Da "Oggi" num. 21 del 24 maggio 2000

La Chiesa proibisce le canzonette e i giovani cattolici sono in rivolta - Vescovi, lasciateci i nostri canti solo il rock dà il ritmo alla messa - "Il nuovo repertorio per la liturgia della Conferenza episcopale non ha tenuto conto dei brani più moderni", accusano in molti. Così in Vaticano preparano un'altra rivoluzione. di Mario R. Conti

Fedeli, basta col rock: si torna all'antico. Suonano più o meno così le nuove indicazioni della Conferenza episcopale italiana (la CEI) in materia di canti liturgici, quelli cioè che si eseguono durante la Messa. E negli oratori, ma anche tra chi in chiesa va solo di domenica, è scoppiata una mezza rivolta: dopo anni di batterie, chitarre e canzonette, diciamo la verità, non proprio sempre all'altezza del rito eucaristico, i vescovi italiani dicono basta e pubblicano un Repertorio nazionale di canti per la liturgia che elenca i 360 canti che la Chiesa ritiene adatti alla Messa. Tutti all'insegna della tradizione. I canti sono stati selezionati da una commissione di famosi musicologi, presieduta da don Antonio Parisi, responsabile nazionale per la musica sacra dell'Ufficio liturgico della CEI, ma la scelta ha scontentato tutti: "I gregoriani sono stati quasi ignorati", ha tuonato qualcuno; "Ma dove sono finiti i canti dei giovani?", si domandano altri. Già. Nella criticatissima lista i canti gregoriani sono solo 18, la maggior parte dei pezzi è pressocché sconosciuta, alcuni brani (Resta con noi, Noi canteremo gloria a te, per esempio) li cantavano le nostre nonne. Nulla che tenga desti i sensi, accusano in molti, o ispiri la partecipazione di psiche e corpo secondo le più moderne teorie antropologiche o l'antico passo della Bibbia: "Lodatelo con timpani e danze" (Salmi, 150, 4). Di canzoni moderne ma ormai notissime come Beati quelli o Laudato sii, o mi' Signore, nemmeno l'ombra. Insomma, più che rappresentare un recupero della tradizione, secondo la "base" cattolica il documento della CEI avrebbe più un tono da "restaurazione".

"C'è un equivoco", cerca dii stemperare la polemica don Giuseppe Busani, direttore dell'ufficio liturgico della Cei, "il rock non è stato affatto messo all'indice. Quello che volevamo fare era dare dei criteri di scelta: i canti, cioè, devono essere adatti per testo, musica e spessore teologico ai vari momenti della Messa. E per far questo, oltre a segnalare 360 brani che rispondono a questi criteri, nella premessa al Repetorio nazionale la commissione ha redatto 15 punti che aiuteranno sacerdoti e animatori nella scelta". Di una "regolata", in realta, molti sentivano il bisogno: spesso, infatti, nelle chiese si sentono brani che con la fede cristiana non hanno nulla a che vedere. In una chiesa romana, nel momento della comunione, c'è perfino chi suona Knockin' on heaven's door (Bissando alle porte del paradiso) di Bob Dylan, colonna sonora del film western Pat Garret & Billy the Kid. Non solo: qualche mese fa un giornalista dell'Osservatore Romano, Giampaolo Mattei, aveva scoperto che, per un inspiegabile gesto di autolesionismo, nel libro dei canti dell'Azione cattolica figurava anche Zucchero, quello che canta Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'Azione cattolica. Segno di una preoccupante mancanza di identità culturale e musicale cattolica. La situazione, insomma, era un po' sfuggita di mano, ma ora il rischio è che questo elenco metta in-volontariamente "all'indice" autori cattolici di provata fede e ispirazione come don Giosi Cento (autore di Prendimi per mano Dio mio) o Claudio Chieffo (Lui mi ha dato i cieli). "La cosa mi addolora", ammette Chieffo, unico cantautore al mondo a essersi esibito 14 volte davanti al Papa, "perché se uno ha un talento sarebbe bello che la Chiesa lo riconoscesse. E lo dico io che non sono un fautore del rock in chiesa: il canto gregonano o certi brani del secolo scorso sono ancora attualissimi e li preferisco al 90 per cento delle canzoni che si fanno oggi a Messa, smielate e sentimentali". "Ritengo che manchi il rispetto e la valorizzazione della musica nata dopo il Concilio Vaticano II", aggiunge don Cento, altro grande escluso dal repertorio della Cei. "Si doveva essere più attenti alla canzone religiosa di oggi". Anche Maria Rita Viaggi, "signorina buonasera" che incide canzoni religise, non è d'accordo sul ritorno al passato dei vescovi italiani: "Sono contraria al rock in chiesa, ma questo non significa che si debba tornare al gregoriano", dice la Viaggi. "Oggi per esempio ho inciso un'opera dedicata a Padre Pio, Una voce per il terzo millennio, e spesso le suore di clausura mi chiedono di cantare nei loro conventi perché, dicono, che la mia musica le aiuta a pregare". Il vero problema è che molti dei 360 canti indicati dalla Cei si rifanno a una sensibilità ormai datata. Anche se sono musicalmente ineccepibili: tra i compositori figurano monsignor Liberto, direttore del coro della Cappella Sistina, o Sequeri, autore della famosa Symbolum 77. Altra occasione di polemica è la presenza di una settantina di pur ottimi brani firmati da quattro dei sette cornponenti la commissione. Scelta che qualcuno ha giudicato poco opportuna. Paradossalmente, forse è stata proprio la grande competenza (oltre all'età anagrafica) dei sette "saggi" ad aver creato, loro malgrado, il caso. "Devo essere sincero: è vero, è un repertorio che guarda un po' più al passato che al presente e la scelta dei sette musicisti colti è caduta su brani più "nobili", ma meno popolari", ammette con arnmirabile onestà lo stesso don Parisi, capo della commissione. "Ma le anticipo che presto prenderemo in esame i canti giovanili e per giugno è in programma un incontro con i responsabili del Rinnovamento nello Spirito [i carismatici, che fanno dei brani ritinati un punto di forza delle loro riunioni, ndr] per recuperare alcuni canti che io stesso apprezzo. Tuttavia va distinto il canto di preghiera dal canto liturgico: ci sono ottimi pezzi che sono adatti agli incontri di preghiera, ma non alla Messa e quando si tratta di canto rituale è la Chiesa che stabilisce quali possono essere fatti e quali no. I criteri non possono essere "La cantano tutti e piace o non piace", bensì i giudizi sul testo, sulla melodia e sulla ritualità". Nel frattempo i "15 comandamenti" dicono, per esempio, che anche se tutti gli strumenti sono ammessi, è l'organo quello principe. "Io continuerò a suonare con la chitarra canzoni scritte dai miei ragazzi", dice don Piero Gelmini, responsabile de comunità Incontro. Lui che ha condotto la trasmissione Rock Café, le sonorità dei giovani ce le ha nel sangue: "Non è vero che è musica del diavolo: c'è rock più dolce che può andare bene anche a messa. Dipende. Io in chiesa per esempio faccio ascoltare Forse non e poesia dei Pooh perché è una canzone che fa riflettere. Quando la Chiesa prende posizione lo fa per prevenire gli abusi, ma la musica è cor l'architettura: ogni epoca ha i suoi canoni e oggi il rock è il modo con cui giovani esprimono il dolore e la gioia. E se lo fanno con la chitarra, invece che con l'organo, penso che al buon Dio possa star bene". Sul fronte opposto c'è lo scrittore cattolico Vittorio Messori. Che ricorda come qualche tempo fa l'Unesco abbia addirittura proposto di condannare la Chiesa responsabile, secondo l'organizzazione dell'Onu, di aver "seppellito" il canto gregoriano. "Questo canto è un patrimonio dell'umanità e, negli Anni 60, la riforma liturgica non solo ha relegato in soffitta il gregoriano, ma ha distrutto una liturgia diventi secoli". Adesso alla Cei tocca mettere pace tra chi prova nostalgia per il passato e chi vive con i riti del presente. Così, ci svelano all'Ufficio liturgico, la prossima mossa dei vescovi sarà rivoluzionaria: obbedendo a una vecchia normativa mai applicata prima, la Cei d'ora in poi si limiterà ad approvare una serie di testi "politicamente corretti" per i canti di ingresso e alla comunione, i più importanti della Messa. Testi che poi ciascun musicista sarà libero di adattare alle melodie che preferisce. Per riportare l'armonia in sacrestia.

 

 
   

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