DON MATTEO MARIA ZAMBUTO

clip_image0021.gif (1961 byte)

 

Agli amici de "Il Mio Dio canta giovane"

All'incontro di spiritualità tenutosi a Focene nei giorni 30 novembre - 2 dicembre, prendendo spunto dal documento dell'Episcopato italiano per il primo decennio del Duemila "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" ho proposto ai convenuti due riflessioni.

PRIMA RIFLESSIONE: GESÙ, LA GRANDE SORPRESA DI DIO

Nella dimensione dell'ascolto si nasconde il segreto della vita. Questo vale in modo speciale quando ci mettiamo in sintonia con il progetto di Dio realizzatosi in modo mirabile nel volto umano del Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Attraverso di lui noi capiamo chi è Dio (non più il frutto di una riflessione filosofica, ma lo svelarsi storico in una persona che è vero uomo e vero Dio, quindi sperimentabile) e chi siamo noi (non più pellegrini verso il nulla che incombe, ma finalizzati all'eternità capace di valorizzare il nostro cammino storico che ha uno scopo e un senso che trapassa lo spazio e il tempo).
In Cristo scopriamo di essere servi della verità ovvero costruttori di un mondo dove la legge dell'amore offre a tutti gli uomini la possibilità, l'unica possibilità, che da senso e pienezza alla vita.
Il primo passo che dobbiamo compiere per rinvigorire le nostre scelte: guardare all'itinerario di Gesù, dentro la sua vicenda storica.

A) Gesù, l'inviato del Padre
Gesù è il dono più sconvolgente che Dio ci ha fatto.
In lui il Padre rivela le sue intenzioni per la storia. Questo fatto spesso si incrocia con la nostra reticenza, la nostra incapacità di vedere le novità dell'alleanza di Dio che interpella la nostra libertà.
Leggendo le pagine del Vecchio Testamento è possibile constatare come Dio si sia sempre messo in contatto con gli uomini interpellando la loro libertà, mai imponendosi.
La libertà esprime il fattore affettivo dell'uomo, a tal punto che i profeti stigmatizzano gli atteggiamenti degli israeliti, quando esprimono una formalità senza coinvolgere il cuore.
Nell'incarnazione di Gesù si esprime l'intenzione di Dio, il suo progetto su di noi: Gesù così è il culmine della fedeltà del Padre.
L'uomo come ha reagito e come reagisce a questa proposta? Spesso con la chiusura del cuore: Gesù indica la radice del peccato nel "non ascolto" dell'uomo. (Giovanni 1,11).
Ascoltare: lasciarsi trasformare a poco a poco dall'Amore che si fa Servo.
È nella croce di Gesù la manifestazione solenne e ufficiale del volto amoroso di Dio.

B) Gesù in mezzo a noi.
Durante il Giubileo il Papa ha ripercorso le strade di Gesù (non come turista), dandoci una indicazione preziosa: il senso della storia è tornare alle origini del dato storico che ha fatto scaturire la nostra fede, la nostra adesione. Qui scopriamo che Gesù è sempre in ascolto della volontà del Padre e lo fa coinvolgendo i suoi primi amici, gli apostoli, e quelli che dopo di loro si lasceranno contagiare da questa bella notizia (cfr. etimologia della parola Vangelo).
È sicuramente un itinerario difficile, come si può constatare dalle crescenti tensioni che si creano attorno a Gesù. Nonostante tutto Gesù va avanti. Che cosa lo sostiene? Certamente la vita interiore, il dialogo continuo con il Padre ovvero la preghiera. E poi l'amicizia con i suoi amici che il tempo e i fatti non faranno morire.
Gesù ama i suoi amici fino alla fine. Per questo motivo accetta di morire come un malfattore, un maledetto. È pronto a lasciare tutto per ricercare e ricondurre alla verità la pecorella smarrita.
La sua Risurrezione è la conseguenza del morire per amore: Gesù conferma che la vita trionfa sempre sulla morte. Il corpo si corrompe, ma l'amore non può morire; l'amore è più forte della morte, di qualsiasi morte!
L'immortalità è la presenza dello Spirito Santo in noi che crediamo: lo Spirito ci mette in comunicazione con questa realtà nuova veicolata dal Vangelo.
La Risurrezione trasforma la storia umana in spazio vitale dove è possibile incontrare questa grazia redentiva, salvifica.

C) Gesù è colui che viene.
Noi viviamo tra il giorno della Risurrezione di Cristo e quello della sua venuta definitiva.
Noi siamo nell'attesa (Avvento), nella costante tensione verso il compimento.
Il nostro canto narra questa verità, aiuta l'uomo ad abbattere le barriere, a distruggere le maschere.
Noi siamo la risposta alla ricerca di giustizia dell'uomo, non secondo i nostri poveri progetti, ma secondo la mente e il cuore di Dio.

SECONDA RIFLESSIONE: NOI AL SERVIZIO DELLA MISSIONE DI CRISTO

Noi cristiani disponiamo di un grande dono: il Vangelo.
Dobbiamo condividerlo con tutti gli uomini alla ricerca della verità.
Seguiremo la strada dello Spirito Santo che, come il vento, soffia dove vuole (Giovanni 3,8), al di là delle nostre capacità e delle nostre testimonianze opache.
È Lui che guida i fili invisibili della storia, ma questo non deve deresponsabilizzarci.
Noi credenti siamo chiamati a vegliare in ogni momento, a custodire la grazia della nostra vocazione, a collaborare alla gioia della speranza del mondo, condividendo la perla preziosa del Vangelo.
"Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il sapore con che cosa lo si potrà rendere salato?" (Matteo 5,13).
Alla luce e in obbedienza alla Parola di Gesù ci metteremo in ascolto della cultura del nostro mondo, per discernere i semi del Verbo che ha scelto il mondo, la nostra storia, per incarnarsi.
Noi siamo il luogo storico di questa abitazione (questo è il Natale). Cioè, in questo momento, in questi tempi, attraverso le sollecitazioni dei segni di questo tempo, dobbiamo essere il "luogo" storicamente visibile della presenza di Cristo.
Assumeremo le attese dei nostri contemporanei, prenderemo sul serio i loro desideri e le loro domande, cercheremo di capire che cosa fa ardere i loro cuori e che cosa invece suscita in loro paura e diffidenza.
Questo è fondamentale se sceglieremo di farci servi della loro gioia e della loro speranza.
In particolare ci rivolgeremo ai giovani, spesso disorientati, confusi, assetati di autenticità. Faremo tutto questo in forza del mandato di Cristo "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" e con lo stile della comunione.

È con questo spirito che ci vogliamo preparare al Santo Natale e ci vogliamo scambiare gli auguri più veri e sinceri di un'avventura che non finisce di stupirci per il miracolo che accade ogni giorno.
DUC IN ALTUM (Luca 5,4): ti ascoltiamo Signore, ti seguiremo con tutto il cuore e sulla tua parola prenderemo il largo.

Pavia, 14 dicembre 2001


IL PRESIDENTE
Don Matteo Maria Zambuto

AUGURI A TUTTI ANCHE DA PARTE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO E DELLA SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

 

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”

Pavia 23 ottobre 2001

Carissimi fratelli e sorelle,
sono ormai vicini i giorni del nostro incontro spirituale annuale. Alcuni problemi di carattere tecnico non ci permettono, nel tempo dell'Immacolata, di recarci ad Assisi, sede spirituale della nostra Associazione. La sede alternativa è comunque valida. Nel corso degli ultimi anni abbiamo imparato ad apprezzare questa proposta che ci mette in forte sintonia con il Vangelo del Signore, fonte inesauribile di vita e sorgente continua di ispirazione. Chiedo a tutti gli associati di prendere in seria considerazione la proposta di Focene, perché la nostra famiglia ha bisogno di crescere e di maturare una maggiore consapevolezza di appartenere al progetto di Dio. Il tema che ci farà da guida è il seguente: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (Giovanni 14, 27). La guerra che si è scatenata in questi giorni ci interpella a lottare e a pregare per la pace. Noi non vogliamo essere dei semplici pacifisti, ma dei costruttori di vera pace. Invito in modo particolare i nuovi associati perché siamo tanti e spesso non ci conosciamo. Ricordatevi che i frutti dello spirito rendono più credibile il nostro canto e la nostra lode al Signore della Pace.
In Cristo
Don Matteo Maria Zambuto

 

CON I GIOVANI SI CAMBIA MUSICA

Vita Pastorale N° 2/2001

a cura di Paola Maschio

Con oltre 400 canzoni in repertorio e la presidenza dell'Associazione il mio Dio canta Giovane, Don Matteo Zambuto è convinto che per incontrare le nuove generazioni  occorre imparare il loro linguaggio. "Chiunque voglia fare un discorso efficace su Gesù, deve muovere dai problemi umani e tenerli presenti nell'esporre il messaggio. Il contatto con i giovani ci costringe a rivisitare i nostri generi musicali triti e ritriti".

Don Matteo Maria Zambuto.jpg (52443 byte)Sacerdote-cantautore e Presidente dell'Ass.Nazionale Artisti Cristiani "Il mio Dio canta giovane", Don Matteo Zambuto racconta la "sua avventura" a servizio dell'evangelizzazione   con il linguaggio musicale, moderno e coinvolgente. 

Come le è venuta l'idea di utilizzare la musica per predicare il Vangelo?Nasce in me all'età di 14 anni, quando cominciavo a comporre le prime canzoni. Nella mia Diocesi di Pavia il mio canto più conosciuto è il "Benedite", composto alla tenera età di 15 anni! Attualmente sono convinto che chiunque voglia fare all'uomo d'oggi un discorso efficace su Gesù, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell'esporre il messaggio. Ecco il motivo per cui voglio percorre la strada della musica. I giovani ne ascoltano parecchia e di tutti i generi: se vogliamo incontrarci con loro dobbiamo imparare il loro linguaggio e percorre le loro strade. Questo non è un problema metodologico, la musica e le canzoni fanno parte di quella realtà dove è possibile incontrare e parlare di Dio nella sua verità. Il nostro è un Dio incarnato e la sua Parola è destinata ad irrompere nella storia, per rivelare ad ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di realizzarla.

Non ha mai incontrato difficoltà, da parte delle autorità ecclesiastiche, per il particolare modo di esprimerse la Sua missione?Tra questo modo di annunciare il Vangelo e le Autorità Ecclesiastiche non sono mai sorte difficoltà né incomprensioni. D'altro canto la Chiesa ufficiale, a parte qualche prelato ancorato a visioni antiquate e anacronistiche, si sta rendendo conto del valore immenso della proposta del cantautorato di ispirazione cristiana e normalmente la caldeggia. Ma c'è ancora molto da fare.

Come hanno accolto i giovani questa Sua predicazione? Spesso si rimane vagamente insospettiti dal fatto che un prete possa cantare oltre a compiere la sua missione secondo i canoni tradizionali. Lo noto in particolare quando l'uditorio è specificatamente composto da adolescenti e giovani. Sulle prime canzoni c'è un senso di distacco, ma alla …terza canzone sono incontenibili. Questo dimostra che le nostre canzoni, oltre a piacere, sono coinvolgenti e trasmettono un messaggio moderno e attuale. Il contatto coi giovani, inoltre, ci …costringe a rivisitare i nostri generi musicale che in genere hanno il sapore di antico, troppo sbilanciati sul trito e ritrito pop melodico oppure tendente a fare predicozzi, quando non siamo troppo devozionisti e bacchettoni. Il messaggio deve essere chiaro, limpido, concreto, deve colpire subito. Proprio come sono i giovani oggi: genuini e concreti.

Durante i Suoi concerti quale messaggio cerca di dare? Possiedo varie tipologie di concerti grazie al fatto che posso pescare in una produzione che ammonta ad oggi a più di 400 canzoni. Potendo variare dal genere liturgico a quello più moderno, dopo essermi informato sul pubblico che mi ascolterà faccio una scelta di canzoni appropriate. Spesso durante i concerti, a seconda delle reazioni che noto tra coloro che mi ascoltano, cambio la scaletta. In una parola cerco di parlare di Cristo, a partire dall'umano, in forza della dimensione incarnazionistica del messaggio cristiano. Sono i valori comunque i protagonisti dei miei concerti e in particolare i grandi temi della vocazione, del senso della vita, della pace, della fraternità, della verità, della vita nascente.

Quali sono i Suoi progetti per il futuro? Per quanto riguarda il mio futuro penso di continuare lungo questa strada, cercando di migliorare la mia proposta dal punto di vista dei contenuti e della musica. Ho dei progetti in cantiere come un recital sulla Storia della Salvezza (Dio e l'uomo: il dramma dell'amore) e una via Crucis per giovani. Presto saranno pubblicati dalle Edizioni Paoline i seguenti lavori: una Messa per giovani in collaborazione con altri cantautori, una mia Messa per giovani, un lavoro liturgico su Maria (O Donna Gloriosa) contenente i più importanti inni mariani della nostra tradizione cristiana. Non sono impegnato in Parrocchia perché mi dedico totalmente all'animazione del mondo giovanile della mia Diocesi. Con la Presidenza dell'Associazione IL MIO DIO CANTA GIOVANE si sono allargati i miei orizzonti e il mio cuore batte a pieno ritmo nazionale. Sono pure impegnato nel Centro Giovanile Diocesano, che ho fondato 13 anni fa

Lei ha una parrocchia? Come accolgono i suoi parrocchiani la Sua predicazione in musica? Operando a livello diocesano, solo i ragazzi e i giovani conoscono le mie scelte e i miei impegni. Il fatto che un bel gruppo si è fatto coinvolgere dalla mia missione di Cantautore di Dio è segno di una primavera che quanto prima darà i suoi frutti.

ImC

 

CREDENTI SÌ, MA …PER L'UOMO.

Mi viene in mente l'incontro che ho avuto la settimana scorsa con Giuseppe Romano, in arte Santo Gruccione, attore nella Beautiful italiana, Vivere. Ci siamo soffermati a parlare dell'arte in genere e in un secondo momento del valore della musica e della canzone come veicoli di messaggi significativi. Ci chiedevamo dove fosse finita la critica. Non si tratta di fare i moralisti, ma perché i mass-media non hanno più il coraggio di dire "questo lavoro discografico è brutto" "quest'altro è la solita lagna" e via dicendo…? Anzi tutto viene presentato come bello, moderno, aderente al linguaggio dei giovani. Ma i giovani hanno proprio bisogno di questo? Quanti sono i giovani che gustano veramente certe produzioni per scelta personale e non per via di un martellamento continuo subito dai media? Non amo criticare pregiudizialmente il lavoro altrui, perché ritengo che ciascuno ha la sua storia, la sua fortuna, le sue ragioni. Quando leggo giudizi avventati sulla produzione italiana, sorretti da un livore che ha il sapore più di sacrestia che di critica costruttiva mi irrito alquanto. Sono da un anno Presidente de IL MIO DIO CANTA GIOVANE, la prima in ordine cronologico e, attualmente, la più grande realtà associativa che raccoglie parecchi cantautori di ispirazione cristiana. Per scelta non siamo contro nessuno, non ci sentiamo alternativi (a che cosa?), né paladini della buona canzone. Il nostro tentativo - e sarà la storia a giudicare - è di testimoniare con le nostre canzoni ciò in cui crediamo. Ci proponiamo di recuperare il valore della canzone non solo come elemento di puro svago, ma anche come veicolo di valori, di significati, di ideali. C'è un grande vuoto attorno a noi, e non lo dico solamente perché sono prete. In verità siamo in tanti a pensarla così. Chi non è a conoscenza dei meccanismi iniqui che reggono la compagine discografica italiana? Sappiamo bene del ruolo che rivestono i potenti della musica. Non ci è nascosto il fatto che per arrivare in certe classifiche o partecipare a determinati concorsi occorre pagare in lire a sei cifre oppure in altri modi che non sto qui ad elencare. A metà degli anni novanta per aver detto questo su un quotidiano cittadino ho rischiato una insulsa denuncia da parte del direttore di una grande manifestazione italiana di musica leggera. Il tutto appianato da una lettera formale, dove si ribadiva che non volevo offendere nessuno. E tutto si è appianato. Ma da lì a qualche mese il tutto è venuto a galla: le bugie hanno le gambe corte!

Conosco molta gente che per passione scrive canzoni. Non sono autori che inseguono a tutti i costi il consenso dei giovani, e neppure si cimentano a cavalcare i loro sentimenti per avere più successo. Ritengo assai nobile il loro tentativo di comunicare sensazioni vere e non artefatte, stati d'animo sinceri, idee costruttive e messaggi positivi. Credo nel valore della musica, come strumento per dialogare con le nuove generazioni che hanno fatto di questa il loro pane quotidiano. Ritengo (e non per pura polemica) che vi sia molta spazzatura al riguardo, e quando penso ai mezzi di comunicazione che diffondono - solo per obbedienza ai grandi colossi musicali - musichette da quattro soldi, dai contenuti obbrobriosi, con lo scopo di batter cassa, mi irrita non poco. Ho avuto modo di accostare grandi artisti come Ron , Gatto Panceri, ed altri, ed ho capito che non sono il solo a pensarla così. Certo non è facile essere uomini liberi quando entri nell'ingranaggio della macchina. Come cantautori di ispirazione cristiana vogliamo metterci al servizio dell'uomo, di cui cantiamo la gioia e le angosce. Non c'è nessuno che ascoltando una canzone in qualche modo non tragga giovamento nella musica e nel testo. Mi fanno particolarmente pietà quelli che rilasciano interviste dove sostengono che in loro non c'è alcuna voglia di lanciare messaggi. Non vogliono essere di parte! Dato che il mondo dei giovani appare molto depauperato di messaggi costruttivi, lasciamoli languire… Ciò che conta è guadagnare. Ci sono cantanti che hanno riconosciuto ufficialmente l'effetto negativo che le loro canzoni hanno provocato sulle generazioni giovanili. Chi diventa un idolo dei giovani non può nascondersi dietro al successo e deresponsabilizzarsi in modo subdolo. E' semplicemente diabolico. Intendiamoci, la nostra non vuole essere la crociata del bene. Non siamo le crocerossine di turno! Ci proponiamo semplicemente di dare il nostro contributo perché la canzone ritorni ad essere un modo tra i più belli di raccontare la vita. Con un pizzico di presunzione e pazzia ci sentiamo chiamati a farci compagnia di coloro che non hanno voce, di quelli che non rientrano nei canoni di una società che ci ha abbindolati con le sue false promesse di progresso e di benessere per tutti. Ecco perché mi piace dire che siamo al servizio della verità. In un contesto culturale dove impera il soggettivismo e l'individualismo questa mia affermazione può suonare un po' patetica e irrisoria, ma è il prezzo che si deve pagare se si vuole uscire dalla omologazione e dal relativismo. Le nostre profonde intenzioni vogliono maturare lungo tre opzioni. Anzitutto vogliamo cantare la giustizia, il vero benessere, la sicurezza necessari alla felicità per quelle popolazioni che ne sono sprovviste. Qui, il nostro canto si unirà all'opera di Dio che è già in atto. Il nostro canto sarà la eco del comandamento di Cristo. I nostri testi vogliono essere un inno alla pace, alla speranza, alla comunione, alla gioia dell'amore donato. Daremo il nostro umile contributo perché la nostra terra sia più abitabile e più fraterna. Inoltre sentiamo forte il bisogno di un paziente sforzo di educazione per imparare e insegnare, con le nostre canzoni, a gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore mette già sul nostro cammino: la gioia esaltante dell'esistenza, la gioia dell'amore puro e trasparente, la gioia del lavoro accurato, la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la gioia pacificante della natura e del silenzio. Spesso le nostre canzoni sono esplicitamente cristiane, ma non ci dimentichiamo che la gioia cristiana suppone un uomo capace di gustare le gioie naturali. Ci sentiremo più vicini alla metodologia di Gesù che è sempre partito dai valori umani per annunciare il Regno di Dio. Infine desideriamo arrivare al cuore dell'uomo, cantando i drammi della sua vita e la grandezze delle sue speranze, le sue insicurezze e la gioia dell'essersi ritrovato. Saremo quel filo rosso che unifica le esperienze umane e le dirige verso Dio. Il nostro modo di esprimerci, di parlare, di cantare, di lodare Dio nasce dalla pienezza della nostra vita, sempre secondo la fede e la libertà del nostro cuore. Dal punto di vista organizzativo la maggior parte di noi "Cantautori di Dio" non possiede management, ma le nostre intenzioni, come recita il nostro Statuto, sono quelle di "promuovere e sviluppare tutti i mezzi, gli strumenti e le occasioni utili ad attuare i fini sopra esposti, sul piano tecnico-professionale, giuridico-amministrativo, educativo, liturgico, ricreativo, di ricerca e di promozione". Il prevalere oggi più che mai delle strategie di mercato sulla voglia di comunicare, rende inefficaci anche le migliori intenzioni, e le intuizioni, quando ci sono, s'infrangono inesorabilmente sugli scogli dei vari "Potenti" della musica. Molti di noi hanno attivato pagine Web, hanno parecchi siti disseminati nel grande mondo di Internet. E' un rilevante passo per farci conoscere. Moda o nuova tendenza, certo è che molti giovani vanno in rete per "navigare" e chissà se tra un "invio" e un altro non si imbattano con le nostre proposte. Gli operatori di pastorale giovanile non appena sentono parlare di Dio in una canzone s'infiammano facilmente e poi si attivano per chiamare in Parrocchia il grosso nome per attirare l'attenzione. Un parroco della mia Diocesi, un giorno, di fronte alla mia proposta di cantare alla sua festa popolare mi ha detto che temeva la scarsa risposta della gente. Ma è il numero che interessa? Dobbiamo a tutti costi fare il pienone? O è ben altro che ci deve stare a cuore? Sulla mia professionalità lascio il giudizio agli altri, ma vorrei concludere che conosco tanti cantautori di Dio di grande talento. Come Presidente dell'Associazione di cantautori cristiani più grande d'Italia, voglio farmi garante della serietà con cui stiamo cercando di portare il Vangelo per le strade, le piazze, nei teatri. Da quando la TV nazionale Giapponese ha trasmesso un lungo servizio sul mio ministero sacerdotale, lasciando grande spazio non solo al fatto che gioco a calcio per solidarietà, ma anche all'aspetto musicale e concertistico, mi arrivano apprezzamenti attraverso la posta elettronica da parte di telespettatori nipponici meravigliati dal fatto che un prete possa vivere la sua missione di sacerdote in questo modo. A loro rispondo sempre che siamo in tanti in Italia tra preti, frati, religiose, laici che sanno ritagliare un po' di tempo da dedicare alla musica non per hobby, ma solo ed esclusivamente per trasmettere la gioia della vita.

Don Matteo Maria Zambuto

Presidente dell'Associazione "IL MIO DIO CANTA GIOVANE"

 

Intervista  Realizzata da Paola Russo per Radio Tau- La voce di Padre Pio in data 01.02.2001

Zambuto.JPG (52794 byte)Don Matteo Zambuto, com'è nata la vostra associazione e soprattutto che cosa propone? È un'esperienza che deve essere collocata proprio dopo il Concilio Vaticano II, un periodo molto ricco e vivo dal punto di vista spirituale.
Infatti dopo il Vaticano II c'è stato un grande risveglio della fede cristiana, siamo stati rivalutati dalla base e la Chiesa ha iniziato a parlare dei laici e del valore della testimonianza, molto spesso lasciata in mano alla Chiesa Ufficiale. E dunque c'è stata anche una rinascita "musicale". Persone che all'inizio singolarmente si cimentavano a comporre canzoni sulla fede e poi attorno all'esperienza di Assisi, (specificare quale esperienza ) si sentiva il desiderio di incontrarsi, confrontarsi, scambiarsi le idee a riguardo. Era il 1986 ed un gruppo di cantautori si era ritrovato in questo luogo che poi è diventato un punto di riferimento importante per tutti noi ed è nato un progetto di aggregazione e di coordinamento.Era il 10 febbraio 1990 quando è stata ufficialmente costituita la nostra associazione.

È una associazione molto giovane ma allo stesso tempo ricca di iniziative e proposte? Che nascono appunto da questa esperienza profonda che spinge i cantautori a vivere l'esperienza evangelica, l'esperienza di Cristo attraverso il mondo della musica. Le varie attività e iniziative si sono in questi anni moltiplicate, tra l'altro quest'anno, in modo particolare abbiamo riscoperto forti motivazioni per farlo. Ci siamo ritrovati a fare molti concerti insieme, anzi abbiamo insistito parecchio nei confronti dei cantautori per realizzare questi concerti insieme, come famiglia, come gruppo. Nel Nord Italia abbiamo all'attivo decine e decine di concerti realizzati insieme in tante città.

La musica come strumento di evangelizzazione serve ad avvicinare i giovani a Cristo? La musica è un mezzo appropriato per i giovani, anche se noi come associazione non siamo solamente legati all'esperienza giovanile ma all'esperienza in genere di tutta la Chiesa. E la canzone in modo particolare serve per parlare ai giovani di Cristo e penso che possa essere un mezzo tra i più privilegiati, una strada da percorrere attualmente perché vediamo che i giovani ascoltano molta musica e nell'ascoltare la musica tante volte imparano parecchio dai testi che ascoltano, allora abbiamo pensato che il cantare Gesù Cristo, il testimoniare Gesù Cristo attraverso la musica possa diventare un mezzo davvero formidabile oggi più che mai.


Il Signore l' ha chiamata ad essere non solo un sacerdote, ma anche un cantautore. Come riesce ad unire queste due vocazioni se di vocazione alla musica si può parlare? Lo spirito musicale lo porto dentro di me da tanto tempo e mi riesce molto semplice coniugare entrambe le attività. Ho iniziato a comporre i miei primi lavori all'età di quattordici anni, dopo avere studiato un po' di musica, e per me era molto naturale esternare le emozioni, le meditazioni, le riflessioni sui vari temi.
I primi testi erano a sfondo sociale, mi rifacevo agli anni '70, anni di protesta e contestazione e poi sono diventati a poco a poco più religiosi e attenti alla psicologia del giovane ed ai valori stessi della vita. Cerco di coniugare vivendo nella mia esperienza di sacerdote, facendo anche il cantautore. Ho le mie normali attività di sacerdote, celebro la messa, insegno religione, sono il rettore di un collegio universitario e il tempo che posso dedicare alla composizione diventa sempre più esiguo, ma è centrale, diventa fondamentale e sono diventato il punto di riferimento per tanti ragazzi che iniziano a suonare e comporre.
L'esperienza del sacerdote, della mia esperienza di fede passa anche in modo forte attraverso quella che è l'esperienza del cantautorato. A volte sono costretto a declinare concerti, perché al centro di tutto c'è il mio essere sacerdote e non cantante che è per me la cosa più importante. Però quelle volte in cui riesco ad accogliere l'invito manifesto ed esprimo tutto il mio spirito di sacerdote che vuole cantare Gesù Cristo.


Paola Russo



 

Articolo di Raffaele Iaria

Rivista

"In cammino con San Gerardo"

 

Articolo

Rivista

"La guida"

 

30 maggio 2001

Carissimo,

ti ringrazio anticipatamente del tempo che offri a questa mia riflessione sulla musica in genere e in particolare sulla musica cristiana ed ad alcune proposte che ritengo estremamente interessanti.
Conosco molta gente che per passione scrive canzoni. E' un modo di comunicare sensazioni, stati d'animo, idee. Credo nel valore della musica, come strumento per dialogare con le nuove generazioni che hanno fatto di questa il loro pane quotidiano. Ritengo (e non per pura polemica) che vi sia molta spazzatura al riguardo, e quando penso ai mezzi di comunicazione che diffondono - solo per obbedienza ai grandi colossi musicali - musichette da quattro soldi, dai contenuti obbrobriosi, con lo scopo di batter cassa, mi irrita non poco. Ho avuto modo di accostare grandi artisti come Ron , Gatto Panceri, Franco Fasano ed ho capito che non sono il solo a pensarla così. Certo non è facile essere uomini liberi quando entri nell'ingranaggio della macchina. Attualmente rivesto la carica di Presidente dell'Associazione "IL MIO DIO CANTA GIOVANE" che raccoglie numerosi cantautori che vogliono cantare il Vangelo nella vita. Ci promettiamo di "promuovere e sostenere la diffusione della canzone di ispirazione religiosa mediante lo strumento associativo e la solidarietà tra gli autori della musica e/o dei testi, gli editori, gli esecutori, gli organizzatori e gli amici che condividono l'ideale della evangelizzazione in musica" (dallo statuto dell'Associazione). Sia chiaro che il nostro cantautorato non ha scopi di lucro. Siamo al servizio dell'uomo, di cui cantiamo la gioia e le angosce. La missione non si compra né si vende! Con un pizzico di presunzione e pazzia ci sentiamo chiamati a farci compagnia di coloro che non hanno voce, di quelli che non rientrano nei canoni di una società che ci ha abbindolati con le sue false promesse di progresso e di benessere per tutti. Ecco perché mi piace dire che siamo al servizio della verità. In un contesto culturale dove impera il soggettivismo e l'individualismo questa mia affermazione può suonare un po' patetica e irrisoria, ma è il prezzo che si deve pagare se si vuole uscire dalla omologazione e dal relativismo. Le nostre profonde intenzioni vogliono maturare lungo tre opzioni. Anzitutto vogliamo cantare la giustizia, il vero benessere, la sicurezza necessari alla felicità per quelle popolazioni che ne sono sprovviste. Qui, il nostro canto si unirà all'opera di Dio che è già in atto. Il nostro canto sarà la eco del comandamento di Cristo. I nostri testi vogliono essere un inno alla pace, alla speranza, alla comunione, alla gioia dell'amore donato. Daremo il nostro umile contributo perché la nostra terra sia più abitabile e più fraterna. Inoltre sentiamo forte il bisogno di un paziente sforzo di educazione per imparare e insegnare, con le nostre canzoni, a gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore mette già sul nostro cammino: la gioia esaltante dell'esistenza, la gioia dell'amore puro e trasparente, la gioia del lavoro accurato, la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la gioia pacificante della natura e del silenzio. Spesso le nostre canzoni sono esplicitamente cristiane, ma non ci dimentichiamo che la gioia cristiana suppone un uomo capace di gustare le gioie naturali. Ci sentiremo più vicini alla metodologia di Gesù che è sempre partito dai valori umani per annunciare il Regno di Dio. Infine desideriamo arrivare al cuore dell'uomo, cantando i drammi della sua vita e la grandezze delle sue speranze, le sue insicurezze e la gioia dell'essersi ritrovato. Saremo quel filo rosso che unifica le esperienze umane e le dirige verso Dio. Il nostro modo di esprimerci, di parlare, di cantare, di lodare Dio nasce dalla pienezza della nostra vita, sempre secondo la fede e la libertà del nostro cuore. Dal punto di vista organizzativo la maggior parte di noi "Cantautori di Dio" non possiede management, ma le nostre intenzioni, come recita lo Statuto, sono quelle di "promuovere e sviluppare tutti i mezzi, gli strumenti e le occasioni utili ad attuare i fini sopra esposti, sul piano tecnico-professionale, giuridico-amministrativo, educativo, liturgico, ricreativo, di ricerca e di promozione". Il prevalere oggi più che mai delle strategie di mercato sulla voglia di comunicare, rende inefficaci anche le migliori intenzioni, e le intuizioni, quando ci sono, s'infrangono inesorabilmente sugli scogli dei vari "Potenti" della musica. Molti di noi hanno attivato pagine Web, hanno parecchi siti disseminati nel grande mondo di Internet. E' un rilevante passo per farci conoscere. Moda o nuova tendenza, certo è che molti giovani vanno in rete per "navigare" e chissà se tra un "invio" e un altro non si imbattano con le nostre proposte. La nostra Associazione de "IL MIO DIO CANTA GIOVANE" è in ordine cronologico la prima in tutta Italia e attualmente è quella che possiede il maggior numero di iscritti. Carissimo, in questo anno trascorso, abbiamo fatto, come associazione e grazie all'azione dello Spirito, passi da gigante a gloria di Dio. Si sono iscritti numerosi cantautori giovani e non più giovani che hanno un talento che non ha nulla da invidiare ai cantanti di musica leggera italiana. Credimi. Preconcetti e incomprensioni del passato non si sono ancora diradati all'orizzonte. Mi rivolgo a lei perché so che è attento alla diffusione del Vangelo attraverso i canali della cultura. Le chiedo come si possano diffondere e far conoscere le ragioni di questa rinascita musicale, di cui la nostra associazione si fa portavoce (Lo può dimostrare forse anche il fatto che siamo passati da 29 iscritti a più di 100 in solo anno!). Come famiglia dei "Cantautori di Dio" ci rendiamo disponibili per qualsiasi proposta educativa e per qualsiasi testimonianza che parta dall'ascolto del Vangelo e dei problemi dell'uomo. Alcuni dei nostri iscritti spesso sono invitati oltralpe e oltre oceano. Questo spiega la stima che si ha livello mondiale sulla nostra produzione. I nostri generi musicali ci permettono di cantare davanti a un pubblico variegato perché spaziamo dal Blues al Rock, dal melodico al Pop; non manca il Rap e il Charleston. Come puoi ben vedere ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età. Se sei interessato alla nostra proposta puoi contattare la nostra segreteria. La ringrazio di nuovo per il tempo che mi ha messo a disposizione.
Buon lavoro e a risentirci.

Don Matteo Maria Zambuto,
Presidente de IL MIO DIO CANTA GIOVANE

Info Concerti:
Cell.0338/9346011
T.0523/456717
Oppure
Cell.0339/6233785


Tourné estiva de Il mio Dio Canta giovane

"Il mio Dio canta giovane" è un'Associazione che raccoglie cantautori provenienti da ogni parte d'Italia, accomunati da un'unica finalità: parlare dei valori più importanti della vita attraverso una musica attuale e portare una testimonianza non solo di fede, ma anche di amicizia, di speranza, di condivisione.
I nostri generi musicali ci permettono di cantare davanti a un pubblico variegato, perché spaziamo dal blues al rock, dal melodico al pop, dal rap al charleston: come vedete ce n'è per tutti i gusti.
Se volete animare i momenti di festa delle vostre comunità e feste di pazza e credete nel valore comunicativo della musica e testimonianza dei nostri artisti, potete quindi contattarci.

DON MATTEO ZAMBUTO
PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE

Info concerti:
Cell. 338/9346011
Oppure
Cell. 339/6233785

 

 

   

bignoli banner miriam.gif (17883 byte)