SPIRITUALITA'

 

PREGHIERA PER LA PACE
 
Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace e della vita, Padre di tutti. Tu hai progetti di pace e non di afflizione, condanni le guerre e abbatti l' orgoglio dei violenti. Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani, a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia. Ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l'umanità: mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;minaccia per le tue creature in cielo, in terra e in mare. In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo: parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta, suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove, gesti generosi ed onorevoli, spazi di dialogo e di paziente attesa più fecondi delle affrettate scadenze della guerra. Concedi al nostro tempo giorni di pace. Mai più la guerra. Amen. 

Giovanni Paolo II

 

Un nuovo santo da conoscere on-line. E' il Venerabile Don Giustino Russolillo, fondatore dei Padri e Suore Vocazionisti. Don Giustino ha speso la sua vita per cercare, aiutare, sostenere e incoraggiare le Vocazioni al Sacerdozio e alla Vita Consacrata. Il suo carisma, particolarmente attuale, è denso di spiritualità. Puoi conoscere la figura di questo fondatore cliccando il sito www.dongiustino.org.  .Nel sito troverai un profilo biografico accompagnato da raffigurazioni dei momenti salienti della sua vita; le opere princiapali, una sezione di testi, la possibilità di effettuare la visita virtuale alla tomba e alla stanza del Venerabile.La redazione di: www.parrocchiasangiorgio.net

IL PADRE PARLA AI SUOI FIGLI

Presentazione

"Dio è mio Padre!": è questo il grido che oggi si fa sempre più frequente nel mondo, gli uomini riconoscono Dio come Padre.

    Sentiamo perciò il dovere di dare alla stampa questo messaggio che Dio Padre ha donato al mondo per mezzo di una creatura che tanto Lo ha amato, Suor Eugenia Elisabetta Ravasio, Messaggio riconosciuto valido dalla Chiesa.
    Ci è parso opportuno pubblicare anche la testimonianza che S.E. Mons. Alexandre Caillot, Vescovo di Grenoble, ha fornito a conclusione dei lavori della Commissione di esperti convocati da varie parti della Francia per il processo diocesano da lui stesso avviato nel 1932 e che durò dieci anni.
    Fra gli altri fecero parte della commissione: il Vicario del Vescovo di Grenoble Mons. Guerry, teologo; i fratelli gesuiti Alberto e Augusto Valencin, tra le massime autorità in campo filosofico e teologico ed esperti in valutazione di casi simili; due dottori in medicina, uno dei quali psichiatra.
    Affidiamo alla Vergine Maria la diffusione di questo Messaggio e con Lei invochiamo lo Spirito Santo perchè aiuti gli uomini a comprendere e a riconoscere la profonda tenerezza che il Padre nutre per ogni uomo. 

   Padre Andrea D'Ascanio o.f.m. capp.



Brevi cenni sulla vita di
Madre Eugenia Elisabetta Ravasio

    Chi era Madre Eugenia? Chi era questa creatura che il Padre chiamava "la figlia prediletta ... la mia pianticella"?
    Riteniamo che Madre Eugenia sia stata una delle più grandi Luci di questi tempi: il piccolo profeta di una Chiesa nuova, in cui il Padre è al centro e al vertice di ogni fede e l'unità è il massimo ideale di ogni spiritualità. E' la luce che il Padre ha donato al mondo in questo tempo di caos e di buio perchè si conosca la via da seguire.
    Nacque a San Gervasio d'Adda (ora Capriate San Gervasio), piccolo centro in provincia di Bergamo, il 4 settembre 1907, da famiglia di origini contadine.
    Frequentò solo la scuola elementare e dopo alcuni anni di lavoro in fabbrica entrò a vent'anni nella Congregazione di Nostra Signora degli Apostoli, ove si sviluppò la sua grande personalità carismatica che la fece eleggere, a soli 25 anni, Madre Generale della Congregazione stessa. Ma, prescindendo dalla sua dimensione di spirito, per farla entrare nella Storia basterebbe la sua azione in campo sociale: in dodici anni di attività missionaria          ella aprì oltre settanta centri - con infermeria, scuola, chiesa - nei luoghi più abbandonati dell'Africa, dell'Asia e dell'Europa.
    Scoprì la prima medicina per curare la lebbra, ricavandola dal seme di una pianta tropicale, medicina poi studiata ed elaborata dall'Istituto Pasteur di Parigi.
    Lanciò nell'apostolato Raoul Follereau, che sulla scia e sulle basi da lei poste viene considerato l'apostolo dei lebbrosi.
     Progettò e realizzò ad Azoptè (in Costa d'Avorio), negli anni 1939-41, la "Città dei Lebbrosi": un immenso centro di raccolta per questi malati, articolato su una superficie di 200.000 metri quadri e che tuttora resta un centro d'avanguardia in Africa e nel mondo. Per questa realizzazione la Francia concesse alla Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli - di cui Madre Eugenia era stata Superiora generale dal 1935 al 1947 - la massima onoreficenza nazionale per opere a carattere sociale.
    Madre Eugenia è tornata al Padre il 10 agosto 1990. La cosa più importante che ella ci ha lasciato è il Messaggio che qui presentiamo ("Il Padre parla ai Suoi figli"), l'unica rivelazione fatta personalmente da Dio Padre e riconosciuta autentica dalla Chiesa dopo dieci anni di rigorosissimi esami. E' degno di nota il fatto che il Padre - nel 1932 - dettò a Madre Eugenia il Messaggio in latino, lingua a lei totalmente sconosciuta. nel 1981 siamo riusciti ad avere - in modo miracoloso - tale messaggio e nel 1982 - 50° anniversario - lo abbiamo pubblicato in lingua italiana.
    I tanti prodigi di Grazia che da esso sono scaturiti ci hanno spinti a diffonderlo gratuitamente, specialmente nelle carceri, nelle caserme, negli ospedali. grazie ai collaboratori che il Signore ci ha donato abbiamo potuto curare la stampa in francese, inglese, tedesco, spagnolo, albanese. Sono in elaborazione l'edizioni polacca, cinese, giapponese, araba ed altre.
    Ecco ora, prima del Messaggio, la Testimonianza di S.E. Mons. Alexandre Caillot, Vescovo di Grenoble.
    Pace e Bene a Voi.



Testimonianza del Vescovo di Grenoble,
S.E. Mons. Caillot, a conclusione dell'inchiesta canonica,
condotta in merito a Madre Eugenia

    Sono passati dieci anni da quando, come Vescovo di Grenoble, ho deciso l'apertura di un'inchiesta sul caso di Madre Eugenia. Possiedo ora elementi sufficienti per portare alla Chiesa la mia testimonianza di Vescovo.

1. Una prima certezza si pone in piena luce dall'inchiesta: quella delle solide virtù di Madre Eugenia.
    Fin dai primi tempi della sua vita religiosa la Suora aveva attirato l'attenzione delle Superiore per la sua pietà, la sua obbedienza, la sua umiltà.
    Le Superiore, turbate dal carattere straordinario dei fatti che si erano verificati durante il suo noviziato, erano intenzionate a non tenerla in convento. Esse esitarono e dovettero rinunciare al loro progetto, data la vita esemplare della Suora.
    Durante l'inchiesta, Suor Eugenia dette prova di grande pazienza e di perfetta docilità, sottomettendosi a tutti gli esami medici senza lamentarsi, rispondendo agli interrogatori, spesso lunghi e penosi, delle Commissioni teologiche e mediche, accettando le contraddizioni e le prove.
    Tutti gli inquirenti hanno lodato soprattutto la sua semplicità.
Parecchie circostanze hanno permesso anche di scoprire che la Suora era capace di praticare le virtù in modo eroico, come testimoniano i teologi, specialmente l'obbedienza nel corso dell'inchiesta del rev. p. Auguste Valencin, nel giugno 1934, e l'umiltà, come nella dolorosa giornata del 20 dicembre 1934.
    Per quanto riguarda le sue funzioni di Superiora Generale, posso attestare che l'ho trovata molto dedita al dovere, consacrata al suo compito - che doveva tuttavia sembrarle molto più difficile poichè non vi era preparata - piena di grande amore per le anime, la sua Congregazione e la Chiesa. Quelli che le vivono vicino sono colpiti, come lo sono io stesso, dalla sua forza d'animo nelle difficoltà.
    Non sono soltanto le virtù che mi impressionano, sono le qualità che la Madre rivela nell'esercizio dell'autorità ed il fatto che una suora, poco istruita giunga ad essere designata per la più alta funzione della sua Congregazione. C'è già in questo qualcosa di straordinario e, da questo punto di vista, l'inchiesta fatta dal mio Vicario Generale Mons. Guerry il giorno dell'elezione è molto suggestiva. Le risposte delle capitolari, tutte, superiori e delegate delle diverse missioni, hanno mostrato che - nonostante la giovane età della candidata e gli ostacoli canonici che normalmente avrebbero indotto a scartare la sua nomina - esse sceglievano Suor Eugenia come Superiora Generale in considerazione delle sue qualità di giudizio, di equilibrio, di energia e di fermezza. la realtà sembra aver di gran lunga sorpassato le aspettative che le elettrici ponevano in colei che esse designavano.
    Ciò che ho maggiormente notato in lei è innanzi tutto la sua intelligenza luminosa, viva, penetrante. Ho detto che la sua istruzione era stata carente, ma ciò per delle ragioni estranee alla sua volontà: la lunga malattia di sua madre l'aveva obbligata, giovanissima, a prendersi cura della casa e a rimanere molto spesso assente dalla scuola. Seguirono poi, fino alla sua entrata in convento, i duri anni della vita in fabbrica come tessitrice. Nonostante queste lacune di base, le cui conseguenze sono evidenti nel suo modo di scrivere e nell'ortografia, Madre Eugenia tiene numerose conferenze alla sua Comunità. Da notare che ha redatto lei stessa le circolari alla sua congregazione e i contratti conclusi con i municipi o Consigli d'amministrazione per gli istituti ospedalieri affidati alle Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Ha composto un lungo direttorio.
    Vede chiaro e giusto in ogni situazione, anche nei casi di coscienza. Le sue direttive sono nette, precise, particolarmente pratiche. Conosce singolarmente ognuna delle sue 1400 figlie, le loro attitudini e le loro virtù, e così, nell'attribuire i diversi compiti, riesce a scegliere quelle tra loro che sono le più qualificate. Ha anche una esatta e personale conoscenza dei bisogni, delle risorse della sua Congregazione e della situazione di ogni casa. Ha visitato tutte le sue missioni.
    Vogliamo sottolineare anche il suo spirito di lungimiranza. Ella ha adottato tutte le disposizioni necessarie perchè nell'avvenire ogni Istituto ospedaliero o scolastico abbia le suore diplomate e quanto occorre per vivere e svilupparsi. Infine mi sembra particolarmente interessante far notare: Madre Eugenia sembra dotata di spirito di decisione, realismo e volontà realizzatrice. In sei anni ha dato vita a 67 fondazioni e ha saputo apportare dei miglioramenti veramente utili alla Congregazione.
    Se metto in evidenza le sue qualità di intelligenza, di giudizio, di volontà, le sue attitudini di amministrazione, è perchè esse mi sembrano tali da fugare definitivamente tutte le ipotesi formulate nel corso dell'inchiesta e risultate quindi insoddisfacenti e insostenibili: ipotesi di allucinazione, di illusione, spiritismo, isterismo, delirio.
    La vita della Madre è una costante conferma e manifestazione del suo equilibrio mentale e generale e, anche agli stretti osservatori, questo equilibrio sembra essere la nota dominante della sua personalità. Le altre ipotesi di suggestionabilità, di maneggiabilità, che avevano spinto gli inquirenti a domandarsi se non fossero in presenza di una natura molto impressionabile, come uno specchio sfaccettato che risente di tutte le influenze e le
suggestioni, sono state ugualmente smentite dalla realtà quotidiana. Madre Eugenia, benchè dotata di una natura sensibile e di un temperamento emotivo, ha dato prova che non usava preferenze riguardo a nessuno, e che, lungi dal lasciarsi influenzare dalle considerazioni umane, sapeva sostenere i suoi progetti, la sua attività, le sue realizzazioni e imporsi agli altri per il suo fascino personale. Un semplice racconto val più che ogni apprezzamento: l'indomani della sua elezione a Superiora Generale ella dovette procedere alla nomina di alcune Superiore; ebbene, non esitò a sostituirne una che pur aveva votato per lei e che, sbarcando in Egitto, apprese la revoca dell'incarico notificatole per via aerea.

2. Sull'oggetto della Missione:
    L'oggetto della Missione che sarebbe stato affidato a Madre Eugenia è preciso, e, dal punto di vista dottrinale, mi pare legittimo ed opportuno.
    Oggetto preciso: far conoscere ed onorare il Padre, soprattutto con l'istituzione di una festa speciale, chiesta alla Chiesa. L'inchiesta ha stabilito che una festa liturgica in onore del Padre ben si collocherebbe nella linea di tutto il culto cattolico, conforme al movimento tradizionale della preghiera cattolica, che è un'ascensione verso il Padre, mediante il Figlio, nello Spirito, come lo provano le orazioni della Messa e l'oblazione liturgica al Padre nel Santo Sacrificio. D'altra parte, tuttavia, è strano che non esiste nessuna festa speciale in onore del Padre: la Trinità è onorata come tale, il verbo e lo Spirito Santo sono onorati nella loro missione e nelle loro manifestazioni esteriori, solo il Padre non ha una festa propria, che attirerebbe l'attenzione del popolo cristiano sulla sua Persona. Come risulta da una inchiesta abbastanza estesa compiuta presso numerosi fedeli delle diverse classi sociali e perfino presso numerosi preti e religioni, questa assenza di una festa liturgica in Suo onore è attribuibile al fatto che: "il Padre non è conosciuto, non lo si prega, non si pensa a Lui". Chi ha condotto la ricerca scopre anche, con stupore, che un gran numero di cristiani si allontanano dal Padre perchè vedono in Lui un Giudice terribile. Preferiscono rivolgersi all'umanità del Cristo, e quanti domandano a Gesù di proteggerli contro la collera del Padre!
    Una festa speciale avrebbe dunque come primo effetto di ristabilire l'ordine nella pietà di molti cristiani e di ricondurli alla consegna del divin Salvatore: "Tutto ciò che chiederete al Padre, nel mio nome ...", e ancora: "Voi dunque, pregerete così: Padre nostro ...".
    Nello stesso tempo, una festa liturgica in onore del Padre li aiuterebbe anche ad elevare lo sguardo verso Colui che l'apostolo san Giacomo chiamava: "Il Padre di Luce, dal quale ci vengono tutti i doni ...". Abituerebbe le anime a considerare la Bontà divina, i benefici di Dio, la sua Provvidenza paterna, e che questa Provvidenza è proprio quella di Dio Trinità; ed è per la sua natura divina, comune alle tre Persone, che Dio spande sul mondo i tesori ineffabili della sua Misericordia infinita.
    Sembrerebbe dunque, a prima vista, che non ci sia nessuna ragione speciale per onorare il Padre in particolare, tuttavia, non è forse il Padre che ha mandato Suo Figlio nel mondo? Se è sommamente giusto rendere un culto al Figlio e allo Spirito, per le loro manifestazioni esteriori, non sarebbe giusto e doveroso rendere grazie a Dio Padre, come lo domandano i prefazi della Messa, per il dono che Egli ci ha fatto di Suo Figlio?
    L'oggetto proprio di questa festa speciale si delinea allora in maniera netta: onorare il Padre, ringraziarLo, lodarLo per averci dato Suo Figlio; in una parola, come dice esattamente il Messaggio, onorarLo, ringraziarLo e lodarLo quale Autore della Redenzione. Rendere grazie a Colui che ha tanto amato il mondo da dare il Suo unico Figlio perchè tutti gli uomini, riuniti nel Corpo Mistico del Cristo, in questo Figlio, divengano figli in Lui. Nel momento in cui il mondo, turbato dalle dottrine del laicismo, dell'ateismo e delle filosofie moderne, non conosce più Dio, il vero Dio, questa festa non farebbe conoscere a molti il Padre vivente che Gesù ci ha rivelato, il Padre di misericordia e di bontà? Non contribuirebbe ad accrescere il numero di quegli adoratori del Padre "in spirito e verità" che
Gesù ha annunciato? Nel momento in cui il mondo, sconvolto dalle guerre micidiali, va provando il bisogno di cercare un principio solido di unione, per un riavvicinamento tra i popoli, questa festa porterebbe una grande luce, insegnando agli uomini che essi hanno tutti nel cielo lo stesso Padre: Colui che ha donato loro Gesù, verso il quale li attira, come membra del suo Corpo Mistico, nell'unità dello stesso Spirito d'Amore! Nel momento in cui tante anime, sfinite o stanche dalle prove della guerra, potrebbero bramare di volgersi verso una vita interiore profonda, non sarebbe questa festa capace di muoverle "dal di dentro", per adorare il Padre che è nel segreto, e per offrirsi in una oblazione filiale e generosa al Padre, sorgente unica della vita della Trinità Santa in loro? Una tale festa non conserverebbe il bel movimento di vita soprannaturale che trascina logicamente le anime verso l'infanzia spirituale e verso la vita filiate con il Padre, mediante la confidenza, l'abbandono alla Volontà Divina, lo spirito di fede?
    D'altra parte, distinto da questa questione di una festa speciale e qualunque sia la decisione della Chiesa su questo punto, vi è un problema di dottrina che si pone. Illustri teologi pensano che la dottrina dei rapporti dell'anima con la Trinità debba essere approfondita e che essa potrebbe essere, per le anime, una sorgente di luce sulla vita di unione tra il Padre ed il Figlio, di cui parla S. Giovanni, e sulla partecipazione alla vita di Gesù, Figlio del Padre, e specialmente al suo amore filiale per Lui.
    Qualunque cosa ne sia di questi problemi teologici, ciò che voglio qui sottolineare, è questo fatto: una povera ignorante in teologia dichiara di avere comunicazioni divine, che potrebbero essere molto ricche di dottrina.
      Le costruzioni immaginarie di una visionaria sono povere, sterili, incoerenti. Al contrario, il Messaggio che Madre Eugenia dice esserle stato affidato dal Padre è fecondo, contrassegnato da un incrocio armonioso di due caratteri che lo rendono più sicuro: da una parte esso si pone nella tradizione della Chiesa, senza un aspetto di novità che potrebbe farlo tracciare di sospetto, poichè esso ripete incessantemente che è stato già detto tutto, mediante la rivelazione del Cristo su Suo Padre, e che tutto è nel Vangelo. Ma, d'altra parte esso rende chiaro che questa grande Verità, sulla conoscenza del Padre, necessita di essere ripensata, approfondita, vissuta.
    La sproporzione tra la debolezza dello strumento - incapace esso stesso di scoprire una dottrina di questa natura - e la profondità del Messaggio che la Suora trasmette, non lascia intravedere che un'altra causa superiore, soprannaturale, divina è intervenuta per affidarle questo Messaggio?
    Io non vedo come, umanamente, si potrebbe spiegare la scoperta, da parte della Suora, di un'idea di cui gli inquisitori teologi hanno intravisto soltanto a poco a poco l'originalità e la fecondità.
    Un altro fatto mi sembra ugualmente molto suggestivo: quando Suor Eugenia ha annunciato che aveva avuto delle apparizioni del Padre, gli inquisitori teologi le hanno replicato che le apparizioni del Padre erano in se stesse impossibili, che esse non si erano mai verificate nella storia; a queste obiezioni la Suora ha resistito, dichiarando semplicemente:"Il Padre mi ha detto di descrivere quello che io vedevo. Egli chiede ai suoi figli teologi di cercare". La Suora non ha mai cambiato niente nelle sue spiegazioni, ha ribadito le sue affermazioni per lunghi mesi. Fu solo nel gennaio 1934 che i teologi, nello stesso s. Tommaso d'Aquino, la risposta all'obiezione che essi sollevavano.
    La risposta del grande dottore, sulla distinzione tra l'apparizione e la missione, fu luminosa. Essa superò l'ostacolo che paralizzava tutta l'inchiesta. Contro sapienti teologi, la piccola ignorante aveva avuto ragione. Come spiegare umanamente, anche in questo caso, la luce, la saggezza, la perseveranza della Suora? Una falsa visionaria avrebbe cercato di adattarsi alle spiegazioni dei teologi. La Suora ha tenuto duro; ecco le nuove ragioni per le quali la sua testimonianza ci sembra degna di essere sostenuta con fiducia.
    In ogni caso, ciò che mi sembra degno di nota è questo atteggiamento di riservo assunto a riguardo del meraviglioso. Mentre le false mistiche fanno passare in primo piano, anzi non vedono che le cose straordinarie, queste sono, nel caso della Suora, messe in secondo piano, a titolo di prove e di mezzi. C'è un'assenza di esaltazione, un equilibrio di valori che fanno buona impressione.
    Dell'inchiesta dei teologi dirò solo poche cose. I reverendi pp. Alberto e Augusto Valencin sono stimati per la loro conoscenza nel campo della vita spirituale. Già in altre circostanze essi hanno dovuto intervenire per fatti del genere di quelli sottomessi, questa volta, al loro esame.
    Sappiamo che l'avevano fatto con molta prudenza. Queste sono le ragioni per cui, nella nostra scelta, abbiamo designato loro.
    Siamo loro riconoscenti per una collaborazione che fu devota e veramente coscienziosa. La loro testimonianza a favore della Suora e a credito di una spiegazione soprannaturale dei fatti nel loro insieme ha ancor più valore in quanto essi, per tanto tempo, avevano indugiato, dapprima ostili e scettici, poi esitanti. Si sono convinti poco a poco, dopo aver sollevato ogni tipo di obiezione e imposto alla Suora delle dure prove.


C o n c l u s i o n i

    Secondo la mia anima e la mia coscienza, con vivissimo senso della mia responsabilità davanti alla Chiesa, dichiaro:
    che l'intervento soprannaturale e divino mi sembra il solo capace di dare una spiegazione logica e soddisfacente all'insieme dei fatti.
    Privo di tutto ciò che lo circonda, questo fatto essenziale mi sembra pieno di nobiltà, di elevazione, di fecondità soprannaturale.
    Un'umile religiosa ha richiamato le anime al vero culto, quello del Padre, tale come Gesù lo ha insegnato e come la Chiesa l'ha fissato nella sua liturgia. Non c'è in questo niente di allarmante, niente altro che di molto semplice e conforme ad una solida dottrina.
    I fatti meravigliosi che accompagnano questo messaggio potrebbero essere dissociati da quell'avvenimento centrale e questo conserverebbe tutto il suo valore. La Chiesa dirà se l'idea della Festa speciale può essere accolta al di là del fatto particolare legato alla Suora, e per delle ragioni dottrinali.
    Io credo che la grande prova dell'autenticità della Missione della Suora ci è fornita dal modo in cui le applica alla vita reale la bella dottrina che ella sarebbe venuta a ricordare. Reputo conveniente lasciarle continuare la sua opera. Credo che lì ci sia il dito di Dio e, dopo dieci anni di ricerca, di riflessione e di preghiera, benedico il Padre di essersi degnato di scegliere la mia diocesi, come luogo di manifestazioni così toccanti del suo Amore.

ALEXANDRE CAILLOT
Vescovo di Grenoble all'epoca in cui è stato rivelato il Messaggio

 

SANTA TERESINA DEL BAMBINO GESU' -  ITINERANTE

L' urna della santa arriverà direttamente da Lisieux a Padova nella Parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino la sera del 5 Maggio, e qui resterà fino al 7 Maggio; poi sarà portata nei vari monasteri di Padova (Carmelitane a Monselice, Clarisse a Mezzavia, Clarisse a Camposampiero, Parrocchia dellArcella a Padova, Monastero delle Eremite a Padova) e le ultime ore dell 11 Maggio sarà esposta nella basilica di Sant' Antonio. Da qui inizierà un viaggio lungo tutta l' Italia: la Parrocchia di Santa Teresa, è quindi il primo anello di una lunga catena.  Divenuta carmelitana giovanissima, Teresina, morì il 30 settembre 1897 a soli 24 anni con il grande desiderio di raggiungere finalmente l' amato Gesù e di "trascorrere tutto il cielo a fare del bene sulla terra". Dopo 26 anni fu proclamata beata e solo due anni dopo santa. Il suo grande carisma è stato di vivere l'amore nella Chiesa; è quanto emerge in "Storia di un' anima" (diario scritto per obbedienza e giunto a noi come suo testamento spirituale), cercò di vivere questo amore ogni giorno, attraverso piccolissimi passi, accettando coscientemente e deliberatamente continui sacrifici. Malata gravemente sopportò con gioia dolori e debolezze, stremata nelle forze e affaticata offrì ogni sacrificio "per le anime dei peccatori, per i bisogni della Chiesa", e infine, come disse con parole che sono diventate il suo emblema "per gettare rose su tutti, giusti o peccatori".

DOMENICA 11 GIUGNO: 20 KM DI SPERANZA PER ...

In marcia con Ernesto Olivero attraverso Verona.

 

Durante questa marcia verranno toccati luoghi simbolo della nostra città, di schiavitù e sofferenza ma anche di servizio e impegno attivo verso gli altri, luoghi della cui esistenza forse non ci siamo mai accorti. Cammineremo insieme ad Ernesto in una tappa del suo pellegrinaggio di 1000 km in giro per l'Italia, che ormai da più di 10 anni compie nei mesi di maggio-giugno.  Questa marcia non sarà una critica o una polemica contro ciò che sentiamo sbagliato, ma piuttosto una dimostrazione che qualcuno che si impegna c'è già e un voler condividere questa certezza con più gente possibile.

  Se volete saperne di più visitate questo sito:      http://web.tiscalinet.it/centuplo

... o telefonate allo 045585479 oppure 03498473190

PICCOLA STORIA DI UNA GRANDE ANIMA ...

 

...Così si intitolava un piccolo blocco di storia, appunti, foto e immagini varie, che il 27 dicembre del 90 –giorno della mia professione solenne- le mie consorelle più piccole della formazione mi fecero trovare, descrivendo la mia storia vocazionale. Nacqui nel lontano febbraio del 66, freddo e gelido, -mercoledì alle ore 13.10-, in casa. Dopo dieci giorni –sabato- fui battezzata nel mio paesino nativo Arcinazzo Romano (Rm) –detto Ponza perché fino al 1892 si chiamava così-, diocesi di Subiaco. Mi chiamarono Franca. Trascorsi la mia infanzia e adolescenza abbastanza tranquilla, con mio fratello maggiore, Giorgio e mia sorella minore, Sonia -a dire dei miei sono stata la più irrequieta e tremenda dei tre!- ...e posso solo confermare che era vero. Finite le scuole medie nel mio paese, per le superiori facevo –come tutti- la pendolare a Subiaco, dove mi iscrissi all’Istituto Tecnico Commerciale  “ragioneria”. Già dal primo anno capii che avevo sbagliato indirizzo...ma “coriacea” come sono sempre stata, non mi sono voluta tirare indietro, ma ho perseverato pur tra mille difficoltà e ostacoli.  Andando a Subiaco cominciai a frequentare i Monaci Benedettini e a pregare con la Liturgia delle Ore; sempre lì a Subiaco cominciai a partecipare a ritiri mensili che si tenevano alla Casa di Preghiera “San Biagio” tenuta allora e ancora oggi, dalle Salesiane, in particolare da suor Maria Pia Giudici, zia di uno degli attuali vicari generali della diocesi di Milano, sua ecc.za Mons. Giudici; in paese invece frequentavo il gruppo giovanile della parrocchia...e tutte queste cose non senza il parere contrario soprattutto del mio papà, che non vedeva di buon occhio questa mia partecipazione attiva alla chiesa. Oltre a questi miei impegni cristiani...facevo parte della banda musicale del mio Paese e suonavano già da quando avevo dieci anni il clarino...-e questo l’ho fatto fino al mio ingresso al Carmelo. A dire il vero il clarino è qui...ma da quando sono stata operata alla mandibola e anche prima, non lo suono più e mi limito a guardarlo! In compenso però qui al Carmelo ho imparato a suonare –male!- l’armonium-. Gli anni dell’adolescenza mi sono trascorsi abbastanza normali, con alti e bassi tipici dell’età, ma senza tanti sbandamenti anche grazie a questi impegni cristiani che avevo e anche grazie a una “grande” amicizia che ho avuto. A questo punto non posso non parlare di una grande amicizia, di questo grande amore che in questi anni mi ha accompagnata e sostenuta: Maurizio. Questa amicizia incominciò sui banchi di scuola in prima media...

Questo rapporto ha segnato profondamente la mia vita e mi ha evitato crisi, esperienze negative, deviazioni. Ci confrontavamo, vedendoci tutti i giorni, ci raccontavamo le esperienze spirituali fatte...fino a pochi giorni prima della sua morte, nel dicembre ’83 –lui aveva 18 anni ed io ne avevo 17-. Di lui mi ricordo l’affetto, la stima, la grande amicizia, le cose dette, i segreti scritti sul cuore...le promesse che ci siamo fatte e che finora io ho mantenuto.

Il dispiacere mio grande fu alla sua morte, un dolore atroce sia per lui che per me, e neanche la gioia di poterlo rivedere perché sua madre e mio padre –che sono fratelli- si opposero. E così lo ricordo vivo, sempre a me vicino, sempre presente nella mia vita...

         Quando cominciai a capire che la sua fine era prossima il mio rendimento scolastico subì un calo...fino alla bocciatura al terzo anno di ragioneria, con mia grande sorpresa, nonostante tutto.

         Con la sua morte la mia vita cambiò radicalmente e nel giro di pochi mesi intensificai i miei impegni cristiani fino al mio ingresso al Carmelo il 13 luglio ’84.

         Un’altra figura che ha segnato la mia vita è stata quella del mio nonno paterno, Felice: un montanaro schietto, pastore di una mandria di mucche che non superava mai le 20/25, con cani, asino...Mi ricordo questo nonno sempre “vecchio”...essendo nata quando lui aveva già superato quasi i 55 anni. Lo vedevo tornare dalla montagna e lo aspettavo sempre con gioia, e la sera quasi sempre cenavo con lui, che era vedovo da quando io avevo sei anni. D’inverno quando “svernava” in paese perché in alta montagna c’era neve e le mucche non potevano starci...andavo sempre con lui alla stalla...e sulla porta osservavo quello che faceva –avevo paura delle mucche, delle loro lunghe e affilate corna!-. Crescendo mi abituai a loro e cominciai a star loro vicina, legarle, accarezzarle, ci correvo dietro o loro correvano dietro di me per giocare...e mi divertivo da morire.

         Da adolescente mi facevo grosse scorribande in montagna per raggiungere questo nonno sempre taciturno, ma sereno, simpatico, che mi raccontava le storie e mi insegnava le preghiere, mi insegnava a riconoscere i venti, le ore del giorno dall’altezza del sole. E mi facevo ore di cammino leggendo libri spirituali e pregando. Andare in montagna mi piaceva ma ero “ossessionata” dai serpenti e dai cani degli altri pastori che appena mi avvistavano cominciavano a ringhiare...ed io più veloce di una lepre mi arrampicavo su alberi altissimi per la paura...Poi fischiavo al pastore e cominciavo a scendere... Mi abituai anche ai serpenti...e mentre all’inizio avevo paura e mi mettevo le gambe in spalle e correvo come un siluro...poi mi abituai a “ripulire” la montagna...e li ammazzavo! –crudele ma lo facevo-.

         Questo vecchio nonno è morto quando io ormai ero al Carmelo, nel febbraio del 1990 e aveva quasi 89 anni...Sempre uguale a se stesso, sempre lucido fino alla fine, sempre tenero e buono con me.       

Torno alla mia storia vocazionale.

         Frequentando i miei ritiri mensili capii che dovevo cominciare a “stringere” per la mia scelta vocazionale, che si delineava sempre più chiaramente nella mia mente e nel mio cuore: la consacrazione al Signore. L’idea dell’università...si allontanava sempre di più dal mio cuore e intraprenderla per fare studi giuridici e canonici mi allettava sempre meno...

         Fu così che venni al Carmelo, senza dire niente a nessuno, nemmeno ai miei di casa, per un’esperienza di vita monastica, prima di decidere diversamente ma soprattutto prima di orientarmi per la vita attiva tra le Salesiane, o tra le Sorelle della Misericordia del mio paese, o altrove.

         Approfittai dell’assenza di mio padre, che era in ospedale, per farmi questa prova al Carmelo.

I primi giorni sentivo una stanchezza tremenda “da scuola” e non riuscivo a stare al passo con le monache...che all’epoca erano solo 7, cinque solenni, e due juniores...

Poi quando si trattò di ripartire...cominciarono i “dolori”...perché sentivo che il Signore si aspettava da me una risposta ed io non mi sentivo di darla sia per i miei soli 18 anni, sia anche per tanti impegni che avevo fuori...-come quelli della parabola  del Vangelo che dovevano andare chi a provare i buoi, chi a vedere il campo, chi si doveva sposare...., le mie scuse non erano così, ma ci provavo!-. Cominciai il mio grande travaglio con lacrime a non finire...secchi e fiumi... in pochissime ore...

E dissi: “sì, Signore, resto!”. E non tornai più a casa. Iniziai il postulandato il 6 agosto 84; noviziato 10 dicembre 84. 

(foto del 6 agosto 84 inizio del mio Postulandato...non sembro molto allegra!)

Il 27 dicembre dell’85 emisi i voti temporanei, festa di san Giovanni Apostolo ed Evangelista, che io scelsi anche come cognome religioso al Carmelo. Fin da ragazzina avevo sempre avuto un debole per questo discepolo...arrivata al Carmelo mi accorsi che la chiesa era dedicata a questo Santo...e quindi, per continuare questo mio amore al “discepolo che Gesù amava” me lo scelsi come cognome. Il 27 dicembre del 90 emisi i voti solenni.

 

(foto...27 dicembre 90) Questa in sintesi o in largo la piccola storia della mia vita, “piccola storia di una grande anima”...che non è certo la mia. Nel blocco delle sorelle del mio noviziato...c’erano anche alcuni dettagli della mia vita: “Dal Vangelo ha preso il Cuore e l’Amore (in riferimento a Gesù e a San Giovanni evangelista); le mie amicizie particolari sono: S. Gregorio Nazianzeno, S.Anselmo, S. Bernardo,  Guglielmo di S. Thierry, Paolo VI, ecc.”...in generale la patristica antica. Da allora –dal mio ingresso al Carmelo- sono trascorsi ben sedici anni –quasi metà della mia vita...18 al mondo, e ora già 16 al Signore-. Che mistero grande! Non posso non ringraziare di tutto il Signore, prima cosa del dono della vita, seconda cosa della chiamata a seguirlo... Termina così la storia di questa piccola grande anima...

Suor Maria Noemi

 

 

 

MONS. PAOLO MARIA HNILICA

Vescovo Titolare di Rusado

Presidente dell'Associazione di Fedeli di diritto Pontificio

Pro Deoet Fratribus - Famiglia di Maria Corredentrice

Via Monte Santo 14

00195 ROMA

Tel. 06 37513783 - 37515482

Fax. 06 37351549

Cari Amici Mariani

come avrete già saputo la statua originale della Vergine di Fatima sarà a Roma per il Giubileo dei Vescovi, il prossimo 7 e 8 ottobre.

Con grande gioia vi chiedo di partecipare a questo avvenimentoche è il più importante Evento Mariano del Grande Giubileo. Coloro che non possono venire a Roma, sono invitati ad unirsi spiritualmente con il Santo Padre e con tutti i Vescovi presenti in Piazza San Pietro per il loro Giubileo.

Il Santo Padre, Domenica 8 ottobre, alla presenza della Madonna di Fatima, venuta appositamentedal Portogallo, pregherà unito a tutti i Vescovi l'Atto di Affidamento a Maria del Nuovo Millennio.

Tutti noi siamo chiamati ad unirci spiritualmentea questo straordinario Atto che sarà pregato a San Pietro per consacrare alla Madre di Dio il NUovo Millennio.

Il Papa <<Totus tuus>> con la guida del Signore e di Maria Santissima ci introduce nel Nuovo Millennio. Questo abbiamo pregato e desiderato si realizzasse tutto questo!!!

Partecipiamo tutti a questo importante Atto che sarà pregato l'8 ottobre : unitevi dalle vostre case, dalle vostre comunità , dalle vostre parrocchie, dai vostri Santuari, per fare o rinnovare la vostra consacrazione a Maria insiema al Santo Padre e ai Vescovi.

Vi invio , qui di seguito, il Comunicato del Comitato Centrale del Grande Giubileo reso pubblico alcuni giorni fa, per questo atto che è stato giustamente definito : il Sigillo Mariano dell'Anno Giubilare, con il programma ufficiale dello straordinario pellegrinaggio della Madonna di Fatima a Roma.

Unito a Voi tutti nella preghiera,

+ Paolo Maria Hnilica S.I.

Vescovo Titolare di Rusado

 

Città del Vaticano 12 settembre 2000

P.zza della Città Leonina 9

00193 ROMA

Tel. 06 69882258 - 69881227

e-mail: vati011@jubilee-2000.va

 

COMUNICATO STAMPA

 

GRANDE GIUBILEO DELL' ANNO 2000

 

La Madonna di Fatima a Roma per il Giubileo dei Vescovi

 

Un sigillo mariano all'intero Anno Santo: sarà questo il significato dello straordinario pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima in Vaticano nei giorni del Giubileo dei vescovi in programma dal 6 al 8 ottobre 2000.

L'atto di affidamento a Maria, già previsto nel calendario giubilare per Domenica 8 ottobre 2000, avrà così carattere particolarmente significativo, quasi un coronamento al Grande Giubileo : la Vergine di Nazareth, al cui "FIAT" si deve l'evento dell'Incarnazione, stende le sue braccia materne e protettrici sull'intera Chiesa che fa memoria della nascita di Gesù e sperimenta i frutti della Redenzione.

La veneranda icona della Vergine di Fatima resterà a Roma per tre giorni, da Venerdì 6 ottobre a domenica 8 ottobre 2000; e ripartirà per il Portogallo lunedì mattina dopo aver ricevuto l'omaggio del Santo Padre e dei pellegrini del Giubileo, ai quali Maria si è proposta lungo l'intero Anno Santo come "modello di fede vissuta" (TMA, 43), Di fatto, la Vergine di Nazareth è presente all' attenzione dei fedeli fin dal primo annuncio del Giubileo, quando Giovanni Paolo II la indicò alla Chiesa come "la Stella che ne guidacon sicurezza i passi incontro al Signore" (TMA, 59); così che, oggi, l'Atto di Affidamento a Maria assume il senso di un naturale compimento, secondo quanto scritto nell'introduzione al Calendario dell' Anno Santo 2000, che vede uniti insieme il Giubileo di Cristi e il "Giubileo...della Madre" (n.12).

Il Calendario della presenza a Roma della statua della Madonna di Fatima prevede per venerdì 6 ottobre l'arrivo dell' immagine a Ciampino e il successivo trasferimento, in forma privata, nella Cappella dell' Appartamento Pontificio in Vaticano.

Sabato mattina, Memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, processionalmente, la statua verrà trasferita nella Basilica di San Pietro dove resterà esposta alla venerazione dei fedeli. Nel pomeriggio l'immagine sarà portata sul sagrato, dove il Santo Padre si unirà a tutti i vescovi presenti per la celebrazione del loro Giubileo nella recita del Santo Rosario mediato. In serata, nuovo trasferimento, questa volta nel monastero delle suore di Clausura "Ecclesia Mater" in Vaticano.

La mattina di domenica 8 ottobre il Papa celebrerà la Santa Messa sul sagrato di San Pietro insieme ai Vescovi; e alla presenza della Vergine di Fatima verrà letto l'Atto di Affidamento a Maria, con il quale si intende impetrare la protezione della Madre di Cristo sulla Chiesa e sul Mondo all'inizio del Terzo Millennio. Successivamente la stauta farà ritorno alla Cappella Privata del Santo Padre.

Lunedì mattina il Cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano presiederà la cerimonia di congedo nel cortile di San Damaso. Poi la statua sarà accompagnata all'aeroporto di Fiumicino da dove ripartirà per il Portogallo.

 

Monika Waldhier

 Novena in onore del Padre Celeste e brani tratti dal Messaggio di Dio Padre a Madre Eugenia Ravasio, distribuito in Italia con il titolo "Il Padre parla ai suoi figli" 

Stampa ed Editore A. Ruhland Rudolf-Diesel-Straße 5 D - 84503 Altötting

Al mio caro Padre Celeste, con amore e gratitudine

Monika Waldhier

La redattrice, Monika Waldhier,  conclusi gli studi di Diritto ad Heidelberg, Parigi e Monaco, ha collaborato a lungo presso

quest’ultima Università , divenendo più tardi avvocato. Purificata da una malattia, ha sentito svilupparsi nel suo cuore una relazione sempre più profonda con il Padre celeste.

L’11 febbraio 1999 - nell’anno del Padre - ha fondato, insieme ad alcuni sacerdoti e laici, l’Opera "Werk des Himmlischen Vaters e.V.", intitolata al Padre celeste, con lo scopo di far conoscere sempre più la misericordia di Dio Padre.

La presente Novena vuol essere testimonianza del suo amore filiale per il Padre del Cielo.

 Premessa

Il padre gesuita Jean Galot pubblicò nel 1962 un libro dal titolo: "Dio nostro Padre". Nella sua introduzione egli ebbe a scrivere, giustamente, che molti Cristiani non hanno mai seriamente considerato di avere un Padre in Cielo. "Sentendo la parola ‘Dio’ essi pensano ad un Essere superiore, che incute rispetto, ma non gli si rivolgono con il nome di ‘Padre’. Tantomeno riconoscono a quest’Essere onnipotente la dolce tenerezza di un Padre e non comprendono di poter vivere con lui un profondo rapporto di fiducioso abbandono."

La redattrice ha incluso nella presente Novena alcuni passi tratti dal Messaggio che Dio Padre ha donato al mondo nel 1932, attraverso Madre Eugenia Elisabetta Ravasio. Ecco allora che attraverso tali parole sarà lo stesso Padre Celeste a parlare direttamente all’anima orante. Ognuno, nel pregare, si sentirà accarezzato personalmente ed arricchito dal suo amore.

La redattrice si rivolge al buon Padre del Cielo con le semplici parole di una figlia che vuole amarlo mostrandogli la propria gioia.

Ed anche noi, pregando la Novena, non possiamo non avvertire la sicurezza di questa figlia che - pur confessando la propria inadeguatezza - si dice certa dell’amore del Padre.

Questo é anche il mio desiderio: che chiunque prega questa Novena, mi auguro tutti, possa credere nello smisurato amore del Padre Celeste e trovare presso di lui riparo.

Con la benedizione sacerdotale

Karl Maria Harrer,

Asten/Tittmoning

 

 Introduzione

Quasi ogni preghiera della S.Messa é diretta al Padre Celeste e tuttavia - anche se ogni giorno lo invochiamo espressamente nel Padre Nostro - non di rado ci manca nei suoi confronti quella relazione profonda ed amorosa, propria dei veri figli. Questa Novena ci invita allora ad instaurare con nostro Padre Celeste una relazione di fede più filiale, semplice e fiduciosa.

E’ Dio Padre che, in quest’epoca di cuori confusi e freddi, ci invita ad aprirci al suo amore misericordioso, a trovare in lui il soddisfacimento di quanto agognamo ed il rimedio ad ogni nostra paura e dubbio.

Mi auguro quindi che questa Novena, che fin dall’inizio ho sostenuto ed incoraggiato, possa ulteriormente diffondersi, a maggior gloria e ad onore del nostro amatissimo Padre Celeste.

Vi saluto e benedico da Birkenstein

P. Alfred Hahn

Curato per i pellegrini

 

Preghiera introduttiva

Appena sveglio, al mattino di buon’ora,

già mi accoglie, o Padre, il tuo sorriso;

ti lodo e benedico allora:

da Te, io figlio, mai non sia diviso.

Tu mi sei l’ABBA carissimo,

per sempre ti voglio amare,

nessuno é al par tuo dolcissimo,

dalle tue mani mi fo’ guidare.

Benedicimi dunque, stammi vicino,

sol per te, ti son piccino.

 

 

1. giorno: la volontà di Dio

Il mio cibo é fare la volontà di Colui

che mi ha mandato. (Gv 4, 32)

 

Padre Celeste amatissimo!

All’inizio della mia Novena, pienamente consapevole, mi rimetto totalmente alla tua santa volontà. Tu sei il Padre mio, infinitamente buono, il tuo cuore é pieno d’amore. Che debbo dunque temere? Quante volte ho già sperimentato la tua bontà, la tua misericordia, soprattutto la tua dolcezza. Mi hai preservato da tanti dolori e da tante sventure, note e sconosciute. Sempre hai provveduto per me, sei stato dalla mia parte, mi hai rincuorato quando c’era il buio nella mia anima. Mi hai già donato mille segni del tuo amore paterno ed ancora, ogni giorno, me ne regali altri. Nel tuo Messaggio dici:

"Vedete, o uomini, che da tutta l’eternità non ho che un desiderio, quello di farmi conoscere dagli uomini e di farmi amare, desiderando stare incessantemente presso di loro.

…Per farvi conoscere la necessità nella quale siete di soddisfare la mia volontà su voi e perché io sia d’ora in avanti più conosciuto e meglio amato, voglio segnalarvi… alcune delle innumerevoli prove del mio amore verso di voi!

Finché l’uomo non é nella verità, non prova affatto la vera libertà: credete di essere nella gioia, nella pace, voi, miei figli che siete al di fuori della vera legge per la cui obbedienza vi ho creati, ma in fondo al vostro cuore sentite che in voi non c’è, nè la vera pace, nè la vera gioia e che non siete nella vera libertà di colui che vi ha creati e che è vostro Dio, vostro Padre!

Ma voi, che siete nella vera legge o meglio che avete promesso di seguire questa legge che io vi ho dato per assicurarvi la vostra salvezza, ecco che siete stati condotti al male dal vizio. Vi siete allontanati dalla legge con la vostra condotta malvagia. Credete di essere felici? No. Voi sentite che il vostro cuore non è tranquillo. Pensate forse che cercando il vostro piacere ed altre gioie umane il vostro cuore si sentirà infine soddisfatto? No, lasciate che vi dica che non sarete mai nella vera libertà, nè nella vera felicità, finché non mi riconoscerete come Padre e non vi sottometterete al mio giogo, per essere dei veri figli di Dio vostro Padre! Perché? Perché vi ho creati per un sol fine che è quello di conoscermi, di amarmi e di servirmi, come il bambino semplice e fiducioso serve suo padre!"

Dio, Padre mio, vengo ancora a te con il desiderio sincero di ringraziarti e di compiacerti. Donami la grazia di riconoscere e fare in tutto la tua santa volontà.

Decina del Rosario:

Gesù, il cui Padre Celeste governa ogni figlio.

 

2. giorno:

la preghiera di ringraziamento

"In ogni cosa rendete grazie,

poiché questa è la volontà di Dio" (1 Ts 5, 18).

 

 

 

Padre Celeste amatissimo!

Con tutto il cuore tu accogli le nostre preghiere di ringraziamento e ne lasci scaturire fiumi di grazia e benedizioni, quale pioggia su di noi.

Il grazie che ti doniamo, o Padre, può essere il silenzioso contributo al compimento della tua volontà e alla diffusione della "Benedizione delle anime immolate" (in fondo a questo libretto), già fatta propria da molti.

Nel tuo Messaggio dici infatti (pag. 34):

"Certo occorrerà del tempo per arrivare ad una completa realizzazione di questi desideri che ho concepito sull’umanità e che ti ho fatto conoscere! Ma un giorno con le preghiere ed i sacrifici delle anime generose che si immoleranno per questa opera del mio amore, sì, un giorno sarò soddisfatto."

La preghiera di ringraziamento, tra tutte le forme di preghiera, occupa una posizione preminente poiché con essa ri riconosciamo poveri davanti a te, l’ autore di ogni bene: nulla possiamo senza te. Allora il grazie diviene umiltà, così cara al tuo cuore paterno. La mia vita sia un unico grazie a te, il migliore dei Padri, la cui bontà non conosce limiti.

Decina del Rosario:

Contempliamo Gesù, al cui Padre Celeste spetta ogni grazie.

 

 

 

3. giorno: l’adorazione

"Ma viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità, chè tali sono appunto gli adoratori che il padre domanda." (Gv 4, 23)

Padre Celeste amatissimo!

Nel tuo Messaggio dici:

"…Io vorrei vedere l’uomo onorare il Padre suo ed il suo Creatore con un culto speciale."

Con tutto il mio cuore desidero adorarti, di continuo, giorno e notte: adoro la tua potenza, la tua volontà, la tua grandezza, la tua misericordia, la tua bontà, soprattutto la tua divinità. Voglio adorarti per mezzo del Cuore santissimo del Figlio tuo Gesù, con Maria e tutti gli Angeli e i Santi. Voglio unirmi al loro coro di lode, ma avverto chiara la mia debolezza e la mia pochezza. Perciò ti invoco, con tutto il cuore, manda i tuoi Angeli in mio aiuto, soprattutto quelli che sono prostrati in adorazione davanti al tuo trono. Che mi uniscano alla loro santa schiera e mi insegnino ad adorarti, in ispirito e verità, Te Dio santo ed immortale.

Decina del Rosario:

Gesù, al cui Padre Celeste è dovuta ogni adorazione.

 

4. giorno: innocenza filiale

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendogli: "Chi è il più grande nel regno dei cieli?".

E Gesù, chiamato un fanciullino, lo pose in mezzo a loro, e disse: ‘In verità vi dico: se voi non vi cambierete e non diventerete come i pargoli non entrerete nel regno dei cieli.; Chi dunque si farà piccolo come questo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli.

E chi riceve un fanciullo come questo in nome mio, riceve me." (Mt 18, 1-5)

Nel tuo Messaggio ti rivolgi agli uomini chiamandoli sempre figli tuoi. Noi, tue creature, - così dici - siamo divenuti figli del tuo amore per mezzo di tuo Figlio.

Ed ancora: "Certo, so ben capire la debolezza dei miei figli! Perciò ho chiesto a mio Figlio di donar loro dei mezzi per rialzarsi dalle loro cadute. Questi mezzi li aiuteranno a purificarsi dal loro peccato, affinché siano ancora i figli del mio amore.

Sono principalmente i sette sacramenti e, soprattutto, il grande mezzo per salvarvi, nonostante le vostre cadute, è il Crocifisso, è il sangue del Figlio mio che ad ogni istante si riversa su di voi, purché voi lo vogliate, sia con il Sacramento della penitenza, sia anche con il santo sacrificio della Messa."

Padre Celeste amatissimo!

Com’è grande il tuo amore per i bambini ed in essi per tutte le anime innocenti: sono davvero i tuoi eletti.

Noi uomini, amatissimo Padre, vogliamo essere come bambini, da te creati per immenso amore, da te guidati con dolcezza e premura, in ogni nostra imperfezione e smarrimento. Quanto più deboli, tanto più grande la tua sollecitudine!

Se ci poniamo quali veri figli davanti a te, possiamo sentire e vivere già in Terra la tua vicinanza, la tua premura, il tuo amore. Il santo Curato d’Ars ci insegna: "Quando Dio ci vede arrivare, noi sue creaturine, egli si china come un padre, in ascolto del figlio suo che gli vuole parlare."

Tu li ami, i bambini, per il loro candore, la loro naturalezza, la loro purezza. Nella loro innocenza essi sono semplici come colombe (Mt 10, 16), non conoscono paura alcuna del futuro, giacché si sentono assolutamente protetti dall’amore del loro padre e della loro madre, nè si lasciano prendere da pena o dubbi: il loro cuore semplice vive in totale fiducia.

 

Decina del Rosario:

Gesù, il cui Padre Celeste ama tutti i bambini.

 

5. giorno: la gioia

"Siate lieti sempre nel Signore;

lo ripeto, siate lieti." (Fil 4, 4)

Padre amatissimo!

Com’è bello, per un padre ed una madre di questo mondo, vedere che i loro figli sono felici. Forse che tu sei diverso? No, tu hai creato i figli tuoi per amore, per gioire di loro, come tu stesso dici:

"…Il mio amore per le mie creature è così grande che io non provo nessuna gioia pari a quella di essere tra gli uomini.

La mia gloria in cielo è infinitamente grande, ma la mia gloria è ancora più grande quando mi trovo tra i miei figli: gli uomini di questo mondo. Il vostro cielo, mie creature, è in Paradiso con i miei eletti, perché è lassù, nel cielo, che mi contemplerete in una visione perenne e che godrete di una gloria eterna. Il mio cielo è sulla Terra, con voi tutti, o uomini! Sì, è sulla Terra e nelle vostre anime che cerco la mia felicità e la mia gioia. Potete darmi questa gioia ed è per voi anche un dovere verso il vostro Creatore e Padre che da voi lo desidera e lo attende."

La gioia di cui parla l’apostolo Paolo è tuttavia la gioia che tu desideri dalle tue creature. "E’ mia premura, ora, farmi trovare sempre irreprensibile, ed in questo provo le mie gioie, e quanto più esse sono umili, tanto più recheranno gioia", scrive la piccola santa Teresa in una sua lettera.

Concedimi, amato Padre Celeste, la vera umiltà, che sola mi può rendere felice e donare la tua vicinanza. Amen.

Decina del Rosario:

Gesù, il cui Padre celeste allieta ogni suo bambino.

 

6. giorno: la supplica

"In verità, in verità vi dico: Se voi domanderete qualcosa al Padre mio in mio nome, Egli vi darà…

Domandate e riceverete, affinché la vostra gioia si piena."

(Gv 16, 23 ss)

Amatissimo Padre!

Tu dici, nel tuo Messaggio a madre Eugenia Ravasio, che nel ricevere la s. Comunione tu stesso vieni in noi, in modo tutto speciale, e che per noi diventa più facile presentarti le nostre richieste.

In quest’attimo di unione con te, la nostra anima si fonde col tuo amore paterno. Allora possiamo chiederti ogni cosa, soprattutto una sempre maggiore bellezza interiore e la santità dell’anima. Così, beatitudine e luce aumentano in noi …

Padre Celeste, fa’ ch’io riconosca cos’è opportuno chiederti. Donami le grazie di cui ho maggiormente bisogno, donamele - ti prego - in nome di Gesù e per intercessione della santa Madre di Dio. Amen.

Decina del Rosario:

Gesù, il cui Padre celeste provvede per ogni bambino.

 

7. giorno: la gloria

"E in quell’istante si raccolse presso l’angelo uno

stuolo dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:

‘Gloria a Dio nei luoghi altissimi

e pace in terra

agli uomini di buona volontà.’ " (Lc 2, 13 - 14)

Padre Celeste amatissimo!

"Se gli uomini potessero penetrare il cuore di Gesù con tutti i sui desideri e la sua gloria, riconoscerebbero che il suo desiderio più ardente è di glorificare il Padre…con una gloria totale come l’uomo può e deve darmela, come Padre e Creatore, e ancora di più come Autore della loro redenzione!…

Non è Perché ho bisogno della mia creatura e delle sue adorazioni che desidero essere conosciuto, amato ed onorato; è unicamente per salvarla e farla partecipe della mia gloria…

Di tutto ciò che voi farete per la mia gloria, io farò il doppio per la vostra salvezza e la vostra santificazione."

Padre Celeste, grazie per la tua infinita pietà per noi uomini, per la tua pazienza e per il tuo smisurato amore chè ci preservano da ogni sventura e fanno sì che nessuna delle tue creature sia triste. Aiutami a riconoscere sempre più chiaramente la tua dolcezza paterna, la tua sapienza onnipotente affinché almeno io possa tributarti l’onore che spetta a te, Creatore e Autore di ogni cosa.

Decina del Rosario:

Gesù, al cui Padre celeste è dovuto ogni onore.

 

8. giorno: la fiducia

"Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia per opportuno soccorso." (Eb 4, 16)

Padre Celeste amatissimo!

Niente ti dà maggiore onore della fiducia filiale e profonda. Tu vuoi da noi il dono della nostra fiducia quale risposta al tuo sconfinato amore. La nostra fiducia ti deve mostrare che noi crediamo nel tuo amore e che gli facciamo spazio nel nostro cuore, così da lasciarci prendere interamente da esso. Tu dici nel tuo Messaggio: "Quanto ai mezzi per onorarmi come io desidero, non vi chiedo altro che una grande confidenza." La nostra confidenza è al tempo stesso la chiave per accedere al tuo cuore di Padre.

Perché, Padre Celeste, brami così tanto la completa fiducia delle tue creature? Perché tu sei il più amoroso, misericordioso e dolce dei padri, colui che non vuole che i suoi figli siano preoccupati, pensierosi, impauriti da mille cose. No, tu vuoi che noi si viva nella pace. Ma questo è possibile solo se abbiamo un’incondizionata fiducia in te.

Perciò anche Sant’Alfonso Maria de’ Liguori disse:

"Non si può amare Dio nostro Padre meglio che con una fiducia senza limiti."

Donami questa fiducia in te, mio buon Padre, poiché nessuno la merita come te.

Decina del Rosario:

Gesù, al cui Padre celeste è dovuta ogni fiducia.

 

 

9. giorno: l’amore

"Dio è amore: e chi sta nell’amore, sta in Dio e Dio in lui."

(1 Gv 4, 16)

Padre Celeste amatissimo!

Tu sei origine e fonte di ogni amore. Sì, tu sei l’amore stesso. Nel tuoi Messaggio dici persino: "Io sono un oceano d’amore," un padre che ama le sue creature a tal punto ed intensità da avvolgerle continuamente col suo amore, come nessun padre, nè madre terreni ne sono capaci. Tantomeno cessi di amare una creatura quand’essa smette di pensare a te: il tuo amore rimane fedele.

Tu dici: "Come Creatore e Padre dell'uomo sento il bisogno di amarlo… vivo dunque vicino all’uomo, lo seguo ovunque, lo aiuto in tutto, supplisco a tutto.

Vedo i suoi bisogni, le sue fatiche, tutti i suoi desideri e la mia felicità più grande è di soccorrerlo e di salvarlo… Vorrei che tutte le mie creature avessero la convinzione che c’è un Padre che veglia su di loro e che vorrebbe far pregustare, anche quaggiù, la vita eterna… vi amo così teneramente… Se mi amate e mi chiamate con confidenza con questo dolce nome di Padre, voi cominciate a conoscere, fin da quaggiù, l’amore e la fiducia che faranno la vostra felicità nell’eternità…".

Padre amatissimo, per mezzo di Madre Eugenia tu hai donato a tutte le creature questa tua Promessa:

"Tutti quelli che mi chiameranno con il nome di Padre, non fosse che una volta sola, non periranno, ma saranno sicuri della loro vita eterna in compagnia degli eletti."

Ti invoco allora, e in nome di Gesù ti chiedo la grazia di poter amarti così come tu desideri da me e con questo amore ti reco in dono, nello spirito, tutti coloro che si chiudono al tuo amore.

Decina del Rosario:

Gesù, al cui Padre celeste è dovuto ogni amore.

 

 

Benedizione delle anime immolate

Dio, tuo Padre, ti ha scelta, o Anima, per essere sacrificio per la sua opera.

Mediante l’imposizione delle mie mani sacerdotali, ti rafforzi Egli in questa tua decisione.

Riversi in Te lo Spirito Santo, lo Spirito della sapienza e dell’intelletto, del consiglio e della fortezza, della scienza e della pietà e del timore di Dio e ti renda così testimone coraggioso della sua operare. Ti doni la grazia della perseveranza fino alla fine e poi la corona della vita eterna. Amen.

 

 I. Rosario in onore del Padre Celeste

1. Gesù, il cui Padre Celeste ama tutti i bambini.

2. Gesù, il cui Padre Celeste protegge tutti i bambini.

3. Gesù, il cui Padre Celeste provvede per tutti i bambini.

4. Gesù, il cui Padre Celeste guida tutti i bambini.

5. Gesù, il cui Padre Celeste gioisce per tutti i bambini.

 

 

II. Rosario in onore del Padre Celeste

1. Gesù, al cui Padre Celeste é dovuta ogni adorazione.

2. Gesù, al cui Padre Celeste è dovuta ogni lode.

3. Gesù, al cui Padre Celeste  é dovuto ogni ringraziamento.

4. Gesù, al cui Padre Celeste é dovuto ogni onore.

5. Gesù, al cui Padre Celeste é dovuto ogni amore.

Consacrazione a Dio Padre

Dio, Padre Nostro,

con profonda umiltà e grande riconoscenza ci apprestiamo al tuo cospetto e mediante quest’atto speciale di affidamento e di consacrazione poniamo la nostra vita, le nostre opere, il nostro amore sotto la tua paterna protezione.

Ardentemente desideriamo poterti conoscere ed amare sempre più. Umilmente aneliamo poter accogliere in noi la tua bontà ed il tuo infinito paterno amore e di donarli ad altri.

Concedici, te ne preghiamo, la grande grazia di imparare ad amare sempre più il divin Cuore del tuo amatissimo Figlio e, così rafforzati dal tuo santo Spirito, poter glorificare sempre la tua paterna ed eterna bontà, o Padre infinitamente buono.

Santa Maria, figlia del Padre e nostra Madre Celeste,

prega per noi. Amen.

 

STORIA DI LAURA

 

LA PRIMAVERA DI LAURA

Episodi della vita di Laura Degan
ricordati da nonna Assunta

introduzione di P. Andrea D'Ascanio

Laura

Introduzione

"Maria!"

 

 

Un giorno mi è giunto un piccolo plico contenente le foto di una bambina, la sua originale partecipazione di morte e due fogli con piccoli episodi della sua vita, scritti dalla nonna Assunta.

Ho letto più volte quelle due pagine, senza riuscire a contenere le lacrime, provando nel cuore un’infinita tenerezza per questa piccola che sentivo tanto grande e tanto vicina nello spirito. Pubblicai su "I Nidi di Preghiera dell’Armata Bianca" per intero quello che avevo ricevuto e chiesi a nonna Assunta di mettere per iscritto tutti i ricordi che aveva nel cuore.

 

Intanto cominciai a fare delle mie riflessioni sulla personalità interiore di Laura, avendo sempre presenti le parole di due Sommi Pontefici che sono alla base del mio apostolato tra i piccoli:

"Avremo dei bambini santi!" (San Pio X)

"Avremo apostoli tra i fanciulli!" (Giovanni Paolo II)

Qualche mese dopo la mia richiesta, ho avuto la gioia di poter accogliere, a L’Aquila, la mamma, la nonna e il fratellino di Laura.

 

Mi ero messo con loro intorno ad un tavolo, pronto a registrare quanto mi avrebbero detto. Nonna Assunta tirò fuori un grande album un cui aveva scritto tutte le sue riflessioni, unite a tante foto della bimba. Me lo offrì dicendo: "Ho già scritto tutto qui, mi scusi se la forma non è perfetta …".

 

Ho sfogliato con attenzione quei fogli, scritti con la "forma" dell’amore, e ho deciso di pubblicarli così com’erano usciti dal cuore di nonna Assunta: non me la sono sentita di manipolarli per non incorrere nel rischio di sciupare la loro freschezza.

 

Ho pregato la cara Cristina Gatti di rivederli solo per ordinare il contenuto: il risultato è questa pubblicazione che abbiamo la gioia di presentarvi. Non abbiamo voluto apporvi alcuna riflessione: non si possono mettere "note" ad un diario di una donna due volte mamma.

 

 

Pubblicheremo al più presto anche le nostre riflessioni su Laura e quanto lei a detto al nostro cuore. Chiedo alla "mia" piccola Laura di darmi Luce per realizzare questo proposito che mi urge dentro dal momento che l’ho incontrata per la prima volta in quella lettera inviatami da nonna Assunta.

Non è facile, perché ogni volta mi invade una commozione mai provata … ma insieme una grande gioia mi esplode nel cuore.

 

Che sia questo il segno della piccola Laura in un mondo ormai incapace di sorprendersi e commuoversi?

 

Padre Andrea

 

PARTE I

 

Domenica 13 dicembre 1987, festa di S. Lucia, all’ospedale di Padova viene alla luce una bellissima bambina. Sei tu, mia adorata nipotina Laura! 1 tuoi genitori, Paolo Degan e Paola Franceschetto, sono raggianti: sei arrivata dopo due anni e sei giorni dal loro matrimonio.

Sei accolta con immensa gioia anche dai nonni Regina e Camillo, Damiano e Assunta, dagli zii e dalle zie: sei la prima nipotina.

Il nonno Damiano ti sa riconoscere tra i tanti neonati, dice che sei la più bella! Hai un bel visetto roseo e paffuto, capelli lunghi e neri e due occhioni bellissimi.

Per il tuo arrivo a casa ti preparo la carrozzina morbida e calda perché tu non prenda freddo, piccolo esserino indifeso!

 

 

La scelta del nome

 

Alcuni giorni dopo la tua nascita il Parroco Don Rino Brasola viene a casa tua per conoscerti e darti il benvenuto nella nostra comunità di Cervarese S. Croce. In questa occasione chiede alla mamma perché desiderano chiamarti "Laura": sul calendario non compare nessuna santa che porti questo nome. Io ora penso che un giorno ci sarai tu, "Santa Laura Martire".

Chi leggerà quanto sto scrivendo su dite o conoscerà per altre vie la tua storia, capirà che sei arrivata su questa terra come un Angelo, per risvegliare la fede nel cuore di moltissime persone.

 

 

Il giorno del Battesimo

 

Cara Laura, vieni battezzata dal Parroco Don Rino, domenica 7 febbraio, festa della vita. Zia Marcolina e zio Giorgio sono i tuoi padrini.

Don Rino inizia la S. Messa con queste parole: "Come sapete, in questa prima domenica successiva alla Presentazione di Gesù al Tempio, si celebra ogni anno la festa della vita. I Vescovi, in questa occasione, ci invitano a meditare la Parola che troviamo nel Vangelo di Luca, 'Benedetto il frutto del tuo grembo'. Con questo saluto che Elisabetta rivolse a Maria noi diamo il benvenuto a Laura, la bambina che ora, mediante il Battesimo, entrerà a far parte della nostra famiglia parrocchiale e dell'intera comunità cristiana.

Facciamo festa anche alla nostra sorella Augusta Pepato che compie oggi 90 anni. Queste due vite, una appena sbocciata e l'altra già avanzata, devono essere entrambe accolte e protette con amore e con gioia."

La signora Augusta ora ha 98 anni e prega anche lei vicino alla tua piccola tomba.

 

 

 

Una bambina vivace

 

Cara nipotina, come dimenticare la tua vivacità e la tua voglia di vivere? Amavi molto la musica e le feste. Eri tanto birichina. ti piaceva cantare, ballare, giocare, correre.

Avevi appena un anno e mezzo quando la tua mamma, svegliatasi all'improvviso durante la notte a causa di rumori provenienti dalla cucina, ti trovò, seduta sopra la credenza intenta a sgranocchiare dei' biscotti.

Qualche anno più tardi, con la tua biciclettina, sei scappata via di corsa: ti ho raggiunta ad uno "stop", proprio mentre sopraggiungeva una macchina. Siamo cadute e tu eri molto dispiaciuta poiché mi ero procurata delle ferite: mi hai chiesto perdono piangendo.

Un altro giorno sei scappata in mezzo ad un campo di grano ed un altro ancora ti sei nascosta nello stanzino del bruciatore di nonna Regina: tante persone ti cercavano, ma ti hanno trovata solo quando tu hai deciso di uscire dal tuo nascondiglio.

Ti piaceva arrampicarti sulle piante e salire più in alto che potevi. Eri tanto felice quando potevi andare al mare, in montagna e al parco giochi: "Quando eravamo all'asilo lei andava sempre sull'altalena" scrive un tuo piccolo amico. E un'altra compagna aggiunge: "Laura per me è una persona insostituibile. Era amica di tutti, simpatica, sempre allegra; mi manca molto e vorrei fosse ancora qui".

Cara Laura, ti piaceva tanto la vita, ma il Signore Gesù ti ha voluta con sé a soli 6 anni.

Ora gioca felice con tutti i bambini che ti hanno preceduta, con gli Angioletti, con Gesù Bambino e con la Mamma Celeste!

 

 

La diagnosi della terribile malattia non cancella la fede e la speranza

 

Era il 25 febbraio del 1990 e avevi solo due anni quando i medici dissero ai tuoi genitori che avevi un male molto molto grave.

Mamma e papà e noi nonni ti abbiamo subito portata al Santuario di S. Leopoldo dove un Padre, commosso dal nostro racconto, ha aperto la vetrinetta dove è custodita la veste del Santo: la mamma ne ha preso un lembo e l'ha appoggiato sul tuo visetto dove si sarebbe manifestato il male.

Tu, piccola gioia, ti sei inginocchiata e hai baciato le sue sante pantofole. Hai tanto pregato dicendo con grande confidenza: "Nonno Poldo, aiutami a guarire!".

Al ritorno ci siamo fermati al S. Cuore di Saccolongo da Padre Daniele, un santo sacerdote, infermo da molti anni, che ti è sempre stato vicino, dalla tua nascita fino alla fine dei tuoi giorni terreni.

Quel giorno, però, Padre Daniele non poté riceverti poiché stava tanto male.

 

 

Storia di due palloncini

 

Cara Laura, il giorno dopo la diagnosi sono arrivati dal cielo due palloncini colorati che portavano appeso un semplice bigliettino con un indirizzo: erano stati lasciati liberi durante una festa di carnevale dai bambini di Borgoforte, un piccolo paese in provincia di Mantova. Avevano percorso più di 100 chilometri in una sola notte! Noi abbiamo accolto questi palloncini come un grande messaggio mandato dal Signore Gesù e abbiamo scritto a quel piccolo paese del grande dolore che aveva colpito la nostra famiglia: in quella Parrocchia ti hanno subito amata e in te hanno amato tutti i bambini ammalati. Il Parroco, Don Ernesto Lara, ha celebrato subito una Messa e ha deciso di far pregare per te la sua comunità tutte le domeniche: come gioivano quando arrivavano notizie di un tuo miglioramento!

Nonno Damiano, zia Daniela ed io siamo andati a Borgoforte una domenica del 1991. Don Ernesto ci ha accolto con tanta gioia e, consegnataci una lettera, ci ha detto: "Mettetela via per ricordo, un giorno vi servirà". Che profezia, cara Laura!

Il Vescovo di Mantova, Monsignor Egidio Caporello, fu molto sorpreso per questo legame tra le nostre Parrocchie. Ci scrisse tra l'altro: "Ho ricevuto da tempo la sua lettera e la documentazione sulla sua nipotina ( ... ). Ho letto con viva partecipazione spirituale, sorpreso anche per il singolare rapporto con la nostra Borgoforte, con il suo parroco, le suore e i parrocchiani(...). Tutto ci parla di una testimonianza sofferta eppure misteriosa e lieta."

 

 

La prima operazione

 

Cara Laura, il giorno 27 febbraio 1990 sei entrata per la prima volta in sala operatoria nel reparto di chirurgia pediatrica dell'Ospedale di Padova.

 

Ricordo quella mattina con molta commozione. Eri tanto agitata e non riuscivi ad addormentarti con l'anestesia tanto che i medici permisero alla tua mamma di esserti vicina, vestita anche lei come loro, con il grembiule verde, la cuffia, i calzari sterili e la mascherina.

In sala d'attesa, insieme al tuo papà e a me, c'era anche l'amico Don Dino Breggion, ex parroco di Cervarese S. Croce.

Quando la tua mamma uscì, aveva le lacrime agli occhi e ci raccontò che, prima di addormentarti, ti eri voltata verso di lei e le avevi detto: "Mamma, cantami l'Ave Maria". Anche i medici si erano commossi. La tua mamma ti aveva cantato l'Ave Maria sorridendo, ma il suo cuore piangeva. Coccolata dalla voce soave della mamma ti eri addormentata serenamente: certamente vicino a te avevi la Madonnina che amavi tanto.

 

 

Laura e il Santo Padre

 

Cara Lauretta, nel 1991 scrivo in Vaticano per far conoscere la tua e la nostra sofferenza e per chiedere al Santo Padre una preghiera e una benedizione. Da allora ci sono arrivati dal Vaticano diversi messaggi, uniti anche a coroncine del S. Rosario.

Anche tu hai mandato al Papa letterine e piccoli disegni insieme a offerte per i bimbi più poveri.

Sappiamo da fonti sicure che il Santo Padre si è molto commosso nel leggere la tua storia, Lui che, il 17 agosto 1994, venticinque giorni prima che tu ci lasciassi, mentre stavi molto soffrendo, ha detto: "Ci saranno apostoli tra i fanciulli".

Cara Laura, questo Papa che ama molto i bimbi ha poi scritto una lettera indirizzata a loro proprio il 13 dicembre 1994, mentre tu festeggiavi in Cielo il tuo settimo compleanno. Che bella "coincidenza"!

 

 

Lunghe sofferenze

 

Ricordo con molta commozione i giorni passati accanto a te durante uno dei numerosi ricoveri per radioterapia. Tu, piccina, avevi un tubicino infilato dentro il nasetto ed eri costretta a stare in quella stanza tutta piena di raggi. Fra il tuo letto e il mio c'era un pannello che ci teneva divise: il medico mi aveva raccomandato di avvicinarmi a te il meno possibile per evitare le radiazioni.

A volte avevi paura e così io ti tenevo la mano, ti leggevo le fiabe e pregavo con te.

Ricordo che in un momento di tristezza mi hai detto: "Nonna vorrei tanto vederti, ma so che non puoi perché ti prendi i raggi." In quel momento, non curandomi più delle raccomandazioni del medico, ti sono venuta vicina e ti ho abbracciato forte, forte.

Piccolo angelo, quanti aghi hanno trafitto il tuo corpicino in più punti, sul viso, sulle braccia, sulle mani, sulla schiena! Eri tu che dicevi alle infermiere

dove pungerti. Una volta, stanca di tutto questo, hai preso le forbici e hai tagliato il tubicino della flebo. Che paura abbiamo avuto!

Una tua cara amica scrive pensando a te in questi momenti: "Laura era la mia migliore amica: mi dispiace che ha molto sofferto, ma ora non soffrirà più!".

Da parte mia molte volte ho detto al Signore Gesù: 'Prendi me e salva la mia cara nipotina!".

 

Un nuovo intervento: il trapianto del midollo

 

Ricordo il lungo periodo in cui sei stata in camera sterile in seguito al trapianto del midollo, avvenuto l'8 gennaio 1993.

Eri stata ricoverata il giorno precedente. Ricordo che la tua mamma aveva cercato per tutta la casa un'immagine di Padre Pio che desiderava portare con sé. Risultando vana la sua ricerca, si era rivolta a me. Anch'io, però, pur avendo molte immagini del caro Padre, non riuscivo a trovarne. Ormai rassegnata, Poco prima di partire per accompagnarti in ospedale, ho aperto, senza apparente motivo, un cassetto della scrivania: sopra tutte le scartoffie c'era l'immagine desiderata. Essa fu di grande conforto per la tua mamma e anche per te, che pregavi sempre Padre Pio per la tua guarigione.

L'intervento di trapianto si svolse senza problemi. Ricordo che potevamo vederti solo attraverso i vetri e comunicare con te solo per mezzo del citofono o del telefono, ma tu eri ugualmente contenta perché avevi sempre vicino la mamma che ti raccontava la favole, ti faceva giocare e pregava con te.

L'1 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, pochi giorni dopo il tuo ritorno a casa, la mamma ti ha portata nella basilica di S. Antonio: in quel giorno si pregava in modo particolare per gli ammalati. Era presente anche il Vescovo, Monsignor Antonio Mattiazzo, che ti ha accarezzata e benedetta.

 

Laura frequenta la scuola

 

Nei brevi periodi in cui la tua malattia ti ha dato un po' di tregua, hai frequentato, con buon profitto, la scuola materna, il catechismo e la scuola elementare. Nonostante tu abbia partecipato alle lezioni per meno di tre mesi, hai imparato a leggere e a scrivere molto bene, come dice un tuo compagno: "Laura è venuta poche volte a scuola, ma quando veniva era veloce a scrivere. Era molto simpatica e gentile. "Laura era sempre contenta perché prendeva bei voti" aggiunge un'altra bimba.

La tua diligenza è stata notata anche da questa amichetta che afferma: "Anche se era in ospedale Laura faceva lo stesso i compiti'.

Mentre eri ricoverata per un piccolo intervento di chirurgia plastica, il 16 maggio 1994, hai scritto una poesia intitolata "La primavera" che, musicata da zia Daniela e imparata da tanti bambini, è ormai destinata a diventare molto famosa:

 

La primavera è bella

la primavera è un fiore

la primavera conta i giorni

la primavera è un saluto

la primavera è una giostrina

la primavera sarà contenta

la primavera è tutto il mio cuoricino.

 

 

La Prima Comunione

 

Cara nipotina, con molta commozione ricordo la sera in cui hai fatto la Prima Comunione. Desideravi tanto ricevere Gesù. La mamma, sapendo questo e vedendo le tue condizioni di salute, ha ottenuto dal parroco di anticipare il tuo Primo Incontro con Gesù Eucarestia. Avevi quasi sei anni. Era la sera di mercoledì 6 luglio 1994, festa di S. Maria Coretti. Avevi un bel vestitino bianco e blu e un grazioso cappellino bianco: eri vestita come il giorno del Corpus Domini del 1993 quando, durante la processione, spargevi petali di rose per le vie del paese dove passava Gesù. Quel 6 luglio hai detto alla mamma: "Quando faranno la Prima Comunione i miei compagni, posso farla anch'io con la tunichetta bianca?". Cara Laura, quando i tuoi compagni hanno ricevuto Gesù per la prima volta, tu eri già in Cielo e noi ti abbiamo pensata presente in mezzo a loro, tutta vestita di bianco!

 

 

Laura desidera ricevere Gesù tutti i giorni

 

Cara Lauretta, dal giorno della tua Prima Comunione hai desiderato ricevere Gesù tutti i giorni.

Hai fatto il tuo secondo incontro con l'Eucarestia a Chiampo (VI), presso la piccola grotta di Lourdes dove riposa il Beato Fra Claudio che abbiamo invocato per la tua guarigione. Era una mattina molto

calda e tu hai percorso tutte le stazioni della Via Crucis fra le braccia della mamma: ti spiegava le tappe del Calvario di Gesù e tu, piccina, eri molto attenta e desideravi sapere tutto.

Ti piaceva molto partecipare alla S. Messa e ricevere Gesù nella chiesa del Sacro Cuore di Saccolongo: quel luogo era per te la seconda casa, andavi sempre a salutare la Madonnina.

Poi, quando la tua malattia non ti ha più permesso di alzarti dal letto, il nostro parroco o quello del vicino paesello di S. Maria venivano a portarti Gesù tutte le sere. Quando tardavano tu eri impaziente e dicevi: "Ieri sera a quest'ora era già arrivato!". Ma come potevi saperlo dal momento che i tuoi occhi già non vedevano più?

Ricordo che una sera hai detto al sacerdote: "Mi porti la Comunione anche domani sera?". Poi hai aggiunto: "Se io fossi Gesù farei guarire tutti i bambini ammalati'.

Quando fu celebrata la S. Messa nella tua cameretta, tu l'hai seguita con molta attenzione e con le mani giunte.

Appena ricevevi Gesù ti mettevi tranquilla e stringevi fra le tue manine una piccola statua della Madonna. Solo una volta ti ho sentita dire: "Ora che ho ricevuto Gesù ho più male di prima'. Quella sera il parroco è uscito piangendo. Lo stesso Don Rino scrive di te: "Quello che mi sorprendeva sempre in questa bambina di pochi anni non era tanto l'atteggiamento raccolto e consapevole che assumeva nel ricevere l'Eucarestia, quanto invece il silenzio e la solitudine che voleva attorno a sé: chiedeva di rimanere sola, di non essere disturbata. Certe cose non si percepiscono se non nel silenzio e con gli occhi del cuore.

Non per nulla Gesù, in un impeto di commozione, lodò il Padre con le parole: Ti benedico, o Padre, perché hai rivelato i misteri del Regno di Dio ai piccoli e non ai sapienti! ".

 

Laura e l'Angioletto

 

Cara Lauretta, un giorno che non dimenticherò mai è il 18 luglio 1994. La tua mamma aveva intuito che stavi per perdere la vista, così ti portò con l'auto sui Colli Euganei e sul Monte della Madonna. C'ero anch'io e il tuo fratellino Marco. La tua mamma guidava piano e ti parlava dei paesi che stavamo attraversando. Ti diceva: "Vedi, Laura, quelle luci laggiù?"; oppure: "Laura, guarda lassù in alto!".

Siamo poi andati ad Abano per prendere un gelato nella migliore gelateria, ma tu hai preferito non entrare: era una sofferenza per te accorgerti degli sguardi della gente che si posavano sul tuo visetto sfigurato e sui tuoi occhi che si spegnevano.

Al ritorno ci siamo fermati a Montemerlo. Era la festa del paese e la tua mamma evitò di passare per il centro: c'erano le giostre che tu amavi tanto, ma

sulle quali, questa volta, non saresti potuta salire. Gli amici Meggiorin ci hanno ospitato: come tutti i lunedì stavano recitando il S. Rosario con il loro gruppo e chiedevano la grazia della tua guarigione. Mentre eri nel loro giardino con la mamma, Marco, la zia Marcolina, me e altri due amici, ad un tratto hai alzato gli occhi verso il cielo e hai esclamato forte: "Guarda, un Angioletto! Vedo un Angelo!" .Noi presenti non lo vedevamo e tu ne eri molto meravigliata. Ricordo che ti sei chinata un po' e hai detto ancora: "Ma come non lo vedete, se io lo vedo? Guardatelo!" e facevi segno con la manina verso l'alto. Poi ce lo hai descritto dicendo: "E' piccolo come il mio fratellino Marco, biondo come il cucinotto Gabriele, tutto ricciolino , vestito di bianco e con le ali trasparenti.

Da allora, cara Laura, Lo hai visto altre volte e hai parlato con Lui. Alla mamma che ti chiedeva che cosa vi dicevate, rispondevi: "Tu parla con il tuo Angelo; io parlo con il mio!".

Cara nipotina, ora tu sei sempre insieme a Lui: ti prego, prendilo per mano e, insieme, custodite il tuo fratellino Marco, il cuginetto Gabriele e tutti noi!

 

 

Preghiera incessante

 

Cara Laura, prima di ogni tuo ricovero o controllo all'ospedale, dopo essere passati a salutare Padre Daniele e a ricevere la sua benedizione, andavamo al santuario di S. Leopoldo e tu accendevi sempre una grossa candela davanti alla Madonna.

L'ultima volta che sei entrata nella celletta di "nonno Poldo" hai scritto sul grande libro che si trova lì: "Sono Laura, fammi guarire, grazie!". Era il luglio del 1994.

 

 

Laura e Medjugorje

 

Cara Laura, desideravi così tanto andare dove appare la Madonna, che la mamma, nel giro di poche settimane, nei mesi di giugno e luglio del 1994, ti ha accompagnata due volte a Medjugorje. Ricordo che, la sera precedente la tua seconda partenza, ti sei affacciata alla finestra e hai detto che c'era l'Angioletto; quindi ti sei rivolta a Lui e Gli hai chiesto: "Vieni anche tu domani a Medjugorje con me?". Ti disse "sì!".

Durante il viaggio di ritorno dicevi di vederlo attraverso i vetri del pullman.

In quell'ultimo viaggio hai desiderato portare con te una bella statuina della Madonna di Fatima, che ti era stata donata da una cara amica: ora quell'immagine si trova vicino al tuo lettino, circondata da fiori freschi e con accanto un piccolo lume sempre acceso.

A Medjugorje hai incontrato la veggente Vicka, che ci ha scritto e telefonato dicendo che tu sei un Angelo del Paradiso. Sei anche salita sul monte dove hai abbracciato la grande Croce: allora il tuo visetto era già sfigurato come quello di Gesù Crocifisso.

 

 

Ultimo canto alla Madonna

 

Come non ricordare la sera del primo agosto 1994!

Eri a letto sola e molto sofferente quando, verso le 22.30, ti abbiamo sentita cantare. La mamma ed io siamo salite per verificare: ci sembrava impossibile che, nelle tue condizioni, avessi ancora voglia di cantare. Eppure cantavi! Cantavi l'Inno alla Madonna di Czestochowa ripetendo spesso: "Lascia che io viva vicino a Te!".

Cara stellina, non ti sei accorta subito della nostra presenza e hai continuato fino alla fine del canto. Sembravi in estasi. Quando poi ci hai notate, hai detto: 'Uscite e lasciatemi sola".

Quanto deve aver gradito quel canto la Mamma Celeste, anche se la tua voce non era più melodiosa come quando stavi bene. Sei sempre stata molto brava a cantare le lodi della Madonna!

 

 

La reliquia di Sant'Antonio

 

Cara Laura, anche la sera del 2 agosto è stata molto particolare, senz'altro un momento da ricordare e meditare.

Un Padre della basilica di Sant'Antonio è venuto a farti visita e ti ha portato una reliquia del Santo. Tu, piccola martire, quella sera hai voluto che tutte le persone che si trovavano in famiglia in quel momento salissero nella tua cameretta, per pregare e baciare la reliquia: la stanza si è subito riempita. Eppure già da diversi giorni non desideravi visite. Dicevi: "Verranno quando starò meglio.". Era doloroso per te mostrare il tuo visetto sfigurato dal male.

Quella sera hai anche scherzato con Padre Gianmarco, chiedendogli di indovinare il nome del tuo cuginetto.

Cara Laura, la tua sofferenza ci ha ottenuto il grande dono di avere, nella nostra povera e indegna famiglia, la reliquia di Sant'Antonio.

Quante volte lo hai pregato in basilica, appoggiando le tue manine sul marmo dell'arca dove riposano le sue sante spoglie!

Grazie Laura!

 

 

La Cresima

 

Cara stellina, la sera del 6 agosto 1994, giorno della Trasfigurazione, hai ricevuto il Sacramento della Cresima. Te lo ha amministrato il parroco Don Rino. Eri distesa sul mio letto e seguivi molto attentamente la cerimonia.

Quando Don Rino ha chiesto chi era la tua madrina, io ho risposto che era zia Daniela. Allora tu hai ribattuto: "Non si chiama Daniela, ma Ieia!". Tu la chiamavi sempre cosi, eri molto affezionata a lei.

Quella sera indossavi un vestitino che ti aveva comprato la mamma, per tuo desiderio, alcuni giorni prima. Era un abitino a fiori (sembrava una primavera!) che ti era subito piaciuto, mentre non avevi approvato quello acquistato precedentemente perchè troppo elegante.

Hai indossato per la seconda volta quel vestito il giorno della tua ultima festa, quella che tu avevi previsto pochi giorni prima di lasciarci, dicendo: "Mamma, il terzo giorno che starò meglio faremo una grande festa con tanta gente!".

 

 

Laura non vede più

 

Cara Laura, fra il 9 e il 10 agosto del'94 hai perso la vista. Noi pensavamo che ti saresti spaventata e disperata, invece non ti sei affatto lamentata. Ci hai dato una grande lezione, eri molto più coraggiosa di noi.

Desideravi che ti portassimo vicino il tuo fratellino Marco: lo accarezzavi e gli dicevi: "Giugiù, sei bellissimo!". Ma come potevi dire così se non avevi più gli occhi? Dove trovavi quella tua grande forza?

Tu piccola Laura eri illuminata, vedevi la luce di Dio! Sei nata il giorno di S. Lucia e te ne sei andata senza occhi come Lei, Santa Martire!

 

 

La mamma e la S. Messa

 

Cara nipotina, nel mese di agosto desideravi che la mamma andasse alla S. Messa tutte le mattine: dicevi che se lei andava alla Messa tu sentivi meno dolore.

Io ero molto preoccupata quando mamma si allontanava, perché avevo paura che ti succedesse qualcosa: eri soggetta a frequenti emorragie.

Tu mi dicevi di non preoccuparmi, perché, nei momenti in cui la mamma stava in chiesa, non ti poteva accadere nulla di male.

Ricordo che una mattina ero molto in ansia per le tue condizioni e, con decisione, ho detto alla tua mamma di rimanere a casa vicino a te. Lei obbedì. Al pomeriggio, però, tu mi hai detto: "Ecco, nonna, questa mattina non hai voluto che la mamma andasse alla Messa e io ora ho più male degli altri giorni".

Perdonami, piccola stellina, per averti fatto tanto soffrire!

 

 

Visioni misteriose

 

Cara Laura, una notte piangevi e dicevi di avere tanto male. Hai chiesto di spegnere tutte le luci, ma la stanza era già tutta buia. Eppure tu vedevi dei fasci di luce colorata, molto forte, che ti facevano soffrire tanto. Passato il male, hai detto: "Saranno stati gli occhi di Gesù".

Appeso al muro, sopra il tuo lettino, c'era - e c'è ancora - un quadro di Gesù Misericordioso: i fasci di luce che ti facevano tanto soffrire avevano gli stessi colori di quelli che, in quest'immagine, scaturiscono dal Suo Sacro Cuore.

Un'altra sera in cui stavi tanto male hai detto: "Ma che cosa vuole Padre Daniele da me?". Alla mamma che ti chiedeva spiegazioni hai detto che lui era seduto ai piedi del tuo lettino. Ma come è possibile?

Abbiamo riferito tutto a Padre Daniele che, con un bel sorriso, disse che ti era sempre accanto.

 

 

Le notti di Laura

 

Cara stellina, ricordo che di notte non riuscivi a dormire: ascoltavi, attraverso Radio Maria, i canti dedicati alla Mamma Celeste e il S. Rosario. Ti piaceva molto anche sentire le cassette che ti portavano la voce di Padre Pio: lo amavi tanto!

Eri contenta quando, al mattino, sentivi il canto del gallo: ti mettevi tranquilla e ti addormentavi. Altre volte dicevi: "Nonna il gallo canta, ormai è mattina, è l'ora del bagnetto ".

 

 

Il viso sfigurato

 

Oh cara nipotina, ricordo il tuo visetto sfigurato: sembrava quello di Gesù Crocifisso. Dove erano i tuoi occhioni belli, il tuo nasetto, la bocca? Non si vedeva più nulla, il tuo viso era tutto una piaga.

Ricordo che nei momenti di grande sofferenza chiedevi che ti venissero versate delle gocce di olio santo dentro le orecchie perché dicevi di sentirle chiuse. Desideravi anche che ti bagnassimo il volto con l'acqua benedetta o che ti appoggiassimo sulle piaghe alcune foglie di edera del pozzo della Madonnina del Sacro Cuore di Saccolongo. Eri così devota a questa Mamma che Padre Diego, l'allora Superiore, ha permesso che la piccola statua venisse portata nella tua cameretta dove è rimasta per qualche giorno. Grazie cara Madonnina per essere stata vicina alla mia cara nipotina in momenti tanto dolorosi!

 

 

Sempre avanti, lungo la via dolorosa

 

Penso, cara piccina, che il Signore mandi la Croce a chi sa accettarla con fede e rassegnazione. Abbiamo affrontato momenti tanto difficili! A volte ci sembrava che il Buon Dio ci avesse abbandonato e dicevamo, come Gesù in Croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?'.

La tua mamma, però, non si lamentava mai: la sua fede le dava grande forza.

E tu, piccola martire, eri speciale: attraverso la tua sofferenza, vissuta con fede eroica, ci hai insegnato che la vita è un grande dono di Dio. Tu, così piccina, così fragile, dicevi di essere una bambina fortunata perché avevi sempre la mamma vicino a te e potevi curarti con le medicine, mentre i bimbi del Ruanda o della Bosnia erano privi di tutto.

Grazie Laura per il tuo grande esempio!

Dal Cielo proteggi tutti i bambini del mondo!

 

 

"Non chiacchierate, pregate"

 

 

Cara Lauretta, l'ultima domenica che hai trascorso su questa terra sono venuti alcuni parenti per sapere di te, ma non sono saliti alla tua cameretta, perché da tempo non desideravi visite se non quelle dei medici, della cara infermiera Lucia Bressan, dei religiosi e delle religiose.

Tu, piccola martire, dal tuo lettino di sofferenza, quel giorno mi hai affidato questo messaggio per i presenti: "Di' loro che, invece di chiacchierare, recitino il S. Rosario!". Poi hai aggiunto: "Dillo forte: voglio sentirti!".

Il giorno successivo, quando hai saputo che due di quegli zii erano tornati, mi hai detto: "Chiedi loro se ieri hanno recitato il S. Rosario".

Amavi molto questa preghiera. Ricordo che, una sera, mentre eri coricata accanto a me, mi hai chiesto di recitare con te il S. Rosario. Eri tanto debole, avevi solo un filo di voce, ma hai continuato a pregare finché ti sei addormentata, tenendo fra le mani la coroncina bianca che ti aveva mandato il Santo Padre.

Stellina bella, quante cose ci hai lasciato da meditare!

 

 

Una vocazione molto speciale

 

Ricordo che una notte di settembre, poco prima che ci lasciassi, abbiamo sentito che chiedevi: "Ma perché sono stata scelta proprio io?".

Anche noi, cara piccina, ce lo chiediamo spesso. Certamente il Signore ha un piano speciale per te.

 

 

Forte fino alla fine

 

Cara stellina, mai posso dimenticare le ultime notti che ho trascorso con te: non riuscivi a dormire e, nei rari momenti in cui il male ti dava un po' di tregua, ti piaceva conversare. Facevi tante domande alla tua mamma: ti informavi sulla salute delle persone che sapevi ammalate, volevi sapere di Marco, se era stato buono e aveva mangiato le pappe, oppure se aveva fatto i capricci. Dicevi: "Mamma, raccontami qualcosa di bello".

Non mi hai mai fatto pesare gli errori che, a causa della stanchezza, a volte commettevo. Ricordo che,

 

una notte, sfinita ti dissi: "Laura, ora basta chiacchierare, chiudi gli occhietti e dormi". Ma come potevi chiudere gli occhi se non li avevi più? Tu mi hai risposto solamente: "Scusa, nonna, se è colpa mia che sei stanca!".

Un'altra notte desideravi che ti bagnassi le manine perché ti facevano male, ma io non riuscivo ad afferrare bene quello che mi chiedevi: solo la mamma capiva tutto di te da quando il male ti aveva colpito anche la bocca. In quel momento, quindi, ti dissi: "Laura, ti do carta e penna: scrivi quello che vuoi dirmi". "Ora non ho voglia di scrivere" mi hai detto, coprendo il mio errore: tu non potevi scrivere poiché non vedevi più.

 

 

Colloqui col Cielo

 

La notte fra il 9 e il 10 settembre ti abbiamo sentita parlare con un filo di voce. Dicevi: '5iàí, va bene, ho capito, va bene". Alla mamma che ti chiedeva con chi stessi parlando hai risposto che Gesù Bambino e la Madonnina si erano seduti vicino a te e ti accarezzavano la fronte, poiché avevi tanto male. Quando però abbiamo fatto domande sul contenuto della vostra conversazione, hai detto: "è un segreto, non posso dirlo!". Hai solo aggiunto che Gesù Bambino aveva 5 o 6 anni e che la Madonnina era vestita di grigio.

Eri proprio una bambina molto speciale e fortunata, poiché avevi accanto in modo così particolare Gesù, la Mamma del Cielo e il tuo amico Angioletto.

 

 

Laura si abbandona al Disegno del Cielo

 

Cara stellina, un giorno, uno dei tuoi ultimi su questa terra, stavi tanto male e hai detto alla mamma: "Vai da Padre Daniele e chiedi a lui, che è un santo, quando guarirò." Il Padre non ci diede la risposta che speravamo, disse solo di pregare. A te abbiamo detto che Padre Daniele non sapeva quando saresti guarita. Da allora non hai più chiesto profezie sulla tua salute.

 

 

Fame di Cielo

 

Cara Laurina, il giorno precedente il tuo volo verso il Paradiso hai chiesto di ricevere Gesù già dalle 4 del mattino. Supplicavi: "Voglio la Comunione, voglio la Comunione". Noi abbiamo pensato che tu, non vedendo più, non sapevi distinguere il giorno dalla notte e non abbiamo chiamato subito il Parroco. Don Rino venne solo verso mezzogiorno e ci rimproverò, dicendo che avremmo dovuto chiamarlo subito.

Tu avevi ben validi motivi di chiedere Gesù, quel mattino: la sera la tue condizioni erano così gravi che non avresti potuto riceverlo.

Piccola Laura, Gesù veniva da te in piccoli frammenti, sempre più piccoli. Gli ultimi giorni ricevevi la

Comunione su un cucchiaino, con un po' d'acqua. Piccola martire, hai sofferto la fame del Cibo del Cielo e anche di quello della terra. Ricordo che una volta mi hai detto: "Nonna, mi tocca morire dalla fame!".

 

 

L'ultimo giorno: Laura vola in Paradiso

 

Cara stellina, come posso dimenticare le ultime ore che hai trascorso tra noi?

Domenica, 11 settembre, le tue condizioni, fin dal mattino, apparvero più gravi degli altri giorni: respiravi a fatica. Era uno strazio non poter far nulla per alleviare le tue sofferenze.

La mamma telefonò al convento del Sacro Cuore di Saccolongo per chiedere il dono di una benedizione: te la portò Padre Diego che ti aveva fatto visita anche il giorno precedente e aveva detto: "Sono venuto a trovare Laura e per preparare la predica per domani".

Arrivò anche il parroco, che ti portò Gesù per l'ultima volta. Ti amministrò anche il Sacramento dell'Unzione degli infermi e lasciò accanto a te una reliquia della Santa Croce che rimase nella tua cameretta fino al 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Croce. Grazie, cara stellina, per aver ottenuto a questa casa anche il grande dono di ospitare un pezzetto della Croce di Gesù!

Come dice Don Rino, sei un grande dono di Dio!

 

Accanto al tuo lettuccio quella mattina c'era anche il professor Luigi Zanesco; ci disse che, in tanti anni di professione medica, non si era mai occupato di un caso doloroso come il tuo: il tuo volto era sfigurato come quello di Gesù in Croce, la tua fronte coronata di spine, la tua bocca spruzzava sangue. Tu, però, piccola martire, eri molto serena, sembravi illuminata da una luce soprannaturale. Certamente avevi una presenza divina accanto a te: alzavi spesso le manine verso il Cielo.

Il Professore ti chiese se volevi essere ricoverata, ma tu hai fatto capire che desideravi rimanere a casa: anche di questo ringrazio con tutto il cuore il Signore che ti ha fatto restare con noi fino al tuo ultimo respiro.

Alle 13.50 accanto a te c'era solo la tua mamma, che ti appoggiò alla gola un'immagine di Padre Pio dicendo: "Padre Pio, aiutala!".

E medico di famiglia, il dott. Loris Rossetto, stava telefonando ad una farmacia per procurarti l'ossigeno, quando la tua mamma ci chiamò. Non avevi più bisogno di nulla: tu, anima pura e bella, eri passata a nuova Vita.

La tua mamma ti teneva stretta, ti chiamava, ti cullava, ti accarezzava. Il parroco, più tardi, disse di voi in quel momento: "Sembravano la Pietà di Michelangelo".

Insieme al forte dolore per il distacco regnava nei nostri cuori anche una grande pace. La tua mamma

 

disse al parroco di suonare le campane a festa, Don Rino, dopo un attimo di perplessità, esaudì questo suo - e certamente anche tuo - desiderio

 

 

Saluti

 

Caro Angioletto, quando il paese senti il suono festoso delle campane, capì subito che tu, piccola martire, avevi terminato di soffrire ed eri volata in Paradiso. Da quel momento sei diventata la nostra Protettrice. "La ricordiamo sempre e la ameremo per sempre!" scrive un tuo piccolo amico.

Iniziarono subito le visite.

Venne, tra gli altri, Padre Giampietro Mattiello che ci disse: "La Lauretta la vedrete ancora, tutta vestita di bianco". Prima di andarsene ti salutò con questa preghiera che la mamma ha voluto stampare sull'epigrafe e sulle foto ricordo: "Va in pace, anima bella, perché colui che ti ha creata in Cielo ti accoglierà".

11 nostro caro amico Lanfranco, infermo e sofferente, ci ha detto invece che, al momento della tua partenza, sei passata tu nella sua stanza a salutarlo.

"Laura ci manca molto" scrivono i tuoi compagni.

 

 

La Pasqua di Laura

 

Caro Angioletto, in molti abbiamo recitato il S. Rosario la sera della tua partenza, ma è soprattutto la veglia del 12 settembre che merita di essere ricordata. Alle ore 20.00 la nostra grande chiesa si è riempita: sembrava il giorno di Pasqua. 1 tre sacerdoti presenti, Don Rino, Don Roberto e Don Sergio sono rimasti a confessare fino a tarda notte.

Il giorno successivo a quello della tua nascita al Cielo ci offre anche altri motivi di riflessione.

La tua mamma, quel pomeriggio, mentre ti accarezzava una manina, ti ha detto nel suo cuore: "Oh Laura, quanto vorrei che tu mi facessi ancora una carezza!". In quel momento senti la tua manina e tutto il tuo corpicino diventare morbidi e flessibili. Molte persone possono testimoniare che tutto ciò che sto scrivendo corrisponde a verità.

Era meraviglioso vedere anche il tuo piccolo volto, distrutto sì dal male, ma non più tirato e sofferente: sembravi un piccolo angelo ornato di purezza.

 

 

La grande festa di Laura

 

Cara piccola martire, il 13 settembre 1994 fu il giorno della tua ultima grande festa su questa terra: non posso dimenticarlo, fu triste e insieme meraviglioso. Le persone che in gran numero venivano a darti l'ultimo saluto se ne andavano col cuore penosi di dolore, ma anche di tanta pace. Scrive un tuo compagno: "Abbiamo un grandissimo ricordo di Laura, era sempre gentile con tutti, era buona con tutti. lo volevo molto bene alla Laura".

Quella mattina, quando arrivò la tua piccola bara bianca, la mamma disse al giovane autista di portarla via perché era troppo presto e di tornare nel pomeriggio: il ragazzo capì e si rese anche conto che la nostra famiglia godeva di una presenza molto particolare. Quando ritornò aveva un'auto tutta bianca e piena di fiori, per trasportare un Angioletto come te. Si stava realizzando la profezia che avevi fatto l'anno prima parlando del tuo vestito di carnevale. Avevi detto: 'Vanno prossimo mi vestirò da Angelo". E sembravi proprio un Angelo quel giorno, con i fiori bianchi tra i capelli, il vestitino fiorito e la coroncina del Santo Padre tra le mani.

La mamma non volle che si recitassero per te i Misteri Dolorosi, ma quelli Gloriosi.

Sei uscita da questa casa verso le 15, accompagnata dal canto della Salve Regina, e sei stata accolta in chiesa al suono festoso delle campane. Parlavano di gioia e di speranza anche i canti suonati durante la S. Messa dalla tua cara zia e madrina Daniela.

Quel 13 settembre concelebrarono 13 sacerdoti (gli altri, giunti in ritardo, seguirono la S. Messa insieme ai numerosi fedeli presenti) e il parroco Don Rino ebbe per te parole commosse e toccanti: ti aveva sempre seguito da vicino e poteva quindi ricordare i momenti più significativi del tuo lungo Calvario. 1 13 sacerdoti recitarono il "Padre Nostro" tenendosi per mano e con le braccia alzate: con i loro paramenti bianchi sembravano un girotondo di Angeli!

1 presenti erano così numerosi che la chiesa non riusciva a contenerli tutti. Molti di loro erano bambini della scuola elementare e materna accompagnati dalle loro insegnanti.

1 tuoi genitori seguirono la cerimonia di addio con molta serenità trovando anche la forza di cantare. La mamma indossava un abito dalla storia molto particolare: glielo aveva acquistato quel giorno stesso zia Marcolina. Alcuni mesi prima tu avevi consigliato con entusiasmo la mamma di comprarlo: "Mamma, compralo, è molto bello! ". La mamma allora non lo aveva fatto, ma tu evidentemente lo desideravi proprio per lei e hai provveduto a farglielo avere per

 

il giorno della tua festa, ispirando la zia che non conosceva affatto questo tuo desiderio. Che cosa pensare piccola stellina?

C'era un legame così forte fra te e la mamma che hai scelto per lei l'abito per la tua ultima festa: tu e mamma, con il vestito nuovo e fiorito, sembravate due primavere, una in terra e una in Cielo!

Accompagnarono la tua uscita dalla Chiesa le note festose dell'organo e delle campane, seguite dal forte applauso delle due ali di folla. Sulle porte della chiesa c'erano tante tue fotografie insieme al tuo ultimo disegno fatto per la Madonnina il 16 luglio: era proprio una grande festa, tutta per te!

Un lungo corteo si snodò dalla chiesa al cimitero per seguirti fino alla tua ultima dimora su questa terra. Al momento dell'estremo saluto il cielo limpido e luminoso all'improvviso si oscurò e scoppiò un violento temporale. Tanti dissero che con quell'acquazzone tu ci stavi chiedendo di purificare ì nostri spiriti, mentre una signora ricordò la tradizione che dice che piove sempre in abbondanza quando muore un Santo.

Quel giorno tutti tornammo a casa molto bagnati, ma nessuno si prese neppure un piccolo raffreddore. Come sei grande e misteriosa, piccola Laura!

 

PARTE Il

LAURA VIVE

 

Cara Laura, la tua bella storia non si interrompe con la tua partenza per il Cielo. Tu sei viva e operante in mezzo a noi come dice un tuo compagno: "Io mi ricordo che all’asilo stavo vicino alla Laura. So che lei è qui vicino a noi!". Anche una tua amica sente che le sei vicina e la proteggi: 1o ricordo di Laura che stavamo sempre insieme ed eravamo molto amiche. Ora lei è in Paradiso con gli Angeli, i Santi e Gesù e ci protegge ogni giorno!". Di questo è convinto anche un altro bimbo che dice: "La Laura, anche se non è con noi, ci vede!".

 

 

Il primo anniversario

 

L'l1 settembre 1995 ti abbiamo ricordata con una S. Messa concelebrata, un'altra grande festa di Laura! Sempre in questo giorno abbiamo fatto dipingere due bellissimi Angioletti e il tuo nome all'esterno della casa, sopra la finestra della stanzetta da dove sei partita per il Paradiso e che ora è diventata luogo di preghiera per molti. E' commovente vedere che tante persone che vengono a farci visita desiderano soffermarsi nel luogo dove hai trascorso i tuoi ultimi giorni, pregare e meditare vicino al tuo lettino di sofferenza. Anch'io, cara nipotina, quando entro nella tua cameretta faccio il segno della Croce e prego. In ogni angolo di questa casa c'è qualcosa di tuo, la tua presenza è ovunque!

 

 

Laura specchio dell'amore di Dio

 

Cara Lauretta, sei stata ricordata anche al Sacro Cuore di Saccolongo con una Messa speciale celebrata poco dopo l'anniversario della tua nascita al Cielo.11 Padre Superiore Giampietro Mattiello ha voluto trattenere una tua grande foto che ti ritrae mentre abbracci la Madonnina di Fatima venerata in quel convento: sei stata nominata Angelo protettore di quel luogo a te tanto caro.

Padre Giampietro, durante l'omelia, ha detto:

"Vorrei avere la voce degli Angeli, l'intelligenza dei Serafini e la fede dei Cherubini per poter parlare della vita di una bambina che aveva il dono mistico di vedere il suo Angelo Custode, che ha sofferto e che il Signore ha chiamato a sé in modo così misterioso(...).

Laura è stata qui tante volte a pregare stringendo a sé questa Madonnina che voi vedete. Da questo comprendiamo subito il grande dono della fede che è stato fatto da Dio ad una bambina resa ancora più fragile rispetto agli altri Piccoli a causa di una malattia che l'ha portata via in modo tanto orrendo ( ... ).

Il Signore fa bene tutte le cose, ci interpella sempre in prima persona, ci ama e ci chiama per nome: ognuno di noi oggi, attraverso l'insegnamento di questa bambina, deve imparare a sentirsi amato da Dio in modo particolare ( ... ).

Laura sapeva vedere pur non avendo più gli occhi, sapeva guardare a Dio con gli occhi della fede C..). Questa bambina, che non vedeva più, contemplava la Gloria di Dio ed ora è la nostra Protettrice e ci invita ad avere più fede. Allora ringraziamo il Signore dal profondo del cuore e ringraziamo anche Laura che ci ha dato un grande insegnamento

 

 

L'ottavo compleanno

 

Cara Laura, il 13 dicembre 1995 hai festeggiato il tuo ottavo compleanno in Cielo con Gesù, la Madonnina e il tuo amico Angioletto. Anche se non abbiamo

potuto spegnere insieme le candeline, anche se non ti vediamo più, tu sei sempre con noi spiritualmente e ci guidi e ci aiuti a sopportare il grande dolore della

tua partenza.

Ti abbiamo ricordata in quel giorno speciale durante la S. Messa al S. Cuore e poi abbiamo preparato il Presepe e l'albero di Natale accanto alla tua tomba. Alla S. Messa celebrata in parrocchia nel pomeriggio hanno partecipato molti bambini con le loro insegnanti. i tuoi compagni hanno riservato un banco tutto per te, al centro della classe, dove trova posto la tua fotografia: "Laura è venuta pochissimo a scuola, però c'è un banco sempre libero come se Laura fosse sempre vicina a noi. Lei è in Cielo con Gesù, gli Angeli e i Santi, sempre pronta a proteggerci. Laura resterà sempre nel nostro cuore come un’amica speciale"

 

 

Laura oltre frontiera

 

Pochi giorni dopo il tuo ottavo compleanno ho ricevuto una telefonata dalla Germania da parte di una signora che desiderava ricevere un tuo ricordo: aveva letto la tua storia sul giornalino "Armata Bianca" e si era molto commossa.

Dall'Ecuador ci ha scritto Padre Luigi Rizzo, chiedendoci un pacco con le tue foto-ricordo e informandoci che avrebbe dato il tuo nome alle prime bambine che avrebbe battezzato. Il caro missionario ha fatto conoscere la tua breve vita a moltissime persone che ora ti pregano come una piccola santa. Afferma Padre Luigi in una sua lettera: "Laura non è solo bella, ma è anche sacra"

 

 

La Prima Comunione dei compagni

 

Cara nipotina, domenica 26 maggio 1996 i tuoi compagni hanno ricevuto Gesù per la prima volta. E' stato un momento molto importante non solo per i tuoi amici, ma anche per tutti noi.

Abbiamo trascorso i giorni precedenti in un clima di preoccupazione: avevamo il timore di vivere quell'avvenimento con tristezza, ma non è stato così.

La tua mamma, vincendo ogni paura, ha preso parte alla S. Messa della Prima Comunione e il parroco, al termine della celebrazione, l'ha voluta accanto a sé perché distribuisse lei stessa le coroncine e i libretti del S. Rosario che, con amore di mamma, aveva preparato per i tuoi compagni.

A Don Rino ha consegnato un biglietto su cui aveva scritto: "La ringrazio per aver infuso in Laura l'amore per l'Eucarestia".

1 tuoi piccoli amici, guidati da zia Daniela, hanno cantato la tua poesia "La primavera" accolta dai fedeli che riempivano la nostra grande chiesa con un forte applauso e tanta commozione.

Accanto all'altare maggiore c'era un grande cartellone che riportava i nomi di tutti i tuoi compagni e, al centro, si leggeva anche il tuo.

Pure tra i disegni e le letterine posti davanti all'altare di S. Giuseppe eri presente con un tuo pensiero che diceva: "Cristo nostra Pasqua è risorto ed ora è vivo in mezzo a noi!"

Hai preso parte da protagonista a quella grande festa: la tua mamma mi ha detto che quello è stato per lei uno dei giorni più belli della sua vita.

Il parroco Don Rino scrive: "C'era un posto vuoto in chiesa quel giorno, quello di Laura Degan; ma Laura aveva già fatto la Prima Comunione il 6 luglio 1994: aveva preceduto tutti i suoi compagni e da allora aveva voluto che le venisse portata l’Eucarestia tutti i giorni."

 

 

Doni di Laura dal Cielo

 

Cara nipotina, quante persone mi dicono di averti sognata! Ti vedono con un visetto bellissimo e con un vestito lungo.

In tanti affermano di sentirti sempre vicina e mi chiedono la tua fotografia che in molte famiglie è esposta e venerata.

Scrive il maestro Fabio che a te piaceva tanto: "Il ricordo dì Laura ci commuove e porta con sé una dimensione misteriosa e profonda che tutti noi percepiamo come ricchezza nel dolore."

Una volta mi è venuta a trovare una giovane mamma con una bella confezione di fiori e mi ha raccontato la sua storia: mentre era in attesa del suo bambino i medici le avevano detto di non illudersi di portare a termine la gravidanza, ma lei non si è persa d'animo. Ha incominciato a pregare te, piccola Laura, perché intercedessi per loro presso Gesù e tutto è andato bene: ora è mamma di un bel bambino di nome Valentino!

Grazie, grazie ancora, cara Laura!

 

 

PARTE III

 

L'EREDITA' DI LAURA:

 

 

Cara Laura, la tua vita è una fonte sempre viva di insegnamenti: vorrei ricordare qui ancora alcuni episodi che mi hanno fatto molto riflettere e che devono diventare tesoro di tutti.

 

 

Manine generose

 

Cara stellina, come posso dimenticare le tue sante manine, generose come il tuo cuoricino?

Quando bussava alla nostra porta qualche persona bisognosa tu correvi a prendere qualcosa da offrirle, senza che nessuno ti dicesse nulla. Avevi fatto amicizia con un giovane ambulante nordafricano che chiedeva sempre tue notizie: quando ha saputo che eri volata in Cielo si è molto commosso e ha baciato la tua fotografia che gli ho donato per ricordo.

Quando ti ha fatto visita Monsignor Foralosso, Vescovo in Brasile, avevi appena 5 anni: gli hai donato il tuo salvadanaio e, quando già era uscito da casa tua, lo hai rincorso per consegnargli una bambolina da regalare ad una bimba brasiliana.

Durante il breve periodo in cui hai frequentato la scuola mettevi nella tua cartella due merendine: dicevi che una era per te e l'altra per chi ne fosse stato privo.

1 tuoi compagni ricordano bene questa tua generosità: "Mi dispiace molto che Laura non sia più in mezzo a noi perché era molto simpatica e mi aiutava quando avevo bisogno" scrive una tua amichetta e un'altra precisa: Io ho un caro ricordo di Laura: mi aveva regalato una bambola molto bella e mi aveva anche detto un segreto!"; conferma una terza: "Noi abbiamo tanti ricordi di Laura. Lei voleva sempre stare vicina a tutti, era gentilissima! Vorrei essere sorella di Laura!".

Provavi tanto amore e tenerezza anche per le persone anziane.

Quando venivi con me a trovare una zia in una casa di riposo la accarezzavi e le parlavi.

Una volta ci eravamo già congedate da lei quando tu sei tornata indietro e, accarezzandole le mani, le hai detto: "Domani vengo ancora a trovarti, sta' tranquilla!"

 

 

L'amore per il fratellino Marco e il cuginetto Gabriele

 

Cara Lauretta, quando è nato il tuo fratellino Marco

eri ricoverata in ospedale. Avevi la broncopolmonite e la febbre sempre alta, ma desideravi conoscere il nuovo arrivato.

All'insaputa dei medici e d'accordo con la cara infermiera Lucia ti abbiamo coperta bene e, protetta dalla mascherina, ti abbiamo portata da Marco. Era meraviglioso vedere come lo guardavi attraverso il vetro e lo salutavi con la manina!

Dopo essere tornata nella tua camera hai appeso sopra al lettino un cartellone con un fiocco azzurro e con la scritta: "Benvenuto Marco"

Tutti i medici e le infermiere, quel giorno, sono venuti da te per farti le congratulazioni.

Amavi molto anche il cuginetto Gabriele. Ricordo che il giorno del suo Battesimo hai detto: "Nonna io vengo alla festa anche se la gente mi guarda perché sono senza capelli."

Non hai smesso di occuparti dei due piccoli neppure quando eri già molto sofferente. Una notte del tuo ultimo agosto per tre volte mi hai ripetuto di ricordare al nonno di tenere chiuso il pozzo perché non rappresentasse un pericolo per i bimbi.

Ma come potevi, nelle tue condizioni, pensare a Marco e Gabriele?

Anche il tuo fratellino ha imparato a volerti molto bene. Dice di te: `Laura è la bambina più bella del mondo. Laura è la luce della mamma. Laura è andata in Cielo con la scala del nonno."

Cara nipotina, noi ti affidiamo il tuo fratellino e il tuo cuginetto: proteggili, tienili per mano, guidali, fa' che diventino bravi cristiani!

 

 

il digiuno

 

Cara Lauretta, ricordo che una mattina del tuo ultimo luglio mi hai chiesto che giorno fosse e, quando hai saputo che era giovedì, hai esclamato: "Oh che bello! Domani è venerdì e anch'io voglio mangiare pane e acqua come fa la mamma" Ho scoperto cosi, cara stellina, che la tua mamma offriva alla Madonnina anche questo bel fioretto che si univa a tanti altri e che anche tu, pur così debole e piccina, desideravi digiunare come lei.

Cara Laura, mi manchi tanto, mi mancano i tuoi esempi, il tuo sorriso, la tua soave vocina!

 

Il perdono

 

Dai pensieri che i tuoi compagni hanno scritto su di te è facile capire che sapevi perdonare con molto coraggio e generosità.

Dice una piccola amica: Io mi ricordo che lei era gentile con tutti, era brava, giocava con tutti, persino con quelli che le facevano male!".

E un altro bimbo conferma: "Quando giocavo con Laura era molto contenta. Qualche volta la prendevo in giro, ma lei mi diceva sempre che mi perdonava!".

 

 

La pazienza

 

Cara stellina, voglio ricordare l'ultimo Natale trascorso con te.

lo volevo sapere quale regalo volessi da Gesù Bambino e tu mi hai risposto: "Desidero i capelli lunghi per poi fare le treccine!" Hai però subito aggiunto che sapevi bene che, a causa delle cure che stavi facendo. il tuo desiderio, in quel momento, non poteva essere esaudito.

Sei stata forte e paziente fino alle fine.

Una settimana prima che ci lasciassi, ascoltando da zia Daniela il racconto di una cerimonia di nozze cui aveva partecipato, hai sentito che aveva con sé la bomboniera donatale dagli sposi e hai esclamato:

Fammela vedere!- 1 tuoi occhi però si erano già spenti da qualche settimana: non era possibile mostrarti quel dono. Hai così subito aggiunto: "Non importa, non importa!' e ti sei accontentata di ascoltare la descrizione di quel regalino.

 

 

Il coraggio

 

Cara piccola martire, ricordo che una sera del tuo ultimo agosto, quando già avevi perso la vista, sei scesa da sola dal piano superiore della casa: faceva caldo e desideravi prendere un po' d'aria, ma hai battuto il visetto sulla porta d'ingresso aggiungendo dolore a dolore.

Eri tanto brava e desideravi disturbare il meno possibile: tante volte andavi in bagno da sola per rinfrescarti il visetto e le manine.

Nei tuoi ultimi giorni non desideravi più prendere le medicine e io non ho mai capito se era perché avevi male alla bocchetta o se desideravi rinunciare a quei calmanti per donare le tue sofferenze al Signore Gesù.

Una mattina mi hai detto: "Nonna, questa notte ho avuto tanto male, ma non ho voluto dirlo!"

Sapevi comunicare questa forza anche agli altri: i tanti religiosi che sono venuti a farti visita, quando uscivano da questa casa, dicevano di sentirsi più forti e di voler portare alle loro parrocchie quell'energia particolare da te ricevuta.

Un giorno un Padre chiese alla tua mamma: "Che cosa provi ad essere la mamma di una bimba tanto speciale?" La tua mammina rispose con un bel sorriso. Anche lei è stata forte e coraggiosa come te. Non l'ho mai sentita dire: "Perché il Signore ha portato via la mia bambina?". Mai si è ribellata. Ora, pur sentendo il dolore del distacco, è serena e contenta di essere la mamma di una bimba straordinaria come te.

 

GRAZIE A TUTTI

 

 

Mia carissima e adorata nipotina, mentre scrivevo queste paginette in tuo onore e ricordo ho tanto desiderato essere una brava scrittrice per raccontare nel modo migliore la tua storia, la tua breve, ma intensa vita, invece sono solo una nonna, la tua nonna che ti ha voluto e ti vuole un'infinità di bene.

 

Grazie Lauretta per aver versato il tuo sangue fino all'ultima

goccia per noi, poveri peccatori, grazie per tutti i doni che ci hai

fatto e continui a farci, grazie per aver lasciato su questa terra

il tuo profumo di santità.

Ora intercedi per noi e per il mondo intero presso il Signore Gesù e lascia un posto speciale nel tuo cuoricino per i tuoi genitori e per Marco.

 

Grazie a Gesù, alla Madonnina e al tuo amico Angioletto per esserti rimasti vicini specialmente nei momenti di grande sofferenza.

 

Un grazie speciale al Santo Padre Giovanni Paolo II per le sue preghiere e le sue sante benedizioni.

 

Grazie al parroco Don Rino, a Padre Daniele, Padre Giampietro, Padre Diego, Don Roberto e Don Dino e a tutti i religiosi che ci sono sempre stati vicini in questi anni di sofferenza.

 

Un grande grazie anche ai bravi medici e infermieri e ai tantissimi parenti e amici che ci hanno aiutato anche materialmente in momenti tanto difficili.

 

Un grazie, infine, alle numerose persone che ci hanno scritto dopo aver conosciuto la tua bella e santa storia.

 

E grazie ancora a te, mia dolcissima nipotina Laura, dal profondo del mio cuore ti abbraccio forte, forte!

 

 

 

Cara Laura,

amo ricordarti mentre reciti

questa preghiera

"Gesù, Giuseppe Maria

vi dono il cuore e

l’animetta mia!".

 

Ora la tua animetta è in Paradiso,

tra le braccia amorose

della Mamma Celeste,

la migliore di tutte le mamme.

 

Rendo grazie a Dio

per avermi fatto il grande dono

di essere la tua mamma.

 

Eri, sei e sarai sempre

nel mio cuore.

La tua mamma

 

DISCORSO DI CHIARA LUBICH AL GENFEST 2000

 

Carissimi giovani,
bentrovati a questo Genfest che si celebra nel contesto della Giornata Mondiale della Gioventù, nel cuore del grande Giubileo del 2000, trionfo della fede cristiana - come si può costatare - nel mondo, ma soprattutto qui a Roma. E' mio compito in questo momento narrarvi una storia, una meravigliosa storia, iniziata da giovani di ieri, della quale sono stata testimone, e continuata poi con la collaborazione di giovani d'oggi.  E' una storia nota a parecchi di voi, ma non a tutti. Non ha tanto per protagonisti quanti sono stati coinvolti con me in un'avventura straordinaria, che a volte sembra togliere il fiato per la sua vastità e complessità; è opera piuttosto di Colui - Dio - che, come segue la grande storia umana, segue anche la nostra piccola storia, personale e collettiva. A Trento, nel nord Italia, infuriava la seconda guerra mondiale. Le bombe, che cadevano notte e giorno, distruggevano ogni cosa. Le mie compagne ed io avevamo i nostri sogni, i nostri ideali, come ad esempio per una farsi una famiglia; per un'altra arredarsi per bene la propria casa o, per un'altra ancora, cercare nello studio la propria realizzazione...
Ma... quel fidanzato non è più tornato dal fronte. Quella casa è stata sinistrata. Il mio studio di filosofia in una città universitaria è stato sospeso per gli sbarramenti della guerra. Tutto ciò a cui si pensava, veniva meno. Ogni nostro sogno s'infrangeva contro una cruda realtà.
Che fare?
Nella generale desolazione, nella costatazione evidente che tutto passa, si è affacciato alla mia mente un interrogativo: ci sarà un ideale che nessuna bomba può far crollare, per il quale merita spendere la nostra vita? E subito una luce, quasi una folgorazione: sì, c'è! E' Dio. Dio che è Amore. Dio, dunque, che ama ciascuno di noi, anche se non lo sappiamo. In un attimo, ho, abbiamo deciso di fare di Lui il perché, l'Ideale della nostra vita. E ci è sembrato che il suo amore si manifestasse in mille particolari nella nostra esistenza.
Ma, se Egli ci ama - abbiamo deciso - lo ameremo anche noi. La guerra intanto con i suoi bombardamenti, spietata, non lascia tregua. Dobbiamo correre più volte al giorno in un rifugio. Non possiamo prendere nulla con noi se non un piccolo libro: un Vangelo. E' in esso che avremmo imparato come fare ad amare Dio. Lo apriamo: una luce illumina ad una ad una quelle parole ed un impulso interiore ci spinge a metterle in pratica.
"Ama il prossimo come te stesso" (Mt 19,19), troviamo. Ed ecco che ci sforziamo di amare le sorelle e i fratelli che incontriamo, come fossero noi stesse.
"Qualunque cosa hai fatto al minimo dei miei fratelli, l'hai fatta a me" (cf Mt 25,40), leggiamo. "L'hai fatta a me", dice Gesù. Uscite dal rifugio, cerchiamo questi minimi: sono i nuovi orfani della guerra, i mutilati, i feriti, i poveri, gli affamati, i senza tetto... ed amiamo in essi Gesù.
Il Vangelo dice: "Date e vi sarà dato" (Lc 6,38). Diamo il poco che abbiamo e arriva tanta roba, così tanta che i sacchi e i pacchi riempiono ogni giorno il corridoio della casa. Il Vangelo ammonisce: "Cercate il Regno di Dio e il resto verrà in soprappiù" (cf Mt 6,33). Cerchiamo che l'amore regni in noi e arriva quanto ci è necessario. Così. Così sempre. Sembra di vivere nel miracolo. Due impressioni si imprimono nel nostro animo. La prima: ogni promessa del Vangelo si attua. Dunque il Vangelo è vero. Gesù mantiene anche oggi la sua parola. La seconda: nel Vangelo Gesù chiede soprattutto amore, e per amare dare. E' una cultura nuova quella che emerge da quel libro. La chiameremo in seguito "la cultura del dare". Intanto nuove ragazze e poi ragazzi ed altre persone si uniscono a noi per vivere la stessa esperienza. I pericoli della guerra però aumentano. Anche se giovani, possiamo morire da un momento all'altro. Nasce un desiderio in cuore: vorremmo conoscere la Parola di Gesù che gli è più cara per viverla a fondo, almeno in quelli che possono essere gli ultimi istanti della nostra vita. La scopriamo. Dice così: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Ed Egli ci ha amato fino a dare la vita per noi. In cerchio, le une accanto alle altre, ci guardiamo in faccia e ognuna dichiara all'altra: "Io sono pronta a morire per te", "Io per te...". Tutte per ciascuna. E l'amore reciproco diventa il nuovo stile della nostra vita. Si fa certamente tutto quanto dobbiamo (lavoro, studio, preghiera, riposo), ma sulla base del vicendevole amore. Non è facile però amarci sempre, non è semplice mantenere quest'unità. Per qualche nostra mancanza, si sperimenta a volte un profondo disagio. Come fare allora a ricomporre l'unità spezzata? Troviamo ben presto nel Vangelo la risposta. Pure Gesù, a causa nostra, ha provato il dolore della disunità quando in croce ha gridato: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Egli però non è rimasto in quello spacco. "Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito" (Lc 23,46) ha continuato, ricomponendo così la sua unità col Padre. Abbiamo deciso di fare così anche noi con i nostri fratelli, con le nostre sorelle.
Per quest'unità vissuta e sempre ricomposta, ecco la meraviglia! Gesù, che aveva detto: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome (cioè nel suo amore), io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20), veniva a stare in mezzo a noi spiritualmente ma realmente. E, perché Egli c'era, si provava una gioia mai prima conosciuta, una pace nuova, un nuovo ardore; e una sua luce ci guidava. E perché Gesù era fra noi, la gente attorno acquistava o riacquistava la nostra stessa fede; cosicché, dopo circa due mesi, eravamo già in cinquecento, di ogni età, di ogni categoria sociale, di tutte le vocazioni. Iniziava perciò a realizzarsi il sogno di Gesù, implorato dal Padre prima di morire: "Padre, che tutti siano uno". Si conosceva certamente anche l'incomprensione del mondo, e varie prove non sono mancate: ma l'albero, che porta frutto, va potato, dice il Vangelo. E i frutti sono stati senza numero. A Trento quel primo gruppo, allargandosi, era diventato ormai Movimento, che - finita la guerra - si è diffuso come un'esplosione, dapprima in Italia, in Europa e poi negli altri 4 continenti. Ora è presente in 182 nazioni del mondo, in tutte, praticamente. Cosicché l'amore, l'amore vero, divampa in ogni angolo della terra: è un'autentica rivoluzione d'amore. Alla vita del Movimento partecipano, oltre i cattolici, cristiani di 350 Chiese, fedeli di altre religioni e persone di culture diverse ma di buona volontà, tutti legati dal dovere di amare, iscritto nel DNA di ogni creatura umana, e presente nei principali libri sacri delle varie Religioni.
Sin dall'inizio della nostra avventura si era capito che con questo spirito d'amore, d'unità, di fratellanza, avremmo visto nascere su tutta la terra "uomini nuovi", rinnovati dal Vangelo. E oggi è così. E' un fenomeno ormai consolante che riguarda milioni di persone. Si era capito che in seguito avremmo visto "città nuove" tutte informate dall'amore vero, dalla pace, dalla giustizia, dalla libertà. Ed ora nei 5 continenti sono sorte, più o meno complete, 20 cittadelle che portano nel loro seno persone di ogni età, delle nazioni più diverse, di varie razze, di molte lingue, tutte unite, un cuor solo, a testimonianza d'un futuro possibile mondo unito.
Si prevedeva ancora il rinnovamento di popoli interi, il sorgere di "popoli nuovi". Intanto, lungo gli anni, ecco altri giovani ai quali abbiamo passato, per così dire, la nostra bandiera. Su una faccia è scritto: unità, il nostro fine; sull'altra la chiave per realizzarla: Gesù abbandonato. Ed è nato il Movimento Gen, generazione nuova. I giovani e quelli che sono loro succeduti via via, proprio per le qualità naturali e spirituali loro proprie, hanno rappresentato sempre per tutti noi l'autenticità, la purezza, l'arditezza, la vastità e la concretezza del nostro Ideale. E in questi ultimi decenni il loro contributo alla causa comune è stato consistente e determinante. Posso raccontarvi qui solo una delle loro azioni. Per capirla bene, occorre che vi narri una storia, quasi una favola, riguardante un popolo africano del Cameroun anglofono. Nel 1966 veniamo a conoscenza della situazione dei Bangwa, gente che viveva in piena foresta, poverissima, affetta da molte malattie, con una mortalità infantile del 90%, che faceva prevedere la completa estinzione della popolazione. Disperati si erano decisi di innalzare, per un anno intero, assidue preghiere all'Essere supremo della loro religione tradizionale, ma senza risultato. "Forse abbiamo pregato troppo poco - hanno detto -; preghiamo un altro anno". Ma alla fine del nuovo anno ancora nulla. "Forse siamo troppo cattivi. Affidiamoci alle diamo un'offerta", hanno concluso. Quel Vescovo, venuto a Roma, chiede a noi dei focolarini medici. Accorrono e aprono ben presto, in una squallida capanna, visitata anche da qualche serpente, un dispensario.   Sentono, come primo dovere, di amarsi fra loro reciprocamente per dare testimonianza del Vangelo che vivono. Amano pure tutta quella gente, indistintamente, ad uno ad uno, sull'esempio del Padre nel Cielo, che manda sole e pioggia su buoni e cattivi. Amano sempre, per primi... In una delle mie prime visite di quegli anni, mentre gruppi di Bangwa, di fronte a noi e al loro re, il Fon Defang di Fontem, saggio e prudente, si alternavano in varie danze, in un'ampia radura nella foresta, ho avuto come una previsione: mi è sembrato che Dio come un sole avvolgesse tutti loro con noi; e in quel sole, quasi segno divino, m'è sembrato di presagire lì, in piena foresta tropicale, la nascita di una città, costruita insieme; città a cui molti sarebbero accorsi per vedere cos'è l'amore, che cos'è la fraternità umana. E l'ho detto. Ben presto arrivano aiuti d'ogni genere. Ci pensano soprattutto i nostri giovani, gen di tutto il mondo, interessando molti al progetto e lanciando la cosiddetta "Operazione Africa".
Si può così edificare un modesto ospedale, aprire scuole. Salendo su un monte, imprigionare una sorgente per un minimo di elettricità per l'ospedale. Si costruiscono case dapprima con mattoni di pota-pota, cioè di terra bagnata, poi più solide. Alcuni gen, di tempo in tempo, raggiungono gli altri sul posto, si rimboccano le maniche e offrono il loro lavoro almeno per uno o due anni. Focolarini e gen insieme continuano ad amare tutti quei fratelli nell'estremo bisogno ed a rafforzare il loro amore reciproco con tenacia. Sono essi stessi, il loro modo di comportarsi, le uniche parole vive che possono offrire a quel popolo. Tra i Bangwa c'è chi osserva a lungo per mesi: ancora prevenuti contro il colonialismo, vogliono accertarsi se quegli uomini e quelle donne bianchi abbiano, nel loro agire, degli interessi personali. Convinti della sincerità e trasparenza dei nuovi ospiti, decidono di collaborare, e focolarini, gen e Bangwa si trovano così tutti affratellati nel costruire il bene comune di quella popolazione.
Passano gli anni e tutto cresce: l'ospedale si è ingrandito; la mortalità infantile si è ridotta al 2%; la piaga della malattia del sonno è debellata; si è costruito un College con le classi inferiori e superiori; vengono aperte 12 strade per il collegamento con i vari villaggi. I nostri, con l'aiuto dei Bangwa, costruiscono una sessantina di altre case; loro, con il nostro, molte altre. E' stata edificata anche una bella chiesa, richiesta dai molti cristiani presenti.  Intanto Fontem, diventa dapprima sottoprefettura e ora prefettura. Il governo vi ha aperto alcune scuole, installato un acquedotto e portato la luce elettrica. In questi ultimi mesi, dopo più di trent'anni, sono ritornata a Fontem e la nuova città bella e grande è sotto gli occhi di tutti, visitata spesso da gente di altre nazioni africane e non solo. La fama della sua peculiarità s'irradia. L'abbiamo attraversata in lungo e in largo ed abbiamo visto gente felice, bimbi bellissimi, sani e paffutelli, giovani robusti e forti, signore ben vestite... E tutti salutavano e sorridevano. In quei giorni ci hanno riempito di regali.
Abbiamo saputo che l'ospedale è così apprezzato che preferiscono curarsi da noi anche malati della capitale. Le scuole sono così stimate che vengono frequentate da ragazzi mandati dai genitori Bangwa che, una volta laureati, occupano ora posti di responsabilità come direttori di banca, avvocati, professori universitari e anche deputati, consoli, ambasciatori... in alcune nazioni d'Europa e in America.
Abbiamo visto cosa può fare l'amore, cosa può costruire la fraternità vissuta tra persone di due continenti, divenute una cosa sola.
Ed ora? Molti Bangwa continuano a professare la religione tradizionale e la struttura di base è sorretta ancora da un sistema ancestrale che si regge su mille norme tradizionali, ma si può dire che la fraternità laggiù trionfa e fa "miracoli". Il nuovo re, il dott. Lucas Njifua Fontem, figlio del precedente, ha visto e ha capito. "Tutti quelli che seguono questa via - ebbe a dirci - sono giusti e retti e concorrono al bene del popolo."  Egli dichiara apertamente che, lì a Fontem, gli abitanti che seguono il Movimento non gli presentano mai alcun problema; non bisticciano per i confini delle loro terre, ma li definiscono in armonia; vivono assolutamente in pace. Tra loro nessuno ruba; non feriscono e tanto meno uccidono; sembra non abbia senso per loro la polizia; l'analfabetismo si sta attenuando; trovano soluzioni per tutti i problemi riguardanti la famiglia; salvano la vita, già molto apprezzata dalla cultura africana, in ogni sua età; curano la salute con meticolosità; rispettano l'autorità e hanno profonda stima degli anziani; sono d'una generosità incredibile: la "cultura del dare", effetto della fraternità, brilla. Per questo il re, pubblicamente, durante quest'ultimo nostro soggiorno, si è messo alla testa del suo popolo, invitando tutti, con decisione ed ardore, a far proprio lo spirito del nostro Movimento.
L'amore evangelico sta, dunque, trasformando una tribù in un popolo e questo popolo ha fatto dell'umanità, lì presente, una fraternità socialmente solida che ha raggiunto pure il proprio fine politico: il bene comune. E l'amore reciproco sta trasformando questo popolo in Regno di Dio, quasi in un piccolo Paradiso.  E' proprio questa, quindi, l'ora dei popoli nuovi. Come avete sentito, protagonisti del "miracolo", appena descritto, sono stati con i focolarini, che vi hanno speso forze, lavoro, tempo e qualcuno la vita, i nostri giovani che hanno lavorato sodo e a lungo nel mondo intero. In questo momento a Fontem mancano ancora molte cose. E, accanto al popolo Bangwa, a Fonjumetaw vive un altro popolo, con un altro re che ha lo stesso sogno di quello di Fontem. Lo abbiamo conosciuto e incominciato ad aiutare. Ma tutt'intorno a Fonjumetaw c'è ancora foresta impenetrabile, malattie e fame...
Durante il nostro soggiorno laggiù personalità ecclesiastiche, che sanno della presenza del Movimento in molte nazioni del continente africano, ci hanno incoraggiato dicendo: "Ciò che avete fatto a Fontem dovete farlo in tutta l'Africa e nel Madagascar".
Carissime e carissimi, è una sfida questa. Dobbiamo accoglierla? I focolarini, per quanto possono e per quanto Dio li aiuterà, hanno già detto il loro sì. Che diranno i giovani? Sono certa della loro generosità. Amiamo, carissimi giovani, continuiamo ad amare, e il mondo intero cambierà. Amiamo e concorreremo a costruire la "civiltà dell'amore" che il nostro pianeta, pur nelle sue tensioni, ma anche nelle sue attuali aperture e possibilità, attende. Gesù desidera che il mondo sia invaso dall'amore: "Fuoco - ha detto - sono venuto a portare sulla terra e che altro voglio se non che s'accenda?" (Lc 12,49). Diamogli la possibilità di vederlo divampare anche per il nostro
impegno.
L'idea allora di un mondo più unito, di un mondo unito, per cui molti giovani oggi si battono, non sarà solo utopia, ma diverrà, nel tempo, una grande consolantissima realtà. E il tempo futuro è soprattutto nelle vostre mani. Con Dio in cuore tutto si potrà. E Dio lo vuole certamente. Saremo, sarete all'altezza?
Chiara Lubich

 

GRANDE OPERA MARIANA GESÚ E MARIA mensile di formazione spirituale seguendo il Catechismo della Chiesa Cattolica       

Direttore responsabile : Padre Giulio Maria Scozzaro

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA SBRICIOLATO PER CONOSCERLO.
PER DIVENTARE CATTOLICI CONSAPEVOLI E  SICURI DELLA PROPRIA FEDE CATTOLICA

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CHI SIAMO


Per Grazia di Dio, questa Associazione rimane fedele al Magistero autentico della Chiesa, è sostenuta moralmente da Cardinali e Vescovi, da numerosissimi Sacerdoti, Religiosi e laici. Ringraziamo di vero cuore i circa trenta Cardinali e Vescovi che ci hanno manifestato in vari modi - soprattutto con le lettere- il loro sostegno morale e il loro apprezzamento verso i nostri libri e la nostra spiritualità. Attualmente sono diverse migliaia gli associati iscritti, che lavorano con noi per difendere il Magistero autentico della Chiesa Cattolica e fare conoscere Gesù e Maria seguendo la sana Tradizione della Chiesa. In Italia l'Associazione conta numerosi Centri Distribuzione Libri ed intende estendere maggiormente la diffusione dei libri, grazie ai collaboratori che ci aiutano. Pubblichiamo e diffondiamo ad offerta libera (senza commercio), libri spirituali, che espongono con semplicità e fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica: la Dottrina della Chiesa Cattolica;  l'Eucaristia e l'Adorazione Eucaristica; le grandezze della Madonna come sono state esaltate in duemila anni di cristianesimo;  l'eccelsa dignità del Sacerdote, chiamato da San Dionisio "Uomo Divino"; il significato della consacrazione alla Madonna, perché farla e come viverla; il Sacrificio della Santa Messa; la spiritualità della Santa Famiglia di Nazareth.

La Grande Opera Mariana è una proposta internazionale dell'Associazione Cattolica "Gesù e Maria", che comprende tre progetti particolari. Ha come fine generale, quello di custodire intemerato il Magistero autentico della Chiesa Cattolica, di difenderlo e di promuoverne la conoscenza, attraverso l'apostolato, la stampa e gli altri mezzi di comunicazione. I tre progetti particolari della Grande Opera Mariana si basano:

1) riproporre il nuovo CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA per aiutare i cattolici a conoscere adeguatamente e difendere la propria Fede Cattolica;

2) stampare e diffondere libri spirituali, fedeli al Magistero, semplici per ogni tipo di lettore, per fare conoscere convenientemente Gesù, la Fede Cattolica e la Madonna;

3) divulgare la devozione al Cuore Immacolato della Madonna, facendo conoscere ovunque sarà possibile e con tutti i mezzi leciti le Sue Grandezze.

FANNO PARTE DELLA GRANDE OPERA MARIANA:


i Gruppi di Preghiera "Gesù e Maria",
la Statua della Madonna Pellegrina
e la Cordata Spirituale.



Presentazione del nostro periodico "GRANDE OPERA MARIANA"
di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Antonio Santucci
Vescovo di Trivento



PERCHÉ QUESTA NUOVA RIVISTA?

Il grande Giubileo, voluto tenacemente dal Santo Padre è un insigne dono dello Spirito Santo, perché la Chiesa tutta si rinnovi al soffio dello Spirito Santo secondo gli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. Dinanzi ad un mondo in preda al secolarismo che divinizza l'uomo e le sue passioni sregolate, fatte passare come espressione di libertà, del soggettivismo che nega la validità di una legge eterna al di sopra del fluttuare delle mode passeggere e dell'edonismo che ha come legge la sfrenatezza morale, lo Spirito Santo ha suscitato il Concilio per far brillare la realtà del mistero della Chiesa, l'importanza della Parola di Dio, il fine ultimo dell'esistenza umana che è la comunione con Dio e con i fratelli, che inizia sulla terra con la Grazia santificante e si perpetua nella beatitudine eterna nel santo Paradiso.
Purtroppo spesso si strumentalizza il Concilio per avallare le tesi più strane, in contrasto con il magistero autentico della Chiesa.
Ma chi conosce, in profondità i Documenti del Concilio?
Chi conosce le verità della Fede? Dopo il catechismo per la Prima Comunione e per la Cresima, quanti proseguono in un serio cammino di Fede?
E così anche il gran dono del Giubileo rischia di passare senza produrre la necessaria conversione dei cuori nell'incontro personale con il divino Risorto.
Ma "non dorme il custode di Israele": in questi anni il Signore sta suscitando movimenti, iniziative varie che fanno sperare in una fiorente primavera.
Fra queste iniziative merita considerazione ed incoraggiamento l'impegno preso dall'Associazione Cattolica Gesù e Maria che si prefigge di portare a tutti, mediante una pubblicazione periodica, la conoscenza delle Verità della Fede, seguendo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Questa benemerita Associazione scende in campo con la volontà decisa di far trionfare il Regno di Dio, annunciato da Gesù, mettendo allo scoperto gli errori dottrinali che serpeggiano nel mondo. Fra questi errori, è grave
danno la perdita del senso del peccato. La pseudocultura del momento afferma che l'uomo è libero nel senso che può fare ciò che vuole, seguendo i propri impulsi, le proprie sregolate passioni, senza alcun riferimento alla Volontà di Dio, che ci è fatta conoscere dalla retta ragione e specialmente dalla divina Rivelazione. Alla base c'è la negazione pratica del peccato originale per il quale l'uomo si illude di essere dio di se stesso.
Per liberarci da questa fatale illusione il Verbo di Dio, prendendo la nostra natura umana, si è fatto obbediente alla Volontà del Padre fino alla morte e alla morte di croce. Con questa obbedienza amorosa ci ha liberato dalla schiavitù del peccato e ci ha reso la dignità di Figli di Dio, eredi del Paradiso. Fortificati dal dono del suo Santo Spirito ci rende capaci di essere pietre vive della Chiesa, costruttori e diffusori del Regno di Dio sulla terra. Tutto questo in sintesi si propone la benemerita Associazione Cattolica Gesù e Maria. Alla pubblicazione di interessanti libri ed altre benemerite iniziative, ora affronta il grave compito di offrire una rivista periodica totalmente dedicata a far conoscere l'autentica dottrina della Fede che la Chiesa annuncia per mandato del suo Divino Fondatore fin dalle origini.

 

"Gli Amici di Lazzaro"

 

è formato da un gruppo di ragazzi e ragazze che dal 1997 , hanno iniziato ad avvicinarsi alla realtà della stazione ferroviaria di Porta Nuova a Torino. Ispirato da una esperienza iniziata da Padre Jean Paul Hernandez s.j. , il gruppo si è poi sviluppato autonomamente e ha proseguito il cammino.

E' tuttora in evoluzione , varie volte la settimana alcuni gruppi di giovani si ritrovano in quella che è la più grande stazione del capoluogo piemontese . Gli incontri consistono in un momento di preghiera e canti (che si svolge in Piazza in primavera ed estate e sotto i portici o nella cappellla della stazione nel resto dell'anno) e poi in un momento di incontro e di ascolto con tutte le tipologie di persone che fanno di Porta Nuova la loro casa o il loro punto di incontro&: barboni, alcolisti, prostitute, tossici, persone sole in particolare anziani e stranieri spaesati.

Il canto è un mezzo che attira soprattutto gli stranieri, apertissimi a parlare ed a pregare col gruppo nonostante spesso la religione differente.Un thè caldo, qualche brioches o dei cracker sono la scusa per avvicinare i senza-casa. Il tutto in una ottica diversa da quella delle tante associazioni di assistenza già esistenti ed operanti sul territorio : il gruppo infatti non pretende di risolvere le situazioni, anche se cerca almeno di indirizzare alle altre varie realtà esistenti, e non va a Porta Nuova per dare cose o servizi pratici, ma per dare solo ascolto e i rapporti creatisi con i nostri "amici" ne sono la prova : è la solitudine la più grande povertà del 2000 in occidente, dove un piatto caldo e un vestito usato non mancano mai, ma dove mancano cuori ed orecchie disponibili all'ascolto.

Ora stiamo aprendoci a varie realtà tra cui la prostituzione e abbiamo tanti amici disponibili a collaborare ed impegnarsi per ANNUNCIARE IL VANGELO ai poveri con il nostro AMORE GRATUITO!!

sostienici con la tua preghiera, col tuo tempo materiale o nel modo che ti è più congeniale!! :

Amici di lazzaro:  email.gif (1029 byte) o telefonate al Cell.  0349 4665365


LA MEDAGLIA di MARIA

portala sempre con te, diffondila!


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La medaglia si può richiedere gratuitamente a:

Opera Giovanni Cattarin per la salvezza dei giovani

presso Libera Camerin

Via di Vittorio 204

20098 S. Donato Milanese (Mi).




La medaglia di cui parliamo trova la sua origine a partire dalle apparizioni nella cappella della Rue du Bac di Parigi. Il 27 Novembre 1830, di Sabato la Vergine apparve a Santa Caterina Labourè, Figlia della carità e le affidò la missione di coniare una medaglia sul modello da Lei stessa presentato. Sebbene potremmo dire che Maria volle tale medaglia per sé, possiamo intuire come i sentimenti che allora nacquero nel suo cuore fossero stati tutti rivolti a noi, i suoi figli. Per tale devozione il 27 Novembre è un giorno particolarmente importante. Il significato di questo giorno, che precede di poco quello dell'immacolata concezione (8 Dicembre) lo possiamo trovare indicato nella medaglia stessa, dove si legge: "O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi". Vorrei porre in evidenza come in pochi anni ed in modo veramente prodigioso, la medaglia si diffuse in tutto il mondo. Nel 1854 dal momento in cui questa devozione stava posando profondamente le sue fondamenta e suscitava un gran numero di conversioni, papa Pio IX poneva il dogma dell'immacolata concezione.
Approfondendo il significato della medaglia bisogna evidenziare come i raggi rappresentati in essa hanno un profondo significato. Essi si diffondono verso il mondo a partire dalle pietre preziose che ricoprono le dita di Maria. A Lourdes è significativo il modo in cui la Madonna apparì a Santa Bernadetta, che disse così a riguardo di quell'incontro: "La Signora della grotta mi è apparsa com'è rappresentata nella medaglia di Maria". Ora è possibile immaginare che anche Santa Bernadetta, abbia compreso l'importanza di quei raggi radiosi, simbolo della grazia donata da Dio al mondo. Possiamo perciò affermare che come Lourdes è una continua sorgente di Grazia e di misericordia, così questa medaglia è un potente segno della grazia e della bontà di Maria per i peccatori, gli infelici e tutti i Suoi figli. Vorrei suggerire come sia davvero importante capire il significato della medaglia e di tali raggi poiché è in essi che scopriamo l'amore della mamma di Gesù per noi, un amore che la Madonna vuole donarci come espressione pura di quella relazione che Lei desidera instaurare con noi, con semplicità. Infatti, è certo il caso di dire che Maria ci ama con un'intensità, pari a quella con cui Lei ama Suo figlio Gesù. Tutto questo ci può aiutare a comprendere l'importanza di questa medaglia e della devozione a Maria; quanto dolce e delicato sia il suo Cuore che veramente palpita d'Amore, il quale fu concepito senza peccato. Finalmente desidero portare l'attenzione alle immagini di Maria e Gesù che sono sulla medaglia. Possiamo osservare come quei due cuori siano così vicini; quale unità vi sia fra la lettera "M (aria) e la croce; quest'ultima sembra, attraversare al centro la M, dividendola in due parti, come una spada che la attraversa smembrandola, squarciando in due il suo Cuore: ciò non può che far tornare alla mente la profezia del profeta Simeone nel tempio. Tutto questo rende
più che mai evidente il grande amore di Gesù per Sua Madre e quanto i loro cuori siano uniti. Veramente Gesù nacque da un cuore ricolmo della propria grazia, nel quale si sentiva accolto come nella sua dimora.
L'arcivescovo di Parigi, Mons. Quelen, fece fare una inchiesta ufficiale sull'origine e i prodigi relativi alla medaglia. Ecco la conclusioni: <<La straordinaria rapidità con cui la Medaglia si è propagata, il numero prodigioso di medaglie coniate e distribuite, i sorprendenti benefici e le
singolari grazie ottenute dalla fiducia dei fedeli, sono altrettanti segni con i quali il Cielo ha voluto confermare la realtà delle apparizioni>>. A Roma nel 1846, in seguito alla prodigiosa conversione di Alfonso Ratisbonne, Il Papa Gregorio XVI approvò le conclusioni dell'arcivescovo di Parigi. Tu che ami la Madonna e che porti a sua medaglia, recita ogni giorno l'invocazione della Medaglia: << O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi>>.
Racconta la santa: "Ella (la Madonna) aveva gli occhi rivolti al Cielo e il Suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a nostro Signore. Tutto ad un tratto le Sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i Suoi piedi...Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi, la bellezza e lo splendore di questi raggi così sfolgoranti!... e la Vergine santissima aggiunse: "Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che Me le domandano", facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la Santissima Vergine e quanto ella è generosa con le persone che la pregano; quante grazie ella accorda a coloro che le chiedono e quale gioia Ella prova nel concederle. In quel momento io ero e non ero... non so... io godevo. Ed ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio, dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d'oro: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi". Allora si fece sentire una voce che
mi disse: "Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". All'istante mi parve che il quadro si voltasse, ed io vidi il rovescio della Medaglia.  Vi era la lettera "M" (iniziale del nome di Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera "I"(iniziale del nome Jesus, Gesù). Più sotto vi erano due cuori, uno circondato di spine (quello di Gesù), l'altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne ed, io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione.
San Massimiliano Kolbe: Con fede San Massimiliano adoperò la medaglia come principale mezzo di apostolato. Con la medaglia ottenne dalla Madonna innumerevole grazie. Diceva: "l'immacolata veglia con particolare sollecitudine su coloro che la amano. Confida illimitatamente in Lei" ed ancora: "non c'è grazia che non sia proprietà dell'immacolata, data a Lei perché la distribuisca liberamente".
Madre Teresa di Calcutta: Ecco le parole di madre Teresa riferendosi a questa medaglia: <<Una copia di poveri venne una volta da noi e disse: "Siamo sposati da sedici anni ma non abbiamo figli. Desideriamo tanto un figlio. Non potete pregare per noi o fare qualcosa?". Diedi loro una medaglia di Maria. Entrambi erano indù, è per questo che diedi loro la medaglia e dissi: "Spesso, nel corso della giornata, ripetete: Maria, madre di Dio, donaci un figlio". Ed essi pregarono e pregarono. In effetti pregarono molto spesso, Dio solo sa quanto. Dopo due o tre mesi il marito venne da me e disse: "Madre, mia moglie aspetta un figlio".
Vedete. Dovete avere una grande fiducia nella Madonna. Ella non vuole che qualcosa accada alle famiglie, perché vi ama, perché Gesù, Suo Figlio, vi ama teneramente. Pregatela sempre perché sia vostra Madre.>>
Dal messaggio di Maria Santissima, Regina della Pace: <<Cari figli, oggi vi invito a mettere ancora più oggetti benedetti nelle vostre case e che ciascuno porti addosso qualche oggetto benedetto. Benedite tutti gli oggetti perché satana vi tenti meno avendo così una corazza contro di lui. (Medjugorje 18 / 07 / 1985)>>

Bibliografia:
Scritti del Centro Mater Divinae Gratiae.
Roswitha Kornprobst, Preghiamo con Madre Teresa; Edizioni Paoline.
Raffaella e Roberto Gava, Ecco tua Madre, La Consacrazione al Cuore
Immacolato di Maria; Edizione Ancilla 1992.

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