Jazz TE DEUM
di Giorgio Gaslini, Bruno Tommaso, Gabriele Verdinelli



Ore 21 del 30 dicembre 2002, nella Basilica di San Lorenzo i posti sono quasi tutti occupati. I componenti del Coro polifonico Santa Cecilia, diretto da Gabriele Verdinelli, escono da una cappella sorridenti e soddisfatti e si dispongono davanti all’Altare, quasi sotto la cupola. Gli strumentisti dell’Orchestra Jazz della Sardegna, già sistemati nell’emiciclo, accordano i sax, le trombe, i tromboni e i corni. La disposizione sotto la cupola conferisce una presenza e sonorità di massimo livello. Ecco Giorgio (il Maestro Giorgio Gaslini) che apre lo spartito. La sua non è musica strettamente jazzistica, ma totale; l’ultimo volume edito presso la Baldini - Castoldi : “Il tempo del musicista totale”, ce ne illustra le caratteristiche.
 
Ho in mano il depliant illustrativo con il testo costruito da Pietro Sassu. Inizia il TE DEUM: all’apertura-introduzione con i flauti segue quasi subito l’enunciazione del Coro: “Te Deum laudamus”, un inno cantato da Cherubini e Serafini (voci bianche) in una forma sommessa e pieno di rispetto, cui si aggiungono le voci maschili con un’atmosfera tra il gregoriano e il seriale.
 
Durante la guerra dei “sei giorni” un carro armato israeliano è precipitato in una biblioteca sotterranea del 100 a.C.; lì, oltre a libri di Aristotile, Isaia e altri, è stato trovato il volume dei Salmi ebraici con la notazione musicale, cosa sconosciuta fino ai giorni nostri. La professoressa Venturà di Gerusalemme ha realizzato il canto e l’accompagnamento di quei Salmi in tutta la loro drammatizzazione e sonorità (coro a più voci, gong, trombe, sofar, ecc.), creando una suggestiva musicalità che in questo momento mi viene richiamata dal Coro e dall’orchestra. Sono passati duemila anni ma l’animus è sempre quello: il ringraziamento e la lode cosmica al Dio creatore questa sera sono espressi con accordi moderni che però conservano tutta la suggestione del testo.
 
Il contralto inizia a cantare il brano di Pier Paolo Pasolini. Parole amare intramezzate da un “solo” della tromba che vuole esprimere con un blues una scena contrastante: un porcile da una parte e lucide Chiese con grattacieli dall’altra.
Il divario sociale per Pier Paolo è assolutizzante e descritto con ribellione: quella ribellione che l’ha fatto allontanare dalla Chiesa del suo paese. Dirigeva un gruppo teatrale della parrocchia, ma ci fu una discussione col Parroco su come interpretare un lavoro teatrale. Il Parroco non tenenedo conto dell’esperienza e della cultura di Pier Paolo, impose con autorità le sue limitate vedute. Pier Paolo sdegnato non prestò più la sua opera e si allontanò dal Parroco prima, dalla comunità cristiana poi.
 
Ripensando a quel triste fatto ho detto al Signore, che dopo tutto era ed è il Padrone di casa nella Chiesa di San Lorenzo: “Dove sarà ora, Signore, Pier Paolo così arrabbiato con la Tua Chiesa?”. Ma mentre il contralto alzava il suo canto con le parole di Pasolini mi tornavano alla mente le Parole del Signore: “L’uomo, creato a Mia immagine, è stato fatto per amare ed essere amato. Quando è vittima di un’ingiustizia, di una mancanza di tenerezza, è facile che si ripieghi su se stesso e cerchi compensazione nell’odio o nella cattiveria, e che quindi poco alla volta la sua “porta” si apra a tanti atteggiamenti di estremismo e di guerra. Così si spiega, da una parte la Mia estrema indulgenza e dall’altra la Mia insistenza sul Comandamento dell’amore così come lo ha trasmesso San Giovanni”.
 
Dop0 la voce etnica intrecciata all’orchestra riprende il canto del TE DEUM: “Il coro glorioso degli Apostoli, i tanti profeti e l’esercito dei martiri”.
E’ un procedere solenne del Coro guidato dai ricami della tromba: parla di gente consapevole, arrivata nel Regno di Dio, che non teme più l’odio dell’uomo perché questo non può più nulla su di loro.
E’ tutto un fiorire di flauti accompagnati dal corno. Sono le danze che il Beato Angelico ha rappresentato nei suoi affreschi.
Questo pittore grande e grosso, Giovanni da Fiesole, entrato in convento come frate domenicano, si lamentava col suo Superiore perché doveva dipingere senza un modello umano. Gli Angeli lo presero in parola: si avvicendarono loro stessi, di persona, come modelli. Non solo, gli insegnarono anche come fabbricare da sé i colori: colori che solo in Cielo si possono ammirare e dei quali, quelli esistenti sulla terra, sono solo dei pallidi riflessi. Più nessuno, da allora, è riuscito a riprodurre i colori usati dal Beato Angelico.
 
Un intreccio di voci femminili e maschili (Andreana Demontis, Maria Pia De Vito e Brian Nichel) ripropongono un altro testo di Pasolini: la Rivoluzione francese ha portato un vento di libertà sostituendo alla religione la Dea Ragione, ma l’uomo non ha colto questo messaggio e ha sostituito se stesso alla ragione e la scienza al Dio creatore, rimanendo così legato alla catena come un cane affamato costretto a dipendere dal suo padrone, cioè da colui che gli dà da magiare.  Così conclude amaramente Pasolini: “La libertà non ha voce per il popolo cane”.
A questo punto penso alla frase di Gesù: “Io non vi ho chiamati e trattati da schiavi, ma da amici”.
Pier Paolo non ha combattuto Dio quanto l’idea distorta che di Lui gli avevano mostrata, per questo ha sfogato nell’ira e nell’accanimento la nostalgia e il rimpianto di Gesù il Cristo. Quel Gesù che nel TE DEUM ci aspetta tutti con le braccia aperte perché (continua il testo del TE DEUM): “Tu Ti sei fatto uomo nel grembo di una Vergine, e Tu stesso hai detto: Non sono venuto per condannare ma per salvare”. E salvare ciascuno di noi!
Quel Gesù che continua a ripeterci: “C’è del buono, più di quanto tu non creda, nell’animo di molti tuoi fratelli che pensi lontani. Molto spesso essi stessi non se ne rendono conto, ma Io che vedo nel profondo dell’uomo e lo scruto con benevolenza e tenerezza, scopro, sotto cumuli di cenere, delle monete d’oro”.
 
Tutta questa parte del TE DEUM che ricorda l’incarnazione di Dio in Gesù, è preceduta dalle ultime frasi accorate di Pasolini: “Essere diverso e per questo odiato, pure non so amare, fedele e accorato”.
 
Un momento prolungato ma pregevolissimo di jazz, aiuta la mia riflessione e il mio dire “grazie” per tutto l’avvicendarsi dei miei giorni trascorsi nell’anno che sta per terminare.
A questo punto, tutto il sonoro, orchestra e Coro, si chiude con la frase: “Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni, quos pretioso sanguine redemisti”.
 
Termina la parte musicata da Bruno Tommaso e ha inizio ora la terza parte, quella di Giorgio Gaslini.
Il ringraziamento fatto a Dio ci autorizza a chiedere ancora. Si alza la parola calda e illuminata di Girolamo Savonarola: “Non ti chiedo cose ma solo il Tuo amore”, mentre il Coro continua a ripetere: “Onnipotente Iddio”, perché la preghiera deve essere insistente.
Il Coro fa sue le parole del buon ladrone: “Signore ricordati di me quando sarai nel Tuo Regno”. Qui le voci raggiungono toni accorati in dialogo con gli ottoni e i saxofoni.
Il Coro continua con l’implorazione ritmata: ”Miserere nostri Domine”: Scenda su di noi la Tua misericordia perché non presumiamo niente sui nostri meriti.
 
“Guarda Signore (invoca sempre Pasolini) sulla mia storia: è tutto quello che posso darti. Non sarà molto, ma so che niente davanti a Te è insignificante”.
Gesù risponde con la dolcissima melodia della tromba che prelude all’atto di speranza: “In te Domine speravi non confundar in aeternum”: “Tutto di te, mia creatura, ha una sua importanza e una sua preziosità, almeno per Me perché tu sei qualcosa di Me, una parte uscita da Me”.
 
Non è facile esprimere la profondità dei sentimenti evocati da questa ultima frase musicale che chiude il TE DEUM: “In te, in te, in te Domine speravi, non confundar in aeternum”.
In questo canto accompagnato dall’orchestra jazz c’è tutto l’accorato affidarsi a Lui: è la vicenda dei nostri cuori, di quel brusio che è la vita e che ricorda la frase di Sant’Agostino: “Il nostro cuore non potrà riposare che in Te”.
 
Il pubblico, in piedi, giustamente chiede il bis di quest’ultimo brano musicale che da solo vale tutto il TE DEUM in jazz. Bravo Giorgio!
 
Stefano Varnavà

varnava@tin.it

 

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e-mail : info.gaslini@enet.it


 

 

 

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