DA 25 ANNI "CANTAUTORE DI DIO"

"All'inizio noi preti eravamo tacciati di scarsa professionalità", dice Don Giosy Cento. "Ma la gente sentiva che quello che cantavamo aveva un'anima. Ora comincio i miei concerti dicendo che Dio è gioia". E parla del successo schivato, dei giovani incontrati, dell'ultimo album che prende spunto dal G8".

Le cronache della guerra in Afghanistan raccontano che Naik Hendayat, un ingegnere civile di Kabul che da otto anni vive con la sua famiglia a Peshawar (la città degli esiliati) perché perseguitato dai Talebani, si riempie di una felicità incontenibile, quasi infantile, quando dalla "sua" Radio Kabul, dopo otto anni di attesa, filtra nella notte la prima canzone d'amore. Per tutti questi lunghi anni Radio Kabul, per ordine dei Talebani, era diventata la rigida espressione del regime fondamentalista islamico: niente musica, niente canzoni, solo litanie e versetti del Corano. «Mentre, dunque, arriva flebile dalle montagne la voce della sua città, Naik - racconta l'inviato Paolo Rumiz - si sovrappone alla canzone, ne segue cantando le note e i versi accarezzandosi la barba color ebano. Le parole sono in lingua Dari, che vuol dire lingua dei valligiani, un persiano dolce di montagna che è da sempre la lingua nazionale afghana e che i Talebani, di etnia Pashtun, hanno cancellato dal Paese. Naik conosce quel motivo antico da quando era bambino, prima che Kabul diventasse un mucchio di macerie. Traduce senza che glielo chiedi, come per dire: ecco, questa è l'anima della mia gente, guarda cosa saremmo se la guerra non ci avesse dannati.

La cantilena continua, torna dolcemente al punto di partenza: il mio amore non risponde e così mi spezza il cuore. Il mio cuore stava in me, ma oggi sta col mio amore. E se il mio amore sarà dolce con me, sarà meraviglioso"» (La Repubblica 15.11.2001).

Una sera senza voglia di pregare...



Questa storia di Naik ci dice che la musica e il canto non sono affatto espressione di corruzione e di degrado morale. Anzi, come afferma Giosy Cento, che da 25 anni canta Dio e che con i suoi dischi di amore e di preghiera ha affascinato tanti Naik: «Cantare serve ad allontanare l'ansia della guerra, serve a lanciare ponti di pace, a donarsi un pizzico di felicità, a sentirsi parte di una cultura di cui la canzone è spesso l'espressione più continuativa e più tipica. Cantare è invocare l'amore, è pregare. Anche nel mezzo della più grande guerra, nel mezzo dei più grandi conflitti, nel mezzo delle più grandi disarmonie e discordie, l'amore va gridato, l'amore va cercato, pur sapendo che non lo possederemo mai totalmente». Per Giosy tutto è cominciato una sera degli ormai lontani anni Settanta quando, non avendo voglia di pregare, si è messo a scrivere una preghiera cantandola. «Quella sera», ci racconta, «ho capito che era cominciata una nuova fase della mia vita e con me cominciava in quel periodo il cantautorato religioso. Fui il primo a intuire che potevamo chiamarci "cantautori di Dio". Qualcuno subito mi replicò che definirci "cantautori di Dio" era una pretesa troppo grande. Oggi, questo modo di dire è entrato nella terminologia comune. Ma, fin dall'inizio, avevo capito che il "cantautore di Dio" non doveva essere tanto il compositore musicale bravissimo, quanto colui che cantava per esperienza spirituale. Infatti, all'inizio venivamo a volte accusati di mancanza di professionalità. Ma, questo non ci pesava molto, perché era compensato da una forte ispirazione interiore. La gente comune lo capiva e ci seguiva. La gente sentiva che lì c'era un'anima, che quello che si cantava aveva una vita spirituale dentro. La mia prima produzione musicale è quindi una produzione molto interiore, spirituale, che si può ancora cantare nei gruppi, nei momenti di preghiera e anche in chiesa».
Il Giosy che incontriamo oggi è certamente meno intimistico, ma non per questo meno profondo. Ci dice che da sempre le sue canzoni sono il frutto di lunghe riflessioni e meditazioni. Per questo, non ha mai scritto canzoni su un testo predefinito, né scritto mai un testo su una musica predefinita. Ancora oggi canta con la chitarra le note che gli vengono e aggiunge le parole alla musica. Alla fine poi cerca di dare una sistemazione sia musicale e sia testuale all'intera composizione. Spinto anche dall'esperienza degli oltre 1.500 concerti tenuti in tutte le piazze del mondo, oggi Giosy preferisce cantare la presenza di Dio nella vita e nel mondo che cambia.
Non ha nemmeno paura del confronto con i drammi, le fragilità e i conflitti, anzi li va a cercare. «Negli ultimi dieci anni», ci racconta, «mi sono misurato con le problematiche più vive della nostra società: dalla famiglia ai giovani, alle notti dei giovani, alla droga, alla Chiesa attuale, al Papa attuale, al Giubileo, alle frontiere attuali, L'ultimo mio disco s'intitola Dio di frontiera. Per cui sono più canzoni di ascolto e di catechesi. Sono canzoni che muovono, commuovono, spingono a vivere. Chi legge le mie canzoni di 25 anni credo troverà molto questo, cioè che io canto molto l'umano con Dio dentro. La mia sfida da quando ero ragazzo è proprio questa: scommettere che Dio è capace di stare dentro ogni realtà e che ognuno lo può trovare ovunque perché lui è là».
Questa spinta a uscire dalle chiese e cantare «i frammenti di Dio nascosti nell'uomo» ha anche reso Giosy un personaggio popolare. Allora, un po'maliziosamente, gli chiedo quale sia il suo rapporto con il successo. Lui candidamente risponde: «Nel disco per il 25' di produzione musicale, intitolato Lazzaro G e che esce in questo mese di gennaio, c'è una canzone che dice proprio così: "Se tu canti per Dio / non cercare il successo. Se tu canti per Dio / Lui ti paga già adesso". A me basta la sintonia con iI cuore. Ho sempre creduto non nei grandi momenti dei miei incontri musicali, ma nel mio essere un itinerante, come lo era Gesù. Lui aveva grandi folle. ma era un itinerante in mezzo a tutta questa gente. Incontrava folle e aveva incontri personali. lo ho pensato che questo poteva essere il mio stile di cantautore. Anche Gesù in fondo è un cantautore che narra le meraviglie della natura, le meraviglie di Dio. Quando mi hanno proposto delle cose particolari, tipo un invito a Sanremo, un invito in televisione. ho sempre pensato di non farlo perché credo che la missione che Dio mi ha dato è quella di stare per strada con la gente. Che l'unico successo sia quello che una persona dica: "Nel mio cuore ho avuto sintonia con te e con lui».
Poi, Giosy spiega con due esempi in che cosa consista il successo per un "cantautore di Dio": «Qualche sera fa un ragazzo mi diceva dopo un concerto:

Io sono un prete". Gli ho allora chiesto: "Perché ti sei fatto prete?". Con grande mia sorpresa mi ha risposto: "E colpa tua". Tre mesi fa, a un convegno, un ragazzo si è avvicinato per confidarmi: "Ero a Teheran e ho sentito una tua canzone su Sat 2000. Mi sono detto: "Questo prete ha vissuto le cose che ho vissuto io. Non posso tornare in Italia e cercare di diventare anch'io prete?". Questo è il successo. Non sta nel fatto che la gente ti riconosca in un manifesto, in una cassetta o che riconosca il tuo nome. A questo io credo poco. Credo che la mia vita sia molto semplice e sia anche altrove. Molti pensano che io sia sempre a cantare. No, io sto a fare il prete tutti i giorni. Anche cantare fa parte della mia missione di prete e non viceversa».

I giovani bisogna cercarli


Giosy è un prete che ha attorno a sé tanti giovani. Sappiamo, invece, come molti animatori pastorali faticano non poco a tenere persino i ragazzi in parrocchia. La maggioranza se ne va subito dopo la prima comunione. Spesso poi noi, uomini e donne di Chiesa, siamo considerati dai giovani della gente noiosa, della gente che non dice niente di nuovo. Né trovano niente di interessante in quello che facciamo. Lui coglie al volo l'argomento e senza neppure lasciarmi finire, replica: «Adesso i miei concerti cominciano così: "Dio è gioia non è noia, per i giovani ma anche per tutti", Perché io sento anche gli adulti dire che si annoiano con Dio. Probabilmente una ragione c'è. Noi dovremmo diventare di più comunità del Risorto. Una comunità che ha una creatività e un'interpretazione della storia fatta "con molta allegria", come usano dire i sudamericani. I giovani cercano una Chiesa della gioia, una Chiesa della bellezza, una Chiesa della profondità e hanno bisogno di essere guidati alla Chiesa dell'impegno, al Vangelo dell'impegno. Per cui quando i giovani ci snobbano, probabilmente ci fanno una domanda, ci dicono: "Perché non siete così radicali, di quella radicalità che noi vorremmo vivere e non riusciamo a vivere?" lo vedo tanti giovani sulle piazze o ai concerti. Vengono e ascoltano. C'è chi resta, c'è chi va via e c'è anche chi ritorna. C'è chi ti manda un messaggio sul telefonino e c'è chi ti manda una e-mail. Perché loro rimangono colpiti, ma non sempre lo vogliono ammettere. Avevano pensato che, essendo musica religiosa, non era la loro musica giovanile, e invece hanno trovato ciò che ha toccato la loro anima». Sul suo ormai lungo rapporto con i giovani Giosy ci dice che potrebbe scrivere un romanzo e, a tal proposito, ha da dire qualcosa anche ai preti: «Credo che, come sacerdoti, bisogna essere spregiudicatamente innamorati dei ragazzi. E' una generazione che, proprio perché ci sfida, deve entusiasmarci. Proprio perché sembra che la perdiamo, la dobbiamo andare a cercare. Proprio perché non è nella Chiesa, dobbiamo tenere la chiesa e la porta di casa aperte. Gesù era un cercatore. Noi non li andiamo più a cercare, li aspettiamo. Dobbiamo andarli a cercare dove sono.
Vedo che i preti più seguiti oggi sono quelli che li vanno a cercare, quelli che li amano anche quando sono deviati. Quelli che non distinguono i giovani in categorie. Per me esiste una sola categoria: i giovani. Leggendo la Bibbia, mi sono accorto che Dio ha dato ai giovani le più grandi responsabilità. Per esempio, a me colpisce tanto Geremia, quando dopo la chiamata replica al Signore: "Ma, io sono un ragazzo". E Dio gli risponde: "Proprio perché sei un ragazzo, io ti mando a sradicare, a distruggere, a edificare, a piantare. Tu costruirai il nuovo". I giovani oggi hanno bisogno che qualcuno faccia arrivare alle loro orecchie la parola di Dio, alla quale nessuno può resistere. Per questo io sarei molto felice se oggi la comunità ecclesiale italiana, come si fa in tante altre nazioni, riprendesse in mano tanti testi di cantautori cristiani e avesse la pazienza di usarli nella catechesi e nella preghiera».

Lazzaro e il G8

L'ultima fatica di Giosy, l'album Lazzaro G, nasce proprio dal suo amore per i giovani: «L'idea mi è venuta dal vedere lo spettacolo dei giovani al G8. Mentre i potenti della terra stavano seduti a decidere non so che cosa, o forse nulla per i poveri, i giovani erano mandati a massacrarsi a vicenda. I buoni con i violenti e questi contro i poliziotti, pur figli molte volte delle stesse mamme. Ho pensato che tutto questo fosse parte di una strategia nuova sulla giovinezza, che mi preoccupa moltissimo e che rispecchia il rapporto che c'è fra i potenti e i poveri. Infatti, tutto ciò che di negativo oggi viene scatenato nel mondo, nei giovani diventa violenza gratuita e reciproca. Per esprimere questo, ho preso l'icona evangelica di Lazzaro davanti al ricco epulone. Lazzaro riceve solo le briciole, proprio come tante persone e tanti popoli della terra ancora oggi. Ma, queste briciole di pane si trasformano presto in briciole di vita, di fede e di considerazione. C'è una canzone sul disco, dedicata a Lazzaro, che si conclude così: "Io ti aspetterò (riferito al padrone) dove muore il sole. / Oltre i monti eterni dove è il padrone". Quindi, il padrone non sei tu qui che governi il mondo, il padrone sta oltre i monti eterni. Lazzaro G, quindi, come G8, come Genova, come global, come Gesù, come Giosy, come gioia, come gratitudine, come generosità, come tante altre virtù da sviluppare in questo mondo in eterna contrapposizione».
In questo stesso album, come alternativa alla "politica di conflitto", Giosy propone anche un inno alla coralità giovanile, un inno che esalta il desiderio dei giovani cristiani di sentirsi un corpo unico con il Papa e per la Chiesa. li brano s'intitola Happy day Toronto e Giosy l'ha creato proprio per preparare i giovani all'incontro mondiale con il Papa: «Vorrei invitare i giovani a cantarlo in questi mesi prima di andare verso Toronto». Ma in Lazzaro G ritorna in tutto il suo vigore l'impronta religioso-esistenziale della musica di Giosy. L'album, infatti, riporta alla sua versione originale Sei grande Dio, una canzone che quando uscì fece un po' di scandalo per un "come" di troppo. Il testo autentico suona così: «Sei grande Dio "come" il mondo mio». «Qualcuno», ci confida Giosy, «invece canta "Sei grande Dio più dei mondo mio». Ma, questo brano non è nato così, non è questo l'originale. Infatti, non mi è mai venuto il dubbio su quel "come", perché mi serve a dire che Dio è abbordabile, raggiungibile da parte dell'uomo e che tanti suoi frammenti sono già presenti nel mondo dell'uomo che lo prega e lo glorifica. E' l'incarnato il luogo teologico dove noi troviamo davvero l'esperienza di Dio. Da qui nasce la necessità per noi di stare sempre dentro la storia. Gli orientamenti pastorali dell'episcopato italiano per il primo decennio del duemila sono espliciti in questo senso. I cristiani in Italia sono chiamati, come recita lo stesso titolo del documento, a "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia". E mi sembra proprio che le mie ultime canzoni diano respiro a questo documento».


Oltre 1.500 concerti e tanti dischi nella vita del sacerdote

IL MINISTERO DELLA CANZONE Don Giosy Cento è nato il 12 agosto 1946 a Ischia di Castro (Vt). E' stato per vari anni parroco di Grotte di Castro, coniugando gli impegni pastorali della sua parrocchia e le sempre più frequenti richieste di incontri musicali con i giovani di tante città d'Italia e dell'estero. Ha iniziato il "ministero della canzone" (così lo definisce lui) 25 anni fa e fino a oggi ha tenuto oltre 1.500 concerti, incontrando migliaia di giovani e diventando per molti l'amico, il confidente e il consigliere. Il motivo per cui don Giosy si è lasciato conquistare dal canto ce lo spiega lui stesso con tre frasi che appaiono in scorrimento appena si apre il suo sito (www.giosycento.it
) su Internet: «Sono un prete e canto per amore!... E' per Cristo che ha detto:
Andate tutti, predicate il mio Vangelo in ogni tempo... è per questo che ho scelto di cantare».

Discografia

Tra i tanti successi di don Giosy Cento ne sottolineiamo alcuni: Celebriamo la nostra speranza (1975); Una luce tra le mani(1977); C'è una primavera (1978) Vai ragazzo vai gabbiano (1982);E' il giorno del Signore (1985); lo sono un nomade (1987); Una vita firmata (1990); E nato il re povero (1991); Ricevi questo anello (1992): Non uccidetelo è innocente (Recital 1993); C'è ancora mare (1997); Dio di frontiera (1999) ; La finestra della casa di Nazareth (200l); Lazzaro G (2002).


Tarcisio Cesarato

Vita Pastorale : http://www.sanpaolo.org/vita/

 

   

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