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“VOI
LO VEDRETE
E GIOIRA’ IL
VOSTRO CUORE”
Carissimi
fratelli e sorelle,
Durante
il Consiglio Direttivo tenutosi nel …feudo ligure di Piergiorgio
Bussani lo scorso giugno, si pensava al tema da proporre per i
giorni di spiritualità che terremo a novembre. A dire il vero,
avevamo le idee un po’ confuse. Prima della ripresa pomeridiana,
ci siamo affidati allo Spirito e, durante la preghiera dell’ora
media, ho trovato in Isaia 66,14 la frase “Voi lo vedrete e
gioirà il vostro cuore” ed ho pensato: ecco il tema che lo
Spirito Santo vuole proporre alla nostra Associazione.
Il
tema proposto ha avuto subito un’accoglienza positiva.
Sentivamo
davvero il bisogno di ritornare su questo argomento che è la
caratteristica dell’essere credenti.
“Voi
lo vedrete e gioirà il vostro cuore”: la gioia è fortemente
collegata al vedere, ovvero al constatare, allo sperimentare; è
l’incontro con Gesù che fa scaturire le ragioni della nostra
gioia. Vedo una forte sintonia tra questo passaggio di Isaia e
l’aria che si respira nella prima lettera di San Giovanni, dove
il giovane apostolo, amato da Gesù, rende testimonianza e
annunzia la vita eterna che era presso il Padre e che si è resa
visibile nella storia. Questa vita eterna è una persona, Gesù
stesso (Cfr. Vangelo di Giovanni 14,6: io sono la via, la verità
e la vita), che ha lo
scopo di suscitare comunione e di rendere perfetta la gioia (Prima
lettera di Giovanni 1,4).
Il
richiamo alla gioia ritorna spesso nei nostri convegni e nelle
nostre giornate di spiritualità, ma è questa la ragione per cui
si viene al mondo, si lotta e si soffre, nella prospettiva di una
gioia eterna. L’aggettivo “eterna” colloca la gioia
cristiana in una dimensione che fa provare le vertigini, che
libera la vita dalla sua banalità, dove la felicità è legata a
momenti fugaci dominati dai sensi e al suo identificarsi con
l’ambiguo godimento concupiscente in senso lato. Il credente,
nell’affermare il valore della felicità, della gioia eterna, si
colloca non fuori dal mondo, ma nel cuore dell’umano. Chi ha
incontrato Gesù si sente mandato a testimoniare questa gioia
eterna, la sola capace di promuovere l’uomo.
Certamente
ci ritroviamo in una prospettiva che è ben lontana dall’essere,
come una certa intellighenzia moderna afferma, frutto di
una esasperazione moralistica e autopunitiva: non abbiamo nessun
complesso di Edipo che ci attanaglia, ma solamente un desiderio
dentro il cuore (Desiderio significa mancare di stelle, dal latino
de-sidus, sideris = stella), quello di essere uomini
e donne veramente felici.
Come
cristiano mi sento interpellato a rendere ragione della mia gioia.
E in ciò non mi sento imbarazzato, perché in fondo come
testimone della gioia non faccio che esprimere il bisogno che
alberga nel cuore di tutti gli uomini.
Ma
tornando al Vangelo possiamo ritrovare numerosi brani in cui la
gioia fa da protagonista nella storia della salvezza, come una
sorta di filo rosso che tutto collega: la gioia di Giovannino
provocata dalla vicinanza del cugino Gesù da poco concepito (Luca
1, 39-45); la gioia di Maria nel suo Magnificat (Vangelo di Luca
14, 46,55); la gioia che Gesù provoca nei miracolati, la gioia
degli Apostoli, la gioia della Risurrezione. Anche San Paolo nella
sua lettera ai Galati 5,22 colloca la gioia tra i frutti dello
Spirito.
Carissimi
amici, sento forte il bisogno di condividere con voi le ragioni
della mia gioia. Sono convinto dal profondo del cuore che lo
Spirito di Dio ci vuole far comprendere la novità della gioia
cristiana alla quale siamo stati chiamati.
Non
dobbiamo inventare cose nuove, ma solo (!) riscoprire la presenza
di Cristo nella nostra storia, come l’unica capace di realizzare
la nostra umanità e di farci sperimentare la vera felicità.
La
grande grazia che dobbiamo chiedere insieme è quella che, qualora
venga data e accolta, cambia la nostra vita di cristiani:
riconoscere in Cristo la sorgente della nostra vera gioia.
Ancora
una volta il Signore attira il nostro sguardo verso di Lui. Non ci
vuole distratti dal nostro attivismo, dai nostri mille progetti,
dalla voglia di promuovere noi stessi, magari usando la sua
persona e il suo Vangelo per i nostri scopi, per le nostre gioie
umane.
La
tre giorni di spiritualità sia una schietta e coraggiosa verifica
della nostra fede, perché la nostra gioia sia piena.
Vostro
don Matteo
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