Te lo ha amministrato il
parroco Don Rino. Eri distesa sul mio letto e seguivi molto
attentamente la cerimonia.
Quando
Don Rino ha chiesto chi era la tua madrina, io ho risposto che era
zia Daniela. Allora tu hai ribattuto: "Non si chiama Daniela,
ma Ieia!". Tu la chiamavi sempre cosi, eri molto affezionata
a lei.
Quella
sera indossavi un vestitino che ti aveva comprato la mamma, per
tuo desiderio, alcuni giorni prima. Era un abitino a fiori
(sembrava una primavera!) che ti era subito piaciuto, mentre non
avevi approvato quello acquistato precedentemente perchè troppo
elegante.
Hai
indossato per la seconda volta quel vestito il giorno della tua
ultima festa, quella che tu avevi previsto pochi giorni prima di
lasciarci, dicendo: "Mamma, il terzo giorno che starò meglio
faremo una grande festa con tanta gente!".
Laura
non vede più
Cara
Laura, fra il 9 e il 10 agosto del'94 hai perso la vista. Noi
pensavamo che ti saresti spaventata e disperata, invece non ti sei
affatto lamentata. Ci hai dato una grande lezione, eri molto più
coraggiosa di noi.
Desideravi
che ti portassimo vicino il tuo fratellino Marco: lo accarezzavi e
gli dicevi: "Giugiù, sei bellissimo!". Ma come potevi
dire così se non avevi più gli
occhi? Dove trovavi quella tua grande forza?
Tu
piccola Laura eri illuminata, vedevi la luce di Dio! Sei nata il
giorno di S. Lucia e te ne sei andata senza occhi come Lei, Santa
Martire!
La
mamma e la S. Messa
Cara
nipotina, nel mese di agosto desideravi che la mamma andasse alla
S. Messa tutte le mattine: dicevi che se lei andava alla Messa tu
sentivi meno dolore.
Io
ero molto preoccupata quando mamma si allontanava, perché avevo
paura che ti succedesse qualcosa: eri soggetta a frequenti
emorragie.
Tu
mi dicevi di non preoccuparmi, perché, nei momenti in cui la
mamma stava in chiesa, non ti poteva accadere nulla di male.
Ricordo
che una mattina ero molto in ansia per le tue condizioni e, con
decisione, ho detto alla tua mamma di rimanere a casa vicino a te.
Lei obbedì. Al pomeriggio, però, tu mi hai detto: "Ecco,
nonna, questa mattina non hai voluto che la mamma andasse alla
Messa e io ora ho più male degli altri giorni".
Perdonami,
piccola stellina, per averti fatto tanto soffrire!
Visioni
misteriose
Cara
Laura, una notte piangevi e dicevi di avere tanto male. Hai
chiesto di spegnere tutte le luci, ma la stanza era già tutta
buia. Eppure tu vedevi dei fasci di luce colorata, molto forte,
che ti facevano soffrire tanto. Passato il male, hai detto:
"Saranno stati gli occhi di Gesù".
Appeso
al muro, sopra il tuo lettino, c'era - e c'è ancora - un quadro
di Gesù Misericordioso: i fasci di luce che ti facevano tanto
soffrire avevano gli stessi colori di quelli che, in quest'immagine,
scaturiscono dal Suo Sacro Cuore.
Un'altra
sera in cui stavi tanto male hai detto: "Ma che cosa vuole
Padre Daniele da me?". Alla mamma che ti chiedeva spiegazioni
hai detto che lui era seduto ai piedi del tuo lettino. Ma come è
possibile?
Abbiamo
riferito tutto a Padre Daniele che, con un bel sorriso, disse che
ti era sempre accanto.
Le
notti di Laura
Cara
stellina, ricordo che di notte non riuscivi a dormire: ascoltavi,
attraverso Radio Maria, i canti dedicati alla Mamma Celeste e il
S. Rosario. Ti piaceva molto anche sentire le cassette che ti
portavano la voce di Padre Pio: lo amavi tanto!
Eri
contenta quando, al mattino, sentivi il canto del gallo: ti
mettevi tranquilla e ti addormentavi. Altre volte dicevi:
"Nonna il gallo canta, ormai è mattina, è l'ora del
bagnetto ".
Il
viso sfigurato
Oh
cara nipotina, ricordo il tuo visetto sfigurato: sembrava quello
di Gesù Crocifisso. Dove erano i tuoi occhioni belli, il tuo
nasetto, la bocca? Non si vedeva più nulla, il tuo viso era tutto
una piaga.
Ricordo
che nei momenti di grande sofferenza chiedevi che ti venissero
versate delle gocce di olio santo dentro le orecchie perché
dicevi di sentirle chiuse. Desideravi anche che ti bagnassimo il
volto con l'acqua benedetta o che ti appoggiassimo sulle piaghe
alcune foglie di edera del pozzo della Madonnina del Sacro Cuore
di Saccolongo. Eri così devota a questa Mamma che Padre Diego,
l'allora Superiore, ha permesso che la piccola statua venisse
portata nella tua cameretta dove è rimasta per qualche giorno.
Grazie cara Madonnina per essere stata vicina alla mia cara
nipotina in momenti tanto dolorosi!
Sempre
avanti, lungo la via dolorosa
Penso,
cara piccina, che il Signore mandi la Croce a chi sa accettarla
con fede e rassegnazione. Abbiamo affrontato momenti tanto
difficili! A volte ci sembrava che il Buon Dio ci avesse
abbandonato e dicevamo, come Gesù in Croce: "Dio mio, Dio
mio, perché mi hai abbandonato?'.
La
tua mamma, però, non si lamentava mai: la sua fede le dava grande
forza.
E
tu, piccola martire, eri speciale: attraverso la tua sofferenza,
vissuta con fede eroica, ci hai insegnato che la vita è un grande
dono di Dio. Tu, così piccina, così fragile, dicevi di essere
una bambina fortunata perché avevi sempre la mamma vicino a te e
potevi curarti con le medicine, mentre i bimbi del Ruanda o della
Bosnia erano privi di tutto.
Grazie
Laura per il tuo grande esempio!
Dal
Cielo proteggi tutti i bambini del mondo!
"Non
chiacchierate, pregate"
Cara
Lauretta, l'ultima domenica che hai trascorso su questa terra sono
venuti alcuni parenti per sapere di te, ma non sono saliti alla
tua cameretta, perché da tempo non desideravi visite se non
quelle dei medici, della cara infermiera Lucia Bressan, dei
religiosi e delle religiose.
Tu,
piccola martire, dal tuo lettino di sofferenza, quel giorno mi hai
affidato questo messaggio per i presenti: "Di' loro che,
invece di chiacchierare, recitino il S. Rosario!". Poi hai
aggiunto: "Dillo forte: voglio sentirti!".
Il
giorno successivo, quando hai saputo che due di quegli zii erano
tornati, mi hai detto: "Chiedi loro se ieri hanno recitato il
S. Rosario".
Amavi
molto questa preghiera. Ricordo che, una sera, mentre eri coricata
accanto a me, mi hai chiesto di recitare con te il S. Rosario. Eri
tanto debole, avevi solo un filo di voce, ma hai continuato a
pregare finché ti sei addormentata, tenendo fra le mani la
coroncina bianca che ti aveva mandato il Santo Padre.
Stellina
bella, quante cose ci hai lasciato da meditare!
Una
vocazione molto speciale
Ricordo
che una notte di settembre, poco prima che ci lasciassi, abbiamo
sentito che chiedevi: "Ma perché sono stata scelta proprio
io?".
Anche
noi, cara piccina, ce lo chiediamo spesso. Certamente il Signore
ha un piano speciale per te.
Forte
fino alla fine
Cara
stellina, mai posso dimenticare le ultime notti che ho trascorso
con te: non riuscivi a dormire e, nei rari momenti in cui il male
ti dava un po' di tregua, ti piaceva conversare. Facevi tante
domande alla tua mamma: ti informavi sulla salute delle persone
che sapevi ammalate, volevi sapere di Marco, se era stato buono e
aveva mangiato le pappe, oppure se aveva fatto i capricci. Dicevi:
"Mamma, raccontami qualcosa di bello".
Non
mi hai mai fatto pesare gli errori che, a causa della stanchezza,
a volte commettevo. Ricordo che,
una
notte, sfinita ti dissi: "Laura, ora basta chiacchierare,
chiudi gli occhietti e dormi". Ma come potevi chiudere gli
occhi se non li avevi più? Tu mi hai risposto solamente:
"Scusa, nonna, se è colpa mia che sei stanca!".
Un'altra
notte desideravi che ti bagnassi le manine perché ti facevano
male, ma io non riuscivo ad afferrare bene quello che mi chiedevi:
solo la mamma capiva tutto di te da quando il male ti aveva
colpito anche la bocca. In quel momento, quindi, ti dissi:
"Laura, ti do carta e penna: scrivi quello che vuoi
dirmi". "Ora non ho voglia di scrivere" mi hai
detto, coprendo il mio errore: tu non potevi scrivere poiché non
vedevi più.
Colloqui
col Cielo
La
notte fra il 9 e il 10 settembre ti abbiamo sentita parlare con un
filo di voce. Dicevi: '5iàí, va bene, ho capito, va bene".
Alla mamma che ti chiedeva con chi stessi parlando hai risposto
che Gesù Bambino e la Madonnina si erano seduti vicino a te e ti
accarezzavano la fronte, poiché avevi tanto male. Quando però
abbiamo fatto domande sul contenuto della vostra conversazione,
hai detto: "è un segreto, non posso dirlo!". Hai solo
aggiunto che Gesù Bambino aveva 5 o 6 anni e che la Madonnina era
vestita di grigio.
Eri
proprio una bambina molto speciale e fortunata, poiché avevi
accanto in modo così particolare Gesù, la Mamma del Cielo e il
tuo amico Angioletto.
Laura
si abbandona al Disegno del Cielo
Cara
stellina, un giorno, uno dei tuoi ultimi su questa terra, stavi
tanto male e hai detto alla mamma: "Vai da Padre Daniele e
chiedi a lui, che è un santo, quando guarirò." Il Padre non
ci diede la risposta che speravamo, disse solo di pregare. A te
abbiamo detto che Padre Daniele non sapeva quando saresti guarita.
Da allora non hai più chiesto profezie sulla tua salute.
Fame
di Cielo
Cara
Laurina, il giorno precedente il tuo volo verso il Paradiso hai
chiesto di ricevere Gesù già dalle 4 del mattino. Supplicavi:
"Voglio la Comunione, voglio la Comunione". Noi abbiamo
pensato che tu, non vedendo più, non sapevi distinguere il giorno
dalla notte e non abbiamo chiamato subito il Parroco. Don Rino
venne solo verso mezzogiorno e ci rimproverò, dicendo che avremmo
dovuto chiamarlo subito.
Tu
avevi ben validi motivi di chiedere Gesù, quel mattino: la sera
la tue condizioni erano così gravi che non avresti potuto
riceverlo.
Piccola
Laura, Gesù veniva da te in piccoli frammenti, sempre più
piccoli. Gli ultimi giorni ricevevi la
Comunione
su un cucchiaino, con un po' d'acqua. Piccola martire, hai
sofferto la fame del Cibo del Cielo e anche di quello della terra.
Ricordo che una volta mi hai detto: "Nonna, mi tocca morire
dalla fame!".
L'ultimo
giorno: Laura vola in Paradiso
Cara
stellina, come posso dimenticare le ultime ore che hai trascorso
tra noi?
Domenica,
11 settembre, le tue condizioni, fin dal mattino, apparvero più
gravi degli altri giorni: respiravi a fatica. Era uno strazio non
poter far nulla per alleviare le tue sofferenze.
La
mamma telefonò al convento del Sacro Cuore di Saccolongo per
chiedere il dono di una benedizione: te la portò Padre Diego che
ti aveva fatto visita anche il giorno precedente e aveva detto:
"Sono venuto a trovare Laura e per preparare la predica per
domani".
Arrivò
anche il parroco, che ti portò Gesù per l'ultima volta. Ti
amministrò anche il Sacramento dell'Unzione degli infermi e lasciò
accanto a te una reliquia della Santa Croce che rimase nella tua
cameretta fino al 14 settembre, festa dell'Esaltazione della
Croce. Grazie, cara stellina, per aver ottenuto a questa casa
anche il grande dono di ospitare un pezzetto della Croce di Gesù!
Come
dice Don Rino, sei un grande dono di Dio!
Accanto
al tuo lettuccio quella mattina c'era anche il professor Luigi
Zanesco; ci disse che, in tanti anni di professione medica, non si
era mai occupato di un caso doloroso come il tuo: il tuo volto era
sfigurato come quello di Gesù in Croce, la tua fronte coronata di
spine, la tua bocca spruzzava sangue. Tu, però, piccola martire,
eri molto serena, sembravi illuminata da una luce soprannaturale.
Certamente avevi una presenza divina accanto a te: alzavi spesso
le manine verso il Cielo.
Il
Professore ti chiese se volevi essere ricoverata, ma tu hai fatto
capire che desideravi rimanere a casa: anche di questo ringrazio
con tutto il cuore il Signore che ti ha fatto restare con noi fino
al tuo ultimo respiro.
Alle
13.50 accanto a te c'era solo la tua mamma, che ti appoggiò alla
gola un'immagine di Padre Pio dicendo: "Padre Pio,
aiutala!".
E
medico di famiglia, il dott. Loris Rossetto, stava telefonando ad
una farmacia per procurarti l'ossigeno, quando la tua mamma ci
chiamò. Non avevi più bisogno di nulla: tu, anima pura e bella,
eri passata a nuova Vita.
La
tua mamma ti teneva stretta, ti chiamava, ti cullava, ti
accarezzava. Il parroco, più tardi, disse di voi in quel momento:
"Sembravano la Pietà di Michelangelo".
Insieme
al forte dolore per il distacco regnava nei nostri cuori anche una
grande pace. La tua mamma
disse
al parroco di suonare le campane a festa, Don Rino, dopo un attimo
di perplessità, esaudì questo suo - e certamente anche tuo -
desiderio
Saluti
Caro
Angioletto, quando il paese senti il suono festoso delle campane,
capì subito che tu, piccola martire, avevi terminato di soffrire
ed eri volata in Paradiso. Da quel momento sei diventata la nostra
Protettrice. "La ricordiamo sempre e la ameremo per
sempre!" scrive un tuo piccolo amico.
Iniziarono
subito le visite.
Venne,
tra gli altri, Padre Giampietro Mattiello che ci disse: "La
Lauretta la vedrete ancora, tutta vestita di bianco". Prima
di andarsene ti salutò con questa preghiera che la mamma ha
voluto stampare sull'epigrafe e sulle foto ricordo: "Va in
pace, anima bella, perché colui che ti ha creata in Cielo ti
accoglierà".
11
nostro caro amico Lanfranco, infermo e sofferente, ci ha detto
invece che, al momento della tua partenza, sei passata tu nella
sua stanza a salutarlo.
"Laura
ci manca molto" scrivono i tuoi compagni.
La
Pasqua di Laura
Caro
Angioletto, in molti abbiamo recitato il S. Rosario la sera della
tua partenza, ma è soprattutto la veglia del 12 settembre che
merita di essere ricordata. Alle ore 20.00 la nostra grande chiesa
si è riempita: sembrava il giorno di Pasqua. 1 tre sacerdoti
presenti, Don Rino, Don Roberto e Don Sergio sono rimasti a
confessare fino a tarda notte.
Il
giorno successivo a quello della tua nascita al Cielo ci offre
anche altri motivi di riflessione.
La
tua mamma, quel pomeriggio, mentre ti accarezzava una manina, ti
ha detto nel suo cuore: "Oh Laura, quanto vorrei che tu mi
facessi ancora una carezza!". In quel momento senti la tua
manina e tutto il tuo corpicino diventare morbidi e flessibili.
Molte persone possono testimoniare che tutto ciò che sto
scrivendo corrisponde a verità.
Era
meraviglioso vedere anche il tuo piccolo volto, distrutto sì dal
male, ma non più tirato e sofferente: sembravi un piccolo angelo
ornato di purezza.
La
grande festa di Laura
Cara
piccola martire, il 13 settembre 1994 fu il giorno della tua
ultima grande festa su questa terra: non posso dimenticarlo, fu
triste e insieme meraviglioso. Le persone che in gran numero
venivano a darti l'ultimo saluto se ne andavano col cuore penosi
di dolore, ma anche di tanta pace. Scrive un tuo compagno:
"Abbiamo un grandissimo ricordo di Laura, era sempre gentile
con tutti, era buona con tutti. lo volevo molto bene alla
Laura".
Quella
mattina, quando arrivò la tua piccola bara bianca, la mamma disse
al giovane autista di portarla via perché era troppo presto e di
tornare nel pomeriggio: il ragazzo capì e si rese anche conto che
la nostra famiglia godeva di una presenza molto particolare.
Quando ritornò aveva un'auto tutta bianca e piena di fiori, per
trasportare un Angioletto come te. Si stava realizzando la
profezia che avevi fatto l'anno prima parlando del tuo vestito di
carnevale. Avevi detto: 'Vanno prossimo mi vestirò da
Angelo". E sembravi proprio un Angelo quel giorno, con i
fiori bianchi tra i capelli, il vestitino fiorito e la coroncina
del Santo Padre tra le mani.
La
mamma non volle che si recitassero per te i Misteri Dolorosi, ma
quelli Gloriosi.
Sei
uscita da questa casa verso le 15, accompagnata dal canto della
Salve Regina, e sei stata accolta in chiesa al suono festoso delle
campane. Parlavano di gioia e di speranza anche i canti suonati
durante la S. Messa dalla tua cara zia e madrina Daniela.
Quel
13 settembre concelebrarono 13 sacerdoti (gli altri, giunti in
ritardo, seguirono la S. Messa insieme ai numerosi fedeli
presenti) e il parroco Don Rino ebbe per te parole commosse e
toccanti: ti aveva sempre seguito da vicino e poteva quindi
ricordare i momenti più significativi del tuo lungo Calvario. 1
13 sacerdoti recitarono il "Padre Nostro" tenendosi per
mano e con le braccia alzate: con i loro paramenti bianchi
sembravano un girotondo di Angeli!
1
presenti erano così numerosi che la chiesa non riusciva a
contenerli tutti. Molti di loro erano bambini della scuola
elementare e materna accompagnati dalle loro insegnanti.
1
tuoi genitori seguirono la cerimonia di addio con molta serenità
trovando anche la forza di cantare. La mamma indossava un abito
dalla storia molto particolare: glielo aveva acquistato quel
giorno stesso zia Marcolina. Alcuni mesi prima tu avevi
consigliato con entusiasmo la mamma di comprarlo: "Mamma,
compralo, è molto bello! ". La mamma allora non lo aveva
fatto, ma tu evidentemente lo desideravi proprio per lei e hai
provveduto a farglielo avere per
il
giorno della tua festa, ispirando la zia che non conosceva affatto
questo tuo desiderio. Che cosa pensare piccola stellina?
C'era
un legame così forte fra te e la mamma che hai scelto per lei
l'abito per la tua ultima festa: tu e mamma, con il vestito nuovo
e fiorito, sembravate due primavere, una in terra e una in Cielo!
Accompagnarono
la tua uscita dalla Chiesa le note festose dell'organo e delle
campane, seguite dal forte applauso delle due ali di folla. Sulle
porte della chiesa c'erano tante tue fotografie insieme al tuo
ultimo disegno fatto per la Madonnina il 16 luglio: era proprio
una grande festa, tutta per te!
Un
lungo corteo si snodò dalla chiesa al cimitero per seguirti fino
alla tua ultima dimora su questa terra. Al momento dell'estremo
saluto il cielo limpido e luminoso all'improvviso si oscurò e
scoppiò un violento temporale. Tanti dissero che con quell'acquazzone
tu ci stavi chiedendo di purificare ì nostri spiriti, mentre una
signora ricordò la tradizione che dice che piove sempre in
abbondanza quando muore un Santo.
Quel
giorno tutti tornammo a casa molto bagnati, ma nessuno si prese
neppure un piccolo raffreddore. Come sei grande e misteriosa,
piccola Laura!
PARTE
Il
LAURA
VIVE
Cara
Laura, la tua bella storia non si interrompe con la tua partenza
per il Cielo. Tu sei viva e operante in mezzo a noi come dice un
tuo compagno: "Io mi ricordo che all’asilo stavo vicino
alla Laura. So che lei è qui vicino a noi!". Anche una tua
amica sente che le sei vicina e la proteggi: 1o ricordo di Laura
che stavamo sempre insieme ed eravamo molto amiche. Ora lei è in
Paradiso con gli Angeli, i Santi e Gesù e ci protegge ogni
giorno!". Di questo è convinto anche un altro bimbo che
dice: "La Laura, anche se non è con noi, ci vede!".
Il
primo anniversario
L'l1
settembre 1995 ti abbiamo ricordata con una S. Messa concelebrata,
un'altra grande festa di Laura! Sempre in questo giorno abbiamo
fatto dipingere due bellissimi Angioletti e il tuo nome
all'esterno della casa, sopra la finestra della stanzetta da dove
sei partita per il Paradiso e che ora è diventata luogo di
preghiera per molti. E' commovente vedere che tante persone che
vengono a farci visita desiderano soffermarsi nel luogo dove hai
trascorso i tuoi ultimi giorni, pregare e meditare vicino al tuo
lettino di sofferenza. Anch'io, cara nipotina, quando entro nella
tua cameretta faccio il segno della Croce e prego. In ogni angolo
di questa casa c'è qualcosa di tuo, la tua presenza è ovunque!
Laura
specchio dell'amore di Dio
Cara
Lauretta, sei stata ricordata anche al Sacro Cuore di Saccolongo
con una Messa speciale celebrata poco dopo l'anniversario della
tua nascita al Cielo.11 Padre Superiore Giampietro Mattiello ha
voluto trattenere una tua grande foto che ti ritrae mentre
abbracci la Madonnina di Fatima venerata in quel convento: sei
stata nominata Angelo protettore di quel luogo a te tanto caro.
Padre
Giampietro, durante l'omelia, ha detto:
"Vorrei
avere la voce degli Angeli, l'intelligenza dei Serafini e la fede
dei Cherubini per poter parlare della vita di una bambina che
aveva il dono mistico di vedere il suo Angelo Custode, che ha
sofferto e che il Signore ha chiamato a sé in modo così
misterioso(...).
Laura
è stata qui tante volte a pregare stringendo a sé questa
Madonnina che voi vedete. Da questo comprendiamo subito il grande
dono della fede che è stato fatto da Dio ad una bambina resa
ancora più fragile rispetto agli altri Piccoli a causa di una
malattia che l'ha portata via in modo tanto orrendo ( ... ).
Il
Signore fa bene tutte le cose, ci interpella sempre in prima
persona, ci ama e ci chiama per nome: ognuno di noi oggi,
attraverso l'insegnamento di questa bambina, deve imparare a
sentirsi amato da Dio in modo particolare ( ... ).
Laura
sapeva vedere pur non avendo più gli occhi, sapeva guardare a Dio
con gli occhi della fede C..). Questa bambina, che non vedeva più,
contemplava la Gloria di Dio ed ora è la nostra Protettrice e ci
invita ad avere più fede. Allora ringraziamo il Signore dal
profondo del cuore e ringraziamo anche Laura che ci ha dato un
grande insegnamento
L'ottavo
compleanno
Cara
Laura, il 13 dicembre 1995 hai festeggiato il tuo ottavo
compleanno in Cielo con Gesù, la Madonnina e il tuo amico
Angioletto. Anche se non abbiamo
potuto
spegnere insieme le candeline, anche se non ti vediamo più, tu
sei sempre con noi spiritualmente e ci guidi e ci aiuti a
sopportare il grande dolore della
tua
partenza.
Ti
abbiamo ricordata in quel giorno speciale durante la S. Messa al
S. Cuore e poi abbiamo preparato il Presepe e l'albero di Natale
accanto alla tua tomba. Alla S. Messa celebrata in parrocchia nel
pomeriggio hanno partecipato molti bambini con le loro insegnanti.
i tuoi compagni hanno riservato un banco tutto per te, al centro
della classe, dove trova posto la tua fotografia: "Laura è
venuta pochissimo a scuola, però c'è un banco sempre libero come
se Laura fosse sempre vicina a noi. Lei è in Cielo con Gesù, gli
Angeli e i Santi, sempre pronta a proteggerci. Laura resterà
sempre nel nostro cuore come un’amica speciale"
Laura
oltre frontiera
Pochi
giorni dopo il tuo ottavo compleanno ho ricevuto una telefonata
dalla Germania da parte di una signora che desiderava ricevere un
tuo ricordo: aveva letto la tua storia sul giornalino "Armata
Bianca" e si era molto commossa.
Dall'Ecuador
ci ha scritto Padre Luigi Rizzo, chiedendoci un pacco con le tue
foto-ricordo e informandoci che avrebbe dato il tuo nome alle
prime bambine che avrebbe battezzato. Il caro missionario ha fatto
conoscere la tua breve vita a moltissime persone che ora ti
pregano come una piccola santa. Afferma Padre Luigi in una sua
lettera: "Laura non è solo bella, ma è anche sacra"
La
Prima Comunione dei compagni
Cara
nipotina, domenica 26 maggio 1996 i tuoi compagni hanno ricevuto
Gesù per la prima volta. E' stato un momento molto importante non
solo per i tuoi amici, ma anche per tutti noi.
Abbiamo
trascorso i giorni precedenti in un clima di preoccupazione:
avevamo il timore di vivere quell'avvenimento con tristezza, ma
non è stato così.
La
tua mamma, vincendo ogni paura, ha preso parte alla S. Messa della
Prima Comunione e il parroco, al termine della celebrazione, l'ha
voluta accanto a sé perché distribuisse lei stessa le coroncine
e i libretti del S. Rosario che, con amore di mamma, aveva
preparato per i tuoi compagni.
A
Don Rino ha consegnato un biglietto su cui aveva scritto: "La
ringrazio per aver infuso in Laura l'amore per l'Eucarestia".
1
tuoi piccoli amici, guidati da zia Daniela, hanno cantato la tua
poesia "La primavera" accolta dai fedeli che riempivano
la nostra grande chiesa con un forte applauso e tanta commozione.
Accanto
all'altare maggiore c'era un grande cartellone che riportava i
nomi di tutti i tuoi compagni e, al centro, si leggeva anche il
tuo.
Pure
tra i disegni e le letterine posti davanti all'altare di S.
Giuseppe eri presente con un tuo pensiero che diceva: "Cristo
nostra Pasqua è risorto ed ora è vivo in mezzo a noi!"
Hai
preso parte da protagonista a quella grande festa: la tua mamma mi
ha detto che quello è stato per lei uno dei giorni più belli
della sua vita.
Il
parroco Don Rino scrive: "C'era un posto vuoto in chiesa quel
giorno, quello di Laura Degan; ma Laura aveva già fatto la Prima
Comunione il 6 luglio 1994: aveva preceduto tutti i suoi compagni
e da allora aveva voluto che le venisse portata l’Eucarestia
tutti i giorni."
Doni
di Laura dal Cielo
Cara
nipotina, quante persone mi dicono di averti sognata! Ti vedono
con un visetto bellissimo e con un vestito lungo.
In
tanti affermano di sentirti sempre vicina e mi chiedono la tua
fotografia che in molte famiglie è esposta e venerata.
Scrive
il maestro Fabio che a te piaceva tanto: "Il ricordo dì
Laura ci commuove e porta con sé una dimensione misteriosa e
profonda che tutti noi percepiamo come ricchezza nel dolore."
Una
volta mi è venuta a trovare una giovane mamma con una bella
confezione di fiori e mi ha raccontato la sua storia: mentre era
in attesa del suo bambino i medici le avevano detto di non
illudersi di portare a termine la gravidanza, ma lei non si è
persa d'animo. Ha incominciato a pregare te, piccola Laura, perché
intercedessi per loro presso Gesù e tutto è andato bene: ora è
mamma di un bel bambino di nome Valentino!
Grazie,
grazie ancora, cara Laura!
PARTE
III
L'EREDITA'
DI LAURA:
Cara
Laura, la tua vita è una fonte sempre viva di insegnamenti:
vorrei ricordare qui ancora alcuni episodi che mi hanno fatto
molto riflettere e che devono diventare tesoro di tutti.
Manine
generose
Cara
stellina, come posso dimenticare le tue sante manine, generose
come il tuo cuoricino?
Quando
bussava alla nostra porta qualche persona bisognosa tu correvi a
prendere qualcosa da offrirle, senza che nessuno ti dicesse nulla.
Avevi fatto amicizia con un giovane ambulante nordafricano che
chiedeva sempre tue notizie: quando ha saputo che eri volata in
Cielo si è molto commosso e ha baciato la tua fotografia che gli
ho donato per ricordo.
Quando
ti ha fatto visita Monsignor Foralosso, Vescovo in Brasile, avevi
appena 5 anni: gli hai donato il tuo salvadanaio e, quando già
era uscito da casa tua, lo hai rincorso per consegnargli una
bambolina da regalare ad una bimba brasiliana.
Durante
il breve periodo in cui hai frequentato la scuola mettevi nella
tua cartella due merendine: dicevi che una era per te e l'altra
per chi ne fosse stato privo.
1
tuoi compagni ricordano bene questa tua generosità: "Mi
dispiace molto che Laura non sia più in
mezzo a noi perché era molto simpatica e mi aiutava quando avevo
bisogno" scrive una tua amichetta e un'altra precisa: Io ho
un caro ricordo di Laura: mi aveva regalato una bambola molto
bella e mi aveva anche detto un segreto!"; conferma una
terza: "Noi abbiamo tanti ricordi di Laura. Lei voleva sempre
stare vicina a tutti, era gentilissima! Vorrei essere sorella di
Laura!".
Provavi
tanto amore e tenerezza anche per le persone anziane.
Quando
venivi con me a trovare una zia in una casa di riposo la
accarezzavi e le parlavi.
Una
volta ci eravamo già congedate da lei quando tu sei tornata
indietro e, accarezzandole le mani, le hai detto: "Domani
vengo ancora a trovarti, sta' tranquilla!"
L'amore
per il fratellino Marco e il cuginetto Gabriele
Cara
Lauretta, quando è nato il tuo fratellino Marco
eri
ricoverata in ospedale. Avevi la broncopolmonite e la febbre
sempre alta, ma desideravi conoscere il nuovo arrivato.
All'insaputa
dei medici e d'accordo con la cara infermiera Lucia ti abbiamo
coperta bene e, protetta dalla mascherina, ti abbiamo portata da
Marco. Era meraviglioso vedere come lo guardavi attraverso il
vetro e lo salutavi con la manina!
Dopo
essere tornata nella tua camera hai appeso sopra al lettino un
cartellone con un fiocco azzurro e con la scritta: "Benvenuto
Marco"
Tutti
i medici e le infermiere, quel giorno, sono venuti da te per farti
le congratulazioni.
Amavi
molto anche il cuginetto Gabriele. Ricordo che il giorno del suo
Battesimo hai detto: "Nonna io vengo alla festa anche se la
gente mi guarda perché sono senza capelli."
Non
hai smesso di occuparti dei due piccoli neppure quando eri già
molto sofferente. Una notte del tuo ultimo agosto per tre volte mi
hai ripetuto di ricordare al nonno di tenere chiuso il pozzo perché
non rappresentasse un pericolo per i bimbi.
Ma
come potevi, nelle tue condizioni, pensare a Marco e Gabriele?
Anche
il tuo fratellino ha imparato a volerti molto bene. Dice di te:
`Laura è la bambina più bella del mondo. Laura è la luce della
mamma. Laura è andata in Cielo con la scala del nonno."
Cara
nipotina, noi ti affidiamo il tuo fratellino e il tuo cuginetto:
proteggili, tienili per mano, guidali, fa' che diventino bravi
cristiani!
il
digiuno
Cara
Lauretta, ricordo che una mattina del tuo ultimo luglio mi hai
chiesto che giorno fosse e, quando hai saputo che era giovedì,
hai esclamato: "Oh che bello! Domani è venerdì e anch'io
voglio mangiare pane e acqua come fa la mamma" Ho scoperto
cosi, cara stellina, che la tua mamma offriva alla Madonnina anche
questo bel fioretto che si univa a tanti altri e che anche tu, pur
così debole e piccina, desideravi digiunare come lei.
Cara
Laura, mi manchi tanto, mi mancano i tuoi esempi, il tuo sorriso,
la tua soave vocina!
Il
perdono
Dai
pensieri che i tuoi compagni hanno scritto su di te è facile
capire che sapevi perdonare con molto coraggio e generosità.
Dice
una piccola amica: Io mi ricordo che lei era gentile con tutti,
era brava, giocava con tutti, persino con quelli che le facevano
male!".
E
un altro bimbo conferma: "Quando giocavo con Laura era molto
contenta. Qualche volta la prendevo in giro, ma lei mi diceva
sempre che mi perdonava!".
La
pazienza
Cara
stellina, voglio ricordare l'ultimo Natale trascorso con te.
lo
volevo sapere quale regalo volessi da Gesù Bambino e tu mi hai
risposto: "Desidero i capelli lunghi per poi fare le treccine!"
Hai però subito aggiunto che sapevi bene che, a causa delle cure
che stavi facendo. il tuo desiderio, in quel momento, non poteva
essere esaudito.
Sei
stata forte e paziente fino alle fine.
Una
settimana prima che ci lasciassi, ascoltando da zia Daniela il
racconto di una cerimonia di nozze cui aveva partecipato, hai
sentito che aveva con sé la bomboniera donatale dagli sposi e hai
esclamato:
Fammela
vedere!- 1 tuoi occhi però si erano già spenti da qualche
settimana: non era possibile mostrarti quel dono. Hai così subito
aggiunto: "Non importa, non importa!' e ti sei accontentata
di ascoltare la descrizione di quel regalino.
Il
coraggio
Cara
piccola martire, ricordo che una sera del tuo ultimo agosto,
quando già avevi perso la vista, sei scesa da sola dal piano
superiore della casa: faceva caldo e desideravi prendere un po'
d'aria, ma hai battuto il visetto sulla porta d'ingresso
aggiungendo dolore a dolore.
Eri
tanto brava e desideravi disturbare il meno possibile: tante volte
andavi in bagno da sola per rinfrescarti il visetto e le manine.
Nei
tuoi ultimi giorni non desideravi più prendere le medicine e io
non ho mai capito se era perché avevi male alla bocchetta o se
desideravi rinunciare a quei calmanti per donare le tue sofferenze
al Signore Gesù.
Una
mattina mi hai detto: "Nonna, questa notte ho avuto tanto
male, ma non ho voluto dirlo!"
Sapevi
comunicare questa forza anche agli altri: i tanti religiosi che
sono venuti a farti visita, quando uscivano da questa casa,
dicevano di sentirsi più forti e di voler portare alle loro
parrocchie quell'energia particolare da te ricevuta.
Un
giorno un Padre chiese alla tua mamma: "Che cosa provi ad
essere la mamma di una bimba tanto speciale?" La tua mammina
rispose con un bel sorriso. Anche lei è stata forte e coraggiosa
come te. Non l'ho mai sentita dire: "Perché il Signore ha
portato via la mia bambina?". Mai si è ribellata. Ora, pur
sentendo il dolore del distacco, è serena e contenta di essere la
mamma di una bimba straordinaria come te.
GRAZIE
A TUTTI
Mia
carissima e adorata nipotina, mentre scrivevo queste paginette in
tuo onore e ricordo ho tanto desiderato essere una brava
scrittrice per raccontare nel modo migliore la tua storia, la tua
breve, ma intensa vita, invece sono solo una nonna, la tua nonna
che ti ha voluto e ti vuole un'infinità di bene.
Grazie
Lauretta per aver versato il tuo sangue fino all'ultima
goccia
per noi, poveri peccatori, grazie per tutti i doni che ci hai
fatto
e continui a farci, grazie per aver lasciato su questa terra
il
tuo profumo di santità.
Ora
intercedi per noi e per il mondo intero presso il Signore Gesù e
lascia un posto speciale nel tuo cuoricino per i tuoi genitori e
per Marco.
Grazie
a Gesù, alla Madonnina e al tuo amico Angioletto per esserti
rimasti vicini specialmente nei momenti di grande sofferenza.
Un
grazie speciale al Santo Padre Giovanni Paolo II per le sue
preghiere e le sue sante benedizioni.
Grazie
al parroco Don Rino, a Padre Daniele, Padre Giampietro, Padre
Diego, Don Roberto e Don Dino e a tutti i religiosi che ci sono
sempre stati vicini in questi anni di sofferenza.
Un
grande grazie anche ai bravi medici e infermieri e ai tantissimi
parenti e amici che ci hanno aiutato anche materialmente in
momenti tanto difficili.
Un
grazie, infine, alle numerose persone che ci hanno scritto dopo
aver conosciuto la tua bella e santa storia.
E
grazie ancora a te, mia dolcissima nipotina Laura, dal profondo
del mio cuore ti abbraccio forte, forte!
Cara
Laura,
amo
ricordarti mentre reciti
questa
preghiera
"Gesù,
Giuseppe Maria
vi
dono il cuore e
l’animetta
mia!".
Ora
la tua animetta è in Paradiso,
tra
le braccia amorose
della
Mamma Celeste,
la
migliore di tutte le mamme.
Rendo
grazie a Dio
per
avermi fatto il grande dono
di
essere la tua mamma.
Eri,
sei e sarai sempre
nel
mio cuore.
La tua mamma
DISCORSO
DI CHIARA LUBICH AL GENFEST 2000
Carissimi
giovani,
bentrovati a questo Genfest che si celebra nel contesto della
Giornata Mondiale della Gioventù, nel cuore del grande Giubileo
del 2000, trionfo della fede cristiana - come si può costatare -
nel mondo, ma soprattutto qui a Roma. E' mio compito in questo
momento narrarvi una storia, una meravigliosa storia, iniziata da
giovani di ieri, della quale sono stata testimone, e continuata
poi con la collaborazione di giovani d'oggi. E' una storia
nota a parecchi di voi, ma non a tutti. Non ha tanto per
protagonisti quanti sono stati coinvolti con me in un'avventura
straordinaria, che a volte sembra togliere il fiato per la sua
vastità e complessità; è opera piuttosto di Colui - Dio - che,
come segue la grande storia umana, segue anche la nostra piccola
storia, personale e collettiva. A Trento, nel nord Italia,
infuriava la seconda guerra mondiale. Le bombe, che cadevano notte
e giorno, distruggevano ogni cosa. Le mie compagne ed io avevamo i
nostri sogni, i nostri ideali, come ad esempio per una farsi una
famiglia; per un'altra arredarsi per bene la propria casa o, per
un'altra ancora, cercare nello studio la propria realizzazione...
Ma... quel fidanzato non è più tornato dal fronte. Quella casa
è stata sinistrata. Il mio studio di filosofia in una città
universitaria è stato sospeso per gli sbarramenti della guerra.
Tutto ciò a cui si pensava, veniva meno. Ogni nostro sogno
s'infrangeva contro una cruda realtà.
Che fare?
Nella generale desolazione, nella costatazione evidente che tutto
passa, si è affacciato alla mia mente un interrogativo: ci sarà
un ideale che nessuna bomba può far crollare, per il quale merita
spendere la nostra vita? E subito una luce, quasi una
folgorazione: sì, c'è! E' Dio. Dio che è Amore. Dio, dunque,
che ama ciascuno di noi, anche se non lo sappiamo. In un attimo,
ho, abbiamo deciso di fare di Lui il perché, l'Ideale della
nostra vita. E ci è sembrato che il suo amore si manifestasse in
mille particolari nella nostra esistenza.
Ma, se Egli ci ama - abbiamo deciso - lo ameremo anche noi. La
guerra intanto con i suoi bombardamenti, spietata, non lascia
tregua. Dobbiamo correre più volte al giorno in un rifugio. Non
possiamo prendere nulla con noi se non un piccolo libro: un
Vangelo. E' in esso che avremmo imparato come fare ad amare Dio.
Lo apriamo: una luce illumina ad una ad una quelle parole ed un
impulso interiore ci spinge a metterle in pratica.
"Ama il prossimo come te stesso" (Mt 19,19), troviamo.
Ed ecco che ci sforziamo di amare le sorelle e i fratelli che
incontriamo, come fossero noi stesse.
"Qualunque cosa hai fatto al minimo dei miei fratelli, l'hai
fatta a me" (cf Mt 25,40), leggiamo. "L'hai fatta a
me", dice Gesù. Uscite dal rifugio, cerchiamo questi minimi:
sono i nuovi orfani della guerra, i mutilati, i feriti, i poveri,
gli affamati, i senza tetto... ed amiamo in essi Gesù.
Il Vangelo dice: "Date e vi sarà dato" (Lc 6,38). Diamo
il poco che abbiamo e arriva tanta roba, così tanta che i sacchi
e i pacchi riempiono ogni giorno il corridoio della casa. Il
Vangelo ammonisce: "Cercate il Regno di Dio e il resto verrà
in soprappiù" (cf Mt 6,33). Cerchiamo che l'amore regni in
noi e arriva quanto ci è necessario. Così. Così sempre. Sembra
di vivere nel miracolo. Due impressioni si imprimono nel nostro
animo. La prima: ogni promessa del Vangelo si attua. Dunque il
Vangelo è vero. Gesù mantiene anche oggi la sua parola. La
seconda: nel Vangelo Gesù chiede soprattutto amore, e per amare
dare. E' una cultura nuova quella che emerge da quel libro. La
chiameremo in seguito "la cultura del dare". Intanto
nuove ragazze e poi ragazzi ed altre persone si uniscono a noi per
vivere la stessa esperienza. I pericoli della guerra però
aumentano. Anche se giovani, possiamo morire da un momento
all'altro. Nasce un desiderio in cuore: vorremmo conoscere la
Parola di Gesù che gli è più cara per viverla a fondo, almeno
in quelli che possono essere gli ultimi istanti della nostra vita.
La scopriamo. Dice così: "Vi do un comandamento nuovo: che
vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi
anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Ed Egli ci ha amato
fino a dare la vita per noi. In cerchio, le une accanto alle
altre, ci guardiamo in faccia e ognuna dichiara all'altra:
"Io sono pronta a morire per te", "Io per
te...". Tutte per ciascuna. E l'amore reciproco diventa il
nuovo stile della nostra vita. Si fa certamente tutto quanto
dobbiamo (lavoro, studio, preghiera, riposo), ma sulla base del
vicendevole amore. Non è facile però amarci sempre, non è
semplice mantenere quest'unità. Per qualche nostra mancanza, si
sperimenta a volte un profondo disagio. Come fare allora a
ricomporre l'unità spezzata? Troviamo ben presto nel Vangelo la
risposta. Pure Gesù, a causa nostra, ha provato il dolore della
disunità quando in croce ha gridato: "Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Egli però non è
rimasto in quello spacco. "Padre, nelle tue mani raccomando
il mio spirito" (Lc 23,46) ha continuato, ricomponendo così
la sua unità col Padre. Abbiamo deciso di fare così anche noi
con i nostri fratelli, con le nostre sorelle.
Per quest'unità vissuta e sempre ricomposta, ecco la meraviglia!
Gesù, che aveva detto: "Dove sono due o tre riuniti nel mio
nome (cioè nel suo amore), io sono in mezzo a loro" (Mt
18,20), veniva a stare in mezzo a noi spiritualmente ma realmente.
E, perché Egli c'era, si provava una gioia mai prima conosciuta,
una pace nuova, un nuovo ardore; e una sua luce ci guidava. E
perché Gesù era fra noi, la gente attorno acquistava o
riacquistava la nostra stessa fede; cosicché, dopo circa due
mesi, eravamo già in cinquecento, di ogni età, di ogni categoria
sociale, di tutte le vocazioni. Iniziava perciò a realizzarsi il
sogno di Gesù, implorato dal Padre prima di morire: "Padre,
che tutti siano uno". Si conosceva certamente anche
l'incomprensione del mondo, e varie prove non sono mancate: ma
l'albero, che porta frutto, va potato, dice il Vangelo. E i frutti
sono stati senza numero. A Trento quel primo gruppo, allargandosi,
era diventato ormai Movimento, che - finita la guerra - si è
diffuso come un'esplosione, dapprima in Italia, in Europa e poi
negli altri 4 continenti. Ora è presente in 182 nazioni del
mondo, in tutte, praticamente. Cosicché l'amore, l'amore vero,
divampa in ogni angolo della terra: è un'autentica rivoluzione
d'amore. Alla vita del Movimento partecipano, oltre i cattolici,
cristiani di 350 Chiese, fedeli di altre religioni e persone di
culture diverse ma di buona volontà, tutti legati dal dovere di
amare, iscritto nel DNA di ogni creatura umana, e presente nei
principali libri sacri delle varie Religioni.
Sin dall'inizio della nostra avventura si era capito che con
questo spirito d'amore, d'unità, di fratellanza, avremmo visto
nascere su tutta la terra "uomini nuovi", rinnovati dal
Vangelo. E oggi è così. E' un fenomeno ormai consolante che
riguarda milioni di persone. Si era capito che in seguito avremmo
visto "città nuove" tutte informate dall'amore vero,
dalla pace, dalla giustizia, dalla libertà. Ed ora nei 5
continenti sono sorte, più o meno complete, 20 cittadelle che
portano nel loro seno persone di ogni età, delle nazioni più
diverse, di varie razze, di molte lingue, tutte unite, un cuor
solo, a testimonianza d'un futuro possibile mondo unito.
Si prevedeva ancora il rinnovamento di popoli interi, il sorgere
di "popoli nuovi". Intanto, lungo gli anni, ecco altri
giovani ai quali abbiamo passato, per così dire, la nostra
bandiera. Su una faccia è scritto: unità, il nostro fine;
sull'altra la chiave per realizzarla: Gesù abbandonato. Ed è
nato il Movimento Gen, generazione nuova. I giovani e quelli che
sono loro succeduti via via, proprio per le qualità naturali e
spirituali loro proprie, hanno rappresentato sempre per tutti noi
l'autenticità, la purezza, l'arditezza, la vastità e la
concretezza del nostro Ideale. E in questi ultimi decenni il loro
contributo alla causa comune è stato consistente e determinante.
Posso raccontarvi qui solo una delle loro azioni. Per capirla
bene, occorre che vi narri una storia, quasi una favola,
riguardante un popolo africano del Cameroun anglofono. Nel 1966
veniamo a conoscenza della situazione dei Bangwa, gente che viveva
in piena foresta, poverissima, affetta da molte malattie, con una
mortalità infantile del 90%, che faceva prevedere la completa
estinzione della popolazione. Disperati si erano decisi di
innalzare, per un anno intero, assidue preghiere all'Essere
supremo della loro religione tradizionale, ma senza risultato.
"Forse abbiamo pregato troppo poco - hanno detto -; preghiamo
un altro anno". Ma alla fine del nuovo anno ancora nulla.
"Forse siamo troppo cattivi. Affidiamoci alle diamo
un'offerta", hanno concluso. Quel Vescovo, venuto a Roma,
chiede a noi dei focolarini medici. Accorrono e aprono ben presto,
in una squallida capanna, visitata anche da qualche serpente, un
dispensario. Sentono, come primo dovere, di amarsi fra loro
reciprocamente per dare testimonianza del Vangelo che vivono.
Amano pure tutta quella gente, indistintamente, ad uno ad uno,
sull'esempio del Padre nel Cielo, che manda sole e pioggia su
buoni e cattivi. Amano sempre, per primi... In una delle mie prime
visite di quegli anni, mentre gruppi di Bangwa, di fronte a noi e
al loro re, il Fon Defang di Fontem, saggio e prudente, si
alternavano in varie danze, in un'ampia radura nella foresta, ho
avuto come una previsione: mi è sembrato che Dio come un sole
avvolgesse tutti loro con noi; e in quel sole, quasi segno divino,
m'è sembrato di presagire lì, in piena foresta tropicale, la
nascita di una città, costruita insieme; città a cui molti
sarebbero accorsi per vedere cos'è l'amore, che cos'è la
fraternità umana. E l'ho detto. Ben presto arrivano aiuti d'ogni
genere. Ci pensano soprattutto i nostri giovani, gen di tutto il
mondo, interessando molti al progetto e lanciando la cosiddetta
"Operazione Africa".
Si può così edificare un modesto ospedale, aprire scuole.
Salendo su un monte, imprigionare una sorgente per un minimo di
elettricità per l'ospedale. Si costruiscono case dapprima con
mattoni di pota-pota, cioè di terra bagnata, poi più solide.
Alcuni gen, di tempo in tempo, raggiungono gli altri sul posto, si
rimboccano le maniche e offrono il loro lavoro almeno per uno o
due anni. Focolarini e gen insieme continuano ad amare tutti quei
fratelli nell'estremo bisogno ed a rafforzare il loro amore
reciproco con tenacia. Sono essi stessi, il loro modo di
comportarsi, le uniche parole vive che possono offrire a quel
popolo. Tra i Bangwa c'è chi osserva a lungo per mesi: ancora
prevenuti contro il colonialismo, vogliono accertarsi se quegli
uomini e quelle donne bianchi abbiano, nel loro agire, degli
interessi personali. Convinti della sincerità e trasparenza dei
nuovi ospiti, decidono di collaborare, e focolarini, gen e Bangwa
si trovano così tutti affratellati nel costruire il bene comune
di quella popolazione.
Passano gli anni e tutto cresce: l'ospedale si è ingrandito; la
mortalità infantile si è ridotta al 2%; la piaga della malattia
del sonno è debellata; si è costruito un College con le classi
inferiori e superiori; vengono aperte 12 strade per il
collegamento con i vari villaggi. I nostri, con l'aiuto dei Bangwa,
costruiscono una sessantina di altre case; loro, con il nostro,
molte altre. E' stata edificata anche una bella chiesa, richiesta
dai molti cristiani presenti. Intanto Fontem, diventa
dapprima sottoprefettura e ora prefettura. Il governo vi ha aperto
alcune scuole, installato un acquedotto e portato la luce
elettrica. In questi ultimi mesi, dopo più di trent'anni, sono
ritornata a Fontem e la nuova città bella e grande è sotto gli
occhi di tutti, visitata spesso da gente di altre nazioni africane
e non solo. La fama della sua peculiarità s'irradia. L'abbiamo
attraversata in lungo e in largo ed abbiamo visto gente felice,
bimbi bellissimi, sani e paffutelli, giovani robusti e forti,
signore ben vestite... E tutti salutavano e sorridevano. In quei
giorni ci hanno riempito di regali.
Abbiamo saputo che l'ospedale è così apprezzato che preferiscono
curarsi da noi anche malati della capitale. Le scuole sono così
stimate che vengono frequentate da ragazzi mandati dai genitori
Bangwa che, una volta laureati, occupano ora posti di
responsabilità come direttori di banca, avvocati, professori
universitari e anche deputati, consoli, ambasciatori... in alcune
nazioni d'Europa e in America.
Abbiamo visto cosa può fare l'amore, cosa può costruire la
fraternità vissuta tra persone di due continenti, divenute una
cosa sola.
Ed ora? Molti Bangwa continuano a professare la religione
tradizionale e la struttura di base è sorretta ancora da un
sistema ancestrale che si regge su mille norme tradizionali, ma si
può dire che la fraternità laggiù trionfa e fa
"miracoli". Il nuovo re, il dott. Lucas Njifua Fontem,
figlio del precedente, ha visto e ha capito. "Tutti quelli
che seguono questa via - ebbe a dirci - sono giusti e retti e
concorrono al bene del popolo." Egli dichiara
apertamente che, lì a Fontem, gli abitanti che seguono il
Movimento non gli presentano mai alcun problema; non bisticciano
per i confini delle loro terre, ma li definiscono in armonia;
vivono assolutamente in pace. Tra loro nessuno ruba; non feriscono
e tanto meno uccidono; sembra non abbia senso per loro la polizia;
l'analfabetismo si sta attenuando; trovano soluzioni per tutti i
problemi riguardanti la famiglia; salvano la vita, già molto
apprezzata dalla cultura africana, in ogni sua età; curano la
salute con meticolosità; rispettano l'autorità e hanno profonda
stima degli anziani; sono d'una generosità incredibile: la
"cultura del dare", effetto della fraternità, brilla.
Per questo il re, pubblicamente, durante quest'ultimo nostro
soggiorno, si è messo alla testa del suo popolo, invitando tutti,
con decisione ed ardore, a far proprio lo spirito del nostro
Movimento.
L'amore evangelico sta, dunque, trasformando una tribù in un
popolo e questo popolo ha fatto dell'umanità, lì presente, una
fraternità socialmente solida che ha raggiunto pure il proprio
fine politico: il bene comune. E l'amore reciproco sta
trasformando questo popolo in Regno di Dio, quasi in un piccolo
Paradiso. E' proprio questa, quindi, l'ora dei popoli nuovi.
Come avete sentito, protagonisti del "miracolo", appena
descritto, sono stati con i focolarini, che vi hanno speso forze,
lavoro, tempo e qualcuno la vita, i nostri giovani che hanno
lavorato sodo e a lungo nel mondo intero. In questo momento a
Fontem mancano ancora molte cose. E, accanto al popolo Bangwa, a
Fonjumetaw vive un altro popolo, con un altro re che ha lo stesso
sogno di quello di Fontem. Lo abbiamo conosciuto e incominciato ad
aiutare. Ma tutt'intorno a Fonjumetaw c'è ancora foresta
impenetrabile, malattie e fame...
Durante il nostro soggiorno laggiù personalità ecclesiastiche,
che sanno della presenza del Movimento in molte nazioni del
continente africano, ci hanno incoraggiato dicendo: "Ciò che
avete fatto a Fontem dovete farlo in tutta l'Africa e nel
Madagascar".
Carissime e carissimi, è una sfida questa. Dobbiamo accoglierla?
I focolarini, per quanto possono e per quanto Dio li aiuterà,
hanno già detto il loro sì. Che diranno i giovani? Sono certa
della loro generosità. Amiamo, carissimi giovani, continuiamo ad
amare, e il mondo intero cambierà. Amiamo e concorreremo a
costruire la "civiltà dell'amore" che il nostro
pianeta, pur nelle sue tensioni, ma anche nelle sue attuali
aperture e possibilità, attende. Gesù desidera che il mondo sia
invaso dall'amore: "Fuoco - ha detto - sono venuto a portare
sulla terra e che altro voglio se non che s'accenda?" (Lc
12,49). Diamogli la possibilità di vederlo divampare anche per il
nostro
impegno.
L'idea allora di un mondo più unito, di un mondo unito, per cui
molti giovani oggi si battono, non sarà solo utopia, ma diverrà,
nel tempo, una grande consolantissima realtà. E il tempo futuro
è soprattutto nelle vostre mani. Con Dio in cuore tutto si potrà.
E Dio lo vuole certamente. Saremo, sarete all'altezza?
Chiara Lubich

GRANDE
OPERA MARIANA GESÚ E MARIA mensile di formazione spirituale
seguendo il Catechismo della Chiesa Cattolica
Direttore responsabile : Padre
Giulio Maria Scozzaro
IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA SBRICIOLATO PER
CONOSCERLO.
PER DIVENTARE CATTOLICI CONSAPEVOLI E SICURI DELLA PROPRIA
FEDE CATTOLICA

CHI SIAMO
Per Grazia di Dio, questa Associazione rimane fedele al Magistero
autentico della Chiesa, è sostenuta moralmente da Cardinali e
Vescovi, da numerosissimi Sacerdoti, Religiosi e laici.
Ringraziamo di vero cuore i circa trenta Cardinali e Vescovi che
ci hanno manifestato in vari modi - soprattutto con le lettere- il
loro sostegno morale e il loro apprezzamento verso i nostri libri
e la nostra spiritualità. Attualmente sono diverse migliaia gli
associati iscritti, che lavorano con noi per difendere il
Magistero autentico della Chiesa Cattolica e fare conoscere Gesù
e Maria seguendo la sana Tradizione della Chiesa. In Italia
l'Associazione conta numerosi Centri Distribuzione Libri ed
intende estendere maggiormente la diffusione dei libri, grazie ai
collaboratori che ci aiutano. Pubblichiamo e diffondiamo ad
offerta libera (senza commercio), libri spirituali, che espongono
con semplicità e fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica: la
Dottrina della Chiesa Cattolica; l'Eucaristia e l'Adorazione
Eucaristica; le grandezze della Madonna come sono state esaltate
in duemila anni di cristianesimo; l'eccelsa dignità del
Sacerdote, chiamato da San Dionisio "Uomo Divino"; il
significato della consacrazione alla Madonna, perché farla e come
viverla; il Sacrificio della Santa Messa; la spiritualità della
Santa Famiglia di Nazareth.
La Grande Opera Mariana è una proposta internazionale
dell'Associazione Cattolica "Gesù e Maria", che
comprende tre progetti particolari. Ha come fine generale, quello
di custodire intemerato il Magistero autentico della Chiesa
Cattolica, di difenderlo e di promuoverne la conoscenza,
attraverso l'apostolato, la stampa e gli altri mezzi di
comunicazione. I tre progetti particolari della Grande Opera
Mariana si basano:
1)
riproporre il nuovo CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA per aiutare
i cattolici a conoscere adeguatamente e difendere la propria Fede
Cattolica;
2)
stampare e diffondere libri spirituali, fedeli al Magistero,
semplici per ogni tipo di lettore, per fare conoscere
convenientemente Gesù, la Fede Cattolica e la Madonna;
3)
divulgare la devozione al Cuore Immacolato della Madonna, facendo
conoscere ovunque sarà possibile e con tutti i mezzi leciti le
Sue Grandezze.
FANNO PARTE DELLA GRANDE OPERA MARIANA:
i Gruppi di Preghiera "Gesù e Maria",
la Statua della Madonna Pellegrina
e la Cordata Spirituale.
Presentazione del nostro periodico "GRANDE OPERA
MARIANA"
di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Antonio Santucci
Vescovo di Trivento
PERCHÉ QUESTA NUOVA RIVISTA?
Il grande Giubileo, voluto tenacemente dal Santo Padre è un
insigne dono dello Spirito Santo, perché la Chiesa tutta si
rinnovi al soffio dello Spirito Santo secondo gli insegnamenti del
Concilio Ecumenico Vaticano II. Dinanzi ad un mondo in preda al
secolarismo che divinizza l'uomo e le sue passioni sregolate,
fatte passare come espressione di libertà, del soggettivismo che
nega la validità di una legge eterna al di sopra del fluttuare
delle mode passeggere e dell'edonismo che ha come legge la
sfrenatezza morale, lo Spirito Santo ha suscitato il Concilio per
far brillare la realtà del mistero della Chiesa, l'importanza
della Parola di Dio, il fine ultimo dell'esistenza umana che è la
comunione con Dio e con i fratelli, che inizia sulla terra con la
Grazia santificante e si perpetua nella beatitudine eterna nel
santo Paradiso.
Purtroppo spesso si strumentalizza il Concilio per avallare le
tesi più strane, in contrasto con il magistero autentico della
Chiesa.
Ma chi conosce, in profondità i Documenti del Concilio?
Chi conosce le verità della Fede? Dopo il catechismo per la Prima
Comunione e per la Cresima, quanti proseguono in un serio cammino
di Fede?
E così anche il gran dono del Giubileo rischia di passare senza
produrre la necessaria conversione dei cuori nell'incontro
personale con il divino Risorto.
Ma "non dorme il custode di Israele": in questi anni il
Signore sta suscitando movimenti, iniziative varie che fanno
sperare in una fiorente primavera.
Fra queste iniziative merita considerazione ed incoraggiamento
l'impegno preso dall'Associazione Cattolica Gesù e Maria che si
prefigge di portare a tutti, mediante una pubblicazione periodica,
la conoscenza delle Verità della Fede, seguendo il Catechismo
della Chiesa Cattolica. Questa benemerita Associazione scende in
campo con la volontà decisa di far trionfare il Regno di Dio,
annunciato da Gesù, mettendo allo scoperto gli errori dottrinali
che serpeggiano nel mondo. Fra questi errori, è grave
danno la perdita del senso del peccato. La pseudocultura del
momento afferma che l'uomo è libero nel senso che può fare ciò
che vuole, seguendo i propri impulsi, le proprie sregolate
passioni, senza alcun riferimento alla Volontà di Dio, che ci è
fatta conoscere dalla retta ragione e specialmente dalla divina
Rivelazione. Alla base c'è la negazione pratica del peccato
originale per il quale l'uomo si illude di essere dio di se
stesso.
Per liberarci da questa fatale illusione il Verbo di Dio,
prendendo la nostra natura umana, si è fatto obbediente alla
Volontà del Padre fino alla morte e alla morte di croce. Con
questa obbedienza amorosa ci ha liberato dalla schiavitù del
peccato e ci ha reso la dignità di Figli di Dio, eredi del
Paradiso. Fortificati dal dono del suo Santo Spirito ci rende
capaci di essere pietre vive della Chiesa, costruttori e diffusori
del Regno di Dio sulla terra. Tutto questo in sintesi si propone
la benemerita Associazione Cattolica Gesù e Maria. Alla
pubblicazione di interessanti libri ed altre benemerite
iniziative, ora affronta il grave compito di offrire una rivista
periodica totalmente dedicata a far conoscere l'autentica dottrina
della Fede che la Chiesa annuncia per mandato del suo Divino
Fondatore fin dalle origini.

"Gli
Amici di Lazzaro"
è
formato da un gruppo di ragazzi e ragazze che dal 1997 , hanno
iniziato ad avvicinarsi alla realtà della stazione
ferroviaria di Porta Nuova a Torino. Ispirato da una
esperienza iniziata da Padre Jean Paul Hernandez s.j. , il
gruppo si è poi sviluppato autonomamente e ha proseguito il
cammino.
E'
tuttora in evoluzione , varie volte la settimana alcuni gruppi
di giovani si ritrovano in quella che è la più grande
stazione del capoluogo piemontese . Gli incontri consistono in
un momento di preghiera e canti (che si svolge in Piazza in
primavera ed estate e sotto i portici o nella cappellla della
stazione nel resto dell'anno) e poi in un momento di incontro
e di ascolto con tutte le tipologie di persone che fanno di
Porta Nuova la loro casa o il loro punto di incontro&:
barboni, alcolisti, prostitute, tossici, persone sole in
particolare anziani e stranieri spaesati.
Il
canto è un mezzo che attira soprattutto gli stranieri,
apertissimi a parlare ed a pregare col gruppo nonostante
spesso la religione differente.Un thè caldo, qualche brioches
o dei cracker sono la scusa per avvicinare i senza-casa. Il
tutto in una ottica diversa da quella delle tante associazioni
di assistenza già esistenti ed operanti sul territorio : il
gruppo infatti non pretende di risolvere le situazioni, anche
se cerca almeno di indirizzare alle altre varie realtà
esistenti, e non va a Porta Nuova per dare cose o servizi
pratici, ma per dare solo ascolto e i rapporti creatisi con i
nostri "amici" ne sono la prova : è la solitudine
la più grande povertà del 2000 in occidente, dove un piatto
caldo e un vestito usato non mancano mai, ma dove mancano
cuori ed orecchie disponibili all'ascolto.
Ora
stiamo aprendoci a varie realtà tra cui la prostituzione e
abbiamo tanti amici disponibili a collaborare ed impegnarsi
per ANNUNCIARE IL VANGELO ai poveri con il nostro AMORE
GRATUITO!!
sostienici
con la tua preghiera, col tuo tempo materiale o nel modo che
ti è più congeniale!! :
Amici
di lazzaro:
o telefonate al Cell. 0349 4665365
LA
MEDAGLIA di MARIA
portala
sempre con te, diffondila!
 
La medaglia si può richiedere gratuitamente a:
Opera
Giovanni Cattarin per la salvezza dei giovani
presso
Libera Camerin
Via
di Vittorio 204
20098
S. Donato Milanese (Mi).
La medaglia di cui parliamo trova la sua origine a partire dalle
apparizioni nella cappella della Rue du Bac di Parigi. Il 27
Novembre 1830, di Sabato la Vergine apparve a Santa Caterina
Labourè, Figlia della carità e le affidò la missione di coniare
una medaglia sul modello da Lei stessa presentato. Sebbene
potremmo dire che Maria volle tale medaglia per sé, possiamo
intuire come i sentimenti che allora nacquero nel suo cuore
fossero stati tutti rivolti a noi, i suoi figli. Per tale
devozione il 27 Novembre è un giorno particolarmente importante.
Il significato di questo giorno, che precede di poco quello
dell'immacolata concezione (8 Dicembre) lo possiamo trovare
indicato nella medaglia stessa, dove si legge: "O Maria
concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a
voi". Vorrei porre in evidenza come in pochi anni ed in modo
veramente prodigioso, la medaglia si diffuse in tutto il mondo.
Nel 1854 dal momento in cui questa devozione stava posando
profondamente le sue fondamenta e suscitava un gran numero di
conversioni, papa Pio IX poneva il dogma dell'immacolata
concezione.
Approfondendo il significato della medaglia bisogna evidenziare
come i raggi rappresentati in essa hanno un profondo significato.
Essi si diffondono verso il mondo a partire dalle pietre preziose
che ricoprono le dita di Maria. A Lourdes è significativo il modo
in cui la Madonna apparì a Santa Bernadetta, che disse così a
riguardo di quell'incontro: "La Signora della grotta mi è
apparsa com'è rappresentata nella medaglia di Maria". Ora è
possibile immaginare che anche Santa Bernadetta, abbia compreso
l'importanza di quei raggi radiosi, simbolo della grazia donata da
Dio al mondo. Possiamo perciò affermare che come Lourdes è una
continua sorgente di Grazia e di misericordia, così questa
medaglia è un potente segno della grazia e della bontà di Maria
per i peccatori, gli infelici e tutti i Suoi figli. Vorrei
suggerire come sia davvero importante capire il significato della
medaglia e di tali raggi poiché è in essi che scopriamo l'amore
della mamma di Gesù per noi, un amore che la Madonna vuole
donarci come espressione pura di quella relazione che Lei desidera
instaurare con noi, con semplicità. Infatti, è certo il caso di
dire che Maria ci ama con un'intensità, pari a quella con cui Lei
ama Suo figlio Gesù. Tutto questo ci può aiutare a comprendere
l'importanza di questa medaglia e della devozione a Maria; quanto
dolce e delicato sia il suo Cuore che veramente palpita d'Amore,
il quale fu concepito senza peccato. Finalmente desidero portare
l'attenzione alle immagini di Maria e Gesù che sono sulla
medaglia. Possiamo osservare come quei due cuori siano così
vicini; quale unità vi sia fra la lettera "M (aria) e la
croce; quest'ultima sembra, attraversare al centro la M,
dividendola in due parti, come una spada che la attraversa
smembrandola, squarciando in due il suo Cuore: ciò non può che
far tornare alla mente la profezia del profeta Simeone nel tempio.
Tutto questo rende
più che mai evidente il grande amore di Gesù per Sua Madre e
quanto i loro cuori siano uniti. Veramente Gesù nacque da un
cuore ricolmo della propria grazia, nel quale si sentiva accolto
come nella sua dimora.
L'arcivescovo di Parigi, Mons. Quelen, fece fare una inchiesta
ufficiale sull'origine e i prodigi relativi alla medaglia. Ecco la
conclusioni: <<La straordinaria rapidità con cui la
Medaglia si è propagata, il numero prodigioso di medaglie coniate
e distribuite, i sorprendenti benefici e le
singolari grazie ottenute dalla fiducia dei fedeli, sono
altrettanti segni con i quali il Cielo ha voluto confermare la
realtà delle apparizioni>>. A Roma nel 1846, in seguito
alla prodigiosa conversione di Alfonso Ratisbonne, Il Papa
Gregorio XVI approvò le conclusioni dell'arcivescovo di Parigi.
Tu che ami la Madonna e che porti a sua medaglia, recita ogni
giorno l'invocazione della Medaglia: << O Maria concepita
senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi>>.
Racconta la santa: "Ella (la Madonna) aveva gli occhi rivolti
al Cielo e il Suo volto diventò risplendente, mentre presentava
il globo a nostro Signore. Tutto ad un tratto le Sue dita si
ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più
belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le
quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi
raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano
raggi più grandi e le più piccole raggi meno grandi, sicché
tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i
Suoi piedi...Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi,
la bellezza e lo splendore di questi raggi così sfolgoranti!... e
la Vergine santissima aggiunse: "Sono il simbolo delle grazie
che io spargo sulle persone che Me le domandano", facendomi
così comprendere quanto è dolce pregare la Santissima Vergine e
quanto ella è generosa con le persone che la pregano; quante
grazie ella accorda a coloro che le chiedono e quale gioia Ella
prova nel concederle. In quel momento io ero e non ero... non
so... io godevo. Ed ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine
un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di
semicerchio, dalla mano destra alla sinistra di Maria, si
leggevano queste parole scritte a lettere d'oro: "O Maria,
concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a
voi". Allora si fece sentire una voce che
mi disse: "Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte
le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie,
specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per
le persone che la porteranno con fiducia". All'istante mi
parve che il quadro si voltasse, ed io vidi il rovescio della
Medaglia. Vi era la lettera "M" (iniziale del nome
di Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come
base la lettera "I"(iniziale del nome Jesus, Gesù). Più
sotto vi erano due cuori, uno circondato di spine (quello di Gesù),
l'altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle
infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa
che si spegne ed, io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni
sentimenti, di gioia, di consolazione.
San Massimiliano Kolbe: Con fede San Massimiliano adoperò la
medaglia come principale mezzo di apostolato. Con la medaglia
ottenne dalla Madonna innumerevole grazie. Diceva:
"l'immacolata veglia con particolare sollecitudine su coloro
che la amano. Confida illimitatamente in Lei" ed ancora:
"non c'è grazia che non sia proprietà dell'immacolata, data
a Lei perché la distribuisca liberamente".
Madre Teresa di Calcutta: Ecco le parole di madre Teresa
riferendosi a questa medaglia: <<Una copia di poveri venne
una volta da noi e disse: "Siamo sposati da sedici anni ma
non abbiamo figli. Desideriamo tanto un figlio. Non potete pregare
per noi o fare qualcosa?". Diedi loro una medaglia di Maria.
Entrambi erano indù, è per questo che diedi loro la medaglia e
dissi: "Spesso, nel corso della giornata, ripetete: Maria,
madre di Dio, donaci un figlio". Ed essi pregarono e
pregarono. In effetti pregarono molto spesso, Dio solo sa quanto.
Dopo due o tre mesi il marito venne da me e disse: "Madre,
mia moglie aspetta un figlio".
Vedete. Dovete avere una grande fiducia nella Madonna. Ella non
vuole che qualcosa accada alle famiglie, perché vi ama, perché
Gesù, Suo Figlio, vi ama teneramente. Pregatela sempre perché
sia vostra Madre.>>
Dal messaggio di Maria Santissima, Regina della Pace: <<Cari
figli, oggi vi invito a mettere ancora più oggetti benedetti
nelle vostre case e che ciascuno porti addosso qualche oggetto
benedetto. Benedite tutti gli oggetti perché satana vi tenti meno
avendo così una corazza contro di lui. (Medjugorje 18 / 07 /
1985)>>
Bibliografia:
Scritti del Centro Mater Divinae Gratiae.
Roswitha Kornprobst, Preghiamo con Madre Teresa; Edizioni Paoline.
Raffaella e Roberto Gava, Ecco tua Madre, La Consacrazione al
Cuore
Immacolato di Maria; Edizione Ancilla 1992.
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