IL MONDO CANTA MARIA

2 maggio 2003


 E il Gloria di Sal Solo ricorda l’Irlanda «La canzone cristiana non fa rima con chiesa» Dana Scallon protagonista al palasport e famosa per avere cantato per il Pontefice




(e.m.) Se qualcuno ancora pensa che un festival di musica cristiana equivalga a sentire canti di chiesa si sbaglia di grosso. Per rendersene conto bastava fare un salto al palasport "don Bosco", l'altra sera in occasione della quarta edizione de "Il mondo canta Maria", rassegna internazionale di musica cristiana che anno dopo anno porta nella nostra città sempre più gente. Nonostante cento metri più in là andasse in scena la mitica Pfm, lo spettacolo promosso da Radio Kolbe con la collaborazione del Comune di Schio può infatti essere considerato un successo, per numero di partecipanti di ogni età e non solo scledensi, e per l'entusiasmo palpabile sulle tribune e nel parterre del palazzetto.
E se non è certo un segreto che il festival sia legato a filo doppio con il movimento nato sulla scia delle apparizioni di S. Martino, va però detto che tra la folla molte erano le persone semplicemente curiose o attratte da una profonda fede cristiana che non implica necessariamente l'appartenenza ad un gruppo particolare. Anche perché, a prescindere dal testo delle canzoni, la musica è stata di ottimo livello, spaziando dal pop venato di rock alle ballate e alle melodie che richiamano i canti popolari. Non a caso alcuni degli artisti presenti hanno fama internazionale, chi, come Sal Solo, per essere stato la voce solista dei Classic Noveaux e soprattutto dei Rockets prima di passare alla musica cristiana, chi come Dana per aver cantato ai meeting della gioventù di fronte al Papa e a centinaia di migliaia di ragazzi.
Ovvio e quasi d'obbligo che poi, oltre allo spettacolo, ampio spazio sia stato dato alle parole degli ospiti che a Schio sono venuti per cantare ma anche per raccontare la propria esperienza, per portare un messaggio di fede in un momento tutt'altro che sereno per l'umanità, o per parlare di temi scottanti come l'aborto. Il tutto senza comunque togliere spazio alla musica, protagonista assoluta e indiscussa della serata, con le tonalità quasi new age della statunitense Annie Karto, o la melodia di Frà Gianni che ricalca fedelmente la miglior tradizione della musica leggera italiana. E ancora, il gioioso "Gloria" di Sal Solo e le ballate di Dana intrise sì di fede ma anche di splendide atmosfere irlandesi.

Il pubblico ha apprezzato ed è difficile dargli torto.

Dana vuol dire audace, ma ascoltando l'artista irlandese che l'altra sera ha cantato sul palco del "don Bosco" più che audacia vengono in mente le parole coerenza e tenacia. Coerente con la fede che da sempre caratterizza la sua famiglia e il suo mondo, tenace per il modo in cui porta in giro il suo messaggio, con la musica e attraverso il ruolo di europarlamentare.
Nei ricordi di giovinezza di Dana Scallon c'è la vittoria, la prima per la sua Irlanda, al Concorso eurovisione della canzone del 1970, lo stesso anno in cui partecipò Julio Iglesias, ma solo dieci anni dopo matura la svolta della sua vita, il passaggio dalla musica leggera che l'aveva resa famosa alla composizione di brani cristiani. Al punto che oggi le sue più grandi emozioni canore sono legate alle Giornate mondiali della gioventù con il Papa.

- Lei è abituata alle folle ma ha deciso di cantare a Schio davanti a un pubblico numeroso ma non oceanico. Che effetto le fa? «Esattamente lo stesso che stare davanti a migliaia di persone. Non mi interessano i numeri ma la sincerità e la cristianità di chi mi sta di fronte: il mio messaggio d'amore è sempre lo stesso, indipendentemente da quanta gente viene per ascoltarlo».

- Il festival è giunto alla quarta edizione e continua a crescere. Quali sono secondo lei le ragioni di questo successo? «Il merito va innanzitutto agli organizzatori perché stando qui ho notato che a Schio la gente s'impegna molto per ciò in cui crede. Per mettere in piedi una manifestazione come questa ci vuole una buona dose di cristianità, che quando c'è basta da sola a decretare il successo di certi appuntamenti».

- Schio però non è luogo qualunque. Non crede che le presunte apparizioni della Madonna a San Martino contribuiscano non poco ad attirare gente anche in occasione di un appuntamento di carattere non strettamente religioso come può essere un concerto? «I fatti in questione sono senz'altro affascinanti e non fatico a credere che la gente abbia una motivazione in più per arrivare fin qui, ma mi pare poco ridurre tutto a questo. Io per esempio non sapevo nulla di san Martino fino a poco tempo fa e non è certo questa la ragione che mi ha spinta ad accettare l'invito degli organizzatori; è l'eterno dilemma del riuscire a credere senza vedere, e mi piace pensare che la maggior parte dei cristiani scelga di partecipare ad alcuni eventi per condividere la sua fede con gli altri e non in nome di qualche miracolo o apparizione».

- In contemporanea alla serata cristiana, in città si è svolto un altro concerto, molto atteso ma di tutt'altro tenore. In termini di pubblico poteva essere rischioso andare in scena lo stesso giorno, e invece? «E invece è andata bene e non mi sorprende affatto perché in tanti hanno ormai capito che canzone cristiana non fa rima con canzone di chiesa. Ci sono molte sfaccettature, proprio come nel rock o nella musica leggera».

di Elisa Morici  - Giornalista

 

   

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