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DON
MATTEO MARIA ZAMBUTO

Agli
amici de "Il Mio Dio canta giovane"
All'incontro
di spiritualità tenutosi a Focene nei giorni 30 novembre - 2
dicembre, prendendo spunto dal documento dell'Episcopato italiano
per il primo decennio del Duemila "Comunicare il Vangelo in
un mondo che cambia" ho proposto ai convenuti due
riflessioni.
PRIMA RIFLESSIONE: GESÙ, LA GRANDE SORPRESA DI DIO
Nella dimensione dell'ascolto si nasconde il segreto della vita.
Questo vale in modo speciale quando ci mettiamo in sintonia con il
progetto di Dio realizzatosi in modo mirabile nel volto umano del
Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Attraverso di lui noi capiamo
chi è Dio (non più il frutto di una riflessione filosofica, ma
lo svelarsi storico in una persona che è vero uomo e vero Dio,
quindi sperimentabile) e chi siamo noi (non più pellegrini verso
il nulla che incombe, ma finalizzati all'eternità capace di
valorizzare il nostro cammino storico che ha uno scopo e un senso
che trapassa lo spazio e il tempo).
In Cristo scopriamo di essere servi della verità ovvero
costruttori di un mondo dove la legge dell'amore offre a tutti gli
uomini la possibilità, l'unica possibilità, che da senso e
pienezza alla vita.
Il primo passo che dobbiamo compiere per rinvigorire le nostre
scelte: guardare all'itinerario di Gesù, dentro la sua vicenda
storica.
A) Gesù, l'inviato del Padre
Gesù è il dono più sconvolgente che Dio ci ha fatto.
In lui il Padre rivela le sue intenzioni per la storia. Questo
fatto spesso si incrocia con la nostra reticenza, la nostra
incapacità di vedere le novità dell'alleanza di Dio che
interpella la nostra libertà.
Leggendo le pagine del Vecchio Testamento è possibile constatare
come Dio si sia sempre messo in contatto con gli uomini
interpellando la loro libertà, mai imponendosi.
La libertà esprime il fattore affettivo dell'uomo, a tal punto
che i profeti stigmatizzano gli atteggiamenti degli israeliti,
quando esprimono una formalità senza coinvolgere il cuore.
Nell'incarnazione di Gesù si esprime l'intenzione di Dio, il suo
progetto su di noi: Gesù così è il culmine della fedeltà del
Padre.
L'uomo come ha reagito e come reagisce a questa proposta? Spesso
con la chiusura del cuore: Gesù indica la radice del peccato nel
"non ascolto" dell'uomo. (Giovanni 1,11).
Ascoltare: lasciarsi trasformare a poco a poco dall'Amore che si
fa Servo.
È nella croce di Gesù la manifestazione solenne e ufficiale del
volto amoroso di Dio.
B) Gesù in mezzo a noi.
Durante il Giubileo il Papa ha ripercorso le strade di Gesù (non
come turista), dandoci una indicazione preziosa: il senso della
storia è tornare alle origini del dato storico che ha fatto
scaturire la nostra fede, la nostra adesione. Qui scopriamo che
Gesù è sempre in ascolto della volontà del Padre e lo fa
coinvolgendo i suoi primi amici, gli apostoli, e quelli che dopo
di loro si lasceranno contagiare da questa bella notizia (cfr.
etimologia della parola Vangelo).
È sicuramente un itinerario difficile, come si può constatare
dalle crescenti tensioni che si creano attorno a Gesù. Nonostante
tutto Gesù va avanti. Che cosa lo sostiene? Certamente la vita
interiore, il dialogo continuo con il Padre ovvero la preghiera. E
poi l'amicizia con i suoi amici che il tempo e i fatti non faranno
morire.
Gesù ama i suoi amici fino alla fine. Per questo motivo accetta
di morire come un malfattore, un maledetto. È pronto a lasciare
tutto per ricercare e ricondurre alla verità la pecorella
smarrita.
La sua Risurrezione è la conseguenza del morire per amore: Gesù
conferma che la vita trionfa sempre sulla morte. Il corpo si
corrompe, ma l'amore non può morire; l'amore è più forte della
morte, di qualsiasi morte!
L'immortalità è la presenza dello Spirito Santo in noi che
crediamo: lo Spirito ci mette in comunicazione con questa realtà
nuova veicolata dal Vangelo.
La Risurrezione trasforma la storia umana in spazio vitale dove è
possibile incontrare questa grazia redentiva, salvifica.
C) Gesù è colui che viene.
Noi viviamo tra il giorno della Risurrezione di Cristo e quello
della sua venuta definitiva.
Noi siamo nell'attesa (Avvento), nella costante tensione verso il
compimento.
Il nostro canto narra questa verità, aiuta l'uomo ad abbattere le
barriere, a distruggere le maschere.
Noi siamo la risposta alla ricerca di giustizia dell'uomo, non
secondo i nostri poveri progetti, ma secondo la mente e il cuore
di Dio.
SECONDA RIFLESSIONE: NOI AL SERVIZIO DELLA MISSIONE DI CRISTO
Noi cristiani disponiamo di un grande dono: il Vangelo.
Dobbiamo condividerlo con tutti gli uomini alla ricerca della
verità.
Seguiremo la strada dello Spirito Santo che, come il vento, soffia
dove vuole (Giovanni 3,8), al di là delle nostre capacità e
delle nostre testimonianze opache.
È Lui che guida i fili invisibili della storia, ma questo non
deve deresponsabilizzarci.
Noi credenti siamo chiamati a vegliare in ogni momento, a
custodire la grazia della nostra vocazione, a collaborare alla
gioia della speranza del mondo, condividendo la perla preziosa del
Vangelo.
"Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il
sapore con che cosa lo si potrà rendere salato?" (Matteo
5,13).
Alla luce e in obbedienza alla Parola di Gesù ci metteremo in
ascolto della cultura del nostro mondo, per discernere i semi del
Verbo che ha scelto il mondo, la nostra storia, per incarnarsi.
Noi siamo il luogo storico di questa abitazione (questo è il
Natale). Cioè, in questo momento, in questi tempi, attraverso le
sollecitazioni dei segni di questo tempo, dobbiamo essere il
"luogo" storicamente visibile della presenza di Cristo.
Assumeremo le attese dei nostri contemporanei, prenderemo sul
serio i loro desideri e le loro domande, cercheremo di capire che
cosa fa ardere i loro cuori e che cosa invece suscita in loro
paura e diffidenza.
Questo è fondamentale se sceglieremo di farci servi della loro
gioia e della loro speranza.
In particolare ci rivolgeremo ai giovani, spesso disorientati,
confusi, assetati di autenticità. Faremo tutto questo in forza
del mandato di Cristo "Come il Padre ha mandato me, anch'io
mando voi" e con lo stile della comunione.
È con questo spirito che ci vogliamo preparare al Santo Natale e
ci vogliamo scambiare gli auguri più veri e sinceri di
un'avventura che non finisce di stupirci per il miracolo che
accade ogni giorno.
DUC IN ALTUM (Luca 5,4): ti ascoltiamo Signore, ti seguiremo con
tutto il cuore e sulla tua parola prenderemo il largo.
Pavia, 14 dicembre 2001
IL PRESIDENTE
Don Matteo Maria Zambuto
AUGURI A TUTTI ANCHE DA PARTE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO E DELLA
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
“Vi
lascio la pace, vi do la mia pace”
Pavia
23 ottobre 2001
Carissimi
fratelli e sorelle,
sono ormai vicini i giorni del nostro incontro spirituale annuale.
Alcuni problemi di carattere tecnico non ci permettono, nel tempo
dell'Immacolata, di recarci ad Assisi, sede spirituale della
nostra Associazione. La sede alternativa è comunque valida. Nel
corso degli ultimi anni abbiamo imparato ad apprezzare questa
proposta che ci mette in forte sintonia con il Vangelo del
Signore, fonte inesauribile di vita e sorgente continua di
ispirazione. Chiedo a tutti gli associati di prendere in seria
considerazione la proposta di Focene, perché la nostra famiglia
ha bisogno di crescere e di maturare una maggiore consapevolezza
di appartenere al progetto di Dio. Il tema che ci farà da guida
è il seguente: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace"
(Giovanni 14, 27). La guerra che si è scatenata in questi giorni
ci interpella a lottare e a pregare per la pace. Noi non vogliamo
essere dei semplici pacifisti, ma dei costruttori di vera pace.
Invito in modo particolare i nuovi associati perché siamo tanti e
spesso non ci conosciamo. Ricordatevi che i frutti dello spirito
rendono più credibile il nostro canto e la nostra lode al Signore
della Pace.
In Cristo
Don Matteo Maria Zambuto
CON
I GIOVANI SI CAMBIA MUSICA
Vita
Pastorale N° 2/2001
a
cura di Paola Maschio
Con
oltre 400 canzoni in repertorio e la presidenza dell'Associazione
il mio Dio canta Giovane, Don Matteo Zambuto è convinto che per
incontrare le nuove generazioni occorre imparare il loro
linguaggio. "Chiunque voglia fare un discorso efficace su Gesù,
deve muovere dai problemi umani e tenerli presenti nell'esporre il
messaggio. Il contatto con i giovani ci costringe a rivisitare i
nostri generi musicali triti e ritriti".
Sacerdote-cantautore
e Presidente dell'Ass.Nazionale Artisti Cristiani "Il mio Dio
canta giovane", Don Matteo
Zambuto racconta la "sua avventura" a servizio
dell'evangelizzazione con il linguaggio musicale, moderno e
coinvolgente.
Come
le è venuta l'idea di utilizzare la musica per predicare il
Vangelo?Nasce in me all'età di
14 anni, quando cominciavo a comporre le prime canzoni. Nella mia
Diocesi di Pavia il mio canto più conosciuto è il
"Benedite", composto alla tenera età di 15 anni!
Attualmente sono convinto che chiunque voglia fare all'uomo d'oggi
un discorso efficace su Gesù, deve muovere dai problemi umani e
tenerli sempre presenti nell'esporre il messaggio. Ecco il motivo
per cui voglio percorre la strada della musica. I giovani ne
ascoltano parecchia e di tutti i generi: se vogliamo incontrarci
con loro dobbiamo imparare il loro linguaggio e percorre le loro
strade. Questo non è un problema metodologico, la musica e le
canzoni fanno parte di quella realtà dove è possibile incontrare
e parlare di Dio nella sua verità. Il nostro è un Dio incarnato
e la sua Parola è destinata ad irrompere nella storia, per
rivelare ad ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di
realizzarla.
Non
ha mai incontrato difficoltà, da parte delle autorità
ecclesiastiche, per il particolare modo di esprimerse la Sua
missione?Tra questo modo di
annunciare il Vangelo e le Autorità Ecclesiastiche non sono mai
sorte difficoltà né incomprensioni. D'altro canto la Chiesa
ufficiale, a parte qualche prelato ancorato a visioni antiquate e
anacronistiche, si sta rendendo conto del valore immenso della
proposta del cantautorato di ispirazione cristiana e normalmente
la caldeggia. Ma c'è ancora molto da fare.
Come
hanno accolto i giovani questa Sua predicazione? Spesso
si rimane vagamente insospettiti dal fatto che un prete possa
cantare oltre a compiere la sua missione secondo i canoni
tradizionali. Lo noto in particolare quando l'uditorio è
specificatamente composto da adolescenti e giovani. Sulle prime
canzoni c'è un senso di distacco, ma alla …terza canzone sono
incontenibili. Questo dimostra che le nostre canzoni, oltre a
piacere, sono coinvolgenti e trasmettono un messaggio moderno e
attuale. Il contatto coi giovani, inoltre, ci …costringe a
rivisitare i nostri generi musicale che in genere hanno il sapore
di antico, troppo sbilanciati sul trito e ritrito pop melodico
oppure tendente a fare predicozzi, quando non siamo troppo
devozionisti e bacchettoni. Il messaggio deve essere chiaro,
limpido, concreto, deve colpire subito. Proprio come sono i
giovani oggi: genuini e concreti.
Durante
i Suoi concerti quale messaggio cerca di dare? Possiedo
varie tipologie di concerti grazie al fatto che posso pescare in
una produzione che ammonta ad oggi a più di 400 canzoni. Potendo
variare dal genere liturgico a quello più moderno, dopo essermi
informato sul pubblico che mi ascolterà faccio una scelta di
canzoni appropriate. Spesso durante i concerti, a seconda delle
reazioni che noto tra coloro che mi ascoltano, cambio la scaletta.
In una parola cerco di parlare di Cristo, a partire dall'umano, in
forza della dimensione incarnazionistica del messaggio cristiano.
Sono i valori comunque i protagonisti dei miei concerti e in
particolare i grandi temi della vocazione, del senso della vita,
della pace, della fraternità, della verità, della vita nascente.
Quali
sono i Suoi progetti per il futuro? Per
quanto riguarda il mio futuro penso di continuare lungo questa
strada, cercando di migliorare la mia proposta dal punto di vista
dei contenuti e della musica. Ho dei progetti in cantiere come un
recital sulla Storia della Salvezza (Dio e l'uomo: il dramma
dell'amore) e una via Crucis per giovani. Presto saranno
pubblicati dalle Edizioni Paoline i seguenti lavori: una Messa per
giovani in collaborazione con altri cantautori, una mia Messa per
giovani, un lavoro liturgico su Maria (O Donna Gloriosa)
contenente i più importanti inni mariani della nostra tradizione
cristiana. Non sono impegnato in Parrocchia perché mi dedico
totalmente all'animazione del mondo giovanile della mia Diocesi.
Con la Presidenza dell'Associazione IL MIO DIO CANTA GIOVANE si
sono allargati i miei orizzonti e il mio cuore batte a pieno ritmo
nazionale. Sono pure impegnato nel Centro Giovanile Diocesano, che
ho fondato 13 anni fa
Lei
ha una parrocchia? Come accolgono i suoi parrocchiani la Sua
predicazione in musica? Operando
a livello diocesano, solo i ragazzi e i giovani conoscono le mie
scelte e i miei impegni. Il fatto che un bel gruppo si è fatto
coinvolgere dalla mia missione di Cantautore di Dio è segno di
una primavera che quanto prima darà i suoi frutti.
ImC
CREDENTI
SÌ, MA …PER L'UOMO.
Mi
viene in mente l'incontro che ho avuto la settimana scorsa con
Giuseppe Romano, in arte Santo Gruccione, attore nella Beautiful
italiana, Vivere. Ci siamo soffermati a parlare dell'arte in
genere e in un secondo momento del valore della musica e della
canzone come veicoli di messaggi significativi. Ci chiedevamo dove
fosse finita la critica. Non si tratta di fare i moralisti, ma
perché i mass-media non hanno più il coraggio di dire
"questo lavoro discografico è brutto" "quest'altro
è la solita lagna" e via dicendo…? Anzi tutto viene
presentato come bello, moderno, aderente al linguaggio dei
giovani. Ma i giovani hanno proprio bisogno di questo? Quanti sono
i giovani che gustano veramente certe produzioni per scelta
personale e non per via di un martellamento continuo subito dai
media? Non amo criticare pregiudizialmente il lavoro altrui, perché
ritengo che ciascuno ha la sua storia, la sua fortuna, le sue
ragioni. Quando leggo giudizi avventati sulla produzione italiana,
sorretti da un livore che ha il sapore più di sacrestia che di
critica costruttiva mi irrito alquanto. Sono da un anno Presidente
de IL MIO DIO CANTA GIOVANE, la prima in ordine
cronologico e, attualmente, la più grande realtà associativa che
raccoglie parecchi cantautori di ispirazione cristiana. Per scelta
non siamo contro nessuno, non ci sentiamo alternativi (a che
cosa?), né paladini della buona canzone. Il nostro tentativo - e
sarà la storia a giudicare - è di testimoniare con le nostre
canzoni ciò in cui crediamo. Ci proponiamo di recuperare il
valore della canzone non solo come elemento di puro svago, ma
anche come veicolo di valori, di significati, di ideali. C'è un
grande vuoto attorno a noi, e non lo dico solamente perché sono
prete. In verità siamo in tanti a pensarla così. Chi non è a
conoscenza dei meccanismi iniqui che reggono la compagine
discografica italiana? Sappiamo bene del ruolo che rivestono i
potenti della musica. Non ci è nascosto il fatto che per arrivare
in certe classifiche o partecipare a determinati concorsi occorre
pagare in lire a sei cifre oppure in altri modi che non sto qui ad
elencare. A metà degli anni novanta per aver detto questo su un
quotidiano cittadino ho rischiato una insulsa denuncia da parte
del direttore di una grande manifestazione italiana di musica
leggera. Il tutto appianato da una lettera formale, dove si
ribadiva che non volevo offendere nessuno. E tutto si è
appianato. Ma da lì a qualche mese il tutto è venuto a galla: le
bugie hanno le gambe corte!
Conosco
molta gente che per passione scrive canzoni. Non sono autori che
inseguono a tutti i costi il consenso dei giovani, e neppure si
cimentano a cavalcare i loro sentimenti per avere più successo.
Ritengo assai nobile il loro tentativo di comunicare sensazioni
vere e non artefatte, stati d'animo sinceri, idee costruttive e
messaggi positivi. Credo nel valore della musica, come strumento
per dialogare con le nuove generazioni che hanno fatto di questa
il loro pane quotidiano. Ritengo (e non per pura polemica) che vi
sia molta spazzatura al riguardo, e quando penso ai mezzi di
comunicazione che diffondono - solo per obbedienza ai grandi
colossi musicali - musichette da quattro soldi, dai contenuti
obbrobriosi, con lo scopo di batter cassa, mi irrita non poco. Ho
avuto modo di accostare grandi artisti come Ron , Gatto Panceri,
ed altri, ed ho capito che non sono il solo a pensarla così.
Certo non è facile essere uomini liberi quando entri
nell'ingranaggio della macchina. Come cantautori di ispirazione
cristiana vogliamo metterci al servizio dell'uomo, di cui cantiamo
la gioia e le angosce. Non c'è nessuno che ascoltando una canzone
in qualche modo non tragga giovamento nella musica e nel testo. Mi
fanno particolarmente pietà quelli che rilasciano interviste dove
sostengono che in loro non c'è alcuna voglia di lanciare
messaggi. Non vogliono essere di parte! Dato che il mondo dei
giovani appare molto depauperato di messaggi costruttivi,
lasciamoli languire… Ciò che conta è guadagnare. Ci sono
cantanti che hanno riconosciuto ufficialmente l'effetto negativo
che le loro canzoni hanno provocato sulle generazioni giovanili.
Chi diventa un idolo dei giovani non può nascondersi dietro al
successo e deresponsabilizzarsi in modo subdolo. E' semplicemente
diabolico. Intendiamoci, la nostra non vuole essere la crociata
del bene. Non siamo le crocerossine di turno! Ci proponiamo
semplicemente di dare il nostro contributo perché la canzone
ritorni ad essere un modo tra i più belli di raccontare la vita.
Con un pizzico di presunzione e pazzia ci sentiamo chiamati a
farci compagnia di coloro che non hanno voce, di quelli che non
rientrano nei canoni di una società che ci ha abbindolati con le
sue false promesse di progresso e di benessere per tutti. Ecco
perché mi piace dire che siamo al servizio della verità. In un
contesto culturale dove impera il soggettivismo e l'individualismo
questa mia affermazione può suonare un po' patetica e irrisoria,
ma è il prezzo che si deve pagare se si vuole uscire dalla
omologazione e dal relativismo. Le nostre profonde intenzioni
vogliono maturare lungo tre opzioni. Anzitutto vogliamo cantare la
giustizia, il vero benessere, la sicurezza necessari alla felicità
per quelle popolazioni che ne sono sprovviste. Qui, il nostro
canto si unirà all'opera di Dio che è già in atto. Il nostro
canto sarà la eco del comandamento di Cristo. I nostri testi
vogliono essere un inno alla pace, alla speranza, alla comunione,
alla gioia dell'amore donato. Daremo il nostro umile contributo
perché la nostra terra sia più abitabile e più fraterna.
Inoltre sentiamo forte il bisogno di un paziente sforzo di
educazione per imparare e insegnare, con le nostre canzoni, a
gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore
mette già sul nostro cammino: la gioia esaltante dell'esistenza,
la gioia dell'amore puro e trasparente, la gioia del lavoro
accurato, la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la
gioia pacificante della natura e del silenzio. Spesso le nostre
canzoni sono esplicitamente cristiane, ma non ci dimentichiamo che
la gioia cristiana suppone un uomo capace di gustare le gioie
naturali. Ci sentiremo più vicini alla metodologia di Gesù che
è sempre partito dai valori umani per annunciare il Regno di Dio.
Infine desideriamo arrivare al cuore dell'uomo, cantando i drammi
della sua vita e la grandezze delle sue speranze, le sue
insicurezze e la gioia dell'essersi ritrovato. Saremo quel filo
rosso che unifica le esperienze umane e le dirige verso Dio. Il
nostro modo di esprimerci, di parlare, di cantare, di lodare Dio
nasce dalla pienezza della nostra vita, sempre secondo la fede e
la libertà del nostro cuore. Dal punto di vista organizzativo la
maggior parte di noi "Cantautori di Dio" non possiede
management, ma le nostre intenzioni, come recita il nostro
Statuto, sono quelle di "promuovere e sviluppare tutti i
mezzi, gli strumenti e le occasioni utili ad attuare i fini sopra
esposti, sul piano tecnico-professionale, giuridico-amministrativo,
educativo, liturgico, ricreativo, di ricerca e di
promozione". Il prevalere oggi più che mai delle strategie
di mercato sulla voglia di comunicare, rende inefficaci anche le
migliori intenzioni, e le intuizioni, quando ci sono, s'infrangono
inesorabilmente sugli scogli dei vari "Potenti" della
musica. Molti di noi hanno attivato pagine Web, hanno parecchi
siti disseminati nel grande mondo di Internet. E' un rilevante
passo per farci conoscere. Moda o nuova tendenza, certo è che
molti giovani vanno in rete per "navigare" e chissà se
tra un "invio" e un altro non si imbattano con le nostre
proposte. Gli operatori di pastorale giovanile non appena sentono
parlare di Dio in una canzone s'infiammano facilmente e poi si
attivano per chiamare in Parrocchia il grosso nome per attirare
l'attenzione. Un parroco della mia Diocesi, un giorno, di fronte
alla mia proposta di cantare alla sua festa popolare mi ha detto
che temeva la scarsa risposta della gente. Ma è il numero che
interessa? Dobbiamo a tutti costi fare il pienone? O è ben altro
che ci deve stare a cuore? Sulla mia professionalità lascio il
giudizio agli altri, ma vorrei concludere che conosco tanti
cantautori di Dio di grande talento. Come Presidente
dell'Associazione di cantautori cristiani più grande d'Italia,
voglio farmi garante della serietà con cui stiamo cercando di
portare il Vangelo per le strade, le piazze, nei teatri. Da quando
la TV nazionale Giapponese ha trasmesso un lungo servizio sul mio
ministero sacerdotale, lasciando grande spazio non solo al fatto
che gioco a calcio per solidarietà, ma anche all'aspetto musicale
e concertistico, mi arrivano apprezzamenti attraverso la posta
elettronica da parte di telespettatori nipponici meravigliati dal
fatto che un prete possa vivere la sua missione di sacerdote in
questo modo. A loro rispondo sempre che siamo in tanti in Italia
tra preti, frati, religiose, laici che sanno ritagliare un po' di
tempo da dedicare alla musica non per hobby, ma solo ed
esclusivamente per trasmettere la gioia della vita.
Don Matteo Maria
Zambuto
Presidente
dell'Associazione "IL MIO DIO CANTA GIOVANE"
Intervista
Realizzata da Paola Russo per Radio Tau- La voce di Padre Pio in
data 01.02.2001
Don
Matteo Zambuto, com'è nata la vostra associazione e soprattutto
che cosa propone? È un'esperienza che deve essere
collocata proprio dopo il Concilio Vaticano II, un periodo molto
ricco e vivo dal punto di vista spirituale.
Infatti dopo il Vaticano II c'è stato un grande risveglio della
fede cristiana, siamo stati rivalutati dalla base e la Chiesa ha
iniziato a parlare dei laici e del valore della testimonianza,
molto spesso lasciata in mano alla Chiesa Ufficiale. E dunque c'è
stata anche una rinascita "musicale". Persone che
all'inizio singolarmente si cimentavano a comporre canzoni sulla
fede e poi attorno all'esperienza di Assisi, (specificare quale
esperienza ) si sentiva il desiderio di incontrarsi, confrontarsi,
scambiarsi le idee a riguardo. Era il 1986 ed un gruppo di
cantautori si era ritrovato in questo luogo che poi è diventato
un punto di riferimento importante per tutti noi ed è nato un
progetto di aggregazione e di coordinamento.Era il 10 febbraio
1990 quando è stata ufficialmente costituita la nostra
associazione.
È una associazione molto giovane ma allo stesso tempo
ricca di iniziative e proposte? Che nascono appunto da
questa esperienza profonda che spinge i cantautori a vivere
l'esperienza evangelica, l'esperienza di Cristo attraverso il
mondo della musica. Le varie attività e iniziative si sono in
questi anni moltiplicate, tra l'altro quest'anno, in modo
particolare abbiamo riscoperto forti motivazioni per farlo. Ci
siamo ritrovati a fare molti concerti insieme, anzi abbiamo
insistito parecchio nei confronti dei cantautori per realizzare
questi concerti insieme, come famiglia, come gruppo. Nel Nord
Italia abbiamo all'attivo decine e decine di concerti realizzati
insieme in tante città.
La musica come strumento di evangelizzazione serve ad
avvicinare i giovani a Cristo? La musica è un mezzo
appropriato per i giovani, anche se noi come associazione non
siamo solamente legati all'esperienza giovanile ma all'esperienza
in genere di tutta la Chiesa. E la canzone in modo particolare
serve per parlare ai giovani di Cristo e penso che possa essere un
mezzo tra i più privilegiati, una strada da percorrere
attualmente perché vediamo che i giovani ascoltano molta musica e
nell'ascoltare la musica tante volte imparano parecchio dai testi
che ascoltano, allora abbiamo pensato che il cantare Gesù Cristo,
il testimoniare Gesù Cristo attraverso la musica possa diventare
un mezzo davvero formidabile oggi più che mai.
Il Signore l' ha chiamata ad essere non solo un sacerdote,
ma anche un cantautore. Come riesce ad unire queste due vocazioni
se di vocazione alla musica si può parlare? Lo spirito
musicale lo porto dentro di me da tanto tempo e mi riesce molto
semplice coniugare entrambe le attività. Ho iniziato a comporre i
miei primi lavori all'età di quattordici anni, dopo avere
studiato un po' di musica, e per me era molto naturale esternare
le emozioni, le meditazioni, le riflessioni sui vari temi.
I primi testi erano a sfondo sociale, mi rifacevo agli anni '70,
anni di protesta e contestazione e poi sono diventati a poco a
poco più religiosi e attenti alla psicologia del giovane ed ai
valori stessi della vita. Cerco di coniugare vivendo nella mia
esperienza di sacerdote, facendo anche il cantautore. Ho le mie
normali attività di sacerdote, celebro la messa, insegno
religione, sono il rettore di un collegio universitario e il tempo
che posso dedicare alla composizione diventa sempre più esiguo,
ma è centrale, diventa fondamentale e sono diventato il punto di
riferimento per tanti ragazzi che iniziano a suonare e comporre.
L'esperienza del sacerdote, della mia esperienza di fede passa
anche in modo forte attraverso quella che è l'esperienza del
cantautorato. A volte sono costretto a declinare concerti, perché
al centro di tutto c'è il mio essere sacerdote e non cantante che
è per me la cosa più importante. Però quelle volte in cui
riesco ad accogliere l'invito manifesto ed esprimo tutto il mio
spirito di sacerdote che vuole cantare Gesù Cristo.
Paola Russo
30
maggio 2001
Carissimo,
ti ringrazio anticipatamente del tempo che offri a questa mia
riflessione sulla musica in genere e in particolare sulla musica
cristiana ed ad alcune proposte che ritengo estremamente
interessanti.
Conosco molta gente che per passione scrive canzoni. E' un modo di
comunicare sensazioni, stati d'animo, idee. Credo nel valore della
musica, come strumento per dialogare con le nuove generazioni che
hanno fatto di questa il loro pane quotidiano. Ritengo (e non per
pura polemica) che vi sia molta spazzatura al riguardo, e quando
penso ai mezzi di comunicazione che diffondono - solo per
obbedienza ai grandi colossi musicali - musichette da quattro
soldi, dai contenuti obbrobriosi, con lo scopo di batter cassa, mi
irrita non poco. Ho avuto modo di accostare grandi artisti come
Ron , Gatto Panceri, Franco Fasano ed ho capito che non sono il
solo a pensarla così. Certo non è facile essere uomini liberi
quando entri nell'ingranaggio della macchina. Attualmente rivesto
la carica di Presidente dell'Associazione "IL MIO DIO CANTA
GIOVANE" che raccoglie numerosi cantautori che vogliono
cantare il Vangelo nella vita. Ci promettiamo di "promuovere
e sostenere la diffusione della canzone di ispirazione religiosa
mediante lo strumento associativo e la solidarietà tra gli autori
della musica e/o dei testi, gli editori, gli esecutori, gli
organizzatori e gli amici che condividono l'ideale della
evangelizzazione in musica" (dallo statuto
dell'Associazione). Sia chiaro che il nostro cantautorato non ha
scopi di lucro. Siamo al servizio dell'uomo, di cui cantiamo la
gioia e le angosce. La missione non si compra né si vende! Con un
pizzico di presunzione e pazzia ci sentiamo chiamati a farci
compagnia di coloro che non hanno voce, di quelli che non
rientrano nei canoni di una società che ci ha abbindolati con le
sue false promesse di progresso e di benessere per tutti. Ecco
perché mi piace dire che siamo al servizio della verità. In un
contesto culturale dove impera il soggettivismo e l'individualismo
questa mia affermazione può suonare un po' patetica e irrisoria,
ma è il prezzo che si deve pagare se si vuole uscire dalla
omologazione e dal relativismo. Le nostre profonde intenzioni
vogliono maturare lungo tre opzioni. Anzitutto vogliamo cantare la
giustizia, il vero benessere, la sicurezza necessari alla felicità
per quelle popolazioni che ne sono sprovviste. Qui, il nostro
canto si unirà all'opera di Dio che è già in atto. Il nostro
canto sarà la eco del comandamento di Cristo. I nostri testi
vogliono essere un inno alla pace, alla speranza, alla comunione,
alla gioia dell'amore donato. Daremo il nostro umile contributo
perché la nostra terra sia più abitabile e più fraterna.
Inoltre sentiamo forte il bisogno di un paziente sforzo di
educazione per imparare e insegnare, con le nostre canzoni, a
gustare semplicemente le molteplici gioie umane che il Creatore
mette già sul nostro cammino: la gioia esaltante dell'esistenza,
la gioia dell'amore puro e trasparente, la gioia del lavoro
accurato, la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la
gioia pacificante della natura e del silenzio. Spesso le nostre
canzoni sono esplicitamente cristiane, ma non ci dimentichiamo che
la gioia cristiana suppone un uomo capace di gustare le gioie
naturali. Ci sentiremo più vicini alla metodologia di Gesù che
è sempre partito dai valori umani per annunciare il Regno di Dio.
Infine desideriamo arrivare al cuore dell'uomo, cantando i drammi
della sua vita e la grandezze delle sue speranze, le sue
insicurezze e la gioia dell'essersi ritrovato. Saremo quel filo
rosso che unifica le esperienze umane e le dirige verso Dio. Il
nostro modo di esprimerci, di parlare, di cantare, di lodare Dio
nasce dalla pienezza della nostra vita, sempre secondo la fede e
la libertà del nostro cuore. Dal punto di vista organizzativo la
maggior parte di noi "Cantautori di Dio" non possiede
management, ma le nostre intenzioni, come recita lo Statuto, sono
quelle di "promuovere e sviluppare tutti i mezzi, gli
strumenti e le occasioni utili ad attuare i fini sopra esposti,
sul piano tecnico-professionale, giuridico-amministrativo,
educativo, liturgico, ricreativo, di ricerca e di
promozione". Il prevalere oggi più che mai delle strategie
di mercato sulla voglia di comunicare, rende inefficaci anche le
migliori intenzioni, e le intuizioni, quando ci sono, s'infrangono
inesorabilmente sugli scogli dei vari "Potenti" della
musica. Molti di noi hanno attivato pagine Web, hanno parecchi
siti disseminati nel grande mondo di Internet. E' un rilevante
passo per farci conoscere. Moda o nuova tendenza, certo è che
molti giovani vanno in rete per "navigare" e chissà se
tra un "invio" e un altro non si imbattano con le nostre
proposte. La nostra Associazione de "IL MIO DIO CANTA
GIOVANE" è in ordine cronologico la prima in tutta Italia e
attualmente è quella che possiede il maggior numero di iscritti.
Carissimo, in questo anno trascorso, abbiamo fatto, come
associazione e grazie all'azione dello Spirito, passi da gigante a
gloria di Dio. Si sono iscritti numerosi cantautori giovani e non
più giovani che hanno un talento che non ha nulla da invidiare ai
cantanti di musica leggera italiana. Credimi. Preconcetti e
incomprensioni del passato non si sono ancora diradati
all'orizzonte. Mi rivolgo a lei perché so che è attento alla
diffusione del Vangelo attraverso i canali della cultura. Le
chiedo come si possano diffondere e far conoscere le ragioni di
questa rinascita musicale, di cui la nostra associazione si fa
portavoce (Lo può dimostrare forse anche il fatto che siamo
passati da 29 iscritti a più di 100 in solo anno!). Come famiglia
dei "Cantautori di Dio" ci rendiamo disponibili per
qualsiasi proposta educativa e per qualsiasi testimonianza che
parta dall'ascolto del Vangelo e dei problemi dell'uomo. Alcuni
dei nostri iscritti spesso sono invitati oltralpe e oltre oceano.
Questo spiega la stima che si ha livello mondiale sulla nostra
produzione. I nostri generi musicali ci permettono di cantare
davanti a un pubblico variegato perché spaziamo dal Blues al
Rock, dal melodico al Pop; non manca il Rap e il Charleston. Come
puoi ben vedere ce n'è per tutti i gusti e per tutte le età. Se
sei interessato alla nostra proposta puoi contattare la nostra
segreteria. La ringrazio di nuovo per il tempo che mi ha messo a
disposizione.
Buon lavoro e a risentirci.
Don Matteo Maria Zambuto,
Presidente de IL MIO DIO CANTA GIOVANE
Info Concerti:
Cell.0338/9346011
T.0523/456717
Oppure
Cell.0339/6233785
Tourné estiva de Il mio Dio Canta giovane
"Il
mio Dio canta giovane" è un'Associazione che raccoglie
cantautori provenienti da ogni parte d'Italia, accomunati da
un'unica finalità: parlare dei valori più importanti della vita
attraverso una musica attuale e portare una testimonianza non solo
di fede, ma anche di amicizia, di speranza, di condivisione.
I nostri generi musicali ci permettono di cantare davanti a un
pubblico variegato, perché spaziamo dal blues al rock, dal
melodico al pop, dal rap al charleston: come vedete ce n'è per
tutti i gusti.
Se volete animare i momenti di festa delle vostre comunità e
feste di pazza e credete nel valore comunicativo della musica e
testimonianza dei nostri artisti, potete quindi contattarci.
DON MATTEO ZAMBUTO
PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE
Info concerti:
Cell. 338/9346011
Oppure
Cell. 339/6233785
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