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CANTO CRISTIANO

Questi nostri canti in America li
hanno sempre chiamati "spirituals". E giustamente, perché
la vitalità dello spirito umano è la base della religiosità. Il
messaggio di Gesù Cristo si impianta e cresce dove lo spirito,
l'anima, hanno il desiderio di qualcosa di più profondo: beati
quelli che si sentono bisognosi ("poveri") nello
spirito. I canti dei cristiani sono partiti da questo bisogno e
hanno sempre dato delle risposte più o meno profonde a queste
attese.
Il canto cristiano è luce, che illumina chi lo estrae dalla sua
esperienza personale (se stesso-Dio-se stesso) e chi lo ascolta
con semplicità e umiltà.
Il Signore non ci chiede di convertire le anime: questo è compito
Suo, ma vuole che annunciamo la Sua persona e la Sua Buona
Novella. Questo è ciò che accomuna tanti cantautori cristiani
che formano una costellazione di piccole e grandi luci volte a
ravvivare la la vita del mondo.
Un abbraccio
Don Stefano
http://web.tiscali.it/donstefano/
A colloquio
con Don Stefano Varnavà
TAPPE a significato di un’esperienza musicale cristiana
(1957/1960)
“I moderni Spiritual”
Sull’esempio di Père Duval e Suor Sorriso volli fare e portare
in giro come testimonianza prima, e catechesi poi, dei canti di
contenuto spirituale, ma con il modulo (la forma) della normale
canzone profana. Quindi strofa e ritornello: ritornello
orecchiabile naturalmente, affinché la musica veicolasse le
parole e il loro contenuto.
Qui c’è stata la prima reazione di un certo ambiente cattolico!
Eravamo all’epoca della Messa in latino. Anche le letture della
Messa dei catecumeni erano lette in latino. Gli unici canti in
italiano erano quelli alla Madonna, che venivano cantati durante
le funzioni mariane, che allora erano, fortunatamente,
svincolate dalla Messa (E’ l’ora che pia – Nome dolcissimo
– Dell’aurora – ecc.). A questi si aggiungevano altri canti
eucaristici per i momenti di devozione e adorazione alla Santa
Eucarestia (T’adoriam.. – Inni e canti – ecc.).
Si capisce, come sentendo dei canti con contenuti spirituali
cantati al modo delle canzoni profane, parecchi cristiani,
soprattutto preti e religiosi, rimanessero “shockati”: non
tenevano presente che questi canti non erano destinati ai momenti
liturgici, ma avevano la finalità di essere una testimonianza
negli ambienti profani.
I primi canti furono musicati dal Maestro Cerelli di Legnano che
aveva già fatto delle musiche per quel gruppo di Legnano che
diventò poi famoso per le sue commedie in dialetto: “I
Legnanesi”.
Sulle musiche del Maestro Cerelli io mettevo dei testi cristiani
di testimonianza. Poi, io stesso ho incominciato a comporre testi
e musica (vedi fascicoletto “Moderni Spiritual”).
Per poter estendere questa testimonianza ho inciso, sempre con la
collaborazione del Maestro Cerelli, i primi dischi a 45 giri
cantati da Franco Sibilla: questo mentre ero assistente
all’Oratorio di Vergiate (Varese).
- Una piccola
parentesi: la Pro Convitata Cristiana ad Assisi, promuoveva ogni
anno una rassegna della canzone religiosa. Ho partecipato ad essa
un anno vincendo con la canzone: “Ballata del nordista”.
Nel frattempo le Case Editoriali Cattoliche Italiane, che non
credevano molto a questo esperimento, continuavano vendere il
materiale che veniva dalla Francia, ovviamente in francese.
Comunque ho continuato, dal 1957 in poi, a “girare” con un
gruppo di giovani musicisti (piano, contrabbasso, batteria,
xilofono) e un coro. Tutti dilettanti ma con buone capacità, e
soprattutto con spirito di sacrificio, perché gli spostamenti,
allora, non erano così agevoli come adesso. D’altra
parte, per me, coinvolgere i ragazzi dell’Oratorio e dei paesi
vicini era uno dei modi d'aggregazione e formazione cristiana che
di solito si deve far sorgere negli ambienti cattolici e
parrocchiali.
(1960/1970)
Trasferito a Milano cercai di coinvolgere le Case Editoriali
Discografiche in questo tentativo di comporre delle canzoni
religiose. Ovviamente mi guardavano con occhi “straniti”: fare
delle canzoni religiose?
Allora ho seguito la strada dei rapporti personali!
Ho cercato di parlare direttamente con gli interpreti di allora,
ma occorreva un “carta di credito musicale”! Fortunatamente
per me i giornalisti Augusto Pozzoli e Luciana Alagna
organizzarono alcune interviste sui giornali e sui settimanali
(sulla “Notte” di Milano il titolo “Un prete
cantautore”), che da una parte incuriosirono il pubblico
milanese, ma dall’altra “impensierirono” la Curia
milanese (Don Giulio Oggioni, poi Vescovo di Bergamo,
incontrandomi un giorno il libreria mi disse: “Sì, sono delle
belle canzoni, però ricordati di fare il prete…”).
Una buona occasione mi venne dalla scrittrice e giornalista Lidia
Capece. Scriveva i testi delle commedie, per ragazzi, che venivano
regolarmente presentate all’Angelicum di Milano sotto la
direzione e con la collaborazione di registi famosi come Romolo
Siena, Gagliardelli, Piero Gaslini, e con giovani attori
esordienti (Giuseppe Pambieri, Mario Piave).
La signora Capece mi chiese di fare le colonne sonore di tali
commedie.
Me lo chiese, per le sue, anche Bruno Paltrinieri.
Alcune di quelle commedie furono riprese in TV e così potei avere
la mia piccola “carta di credito musicale” presso le
Case Editoriali Musicali come la EMI, la Ricordi, La Curci, Il
CLAN.
A questo punto continuai a battere sul mio solito “chiodo”: fa
fare da loro anche delle canzoni spirituali.
Ebbi contatti con Giorgio Gaber, Modugno (cui proposi la canzone:
“Se due sposi si tengono per mano”), Sergio Endrigo, Mina
(particolari dell’incisione di “Moliendo Café), Celentano
(mise sul retro di un suo “45 giri”, il canto “Chi era
Lui”), Giovanni D’Anzi, Memo Remigi, Rapetti detto Mogol.
Tutte queste persone erano dapprima incuriosite, ma poi sempre più
interessate al problema religioso. Con loro, gli argomenti di
colloquio, e anche di discussione, non erano tanto quelli musicali
ma quelli religiosi. Erano assetati di Dio: non del Dio padrone,
ma del Dio Padre! Per loro il messaggio di Gesù diventava davvero
la Buona Novella.
Tutti provenivano da ambienti cattolici molto conservatori dove
imperava quella concezione pietistica della vita secondo la quale
Dio è sempre presente nella quotidianità non come gioia, non
come invito a godere la vita, ma come “Entità” opposta alla
vita terrena, al mondo, che contrapposto al Regno di Dio diventa
essenzialmente mondo di peccato.
Facendo vedere il vero messaggio di Gesù cadevano tantissime
“barriere”, e la figura di Gesù diventava per loro Qualcosa
di grande, di personale, com’è capitato a Celentano che ho
seguito nella sua cosiddetta “crisi religiosa”. Per conoscere
meglio Gesù, che lo aveva affascinato, aveva incominciato a
leggere un libro di teologia. Gli ho detto: “Lascialo stare,
prendi piuttosto questo!” Era un libro dell’Editrice
“Vita e Pensiero”, pieno di illustrazioni sulla Palestina,
corredate ognuna da una frase di Gesù. “Tienilo qui sulla
scrivania e quando hai un attimo di tempo guardane una pagina”.
Le Parole di Gesù sono la premessa alla teologia, e non
viceversa!
La produzione religiosa
Nel 1963, il Concilio era finito. La Messa si poteva celebrare in
italiano. Era ovvio che si producessero dei nuovi canti.
La casa Editrice Curci, per cui lavoravo, voleva che i canti
fossero con testo latino (quelli tradizionali come: “O
Sacrum Convivium, Domine non sun dignus”…) corredato dal
rispettivo testo ritmico italiano, così ho fatto i primi canti
per la liturgia in italiano, cantati e incisi dai “Mnogaia
Lieta” che cantavano nei raduni del “Movimento studentesco”,
“Comunione e Liberazione” e avevano anche incominciato a
incidere per la nascente “Rusty Record”.
Contemporaneamente si diffondevano i Salmi di Gelineau tradotti in
italiano, e Giombini si accingeva a trasporre, sempre in italiano,
e sottoforma di canti, i Salmi della Bibbia.
La Messa Beat
Nel periodo in cui sorgevano e si affermavano i Beatles, si
diffondeva anche la musica beat.
Giombini e il sottoscritto hanno fatto una Messa con relativi
canti in stile beat. Un esempio, il mio “Gloria” che si trova
nella raccolta: “Canti della Gloria”, editi dalla Curci.
Nel 1964 avvenne purtroppo una deviazione di marcia. Mentre io
cercavo di portare fuori, di portare agli altri le cose di Chiesa,
ecco che Giombini e altri incominciarono a portare in Chiesa le
caratteristiche musicali extraecclesiali tipo chitarre
elettriche e batteria.
I canti che dovevano diffondere fuori dalla Chiesa il contenuto
religioso si limitarono a sottolineare e a esprimere i contenuti
della Messa anche se veniva fatta dai giovani. Così il canto
cristiano si è sviluppato solo ed esclusivamente come canto
dell’assemblea cristiana, cioè si è “rientrati” in
sacrestia per cantarsi addosso.
Io comunque ho cercato di portare un canto cristiano con problemi
morali e di fede negli ambienti lontani: anche in circoli
socialisti e simili.
I negro spirituals in italiano
Già in Seminario il nostro professore di canto e direttore
di coro: Monsignor Delfino Nava, di grande cultura antica e
moderna, ci aveva fatto cantare alcuni Negro Spiritual con il
testo in italiano.
Ho pensato di rendere accessibili tali canti, di così singolare
contenuto religioso, anche al pubblico italiano, localizzando
innanzitutto il loro contenuto nei luoghi biblici cui sono
ispirati, e poi insieme a Adriana Costa ho costruito un testo
italiano ritmico che rispettasse la loro caratteristica
espressiva. La Casa Musicale ECO, il Maestro Consonni e il Maestro
Ceragioli hanno realizzato, sia discograficamente che
editorialmente, tale prezioso lavoro in 6 dischi a 33 giri.
Attualmente questi canti stanno tornando in “auge” proprio
perché il loro contenuto non si limita ai soliti discorsi
paraliturgici, ma spazia in tutti i luoghi e momenti più
caratteristici della Bibbia.
(1980/1995)
I canti gestualizzati per i ragazzi
I ragazzi tendono sempre a una espressione “totale” dei loro
sentimenti: con lo spirito ma anche col corpo.
I gesti, oggi, riescono a comunicare gli atteggiamenti umani più
profondi con maggior efficacia e immediatezza dei loro equivalenti
segni verbali.
Mi è risultato positivo, con l’esperienza di questi ultimi
anni, unire nei ragazzi, quando è possibile, la gestualizzazione
al canto. Il contenuto del canto si fissa nella memoria in modo più
solido e indelebile, e il ragazzo si sente più realizzato
nell’esprimere a sé, ai suoi piccoli amici e al mondo adulto
che lo circonda, ciò che sta vivendo con tutto se stesso in
quella circostanza.
In questi anni ho prodotto 7 fascicoli e relative
musicassette di canti gestualizzati per il tempo libero:
“Insieme cantiamo e danziamo”, Rugginenti Editore e 4
fascicoli e musicassette per la catechesi e gli incontri
religiosi, sempre per la Rugginenti Editore; la maggior parte di
questi canti sono stati interpretati da Gianfranco Beghi, Domenica
Regazzoni e Anna D’Amico.
Il gruppo de “gli interpreti”
Come ho detto, fin dal 1957 giravo con un piccolo gruppo di
lettori, suonatori, cantanti, presentando dei “Recital” che
sono un refuso di citazioni (re-cital) letterarie e musicali per
illustrare un tema religioso in maniera calda.
Il gruppo de “Gli interpreti” era composto da Anna D’Amico
che cantava per “Radio Maria” molte canzoni come “Madonna
nera, Vegine del silenzio, Ain Karin” e altre. Con lei
c’era Antonella Cucchi, sua figlia, che canta a suona la
chitarra classica. Nella lettura c’era Bianca Maria Diegi, la
decana del gruppo (presente da quasi 30 anni – la D’amico da
15-). Si tenga presente che Anna D’amico ha fatto ” Sanremo”
e “Canzonissima” negli anni 59/61.
Come cantante e tastierista c’era Simone Giorgi che da qualche
anno aveva sostituito Gianfranco Beghi.
Questo gruppo è stato richiesto in tante città d’Italia:
Torino, Genova, Sanremo, Bologna, Roma, dove ha portato il suo
messaggio così definito dall’allora Vescovo di Como, Monsignor
Ferraroni: “E’ un modo di pregare e riflettere forse un po’
diverso dal normale, è un modo di elevare una preghiera a Dio,
per strade che non sono le strade sulle quali siamo abituati a
camminare, ma scoprire strade nuove che conducono allo
stesso traguardo è sempre bello.
(1995/2001)
“Le Voci”, “I Mai Pront” e il gruppo di “Anna Maria”
Agli Interpreti, che per motivi familiari e di salute hanno dovuto
interrompere la loro presenza nei Recital, seguono due gruppi ben
distinti:
- “Le Voci” (Ileana Riva,
Giovanna Berardi, AnnaClara e Silvano Rossato, Roberto Tabarrini e
Gianfreanco Beghi) che continuano coi Recital. Particolarità
tecnica: il gruppo esegue canti trascritti a due-tre voci
anche di estrazione classica, sempre inerenti al tema del Recital.
- I “Mai Pront”: gruppo
che esegue brani folcroristici milanesi, legati alla storia di
Milano dal 1800 ad oggi (1° parte: la storia di Milano nelle sue
canzoni folk; 2° parte: la storia di Milano dal 1900 al 1950; 3°
parte: la storia di Milano dal 1950 ad oggi). Il gruppo (Ileana,
Roberto e Stefano Cremoncini, Anna Clara Rossato, Giovanna Berardi,
Roberto Tabarrini, Marino Marazza) ha nel suo repertorio anche la
“Messa in milanese” e “La madonna l’è semper una mamma”
(vita della Madonna raccontata e cantata in milanese) e “Milano
Cabaret”, macchiette umoristiche milanesi.
- Il gruppo di Anna Maria
Calvano, intende riportare i cristiani a un amore intenso e
responsabile verso Gesù e la Madonna, intento che era anche
quello di Anna Maria Calvano, sequestrata a scopo di estorsione e
poi uccisa barbaramente. Questo intento di apostolato usa
soprattutto la stampa (in fascicoli musicali), la registrazione
(in sala d’incisione) e la conseguente diffusione di: a) canti
moderni a Maria (Mura di Nazareth e Così cantò Maria), b)
canti all’Eucarestia (Adoro Te devote, Veniamo ad
incontrarTi), c) e canti del Vangelo (Gospel: Finché sei in tempo
e Ai fiori chiederò).Il gruppo ha curato anche pubblicazioni di
contenuto Scritturistico (I libri de I Proverbi, Sapienza,
Siracide, Qoelet (in ordine di argomento), il Cantico dei Cantici
, i Salmi, e ascetico (Itinerario religioso per ritrovare la pace
del cuore, La saggezza nella Bibbia, L’ascetica oggi).
Attualmente si rende più marcato il desiderio di approfondire il
messaggio evangelico di Gesù Cristo mediato non sempre in forma
autentica da certi ambienti ecclesiastici e da certi suoi
predicatori.
Nel campo musicale non bastano più le numerose “confessioni”
di tanti cantautori cristiani che devono raccontare la loro storia
personale talmente messa in primo piano da offuscare e trascurare
quella di Gesù: intimismo cristiano.
I ragazzi oggi vogliono sapere (tutto e non in parte) quello
che Gesù ha veramente detto. C’è voglia di Vangelo.
I canti non devono solo citare alcune esclamazioni scontate
quali: Halleluia, Gloria a Lui, ecc. ma spiegare e cantare in
musica l’insegnamento di Gesù. Viene automatico pensare al
Gospel o Canto del Vangelo, ma i vecchi Gospel riportano solo
alcune frasi o citazioni del Vangelo, non offrono dei veri
insegnamenti. E soprattutto cadono nel genere folk. E’ troppo
rilevante in essi l’aspetto folcloristico e scenografico da
prendere così il sopravvento sul contenuto evangelico (che quasi
sempre del resto è solo accennato).
Ecco perché ho iniziato a raccogliere, e anche a comporre, dei
canti in lingua italiana che presentino in forma ritmicamente
vicina a quella jazzistica, autentici ed estesi brani del Vangelo
o Buona Novella di Gesù.
La prima raccolta di Gospel e Spiritual moderni in italiano è
titolata “Finché sei in tempo”, con brani di estrazione
americana, israeliana, francese e italiana. La seconda raccolta è
titolata “Ai fiori chiederò” e comprende anche alcuni Gospel
e Spiritual per bambini e ragazzi, perché è tale la richiesta da
alcune zone italiane.
E così mi accorgo di essere tornato all’inizio della mia
esperienza: “I moderni Spiritual italiani” che è partita nel
lontano 1957.
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