INTERVISTA AL
GRUPPO KLESIS

di Sandro Sartori

All'interno del panorama dell'arte sacra, la musica sta vivendo una nuova primavera, con un rilancio degli artisti già da tempo attivi e con un incoraggiante fiorire di nuove realtà. Tra queste, ecco presentarsi i Klesis, trio nato a Padova un anno fa. In un panorama zonale già ricco di proposte simili, spesso trainate da figure religiose (come i sacerdoti Paolo Spoladore, Gaetano Borgo, Carlo Cavallin, Mariano Diotto, più il francescano Michael Daniels, vicentino ma con collaboratori quasi tutti padovani) ecco tre laici che si uniscono per andare a cantare il Vangelo. A costituire questo trio di musica acustica sono Enrico Barzon, cantante, Matteo Muggia, tastierista e violinista, e Matteo Stigliano, chiarrista. Per loro una "vocazione musicale" adulta, giunta dopo percorsi artistici differenziati che li hanno tuttavia condotti a questa scelta comune. Il loro nome, "Klesis", deriva dal greco e significa "invito alla festa del Signore": una festa colorata di musica, con l'obiettivo di testimoniare il loro credo. Lo fanno interpretando canzoni altrui, riarrangiate con stile proprio, e anche proponendo brani che loro stessi scrivono. Hanno già una decina di canti che desiderano inserire in un cd prima della prossima primavera. Tra i loro brani si segnalano "I 10 comandamenti", "Un uomo come te" (dedicata ai sacerdoti), "Il lamento di un peccatore", "Dio è sempre al mio fianco". Recentemente si sono iscritti all'associazione "Il mio Dio canta giovane", attiva su tutto il territorio nazionale nella promozione e divulgazione della musica cristiana.

Per conoscerli e contattarli ci sono il sito internet www.klesis.it e il telefono 335/1237196. Enrico Barzon, voce solista, è il portavoce del gruppo.

Come mai, Enrico, dopo altre esperienze nel mondo della musica, avete scelto la musica cristiana? «Perché tutti e tre abbiamo come pilastro la Parola di Dio e volevamo esprimerla con una forma che fosse più vicina e congeniale a noi, cioè la musica. Abbiamo tutti e tre alle spalle un'esperienza di musica: Matteo è nato musicalmente in conservatorio, io ho fatto dei corsi di canto, Marco da sempre suona nell'ambito delle parrocchie. Abbiamo tutti e tre la stessa "visione" della Parola di Dio e stiamo cercando tramite la musica di esprimere questo sentimento che tutti e tre proviamo».

Qual è secondo te il confine tra la musica cristiana "da ascolto" e quella liturgica? Dove si trova la differenza? «Di questo abbiamo discusso all'interno del gruppo recentemente. Le canzoni che ho scritto non sono facili da interpretare, non tanto per il testo, ma più che altro per la melodia. Per esempio, le canzoni di Spoladore uniscono al testo una melodia che è facile da interpretare dai cori: per la mia preparazione musicale mi trovo meglio a cantare da solo anziché in coro e perciò le nostre canzoni sono difficili da reinterpretare. Stavamo ragionando sul fatto di scrivere qualcosa che poi si potesse cantare durante la messa ed essere poi ripresa dal nostro coro parrocchiale. Il limite credo sia dato dalla orecchiabilità della melodia e dalla facilità di trasmissione del significato che si vuol dare. Ci sono canzoni che sono state scritte vent'anni fa e sono ancora attualissime, pur essendo composte da tre note. Riguardo ai contenuti, è difficile distaccarsi molto da quello che si vuol dire, purché si tratti di vera "musica cristiana"».

Per i Klesis qual è il contesto ideale in cui andare a suonare? «Qualsiasi manifestazione che si rifaccia ad un contesto cristiano. Ci hanno chiesto di andare a suonare in qualche sagra e non siamo voluti andare, perché nel nostro piccolo cerchiamo di essere coerenti e non mischiare il messaggio che noi vogliamo dare con la "festa", intesa come semplice attività ludica. Per questo preferiamo suonare nelle chiese, oppure in situazioni di cammino cristiano».

 

   

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