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musica
cristiana contemporanea

29 gennaio 2003
Quanti giovani traditi
dall’ecstasy
CARLO CLIMATI
La discoteca
rappresenta una risposta a un sano e comprensibile desiderio dei
giovani: quello di riunirsi per trascorrere qualche ora ballando,
incontrando altri amici. Questo è il punto di partenza, che
accomuna tanti ragazzi. E fino a qui, non ci sarebbe nulla di
male. Ma il punto d’arrivo, a volte, è ben diverso. Si inizia
con un semplice desiderio di ballare, e si finisce con il
consumare droga o morire in automobile, sulla strada del ritorno a
casa.Ciò significa che qualcosa non funziona. La voglia di
divertimento dei ragazzi viene tradita dai “burattinai” di
turno. Ovvero: da chi gestisce le discoteche e si arricchisce
sulla pelle dei giovani, creando ambienti pericolosi e facendo
finta di non vedere ciò che accade nei propri locali.
Nell’oscurità della notte, infatti, si nasconde un grande
nemico. Un traditore che si presenta con un volto simpatico,
innocuo, amichevole. Si chiama “ecstasy”. E’ la nuova droga
che miete vittime in molte discoteche, in ogni parte del mondo.
L’ecstasy è una pillola colorata, venduta in molti locali da
ballo. E’ il principale strumento di autodistruzione delle nuove
generazioni, sempre associato al suono assordante e martellante
della musica da discoteca. Si ingerisce con facilità e non desta
le preoccupazioni di altri tipi di droga (come, ad esempio, il
rischio di contrarre l’Aids). Chi consuma l’ecstasy crede di
assumere dei “superpoter”“, come certi personaggi dei
fumetti. In realtà, l’unico vero potere ce l’ha la droga, ed
è quello di rendere lentamente schiavi. Il prezzo che si paga,
ingerendo certe pastiglie, è altissimo. L’ecstasy produce
un’eccitazione del tutto innaturale e una perdita di
consapevolezza delle reazioni del proprio corpo. Il rischio
mortale è legato al possibile colpo di calore, dovuto
all’eccessiva attività fisica e all’aumento critico della
temperatura corporea. Il vero dramma è che i giovani non sono
assolutamente consapevoli delle terribili conseguenze di questo
nuovo tipo di droga. Non a caso, l’ecstasy viene offerta sotto
forma di pastiglie che hanno un’apparenza simpatica,
accattivante, affascinante. Alcune pillole raffigurano disegni che
si ispirano ai personaggi dei fumetti e dei cartoni animati. Ad
esempio: Superman, Batman, Snoopy, Popeye (Braccio di Ferro), Fred
e Barney (i due protagonisti della serie “Flintstones”),
Mammolo, Dotto (i nani di Biancaneve) e altri. Ci sono, poi,
immagini di animali (colomba, cane, gatto, passerotto, bulldog,
rondine, toro, cavallo), o simboli grafici di marche di automobili
e sigarette. Altre volte, le pillole vengono semplicemente
definite con nomi di donna, di gruppi rock o con parole che fanno
riferimento al sesso. Naturalmente, non tutte le discoteche sono
uguali e non bisogna cadere nell’errore di generalizzare. Ma al
tempo stesso, non si devono chiudere gli occhi di fronte alla
realtà. Alcuni problemi esistono e non si possono nascondere. La
notte sembra essersi trasformata in un enorme palcoscenico in cui,
spesso e volentieri, è di scena lo spettacolo del cattivo gusto.
Lo specchio perfetto di questa tendenza è racchiuso nei biglietti
che pubblicizzano alcune feste in discoteca. Si tratta di
cartoncini colorati, di varie dimensioni, che vengono distribuiti
gratuitamente ai ragazzi per invitarli a partecipare a un
particolare evento. Molti di questi biglietti d’invito non si
limitano soltanto a fare pubblicità a discoteche, ma raffigurano
immagini con contenuto violento e brutale. Proviamo ad osservarne
alcuni.
Il più impressionante è certamente quello che ospita la foto di
due bambini, deformata al computer, con una grande scritta in
lingua inglese: “Father I wanna kill you” (Padre, io voglio
ucciderti). Altrettanto agghiacciante è il cartoncino
pubblicitario in cui spicca l’immagine di un teschio con gli
occhi infuocati e i denti da vampiro. Intorno al cranio c’è una
corona di spine. Sullo sfondo, si vedono alcuni uomini
incappucciati che bruciano delle croci. Un altro biglietto
raffigura un condannato a morte sulla sedia elettrica. Sotto, c’è
una scritta beffarda: “Elettroshock for your minds” (Elettroschock
per le vostre menti). Spesso si trovano disegni o simboli tipici
del mondo del satanismo. Ad esempio, un cartoncino raffigura un
demone, con le corna, che sta per avventarsi su una donna nuda. Un
altro mostra l’immagine di un uomo urlante che sovrasta una
stella a cinque punte in un cerchio.
Si tratta di un simbolo che viene utilizzato nei riti satanici o
di stregoneria. La festa pubblicizzata, non a caso, si chiama
“Inferno”.
La stessa stella compare sul petto di un bambino circondato dalle
tombe di un cimitero, in un biglietto che pubblicizza una festa di
Capodanno. Intorno ci sono delle scritte dal sapore enigmatico:
“L’anno vecchio è morto. ma quello nuovo è così malato”.
E ancora: “Buon anno nuovo e buona malattia a tutti“. Scritte
di questo genere, strane e inquietanti, si possono trovare spesso
sui cartoncini d’invito di alcune discoteche. Se questi sono i
biglietti d’invito, possiamo ben immaginare che cosa troveranno
i ragazzi nelle feste che vengono pubblicizzate. Sicuramente, non
un ambiente positivo.
A peggiorare la situazione, poi, sono i modelli di vita proposti
da certi cantanti, molto ascoltati dai giovani, che esaltano il
culto della droga in canzoni, concerti ed interviste.
Così facendo, finiscono per incoraggiare l’idea di una droga
“simpatica”, accettabile, con cui sarebbe possibile convivere
senza problemi. Non meravigliamoci, allora, se esiste l’ecstasy
in discoteca. La non-cultura delle pillole colorate è figlia di
certi “cattivi maestri“, che tradiscono i sogni e le speranze
dei ragazzi. Fortunatamente, nel mondo della musica, stanno
aumentando sempre di più le testimonianze di artisti che
abbandonano la droga e diventano modelli positivi per i giovani.
Un caso significativo è quello di Roberto Bignoli,
cantautore portatore di handicap, protagonista di una storia
bellissima, raccontata nella videocassetta “Una voce per la
speranza”(Edizioni Messaggero S. Antonio di Padova - Pater TV).
Roberto ha vissuto da bambino l’esperienza della povertà e
della malattia, per passare successivamente a quella della droga e
del carcere. Ma poi è arrivata la luce. La fede ha cambiato
radicalmente la sua vita, indicandogli una strada nuova. Oggi
Roberto Bignoli è uno dei più noti e apprezzati cantautori di
ispirazione cristiana. Sposato con Paola, è papà di due
bellissime bimbe: Mariastella e Mariachiara. Nel dicembre 2001 ha
ricevuto a Washington il premio “Unity Awards“, come migliore
artista cristiano internazionale.
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