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IL
MIO DIO CANTA GIOVANE 2000

Assemblea
Nazionale - 28 29 30 Aprile/1 Maggio 2000
San
Severino Marche (MC)
Con
la forza che sprigionano queste parole vogliamo camminare verso il
convegno - assemblea che celebreremo dal 28 aprile al 1 maggio
c.a. Il Giubileo del 2000 ci invita essenzialmente al rinnovamento
interiore e alla riconciliazione: la posta in gioco è la salvezza
di tutti gli uomini e la loro felicità completa. E' una specie di
inno alla gioia divina, che vorremmo intonare per suscitare un'eco
nel mondo intero e anzitutto nella Chiesa del Signore.
Oggi,
la gioia degli uomini è minacciata. L'esperienza delle guerre
consumate nel XX secolo, la tristezza delle nostre illusioni di
benessere che hanno diviso - quasi in modo irreversibile - il
mondo tra ricchi e poveri, la stessa dimensione di finitudine
della nostra umanità, e infine la paura della morte del nostro
mondo (gli scienziati gli hanno dato 50 - 60 anni di vita!?), ci
obbligano a prendere sul serio la vocazione di Cantautori di Dio.
Essere "Cantautori di Dio" significa cantare anzitutto
la vita, lodare il nostro creatore e il suo amore per noi.
La
società tecnologica ha potuto moltiplicare le occasioni di
piacere, ma essa difficilmente riesce a procurare la gioia. Non ci
mancano il denaro, le comodità, l'igiene, le sicurezze materiali,
e pur tuttavia, la noia e la malinconia rimangono sfortunatamente
la porzione di molti. Spesso ad emergere è l'angoscia e la
disperazione che i paradisi artificiali non hanno saputo
eliminare. Nonostante questa situazione, noi vogliamo ritornare a
parlare di gioia, noi vogliamo sperare nella gioia, noi ci
vogliamo impegnare a costruire, anzi, a liberare la gioia! E' nel
cuore di tutti gli uomini - che incontriamo nell'esercizio del
nostro lavoro, nell'espletamento del nostro ministero, nei nostri
concerti, nella testimonianza della nostra fede - , che ci
sentiamo chiamati a cantare la gioia!
A
San Severino Marche noi conveniamo.
Conveniamo
perché vogliamo immergerci nella grazia della comunione fraterna,
nella consapevolezza del potenziale dei valori che guidano,
ispirano e sostengono il nostro essere artisti, nella gioia di
appartenere al Regno di Dio e nella comune fede che ci lega in
modo profondo. Questo non ci impedirà di esaminare le tensioni,
le divisioni, i dissensi, le incomprensioni su cui invochiamo la
misericordia di Dio e la nostra ferma volontà di ricostruire
insieme a Cristo un sincero itinerario di conversione. Il nostro
convegno sarà un profondo richiamo a superare le resistenze, le
pigrizie e le presunzioni, per dare efficacia alla nostra comune
missione nel mondo, con l'unico criterio che la rende credibile:
l'unità in Cristo. Tanto più impegnativa e decisiva diventa
questa nostra volontà di essere uniti come artisti cristiani,
quanto più avvertiamo oggi il nostro compito di servizio
cristiano nella realtà in cui viviamo.
Il
Direttivo che in questo periodo mi è stato particolarmente
vicino, l'entusiasmo e la fiducia di tutti i suoi componenti e
l'apporto fattivo della segreteria, mi hanno convinto che vale la
pena realizzare quel sogno che portiamo tutti dentro e che rinasce
nonostante l'opacità di alcuni frammenti della nostra storia
passata. Si vuole promuovere l'Associazione e valorizzare i
singoli aderenti, dare spazio a tutti, e questo è semplicemente
splendido: non ci sono bravi e meno bravi (!!!). Siamo un'unica
famiglia che vuole valorizzare tutti i suoi figli a seconda del
loro carisma.
Il
nostro convegno ci darà, inoltre, la possibilità di stringere le
mani a vecchi e a nuovi amici.
Fra
le tante icone che potrebbero guidarci lungo il cammino verso il
convegno, ho pensato di proporvi La grande Assemblea di Sichem
(libro di Giosuè cap. 24, 1ss): anche noi, come il popolo ebreo,
ci ritroviamo per confessarci l'un l'altro il desiderio di
appartenere al popolo di Dio e di rimanere fedeli a quella unità
per la quale Gesù stesso ha dato la vita.
Ogni
artista che attinge alla sorgente del Vangelo si senta pellegrino
tra la gente amata, tra i poveri del mondo, nelle vicende di ogni
giorno, nella cultura contemporanea, dove deve, con la sua
presenza e la sua umile testimonianza, cantare con tutta la voce
che ha: E' tempo di liberare la gioia!
Un
abbraccio fraterno a tutti e arrivederci al 28 aprile.
Pavia 2 febbraio
'00
IL
PRESIDENTE Don Matteo Zambuto 
Segreteria
Franca
Del Rocino 
Carissimi,
vi
inviamo le riflessioni che il Presidente dell'Associazione, Don
Matteo Zambuto, ha sviluppato al termine del Convegno di San
Severino, insieme ad alcune note informative di questa segreteria.
Siamo
a disposizione per fornire ulteriori notizie in merito
all'incontro e vi salutiamo fraternamente
Franca
e Mariuccia
Riflessioni
sul Convegno di San Severino Marche (28/4-1/5/00)
Sogno
un MIO DIO CANTA GIOVANE
Sogno
un MIO DIO CANTA GIOVANE in cui non ci sia la frenesia della
fretta che ci toglie troppo tempo e troppe energie, né la mania
del successo. Si rischia di lasciarci omologare alla mentalità di
questo secolo, tutti insieme ad inseguire una moda, a cercare
l'idolo di turno, oppure semplicemente cercare di essere al di
sopra degli altri. Nessuno di noi deve conquistare piedistalli di
spicco. Se qualcuno di noi crescerà e maturerà in professionalità
lo farà per dare il suo contributo alla vita del movimento di cui
fa parte. Sarà per tutti motivo di ringraziamento al Signore.
A
volte quanta fatica ci costa guardarci dentro, perché manchiamo
di coraggio e di grandi slanci! Abbiamo paura di noi stessi.
Quando viene a mancare il gusto del silenzio e della solitudine,
di quel po' di deserto dove ognuno rimane in sé per verificarsi
sul Vangelo della gioia e dell'amore, si prosciugano le sorgenti
vitali, le ragioni fondamentali s'indeboliscono, cadono le
motivazioni di base.
Il
desiderio emerso al convegno di San Severino di ritornare ad
Assisi per una tre giorni di spiritualità non è segno di questo
sincero bisogno dell'anima?
Sogno
un MIO DIO CANTA GIOVANE in cui tutti si sentano dono, l'uno
per l'altro, perché dono di Dio. Aver fatto leva sulle risorse
interne allassociazione per gli stages di San Severino non è
una chiara esplicitazione di uno sterile integralismo, ma traccia
del bisogno di condividere le conoscenze acquisite: chi possiede
compartecipa.
Questa
è la legge dell'amore: tu sei dono di Dio per me. Anche nei
momenti di autoascolto ho percepito un profondo e sincero senso di
semplicità ed umiltà, spie inequivocabili della dimensione
oblativa.
Sogno
un MIO DIO CANTA GIOVANEche sappia cantare la vita, la giustizia,
il vero benessere per tutti. Il nostro canto si unirà all' opera
di Dio che già è in atto. Saremo un inno di pace, di speranza,
di amicizia, di unità, di gioia. Ci educheremo a gustare le
molteplici gioie umane che il Creatore mette già sul nostro
cammino: la gioia esaltante della nostra esistenza, la gioia
dell'amore puro, la gioia della natura, la gioia talvolta austera
del lavoro, la gioia del dovere compiuto, la gioia del servizio,
la gioia della partecipazione, la gioia esigente del sacrificio.
Ma
perché nonostante le sicurezze umane ci sentiamo sempre più
incerti e spesso minacciati?
Ecco
le ragioni per le quali sogno infine un MIO DIO CANTA GIOVANE come
compagnia: come tanti chicchi di grano formano il pane, così
dovremo essere anche noi, non in forza di una nostra iniziativa,
ma come risposta alla chiamata di unazione di Gesù in noi.
È Lui che ci vuole così, una cosa sola, coinvolti in un progetto
di testimonianza del Vangelo attraverso l'arte della musica e non
solo. Canteremo con le nostre parole la sua Parola, la nostra voce
sarà l'eco della voce dello Spirito, dolce ospite dell' anima.
Incredibilmente
sapiente e credibile sarà la nostra missione se continueremo ad
attingere alla fonte del Vangelo, sorgente inesauribile di
ispirazione per chi si propone come noi di annunciare la gioia
della salvezza nella Risurrezione di Cristo.
Gesù
Cristo ha vinto là, nell' ultima perdizione, da cui scaturiscono
tutti i vizi, l'odio e l'egoismo. Gesù ha vinto trasformando
questo ambiente di morte, divenendo il suo cuore. Il nostro canto
sarà la narrazione di questa ultima follia divina, di questa
pazzia da vertigini che discende nel nostro cuore per
trasformarlo, per farlo risorgere.
Egli
vive in me, per me. Egli vive in te, per te. Egli vive in noi, per
noi. Il nostro sarà un canto di Risurrezione.
Pavia,
10 maggio 2000
IL
PRESIDENTE DON MATTEO ZAMBUTO
NOTE
DELLA SEGRETERIA DE IL MIO DIO CANTA GIOVANE
Il
Convegno si è svolto con piena soddisfazione di tutti i numerosi
partecipanti, che hanno ritrovato con gioia un clima di fraterna
amicizia e di unità, ripartendo, alla fine del meeting, con il
desiderio di avere presto un' altra occasione di incontro.
Non
sono mancati favorevoli apprezzamenti, anche esterni, circa la
ricchezza dei testi e la qualità artistica esibite dai nostri
soci cantautori durante gli spettacoli serali presso il Teatro
Feronia di S. Severino Marche.
A
ricordo della felice esperienza verrà realizzata, seppur a
livello amatoriale, la ripresa non integrale dei due concerti,
che a richiesta potrà essere messa a disposizione di soci e non
soci, rivolgendosi alla Segreteria. Il costo presunto ammonta a L.
15.000 oltre le eventuali spese di spedizione.
Informiamo
che durante l' Assemblea sono state tra l'altro formulate da parte
di alcuni soci interessanti proposte, che verranno esaminate nel
prossimo Consiglio Direttivo, programmato per il 3 giugno. Si fa
riserva di fornire notizie in merito a quanto verrà deciso in
tale sede.
Comunichiamo
inoltre che sono state avviate le procedure per la realizzazione
di un sito INTERNET al nome della nostra Associazione, che ci
consentirà, oltre ad una più tempestiva ed agevole
comunicazione, una forma di promozione su più vasta scala.
Facciamo
infine presente agli amici non soci che, per l'anno 2000, è
ancora possibile iscriversi a IL MIO DIO CANTA GIOVANE, versando
la quota di L. 50.000 sul c/c postale n. 11962487 intestato
all'Associazione.
Un saluto
e un abbraccio fraterno a tutti.
Franca e
Mariuccia
Recapiti
della Segreteria:
c/o
Franca Del Rocino e Mariuccia Sutti
Via
Mercati, 6
29100
Piacenza
Tel. 0523
456000; cell. 0338 9346011
E-mail:
fdelroc@libero.it
Carissimi,
siamo
felici di potervi comunicare l'attivazione del sito
dell'Associazione Nazionale "Il mio Dio Canta Giovane".
Eccovi
l'indirizzo: http://digilander.iol.it/ilmiodiocantagiovane
LA
SEGRETERIA DELL'ASSOCIAZIONE
Franca
Del Rocino 
VOCE
DELLA CHIESA CHE CANTA LA VITA
Storia: E' proprio in quest'epoca
post-conciliare il fiorire nella Chiesa di esperienze e la ricerca
di nuove forme di evangelizzazione,segni di un risveglio e di un
ravvivato interesse per il "religioso". In questo quadro
si inserisce anche il fenomeno dei "Cantautori di Dio" o
di "Ispirazione Cristiana" persone che utilizzano i vari
linguaggi della musica per testimoniare la propria Fede. Dopo gli
anni in cui la canzone religiosa è stata affidata alle singole
persone isolate nel loro particolare contesto, è nata l'esigenza
di incontrarsi, conoscersi e condividere le esperienze. Ecco
quindi che nel 1986 un gruppo di cantautori dell'Italia Centrale
incominciano ad Assisi a realizzare questo grande progetto
d'aggregazione e coordinamento. Con il tempo lo Spirito Santo ha
reso possibile la nascita di questa famiglia. Ogni anno i
cantautori cristiani, gli autori, e gli Editori si incontrano in
un Convegno Nazionale. Il 10 febbraio 1990 è stata ufficialmente
costituita l'Ass.Nazionale dei Cantautori di Dio "Il mio Dio
canta giovane"
Scopi:
L'Associazione si propone tre scopi:
1)
Promuovere e sostenere la creazione e la diffusione della canzone
mediante lo strumento associativo e la solidarietà tra gli autori
della musica e/o dei testi, gli editori, gli esecutori, gli
organizzatori, gli amici che condividono gli ideali della
evangelizzazione attraverso la musica.
2)
Promuovere ed attivare le relazioni tra le diverse esperienze
musicali e quelle dei "Cantautori di Dio" sia
nell'ambito della realtà ecclesiale che non, a livello nazionale
e iternazionale.
3)Promuovere
e sviluppare tutti i mezzi, gli strumenti e le occasioni utili ad
attuare i fini sopra esposti, sul piano tecnico-professionale,
giuridico-amministrativo, educativo, liturgico, ricreativo, di
ricerca, di promozione ed altro (dall'Art. 2 dello Statuto). Ed
inoltre: sono soci dell'Associazione...coloro che..condividendone
i principi ispiratori e le finalità...ne facciano domanda..Essi
dovranno impegnarsi attivamente nell'Ambito dell'Associazione per
realizzarne gli scopi (Art.5 dello Statuto).
CHI E'
PER NOI IL CANTAUTORE DI DIO?
Egli
è colui che canta con il cuore la vita, in tutte le sue
manifestazioni, facendosi compagnia dei fratelli, condividendone
la gioia e la fatica, i dubbi e le speranze.
Il
Cantautore di Dio si propone di trasmettere la sua maturazione
cristiana soprattutto attraverso l'espressione artistica,
coniugando, il modo armonioso ed equilibrato, Fede e
Professionalità musicale.
Il
suo ruolo sarà di essere anzitutto un testimone credibile della
volontà di Dio Padre che, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo,
vuole incontrarsi con ciascun uomo inoltre, Il Cantautore di
ispirazione cristiana s'impegna nel promuovere il dialogo tra
culture e religioni diverse. E' sempre attento ad indicare con
coraggio e passione che l'uomo incontra Dio nel tepo e nella
storia, mostrando la strada che conduce alla realtà ineffabile
del Dio Amore. Così il Cantautore di Dio promuove la cresciata di
uomini "nuovi", perchè il loro "cantico" di
vita e di speranza non manchi mai al nostro mondo.
Ass.Nazionale
"Il mio Dio canta giovane"
Presidente
Don Matteo
Zambuto
Sintesi dell'intevento
di Don Matteo Maria Zambuto tenutosi giovedì 24 novembre 2000 al
Seminario organizzato dalla CEI sul ruolo della musica e delle
canzoni in ordine alla catechesi e alla preghiera.
LA
MUSICA E IL CANTO NELLA CATECHESI E NELLA VITA DI GRUPPO
A. Il
RINNOVAMENTO DELLA CATECHESI (1970) al n° 162 così recita:
"I punti di
partenza e i procedimenti della catechesi possono essere diversi,
secondo le esigenze e le possibilità dei fedeli. Così
-si può partire
dalla Parola di Dio o dalla esperienza quotidiana;
-si può
procedere secondo criteri strettamente dottrinali o seguendo
interessi di attualità,
-si può
accentuare il bisogno di allargare le conoscenze o di scoprire la
realtà ecclesiale o di approfondire il rapporto tra fede e
vita".
B. La
CATECHESI TRADENDAE (1979) di Giovanni Paolo II al n° 17:
"La
catechesi ha bisogno di un rinnovamento continuo in un certo
allargamento del suo stesso concetto, nei suoi metodi, nella
ricerca di un linguaggio adatto, nell'utilizzazione di nuovi mezzi
di trasmissione del messaggio".
C. TIPO DI
CATECHESI CONDOTTA NEL XVI° SEC.
1. Canto
introduttivo
2. Segno di croce
3. Pater, Ave,
Gloria
4. Credo
5. interrogazione
sulla lezione di catechismo assegnata alla Domenica e su altri
punti 15 minuti)
6. ripetizione e
interrogazione sulla spiegazione fatta la Domenica precedente (15
minuti)
7. due scolari
opportunamente preparati dal maestro, in piedi su due sedie, si
interrogano reciprocamente e recitano lentamente un capo del
catechismo
8. al termine
dell'ora si fissa ciò che c'è da studiare
9. preghiera
finale
10. canto
Fino a San Pio X
è così: Parola di Dio, Dottrina cattolica.
D. LA SVOLTA
ANTROPOLOGICA
A cominciare
dagli anni '30: alcuni esperti francesi criticano la stesura dei
programmi di catechesi, lontani dalle effettive esigenze e dalle
domande dei soggetti da catechizzare.
Nel 1967 questa
sottolineatura fu stigmatizzata da un documento romano, il cui
succo era questo: si svuotava la catechesi del suo significato
redentivo, per mettere al suo posto la psicologia (!?)
Sta di fatto che
ci troviamo di fronte ai primi passi di un rinnovamento della
Catechesi che sarà sempre più vicina ai tempi e alle persone cui
verrà offerta.
E.SULLA SVOLTA
ANTROPOLOGICA, IL RINNOVAMENTO DELLA CATECHESI DEL '70 COSÌ
SOSTIENE AL N° 77:
"Chiunque
voglia fare all'uomo d'oggi un discorso efficace su Dio, deve
muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell'esporre
il messaggio.[…] Il Dio della Rivelazione, infatti, è il Dio
con noi […] e la sua Parola è destinata ad irrompere nella
storia, per rivelare ad ogni uomo la sua vera vocazione e dargli
modo di realizzarla".
Queste
affermazioni pronunciate dalla CEI non mi sembrano semplicemente
di passaggio. È un discorso fondativo pronunciato in modo
solenne:
LA PAROLA E IL
VOLTO DELL'UOMO SONO L'UNICO LUOGO DOVE È POSSIBILE INCONTRARE E
PARLARE DI DIO NELLA SUA VERITÀ!
Un parlare di Dio
cristiano deve prendere le mosse sempre dall'uomo e dalla sua
vita. Questo non è un patetico adeguamento alla cultura di oggi,
non si tratta di inseguire il gusto della gente per meglio
catturarla! E non è neppure una questione squisitamente
metodologica: È UN PREZIOSO SUGGERIMENTO PER RESTARE NELLA VERITÀ.
Qui viene chiamata in causa l'Incarnazione, l'evento fondante
l'esistenza cristiana.
F. IN QUESTA
OTTICA SI PUÒ PARLARE DI PASTORALE GIOVANILE IN STILE DI
ANIMAZIONE.
Questa è una
prospettiva operativa nuova. La sfida sta proprio qui: RIDIRE
CRISTO AI RAGAZZI E AI GIOVANI.
La Pastorale
Giovanile non deve usare l'animazione come una sorta di mezzo, né
l'animazione deve verniciarsi di religiosità!
L'animazione è
il metodo per eccellenza per dire Cristo oggi perché:
1. l'animazione
CREDE PROFONDAMENTE ALLA VITA come gioia prorompente, dialogo,
condivisione, dramma, movimento, ecc.
2. l'animazione
favorisce L'INCONTRO CON UN DIO PERSONALE, in nome della verità
dell'uomo che vuole servire e ricostruire.
Ass.Nazionale
"Il mio Dio canta giovane"
Don Matteo Maria
Zmbuto 
(Presidente)
COMUNICATO
STAMPA
Siamo
gli artisti de "Il mio Dio canta giovane",
un'associazione nata come movimento a metà degli anni'80, che si
è costituita poi a livello ufficiale nel 1990.
Il
nostro scopo è quello di promuovere e diffondere la canzone di
ispirazione cristiana; crediamo infatti che la musica sia un mezzo
comunicativo di grande potenzialità, uno strumento straordinario
idoneo alla "inculturazione" del messaggio e dei valori
cristiani nella società contemporanea attraverso un linguaggio
attuale e gradevole.
L'Associazione
raccoglie singoli cantautori e gruppi musicali provenienti da
diverse realtà geografiche, sociali e vocazionali, che
condividono l'ideale di evangelizzazione in musica e vogliono dare
una testimonianza corale, mettendo a servizio di tale scopo le
proprie specifiche competenze.
Nella
vita pastorale di una diocesi e di una parrocchia sono tanti i
momenti in cui si cercano testimonianze significative,
"segni" particolari in grado di richiamare il cristiano
di oggi alla riflessione sui vari temi via via proposti: la pace,
il rispetto per la vita, la valorizzazione della donna, la
scoperta della propria vocazione, la dimensione missionaria, oltre
a quelli legati ai tempi forti dell'Avvento e della Quaresima.
E'
da questa considerazione che nasce la nostra proposta di
spettacoli musicali che valorizzino tali momenti. I nostri artisti
sono in grado di proporre diversi generi (pop, rock, rap,
melodico) insieme ad una valida testimonianza di fede; inoltre la
nostra Associazione, che nei concerti si avvale di propria
strumentazione tecnica, può contare anche su rapporti di amicizia
e collaborazione con artisti cristiani stranieri, già famosi nel
circuito internazionale.
Nella
speranza di poter iniziare una fattiva collaborazione, ringraziamo
ed inviamo fraterni saluti.
Pavia,
31 ottobre 2000
IL
PRESIDENTE
Don
Matteo Maria Zambuto
CHIAMATI
A LASCIARSI AMARE
(Incontro
di spiritualità tenutosi con gli artisti cristiani ad Assisi-
8-9-dicembre 2000)
Ad
Assisi ci siamo sentiti come tanti gabbiani Jonathan ritornati
allo stormo. Mettere in pratica l’amore vuol dire rendere
partecipe gli altri della verità appresa, conquistata. Ci siamo
resi conto che tutti anelavamo verso la stessa verità. E’
questo che ci ha fatto sentire bene. Avevamo stampato sul volto la
gioia di appartenere al medesimo destino. Gli occhi di molti erano
pieni di riconoscenza. Me ne sono accorto parecchie volte. Gli
occhi parlano, rivelano. Si leggeva in essi con chiarezza la
gratitudine vicendevole che riconosceva nell’altro un dono. Non
si poteva fare a meno di pensare che uno strano miracolo era in
atto. Il miracolo di un volo rinato. Per un po’ di tempo, forse,
siamo rimasti appollaiati in terra ferma, come tanti gabbiani che
mugugnano per la pioggia e la foschia. Ad Assisi abbiamo imparato
a sfruttare i venti d’alta quota. C’è un prezzo però che
dobbiamo pagare se vogliamo mantenerci ad alta quota: è il prezzo
dell’amore. Ad Assisi ci siamo detti che la nostra umanità non
è un insieme di eventi fisici, aggregati più o meno casualmente,
né è solo una catena di reazioni chimiche. E’ invece una trama
di esperienze, profondamente collegate, è un tessuto vitale in
cui diciamo chi siamo e come ci sogniamo. E’ il tempo dove Dio
si fa presente ad ogni uomo, di una presenza tanto intima e
profonda da essere più presente a me di me stesso. Per amore
siamo chiamati a rispondere all’Esodo di Dio con un nostro
Esodo. Non si tratta di uscire dalla vita, ma aprire la nostra
umanità alle istanze di Dio. Questo ci fa riscoprire la bellezza
della vita. In questo gioco di amore dove l’amore si apre
all’amante, ci viene riconquistata la nostra appartenenza
all’umanità con una consapevolezza nuova; il mistero
dell’amore di Dio ci porta a scoprire le insondabili ricchezze
della nostra umanità. Si viene a creare movimento nel cuore di
chi si sente amato: perché, Dio, mi ami? Perché proprio me? La
spiritualità dei Cantautori può essere riassunta così: chiamati
a lasciarsi amare. L’amore è la conseguenza del lasciarsi
amare. Vogliamo riprendere a volare insieme ad alta quota, dove le
alte vette ci ubriacano di felicità. La testimonianza più vera
è quella di insegnare a chi ci passa accanto ad avere il coraggio
di guardare in alto. La gente non guarda più in cielo forse perché
ha paura di credere. Noi cantautori cantiamo perché crediamo.
Crediamo nel Dio fatto uomo nel Bimbo di Betlemme, che ci
costringe a guardare di là, oltre il segno: l’amore è passare
di là, oltre le apparenze, oltre il tempo, con tutto il cuore. Se
uno non vede di là, non capisce niente di questo mondo e
l’assurdo diventa lo sfondo di ogni azione, di ogni avvenimento,
di ogni vicenda. Lo stile che vogliamo imparare in questo Natale
che bussa alle porte è quello di sentirci veramente poveri,
incapaci di dire la bellezza di questo Dio fatto Bambino. Vincere
la presunzione di avere in tasca la soluzione per migliorare il
mondo. La gioia è entrata nel mondo con gli occhi di un Bambino
che non ha niente. La gioia di chi crede è fatta di niente; le
nostre canzoni sono fatte di niente, perché ognuno di noi viene
nel mondo a mani vuote, cammina, soffre, lavora a mani vuote. Ecco
l’amore: non è colui che dà, ma colui che viene, e colui che
viene - quel bimbo che presto imparerà a soffrire per amore –
ha già le mani forate.
Buon Natale.
Vostro don Matteo
Maria Zambuto
(Pres.Ass.Naz.Il
mio Dio canta Giovane)

Assisi
2000: resoconto incontro di Spritualità Artisti Cristiani
Nei
giorni 8, 9 e 10 dicembre u.s. ad Assisi si è svolto l'incontro
di spiritualità organizzato dall'Associazione "Il mio Dio
canta giovane" per soci e amici.
L'incontro,
che ha avuto una partecipazione superiore alle aspettative degli
stessi organizzatori, ha visto convenire da ogni parte d'Italia e
delle isole ben 46 persone - fra le quali alcuni graditissimi
ritorni e diverse nuove presenze - mosse dall'intento di vivere un
momento di fraternità e di preghiera.
I
partecipanti hanno avuto poi la sorpresa di trovare, tra i
messaggi di amicizia e di saluto di chi non aveva potuto essere
presente, anche un telegramma augurale di S. Eccellenza il Card.
A. Sodano, Segretario di Stato della S. Sede, con la benedizione
papale.
La
riflessione proposta nelle due giornate e guidata dal Presidente
don Matteo Zambuto si è incentrata sulla spiritualità e
l'identità del "Cantautore di Dio" (che vale però
anche per chi non canta), una tematica già accennata anche in
passato nella storia di questa Associazione, ma sempre vitale ed
esistenziale, sempre bisognosa di essere attualizzata e
interiorizzata nell'esperienza e nella vita di ogni singolo
cantautore.
La
riflessione si è sviluppata intorno ai seguenti punti:
1.
La spiritualità come ricerca della nostra identità - "avere
fede" non significa aderire ad una Fede, conoscere le
risposte del catechismo, avere certi comportamenti, avere nei
testi delle nostre canzoni i nomi di Gesù e di Maria, ma uno
stile di vita. Significa una adesione personale e profonda alla
persona di Gesù e il riorientare la propria vita e il proprio
modo di vedere a partire da Gesù, con la sua ottica.
2.
La spiritualità non elimina la nostra umanità e la nostra
storia, ma la legge con gli occhi di Gesù. Chi vive la
spiritualità è anzi un innamorato della storia e dell'umano; noi
non viviamo fuori dal mondo (di fatto condividiamo l'esistenza di
tutti, la stessa quotidianità), non cantiamo un'astrazione, un
futuro fantasioso, ma la realtà nella sua prospettiva più vera,
sapendo che essa ha dentro di sé un destino eterno.
3.
La spiritualità aiuta a superare il dualismo
"sacro-profano" perché la sua radice è Gesù, il Dio
che è entrato nella storia e la abita. L'influsso del Platonismo
aveva contagiato la cultura (dualismo fa scienza e fede, fra
religione e politica) e anche la fede cristiana (dualismo fra
spirito e corpo, il primo nobile, il secondo disprezzabile), ma il
Concilio Vaticano II ha superato la divisione fra questi mondi
apparentemente opposti: il mondo di Dio e il mondo degli uomini.
La fede allora non è più fuga dal mondo, anzi la salvezza è
dentro la realtà, dentro la storia, dentro la corporeità. Il
quotidiano diventa il tempo e il luogo dove Dio incontra l'uomo.
4.
La spiritualità è sequela di Gesù e passione per la sua causa.
- Rispondere all'amore di Dio non è un "dovere", a Dio
interessa il nostro cuore. Perché cantiamo? Non per dovere, ma
per rispondere all'amore di Dio con il nostro amore. La
spiritualità del cantautore potrebbe essere riassunta così:
chiamati a lasciarci amare. Vivere nella fede non è accettare
qualcosa, ma Qualcuno, lasciarsi abitare da Dio; guardare la
storia con gli occhi dell'amato, camminare nella storia sapendo
che l'amato cammina con noi. Dio canta in noi se noi siamo
innamorati della sua causa.
5.
La spiritualità è gioia di vivere la vita fino in fondo. - Il
nostro deve essere un canto di gioia e di festa perché Dio ci
ama. Il cantautore però sa anche che deve passare attraverso la
croce perché la verità di Cristo è una verità crocifissa. E'
possibile cantare la gioia e la vita partendo dalla morte e dalla
resurrezione? Si, perché Gesù è davvero morto sulla croce per
noi e ciò testimonia la serietà dell'impegno di Dio e la follia
del suo amore per noi. La croce di Cristo è la scommessa di Dio
sulla vita. Il nostro canto allora è un canto di festa, di
liberazione perché la morte è stata vinta e c'è perdono per
tutti, per tutti davvero! Possiamo dire che il canto cristiano sarà
il miracolo del nuovo millennio perché ci impegnerà a far
nascere ogni giorno nel cuore dell'uomo la nostalgia di Dio, una
nostalgia che sarà appagata nella festa eterna dell'Amore.
6.
Quale bellezza salverà il mondo? - Ne "l'Idiota" di
Dostoevskij il personaggio del Principe Mynskin afferma che
"la bellezza salverà il mondo" e il giovane ateo
Ippolit gli chiede quale bellezza riuscirà a salvare il mondo.
Che "il bello" abbia la capacità di elevare l'animo
dell'uomo nessuno lo mette in dubbio, però appare chiaro che la
"bellezza che salva il mondo" non è una bellezza
puramente estetica, ma la bellezza dell'amore. Non è la bellezza
che seduce, ma la bellezza "tanto antica e sempre nuova"
di cui parla S. Agostino, la bellezza che traspare dal Pastore
buono pronto a dare la vita per le sue pecorelle, quella cantata
da S. Francesco nel "Cantico delle creature". Anche
dalle pagine della Genesi traspare questa bellezza che Dio,
amando, trasfonde in tutte le sue creature e in tutto ciò che fa:
ogni tappa della creazione infatti termina con la constatazione
"e Dio vide che era cosa buona (bella)". Il cammino del
cantautore "di Dio" allora è proprio quella di portare
avanti, di scoprire, di far risaltare questa bellezza di Dio, che
trionfa sulle brutture del peccato. Diceva Simone Weil che
"c'è quasi una specie di incarnazione di Dio nel mondo e la
bellezza ne è il segno. Il bello è la prova sentimentale che
l'incarnazione è possibile [….] Una melodia testimonia quanto
la morte di un martire".
7.
Il cantautore cristiano e la Trinità - La Bellezza divina ha il
suo splendore ultimo nella Trinità. Per arrivare nel cuore della
Trinità abbiamo una strada: il volto di Cristo. Gesù, il Figlio,
ci ha rivelato che per amore e per la nostra salvezza ha lasciato
l'eternità e la sua divinità per entrare nell'esilio umano (S.
Paolo). Per amore dell'umanità si è "scisso" dal Padre
e dallo Spirito Santo. Nella pienezza dei tempi, il
"matrimonio" tra lo Spirito Santo e Maria ha riunito
cielo e terra; frutto di questo amore è Gesù che è anche la
sintesi del cammino dell'uomo verso Dio e del desiderio infinito
di Dio di incontrare l'uomo. Per analogia, le persone trinitarie
potrebbero essere paragonate alla Bellezza (il Padre), all'Opera
d'Arte (il Figlio) e all'Ispirazione (lo Spirito Santo): dalla
bellezza emana l'ispirazione che produce l'opera d'arte. Nel
cantautore si ripete, in un certo senso e in piccolo, l'esperienza
di Maria: l'ispirazione lo feconda interiormente ed egli, dopo
aver concepito la sua opera, la partorisce. E' lo Spirito Santo a
fecondarci, Lui è l'armonia da cui attingiamo per poter dar forma
alla bellezza di Dio. Una canzone raggiunge la sua pienezza nel
momento della "separazione" del cantautore dalla propria
creazione e, come un figlio, la canzone rispecchia il suo cuore,
la sua anima. In Maria e con Maria, il cantautore è un testimone
della bellezza di Dio.
8.
Il cantautore prega - Che il cantautore sia uno che prega, non può
essere messo in discussione. Uno che si professa cantautore
"di Dio", ma non prega, tradisce la propria vocazione e
finisce per essere cantautore non di Dio ma del suo
"io". Quando il cantautore prega, esprime l'atto
fondamentale di accogliere esplicitamente e consapevolmente
l'Alleanza. Nella preghiera noi attingiamo le ragioni del nostro
scrivere e cantare. La nostra è una preghiera fatta nel nome di
Gesù (non cantiamo noi stessi ma lo stupore di appartenere agli
amici di Gesù); è una preghiera di lode e di ringraziamento; è
una preghiera dei poveri (perché anche noi siamo poveri peccatori
bisognosi di continuo perdono e della grazia di Dio che ci rende
capaci di fedeltà); è anche una preghiera per i poveri (il
nostro canto difende coloro che sono emarginati e non contano
niente) ed è un canto di liberazione (perché porta l'annuncio di
una liberazione e di una beatitudine che incomincia già qui nella
nostra storia).
9.
Il cantautore con Chiara e Francesco - In loro abbiamo un grande
esempio di comunione che la nostra "famiglia" di
cantautori deve imparare. Francesco volle che i suoi compagni
fossero frati, cioè "fratelli". Ogni frate è un dono
di Dio. Così anche per noi, ogni cantautore è un dono di Dio. Da
qui l'invito alla stima vicendevole, al non mormorare l'uno
dell'altro, al non essere invidiosi dei successi l'uno dell'altro,
al perdono vicendevole, all'umiltà di sentirsi l'uno il
completamento dell'altro, alla condivisione gioiosa dei doni di
ciascuno. Per Francesco la gioia ha tre volti: Il Presepe di
Greccio (Gesù che nasce è un bambino che riempie di dolcezza),
l'Eucarestia e il Crocefisso, cioè la storia dell'Amore che dona
la vita.
L'incontro
ha poi vissuto anche momenti di relax con la possibilità di
visitare Assisi e, naturalmente anche un momento di gioiosa
espressione musicale. La sera di sabato, infatti, i cantautori
presenti hanno voluto offrire agli ospiti della "Casa Frate
Jacopa" (delle Suore Francescane Alcantarine) una carrellata
di canzoni in cui davvero tutti i doni hanno potuto esprimersi, in
semplicità, e le diversità individuali diventare ricchezza.
LA
SEGRETERIA
P.S.
Franca e Mariuccia colgono l'occasione per inviare a tutti i loro
più sinceri auguri. Un abbraccio.
fdelroc@libero.it
NATALE
2000
Ad
Assisi ci siamo sentiti come tanti gabbiani Jonathan ritornati
allo stormo. Mettere in pratica l'amore vuol dire rendere
partecipe gli altri della verità appresa, conquistata. Ci siamo
resi conto che tutti anelavamo verso la stessa verità. E' questo
che ci ha fatto sentire bene. Avevamo stampato sul volto la gioia
di appartenere al medesimo destino. Gli occhi di molti erano pieni
di riconoscenza. Me ne sono accorto parecchie volte. Gli occhi
parlano, rivelano. Si leggeva in essi con chiarezza la gratitudine
vicendevole che riconosceva nell'altro un dono. Non si poteva fare
a meno di pensare che uno strano miracolo era in atto. Il miracolo
di un volo rinato. Per un po' di tempo, forse, siamo rimasti
appollaiati in terra ferma, come tanti gabbiani che mugugnano per
la pioggia e la foschia. Ad Assisi abbiamo imparato a sfruttare i
venti d'alta quota. C'è un prezzo però che dobbiamo pagare se
vogliamo mantenerci ad alta quota: è il prezzo dell'amore. Ad
Assisi ci siamo detti che la nostra umanità non è un insieme di
eventi fisici, aggregati più o meno casualmente, né è solo una
catena di reazioni chimiche. E' invece una trama di esperienze,
profondamente collegate, è un tessuto vitale in cui diciamo chi
siamo e come ci sogniamo. E' il tempo dove Dio si fa presente ad
ogni uomo, di una presenza tanto intima e profonda da essere più
presente a me di me stesso. Per amore siamo chiamati a rispondere
all'Esodo di Dio con un nostro Esodo. Non si tratta di uscire
dalla vita, ma aprire la nostra umanità alle istanze di Dio.
Questo ci fa riscoprire la bellezza della vita. In questo gioco di
amore dove l'amore si apre all'amante, ci viene riconquistata la
nostra appartenenza all'umanità con una consapevolezza nuova; il
mistero dell'amore di Dio ci porta a scoprire le insondabili
ricchezze della nostra umanità. Si viene a creare movimento nel
cuore di chi si sente amato: perché, Dio, mi ami? Perché proprio
me? La spiritualità dei Cantautori può essere riassunta così:
chiamati a lasciarsi amare. L'amore è la conseguenza del
lasciarsi amare. Vogliamo riprendere a volare insieme ad alta
quota, dove le alte vette ci ubriacano di felicità. La
testimonianza più vera è quella di insegnare a chi ci passa
accanto ad avere il coraggio di guardare in alto. La gente non
guarda più in cielo forse perché ha paura di credere. Noi
cantautori cantiamo perché crediamo. Crediamo nel Dio fatto uomo
nel Bimbo di Betlemme, che ci costringe a guardare di là, oltre
il segno: l'amore è passare di là, oltre le apparenze, oltre il
tempo, con tutto il cuore. Se uno non vede di là, non capisce
niente di questo mondo e l'assurdo diventa lo sfondo di ogni
azione, di ogni avvenimento, di ogni vicenda. Lo stile che
vogliamo imparare in questo Natale che bussa alle porte è quello
di sentirci veramente poveri, incapaci di dire la bellezza di
questo Dio fatto Bambino. Vincere la presunzione di avere in tasca
la soluzione per migliorare il mondo. La gioia è entrata nel
mondo con gli occhi di un Bambino che non ha niente. La gioia di
chi crede è fatta di niente; le nostre canzoni sono fatte di
niente, perché ognuno di noi viene nel mondo a mani vuote,
cammina, soffre, lavora a mani vuote. Ecco l'amore: non è colui
che dà, ma colui che viene, e colui che viene - quel bimbo che
presto imparerà a soffrire per amore - ha già le mani forate.
Buon
Natale, dal vostro
Don
Matteo Zabuto
MUSICA E RELIGIONE
"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo
cantato un lamento e non avete pianto!" (Luca 7, 32b)
Quali sono le origini della musica? I primitivi (vedi i Luiseno
della California meridionale) la fanno risalire agli animali del
loro mondo come il leone, l'aquila, il corvo, la rana, il cervo.
Nelle civiltà più evolute dell'antichità una delle divinità
era sempre designata come inventrice o protettrice della musica:
Thot in Egitto, Narada in India, Apollo in Grecia.
Dal mio punto di vista all'origine della musica sta un fatto
religioso. All'origine troviamo l'uomo che si scopre e si accetta
creatura di Dio. Lodare e non lodare, scrisse Karl Barth, si
oppongono come la vita alla morte. Nell'esperienza ebraica
troviamo un popolo che celebra la festa, che canta, che loda: la
musica diventa simbolo della vita e dell'itinerario alla
contemplazione del mistero di Dio. E' così che la storia della
salvezza è scandita e ritmata da tutta una serie di canti
popolari: Mosè e sua sorella Miriam, insieme agli israeliti,
cantano l'inno di lode al Signore ( cfr. Esodo 15,1); Maria, la
madre di Gesù, canta il Magnificat (Luca 1, 46-55).
Perché la musica è da considerarsi uno dei valori più alti
della cultura umana e una delle punte massime dell'esperienza
religiosa? Pur essendo convinti che Dio è estraneo alle
categorie spaziali ci rivolgiamo a lui "elevando " il
nostro spirito. Possiamo chiamare simbolica quell'attività dello
spirito che, per esprimere la vita religiosa e spirituale, si
appoggia continuamente su una esperienza sensibile di cui è
naturale prolungamento. Secondo il Thesaurus grecae linguae, il
simbolo
primitivo era, in concreto, un segno di riconoscimento che
richiedeva un completamento: un pezzo di terracotta che voleva il
suo gemello. L'importante era riconoscere la persona portatrice
del completamento. Un ampliamento di questo schema era
prevedibile. Ogni parola e ogni segno convenzionale rimandano ad
un'altra realtà. Ma l'impiego più significativo
del linguaggio simbolico si ha quando una realtà, che già
possiede un altro significato, conduce lo spirito verso un'altra
realtà corrispondente ma nascosta: in questo senso la musica può
essere chiamata simbolica, capace di ancorare l'umano ad una realtà
che lo trascende. Se accettiamo l'idea secondo la quale il
simbolo sempre ha fatto parte dell'espressione della vita
religiosa, possiamo affermare il ruolo fondamentale che riveste la
musica nello sforzo umano di percepire e raccontare l'umano e il
campo affettivo e ideale che vuole esprimere. Per esprimere le sue
aspirazioni e il suo slancio spirituale, la coscienza
umana ha fatto appello fin dalle origini non solo a creazioni
mitiche, ma anche a produzioni artistiche che utilizzavano il
simbolo. Se la musica può essere considerata come facente parte
integrante della simbolica umana, nel momento in cui si esprime
non vuole essere una speculazione su Dio o la spiegazione
oggettivistica della situazione dell'uomo nel mondo; essa vuole
svelare il significato profondo della vita umana e fondare i
rapporti che l'uomo deve intrattenere con la creazione e con il
mondo divino che le conferisce senso. In questo senso, considerato
dal punto di vista del suo intento oggettivo, il movimento
simbolico musicale si inserisce in uno sforzo volto a superare il
presente e a raggiungere l'origine o anticipare la fine dei tempi.
Ogni attività musicale si appoggia sull'assioma fondamentale
della corrispondenza fra la percezione sensibile e quella che
potremmo
considerare come una sostanza spirituale al di là del mondo e già
presente in esso. Come lo Spirito di Dio ha voluto inserirsi,
incarnandosi, nella realtà umana, così il movimento della
coscienza umana si sforza, attraverso l'attività simbolica
musicale, di esprimere la propria ricerca dello spirituale. In
altri termini possiamo affermare che la musica si muove tra il
mondo e l'al di là del mondo. Ecco le ragioni che inducono a
sostenere l'idea che la musica non ha il semplice ruolo di
descrivere l'umano, ma
assume sempre più in profondità lo sforzo di evocare le radici
dell'umano medesimo. La sua verità intrinseca, potremmo dire. Con
questo non si vuole sostenere una critica ad oltranza nei
confronti della produzione attuale musicale, forse un po' troppo
illusa di esaurire il ruolo della musica, imprigionandola nella
semplice operazione descrittiva del reale. Sarebbe come ridurle il
suo campo d'azione e imprigionarla nel mero ruolo descrittivo,
privandola della sua profonda capacità evocativa, mezzo capace
di scavare l'umano, mettendo a nudo le dimensioni spirituali
capaci di cogliere la verità nascoste. Il vero ruolo della musica
sta nell'intento
di elevare l'anima: la musica è energia, elevazione, esprime il
desiderio dell'impegno in vista di un mutamento. Siamo a
conoscenza dell'importanza che la danza unita alla musica avevano
tra i popoli primitivi: processo cosmico di restaurazione
dell'armonia fra terra e cielo, sia che invochino la pioggia,
l'amore, la vittoria e la fertilità, o addirittura la
dissoluzione nell'unità divina. La vita spirituale non è rimasta
estranea all'attività coreutica. Vedi l'esempio illustre del re
Davide, come anche
di Santa Teresa d'Avila che non sempre resisteva al desiderio di
esprimere con la danza unita al canto il suo entusiasmo spirituale
e la sua gioia di vivere. Chi ben conosce la cultura africana sa
che la danza e il ritmo musicale sono le espressioni massime della
sua arte. In essa ritmo, melodia, parola, gesto sintetizzano nel
corpo umano lo spazio e la durata della propria capacità di
espressione. Sono altresì le forme più drammatiche
dell'espressione culturale africana, essendo le sole in cui
l'uomo, vuole essere non più solamente libertà, ma anche
liberazione dal proprio limite. Ecco perché la danza
unitamente al canto e alla musica sono l'apice dell'espressione
mistica della religione africana. Diciamo quindi in termini
generali che la musica si sforza di dare alla vita ordinaria il
suo senso religioso. In forza di queste considerazioni, ci è più
facile comprendere il ruolo che ha avuto la musica nell'esperienza
religiosa giudaica e in seguito nella cultura cristiana. La lode,
nella Bibbia, ad
esempio, nasce dallo stupore in presenza di Dio. Dovendo essere
intelligibile alla comunità, si trasforma in canto, cantico, per
lo più sostenuto dalla musica ed anche dalla danza. E' possibile
trovare un riscontro in numerosi brani veterotestamentari.
Nel Salmo 33, 2-3, ad esempio, così si prega: "Lodate
il Signore con la cetra, con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo, suonate la cetra con arte e
acclamate".
Troviamo gli stessi concetti nel salmo 98, 5-6: "Cantate inni
al Signore con l'arpa, con l'arpa e con suono melodioso; con la
tromba e al suono del corno acclamate davanti al re, il
Signore".
Anche il Nuovo Testamento conosce parecchi termini per esprimere
la lode espressa col canto: Nell'Apocalisse si legge: " …i
vegliardi si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno
un'arpa e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei
santi. Cantavano un canto nuovo…". Nella lettera agli
Efesini 5, 19 Paolo così esorta: "intrattenendovi a vicenda
con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al
Signore con tutto il vostro cuore…".
E proprio in questo ambiente vitale, dove vita e musica sono
capaci di raccontare il Mistero, si colloca l'impegno dei
cantautori di Dio, per non interrompere la danza della vita, perché
Cristo renda la nostra vita una festa senza fine.
Don Matteo Maria Zambuto
Cantautori cristiani: Musica e
Bellezza

"La bellezza salverà il mondo". Quanto mi ha colpito
questa frase, letta su un giornale a commento di un discorso del
papa agli artisti! Per un attimo sono rimasta senza parole. La
bellezza! Perché proprio la bellezza, fra tutte le cose che si
potevano indicare? Poi mi sono data una risposta. Forse perché la
bellezza è immateriale e gratuita; forse perché, in un mondo
come il nostro, tutto teso al "fare", alle cose
concrete, alla produttività, alla fretta, rimane poco tempo e
poco spazio per la semplice
contemplazione, per rispondere al richiamo misterioso che tutte le
cose belle esercitano su di noi. E perché questa attrazione
misteriosa? Perché i colori di un tramonto o la maestosità delle
montagne ci fanno trattenere il fiato? Perché lo sguardo
"liquido" di un bimbo o l'indifesa tenerezza di un
cucciolo ci sciolgono dentro? Ho scoperto una definizione
bellissima di questo perché: "Bellezza" è uno dei nomi
di Dio (Dionigi l'Areopagita). Allora si capisce perché oggi,
soprattutto dopo il Vaticano II, la Chiesa
ha ricominciato a parlare apertamente dell'importanza dell'arte,
di tutte le arti, piccole e grandi, parlando addirittura di un
speciale "ministero" degli artisti, quello di cogliere e
donare i riflessi dell'infinita bellezza di Dio.
E la musica è bellezza? Si, certo, la musica è un'espressione
artistica che più di altre, forse, può esprimere l'armonia, il
desiderio dell'uomo di vibrare all'unisono con l'universo,
l'istinto dell'uomo per l'infinito - in una parola - l'attrazione
del Mistero. Spesso, quando si parla di musica, sembra si debba
parlare soltanto della grande musica, la musica dei maestri
classici, la musica delle corali, delle grandi composizioni sacre,
del canto gregoriano. Io, però, che faccio parte di quella
"branca minore" che è la musica moderna e popolare dei
cantautori, rivendico anche per questa parte di musica un diritto
di cittadinanza: il diritto cioè di esprimere un riflesso di
bellezza, di dare voce alle emozioni, di parlare al cuore
dell'uomo di oggi e alla sua nostalgia di immenso.
Non è un caso che uno dei maggiori fenomeni di costume legati al
nostro tempo siano i concerti nelle piazze e negli stadi. Gli
uomini, le donne, i ragazzi di oggi forse hanno perso il gusto per
la musica nelle sue espressioni più alte, eppure rispondono
ancora alla magia della musica (anche se in una forma più
semplice e meno raffinata come è quella popolare, cosiddetta
"leggera"), sanno ancora emozionarsi, riconoscersi nel
testo di una canzone, fondere le loro voci in un unico canto e
sentirsi
parte di un tutto. L'uomo di oggi ha ancora bisogno di cantare:
resta da vedere che cosa gli si fa cantare. Sarebbe un gran
peccato che gli si lasciasse cantare solo la frustrazione per i
tanti problemi che si avvertono dentro e fuori di noi, i dubbi, ma
senza una risposta, i dolori, ma senza una speranza.
Mi sono definita una cantautrice, ma di un tipo un po' speciale:
sono una cantautrice "cristiana". Cosa vuol dire essere
"cantautori cristiani"? Quasi tutti, in Italia, sono
battezzati fin da piccoli e quindi sono cristiani. E' solo questo?
No. Il Concilio Vaticano II ha portato una primavera nuova nella
Chiesa e tanti semi sono germogliati. Fra questi, anche il
desiderio di dire l'Eterna Verità di Dio con parole nuove, parole
di oggi; di raccontare la Buona Notizia con un linguaggio fresco,
immediato, diverso da quello ascoltato tante volte e ormai
diventato un'abitudine. Quindi, perché non con la musica moderna,
con il ritmo, le chitarre, le batterie ecc.? Così sono nati
i "cantautori cristiani" ( o "cantautori di
Dio" come qualcuno li ha poi chiamati), persone che hanno
fatto una scelta di parte: stare dalla parte di Dio, raccontare,
con la musica, l'affascinante avventura di un Dio che entra nella
storia degli uomini e si fa loro compagno di viaggio, e di un uomo
che si scopre finalmente non più orfano,
né effimero. Negli ultimi decenni il numero di queste
persone è cresciuto e da pochi singoli individui che erano
(ricordo con tenerezza "suor sorriso", poi, i primi
nuclei dei mitici Gen Rosso e Gen Verde, e altri), si è fatto
"movimento": sono nati gruppi, associazioni, compagnie
di spettacolo. Una realtà ancora oggi in movimento.
E per me, cantautrice cristiana, cos'è la musica, il cantare? E'
prima di tutto un dono, anzi, due doni: quello di cantare e quello
di creare. Fin da piccola mi è sempre piaciuto cantare: ascoltare
con un senso di piacere i suoni armoniosi che, un po'
"misteriosamente", uscivano da me (la voce era
evidentemente una dote naturale, ma mai curata, mai educata
intenzionalmente) e "si intonavano" con la bellezza del
cielo, con lo splendore di un pomeriggio estivo, con la dolcezza
del vento tra i capelli.
Poi, più tardi, imparare a fondere la mia voce in un coro,
sentire nascere la pienezza di un canto e controcanto o di una
polifonia; e poi, infine, lo stupore di scoprire che le emozioni,
le scoperte entusiasmanti, le esperienze "forti" fatte
con gli amici del gruppo parrocchiale, riuscivano a diventare
canzoni che emozionavano me e anche gli altri. Ma un dono è anche
un impegno, è il famoso "talento" che non si può
tenere per sé ma bisogna far fruttare. Eppure, che senso ha fare
canzoni che non
andranno a Sanremo perché non sono "di moda",
realizzare albums che non venderanno mai milioni di copie ma
copriranno solo le spese di produzione, cantare davanti a platee
molto più modeste di uno stadio? E' follia tutto questo? Come
cantautrice cristiana, credo che anche nelle nostre piccole vite e
nelle nostre storie quotidiane esista il mistero
dell'incarnazione, che proprio lì Dio parla e opera: il nostro
impegno è quello di farlo percepire. Le canzoni sono come una
lente d'ingrandimento per metterlo in risalto, per fare notare
quante sfumature di Bellezza esistono intorno a noi e per
risvegliare quelle nascoste nel profondo di chi ascolta.
Da oltre dieci anni, poi, faccio parte di un'associazione di
cantautori cristiani, l'associazione "Il mio Dio canta
giovane". Credo che l'essere insieme, cantare insieme,
testimoniare insieme, sia un grande "valore aggiunto":
come in un coro, il fondersi delle voci dona intensità alla
musica, così l'unione di tante sfumature individuali rende più
completa, più "viva" e percepibile la Bellezza, la
Bellezza che strappa dalla disperazione e che salva.
Mariuccia Sutti
marisut@libero.it
CANTARE
PER CREDERE
Per concerti incontri feste testimonianza con i cantautori
cristiani rivolgersi a :
PAOLINE
Via Anotonino Pio 75 Roma
Tel.
06 5495629
Fax
06 54956501
e-mail:
fsp@paoline.it
Sr.
Annamaria Galliano : a.galliano@paoline.it


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