Rassegna Stampa   

musica cristiana contemporanea

 

Venerdì 31 Ottobre 2003 

San Benedetto/PalaTenda: un concerto giovane nel nome di Giorgio Gaber

di FRANCO CAMELI

SAN BENEDETTO Il XIII Convegno Fides Vita, nella tendopoli antistante il Palazzo dei Congressi, questa sera alle 21.30 rende omaggio al teatro - canzone di Giorgio Gaber . Uno spettacolo in due tempi, tra musica, parole e immagini. Sul palco il trio Fazzini-Accorroni-D'Ercoli , vale a dire Tristano Fazzini , voce; Marco Accorroni , tastiere; Pierluigi D'Ercoli , voce, che ripercorreranno la vicenda artistica del cantautore scomparso il primo gennaio di quest’anno, attraverso brani emblematici come l' Ingranaggio , un'Idea , Canzone dell'Appartenenza . La prima parte analizza la realtà secondo Gaber, la seconda cerca la domanda insita nella realtà. Molti i video, a cominciare dallo spettacolo realizzato per la televisione La storia del signor G, il personaggio simbolo della vera identità artistica del Gaber degli anni Settanta. Il tutto diretto da don Armando Moriconi . L'artista suscita particolare interesse e ammirazione per la sua indiscussa genialità e capacità di lettura, leale e critica, della realtà. Da questo il titolo che Fides Vita ha voluto dare alla serata Drammaticamente un uomo, libero e vero . Le luci della ribalta si spegneranno sulla rilettura di due brani del cantautore milanese Claudio Chieffo : Padre ed Errori di prospettiva . Gli appuntamenti nella tendopoli si concluderanno domenica pomeriggio.

Domenica 26 Ottobre 2003 

A Rocca di Papa domani fiaccolata di pace


Una "fiaccolata per la pace" si terrà domani a Rocca di Papa, organizzata dalle parrocchie di Santa Maria Assunta e del Sacro Cuore. La partenza è prevista alle 19 da piazza Di Vittorio ed i partecipanti percorreranno le vie del quartiere di Campi d'Annibale e del centro storico. Al termine della fiaccolata, nella chiesa dell'Assunta, si terrà un incontro cui parteciperanno il cantautore Roberto Bignoli e alcuni testimoni diretti della realtà della guerra che parleranno della loro terribile esperienza.

 

Giovedì 27 Febbraio 2003 
NOTE MODERNE
«Quei ritmi da dopolavoro»
di ORAZIO PETROSILLO
MONSIGNOR Pablo Colino, il Papa ha chiesto ieri «un esame di coscienza» alla comunità cristiana sulla musica sacra. Lei che dall’80 è il maestro di cappella della basilica di S. Pietro (Cappella Giulia) e da oltre 40 anni è istruttore dei cori della Filarmonica Romana, cosa pensa di questo richiamo?
«E’ giustissimo. Perché si sta cadendo in una faciloneria di sempre più basso livello, in formule di nessun valore musicale. Quello che ha detto il Papa lo stiamo ripetendo da parecchio noi cultori di musica sacra. Il suo richiamo vale per tutti. Evidentemente anche nelle liturgie cui lui partecipa ha visto qualcosa che non gli piace».
Il Papa ha criticato «sbavature di stile, forme trasandate di espressione, musiche e testi sciatti». Può fare qualche esempio?
«Basta andare in tante chiese di Roma. Sono state introdotte canzonette del peggior gusto dei giovani d’oggi. Con testi che non sono affatto consoni alla liturgia, senza alcun riferimento alla Sacra Scrittura. Propugnano una bontà naturale (pace, ecologia, amore ecc.), sono di maggiore o minore moralità ma non citano mai Cristo nella vita dello Spirito e nemmeno Dio. Sono testi che poco hanno a che vedere con la religione cristiana».
Come si può rimediare?
«Intanto con un bell’esame di coscienza come chiede il Papa. Abbiamo stupende norme che sono state emanate dalla Santa Sede. In questo 2003 ricorre il centenario del “Motu proprio" di San Pio X sulla musica sacra. Stabiliva che dovesse avere tre qualità: essere di valore, di carattere universale e santa nella forma. Quella che più si addice è il canto gregoriano che ha intervalli e ritmi consoni alla preghiera. I ritmi da chitarra possono andar bene nel dopo pranzo, nel dopolavoro, nell’oratorio, ma non in chiesa».
Canto gregoriano e polifonia sono attuali ancora oggi?
«Il canto gregoriano assolutamente sì. Lo ha ripetuto il Concilio Vaticano II. Anche la polifonia è sempre attuale. Nella liturgia vi sono dei momenti in cui l’assemblea deve partecipare ascoltando la bellezza di una melodia. Gli innovatori pensano che la partecipazione attiva alla liturgia debba avvenire muovendo i piedi, le mani, il sedere. Ma questa è coreografia. Hanno sbagliato in pieno. La partecipazione all’eucaristia è diversa. Perciò ben venga questo esame di coscienza».

 

Giovedì 27 Febbraio 2003

Rivoluzioni/Il Papa ha esortato i cattolici a liberare il culto da sciatterie e sbavature di stile. Gli esperti gli danno ragione. In Chiesa torni la bellezza della musica e del canto
di LUCA DELLA LIBERA
IL PAPA ha oggi esortato i fedeli cattolici a ridare un posto di primo piano alla musica e al canto durante la messa, ma non— ha ammonito — in modo sciatto e trasandato. «Bisogna pregare Dio — ha detto ieri mattina durante l'udienza generale in Vaticano — non solo con formule teologicamente esatte, ma anche in modo bello e dignitoso». «A questo proposito — ha spiegato — la comunità cristiana deve fare un esame di coscienza perché ritorni sempre più nella liturgia la bellezza della musica e del canto. Occorre purificare— ha però avvertito — il culto da sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche e testi sciatti e poco consoni all'atto che si celebra».

Descrivere una mappa dell'universo musicale cattolico non è facile. La situazione è molto complessa: certo è che in molte chiese la qualità dei repertori e delle esecuzioni musicali lascia spesso a desiderare. In molti casi l'esigenza di coinvolgere l'assemblea al fatto musicale ha portato a banalizzarne gli esiti, con canzoni che imitano modelli di musica di consumo. Una cosa sembra chiara: non ci può essere musica consona alla liturgia senza una profonda partecipazione al rito.

«E' una situazione in movimento», sostiene don Antonio Parisi, consulente dell'ufficio liturgico della Cei per la musica. «In Italia abbiamo cinquanta scuole diocesane che preparano animatori musicali con corsi di perfezionamento molto validi: è un lavoro silenzioso, ma che sta dando i suoi frutti. La riforma dei Conservatori, poi, permetterà di attivare delle classi di musica per la liturgia».
«Le parole del Papa rilevano giustamente il valore spirituale della musica all'interno della liturgia», sostiene monsignor Marco Frisina, direttore dell'ufficio liturgico del Vicariato di Roma e maestro di cappella a San Giovanni in Laterano. «A Dio si deve offrire sempre il meglio: la situazione presenta delle sbavature, perché non c'è stata molta attenzione al valore interiore della musica. Noi stiamo lavorando nella nostra Diocesi su due fronti: da un lato l'educazione e la conoscenza della grande tradizione sacra, con concerti che si svolgono ogni domenica nelle varie chiese di Roma; dall'altro siamo impegnati, nella dimensione liturgica (ed io lo sono in prima persona in qualità di compositore) in una necessaria mediazione tra la nostra secolare tradizione musicale e la sensibilità di oggi. C'è nel popolo di Dio un grande desiderio del sacro, ma contemporaneamente c’è una presenza massiccia di musiche di consumo, che inseguono il consenso facile. Il fine del canto è la preghiera e quindi il canto dev'essere in consonanza con la grandezza dell'atto celebrativo. Molti compositori vedono la liturgia come qualcosa che mortifica il loro linguaggio, e vivono in questo equivoco. In realtà nella liturgia non c'è posto né per la musica banale né per quella intellettuale. La musica sacra dev'essere condivisa da una comunità, deve avere una portata universale. In questo senso il canto gregoriano è normativo. Non tanto perché dobbiamo imitarlo magari banalizzandolo: è normativo nel senso che rappresenta un modello, perché nella sua apparente semplicità mette il testo al primo posto».

Il canto gregoriano: tesoro enorme e poco conosciuto. Le cose, però si muovono. Padre Maurizio Verde, gregorianista e direttore di coro, è il responsabile della formazione musicale dei seminari dei frati minori dei monasteri delle clarisse in Umbria. «Nelle posizioni ufficiali c'è sempre molta chiarezza: il fatto è che ciò che resta nella cultura del popolo è quello che è celebrato, che è vissuto dal popolo di Dio nella realtà della liturgia. Io non ho posizioni di archeologia musicale, per cui bisogna eseguire solo il canto gregoriano. Non dobbiamo precludere strade nuove, che parlino il linguaggio della contemporaneità. Il canto gregoriano, in ogni caso, riveste una funzione fondamentale nella pedagogia musicale, in quanto aderisce al sentire cattolico della Chiesa e alla parola di Dio. Vedo intorno a questo repertorio un interesse costante, anche se c'è il rischio di un'appropriazione superficiale, che rincorre mode tipo new-age».
«Le parole del Papa mi hanno riempito di gioia», dice Gianluigi Gelmetti, direttore musicale del Teatro dell'Opera di Roma. «La musica ha un potere vivificante enorme, per cui è impensabile relegarla a canzoni tipo “Zecchino d'oro". Sono perplesso anche sulla prassi di cantare il canto gregoriano con traduzione italiana: in questo modo si perde l'enorme fascino e il potere espressivo del testo. I compositori vanno spinti a trovare delle soluzioni consone alla sensibilità di oggi. Da parte mia, posso assicurare che dal prossimo anno il Teatro dell'Opera sarà impegnato con vari concerti dedicati alla musica sacra: mi sembra giusto farlo, in una città dalla fortissima tradizione musicale come Roma».

Come si pongono i compositori nei confronti della musica sacra, ed in particolare nei confronti di quella liturgica? Matteo D'Amico è tra quegli artisti che lo hanno fatto in modo sistematico. Proprio pochi giorni fa a Roma è stato eseguito un suo Stabat mater nel quale il testo latino è stato tradotto da Vincenzo Consolo, che ha aggiunto Lo spasimo di Palermo, dedicato alla tragica morte del giudice Borsellino. «Trovo che le parole del Papa rappresentino uno spiraglio importante. Negli ultimi vent'anni noto un progressivo interesse da parte dei compositori nei confronti del sacro. La dicotomia tra musica sacra e musica funzionale alla liturgia c'è sempre stata, non è solo di oggi. Negli anni Cinquanta la musica sacra è stata spesso connotata da austerità e severità. A me piace considerare l'espressione e i testi in modo intenso, vivace, colorito e guardo sempre all'esempio di Petrassi, nel solco della grande tradizione musicale romana».

Martedì, 25 Febbraio 2003

RITMI DI VITA
Messaggio di speranza attraverso l'arte

Profondo e pregno di significato il titolo "Ritmi di vita", dato alla manifestazione tenutasi domenica scorsa presso il Teatro Studio rodigino e connesso ad iniziative di ben maggiore portata.
Il concerto per strumenti e voci "alla ricerca di espressione vera", realizzato con il patrocinio del Comune di Rovigo, e finanziato dall'Assessorato alle politiche sociali della Regione Veneto è derivato da un progetto partito alcuni anni fa. Nel 2001 ha infatti preso il via, presso le Case Circondariali di Padova e Rovigo un corso di strumenti a percussioni tenuto dal musicista Lucien Caselli, con il supporto della psicoterapeuta Franca Fazzini. Grazie a questa particolare iniziativa il linguaggio internazionale della musica ha dato la possibilità a numerosi detenuti di poter esprimere se stessi e di creare momenti aggreganti fra persone di provenienza e cultura molto diverse.
Nella prima parte dello spettacolo si è esibito il gruppo E.C.O., costituitosi nel 1998 all'interno della Casa di Reclusione di Padova per iniziativa di Gabriella Borin e delle associazioni Tangram e Art Rock Cafè. Hanno eseguito con convinzione e con forte emozione sette brani originali, composti durante le lezioni.
È stata poi la volta del gruppo di percussionisti "Ritmi di vita", guidato da Lucien Caselli. Il concerto è stato chiuso dall'intervento del gruppo "Ovunquetucisei", sorto per merito di Don Gaetano Borgo, e che recentemente ha raccolto alcune canzoni in un CD.
È stato apprezzato dal pubblico, numeroso ed incuriosito, l'obiettivo generale di voler "lanciare un grido disperato della speranza, della richiesta di aiuto per dar voce ai sentimenti e realizzazione ai sogni di chi non sa o non può farsi ascoltare".Sofia Teresa Bisi

Mercoledì 19 Febbraio 2003

E la missionaria di Calcutta dal 7 aprile diventa protagonista di uno sceneggiato su Radiodue

ROMA — La tv va benissimo, ma la radio ancora meglio perché la fantasia dell’ascoltatore lavora di più. Così dal 7 aprile su RadioDue va in onda alle 8.30 lo sceneggiato radiofonico Madre Teresa, di Michele Paulicelli e Piero Castellacci, che racconta i momenti più salienti del percorso missionario e umano di Teresa di Calcutta. Lo sceneggiato mescolerà parti recitate e musica (ovvero le canzoni tratte dall’omonimo musical, pubblicate su un cd dalle Edizioni III Millennio) e toccherà pensieri, lavoro, valori e personaggi che Madre Teresa ha incontrato e conosciuto.

 

 

   

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