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MUSICA
CRISTIANA
a
cura di Don Stefano Varnavà
Sono
diventato più “spirituale “ – bada bene: non ho detto più
religioso, ma più spirituale, perché lo spirito è la base più
sicura del religioso.
Prima
di costruire il “religioso” dobbiamo formare lo
“spirituale”.
Il
venditore di bibite, ad esempio, deve prima far nascere la sete
nel corpo dell’acquirente, e poi gli potrà proporre con frutto
l’acquisto delle bibita più attraente.
In
modo analogo dobbiamo stimolare il desiderio di Dio nello spirito
dell’uomo, e a quel punto potremo proporgli il messaggio
religioso cristiano,
Penso
che questa sia la funzione per eccellenza della canzone cristiana.
Il
che significa che, prima di proporre un contenuto specificamente
cristiano, dobbiamo stimolarne l’esigenza e il desiderio in
colui che ascolta una canzone cosiddetta cristiana.
Bisogna
creare una certa sensibilità verso le cose di Dio, e tale
sensibilità deve sgorgare dal di dentro, dal nostro spirito, che
è il mediatore tra i sensi e l’anima.
Partendo
dalle sensazioni umane come il bello, visto e ascoltato, si arriva
a far riferimento alla propria anima e a Dio, che è l’autore di
ogni bellezza accostata dai nostri sensi e assorbita dalla nostra
anima.
A
questo punto l’argomento della canzone cristiana diventa molto
più vasto, e si allarga a tutto ciò che può affinare lo spirito
così che questo, a un certo punto del suo crescere, arriva a
desiderare qualche cosa di più profondo che solo il messaggio di
Gesù può appagare.
Questo
è l’ambito e il compito della canzone cosiddetta
cristiana, che dovrebbe essere veramente e sinceramente come un
allargarsi dello spirito umano, per incominciare a respirare poi
il religioso.
Partire
quindi con un canto che allarga lo spirito umano, con il
contrassegno della poesia e della melodia insieme, e arrivare poi
alla fine con l’esigenza del vero “Gospel”, del
“canto del Vangelo” (e non del folklore) per nutrire, passando
dallo Spirito, la propria e l’altrui anima.
Tutto
questo ovviamente è solo una preparazione, una introduzione. Poi
viene il momento, trasparente e immediato, della Parola di Gesù,
che deve essere contenuto in un canto che annunci in modo
personale, rivestito di una forma comprensibile, quanto Gesù ha
proclamato o anche solo suggerito nel Suo Vangelo.
E
qui siamo arrivati al “Gospel”, che vuol dire per
l’appunto Vangelo e non folklore, proposta e non semplice
desiderio.
N.B.
Come esempio di canto cristiano che, prima di essere
specificamente religioso e cristiano mette l’accento sullo
“spirito” dell’uomo vorrei proporre il canto “Finché non
avrai capito”, con rispettivi musica e testo.
FINCHÉ NON
AVRAI CAPITO di Stefano Varnavà
1. Rimarrai sempre un ingenuo
3. Rimarrai sempre un illuso
finché non avrai capito
finché non avrai capito
che non è sol con la bocca che si parla.
che il bene non si fa sol con le
mani,
Anche il corpo è una parola che dirà
lo si costruisce anche con il cuor
tutta quanta la tua vera realtà…
perché il cuore è la mano del tuo Dio…
… che tu voglia o che non voglia,
… che tu voglia o che non voglia,
ma è così.
ma è così.
2. Rimarrai sempre un po’ muto
4. Rimarrai sempre stupito
finché non avrai scoperto
finché non avrai scoperto
quella voce misteriosa che c’è in te:
che le mani giunte fan molto di più:
è il Signore che ti parla e ti dice:
il congiungere le mani
“Io ti amo, son felice
è la forza di chi crede:
quando parli un po’ con Me!”.
è chiamare in tuo aiuto il tuo Signor.
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