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La
discoteca rappresenta una risposta a un sano e comprensibile
desiderio dei giovani: quello di riunirsi per trascorrere
qualche ora ballando, incontrando altri amici. Questo è il
punto di partenza, che accomuna tanti ragazzi. E fino a qui,
non ci sarebbe nulla di male. Ma il punto d'arrivo, a volte,
è ben diverso. Si inizia con un semplice desiderio di
ballare, e si finisce con il consumare droga o morire in
automobile, sulla strada del ritorno a casa.
Ciò significa che qualcosa non funziona. La voglia di
divertimento dei ragazzi viene tradita dai “burattinai”
di turno. Ovvero: da chi gestisce le discoteche e si
arricchisce sulla pelle dei giovani, creando ambienti
pericolosi e facendo finta di non vedere ciò che accade nei
propri locali. Nell’oscurità della notte, infatti, si
nasconde un grande nemico. Un traditore che si presenta con
un volto simpatico, innocuo, amichevole. Si chiama
“ecstasy”. E’ la nuova droga che miete vittime in
molte discoteche, in ogni parte del mondo.
L’ecstasy
è una pillola colorata, venduta in molti locali da ballo.
E’ il principale strumento di autodistruzione delle nuove
generazioni, sempre associato al suono assordante e
martellante della musica da discoteca. Si ingerisce con
facilità e non desta le preoccupazioni di altri tipi di
droga (come, ad esempio, il rischio di contrarre l’Aids).
Chi consuma l’ecstasy crede di assumere dei
“superpoteri”, come certi personaggi dei fumetti. In
realtà, l’unico vero potere ce l’ha la droga, ed è
quello di rendere lentamente schiavi. Il prezzo che si paga,
ingerendo certe pastiglie, è altissimo. L’ecstasy produce
un’eccitazione del tutto innaturale e una perdita di
consapevolezza delle reazioni del proprio corpo. Il rischio
mortale è legato al possibile colpo di calore, dovuto
all’eccessiva attività fisica e all’aumento critico
della temperatura corporea.
Il
vero dramma è che i giovani non sono assolutamente
consapevoli delle terribili conseguenze di questo nuovo tipo
di droga. Non a caso, l’ecstasy viene offerta sotto forma
di pastiglie che hanno un’apparenza simpatica,
accattivante, affascinante. Alcune pillole raffigurano
disegni che si ispirano ai personaggi dei fumetti e dei
cartoni animati. Ad esempio: Superman, Batman, Snoopy,
Popeye (Braccio di Ferro), Fred e Barney (i due protagonisti
della serie “Flintstones”), Mammolo, Dotto (i nani di
Biancaneve) e altri. Ci sono, poi, immagini di animali
(colomba, cane, gatto, passerotto, bulldog, rondine, toro,
cavallo), o simboli grafici di marche di automobili e
sigarette. Altre volte, le pillole vengono semplicemente
definite con nomi di donna, di gruppi rock o con parole che
fanno riferimento al sesso.
Naturalmente,
non tutte le discoteche sono uguali e non bisogna cadere
nell’errore di generalizzare. Ma al tempo stesso, non si
devono chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Alcuni
problemi esistono e non si possono nascondere. La notte
sembra essersi trasformata in un enorme palcoscenico in cui,
spesso e volentieri, è di scena lo spettacolo del cattivo
gusto. Lo specchio perfetto di questa tendenza è racchiuso
nei biglietti che pubblicizzano alcune feste in discoteca.
Si tratta di cartoncini colorati, di varie dimensioni, che
vengono distribuiti gratuitamente ai ragazzi per invitarli a
partecipare a un particolare evento. Molti di questi
biglietti d’invito non si limitano soltanto a fare
pubblicità a discoteche, ma raffigurano immagini con
contenuto violento e brutale. Proviamo ad osservarne alcuni.
Il più impressionante è certamente quello che ospita la
foto di due bambini, deformata al computer, con una grande
scritta in lingua inglese: “Father I wanna kill you”
(Padre, io voglio ucciderti).
Altrettanto
agghiacciante è il cartoncino pubblicitario in cui spicca
l’immagine di un teschio con gli occhi infuocati e i denti
da vampiro. Intorno al cranio c’è una corona di spine.
Sullo sfondo, si vedono alcuni uomini incappucciati che
bruciano delle croci. Un altro biglietto raffigura un
condannato a morte sulla sedia elettrica. Sotto, c’è una
scritta beffarda: “Elettroshock for your minds” (Elettroschock
per le vostre menti). Spesso si trovano disegni o simboli
tipici del mondo del satanismo. Ad esempio, un cartoncino
raffigura un demone, con le corna, che sta per avventarsi su
una donna nuda. Un altro mostra l’immagine di un uomo
urlante che sovrasta una stella a cinque punte in un
cerchio. Si tratta di un simbolo che viene utilizzato nei
riti satanici o di stregoneria. La festa pubblicizzata, non
a caso, si chiama “Inferno”.
La
stessa stella compare sul petto di un bambino circondato
dalle tombe di un cimitero, in un biglietto che pubblicizza
una festa di Capodanno. Intorno ci sono delle scritte dal
sapore enigmatico: “L’anno vecchio è morto. ma quello
nuovo è così malato.”. E ancora: “Buon anno nuovo e
buona malattia a tutti”. Scritte di questo genere, strane
e inquietanti, si possono trovare spesso sui cartoncini
d’invito di alcune discoteche. Ecco, ad esempio, che cosa
si legge su un biglietto che pubblicizza una festa
intitolata “Mater tenebrarum” (dal latino “Madre delle
tenebre”): “Ella sfida Iddio. Ella è anche la madre
delle follie; l’ispiratrice dei suicidi. Molto si
affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il
numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare
solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da
un’intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il
cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne
ed esterne”. Se questi sono i biglietti d’invito,
possiamo ben immaginare che cosa troveranno i ragazzi nelle
feste che vengono pubblicizzate. Sicuramente, non un
ambiente positivo.
A
peggiorare la situazione, poi, sono i modelli di vita
proposti da certi cantanti, molto ascoltati dai giovani, che
esaltano il culto della droga in canzoni, concerti ed
interviste. Così facendo, finiscono per incoraggiare
l’idea di una droga “simpatica”, accettabile, con cui
sarebbe possibile convivere senza problemi. Non
meravigliamoci, allora, se esiste l’ecstasy in discoteca.
La non-cultura delle pillole colorate è figlia di certi
“cattivi maestri”, che tradiscono i sogni e le speranze
dei ragazzi. Fortunatamente, nel mondo della musica, stanno
aumentando sempre di più le testimonianze di artisti che
abbandonano la droga e diventano modelli positivi per i
giovani. Un caso significativo è quello di Roberto
Bignoli, cantautore portatore di handicap, protagonista
di una storia bellissima, raccontata nella videocassetta
“Una voce per la speranza” (Edizioni Messaggero S.
Antonio di Padova - Pater TV). Roberto ha vissuto da bambino
l’esperienza della povertà e della malattia, per passare
successivamente a quella della droga e del carcere. Ma poi
è arrivata la luce. La fede ha cambiato radicalmente la sua
vita, indicandogli una strada nuova.
Oggi
Roberto Bignoli è uno dei più noti e apprezzati cantautori
di ispirazione cristiana. Sposato con Paola, è papà di due
bellissime bimbe: Mariastella e Mariachiara. Nel dicembre
2001 ha ricevuto a Washington il premio “Unity Awards”,
come migliore artista cristiano internazionale. L’infanzia
di Roberto è stata drammatica. Figlio di una ragazza madre,
si è ammalato di poliomielite e ha vissuto per anni in vari
istituti. “Nella mia gioventù - racconta Roberto -
provavo una profonda sensazione di rabbia. E l’ho sfogata
attraverso l’esperienza della droga, che mi ha condotto
anche in carcere. Sono stati anni difficili, in cui mi
illudevo di trovare la felicità fuggendo dal mondo. Poi,
col passar del tempo, ho capito che tutto questo era un
inganno. La droga non può e non potrà mai essere una
risposta, una soluzione ai propri problemi. E’ ciò che
cerco di comunicare, oggi, ai tanti giovani che cercano
un’evasione nell’ecstasy. Vorrei invitarli a usare la
testa e a capire che la vita non può essere sprecata in
questo modo. Deve diventare, invece, una stupenda occasione
per fare del bene e aprirsi agli altri”.
Carlo
Climati
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