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CONTA
LA MIA FELICITA’
Intervista
a Roberto Bignoli
Di Pater TV
Mi
chiamo Roberto Bignoli, sono sposato, e ho due bellissime bambine,
Mariachiara e Mariastella. Hanno una bellissima voce, fanno già
concorrenza al loro papà. Ringrazio il buon Dio di avere una moglie
straordinaria: Paola. Perché sopportare un elemento da sbarco come il
sottoscritto richiede molta pazienza. Sono un soggetto abbastanza
difficile, nonostante quello che racconto e canto, però sono contento
di quello che ho fatto in questi anni viaggiando un pò in tutta
Italia e all'estero, offrendo in musica una storia raccontata
attraverso una canzone, una vita, che in fondo è la storia, la vita
di tante persone che incontro.
Quando hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato fin da ragazzino a fare musica. Mi ricordo che quando ero
in collegio - a causa del mio handicap ho vissuto i primi 15 anni in
vari istituti : tra cui il Don Gnocchi di Milano - alle volontarie
oltre a chiedere i giochi tipici dei bambini, tipo pistole e
spade o giochi di soldatini, chiedevo anche di
portarmi degli strumenti musicali. Tanto é vero che ogni volta che
accendevo una televisione già mi vedevo in quel contenitore.
Crescendo, ho coltivato questa passione e questo amore, prima con
canzoni più romantiche, successivamente molto più dure, più
impegnate, che facevano parte di un periodo della mia vita abbastanza
violento, per poi arrivare alla riscoperta di Dio ed a raccontare
questa nuova esperienza attraverso un linguaggio musicale . Ho sempre
amato la musica, quindi portare una testimonianza di fede soprattutto
raccontando con semplicità tutta la mia storia, tutto quello che ho
vissuto, tutto quello che é successo, senza pretendere di fare grandi
miracoli, grandi prodigi, senza pretendere che la gente debba credere
in ciò che propongo e in ciò che dico, è quello che sento giusto
per comunicare la speranza attraverso la mia semplicità, la mia
storia, le mie canzoni.
1984, Medjugorie: cos’è stata per te questa esperienza?
Sicuramente è stata un’esperienza bellissima, semplice. Intanto
quando si parla di Medjugorie si parla di apparizioni mariane ed anche
io, come tanti ragazzi di allora, ero affascinato e incuriosito da
tutto quello che sentivo raccontare: questa Madonna che scendeva dal
cielo sulla terra, che faceva miracoli. Ovviamente io mi trovavo in
una situazione molto difficile della mia vita, un periodo veramente
molto buio. Ed avevo bisogno di un miracolo. Non il miracolo di
una guarigione fisica, ma interiore. Quindi sono andato anche io e ho
vissuto questa esperienza molto bella nella semplicità e devo dire
che questo miracolo è entrato a far parte della mia vita. Sono
felicissimo di questa mia esperienza e mi rendo perfettamente conto
che quando io la racconto non tutti riescono a digerirla e a capirla.
Ma questo non conta, quello che conta é che la mia vita é cambiata e
che io sia più sereno.... Che
cosa pensa la Chiesa? Beh, io non voglio dare giudizi. Chiaramente
di fronte alle apparizioni, giustamente, la Chiesa é abbastanza
prudente, nel senso che prima di confermare certe realtà, c’è
bisogno di un giusto percorso. Ma credo che la cosa più importante è
guardare quello che é successo e quello che sta succedendo, cioè
questa moltitudine di conversioni, di cuori che cambiano. Questo é il
grande miracolo, di cui secondo me la Chiesa può far tesoro. Occorre
che tutti capiscano che c’è bisogno anche del Soprannaturale. Se
parliamo di Dio, insomma, questo benedetto Dio non é che esistito
solo 2000 anni fa e ha fatto i suoi bei miracoli, con Gesù, quando é
venuto. Dio agisce anche nel tempo presente - in maniera molto
particolare e anche molto normale, in maniera straordinaria o in
maniera ordinaria, nel mio caso quello che conta e che io malgrado le
mie stampelle e la mia storia abbia trovato la gioia e la serenità
nel cuore.
Com’è cambiata la tua vita dopo l’incontro con Dio e la fede?
È stato molto difficile. Intanto a quei tempi io vivevo a Varese, non
avevo una bella reputazione, perché negli anni ‘80 ho vissuto
un’esperienza legata alla contestazione, frequentavo i gruppi
dell'estrema sinistra. E nonostante le stampelle, ero un tipo
abbastanza visibile. Nelle piazze mi vedevano spesso coinvolto in
manifestazioni varie di cui mi sentivo orgoglioso perchè credevo
fermamente che attraverso la violenza si poteva cambiare il mondo.
Inoltre ero noto anche per la mia attività musicale. Quando la mia
vita é cambiata, chi già mi conosceva non riusciva a credere
al mio cambiamento e diceva: “Non é possibile che Roberto
improvvisamente entra in una Chiesa e comincia a pregare, a fare il
Rosario e a cantare delle canzoni così… ". E' stato
molto duro il confronto con la gente che conoscevo, perchè io stesso
ero condizionato dai loro giudizi e avevo un certo timore di
confrontarmi. Ma quando sono tornato e con semplicità ho raccontato
del mio viaggio e della mia storia, anche se mi prendevano per un
pazzo, o mi ridevano in faccia, malgrado la sofferenza ho avuto il
coraggio e la forza di domandarmi “ma che razza di amici
siete?”. L’amicizia vuol dire anche condividere. Tu puoi anche non
credere, però certe esperienze, ascoltarle non fa male. Quindi fra
dubbi, incertezze e tra sofferenze sono arrivato a questa conclusione:
“nella mia vita ci sono state un sacco di pazzie… (nel
passato ho fatto uso di droga, ho creduto nella beat
generation, nella violenza, nel successo etc) ma alla fine la
cosa più bella è stata aver ritrovato la fede e di non aver più
avuto paura di testimoniare la mia fede.
Nelle tue canzoni si parla di un Dio che deve intervenire
attivamente nella vita dell’uomo, il quale invece tende a sentire
Dio quasi indifferente alle proprie vicende, quasi incapace di amore e
di amare…
Probabilmente
sai, in fondo é perché io ho sempre avuto bisogno di amore, cioè:
se tu pensi alla mia storia, la mia infanzia l’ ho vissuta tra
ospedali e collegi, quindi a me é mancato l’affetto, al di là del
fatto che io avessi dei problemi fisici. In fondo io volevo stare
nella mia casa, con la mia famiglia, quindi non riuscivo a capire
perché anno dopo anno venivo sballottato da un istituto all’altro.
Questo mi ha fatto molto soffrire, avevo questo bisogno forte di
amore. Infatti anche queste esperienze che ho fatto da ragazzo, le ho
fatte perché comunque io credevo in questi ideali. Si parlava di
amore, io mi ricordo al Parco Lambro eravamo insieme, d’accordo
degli spinelloni, sballati...ma cercavamo l’amore, l’unità. Io
cercavo tutto questo, come gli altri e forse in modo più esasperato.
Forse in qualche misura l’ ho anche trovato, in qualche
maniera strana anche nelle strade certamente più sbagliate
della mia vita. Ho continuato a cercare questa unità, e oggi che
incontro molti giovani, mi rendo sempre più conto che c’è
questo bisogno d’amore. I miei concerti si realizzano molto
spesso nelle carceri, negli ospedali, nelle comunità di recupero. Ho
fatto delle bellissime esperienze, l’anno scorso, in quattro carceri
di Panama - i carceri italiani a confronto sono hotel a quattro stelle
(ed io ho una piccola esperienza l'ho fatta) - ed è
straordinario vedere questi ragazzi, perché in fondo é la mia gente,
é gente che io amo, perché ho vissuto queste esperienze.
Alcuni versi delle tue canzoni parlano del non poter fare a meno di
Dio. Un non credente potrebbe obiettare che sia una forma di
dipendenza da Dio e dalla fede...
Io sono stato dipendente da situazioni più difficili, più amare. Non
penso di essere, se vogliamo, “tossicodipendente” di fede, no! Ci
credo e basta, sono convinto di questa scelta, sono felicissimo, non
mi vergogno, ho bisogno di Lui perché credo in Lui. Cerco di proporlo
col massimo della trasparenza e semplicità. Non voglio catechizzare
nessuno, non voglio fare il profeta, non voglio fare l’eroe perché
non lo sono. Voglio solo trasmettere qualcosa in cui credo fortemente.
Sono consapevole che quando vado soprattutto nelle piazze, o nei
teatri certe affermazioni possano provocare la gente forse : “Ma
questo da dove viene fuori? Da quale pianeta? Questo é pazzo”. Ma
non é importante. Guarda, io ho capito una cosa dalla mia esperienza:
che se tu sai trasmetterlo con il massimo della sincerità, allora la
gente anche se non crede capisce che in fondo sei sincero ed ammira la
tua sincerità e questo è già tanto. In fondo questa é la mia
storia e questa é diventata la mia missione, questo é diventato il
perché di tutte le mie canzoni, della mia vita.
La tua storia, fatta di ricerca e conversione, è motivo di
attrattiva e di dialogo con i più giovani, magari emarginati?
Direi di sì, se pensi che spesso vengo chiamato in, licei in
università, dove noi sappiamo che ci sono… chiaramente moltissimi
bravi ragazzi… ma che spesso sono a digiuno sul discorso della fede.
Però é interessante quando si instaura un rapporto, un contatto,
quando ti fanno delle domande. Molto spesso mi dicono:“Bella
musica, bella storia, sei anche bravo a raccontarla. Ma tu parli di
Dio, di amore, mentre voi cristiani, alla fine, date un pessimo
esempio della vostra fede”. E io dico “Avete ragione, molto spesso
noi inganniamo, siamo dei bravi predicatori. Probabilmente sono stato
anche io un bravo predicatore. Probabilmente sono diventato anche un
bravo comunicatore. Però, alla fin fine, parliamoci chiaramente,
siamo degli uomini, quindi anche noi cristiani non siamo quei santi -
io non voglio sembrare un santo - abbiamo le nostre debolezze, i
dubbi, i perché, i nostri deserti, possiamo anche noi cadere in
contraddizioni. Se noi dovessimo guardare al lato negativo di ogni
persona, non crederemmo più a nessuno. Forse é meglio guardare il
lato positivo di ogni persona, di chi crede e di chi non crede”.
Una canzone deve formulare dubbi o dare certezze...?
Vanno bene sia i dubbi che le certezze, l’importante è stimolare e
provocare, anche perché alla fine la conclusione non la dai tu, io
non ho la bacchetta magica per i problemi della gente. Se l’avessi,
farei un sacco di miracoli, proprio perché in primis ho vissuto
queste esperienze e mi dà fastidio veder soffrire la gente. Non
lo dico perché voglio apparire sensibile alla sofferenza, ma perché
l’ ho vissuto sulla mia pelle e la capisco. E’ molto bello e molto
facile parlare!Parlare è, sì , importante… dare una speranza. Ma
é molto difficile entrare nel dramma di una persona ed io non ho la
soluzione in tasca. L’importante è provocare l’ascoltatore, poi
lascio a lui - perché parto dal presupposto che chi ascolta è una
persona intelligente indipendentemente dal fatto che creda o non creda
- sta a lui scegliere quale strada intraprendere per la propria vita,
l’importante é che sia la strada della ricerca di ciò che è
buono, anche a prescindere dalla fede, che creda comunque nella
solidarietà, nell’unità, che creda in quella forza con cui
costruire un mondo migliore. Sembrano delle frasi fatte, o forse
magari é solo follia, o solo utopia. Ma io credo che non sia follia o
utopia e che se noi ci crediamo, insieme possiamo cambiare il mondo.
Io cerco nel mio piccolo, unito a quelle persone che condividono e
quelle che non condividono. L’importante é metterci insieme e
cambiare questo mondo che sta andando a fondo. Basta guardarsi
attorno: a meno che uno non sia indifferente e pensi a se stesso e sia
egoista, ma se uno é intelligente, sensibile, non può essere
indifferente a tutto quello che sta succedendo. Forse vale la pena
magari di guardarsi negli occhi e che tu creda o no, insieme, cercare
di costruire questo mondo migliore, questa speranza.
Non è limitativo essere etichettato come cantautore cristiano?
No, non é limitativo. E’ invece interessante chiedere: ma che cosa
é la musica cristiana? La musica é musica...cioè non é che la
musica cristiana sia in se stessa un genere a sé. Noi usiamo il
linguaggio musicale: io spazio dal pop al rock, dal blues alla
ballata. Quindi uso questo linguaggio, anche perché fin da
bambino ho sempre amato ed ascoltato la musica e un certo tipo di
musica e tuttora continuo ad amarla e ascoltarla. Sono cresciuto con
Fabrizio De André , il primo cantautore che ho scoperto e ho
conosciuto. Poi la beat generation e la musica pop internazionale. Ho
ascoltato e ascolto musica anglosassone, amo il blues, un certo tipo
di rock. Possiamo anche dire che non esiste una “musica
cristiana”, perché prima bisogna essere cristiani per essere dei
comunicatori o artisti cristiani. Non é limitativo dire di
essere un cantautore cristiano. Se lo dici perché dietro c’è la
tua fede, ben venga…
C’è una canzone, tra le tante che hai scritto, che è
particolarmente significativa per te?
La canzone che più mi é cara, tra le tante che ho scritto,
sicuramente è quella che mi porto nel cuore e continuo a cantare, al
di là del fatto che grazie a Dio la guerra è finita, e parlo della
Bosnia – Erzegovina è “Concerto a Sarajevo”. L’ ho
scritta andando in Bosnia durante la guerra, quando l’ ho scritta
qualche persona del posto l’ ha sentita, spesso veniva trasmessa
dalle radio clandestine a Sarajevo. La canzone nasce dall' esperienza
di una persona straordinaria: Monsignor Tonino Bello, un testimone
della fede, un uomo coraggioso, un uomo che ha creduto nella pace, che
ha creduto nella solidarietà, ma è anche il frutto della mia piccola
esperienza quando, in uno dei miei numerosi viaggi con gli aiuti
umanitari ho avuto modo di incontrare nei campi profughi, quei
bambini sopravvissuti che erano stati deportati nei campi di
concentramento o di ascoltare il triste racconto delle donne stuprate.
E da chi? Dai vicini di casa, o da quegli amici che erano solite
incontrare al sabato o alla domenica che pensavano fossero amici. Ho
sentito questo urlo di dolore, questa rabbia, questa irritazione
che si é poi trasformato in questa canzone. E siccome le Sarajevo nel
mondo sono tante, ho deciso di continuare a cantare anche per quelle
altre Sarajevo, per quei drammi, quelle tristezze, per quella
gente che molto spesso paga un prezzo, i bambini, le donne, gli
anziani. E questo non é giusto. Non sarà questo concerto, non sarà
questa canzone, ad arrivare alla pace. Ma ci provo, con le mie note
stonate, con la mia faccia, la mia storia, con la mia vita. Forse,
magari un giorno, con altre note, insieme ad altre persone, con altre
canzoni, riusciremo a portare un po’ di pace. Anche se, scusate , ma
per uno che crede ed é convinto di quello che fa, attraverso
Dio… se noi fossimo veramente così fiduciosi, probabilmente
questa pace avremmo già potuto raggiungerla. In questo caso parlo
della Palestina, di Israele e di tutti quei luoghi che sono le mie
piccole Sarajevo.
(Intervista video registrata da Pater Tv - rivista e
corretta)
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