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Adozione
a distanza : solidarietà o moda? Caffulli ci guida in
un viaggio alla scoperta della forma di aiuto al Sud
del mondo più diffusa in Italia.
Dopo
aver dato uno sguardo alla storia del sostegno a
distanza, fino alle recenti proposte di
regolamentazione del settore, l'Autore presenta
alcuni casi che dimostrano quanto variegato e vivace
sia il fenomeno. Il messaggio che traspare è che
"gli adottanti" non compiono una semplice
elemosina, ma un vero atto di giustizia che modifica
il loro stile di vita : "Mi sento una mamma più
ricca e più felice sapendo di poter regalare un
sorriso non solo ai miei figli, ma anche ad altri
bambini che ne hanno il diritto" (Cristina
Parodi); "Se chi leggerà il volume di Caffulli
avesse negli occhi la gioia di una bambina che ho
conosciuto in Romania, capirebbe immediatamente quanto
valore ha l'adozione a distanza" (Don Gino
Rigoldi). Arricchiscono il testo una serie di
documenti basilari e un vademecum degli enti che si
occupano di adozione a distanza nel nostro Paese.
Un figlio
all'altro capo del mondo
L'agile
volumetto (Editrice Monti, pagine 192, lire 20
mila) è diviso in tre parti. La prima tratta
delle origini e delle peculiarità
dell'adozione a distanza.che non a caso ha
vissuto la sua fase di massima espansione In
concomitanza con la grave crisi attraversata
dal sistema di cooperazione internazionale
allo sviluppo. La seconda annovera esperienze,
testimonianze e storie di adottanti e
adottati. La terza comprende un elenco-guida
delle associazioni, degli istituti e dei
movimenti che operano nel settore (tra
cattolici e laici, circa 300), oltre a un
vademecum. rivolto alle famiglie che
desiderano avviare una pratica di adozione a
distanza con tutte le garanzie e le
assicurazioni del caso. L'appendice illustra
l'aspetto normativo: per il momento non
esiste, una legislazione m materia, le
proposte di legge presentate sinora sono
abortite e la via più praticabile e opportuna
appare quella di una "carta di
autoregolamentazione".
Don
Rigoldi, che introduce il testo, mentre la
presentazione è di Cristina Parodi, considera
l'adozione a distanza "una forma di
beneficenza non assistenziale, ma dinamica,
perché cambia realmente la vita delle
persone". Intervenendo alla presentazione
milanese del volume, insieme a padre Giancarlo
Politi del Pime e Luisa Chiodaroli
dell'Associazione Volontari per il Servizio
Internazionale, il fondatore di Comunità
Nuova è stato ancora più esplicito:
"Questo è un atto di giustizia da parte
del Nord verso il Sud del mondo. E' un
risarcimento nei confronti dei bambini per ciò
che rubiamo alla loro vita, alla loro
famiglia, al loro Paese". Ha un sogno,
don Gino: "Svuotare orfanotrofi e
istituti. Perché una famiglia e sempre
migliore della migliore comunità".
Pubblicato
sul settimanale "Il Nostro Tempo",
domenica 18 febbraio 2001
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Famiglia
Cristiana n.51 del 24/31-12-2000 - Aiutiamo anche i
figli degli altri - Adozione a distanza
SPECIALE
- Adozione a distanza Aiutiamo anche i figli degli altri
di RENATA
MADERNA
Trecentomila lire: tanto costano le scarpe
più amate dai nostri ragazzi. E tanto serve per
nutrire, vestire e far studiare un bambino povero del
Terzo mondo. A dircelo sono i tantissimi enti, molti dei
quali cattolici, che si dedicano al "sostegno a
distanza", un modo di aiutare chi è in stato di
bisogno, ma anche la sua famiglia e la sua terra. Una
piccola guida per non sbagliare.
L'ultimo modello delle scarpe più amate dai nostri
figli costa più o meno 300.000 lire. La stessa cifra è
sufficiente per dare da mangiare, dormire e studiare per
un anno intero a uno dei tanti bambini del mondo che di
scarpe non ne posseggono neppure un paio.
Di questa semplicissima equivalenza si sono resi conto
in molti negli ultimi anni nel nostro Paese, i circa due
milioni e mezzo di italiani (cifra calcolata per
difetto) che hanno sottoscritto una "adozione a
distanza", come è definita nel parlare comune la
forma di sostegno che riesce spesso, forse sempre, a
evitare proprio il percorso dell’adozione vera, che
diventa l’ultima strada di salvezza per i bambini del
Sud del mondo quando si fallisce nel sacrosanto
tentativo di lasciarli a vivere nel proprio Paese e
nelle proprie famiglie.
Sono uomini, donne, molti anziani e anche alcuni bambini
(che hanno rinunciato per questo motivo ai regali per le
Comunioni e le Cresime) che conservano in un angolo
della casa, nel cassetto del mobile buono o in una bella
cornice, la fotografia di un bambino africano, asiatico,
sudamericano o dell’Est europeo, cui donano una
speranza di vita in più. Un’immagine che nella sua
sobrietà non deve rischiare di far perdere di vista il
quadro completo, presto descritto con una cifra: 1.500
miliardi raccolti ogni anno in questo modo, a fronte dei
1.000 stanziati dallo Stato per la cooperazione
internazionale.
«Il fenomeno, che nasce in casa cattolica, con
l’adozione spirituale e il sostegno ai seminaristi, ha
conosciuto nell’ultimo decennio un tumultuoso sviluppo»,
spiega Giuseppe Caffulli, caporedattore del mensile
Mondo e Missione, autore del recentissimo libro Un
figlio all’altro capo del mondo (Monti, pagg. 188,
lire 20.000), interamente dedicato al sostegno a
distanza. «Si sono moltiplicati in maniera esponenziale
i gruppi, le associazioni, gli enti nati per promuovere
questa nuova forma di cooperazione. Gli istituti
missionari hanno tra i primi imboccato il cammino,
cogliendo nell’adozione a distanza anche
un’importante occasione per educare il Primo mondo
alla condivisione».
Associazioni, gruppi, ma anche singole parrocchie hanno
organizzato una rete di sostenitori per "i figli
degli altri" di tutto il mondo: impossibile citarli
tutti, e inadeguato il breve approfondimento che in
queste pagine dedichiamo ad alcuni fra i molti enti
seri, affidabili, dalle opere ricche di frutti. Basti
pensare che la guida di Caffulli, preziosa per chi
voglia capire prima di donare, ne cita oltre 200, un
enorme serbatoio di proposte, per tipo di impegno
economico, luogo di destinazione, modalità di
intervento.
«Chi intende fare un’adozione a distanza dovrebbe
ricordarsi di porre una serie di domande», consiglia
Caffulli. «È importante informarsi su quali siano i
referenti nei Paesi in cui i bambini vivono, da quanto
tempo l’associazione opera, sulle modalità di
pagamento e la durata dell’impegno, su quale
informazione viene fornita, sia sulle condizioni dei
bambini sia sulla situazione finanziaria dell’ente e
sulla quota dedicata alle spese di gestione, e anche
sulla possibilità di dedurre la somma versata nella
dichiarazione dei redditi, nel caso che il beneficiario
sia una Onlus, un ente morale o una fondazione».
Proprio per fare chiarezza su questa preziosissima
risorsa della solidarietà italiana – e per evitare
che, come purtroppo talvolta accade, qualche speculatore
approfitti del buon cuore –, i protagonisti delle
operazioni di sostegno a distanza stanno lavorando da
qualche anno a una forma di autoregolamentazione, che
sicuramente precederà, e forse renderà inutile, una
vera e propria legge in materia, proposta da alcuni,
ritenuta a rischio di diventare un freno e un ostacolo
da altri.
Il primo passo in questo senso è stata la Carta del
sostegno a distanza, scaturita dal dibattito
all’interno degli organismi non governativi che si
riconoscono nella Focsiv, la federazione delle Ong
d’ispirazione cristiana, e punto di riferimento del
Cisd, il Comitato italiano per il sostegno a distanza.
«Darsi delle regole», spiega Marco Griffini,
presidente dell’Ai.Bi. e anima del Comitato, «è
garanzia di serietà in un panorama che vede qualche
zona d’ombra e anche lo sbarco di alcune
multinazionali dell’aiuto. Noi riteniamo di
fondamentale importanza lo strettissimo collegamento con
i progetti in loco, che possono essere asili, scuole,
servizi, centri per l’animazione e la formazione
professionale, che sono gestiti direttamente dai nostri
volontari con i partner locali. La raccolta dei fondi è
il completamento dell’intervento di cooperazione.
Arrivare a una sorta di Forum delle associazioni che si
occupano di adozione a distanza, sull’esempio di
quello delle associazioni familiari o del terzo settore,
sarebbe una tappa davvero importante».
Profondo impulso in questa direzione è stato dato dai
due incontri organizzati nel 1999 e nel 2000 dal
Coordinamento La Gabbianella, che raccoglie 40
associazioni responsabili di progetti di adozione a
distanza in 54 Stati del mondo, in appoggio a oltre 50
mila bambini, e promotore anche del primo censimento
nazionale. Il Coordinamento ha elaborato un altro
documento, la Carta dei princìpi sul sostegno a
distanza, che si basa sui valori di garanzia,
trasparenza e qualità diventati perno del dibattito del
recentissimo tavolo nazionale, a cui hanno dato vita le
due rappresentanze.
Serietà e trasparenza, ma anche rispetto nei confronti
di chi si aiuta, si potrebbe osservare, con uno slogan.
Sono molti i responsabili delle associazioni coinvolte
che mettono l’accento sulla cultura di una donazione
che non può limitarsi ad aprire il portafoglio o a
firmare un assegno. «L’aspetto educativo è di
fondamentale importanza», ricorda Antonio Raimondi,
presidente del Vis (Volontariato internazionale per lo
sviluppo), l’Ong dei Salesiani, attivo in numerose e
preziosissime opere del sostegno a distanza. «Colpire
la pietà con la fotografia di un bambino in difficoltà
per ottenere un aiuto economico per le proprie opere non
avrebbe senso, se non fosse accompagnato da una cultura
che faccia crescere anche chi vive nei Paesi ricchi come
il nostro. Il minore che vogliamo aiutare non è solo un
"tubo digerente". È una persona con i bisogni
che abbiamo tutti, di affetto, relazioni sociali,
istruzione, lavoro... Per questo il sostegno a distanza
raggiunge la sua massima efficacia quando è inserito
nell’ambito di un progetto di sviluppo che tiene conto
di tutti gli ingredienti dell’ambiente in cui il
bambino vive. L’aiuto, dunque, non consiste nel dare
denaro a lui o alla sua famiglia, ma alle strutture che
ne migliorano le condizioni di vita».
Banalità che talvolta rischiano di trasformarsi in
ulteriore disagio per chi già vive in estrema difficoltà,
dovrebbero diventare a poco a poco solo il ricordo di un
passato in cui poteva capitare che, per spedire un
panettone a Natale al "proprio" bambino, si
spendesse quanto sarebbe bastato a cibarne un altro per
sei mesi. Oppure che un bambino con sette fratelli
godesse di cibo, vestiti e giocattoli di fronte agli
occhi attoniti degli altri.
Regole e princìpi potranno fare molto in questa
direzione. Moltissimo fanno ogni giorno le persone, dai
religiosi ai volontari, agli operatori, garanzia
quotidiana di un amore che ha volti per molti noti, come
quello di padre Mauro Mezzalonna, per decenni
instancabile coordinatore del servizio del Pime di
Milano, o del pavoniano fratel Domenico Vergani, che in
quest’avventura si è buttato a 70 anni, e che da
allora ha raccolto personalmente (e continua a farlo, a
83 anni) oltre 1.000 adozioni a distanza.
Giuseppe
Caffulli
UN FIGLIO ALL'ALTRO CAPO DEL MONDO
L'adozione a distanza in Italia
pp. 200 € 10,33
Presentazione di Cristina Parodi
Prefazione don Gino Rigoldi |