MUSICA CRISTIANA: PARLIAMONE.
(Siamo organizzatori di feste da ballo o testimoni del Regno di Dio?)

di Don Matteo Zambuto


 
Nonostante il gran parlare che se ne fa, la musica cristiana in Italia ha ancora un lungo cammino da percorrere. Spesso, misurandoci con l’esperienza di altre realtà - come quella americana sia del Nord come del Sud - ci sentiamo minoritari. Basti pensare ai grandi eventi che vengono proposti in Brasile dove la partecipazione dei giovani è davvero stratosferica: l’Hallell, evento nato attorno alla città di Franca, grazie all’idea di una mamma, raccoglie più di 150.000 giovani! Lo stesso evento, esportato a Brasilia, ha coinvolto circa 300.000 giovani!!! Anche in Europa abbiamo esempi di buona partecipazione di giovani a eventi di musica cristiana. Noi italiani non dobbiamo però piangere miseria per i risultati che traiamo dal confronto con le altre esperienze, anche perché il problema della Christian Music è strettamente legata alla situazione religiosa, al modo di vivere la fede, al rapporto tra Chiesa e mondo da cui non si può prescindere. In altri termini il problema è come vogliamo evangelizzare, con quali strategie, con quali strumenti. Il cantautore cristiano non è un navigatore solitario che cerca di promuovere il suo prodotto. Fino a quando la Chiesa italiana non si sforzerà di promuovere la musica cristiana e non affronterà la questione del ministero del cantautore cristiano, non ci sarà chiarezza su questo punto. Manca una seria posizione al riguardo: quanto può interessare ad una Diocesi il problema della musica cristiana? Eppure quanti sanno che i giovani in questi anni sono stati influenzati più dalle canzoni che dal catechismo? Lo sa anche quel Vescovo (non faccio nomi per pudore, non per altro) che ha interdetto le chitarre dalle chiese della sua Diocesi? Quanti sono i ragazzi che frequentano i nostri ambienti ecclesiali? Sono una realtà sparuta e talora anonima. Quanti ragazzi, invece, si trovano a vivere la loro vita alla mercé del consumismo, delle mode, delle menzogne che vengono ogni giorno sfornate dall’industria del piacere? La strada delle musica rimane ancora la più percorsa dai giovani. È affollatissima, anzi. È ora di uscire dai nostri ambienti, è tempo di andare incontro alle nuove generazioni. I nostri ambienti si stanno sempre più svuotando. Con questo non penso di proporre nuove crociate (ne abbiamo già fatte tante e con quali risultati?) né mi propongo come paladino di una nuova “armata Brancaleone”, però mi sento in dovere di sollevare il problema e vorrei che i sacerdoti impegnati nella pastorale giovanile si chiedano se non vale la pena di promuovere la musica cristiana, non solo quella liturgica, ma anche quella che viene cantata sulla strada, nelle piazze, nelle feste popolari (Quanti sacerdoti si premurano nell’allestire le loro feste patronali di invitare non solo bands che eseguono il liscio o il latino-americano, ma anche i cantautori cristiani che propongono in modo moderno il messaggio del Vangelo? Siamo organizzatori di feste da ballo o testimoni del Regno di Dio?). Si tratta di creare una nuova cultura, valorizzando il patrimonio del cantautorato cristiano che si sforza di pensare e di cantare in chiave moderna l’annuncio della fede. Ma ciò non accade da un giorno all’altro. Ci vuole tempo, pazienza e buona volontà. I canali non mancano, come anche le risorse. In Italia abbiamo un mare di cantautori cristiani; esistono Associazioni (vedi Il Mio Dio Canta Giovane), portali di internet, siti che parlano e promuovono la musica cristiana. Lo stesso oscar della musica cristiana, il Golden Gral, proposto a Roma il 22 di dicembre dello scorso anno ne è un esempio lampante ed eloquente. Si tratta ora di elaborare in modo ampio e argomentato il carattere essenziale della musica cristiana in ordine ad una evangelizzazione che deve essere meno tradizionalista e conservatrice e più a largo respiro, più vicina al mondo. È un linguaggio nuovo che dobbiamo apprendere insieme se vogliamo uscire dai nostri ambienti protetti ed essere, come ci ricorda Gesù nel Vangelo, la luce del mondo e il sale della terra. È così che ritorneremo a parlare all’uomo di oggi.

 

 

   

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