GIUSEPPE CAFFULLI

e-mail : caffulli@pimemilano.com

Giuseppe Caffulli

giornalista professionista. 

E' caporedattore della rivista Mondo e Missione del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere).

Collabora con alcuni quotidiani, tra cui Avvenire, ed altri periodici.

         http://www.adozioneadistanza.com

 

Adozione a distanza : solidarietà o moda? Caffulli ci guida in un viaggio alla scoperta della forma di aiuto al Sud del mondo più diffusa in Italia.

Dopo aver dato uno sguardo alla storia del sostegno a distanza, fino alle recenti proposte di regolamentazione del settore, l'Autore presenta  alcuni casi che dimostrano quanto variegato e vivace sia il fenomeno. Il messaggio che traspare è che "gli adottanti" non compiono una semplice elemosina, ma un vero atto di giustizia che modifica il loro stile di vita : "Mi sento una mamma più ricca e più felice sapendo di poter regalare un sorriso non solo ai miei figli, ma anche ad altri bambini che ne hanno il diritto" (Cristina Parodi); "Se chi leggerà il volume di Caffulli avesse negli occhi la gioia di una bambina che ho conosciuto in Romania, capirebbe immediatamente quanto valore ha l'adozione a distanza" (Don Gino Rigoldi). Arricchiscono il testo una serie di documenti basilari e un vademecum degli enti che si occupano di adozione a distanza nel nostro Paese.

Un figlio all'altro capo del mondo

L'agile volumetto (Editrice Monti, pagine 192, lire 20 mila) è diviso in tre parti. La prima tratta delle origini e delle peculiarità dell'adozione a distanza.che non a caso ha vissuto la sua fase di massima espansione In concomitanza con la grave crisi attraversata dal sistema di cooperazione internazionale allo sviluppo. La seconda annovera esperienze, testimonianze e storie di adottanti e adottati. La terza comprende un elenco-guida delle associazioni, degli istituti e dei movimenti che operano nel settore (tra cattolici e laici, circa 300), oltre a un vademecum. rivolto alle famiglie che desiderano avviare una pratica di adozione a distanza con tutte le garanzie e le assicurazioni del caso. L'appendice illustra l'aspetto normativo: per il momento non esiste, una legislazione m materia, le proposte di legge presentate sinora sono abortite e la via più praticabile e opportuna appare quella di una "carta di autoregolamentazione". 

Don Rigoldi, che introduce il testo, mentre la presentazione è di Cristina Parodi, considera l'adozione a distanza "una forma di beneficenza non assistenziale, ma dinamica, perché cambia realmente la vita delle persone". Intervenendo alla presentazione milanese del volume, insieme a padre Giancarlo Politi del Pime e Luisa Chiodaroli dell'Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, il fondatore di Comunità Nuova è stato ancora più esplicito: "Questo è un atto di giustizia da parte del Nord verso il Sud del mondo. E' un risarcimento nei confronti dei bambini per ciò che rubiamo alla loro vita, alla loro famiglia, al loro Paese". Ha un sogno, don Gino: "Svuotare orfanotrofi e istituti. Perché una famiglia e sempre migliore della migliore comunità".

Pubblicato sul settimanale "Il Nostro Tempo", domenica 18 febbraio 2001

Famiglia Cristiana n.51 del 24/31-12-2000 - Aiutiamo anche i figli degli altri - Adozione a distanza

SPECIALE - Adozione a distanza Aiutiamo anche i figli degli altri
di RENATA MADERNA
      
   Trecentomila lire: tanto costano le scarpe più amate dai nostri ragazzi. E tanto serve per nutrire, vestire e far studiare un bambino povero del Terzo mondo. A dircelo sono i tantissimi enti, molti dei quali cattolici, che si dedicano al "sostegno a distanza", un modo di aiutare chi è in stato di bisogno, ma anche la sua famiglia e la sua terra. Una piccola guida per non sbagliare.
L'ultimo modello delle scarpe più amate dai nostri figli costa più o meno 300.000 lire. La stessa cifra è sufficiente per dare da mangiare, dormire e studiare per un anno intero a uno dei tanti bambini del mondo che di scarpe non ne posseggono neppure un paio.
Di questa semplicissima equivalenza si sono resi conto in molti negli ultimi anni nel nostro Paese, i circa due milioni e mezzo di italiani (cifra calcolata per difetto) che hanno sottoscritto una "adozione a distanza", come è definita nel parlare comune la forma di sostegno che riesce spesso, forse sempre, a evitare proprio il percorso dell’adozione vera, che diventa l’ultima strada di salvezza per i bambini del Sud del mondo quando si fallisce nel sacrosanto tentativo di lasciarli a vivere nel proprio Paese e nelle proprie famiglie.
Sono uomini, donne, molti anziani e anche alcuni bambini (che hanno rinunciato per questo motivo ai regali per le Comunioni e le Cresime) che conservano in un angolo della casa, nel cassetto del mobile buono o in una bella cornice, la fotografia di un bambino africano, asiatico, sudamericano o dell’Est europeo, cui donano una speranza di vita in più. Un’immagine che nella sua sobrietà non deve rischiare di far perdere di vista il quadro completo, presto descritto con una cifra: 1.500 miliardi raccolti ogni anno in questo modo, a fronte dei 1.000 stanziati dallo Stato per la cooperazione internazionale.
«Il fenomeno, che nasce in casa cattolica, con l’adozione spirituale e il sostegno ai seminaristi, ha conosciuto nell’ultimo decennio un tumultuoso sviluppo», spiega Giuseppe Caffulli, caporedattore del mensile Mondo e Missione, autore del recentissimo libro Un figlio all’altro capo del mondo (Monti, pagg. 188, lire 20.000), interamente dedicato al sostegno a distanza. «Si sono moltiplicati in maniera esponenziale i gruppi, le associazioni, gli enti nati per promuovere questa nuova forma di cooperazione. Gli istituti missionari hanno tra i primi imboccato il cammino, cogliendo nell’adozione a distanza anche un’importante occasione per educare il Primo mondo alla condivisione».
Associazioni, gruppi, ma anche singole parrocchie hanno organizzato una rete di sostenitori per "i figli degli altri" di tutto il mondo: impossibile citarli tutti, e inadeguato il breve approfondimento che in queste pagine dedichiamo ad alcuni fra i molti enti seri, affidabili, dalle opere ricche di frutti. Basti pensare che la guida di Caffulli, preziosa per chi voglia capire prima di donare, ne cita oltre 200, un enorme serbatoio di proposte, per tipo di impegno economico, luogo di destinazione, modalità di intervento.
«Chi intende fare un’adozione a distanza dovrebbe ricordarsi di porre una serie di domande», consiglia Caffulli. «È importante informarsi su quali siano i referenti nei Paesi in cui i bambini vivono, da quanto tempo l’associazione opera, sulle modalità di pagamento e la durata dell’impegno, su quale informazione viene fornita, sia sulle condizioni dei bambini sia sulla situazione finanziaria dell’ente e sulla quota dedicata alle spese di gestione, e anche sulla possibilità di dedurre la somma versata nella dichiarazione dei redditi, nel caso che il beneficiario sia una Onlus, un ente morale o una fondazione».
Proprio per fare chiarezza su questa preziosissima risorsa della solidarietà italiana – e per evitare che, come purtroppo talvolta accade, qualche speculatore approfitti del buon cuore –, i protagonisti delle operazioni di sostegno a distanza stanno lavorando da qualche anno a una forma di autoregolamentazione, che sicuramente precederà, e forse renderà inutile, una vera e propria legge in materia, proposta da alcuni, ritenuta a rischio di diventare un freno e un ostacolo da altri.
Il primo passo in questo senso è stata la Carta del sostegno a distanza, scaturita dal dibattito all’interno degli organismi non governativi che si riconoscono nella Focsiv, la federazione delle Ong d’ispirazione cristiana, e punto di riferimento del Cisd, il Comitato italiano per il sostegno a distanza. «Darsi delle regole», spiega Marco Griffini, presidente dell’Ai.Bi. e anima del Comitato, «è garanzia di serietà in un panorama che vede qualche zona d’ombra e anche lo sbarco di alcune multinazionali dell’aiuto. Noi riteniamo di fondamentale importanza lo strettissimo collegamento con i progetti in loco, che possono essere asili, scuole, servizi, centri per l’animazione e la formazione professionale, che sono gestiti direttamente dai nostri volontari con i partner locali. La raccolta dei fondi è il completamento dell’intervento di cooperazione. Arrivare a una sorta di Forum delle associazioni che si occupano di adozione a distanza, sull’esempio di quello delle associazioni familiari o del terzo settore, sarebbe una tappa davvero importante».
Profondo impulso in questa direzione è stato dato dai due incontri organizzati nel 1999 e nel 2000 dal Coordinamento La Gabbianella, che raccoglie 40 associazioni responsabili di progetti di adozione a distanza in 54 Stati del mondo, in appoggio a oltre 50 mila bambini, e promotore anche del primo censimento nazionale. Il Coordinamento ha elaborato un altro documento, la Carta dei princìpi sul sostegno a distanza, che si basa sui valori di garanzia, trasparenza e qualità diventati perno del dibattito del recentissimo tavolo nazionale, a cui hanno dato vita le due rappresentanze.
Serietà e trasparenza, ma anche rispetto nei confronti di chi si aiuta, si potrebbe osservare, con uno slogan. Sono molti i responsabili delle associazioni coinvolte che mettono l’accento sulla cultura di una donazione che non può limitarsi ad aprire il portafoglio o a firmare un assegno. «L’aspetto educativo è di fondamentale importanza», ricorda Antonio Raimondi, presidente del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), l’Ong dei Salesiani, attivo in numerose e preziosissime opere del sostegno a distanza. «Colpire la pietà con la fotografia di un bambino in difficoltà per ottenere un aiuto economico per le proprie opere non avrebbe senso, se non fosse accompagnato da una cultura che faccia crescere anche chi vive nei Paesi ricchi come il nostro. Il minore che vogliamo aiutare non è solo un "tubo digerente". È una persona con i bisogni che abbiamo tutti, di affetto, relazioni sociali, istruzione, lavoro... Per questo il sostegno a distanza raggiunge la sua massima efficacia quando è inserito nell’ambito di un progetto di sviluppo che tiene conto di tutti gli ingredienti dell’ambiente in cui il bambino vive. L’aiuto, dunque, non consiste nel dare denaro a lui o alla sua famiglia, ma alle strutture che ne migliorano le condizioni di vita».
Banalità che talvolta rischiano di trasformarsi in ulteriore disagio per chi già vive in estrema difficoltà, dovrebbero diventare a poco a poco solo il ricordo di un passato in cui poteva capitare che, per spedire un panettone a Natale al "proprio" bambino, si spendesse quanto sarebbe bastato a cibarne un altro per sei mesi. Oppure che un bambino con sette fratelli godesse di cibo, vestiti e giocattoli di fronte agli occhi attoniti degli altri.
Regole e princìpi potranno fare molto in questa direzione. Moltissimo fanno ogni giorno le persone, dai religiosi ai volontari, agli operatori, garanzia quotidiana di un amore che ha volti per molti noti, come quello di padre Mauro Mezzalonna, per decenni instancabile coordinatore del servizio del Pime di Milano, o del pavoniano fratel Domenico Vergani, che in quest’avventura si è buttato a 70 anni, e che da allora ha raccolto personalmente (e continua a farlo, a 83 anni) oltre 1.000 adozioni a distanza.

 

Giuseppe Caffulli
UN FIGLIO ALL'ALTRO CAPO DEL MONDO
L'adozione a distanza in Italia
pp. 200 € 10,33

Presentazione di Cristina Parodi
Prefazione don Gino Rigoldi


Un libro in cui l'Autore ha fatto risaltare con chiarezza "il prezzo che la missione chiede di pagare". Introduzione di mons. BETTAZZI. Con un intervento del card. MARTINI.

Fratel Antonio Bargiggia era nato a Milano il 21 giugno 1958 ed è stato ammazzato in Burundi il 3 ottobre 2000. Prima come volontario cristiano, poi come laico consacrato, fratel Antonio ha offerto la sua vita per i poveri delle bidonville di Bujumbura, lavorando tra carcerati e bambini di strada. Dal suo epistolario inedito emerge il profilo spirituale di un uomo che ha messo in pratica le beatitudini evangeliche.

Il card. Martini lo definisce "Testimone eroico dell'amore di Cristo"; mons. Bettazzi lo presenta come missionario che sempre ha messo gli ultimi al centro della propria vita; padre Gabriele Ferrai parla di lui come dell'"uomo della comprensione". E un burundese, condannato a morte, compone una preghiera in cui definisce fratel Antonio come il "fratello dei miserabili".

Nel 1979 parte per l'Africa , dove lavora per due anni  in Burundi come volontario in un progetto del VISPE (Volontari italinai per lo sviluppo dei paesi emergenti). Tornato in Italia entra nell'associazione "Fratelli dei poveri", una famiglia religiosa di laici consacrati, che opera in Burundi ed in Italia.

Dagli anni ottanta fino alla morte, fratel Antonio opera a Mutoyi, Bujumbara, Buterere lasciando un' impronta profondissima in tutti quelli che lo incontrano: tra i più poveri e i ragazzi di strada delle bidonville come tra i condannati a morte del carcere militare di Mpimba. Muore il tre ottobre 2000, uccisi da 4 militari allo sbando, mentre scende con il suo fuoristrada da Mutoyi verso Buterere, un quartiere all'estrema periferia della capitale burundese.

Attingendo al suo epistolario inedito e alle numerose testimonianze di chi l'ha conosciuto , il libro traccia il profilo spirituale di un uomo che è vissuto mettendo in pratica le beatitudini evangeliche.


 

 

   

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